giovedì 31 ottobre 2019

[Recensione] "The Female of the Species" di Mindy McGinnis

Oggi è Halloween, il giorno più spaventoso dell'anno. 
Non avevo letture a tema - come avevo nel 2018 - ma devo dire che anche questo libro è abbastanza terrificante sotto altri aspetti. Ma non prendetela in senso negativo, non leggeteci una critica alla scrittura o alla storia - sono proprio i contenuti della storia e i suoi personaggi a creare un nodo allo stomaco.

So di questo libro da tre anni - la blogger inglese che seguo su Goodreads l'aveva recensito subito all'epoca, ma in qualche modo mi aveva "spaventata". 
Poi ho ascoltato Heroine, lo stile di questa autrice mi è piaciuto e allora mi sono decisa a recuperare anche questo. E ne ha anche uno in uscita l'anno prossimo che mi ispira.


Titolo: The Female of the Species
Autrice: Mindy McGinnis
Data di uscita: 20 settembre 2016
Durata: 7H 7Min (Storytel Edition)
Editore: Katherine Tegen Books
Link Amazon: https://amzn.to/2p78RXb

Trama [tradotta da me]: Alex Craft sa come uccidere qualcuno. E non prova nessun rimorso nel farlo.

Tre anni fa, quando sua sorella maggiore, Anna, fu uccisa e il suo assassino la fece franca, Alex iniziò a parlare la lingua che conosce meglio—il linguaggio della violenza. Mentre i suoi stessi crimini restano impuniti, Alex sa che non ci si può fidare di lei in mezzo ad altre persone. Non con Jack, la star del baseball che vuole davvero conoscerla ma che ancora si sente in colpa per il ruolo che ha giocato la notte in cui il corpo di Anna è stato scoperto. E non con Peekay, la figlia del pastore con una vena ribelle che vuole diventare sua amica mentre entrambe fanno volontariato al rifugio per animali. Con nessuno.

Mentre l'ultimo anno di scuola scorre, l'oscura natura di Alex esce allo scoperto, mettendo questi tre adolescenti su una rotta di collisione che cambierà le loro vite per sempre.


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CONTENT WARNING: violenza, uso di alcol, slut-shaming, crudeltà sugli animali, mutilazione di cadavere (nominata), tortura (accennata), omicidi. 

TRIGGER WARNING: violenza sessuale (passata), tentativi di stupro.  

Sì, mi rendo conto che c'è molta carne al fuoco. 


Questo libro ha una cover così carina, vero? 
Beh, sotto tutto quel giallo e quegli animaletti carini, questo libro morde. 

Alex Craft ha sempre avuto una natura violenta - ereditata dal padre che se ne è andato anni prima proprio per evitare di arrivare al punto di far male alla sua stessa famiglia - ma era tenuta a bada dalla sorella maggiore Anna. 
Ma poi una sera, quando Alex era al primo anno di scuola superiore, Anna è uscita e non è più tornata. Violentata e poi fatta a pezzi, quello che restava del suo corpo è stato ritrovato nel bosco mentre tutto il paese ancora la cercava e sperava di trovarla viva. 

Alex era presente quando una mano di Anna che spuntava dal terreno è stata trovata. Jack era presente in quella radura, ma oggi si vergogna profondamente del modo in cui si è comportato quella notte, però Alex non sembra ricordarlo - non sembra ricordare neanche di averlo visto, inginocchiata com'era accanto ai resti della sorella. 

Alex non ha più nessuno che la tiene al guinzaglio e quando il colpevole viene rilasciato per insufficienza di prove dato lo stato del cadavere, la violenza di Alex esplode in tutta la sua ferocia. 

Lo vedi in tutti gli animali - la femmina è molto più letale del maschio.

Alex osserva l'assassino di sua sorella, lo spia, memorizza le sue abitudini, si crea una routine che le possa dare un alibi e poi... e poi colpisce. E non si sente affatto in colpa per questo, torturare e uccidere un uomo non le toglie il sonno. 

E arriviamo all'ultimo anno di scuola. 

Alex ha ottimi voti e finirà per fare il discorso di fine anno, ma non ha intenzione di andare al college - sa che fuori nel mondo sarebbe molto pericolosa. Alex passa quasi inosservata perché non ha amici e tutti vedono in lei la sorella Anna oppure non la vedono affatto. Alex preferisce la compagnia degli animali al rifugio in cui fa volontariato piuttosto che quella degli esseri umani. 

Chi voleva fare il discorso di fine anno è Jack, il giocatore di baseball che spera di ottenere una borsa di studio che copra tutte le spese e che lo porti fuori dal paese per sempre. Rivedere Alex nello studio del consulente scolastico lo colpisce in più di un modo: il paese è piccolo e tutti si conoscono, ma Jack ancora si vergogna per il suo atteggiamento di tre anni prima e gli occhi verdi di Alex gli tolgono il fiato. 

Alex non ha grandi capacità relazionali, ma quella prima conversazione con Jack per il posto di valedictorian è solo la prima di tante e li avvicina e presto anche Alex scopre di poter provare dei sentimenti - perché Jack e Peekay stanno a poco a poco grattando la superficie, ma quello che c'è sotto potenzialmente li espone tutti al dolore. 

Peekay è la figlia del pastore del paese. Peekay non è il suo vero nome, è un soprannome che le è stato dato in quanto "Preacher's Kid" e che è rimasto - solo Alex pretende il sapere il suo nome di battesimo ed è l'unica a chiamarla con esso. Crede in Dio e non rinnega quello che i suoi genitori le hanno sempre insegnato, ma allo stesso tempo vuole liberarsi di quell'etichetta. Stentato all'inizio, ben presto il loro rapporto diventa di amicizia e protezione. 

Però non tutto è rose e fiori e la natura di Alex si fa ben presto sempre più evidente. 


Se vi aspettate che Alex ammazzi qualcuno un capitolo sì e l'altro no, fareste bene a ridimensionare le vostre aspettative - anche io l'ho fatto. 
Questo è un libro che gioca più che altro sulle sfumature - perché è vero che Alex è violenta con certe persone e ne uccide anche più di una, ma più che altro è tutto nel modo calcolatore con cui guarda coloro che la circondano, sempre in tensione e sempre pronta a cogliere e affrontare una minaccia. 

Alex distorce il concetto di eroina - sappiamo che quello che fa è sbagliato, prende la vendetta e si fa giustizia da sola, ma allo stesso tempo arriviamo persino a capirla. Arriviamo a volerle bene, soprattutto quando la linea sottile tra ciò che dovremmo provare e quello che invece proviamo, scompare. Non ritiene di essere psicopatica - sebbene sappia che c'è qualcosa di sbagliato in lei - perché lei sente fin troppo quando si ritrova ad agire. Lei è un lupo fuori dalla gabbia, ma non corre dietro alle pecore perché lei vuole proteggere il gregge - vuole proteggere tutte quelle ragazze che non possono difendersi da sole o che non hanno nessun altro che le difenda. Lei è un lupo che attacca altri lupi per tenere il gregge al sicuro. 

Nessuno di questi personaggi è un cliché e sono tutti ben caratterizzati. 

Alex è impossibile da incasellare in una categoria: a volte è come disconnessa dalla realtà, a volte ti fissa in un modo che ti inchioda sul posto e tutta la sua attenzione è su di te, parla senza tanti giri di parole quando si decide a parlare. 
Peekay crede in Dio, ma non per questo è la classica santerellina e non fa nemmeno la ribelle in maniera così evidente da dover per forza risultare trasgressiva. Beve di nascosto come tutti gli adolescenti, le scappano le parolacce di bocca, non ha ancora fatto sesso ma non è del tutto priva di esperienza - è una ragazza come tante. 
Jack è un atleta popolare, ma la sua famiglia ha grossi problemi di soldi e per questo studia sodo in modo da ottenere una borsa di studio e non pesare troppo sui genitori. 
Branley può sembrare la tipica mean girl, ma anche lei ha le sue fragilità e le sue paure. 

Questi personaggi entrano dritti nel cuore del lettore e in particolar modo ho adorato l'amicizia che si crea tra Alex e Peekay - ho proprio adorato loro, anche. 

I temi - e i messaggi che questo libro vuole trasmettere - sono davvero importantissimi. 
È un romanzo che esplora le ripercussioni della rape culture - che ancora una volta aggredisce il classico modo di dire "boys will be boys", il quale giustifica tutte le cose orribili di cui sono capaci di fare mentre sono invece le donne ad avere sempre il dito puntato contro e non possono permettersi di fare lo stesso. 
È un libro femminista che critica ferocemente tutti i modi in cui una donna viene chiamata, tutti gli appellativi dispregiativi che possiamo anche leggere in copertina. 
È un libro che ci ricorda che non importa cosa indossiamo perché se qualcuno ci vuole aggredire lo farà indipendentemente da quanta pelle abbiamo esposta perché è una questione di potere.
È un romanzo che vuole abbattere lo slut-shaming - molto bello il momento in cui Alex dice a Peekay che non è Branley quella con cui dovrebbe avercela, ma con Adam per averla tradita perché non è colpa di Branley se le piacciono i ragazzi e può avere chi vuole, se vuole fare sesso e trova con chi farlo. 
È un romanzo che vuole incoraggiare a denunciare le molestie e lo stupro prima che sia troppo tardi - per sé o per qualcun altro. 

Il modo in cui finisce questo libro credo che fosse l'unico possibile - forse neanche tanto l'unico, quanto quello più adatto per questa storia. Ciò non toglie che sia capace di cavarti il cuore dal petto da quanto colpisce forte e Mindy McGinnis non si trattiene - forse proprio per questo non vorrei un finale diverso, ma accidenti. 

mercoledì 30 ottobre 2019

WWW.. Wednesday! #164

So che la settimana scorsa mi lamentavo del fatto che non sembrava ottobre, ma se devo dire la verità non sono affatto pronta per l'inverno - non sono pronta all'idea di dover tirare fuori il cappotto e soprattutto vedere il cielo grigio mi rende di cattivo umore. Sarà anche perché sono rinchiusa tra quattro pareti di cemento al lavoro senza neanche una finestra e quindi mi sembra di soffocare se non vedo il sole o comunque il cielo. 
 
Ma detto questo, passiamo ai libri - in fondo siamo qui per loro, no?


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Ho finito di ascoltare The Memory of Light di Francisco X. Stork, un libro che parla di un tentativo di suicidio e di depressione. Mi è piaciuto tanto e mi sono anche commossa - soprattutto perché è ispirato alla vera esperienza dell'autore. Recensione QUI.
Ho poi letto la novella The Letter di Sean-Paul Thomas, questa tratteggiata da quel tipico dark humor che mi piace - il mio parere prossimamente in un BRT. 
Infine ho ascoltato Dear Charlie di N.D. Gomes, che ha per tema un argomento di cui sarebbe bello smettere di sentire parlare in televisione: le sparatorie scolastiche. Questo è ambientato in UK nel 1996 - implicitamente si fa riferimento ad eventi davvero accaduti anche se in circostanze e con dinamiche diverse - e offre una prospettiva che avevo trovato in parte solo in un altro libro, ovvero il dolore e il senso di isolamento che prova la famiglia dell'assassino perché nessuno (specialmente in caso di suicidio dello stesso) pensa mai a lui come ad una vittima. Recensione QUI



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
Mi manca un'ora e mezza di ascolto per terminare The Female of the Species di Mindy McGinnis. So di questo libro da anni, ma solo dopo aver letto ascoltato il più recente Heroine mi sono decisa a recuperarlo - e niente, credo che la McGinnis stia per diventare una delle mie autrici preferite. È un libro per il quale serve stomaco perché, dopo lo stupro e la morte della sorella, la protagonista non ha paura di far uscire tutta la violenza che ha sempre avuto dentro di sé e uccidere il colpevole è solo l'inizio.
 
 
 
What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)
 
 
E dopo tutti gli argomenti tosti come suicidio, depressione, sparatorie, stupri e omicidi, i miei ultimi quindici giorni di Storytel saranno dedicati al fluff - quindi via con Listen to Your Heart e Love, Life, and the List di Kasie West.
 
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Siamo arrivati alla fine anche questo WWW Wednesday - l'ultimo di ottobre. E come la settimana scorsa, mi stupisco di quanto sia ricco - e devo ammettere che il merito va agli audiolibri perché non avrei mai immaginato che si potesse fare così in fretta nel leggere un libro. Che esperienza avete voi con l'ascolto di un libro? Vi è mai capitato di provare?
Stasera vado al cinema quindi non so se avrò tempo di passare di qua, ma nel frattempo voi scrivetemi nei commenti come procedono le vostre letture oppure lasciatemi il link del vostro post - appena possibile risponderò e ricambierò la visita!

lunedì 28 ottobre 2019

[Recensione] "Dear Charlie" di N.D. Gomes

Inizia una nuova settimana e io la inauguro con una recensione - una recensione di un libro che ha un argomento di cui ancora si parla troppo spesso, ma che fortunatamente non ci appartiene come Paese.


Titolo: Dear Charlie
Autrice: N.D. Gomes
Data di uscita: 20 ottobre 2016
Durata: 6H (Storytel Edition)
Editore: HarperCollins
Link Amazon: https://amzn.to/3628y0L

Trama [tradotta da me]: La morte non dovrebbe mai incontrare i giovani. Ma l'ha fatto. Grazie a mio fratello, la morte si è fatta quattordici nuovi amici quel giorno. Forse anche quindici, se contiamo Charlie.

Si suppone che a sedici anni Sam Macmillan pensi alle ragazze, ai compiti e alla sua imminente domanda di ammissione all'istituto di musica, non a raccogliere i pezzi dopo la sparatoria che suo fratello Charlie ha messo in atto a scuola.

E mentre Sam cerca disperatamente di aggrapparsi ai ricordi che ha di suo fratello, la tempesta mediatica che circonda la loro famiglia minaccia di distruggere tutto. E Sam deve mettere in discussione tutto quello che pensava di sapere sulla vita, la morte, giusto e sbagliato.

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TRIGGER WARNING: sparatoria scolastica, suicidio, bullismo.


Anche in questo caso, come nella mia recensione precedente di The Memory of Light, l'avviso è quasi superfluo perché la storia si svolge dopo l'evento. 

Se mi seguite da un po', sapete che questo non è neanche il primo libro che leggo sull'argomento. Ci sono stati Hate List e la sua novella companion Say Something, c'è stato Violent Ends e c'è stato Close Your Eyes. Poi ne ho un altro qui a casa da leggere, un'eARC di NetGalley sul Kindle e due libri di non-fiction in wishlist su Amazon. 

Il setting di Dear Charlie non era specificato e mi ha sorpresa perché, a differenza degli altri, questo non è ambientato negli Stati Uniti; come Close Your Eyes è ambientato in UK, un luogo dove la gun culture non si può proprio dire che sia la stessa e che per questo fa ancora più effetto.  

E lo fa perché, nonostante l'assenza di espliciti riferimenti e collegamenti, la sparatoria di questa storia - sebbene in circostanze e con protagonisti diversi - fa tornare alla mente il massacro di Dunblane avvenuto in Scozia nello stesso anno in cui è ambientato Dear Charlie. Così come sono reali i riferimenti ad un altro massacro avvenuto nel 1987 sempre in UK e citato - cambiando dinamiche e protagonisti - nel libro e che poi nel 1997 sia stata fatta una legge per il controllo delle armi, fatto che viene riportato anche nel libro.


Siamo nel 1996 e questa non è la storia di Charlie, non è la cronaca di quell'ultimo giorno di scuola in giugno in cui ha ucciso quattordici persone. 

Questa è la storia di Sam, che quel giorno ha perso suo fratello e la cui vita è cambiata per sempre, facendo anche implodere il rapporto tra i suoi genitori che era già compromesso da un po' di tempo. 

Inizia con una lettera che Sam scrive a Charlie sul quaderno che la sua psicoterapeuta gli ha consigliato di tenere per affrontare le sue emozioni, il trauma, i suoi incubi. Una lettera in cui Sam gli scrive quanto gli manchi, ma anche quanto lo odi in quel momento.

Sta per iniziare un nuovo anno scolastico e la Pembrook Academy non vuole più che Sam frequenti quell'edificio per tutto ciò che potrebbe ricordare ai sopravvissuti, così Sam è costretto a frequentare la scuola del paese vicino. 
Ma così come sono ancora assediati dai giornalisti a casa e la faccia di Charlie è su tutti i notiziari locali e nazionali, anche Sam viene riconosciuto ovunque vada e guardato con odio e paura e diffidenza. 

Seguiamo Sam per un anno e vediamo come lui e la sua famiglia siano emarginati, isolati, abbandonati, - e come lui si senta abbandonato anche dai suoi genitori. Vediamo come instaura un'incerta amicizia con un gruppo di ragazzi a scuola a cui apparentemente non sembra importare cosa abbia fatto suo fratello perché di fatto lui non è Charlie. Vediamo come il rapporto tra i suoi genitori si logori sempre di più. Vediamo come sono ancora tormentati dai giornalisti che vogliono dichiarazioni, che alla televisione speculano sulle motivazioni dietro il gesto di Charlie: droga, videogiochi e film violenti, bullismo, negligenza dei genitori... ogni giorno il motivo cambia. 

Vediamo Sam che cerca di avere una vita da adolescente normale: prima ad aspettarlo c'era l'audizione per la Royal Academy of Music, ma dopo che il suo mondo è cambiato la musica e il pianoforte non hanno più fatto parte della sua vita. Ora invece gli sembra incredibile avere degli amici con cui passare il tempo fuori casa e una ragazza per cui avere una cotta. 

Ma Charlie è sempre con lui. 

Vediamo come Sam cerca di trovare una risposta agli eventi di quel giorno, come cerca di conciliare il fratello maggiore che si era sempre preso cura di lui con quello che ha ucciso tutte quelle persone. Conosceva davvero Charlie? Hanno ragione i media e lui alla fine non lo conosceva davvero? Come può quel ragazzo che amava tanto l'arte e dipingere aver commesso un atto così atroce? C'era qualcuno che conosceva davvero suo fratello?


Dear Charlie affronta un argomento non facile e lo fa con delicatezza e maestria. 
Se Close Your Eyes gli è vicino per il setting, Hate List gli è vicino invece per un altro motivo. In Hate List era Valerie, la ragazza di Nick, ad essere lasciata a se stessa con le domande sulla persona che era davvero Nick. E a Valerie veniva negato il diritto di piangere qualcuno che amava solo a causa di quello che aveva commesso. 
Qui è la stessa cosa: tutti si chiedono come i genitori ne fossero all'oscuro, se fossero davvero così negligenti da non aver colto i segnali. Ai Macmillan viene negato il diritto del dolore per aver perso un figlio e un fratello - un ragazzo che ha sì commesso un massacro, ma che era anche parte della loro famiglia e dei loro cuori. E per quanto colpevole, non hanno forse il diritto di piangere anche i genitori e il fratello dell'assassino? È stato inevitabile per me pensare a Sue Klebold, madre di uno degli autori del massacro alla Columbine High School nel 1999 - una donna che ignorava cosa progettasse il figlio, ma che quel figlio lo amava e che ora è un'attivista.

Mi rendo conto che si tratta di un argomento controverso perché la rabbia e il dolore non guardano in faccia nessuno e agli occhi dei famigliari delle vittime di un atto così violento, tutti quelli legati alla persona che l'ha commesso sono colpevoli. 
Ma lo sono davvero?

L'unica parte di questo romanzo che mi ha fatto storcere il naso è quella centrale, quella in cui l'autrice si è lasciata un po' andare nella parte "amorosa" - per quanto io abbia apprezzato la volontà di rendere Sam un ragazzo che si vuole riappropriare di una vita da adolescente, su quella parte si è marciato un po' troppo considerata la portata del resto. 

Tuttavia resta un bel libro, scritto bene e senza manipolazioni emotive - non vuole dare giustificazioni, non vuole offrire spiegazioni. L'ultima parte mi ha anche commossa.
È un libro coraggioso che offre una nuova prospettiva all'interno di tragedie di questa portata perché quasi mai si parla del dolore della famiglia del colpevole.
È la storia di Sam e della sua famiglia, è la storia dell'elaborazione del lutto, è la storia di un trauma, è la storia che non dimentica ma che ad un certo punto va avanti. 

venerdì 25 ottobre 2019

[Recensione] "The Memory of Light" di Francisco X. Stork

Il weekend è alle porte ma, prima di lasciarci andare ad esso, io ho ancora due giorni di lavoro e voi avete una recensione - questa recensione - da leggere.


Titolo: The Memory of Light
Autore: Francisco X. Stork
Data di uscita: 26 gennaio 2016
Durata: 9H 17Min (Storytel Edition)
Editore: Arthur A. Levine Books
Link Amazon: https://amzn.to/2JbuNYe

Trama [tradotta da me]: La sedicenne Vicky Cruz si sveglia nel reparto psichiatrico dell'ospedale dopo un tentativo fallito di suicidio. Ora deve trovare la sua strada per guarire - e magari aiutare qualcun altro lungo il percorso.

Quando Vicky Cruz si sveglia nel reparto di Disordini Mentali del Lakeview Hospital, sa una cosa: dopo il suo tentativo di suicidio non dovrebbe essere viva. Ma poi incontra Mona, una mina vagante; Gabriel, quello paziente e spirituale; E.M., sempre arrabbiato; e la dottoressa Desai, calma ma risoluta. Con le loro storie e la loro onestà, gentilezza e duro lavoro, tutti loro la spingono a riconsiderare la sua vita prima di Lakeview e le offrono un'approvazione che non ha mai avuto.

Ma la appena ritrovata pace di Vicky è fragile come le rose che crescono attorno all'ospedale. E quando una crisi costringe il gruppo a dividersi, mandando Vicky di nuovo alla vita che l'aveva condotta al suicidio, lei dovrà trovare da sola il suo coraggio e la sua forza. Potrebbe non averli. Non lo sa.

Ispirato in parte dalla sua esperienza con la depressione, The Memory of Light è uno dei rari romanzi young adult che si concentrano non sugli eventi che portano al tentativo di suicidio, ma sul percorso di recupero da uno di essi - sul continuare a vivere quando la vita sembra non valerne la pena e su come andiamo avanti lo stesso.


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TRIGGER WARNING: tentativo di suicidio. 


Ho messo l'avviso anche questa volta, ma forse non era necessario come per altre letture che ho fatto. Questo perché la storia comincia dopo quel tentativo di suicidio, dopo che Vicky ha tentato di togliersi la vita.
Comincia quando Vicky si risveglia in ospedale e sa che non era così che doveva andare. 

È difficile parlare di un libro così perché è difficile parlare di un tema così. 

Quando qualcuno tenta di suicidarsi o riesce a farlo davvero, tutti voglio sapere perché. Perché ci deve essere una ragione. E agli occhi di chi chiede non basta che quella ragione esista, ma deve anche essere valida.

Il punto è che non sempre c'è una ragione. Non sempre ha una valenza oggettiva e se ce l'ha, ce l'ha agli occhi di chi sta male e ha provato a togliersi la vita. 

Vicky Cruz è una ragazza che apparentemente ha tutto: frequenta una scuola privata e suo padre guadagna tanti soldi. Ma poi...
C'è il fatto che sua madre è morta sei anni prima e che lei non è mai riuscita ad elaborare completamente il lutto perché suo padre e sua sorella maggiore sono i tipi di persone che quando stanno male si arrabbiano e già il giorno dopo il funerale, secondo suo padre, la vita doveva tornare alla normalità. Ma quale normalità?
C'è il fatto che suo padre è deluso perché Vicky non è come sua sorella Becca, perché non mostra ambizioni di grande portata e non lotta per ottenere grandi risultati. 
C'è il fatto che suo padre e la sua matrigna vogliono rimandare in Messico la donna che ha lavorato per loro per anni, Juanita, perché ora ha l'artrosi e non può più lavorare e che per Vicky è come una nonna.
C'è il fatto che Vicky non riesce più a mentire: non riesce più a dire che sta bene quando non è vero, non riesce più ad essere gentile e a sorridere quando vorrebbe solo urlare, non riesce più a fingere di essere felice. 
C'è il fatto che a Vicky non piace niente, non prova niente, non si specchia da mesi e si sente morta dentro e una notte semplicemente decide di ingoiare delle pastiglie. 

In ospedale Vicky conosce Mona, Gabriel e E.M. e, andando contro i desideri di suo padre che la vorrebbe fuori di lì e subito sotto medicinali e di ritorno alla vecchia routine, scopre che aprirsi con qualcun altro e venire accettati è possibile. 
Scopre che quello che l'ha spinta al suicidio si chiama depressione, scopre i suoi meccanismi, scopre che di quei pensieri non si deve fare una colpa. 

Scopre di non essere l'unica bisognosa di aiuto: Mona finisce vittima delle sue crisi maniacali se non prende le medicine e il suo unico obiettivo è ritrovare la sorellina minore da cui è stata separata; Gabriel non vuole confessare di cosa soffre per paura di allontanare tutti loro; E.M. non ha un vero e proprio disturbo mentale ma ha un serio problema di gestione della rabbia. 

Vicky, grazie all'aiuto del gruppo e alla dottoressa Desai, impara a stare meglio ma sa che la vera sfida sarà quando tornerà a casa e alla sua vita di prima - solo che non sa se riuscirà ad affrontare da sola di nuovo quella nebbia tossica che le invade i pensieri e che l'aveva spinta a voler mettere fine alla sua vita. 


The Memory of Light è un libro che descrive benissimo la depressione - e questo perché ciò che accade a Vicky è ispirato in parte a quello che è successo davvero al suo autore. È un libro che mi ha presa e non mi ha più lasciata finché non sono arrivata alla fine - e proprio la fine, con la nota dell'autore, mi ha fatta piangere. 

The Memory of Light cattura tutta la rabbia, la tristezza, il disgusto verso se stessi, la sensazione di non valere niente, la perdita di qualunque speranza, la stanchezza che tutto questa comporta e che rispondono al nome di depressione: una nebbia che invade ogni spazio della mente, un mattone che ci schiaccia giorno dopo giorno.

Questa è la storia del percorso - difficile - di Vicky per tornare alla vita. 
Una vita che lei spesso non vuole, non sente di desiderare ma che impara pian piano a capire che può essere vissuta - che ci sono cose per cui vale la pena lottare ogni giorno contro quella nebbia tossica. 
Possono essere le rose che tanto amava sua madre, può essere il verde attorno a noi perché il verde è il colore della vita, possono essere le persone che ci stanno accanto e ci accettano per quello che siamo. 

Vicky crea con i suoi nuovi amici un legame profondo in poco tempo - un legame nato dalla fiducia in persone che sai capiscono perfettamente cosa stai passando perché lo stanno passando anche loro. 
E Vicky, giorno dopo giorno, migliora un po' - impara a sperare di tornare ad avere speranza per un futuro che prima non sembrava poi così certo. 

The Memory of Light ha toccato corde per me personali e sebbene io sia solita inserire fatti della mia vita privata in una recensione, questa volta non lo farò. 
Quello che posso fare è però consigliarvi una canzone assolutamente perfetta, sia per titolo che per argomento: Let Light Overcome The Darkness degli Our Last Night. 
C'è anche acustica, se volete. 

So che forse non vi ho spiegato il libro a sufficienza o magari l'ho fatto male, ma questo è un libro che vi farà arrabbiare, vi renderà tristi, vi donerà speranza ed è un libro per cui ne vale assolutamente la pena. 

mercoledì 23 ottobre 2019

WWW.. Wednesday! #163

Le mie introduzioni ultimamente lasciano alquanto a desiderare, lo so. 

Vogliamo parlare del tempo? Di come io esco di casa per andare a lavorare ancora in maniche corte e di come allo stesso tempo l'odore di castagne è una delle cose più belle di questo periodo? 
Di come non riesco a credere la settimana prossima finisca ottobre e che sono quasi alla fine del mio periodo gratuito su Storytel e io ancora non ho letto e ascoltato tutto quello che avrei voluto?


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Ho ascoltato Heroine di Mindy McGinnis, libro davvero terrificante per quello che tratta e per quanto ti entra sottopelle - ah, la battuta mi è uscita involontariamente - ma che mi è piaciuto tantissimo. Recensione QUI
Mi sono poi fatta due risate Felinia. Il demone dei 30 anni di Sketch & Breakfast, che con quei demoni da trentenni ci ha veramente preso. 
Infine ho letto The Comedian di Sean-Paul Thomas, una novella che mi ha inviato il suo stesso autore e di cui leggerete il mio parere in un prossimo BRT. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
Sto ascoltando The Memory of Light di Francisco X. Stork - sono a due ore e venti minuti e me ne mancano ancora sette, quindi capite bene che sono appena all'inizio. Il libro ha un altro di quei temi pesanti che piacciono a me: la protagonista Vicky ha tentato il suicidio e questa è la storia del suo percorso di recupero. 
 
 
 
What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)
 
 
In seguito leggerò The Letter di Sean-Paul Thomas, l'altra novella che l'autore mi aveva inviato e poi ascolterò Dear Charlie di N.D. Gomes, questo che torna sugli argomenti pesanti in quanto parla di una sparatoria a scuola. 

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Come d'abitudine, ora lascio la parola a voi per raccontarmi cosa avete letto in questi ultimi sette giorni e cosa vi attende sul comodino oppure sul tablet/lettore ebook. Scrivetemelo nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post e stasera passerò da voi per ricambiare la visita!

lunedì 21 ottobre 2019

[Recensione] "Heroine" di Mindy McGinnis

L'ultima recensione sarà anche stata per un romance, ma sappiamo bene tutti che non è la prassi qui trovare fiori e unicorni. 
La prassi qui è trovare libri da calci nello stomaco e quale modo migliore di iniziare una nuova settimana se non parlando proprio di un libro del genere?


Titolo: Heroine
Autrice: Mindy McGinnis
Data di uscita: 12 marzo 2019
Durata: 8H 33Min (Storytel Edition)
Editore: Katherine Tegen Books
Link Amazon: https://amzn.to/2mWBWTO

Trama [tradotta da me]: Quando un incidente stradale mette in panchina Mickey subito prima della stagione di softball, lei deve trovare un modo per tenersi il posto come ricevitrice della squadra da cui ci si aspetta un campionato che entri nella storia. L'unico posto in cui si sia mai sentita a proprio agio è dietro il piatto e gli antidolorifici che le sono stati prescritti possono aiutarla ad arrivare lì.

Le pillole fanno molto di più che togliere il dolore; la fanno sentire bene.

Con un nuovo cerchio di amici—atleti infortunati come lei, altri con del tempo da ammazzare—Mickey trova un'approvazione senza drammi e persone con le quali è facile parlare, anche se sono le pillole a scioglierle la lingua.

Ma mentre la pressione per essere Mickey Catalan aumenta, il suo bisogno cresce e diventa qualcosa legato meno al dolore e più al desiderio - qualcosa che potrebbe farle perdere il controllo.


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TRIGGER WARNING: uso di droga, dipendenza da sostanze stupefacenti. 
Le descrizioni sono esplicite e dettagliate, pertanto questo libro non è consigliato a chi ha problemi di dipendenza o si trova in fase di riabilitazione. 



Quando mi sveglio, tutti i miei amici sono morti.

Inizia così la storia di Mickey Catalan, con un incipit che toglie il fiato e che ti butta subito a terra - che ti sconvolge e che ti mette i brividi. 


Io non ho guardato i miei amici morire.
Io non ho lasciato i loro corpi a raffreddarsi nel seminterrato.
Io non sono una drogata.

E poi torniamo indietro, torniamo all'inizio della storia - al momento in cui la vita di Mickey è cambiata per sempre. Torniamo all'incidente stradale sul ghiaccio che ha rotto il braccio da lanciatrice della sua migliore amica Carolina e che a lei ha provocato una lesione così grave da farle uscire l'osso dell'anca dalla sua cavità. 

E Mickey, che ha sempre avuto una vita attiva e un amore sfrenato per il softball, è disperata all'idea di non poter più giocare - è disperata all'idea di non essere pronta in primavera per gli allenamenti prima del campionato. 

Con tre viti a tenerle fermo l'osso e una riabilitazione dolorosa davanti a sé, le viene prescritto dell'ossicodone per attenuare il dolore. 
Ma Mickey pretende tanto da se stessa, Mickey non vuole restare indietro, Mickey vuole giocare, Mickey vuole essere pronta. 
Quindi prende una pastiglia in più e poi un'altra ancora - l'oxy fa sparire il dolore, l'oxy la fa dormire bene la notte, l'oxy si prende cura della sua ansia sociale facendola parlare di più di quanto non sia mai stata in grado di fare. 

Però poi le pastiglie finiscono prima che la prescrizione sia scaduta e il dottore non gliela vuole rinnovare. Ma Mickey ne ha bisogno: ha bisogno dell'oxy per giocare, per stare bene, per non sentire il dolore di quelle tre viti che si fondono con le sue ossa, per affrontare gli allenamenti e le partite. Come fare allora? 

E qui inizia la spirale discendente di Mickey, una spirale che la porterà a conoscere persone che incoraggeranno e sosterranno la sua dipendenza e che presto le mostrerà che l'oxy è sufficiente fino ad un certo punto. 

All'inizio ci sono le giustificazioni: Mickey non lo fa per se stessa, ma lo fa per squadra che conta su di lei e sull'accoppiata che forma con Carolina e lo fa per i genitori (che hanno recentemente divorziato) perché la sua riabilitazione non pesi sulle finanze e non si preoccupino più. I sensi di colpa di Mickey quando inizia a mentire e si mette a rubare svaniscono in fretta perché l'unico pensiero diventa quello di procurarsi un'altra dose al più presto. Ma ancora si giustifica. 


Io non sono una strafatta. Io non sono una che striscia per strada. Io non sono una tossicodipendente. Io sono una ragazza che sta inserendo la combinazione del suo armadietto. Io sono una ragazza che ha preso una B al test di matematica. Io sono una ragazza che ha due buchi nella parte interna del suo braccio, ma quelli non raccontano tutta la mia storia.


Questo libro è terrificante sotto molti aspetti, ma è anche un libro che mi è piaciuto immensamente. Mindy McGinnis ha un modo di raccontare che ti cattura, che ti spinge a cadere nella spirale di Mickey credendo di avere il controllo quando il controllo è l'unica cosa che non hai. 
Il modo in cui la McGinnis descrive tutto il processo dell'assunzione di droga, degli stati d'animo e delle sensazioni, degli effetti collaterali e di cosa questi fanno al corpo e alle persone che sono attorno a chi assume sostanze è così realistico che ci si ritrova ad empatizzare con Mickey, pur sapendo che quello sta facendo è sbagliato e soprattutto molto pericoloso. 

Mickey finisce per allontanare anche la sua migliore amica - e prima ancora che iniziasse ad abusare di droga, i rapporti tra le due erano strani a causa dell'incidente. Poi il ragazzo di Carolina ha insinuato che Carolina la incolpasse dell'incidente, Mickey ha scoperto che Carolina aveva una chat con le altre ragazze della squadra in cui lei non era inclusa, una al primo anno sembra voler prendere il suo posto in squadra, suo padre ha appena avuto un figlio dalla sua seconda moglie... e per Mickey la pressione è troppa. 
Lei, che non si è mai sentita a suo agio se non sul diamante del campo da softball, con i suoi nuovi amici conosciuti grazie all'oxy può finalmente rilassarsi - la droga che la fa sentire come se finalmente appartenesse a qualcosa. 

Mickey Catalan è un personaggio estremamente complesso - e con la droga in circolo, quello che era sempre stato naturale come il fatto di essere adottata diventa un problema. Diventa un problema che sua madre non abbia mai potuto concepire un figlio, diventa un problema che i suoi genitori abbiano divorziato - e ora può ancora chiamare "padre" quell'uomo che l'ha adottata, ma che ora ha sposato un'altra? - e che abbia un fratellastro adottivo da una donna che, essendo una tossicodipendente in riabilitazione, vede i segnali in Mickey e fa in modo che i suoi genitori le stiano addosso. 

Heroine è un libro che porta alla luce l'oscurità umana attraverso la sua protagonista. 
È un libro che, tramite il titolo e la cover stupenda, gioca con tutte le rappresentazioni di Mickey e con ciò che la definisce: prima è un'eroina per la sua squadra e la città, poi è l'uso dell'eroina a definirla senza che se ne renda conto o che lo voglia ammettere. E mentre la polvere bianca si mangia titolo del libro e definizioni, quella sostanza si mangia anche Mickey lasciandolo solo lei, un guscio vuoto in agonia quando in crisi di astinenza. 

Mi sono sempre chiesta, dopo anni e anni di telefilm, come sia possibile diventare dipendenti dai farmaci - come una prescrizione legale possa portare ad una tossicodipendenza. E anche se l'anno scorso mi hanno operata e, appena sveglia ma incapace di restare vigile perché strafatta di morfina, stavo benissimo perché non sentivo nulla - nessun dolore lancinante come quello provato appena ho ripreso conoscenza fuori dalla sala operatoria - non ho mai sentito il desiderio di averne ancora. È vero che il giorno dopo ho chiesto qualcosa per il dolore, ma quello che mi hanno dato era codeina - dieci volte meno potente della morfina - e mi era bastata. 
E a casa ho rispettato la prescrizione di Tachidol, perché il suo bugiardino dice che dopo tre giorni di assunzione può causare dipendenza. 

Forse io sapevo che la mia era solo questione di tempo - sapevo che non sarebbe durata per sempre e non ho mai amato troppo assumere medicinali. 
Forse i tessuti molli sono diversi dalle ossa. 
Forse è anche una questione psicologica.

Mickey Catalan è un personaggio che si attacca al lettore e non lo lascia andare - questo è un libro che non ti lascia andare e se credete di avere lo stomaco per affrontarlo, allora ve lo consiglio davvero. 

venerdì 18 ottobre 2019

Singing the Book #12

Oggi è il compleanno di mia madre, ma io festeggio anche il fatto di essere riuscita a portare avanti questa rubrica per ben dodici mesi - e spero proprio che il prossimo appuntamento di novembre non sia l'ultimo, ma ho quasi esaurito le associazioni.

Singing the Book è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro (e racconto) libri il cui titolo è lo stesso - o con qualche piccola variante - di canzoni che amo oppure ho amato e che potrebbero o non potrebbero c'entrare affatto con la trama.

Siamo al dodicesimo appuntamento e oggi non c'è un vero e proprio tema - ci sono canzoni della mia adolescenza e canzoni più recenti, libri che ho letto e libri che invece non sono mai passati per le mie mani.

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Keep Holding On di Susane Colasanti / Keep Holding On di Avril Lavigne

Ero da poco iscritta a Goodreads - nell'ormai lontano 2013 - quando ho scoperto questo libro. Non ero ancora uscita da quella reading slump che durava da anni, quella che mi aveva fatto leggere una manciata di libri durante il liceo e ancora meno all'università. A dirla tutta, non sapevo neanche più cosa mi piacesse - non sapevo cosa potesse far scattare l'ispirazione, ma sapevo cosa volevo trovare in un libro. Così mi sono messa a cercare su Goodreads libri che parlassero di uno degli argomenti che più mi stavano a cuore - e a cui tengo ancora oggi: il bullismo. Tra i risultati è comparso questo libro ed ero rimasta conquistata da alcune frasi riportate dagli utenti  sul sito - l'ho poi letto in un soffio, in una notte in cui poi ho fatto mattina ma non nego che non me lo ricordo quasi per niente e vorrei proprio rileggerlo. Da quello che ricordo però, la canzone di Avril Lavigne ci sta benissimo come testo. 




Say Something di Jennifer Brown / Say Something di A Great Big World & Christina Aguilera

Questa novella ha la voce di un personaggio che era stato marginale in Hate List, un libro che avevo profondamente amato lo scorso anno. David, che nel romanzo vero e proprio compariva pochissime volte, qui è invece protagonista e il titolo è qualcosa che si ripete spesso nel suo racconto. La canzone omonima, dal momento che non appartiene al mio solito genere e che la mia Christina Aguilera preferita è ancora quella di Genie in a Bottle e paradossalmente - visto il divario tra una e l'altra - quella di Dirrty, l'ho sicuramente scoperta grazie ad un telefilm perché facente parte della colonna sonora di qualche episodio. Se vi devo dire però se l'ho sentita in (grazie Tunefind) NCIS, Rookie Blue, Girlfriends' Guide to Divorce, Suburgatory o The Vampire Diaries, questo non ve lo so proprio dire - ma propendo per l'ultimo citato. Per quanto riguarda l'attinenza del testo con la novella... mh, ci può anche stare. 




Hurricane Season di Nicole Melleby / Hurricane Season dei Deep Insight

Quel genio della sottoscritta, quando ha letto il libro sei mesi fa, non si è neanche resa conto della coincidenza. Poi un giorno stavo spulciando la mia libreria musicale e zac, ecco che salta fuori questa canzone direttamente dagli anni della mia adolescenza. A mia discolpa, la prima canzone che mi ha fatto scoprire questa band (finladese, oltretutto), è un'altra - One Minute Too Late, che dà anche il titolo al loro terzo album. L'anno di uscita è quasi ovvio: era il 2006 e anche se io sono arrivata un anno dopo, ero comunque nel pieno della mia fase maniacale di ricerca di nuova musica che mi distraesse dalla mia vita. In qualche modo ho scoperto One Minute Too Late e poi Hurricane Season, ma dopo credo di non aver indagato oltre. In ogni caso, libro e canzone non hanno nulla in comune. 




Catching Fire di Suzanne Collins / Catching Fire dei Sum 41

Non ho mai letto la serie di Hunger Games - e, a dire il vero, sono ferma al primo film - ma conosco comunque i titoli originali dei libri a forza di vederli in giro tra librerie e internet e conosco a grandi linee come prosegue la storia. Il finale non credo di conoscerlo, ma non è quello il punto adesso. Il punto è che, quando è uscito l'ultimo album dei Sum 41, Catching Fire - che è anche una delle mie preferite di quel disco - mi ha fatto subito venire in mente il secondo libro della serie della Collins. Deryck, in una dichiarazione, ha detto che ha scritto questa canzone principalmente per sua moglie ma che nel periodo in cui la stava scrivendo, in tanti si stavano togliendo la vita - Robin Williams, Chris Cornell, Chester Bennington - e che anche quello è finito nel testo della canzone. E se voi avete letto il libro, ditemi se la canzone ha delle sfumature che funzionano con il romanzo. E ve la lascio anche acustica perché sì. 




Together We Caught Fire di Eva V. Gibson / I Caught Fire (In Your Eyes) dei The Used

Questo libro - in uscita nel 2020 - è comparso un paio di settimane fa su NetGalley e il suo titolo mi ha subito fatto pensare alla canzone dei The Used. Non sono mai stata una vera e propria fan della band - più che altro andavo a canzoni che incontravano il mio favore e se penso che questa appartiene all'album del 2004 mi viene quasi male. La trama del libro non mi ha particolarmente impressionata, soprattutto perché sembra esserci un triangolo e si sa che io fuggo nella direzione opposta - però chi l'ha già letto in anteprima ne parla bene e accenna a temi oscuri e pesanti e traumi nel passato della protagonista e si sa anche che quando vengo a conoscenza di queste premesse un serio pensierino sopra ce lo faccio. E ovviamente non conoscendo il libro, non me la sento di sbilanciarmi riguardo l'affinità con il testo della canzone. Forse?




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E ora le solite cose che vi dico: fatemi sapere se conoscete qualcuna di queste canzoni, qualcuno di questi libri o magari entrambi. Io nel frattempo vado a farmi una full immersion di musica perché, specialmente con l'ultima canzone, un video tira l'altro e ho riscoperto tante band e canzoni che ascoltavo da adolescente - e niente, quando succede mi convinco che la musica migliore esisteva quando avevo 17/18 anni, anche perché ora ho ritrovato My Heroine dei Silverstein e con Heroine di Mindy McGinnis che sto leggendo ascoltando al momento ci sta ancora meglio che Hero/Heroine dei Boys Like Girls come indicato nel sesto appuntamento di questa rubrica. Ma il fatto è che i Boys Like Girls continuo ad ascoltarli, i Silverstein ad un certo punto li avevo lasciati andare. 
Ora però basta monologhi e lascio la parola a voi!