venerdì 27 settembre 2019

[Recensione] "Jack of Hearts (And Other Parts)" di L.C. Rosen

Il weekend ormai è qui, lo posso quasi sentire - penultimo giorno di lavoro della settimana, questa sera vedo le mie amiche per una serata e poi domani l'ultimo sforzo fino a lunedì. Ce la posso fare. 

Ma non è ancora il momento di salutare la settimana o il mese di settembre perché prima c'è la recensione del libro che ho finito martedì sera. 


Io ve lo dico: Jack non si censura, quindi i termini espliciti non mancano già nella trama. 


Titolo: Jack of Hearts (And Other Parts)
Autore: Lev A.C. Rosen
Data di uscita: 30 ottobre 2018
Pagine: 352 (copertina rigida)

Durata: 8H 10Min
Editore: Little, Brown Books for Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2HZ9tEI

Trama [tradotta da me]: La prima volta che l'ho preso nel culo è stato piuttosto strano. Credo che sia strana per tutti la prima volta, in realtà.


Jack Rothman ha diciassette anni. Un bravo studente con un talento per l'arte a cui piacciono le feste, il make-up e i ragazzi. Qualche volta tutto questo nello stesso momento. La sua vita sessuale movimentata e di cui non si vergogna lo rendono l'argomento principale della macchina del pettegolezzo scolastico, ma a Jack non importa troppo di quello che la gente dice di lui. Il suo motto è: 'potrebbe andare peggio'. 

E così è. 

Quando Jack comincia a scrivere una rubrica sul sesso per gli adolescenti sul sito della sua migliore amica, comincia anche a ricevere inquietanti e minacciose lettere d'amore. Il suo 'ammiratore' è ossessionato da Jack - sa con chi passa il tempo, con chi va a letto, con chi esce sua madre. Afferma di amare Jack, ma di non amare il suo stile di vita. Vuole che metta un freno alla sua sessualità e alla sua personalità. E se non lo farà, lo costringerà lui. Mentre il suo stalker diventa sempre più pressante, tocca a Jack e ai suoi amici scoprire la sua identità prima che il suo amore diventi davvero pericoloso. 

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CONTENT WARNING: omofobia, stalking, uso di alcol e sostanze stupefacenti ad uso ricreativo da parte di minorenni, linguaggio e sesso esplicito. 


Come descrivere Jack Rothman?
Jack è uno di quei ragazzi sempre fabulous, con uno stile tutto suo e il make-up sempre perfetto. Ama le feste, andarci con i suoi amici, lo shopping, il sesso occasionale. 
Soprattutto il sesso occasionale. 

Non è uno da relazione, infatti il suo unico ex-ragazzo risale a diversi anni fa e hanno rotto perché lui e Jeremy avevano visioni diverse su cosa significhi essere gay e su come questo ha un impatto sulla popolazione eterosessuale e su come sono visti da loro. E a Jack non dispiace essere uno stereotipo - a lui sta bene la sua vita, il modo in cui la conduce e il modo in cui appare. È quasi sempre al centro dei pettegolezzi - ma quasi sempre per cose esagerate che non ha fatto. Solo una parte delle cose che presumibilmente ha fatto a letto - o da qualche altra parte - con qualcuno è vera.

Ma va bene, potrebbe andare peggio. 
Che importa se dicono che è uno che va a letto con tutti? Non è del tutto vero, ma lui non se ne vergogna e lo dimostra con orgoglio. 

I suoi amici sono orgogliosi di ciò che sono esattamente come lui: Jenna, una ragazza latina figlia di un avvocato e di una giornalista che ha aperto un blog tutto suo dopo essere stata cacciata dal giornale della scuola perché non ha paura di dire le cose in faccia neanche al preside; Ben, anche lui gay, nero e grasso e orgoglioso di esserlo e con la passione per la moda e per crearsi gli abiti su misura. 

Jack all'inizio è titubante quando Jenna gli chiede di scrivere una rubrica sul suo blog - una rubrica dove risponderebbe a domande sul sesso che gli vengono fatte in maniera anonima, ma che con un nome come "Jack of Hearts" sarebbe immediatamente riconducibile a lui. Non si vergogna, ma comunque pensa a quanto i pettegolezzi potrebbero storpiare ulteriormente la sua reputazione - però alla fine si convince. 

E qualche giorno dopo dal suo armadietto scivola fuori una nota piegata ad origami. Una nota che inizialmente sembra il pensiero di un ammiratore segreto, ma che man mano che le note aumentano il contenuto assume toni più cupi e minacciosi. 

Pinky - soprannominato così per via degli origami fatti con carta rosa - afferma di amare Jack, ma di non tollerare affatto il suo stile di vita e il modo in cui parla di sesso sulla rubrica. E vuole che smetta di truccarsi, vestirsi come si veste e andare a letto con altri ragazzi. Perché Jack non vuole che Pinky si ingelosisca e si arrabbi, vero?
Brutte cose succedono quando Pinky si arrabbia. 


Al di là del fatto che i personaggi di questo libro sono tutti ragazzi ricchi che frequentano una scuola privata e vivono in case enormi e danno feste degne delle migliori viste in Gossip Girl, con tutto il resto è facile identificarsi. 

Jack è un personaggio che, prima dando consigli al suo migliore amico e poi anche a coloro che gli scrivono, trasmette tanti messaggi positivi. 

Va bene essere come si è. 
Va bene voler combattere gli stereotipi o decidere di essere uno stereotipo - purché sia una propria decisione. 
Va bene fare sesso occasionale - purché tutti siano consenzienti e d'accordo fin dal principio che non ci si aspetta qualcosa di più serio. 
Va bene essere vergini e voler aspettare di essere sicuri - di se stessi, dell'altra persona, purché siano tutti d'accordo e non ci siano forzature da nessuna delle due parti. 
Va bene avere delle fantasie. 
Va bene anche non desiderare di fare sesso - l'asessualità esiste. 

Essendo Jack gay si parla ovviamente di sesso gay - e le sue sono anche critiche all'insistenza che hanno gli eterosessuali nel domandare chi sia la "donna" nel rapporto tra due uomini, pur mantenendo un tono cordiale e aperto al dialogo - ma le sue risposte a chi gli scrive si applicano in generale a qualsiasi orientamento. 

Jack è un normalissimo adolescente: gli piace il sesso, al momento non vuole nessuna relazione e non vuole essere il ragazzo di nessuno, se incontra un ragazzo che gli piace e si trovano sulla stessa lunghezza d'onda vanno a letto, altrimenti se è un no va bene lo stesso - perché i no vanno rispettati. 
Nonostante la distanza che si crea tra un genitore e un figlio quando questo cresce, Jack e sua madre hanno sempre avuto un rapporto in cui la comunicazione è sempre aperta, pur rispettando ognuno la privacy dell'altro - e li ho adorati insieme.

Eppure le note di Pinky mandano Jack in crisi, lo inquietano, lo portano a perdere tutto quel glitter che l'ha sempre contraddistinto. 
Viene da dare ragione a Jenna quando questa si arrabbia perché Jack non vuole andare alla polizia quando Pinky inizia a minacciare tutti quelli a cui Jack vuole bene, ma Jack si rende conto che deve combattere con tutti i pregiudizi della gente eterosessuale: lui ha una certa reputazione, lui non fa nulla per uniformarsi agli altri ed è sempre appariscente, lui parla apertamente di sesso su un blog. Pregiudizi che in realtà potrebbero anche applicarsi ad altre persone di un altro orientamento sessuale.

Ho voluto un gran bene a Jack, circondato da amici così fedeli e da un'insegnante d'arte pronta ad andare con lui contro il preside. 
Ho voluto un gran bene a Jack perché con la sua rubrica - e non solo lì, ma in tutto il libro si parla esplicitamente di sesso (anche se forse sentire parlare di sesso BDSM da parte di un adolescente risulta un po' inverosimile) - l'insegnamento generale è che ci vuole rispetto, comunicazione e scelta. E gli altri devono accettare quelle scelte che noi facciamo nei confronti di come vogliamo vivere la nostra vita.

Il narratore è stato perfetto: la voce di Jack esattamente la immaginavo e le note di Pinky - se le ascoltavo al buio ad occhi chiusi - mi facevano immediatamente voglia di accendere la luce per l'inquietudine. 
Jack ha una voce trascinante e carismatica, sia quando è pieno di energia e pronto a flirtare che quando è impaurito, vulnerabile e totalmente smarrito perché il peso dello stalking si fa sentire - Jack smette di essere se stesso e all'inizio non si rende conto di quanto ora la sua vita sia condizionata dal potere che le minacce e i ricatti di Pinky hanno su di lui, non si rende conto all'inizio di quanto le sue scelte non siano più sue ma siano invece del suo stalker. C'è un momento in cui Jack pensa al suo futuro e al modo in cui ormai si sia abituato a Pinky nella sua vita che mette i brividi. 
Ammetto che non avevo capito chi fosse Pinky, ma la cosa poi si è risolta un po' in fretta.

È un libro particolare questo: un libro che molte persone boccerebbero perché oltrepassa la linea, perché argh, adolescenti che bevono e fumano e parlano apertamente di pratiche sessuali - e le mettono in atto.
È un libro che non si censura perché è esplicito e a volte volgare, ma è anche un libro che ti dice che vai bene esattamente così come sei e pieno di sex positivity. Non mira a promuovere il sesso in se stesso, ma a promuovere la propria autostima. Se non va bene con una persona, allora quella non era la persona giusta per te. 

Know what you want. Ask for it. Be prepared for people to say no. That's the best any of us can do.

Come dice Jack, potrebbe andare peggio. 

mercoledì 25 settembre 2019

WWW.. Wednesday! #160

Chi è che non vede l'ora che sia il weekend? 
Personalmente, da una parte mi sembra ieri che ho scritto l'introduzione dello scorso WWW Wednesday. Dall'altra sono qui che arranco perché ci sono ancora giorni interi di lavoro davanti a me prima di godermi finalmente un giorno intero a casa. Sigh.

Ma veniamo ai libri, che sono sempre cose liete di cui leggere - e sì, anche stavolta leggiamo in italiano la prossima volta. O magari quella dopo ancora.


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
Inaspettatamente ci sono due libri finiti questa settimana, tutti e due grazie a Storytel. 
Il primo è We Are the Ants di Shaun David Hutchinson, che all'inizio è stato alquanto al di fuori della mia comfort-zone visti i rapimenti alieni, ma che poi mi è piaciuto molto e credo proprio che lo prenderò cartaceo perché ci sono tante frasi che vorrei sottolineare e perché il protagonista - così cinico, sarcastico e dall'umorismo un po' nero - mi ha ricordato un po' me stessa. Recensione QUI.
In tre giorni ho poi ascoltato l'audiolibro di Jack of Hearts (And Other Parts) di L.C. Rosen - cercherò di portarvi la recensione il prima possibile, ma è difficile che ci sia già domani. Forse venerdì. È un libro per il quale devo articolare bene cosa voglio scrivere e se escludiamo tutte le pecche commesse dagli adolescenti - che abbiamo fatto anche noi a quell'età - questo libro veicola tanti messaggi positivi sotto molti aspetti. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
Ovviamente non lo sto leggendo perché ho finito solo ieri sera l'audiolibro di Jack of Hearts, ma il middle grade Naked Mole Rat Saves the World di Karen Rivers è già pronto sul Kindle visto che il mese prossimo partecipo al blogtour per la Algonquin. 
 
 
 
What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)>
 
 
Sempre restando in tema middle grade, partecipazione al blogtour ad ottobre e Algonquin, toccherà poi a The Dark Lord Clementine di Sarah Jean Horwitz e la trama mi è proprio piaciuta quando Kristen me l'ha proposto. 
Tornerò poi su Storytel con l'audiolibro di Heroine di Mindy McGinnis, romanzo YA che parla di una ragazza che in seguito ad un infortunio inizia a fare (ab)uso di antidolorifici e poi di droga. Sempre cose leggere, io - e di questa autrice già mi ispira da anni un altro suo romanzo che è ancora più tosto e brutale di questo. 

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Questo è tutto per l'ultimo WWW Wednesday di settembre! 
Le vostre letture come procedono, qualcosa di bello e interessante? Entusiasmo a mille o delusione cocente per qualche titolo? Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post e appena possibile verrò a rispondere e a ricambiare la visita!

lunedì 23 settembre 2019

What's on my bedside table? #65 | "Jack of Hearts (And Other Parts)" di L.C. Rosen

Buon inizio di settimana, lettori! 

Vi siete mai approcciati all'ascolto di un libro invece che alla lettura?

Questo si tratta del mio primo audiolibro ed ero seriamente convinta che leggere un libro - cartaceo o  digitale - fosse più veloce e invece no. L'ho iniziato solamente ieri e sono già ben oltre la metà, roba che sono rimasta sconvolta quando me ne sono resa conto.
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
Uno YA a tema LGBT ancora inedito in Italia.


SONO A... 
Pagina a 5 ore di ascolto su 8. Questo libro è pieno di messaggi positivi, tutti veicolati dal protagonista Jack e queste prime cinque ore sono veramente volate. La voce del narratore per me è perfetta per esprimere sia i momenti in cui Jack flirta, quelli in cui è serio e quelli in cui invece è vulnerabile e colto alla sprovvista. Avendo poi anche una parte di mystery - in quanto Jack scopre di avere uno stalker - nei momenti in cui Jack legge i messaggi inquietanti che gli vengono lasciati, il narratore riesce veramente a farmi venire i brividi. Non ho ancora idea di chi possa essere lo stalker, ma non vedo l'ora di proseguire l'ascolto. 


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... ne avevo letto una bella recensione, ma ero comunque indecisa e visto che si trova nel catalogo di Storytel ne ho approfittato.

sabato 21 settembre 2019

[Recensione] "We Are the Ants" di Shaun David Hutchinson

Finalmente è arrivato il weekend e anche io posso rilassarmi due secondi - tanto che alla fine mi sono addormentata in poltrona oggi pomeriggio, ma perlomeno sono riuscita a resistere e a restare sveglia fino alla conclusione del libro. 

Libro di cui ora state per leggere la recensione.


Titolo: We Are the Ants
Autore: Shaun David Hutchinson
Data di uscita: 19 gennaio 2016
Pagine: 463 (Storytel Edition)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/2LkWJck

Trama [tradotta da me]: Henry Denton ha trascorso anni venendo periodicamente rapito dagli alieni. Alla fine gli alieni gli danno un ultimatum: il mondo finirà tra 144 giorni e tutto quello che Henry deve fare per fermare questa cosa è spingere un grande bottone rosso.

Solo che non è sicuro di volerlo fare.

Dopotutto, la vita non è stata fantastica per Henry. Sua madre è una cameriera affaticata tenuta insieme da un sottile filo di fumo di sigaretta. Suo fratello non ha mai terminato gli studi, è senza un lavoro e ha appena messo incinta una ragazza. Sua nonna sta lentamente perdendo se stessa a causa dell'Alzheimer. E Henry sta ancora facendo i conti con il dolore provocato dal suicidio del suo ragazzo lo scorso anno.

Azzerare tutto gli sembra una buona scelta.

Ma Henry è uno scienziato per prima cosa e, affrontando la questione in maniera approfondita e logica, comincia a cercare i pro e i contro: nel bullo che è la sua continua storia di una notte, nella migliore amica che l'ha tradito, nel brillante e misterioso ragazzo che è entrato nella classe sbagliata. Pesando il dolore e la gioia che lo circondano, Henry si trova a dover compiere la scelta definitiva: spingere il bottone e salvare il pianeta e tutti quelli che lo abitano…oppure lasciare che il mondo—e il suo dolore—vengano distrutti per sempre.


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TRIGGER WARNINGS: suicidio, depressione, violenza, tentato stupro.


Se poteste fermare la fine del mondo premendo un pulsante, lo fareste? 

Questo è il dilemma che Henry Denton si trova ad affrontare a nemmeno un anno dal suicidio del suo ragazzo Jesse e con circa quattro mesi davanti a sé prima della presunta fine del mondo. Ovvero quando gli alieni smettono di studiarlo come una cavia da laboratorio e lo mettono di fronte alla scelta.

Henry però non è certo di voler premere il pulsante perché in fondo non è certo di voler vivere. Ma non è solo un problema suo, è qualcosa di più grande. 
Costantemente rapito dagli alieni e mai creduto, Henry è consapevole - di fronte a tutte le stelle e a tutto ciò al di fuori della Terra che ha visto - che all'universo non importa nulla di noi, che non si ferma per ricordarci anche quando non ci siamo più. La vita per l'universo va avanti e che senso ha vivere se poi non resta nessuno che si ricorda di te? 

Perché noi siamo le formiche dell'universo, così minuscole di fronte alla vastità dello spazio e magari agli occhi di altre forme di vita che ci osservano. 

Henry è messo di fronte ad una scelta che per lui è già scontata in partenza - e con il suo ragazzo che si è suicidato senza lasciare una nota per nessuno e i problemi che lui non sapeva che Jesse avesse, con il ragazzo più sbagliato con cui potesse andare a letto di nascosto per dimenticare Jesse, i bulli che lo tormentano, la sua migliore amica con cui ha troncato i rapporti, una nonna che soffre di Alzheimer, un padre assente, una madre insoddisfatta della propria vita, un fratello mai davvero cresciuto che non perde occasione per prenderlo a botte o combinargliene una e che ora ha mollato il college e messo incinta la propria ragazza... beh, Henry pensa che staccare la spina potrebbe non essere una cattiva idea. 

Ma c'è qualcosa o qualcuno che potrebbe fargli cambiare idea? 


Se vi aspettate un libro allegro... questo non lo è. 
Però ha quella sorta di umorismo nero che a me piace molto perché Henry è cinico, nichilista, sarcastico, divertente e con una voce narrante accattivante. 

Nonostante ci siano tre ragazzi nella vita di Henry - Jesse, il suo ragazzo morto; Marcus, il suo bullo e continua storia di una notte; Diego, il nuovo arrivato - questo non è un romance perché la storia non prende mai davvero quella direzione. 

Henry è un ragazzo intelligente e davvero portato per la scienza, tanto che la narrazione di questo periodo che va dall'inizio di settembre alla fine di gennaio è intervallata da svariati e possibili scenari apocalittici da fine del mondo. 
È un ragazzo che inserisce le sue conoscenze sulle stelle e sullo spazio con naturalezza e le rende interessanti perché immediatamente segue un esempio concreto di vita reale. 

Tutte le sue riflessioni sulla vita - ma soprattutto sull'importanza di vivere - sono cose che fanno fermare il lettore per pensare perché forse all'universo non importerà di noi e ci dimenticherà, ma alcune persone sono importanti per noi e noi siamo importanti per alcune persone e questo è ciò che conta. E finché ci sarà qualcuno a ricordarci, la nostra luce non si spegnerà anche se comunque la vita va avanti. 

“We remember the past, live in the present, and write the future.”

La fitta trama delle relazioni di Henry è qualcosa che viene mostrato poco a poco e sono relazioni - familiari, di amicizia, amorose - così complesse da risultare dolorosamente e straordinariamente reali: la sua famiglia spesso definita complicata e disfunzionale, il divario tra lui e la sua amica Audrey dopo che entrambi hanno perso Jesse, i sentimenti per Diego che credeva di non riuscire più a provare ma che allo stesso tempo lo fanno sentire in colpa nei confronti di Jesse. 
Ognuno dei personaggi presenti ha una parte importante da giocare nella vita di Henry - personaggi che prima ci vengono dipinti con un'unica caratteristica, ma che poi si mostrano per quello che sono perché nessuno di noi può essere definito da un'unica qualità o da un unico difetto. E noi vediamo che non è solo Henry a soffrire per qualcosa, ma che tutti sono in qualche modo "danneggiati" e che ognuno cerca di aggiustare il tiro come può e non sempre ci riesce.

Ammetto che entrare nell'ottica del rapimento degli alieni non è stato semplice per me all'inizio perché non sono abituata a leggere libri con queste peculiarità, ma ben presto sono stata risucchiata nella vita di Henry e non vedevo l'ora di scoprire dove il suo percorso l'avrebbe portato - la scrittura di Hutchinson poi regala frasi indimenticabili e da sottolineare più volte. 

“We may not get to choose how we die, but we can choose how we live.
The universe may forget us, but it doesn't matter. Because we are the ants, and we'll keep marching on.”
 

mercoledì 18 settembre 2019

WWW.. Wednesday! #159

Anche questa settimana mi sento come uno zombie, solo che invece di desiderare cervelli - perché, parliamoci chiaro, ew, che schifo - desidero ardentemente dormire. 
E invece no, perché poi ieri sono sempre andata di corsa come un trottola e continuano a cambiarmi gli orari al lavoro come se io non avessi diritto ad una vita oppure a farmi dei piani e organizzarmi per fare le mie cose. 
 
O che so, magari anche solo per leggere.


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
Ho concluso Michigan vs. the Boys di Carrie S. Allen, una storia che si focalizza sulla mascolinità tossica e l'hazing nello sport. La protagonista - Michigan - mi è davvero piaciuta, ma devo dire che per chi non se ne intende di hockey la cosa potrebbe essere un po' difficoltosa. Ancora inedito in Italia e in uscita il mese prossimo negli USA, ringrazio NetGalley e la Kids Can Press per copia eARC. Recensione QUI
 
 
 
What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)
 
 
Io avevo programmato l'intero weekend scorso da dedicare alla lettura. Secondo voi ci sono riuscita? Ovviamente no. Quindi sono mostruosamente indietro con la lettura di We Are the Ants di Shaun David Hutchinson - sono a pagina 110 di 463 secondo l'edizione di Storytel. La faccenda del rapimento degli alieni crea un contesto a cui non sono abituata, ma il protagonista Henry è cinico, sarcastico e un po' nichilista - e mi piace - e non ho veramente idea di come si svilupperà questa storia, ma sono curiosa di scoprirlo. 



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)

 
Ho sempre in programma il mio primo audiolibro, Jack of Hearts (And Other Parts) di Lev A.C. Rosen, su Storytel e poi tornerò su Kindle con un middle grade chiamato Naked Mole Rat Saves the World di Karen Rivers perché, grazie a Brittani della Algonquin, il mese prossimo parteciperò al blogtour e preferisco giocare d'anticipo per non ridurmi con l'acqua alla gola anche quello qui sul blog (in inglese) sarà solo un post di segnalazione. 

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Ditemi di voi invece, che mi sembra di essere rimasta indietro su tutto quello che c'è da sapere - che avete letto? Cosa state leggendo? Avete già idea di cosa leggere dopo? Scrivetemelo nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post e se non sarà stasera, passerò domani a ricambiare la visita! 

lunedì 16 settembre 2019

[Recensione] "Michigan vs. the Boys" di Carrie S. Allen

Iniziamo una nuova settimana con una recensione - recensione di un libro che esce il mese prossimo e che io ho avuto occasione di leggere in anteprima grazie a NetGalley. 
Poi non sapete neanche quanto amo i colori della cover. 

Ma oltre alla cover mi sarà piaciuto anche il suo contenuto?


Titolo: Michigan vs. the Boys
Autrice: Carrie S. Allen
Data di uscita: 1 ottobre 2019
Pagine: 304 (Kindle Edition)
Editore: Kids Can Press
Link Amazon: https://amzn.to/34niNMf

Trama [tradotta da me]: Quando una ragazza determinata si trova ad affrontare la cultura della mascolinità tossica, è giunto il momento di rendere pari il punteggio.

Michigan Manning vive per l'hockey è questo il suo anno per brillare. Perlomeno lo è fino a quando non riceve una notizia terribile: i tagli al budget terranno il team di hockey femminile lontano dal ghiaccio quest'anno.

Se vuole che i college la notino, Michigan deve trovare un modo per giocare. Fortunatamente c'è ancora una squadra rimasta in città...

La squadra dei ragazzi non è esattamente accogliente, ma Michigan è pronta a dimostrare di cosa è capace. Sta giocando l'hockey migliore della sua vita in realtà e tutto questo sopportando di doversi cambiare nell'armadio delle scope, i continui insulti e gli scherzi "innocui" che sembrano sempre avere lei come obiettivo.

Ma quando un'umiliazione di gruppo sfocia nell'aggressione, Michigan deve valutare del conseguenze del far sentire la sua voce - anche se questo significa mettere il suo futuro a rischio.


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Io e lo sport non siamo mai andati d'accordo, nemmeno quando ero bambina o adolescente. Se si tratta di praticarlo, intendo - se invece parliamo di sport televisivo allora ho sempre avuto una cotta per Marco Belinelli, mi piace guardare la nazionale maschile di pallavolo e ho guardato l'ultima partita del SuperBowl pur non capendoci niente di football solo perché una delle squadre che giocava erano i Patriots di Boston e Martin Johnson è un loro grande tifoso.
Con l'hockey ho fatto la conoscenza quando ho letto la serie Off Campus di Elle Kennedy (#1, #2, #3, #4) e questa è la prima volta che ne leggo al di fuori di quell'universo. 


Michigan Manning ha sedici anni ed è all'inizio del suo terzo anno di scuola - ed è anche all'inizio della sua esperienza come assistente capitano dal momento che ha appena ricevuto quella A dorata da attaccare alla divisa perché, avanti, era naturale che il ruolo di capitano andasse alla sua inarrestabile e sempre protagonista della situazione migliore amica Brie. 

Ma poi la sua squadra di hockey viene convocata dal preside e cancellata dal programma scolastico per mancanza di fondi - e perché i risultati non soddisfano le alte sfere e non fanno notizia tanto quanto quelli della loro controparte maschile. 
Insieme a loro viene anche eliminata la squadra di nuoto - perché per pareggiare i conti e bilanciare il provvedimento bisognava eliminare una squadra maschile - e nonostante la rabbia dei ragazzi e il fatto che il loro portavoce Jack Ray abbia già un futuro nel college assicurato, lo stesso lui si dimostra solidale con le ragazze. 

Michigan pensa che almeno lei e le sue amiche continueranno a fare gruppo cercando di trovare un altro modo per tornare sui pattini, ma il ricco padre di Brie decide di trasferirla in una scuola privata, quattro ragazze passano a giocare nella squadra della città vicina, altre decidono di entrare nella squadra di nuoto e le restanti di trascorrere i pomeriggi facendo tutto quello che non sono mai riuscite a fare a causa di allenamenti e partite. 

L'unica opzione rimasta a Michigan per restare vicino ad una pista da hockey è fare da assistente coach alla squadra di suo fratello minore Trent, ma non è abbastanza perché le manca il ghiaccio, le manca il gruppo, le manca la competizione, le mancano i passaggi e persino i lividi di uno scontro, le manca ciò che ama di più. 
E sarà vedere come una ragazzina di tredici anni riesca ad entrare nella squadra di suo fratello tenendo testa ai maschi e grazie all'incoraggiamento di Jack - che incontra per caso davanti alla piscina in demolizione - che Michigan deciderà di provare ad entrare nella squadra maschile. 

Però l'hockey non è uno sport individualista, è uno sport di squadra e che si fa quando chi dovrebbe coprirti le spalle sembra essere invece il primo a volerti colpire alla spalle?


Michigan è una protagonista che mi è piaciuta tanto durante tutto il corso del libro - è tenace, non si arrende e nonostante la paura cresca man mano che il libro procede, a crescere è anche la sua determinazione pure quando sarebbe tentata di mollare e nascondersi. 
L'allenatore stesso la ostracizza, setta tutta una serie di regole che vorrebbero proteggerla in quanto ragazza in una squadra maschile, ma che allo stesso tempo le disegnano un bersaglio ancora più grande sulla schiena agli occhi dei ragazzi dell'ultimo anno in squadra e di quelli che ritengono che il suo ingresso abbia rubato il posto a chi dovrebbe essere notato dagli scout dei college - e che in realtà servono per proteggere i suoi ragazzi

Ma Michigan è brava e il disprezzo la spinge a pattinare più veloce, a giocare meglio, a cercare nuovi modi per essere libera di giocare e dimostrare chi è quando è in campo. Diventa un idolo per tutti tranne che per i membri della sua squadra - specialmente alcuni in particolare - e Michigan si rende conto che la sua presenza in una squadra maschile può significare molto per le ragazzine che un giorno vorranno calzare i pattini ma forse non avranno una squadra femminile a disposizione e, per questo, cerca di resistere. 

Ma gli scherzi, gli insulti, le discriminazioni aumentano fino ad arrivare ad aggressioni fisiche per spingerla a mollare o per buttarla fuori dalla squadra. È davvero così che può dare un esempio positivo a suo fratello e alle altre ragazze?


Michigan vs. the Boys è un libro che parla delle difficoltà per una ragazza di essere presa sul serio in uno sport considerato prettamente maschile, mette in luce tutto lo sporco dello sport quando viene fatto hazing - quando i novellini vengono bullizzati, picchiati o costretti a fare cose imbarazzanti o che non vogliono proprio fare pur di dimostrare di essere parte della squadra. Punta il dito sul silenzio, sull'orgoglio, sul rischio di perdere tutto e sul coraggio di parlare perché fare la cosa giusta è più importante. 

Michigan è quella più approfondita perché viviamo e sudiamo con lei sulla pista di ghiaccio. Gli altri personaggi non sono molto approfonditi: ci facciamo un'idea di Brie e delle sue manie di protagonismo che Michigan impara a rimettere in riga per avere anche lei il suo spazio per brillare; Jack è dolce e di supporto anche se la loro storia nasce per caso e praticamente dal nulla, eppure non ha neanche l'odore di instalove perché è una normale storia tra adolescenti fatta di primi appuntamenti; il resto della sua ex-squadra è impegnato spesso con la propria nuova vita e Michigan deve affrontare le cose da sola (ma più perché non vuole parlare di cosa sta subendo che per mancanza di interesse e preoccupazione da parte delle altre), ma nel momento del bisogno corrono per coprire le spalle a Michigan e qui ci sono ragazze che spaccano e che tengono testa ai ragazzi - Jordan, Kendall e Jeannie in particolare. 

Non tutti i ragazzi sono dipinti in modo negativo in questo libro: ovviamente abbiamo Jack - il ragazzo di Michigan - ma abbiamo anche Avery, l'unico ragazzo della sua squadra amichevole che tenta di esserle amico, ma che viene continuamente frenato dal capitano Daniel e dai suoi due tirapiedi. E abbiamo anche gli avversari, che nutrono un rispetto particolare per una ragazza che non ha paura di battersi con loro per il puck e che ama tanto l'hockey da entrare in una squadra maschile pur di giocare. 
Non dimentichiamoci di Trent, perché suo fratello l'ho adorato in più di un'occasione. 

Per chi non conosce il mondo dell'hockey - come la sottoscritta - risulterà un po' ostico perché Michigan descrive le partite, le azioni sulla pista e le strategie e non sempre è tutto chiarissimo. Non è sempre una bella storia perché ciò che subisce e sopporta Michigan suscita rabbia, indignazione e furia per tutte le ingiustizie e le cose brutte, ma sono fatti reali che vanno raccontati e che ne valgono la pena per come il personaggio di Michigan viene sviluppato. Trovo anche che sia un libro importante sulla solidarietà femminile, la parità di genere, la determinazione, il coraggio di parlare e di denunciare il bullismo, la violenza e l'hazing che macchia il mondo dello sport. 

E questo è davvero l'esempio che Michigan vuole trasmettere a chi verrà dopo di lei. 

venerdì 13 settembre 2019

Singing the Book #11

Oggi è venerdì 13, ma noi non temiamo venerdì 13 - vero? 
No, sono altri i giorni che bisognerebbe temere ma, per precauzione, magari non diciamolo a voce alta e aspettiamo di arrivare a sera prima di dare una risposta definitiva.

Singing the Book è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro (e racconto) libri il cui titolo è lo stesso - o con qualche piccola variante - di canzoni che amo oppure ho amato e che potrebbero o non potrebbero c'entrare affatto con la trama.

Siamo all'undicesimo appuntamento del Singing the Book e il tema di oggi è come quello della volta scorsa perché la newsletter di BookBub è stata fonte di ispirazione.

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When You’re Gone di Marguerite O’Callaghan / When You're Gone di Avril Lavigne

Avevo 13 anni quando Avril Lavigne è diventata famosa a livello mondiale con Complicated e Sk8er Boi. Avevo 15 anni quando è uscito il secondo album, Under My Skin, e l'ho praticamente consumato da quante volte l'ho ascoltato - da quanto mi rispecchiava all'epoca e la canzone che lei dedica a suo nonno in quell'album io ancora non riesco ad ascoltarla senza scoppiare in lacrime. Nel 2007 io ero nel bel mezzo del mio inferno personale quando è uscito The Best Damn Thing e le cose - le canzoni, lo stile - erano diversi: Avril stava virando sul pop e io stavo invece virando verso musica più "pesante". Eppure c'erano canzoni in quell'album che mi piacevano tantissimo e che mi facevano anche ballare - in camera mia, sia chiaro. E When You're Gone è sempre stata una delle mie preferite, anche perché all'epoca Avril era sposata con Deryck Whibley - il cantante dei Sum 41 - e quella canzone era dedicata a lui. Dopo io e Avril abbiamo iniziato a separarci: di Goodbye Lullaby amavo What The Hell, Wish You Were Here e Smile e di Avril Lavigne del 2013 Rock N Roll, Hush Hush e Here's to Never Growing Up - e quest'ultima l'ha scritta in parte Martin Johnson quindi non servono altre spiegazioni sul perché mi piace. L'album di quest'anno non l'ho neanche ancora ascoltato - se escludiamo i singoli Head Above Water e I Fell in Love with the Devil. Dal momento che la canzone è una canzone d'amore e che il libro invece è un mystery thriller capite bene che non hanno nulla in comune - a meno che, visto che la storia parla di una ragazza scomparsa e della sua gemella che la cerca, non la intendiamo nel senso platonico del termine quando si riferisce a tutte le cose che ci mancano di una persona che amiamo quando questa non c'è. FUN FACT: visto che si tratta di una serie e che il secondo sembra essere dal punto di vista dei genitori delle ragazze, la trama del seguito ha proprio tra le prime frasi le parole "heads above water" - il che mi riporta ad una delle ultime canzoni di Avril Lavigne che vi ho citato. 




Hope for the Best di Jodi Taylor / Shadows And Regrets degli Yellowcard

Il 2007 non è stato solamente uno degli anni del mio inferno personale, ma è stato anche un anno che mi ha dato parecchie soddisfazioni musicali. È stato l'anno del mio primo concerto, tanto per cominciare - e ricordo che avevo ancora solo il foglio rosa perché dovevo ancora prendere la patente, ma con mio padre ero andata in città - a fine maggio o inizio giugno, non ricordo - nel negozio di musica in piazza per prendere i biglietti del concerto e intanto mi ero comprata Infinity on High dei Fall Out Boy e Minutes to Midnight dei Linkin Park e al ritorno avevo guidato io. E poi a luglio era uscito lui: Paper Walls degli Yellowcard. All'epoca non erano ancora una delle mie band preferite e sì, mi piacevano da tempo e l'album dell'anno precedente aveva significato (e significa tuttora) qualcosa di particolare per me e sapevo che Paper Walls non potevo lasciarmelo scappare - e niente, è stato l'ultimo gradino che mancava e che poi li ha portati in vetta al mio gradimenti con When You're Through Thinking, Say Yes del 2011. Shadows And Regrets è una delle mie canzoni preferite, non solo dell'album ma proprio della loro intera discografia e un anno dopo che avevo rotto con la mia ex-migliore amica capitava proprio a fagiolo - è incredibile come ancora riesca a farmi venire i brividi anche dopo dodici anni. Shadows And Regrets è una canzone nostalgica, malinconica, che parla del posto in cui si è cresciuti e delle strade fatte tante volte, dei fantasmi che le abitano e di un'amicizia che non esiste più e con un libro storico/sci-fi che parla di viaggi nel tempo non ci azzecca nulla, se non che il titolo del secondo è un verso che si trova nel ritornello della prima anche se coniugato al passato. 




Lost Without You di Molly O’Keefe / Lost Without You di Delta Goodrem

Era il 2003 - altro anno piuttosto infelice - e non ricordo se esisteva ancora Top of the Pops su Rai 2 il sabato pomeriggio e, se esisteva, non sono nemmeno sicura di aver sentito lì la canzone di Delta Goodrem. Ero ancora in quella fase intermedia - letteralmente e figurativamente: era l'anno in cui finivo le medie e iniziavo il liceo, era l'anno in cui ascoltavo ancora pop però intanto Linkin Park e Sum 41 si stavano facendo largo a gomitate nella mia vita musicale. Però quella ballad mi piaceva tantissimo, tanto che mi ero pure comprata il singolo - ma credo che la cantante (perlomeno da noi) non sia mai diventata famosa e io stessa poi ho virato verso altri generi. Mi sono dimenticata di Lost Without You per anni, fino a qualche mese quando mi sono decisa a sistemare tutti gli scaffali in camera mia - non solo quelli dei libri, ma anche quello dei DVD e dei CD - e trovandomelo sotto gli occhi mi è tornata in mente. Quindi, quando nella newsletter mi è comparso questo titolo, la canzone è partita in automatico nella mia testa. Si sa che io non sono molto tipo da new adult, però chissà - la canzone potrebbe anche starci dopotutto. 




The Weight of Silence di Gregg Olsen / Weight Of Living, Pt. II dei Bastille

So benissimo che i titoli non sono uguali, ma quando ho visto quello del libro ho subito pensato alla canzone dei Bastille - probabilmente perché è una delle mie preferite di quell'album, Bad Blood, che è ancora quello che preferisco in assoluto. Libro e canzone non hanno nulla in comune: il libro è un thriller - oltretutto secondo di una serie - e invece la canzone chiede a chi la ascolta se la sua vita gli piace così com'è, se è diventato come sognava oppure se non gli piace la persona che è ora, se sta cedendo sotto il peso della vita ed è una delle canzoni di quell'album che più di altre tocca alcune corde dentro di me - ma questo è un discorso per un'altra volta e soprattutto da fare in una sede alquanto diversa da questa. Magari invece, visto che si tratta di passato che ritorna come in ogni thriller che si rispetti, i versi della canzone "It all crept up on you, in the night it got you / And plagued your mind, it plagues your mind" potrebbero avere anche qualche sfumatura che si adatta.



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Siamo alla fine di questo undicesimo episodio - come al solito fatemi sapere se conoscevate già le canzoni oppure se qualche libro ha stuzzicato il vostro interesse e intanto vi do appuntamento al prossimo mese!

mercoledì 11 settembre 2019

WWW.. Wednesday! #158

Ho troppe poche ore di sonno alle spalle. 
Lunedì sera sono andata a vedere IT - Capitolo Due e me la sono fatta sotto dalla paura - si sa che io sono una fifona, ma il primo mica era così spaventoso! E niente, James McAvoy più invecchia e più diventa figo e poi io sono ho sognato circhi e palloncini. 
E ieri sera poi mi sono vista con le amiche.

Al lavoro mi stanno facendo impazzire e io vorrei solo restare a letto a leggere - che non faccio in tempo a rimettermi in carreggiata che subito Goodreads mi dice che sono indietro con la challenge. Che ansia!


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
Ho terminato The Way I Used to Be di Amber Smith, un libro che avevo in wishlist da tanto e che ho potuto leggere grazie al periodo gratuito di Storytel. La sua protagonista non è di quelle che potrebbero piacere a tutti perché in seguito al trauma subito - ovvero uno stupro - inizia a fare terra bruciata attorno a sé man mano che passano gli anni. Ma la decisione di vedere la vita di Eden nel corso dei quattro anni scolastici è molto interessante e il libro, nonostante qualche difetto, per me è promosso. Recensione QUI.
 
 
 
What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)
 
 
Ieri, nel periodo a casa per il pranzo visto che ho ripreso a fare lo spezzato, in quell'oretta tutta per me sono riuscita ad arrivare al 41% di Michigan vs. the Boys di Carrie S. Allen - poi invece ieri sera non ho ho avuto tempo perché sono andata all'ultima serata di fiera con le amiche. Il libro comunque mi sta piacendo, soprattutto la sua protagonista e ora le cose mi sa che iniziano a farsi toste, difficili e spero non troppo brutte.



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)

 
Dopo la parentesi NetGalley riprendiamo con Storytel e quindi con la versione ebook di We Are the Ants di Shaun David Hutchinson e con il mio primo audiolibro - Jack of Hearts (And Other Parts) di Lev A.C. Rosen, un M/M decisamente sopra le righe e con un protagonista che non si prende troppo sul serio.
 
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Ora tocca a voi: scrivetemi nei commenti le vostre letture oppure lasciatemi il link dei vostri post e passerò appena possibile! 
Stasera ho degli episodi di alcune serie televisive da recuperare, ma almeno mi rilasso e spero di avere anche un po' di tempo per leggere prima che mi colga il sonno.