martedì 31 marzo 2020

[Recensione] "We Didn't Ask for This" di Adi Alsaid

Avrei voluto postarvi ieri questa recensione, ma continuo ad avere problemi con il sito e a quanto pare è colpa della mia connessione. Oppure colpa della Vodafone in generale, visto che il GPS del telefono fino a due giorni fa continuava a collocarmi a 720 km da casa mia. 

Grazie a Justine della HarperCollins (e di tutte le sue sottodivisioni) per la copia digitale in anteprima e per avermi coinvolta nel blogtour.


Titolo: We Didn't Ask for This
Autore: Adi Alsaid
Data di uscita: 7 aprile 2020
Pagine: 304 (Kindle Edition)
Editore: Inkyard Press
Link Amazon: https://amzn.to/2Qr8kdb

Trama [tradotta da me]: L'annuale occupazione della Central International School è leggendaria. Legami vengono stretti. Dispute arrivano allo scontro. Storie sono forgiate - che verranno trasmesse da studente a studente anno dopo anno.

L'occupazione di quest'anno comincia in modo piuttosto normale. Poi un gruppo di studenti capitanati da Marisa Cuevas dà inizio ad una eco-protesta e si incatena alle porte, giurando di tenere tutti rinchiusi dentro fino a quando la loro lista di richieste non verrà assecondata.

Qualche studente si unisce alla loro causa… ma altri sono delusi nel vedere i loro piani sfumare.

Amira si è allenata tutto l'anno per competere nel decathlon scolastico alle sue condizioni. Peejay aveva intenzione di onorare suo fratello dando la più grande festa che la CIS avesse mai visto. Kenji non vedeva l'ora di fare colpo con il suo spettacolo di improvvisazione. Omar voleva trascorrere un po' di tempo con il ragazzo per il quale ha una cotta. Celeste, spaesata in un nuovo posto, sperava di stabilire un contatto con qualcuno—chiunque. E Marisa, una volta così certa dei suoi obiettivi, ora deve decidere fino a dove si spingerà pur di raggiungerli.

Ogni anno la notte dell'occupazione cambia le vite degli studenti. Quest'anno potrebbe invece cambiare il mondo.


--- ---

Quando ho cominciato il liceo il primo anno, in classe con me c'erano due ragazze dell'anno precedente che erano state bocciate. Non so quando e come fosse venuto fuori l'argomento, ma in seguito avevamo saputo che proprio l'anno prima - quindi quando ero in terza media - era stata fatta un'occupazione nel mio polo scolastico. 

Mi era sembrata una cosa così incredibile e così invidiabile che speravo accadesse di nuovo mentre frequentavo anche io le superiori. Era ancora il periodo in cui credevo che tutto sarebbe cambiato, in cui credevo che il liceo avrebbe rappresentato un nuovo inizio e mi sarei lasciata alle spalle le medie - che mi sarei fatta tanti amici, avrei avuto un'adolescenza come la si vede nei telefilm e che un'occupazione avrebbe portato quella magia che sembrava permeare l'evento anche solo con il suo nome. 

Avrei presto cambiato idea. 


Quella della CIS però - il lock-in della storia - non è un'occupazione come quella che era stata fatta nel mio polo scolastico. Da me era il 2002, avevano lasciato fuori dalla scuola i professori per tre giorni - così mi è stato raccontato - e l'avevano fatta per protestare contro la guerra. 

Quella della CIS occupa tutto il campus, vede la presenza di professori "volontari" e tutta una serie di attività che vanno da quelle sportive a quelle audiovisive a quelle teatrali. 
È la notte verso la fine dell'anno scolastico che tutti aspettano, quella in cui tutti i ragazzi sono liberi di provare cose nuove e fare nuove amicizie oppure recuperare quelle logorate dal tempo o da un litigio - magari anche scoprire che la tua cotta per quella persona è ricambiata e non a senso unico come credevi. È una notte magica, leggendaria e in cui tutto è possibile. 

La CIS è una scuola internazionale, frequentata da figli di papà o figli di diplomatici - ragazzi che spesso restano anche solo un anno, ragazzi che per il lavoro dei genitori hanno già visto mezzo mondo e assunto l'inflessione di decine di accenti diversi. Per questo bisogna cogliere l'attimo la notte del lock-in. 

Tutti i nostri protagonisti hanno grandi aspettative per questa notte magica. 

Amira è una ragazza musulmana che però ha abbandonato la religione e lo tiene nascosto a sua madre. Ma non è quella l'unica cosa che le nasconde - Amira è un'atleta eccezionale, capace di abbattere persino la divisione di genere della gara di decathlon scolastica per la quale si è preparata tanto... ma sua madre non lo sa. Questo perché c'è la Amira che conoscono a scuola e la Amira che invece è una persona diversa a casa con sua madre, la quale non fa altro che ripeterle tutte le cose che una ragazza non può fare - tutte cose che invece il sangue di Amira ribolle per fare.

Celeste è nuova alla CIS - o meglio, relativamente nuova visto che frequenta la scuola da otto mesi ma non ha nessun amico. Non ha viaggiato abbastanza, non ha un accento abbastanza esotico, non va bene neanche agli americani come lei. Celeste non fa che pensare alla vita che ha lasciato in Illinois e nella quale era certa di conoscere il suo posto... qui alla CIS non così tanto. 

Kenji è al primo anno e se Celeste può contare sull'appoggio dei suoi genitori e si trova meglio a casa con loro che a scuola, per Kenji è proprio il contrario. Lui ama l'arte dell'improvvisazione, ama inscenare infinite possibilità e andare a braccio con quello che chiunque ha da dire, ama tanto dire "sì, e..." proprio perché a casa ha un padre sempre serio che dice sempre di no. 

Peejay è all'ultimo anno, un carisma enorme per il quale tutti gli vanno dietro e lo ascoltano, incaricato dal suo predecessore di organizzare la festa annuale della CIS - quella che però passa inosservata agli occhi dei professori, quella in cui fai entrare alcol e musica di straforo e regali ai tuoi coetanei una festa indimenticabile di cui parleranno per anni. E uno che ha avuto questo ruolo anni prima è stato Hamish, il fratello maggiore di Peejay - e tutto quello che Peejay vuole fare è organizzare un party che sia all'altezza e che possa rendere fiero suo fratello. 

Omar è uno degli avversari principali di Amira al decathlon, anzi l'unico. Alto e grosso, ma anche incredibilmente timido, tanto che cerca sempre di rubare uno sguardo al ragazzo per cui ha una cotta e che si limita a fissare da lontano. 

Poi arriva Marisa a sconvolgere i piani di tutti. 
Marisa che ama l'oceano, ama nuotare, ama fare immersioni, ama l'ambiente e soffre nel vederlo così rovinato. Quale modo migliore di essere notate e farsi ascoltare se non bloccare tutte le uscite insieme ai suoi amici incatenandosi alle porte proprio durante la notte più attesa da tutti? 
Le vite di chi resta dentro l'edificio principale non saranno più le stesse dopo quella notte - neanche quelle di chi è rimasto fuori, sia ad osservare lo svolgersi degli eventi e sia desiderando essere dentro per essere parte di quell'evento. 

Quand'è che una protesta comincia a trasformarsi in una situazione in cui i presenti sono tenuti in ostaggio?
Quand'è che comincia a sfumare la linea sottile tra attivismo e terrorismo? 


Mi sento in conflitto nei confronti di questo libro perché mi sento in conflitto con chi è stata la causa scatenante della storia: Marisa. 
Da una parte l'ho apprezzata e la sua forza nel resistere di fronte a tutto - anche alla rabbia dimostrata dai ragazzi che ha chiuso dentro con lei nell'edificio principale quando questa diventa violenta e fisica - è sicuramente da ammirare, così come la forza delle sue convinzioni. Per carità, anche io riciclo e faccio il possibile per non contribuire all'inquinamento - anzi, sono la prima a sgridare una mia amica che non fa la raccolta differenziata - ma capivo benissimo la rabbia dei suoi coetanei nei vedersi rubare la magia di una notte che stavano aspettando dall'inizio dell'anno scolastico perché lei è andata a colpirli proprio su qualcosa a cui tenevano. Così come lei si sentiva colpita su qualcosa a cui teneva. 

È però una storia che ha dell'implausibile: capisco una scuola internazionale frequentata da rampolli per i quali la sicurezza deve essere alla base, ma non può esistere una scuola le cui finestre non si aprono e sono fatte di un vetro/plexiglas così infrangibile da essere impossibili da sfondare - non è a norma di sicurezza. Non che anche quelle della mia scuola lo fossero, eh - la maggior parte delle finestre (specialmente quelle dal mio lato del liceo) davano su cortili interni senza via di uscita e avevano delle stecche che facevano da parasole e che quando faceva così caldo che non riuscivi a respirare, l'unica cosa che potevi fare prenderle a pugni affinché si sfilassero dal basamento e cadessero giù nel cortile. Però almeno i vetri si aprivano. 

Una delle cose che non mi sono piaciute tanto sono le frasi troppo lunghe, i discorsi presi troppo alla larga. C'è un punto in particolare in veniamo a sapere che una delle richieste della lista di Marisa è stata esaudita, ma prima di dirti qual è c'è tutto un discorso su quanto Marisa non si aspettasse che quella venisse persino presa in considerazione perché l'aveva messa senza pensarci e per nascondere ciò che in realtà voleva ottenere... e via di questo passo per almeno altri quattro paragrafi e io ero lì alla "per diamine, dimmi di che si tratta e facciamola finita!"

Il libro viene descritto come una sorta di Breakfast Club, ma in realtà non vediamo quasi mai i ragazzi interagire tra loro - sono tutti troppo presi dai loro problemi personali, ma questo ha di positivo che sono ben approfonditi. La sua pecca principale è che si tratta di uno dei quei libri in cui viene più raccontato che mostrato, così non capisci davvero il perché di tutta questa improvvisa ammirazione - amore - per Marisa. 
Il resto degli studenti rimane sullo sfondo, un branco di pecore che si rianima solo quando Peejay parla - e devo veramente credere che gli insegnanti siano riusciti a fare lezione nei giorni successivi al lock-in? Ma per piacere. 

Avrei voluto vedere più reazioni, più ribellione o più solidarietà, più motivazioni concrete per le quali qualcuno ha deciso di unirsi a Marisa oppure di mettersi contro di lei - e sarà anche una motivazione sciocca, ma una delle cose che più ho detestato di questo libro è che se degli altri personaggi la nazionalità non viene menzionata oppure se viene fatto è solo in passaggio per far notare che, pur essendo americana, Celeste non viene automaticamente accolta dagli altri americani oppure che Kenji ha una famiglia mezza giapponese e mezza inglese, guarda caso quando uno dei "cattivi" ragazzi fa qualcosa per ostacolare Marisa viene sottolineato come questo sia italiano. Grazie, eh. 

L'idea di partenza e di base del libro è buona: personaggi diversi per razza, religione, orientamento sessuale, famiglia, problemi; un problema serio come quello ambientale che sta portando il mondo a cambiamenti climatici sempre più evidenti e devastanti se non ci decidiamo a cambiare qualcosa nel nostro modo di vivere; ragazzi che hanno il coraggio di lottare per quello in cui credono quando gli adulti invece restano fermi a guardare oppure aspettano che sia qualcun altro a farlo al posto loro. 

Ci però situazioni logistiche e dinamiche implausibili: i genitori sono delle macchiette, in preda all'isteria di massa oppure indifferenti al punto tale da accettare che i figli restino chiusi dentro la scuola per un tempo indefinito o che una figlia chieda a papino che una certa industria smetta di usare un prodotto ed ecco che l'ambasciata interviene e il gioco è fatto; gli studenti che accettano altrettanto passivamente senza ribellarsi che sia Marisa a dettare le regole su duecento persone chiuse dentro l'edificio. 

Non so, c'è qualcosa che manca in questo libro o che semplicemente stona - ed è un peccato perché l'idea era buona, soprattutto quella di evidenziare come l'attivismo ambientale a volte faccia presto a trasformarsi in terrorismo agli occhi dei più. 

Forse tre stelle vi sembreranno generose visto che apparentemente ho demolito il libro, ma ci ho riflettuto sopra e pensandoci bene ho dato valutazioni più basse a libri che avevano "difetti" più gravi di questo. 

venerdì 27 marzo 2020

[English Review] "Tigers, Not Daughters" di Samantha Mabry

Dopo la recensione in italiano pubblicata all'inizio di questa settimana, ora è il turno di quella inglese perché si tratta della mia tappa per il blogtour - e ringrazio Stephanie della Algonquin Books per avermi coinvolta.


First of all, thanks to NetGalley and Stephanie from Algonquin Books for sending me an eARC in exchange for a honest review. You can also find it on Goodreads and NetGalley - the Italian one is here.
You have to know English isn’t my first language, so feel free to correct me if I make some mistakes while writing this review.


Title: Tigers, Not Daughters
Series: Tigers, Not Daughters #1
Author: Samantha Mabry
Publication Date: March 24th 2020
Pages:
288 (Kindle Edition)
Publisher: Algonquin Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2QjN8Wq

Plot: The Torres sisters dream of escape. Escape from their needy and despotic widowed father, and from their San Antonio neighborhood, full of old San Antonio families and all the traditions and expectations that go along with them. In the summer after her senior year of high school, Ana, the oldest sister, falls to her death from her bedroom window. A year later, her three younger sisters, Jessica, Iridian, and Rosa, are still consumed by grief and haunted by their sister’s memory. Their dream of leaving Southtown now seems out of reach. But then strange things start happening around the house: mysterious laughter, mysterious shadows, mysterious writing on the walls. The sisters begin to wonder if Ana really is haunting them, trying to send them a message—and what exactly she’s trying to say.


--- ---

TRIGGER WARNING: abusive relationship, bullying, domestic violence.


The last time I wrote about this book was about how much its beginning reminded me of Jeffrey Eugenides' The Virgin Suicides. That's because it starts with a plural first-person narrative, where a group of kids have been watching the Torres sisters for years from the window of the house across the street - the same happened in the Eugenides' book, where this group of kids watched the Lisbon sisters.

But where are the differences?

The Lisbon sisters were five, the Torres sisters are four.
The youngest Lisbon was the one to commit suicide, here it's the eldest Torres who dies and it's a tragic fatality.
The Eugenides' boys just looked at the Lisbon sisters in a voyeuristic manner with almost sexual implications, the observation of the Mabry's boys instead has has a more like infantile aspect of infatuation and they occasionally interact with the Torres sisters - and it's precisely due to their intervention that the sisters' escape is discovered and interrupted. And maybe, if the boys with their desire to help the Torres hadn't led to the discovery of the attempted escape, some time later Ana would not have died.

There are also those who have compared this book to a dark, horror and tint of magical realism of Little Women - which, I must admit, I have never read in my life.


The story begins on the night of the Torres sisters' interrupted escape, in which the boys of the house across the street watch the sisters come out one by one from the window of Ana's room - careful not to wake up the father who sleeps downstairs, ready to leave Southtown, San Antonio, their Latin neighborhood with all its traditions and the families that live there behind. But, as I have written above, the intervention of the boys causes their father Rafe Torres to catch them and bring them back. And, some time later, Ana dies.

If the Eugenides' book was entirely told by the boys, here the remaining Torres sisters find their voices and the story is told from their points of view.

The eldest now is Jessica, who works in a pharmacy and is the only one still willing to help her father when he is in a crisis - that is, when he drinks too much or needs money. Jessica has reacted to her sister's death by trying to become Ana: she has taken her room, her clothes, her make-up and she tries to occupy even her vacant place in the lives of others - but she is always, always angry.

Iridian follows, who no longer leaves the house due to an episode that we will later discover. Guilt overwhelms her, she has made Ana's books her own and fills notebooks after notebooks trying to write her own story and all those other stories Ana left incomplete along with her books hidden in the closet.

Rosa is the youngest - the gentle one with a pure heart, the spiritual one who always goes to church and who is said to be able to communicate with creatures, sensitive to everyone's lives.

One year after Ana's death, the life of the Torres sisters is shaken when each of them comes into contact with what appears to be Ana's ghost: the imprint of a hand on the shower curtain, phrases written on the walls, the sound of laughter and the smell of oranges in the house. Furthermore, on the anniversary day, a hyena ran away from the zoo to wander around their neighborhood and Rosa doesn't believe it to be a coincidence. Is it really Ana? And what does she want? Does she want to send a message? Does she want to keep the sisters together or terrorize them to the point of running them out of the house? Does she want to save them or does she want revenge?


Tigers, Not Daughters is a chilling story - especially if you read certain paragraphs late at night. Trust me, don't do it - or at least keep your lights on. It's a story about mourning, about the loss of one's identity - all the sisters have lost Ana, to whom they were tied in a different way and Jessica has above all lost herself trying to become her sister.

During that year, the sisters grew apart from each other, too caught up in their own grief and trying to reconstruct a semblance of life. All of them have a complicated relationship with neighbors because sometimes they are too nosy but they are also the only ones the sisters can ask for help since their father has never been able to be a support in any way - neither physical nor emotional - and they can only count on each other to help when things get ugly.

We know about the sisters' life at the moment because they tell us about it, we know excerpts from their past life when the boys take the stage in telling us about events they have been witnesses to or when the narration remains simply impersonal, as if it were a news story.

Its style involves the reader - also due to the short chapters - with a poetic sound, just like that oranges smelling wind that Iridian felt on her face and that envelops the reader. The parts involving Ana - or rather, her ghost - literally brought goosebumps on my arms and a shiver down my spine on more than one occasion and we get to see how much her presence upsets the girls' life even if, at the same time, they aren't even that much surprised by her appearance and they accept it because they know so much has remained unfinished.

However, it's a pity we have no stories about the Torres family's past life with their father: we know he drinks, he always asks Jessica for money, he insults Iridian, he seems to have an obsession with Ana so much that he always wore an old bracelet on the wrist that belonged to his eldest daughter - I will never get an answer to the doubt that had arisen in me after reading about this detail and after a phrase spoke by Iridian had made all those alarm bells ring in my head. It's understood Rafe Torres was never a good father, but we never find out about what made Ana always look out the window with her eyes turned to the sky and a look that screamed how much she wanted to fly away from there - about what pushed the Torres sisters to try to escape that night.

However, it remains a book with a magical, hypnotic and a little dark atmosphere that remains in your bones even after you have finished it.


mercoledì 25 marzo 2020

WWW.. Wednesday! #185

Volevo scrivere questo post ieri sera e programmarlo per questa mattina, ma ho avuto dei problemi con Blogger - o meglio, li ho ancora perché ho scoperto che riesco a scrivere i post, ma non riesco a vedere le anteprime oppure i post pubblicati. E non riguarda solo il mio blog, ma anche gli altri che seguo. 

Come procede per il resto? 
Io ammetto che il mio ritmo di lettura è rallentato e mi sento un po' in slump - non so, sarà anche la reclusione forzata che mi spinge a "rifiutare" ciò che quando non ho tempo a sufficienza invece bramerei. 
Spero passi presto.


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Ho concluso Tigers, Not Daughters di Samantha Mabry, uscito ieri negli USA. Si tratta di una storia che riprende un po' la struttura delle Vergini Suicide di Jeffrey Eugenides e a quanto pare anche Re Lear di Shakespeare e Piccole Donne della Alcott con una tinta molto più dark. È una storia che parla di dolore, di cordoglio, di ricerca della propria identità e di famiglia, ma se volete un consiglio non leggetelo di notte. Recensione QUI.



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)


Causa slump a cui accennavo sopra, sono solamente al 5% di We Didn't Ask for This di Adi Alsaid e ancora tutti i protagonisti di questa storia devono essere introdotti, motivo per il quale non vi so ancora dire nulla.



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


In programma ho sempre Top Secret di Sarina Bowen e Elle Kennedy con Kindle Unlimited e poi leggerò Sparrow di Mary Cecilia Jackson, un inedito che è uscito la settimana scorsa negli USA. 

---

Ultimo WWW Wednesday del mese perché il prossimo mercoledì è il primo aprile, quindi la mattina vedrete prima il recap di marzo e poi il primo WWW di aprile nel pomeriggio - sperando che sia più movimentato di questo. 
E ammesso che riusciate a leggere questo post se Blogger si decide a collaborare, scrivetemi nei commenti come stanno procedendo le vostre letture oppure lasciatemi il link del vostro post - se il problema è soltanto mio, ricambierò la visita appena tornerò a vedere tutto.

lunedì 23 marzo 2020

[Recensione] "Tigers, Not Daughters" di Samantha Mabry

Buon pomeriggio, lettori! 

Spero che la quarantena la stiate passando relativamente tranquilli - perché spensierati di sicuro non lo si può essere - e che i nervi ancora vi reggano, anche se qui da me nei giorni scorsi ci siamo un po'... scaldati, ecco.

Come lunedì scorso, anche oggi la recensione arriva nel primo pomeriggio e grazie a Stephanie della Algonquin Books e NetGalley per la copia digitale del libro e per avermi coinvolta nel blogtour.


Titolo: Tigers, Not Daughters
Serie: Tigers, Not Daughters #1
Autrice: Samantha Mabry
Data di uscita: 24 marzo 2020
Pagine: 288 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2QjN8Wq

Trama [tradotta da me]: Le sorelle Torres sognano di scappare. Di scappare dal loro padre vedovo dispotico e bisognoso e dal loro quartiere di San Antonio, pieno delle antiche famiglie di San Antonio  e di tutte le tradizione e aspettative che esse comportano. Nell'estate dopo il diploma, Ana, la sorella più grande, cade dalla finestra della sua camera e muore. Un anno più tardi, le sue tre sorelle più giovani, Jessica, Iridian e Rosa sono ancora consumate dal dolore e tormentate dal ricordo della sorella. Il loro sogno di lasciare Southtown ora sembra fuori dalla loro portata. Ma poi strane cose cominciano ad accadere in casa: risate misteriose, ombre misteriose, misteriose scritte sui muri. Le sorelle cominciano a chiedersi se Ana le stia davvero perseguitando, cercando di mandare loro un messaggio—e cosa esattamente stia cercando di dire.

--- ---

TRIGGER WARNING: relazione abusiva, bullismo, violenza domestica. 


L'ultima volta che vi ho parlato di questo libro è stato per dirvi quanto l'inizio mi ricordasse Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides. Questo perché inizia con una narrazione in prima persona plurale, dove un gruppo di ragazzini osserva da anni le sorelle Torres dalla finestra della casa di fronte - un po' come succedeva nel libro di Eugenides, dove questo gruppo di ragazzi osservava le sorelle Lisbon.

Ma dove stanno le differenze? 

Le sorelle Lisbon erano cinque, le sorelle Torres sono quattro. 
A suicidarsi è la più piccola delle Lisbon, qui a morire è la più grande delle Torres ed è una tragica fatalità. 
I ragazzi di Eugenides si limitavano a guardare le sorelle Lisbon in una maniera voyeuristica dai risvolti quasi sessuali, l'osservazione dei ragazzi della Mabry invece ha più il risvolto infantile dell'infatuazione e ogni tanto interagiscono con le sorelle Torres - ed è proprio a causa del loro intervento che la loro fuga viene scoperta e interrotta. E magari, se i ragazzi con la loro voglia di aiutare le Torres non avessero portato alla scoperta della tentata fuga, qualche tempo dopo Ana non sarebbe morta. 

C'è anche chi ha paragonato questo libro ad una versione dark, horror e tinta di realismo magico di Piccole Donne - che, qui lo dico, io non ho mai letto in vita mia.


La storia si apre la notte della fuga interrotta delle sorelle Torres, in cui i ragazzi della casa di fronte osservano le sorelle uscire una ad una dalla finestra della camera di Ana - attente a non svegliare il padre che dorme al piano di sotto, pronte a lasciarsi alle spalle Southtown, San Antonio, il loro quartiere latino con tutte le sue tradizioni e le famiglie che lo abitano. Ma, come scritto sopra, l'intervento dei ragazzi fa sì che poi il padre Rafe Torres le raggiunga e le porti indietro. E qualche tempo dopo, Ana muore. 

Se il libro di Eugenides era interamente raccontato dai ragazzi, qui le restanti sorelle Torres trovano la loro voce e la storia viene narrata dai loro punti di vista. 

La più grande ora è Jessica, che lavora in una farmacia ed è l'unica ancora disposta ad aiutare il padre quando è in crisi - ovvero quando beve troppo oppure ha bisogno di soldi. Jessica ha reagito alla morte della sorella cercando di diventare Ana: ha preso la sua camera, i suoi vestiti, i suoi trucchi e cerca do occupare anche il suo posto vacante nelle vite degli altri - ma è sempre, sempre arrabbiata. 

A seguire Iridian, che non esce più di casa in seguito ad un episodio che scopriremo poi. Il senso di colpa la schiaccia, ha fatto suoi i libri di Ana e riempie blocnotes su blocnotes cercando di scrivere una propria storia e tutte quelle che Ana ha lasciato incomplete con i suoi libri nascosti nell'armadio. 

A chiudere la fila Rosa, la più piccola - quella gentile, con il cuore puro, quella spirituale che va sempre in chiesa e che si dice sia in grado di comunicare con le creature, sensibile alle vite di tutti. 

Ad un anno dalla morte di Ana, la vita delle sorelle Torres viene scossa quando ognuna di loro entra in contatto con quello che sembra essere il fantasma di Ana: l'impronta di una mano sulla tenda della doccia, scritte sui muri, il suono di risate e l'odore di arance. Oltretutto, il giorno dell'anniversario, una iena è scappata dallo zoo per aggirarsi nel loro quartiere e Rosa non crede sia una coincidenza. È davvero Ana? E che cosa vuole? Vuole mandare un messaggio? Vuole tenere unite le sorelle oppure terrorizzarle al punto di mandarle fuori di casa? Vuole salvarle oppure vuole vendetta? 


Tigers, Not Daughters è una storia che mette i brividi - soprattutto se alcuni momenti sono letti al buio a tarda notte. Fidatevi, non fatelo. È una storia che affronta il lutto, la perdita della propria identità - tutte le sorelle hanno perso Ana, alla quale erano legate in maniera diversa e Jessica ha soprattutto perso se stessa cercando di diventare sua sorella. 

Le sorelle durante quell'anno si sono allontanate le une dalle altre, troppo prese dal proprio dolore cercando di ricostruire una parvenza di vita. Tutte loro hanno un complicato rapporto con i vicini di quartiere, a volte troppo ficcanaso ma gli unici a cui chiedere aiuto perché il padre non è mai stato in grado di essere un sostegno in alcun modo - né fisico, né emotivo - e sono proprio le sorelle Torres ad aiutarsi quando le cose si fanno brutte. 

Conosciamo le vite presenti delle sorelle quando sono loro a raccontarcele, conosciamo stralci della vita passata quando la narrazione passa ai ragazzi con eventi dei quali sono stati testimoni oppure quando la narrazione rimane semplicemente impersonale, come se fosse un fatto di cronaca. 

Ha uno stile che coinvolge - complici anche i capitoli brevi - e dal suono poetico, proprio come quel vento che profuma di arance che sentiva Iridian e che avvolge il lettore. Le parti che coinvolgono Ana - o meglio, il suo fantasma - mi hanno fatto venire letteralmente la pelle d'oca e un brivido lungo la schiena in più di un'occasione e vediamo quanto la sua presenza sconvolga la vita delle ragazze, che però allo stesso tempo non sono neanche più di tanto sorprese dalla sua apparizione e la accettano perché sanno che molto è rimasto in sospeso. 

La sua pecca però è che non abbiamo storie riguardo alla vita passata famigliare delle Torres con il padre: sappiamo che beve, che chiede sempre soldi a Jessica, che insulta Iridian, che sembra avere un'ossessione per Ana tanto che porta sempre un suo vecchio braccialetto al polso - non avrò mai risposta al dubbio che mi era sorto dopo aver letto di questo dettaglio e dopo che una frase di Iridian mi aveva fatto suonare i campanelli d'allarme in testa. Si capisce che Rafe Torres non sia mai stato un buon padre, ma non scopriamo mai cosa facesse sempre guardare Ana fuori dalla finestra con gli occhi rivolti al cielo e uno sguardo che gridava quanto volesse volare via da lì - cosa avesse spinto le sorelle Torres a provare a fuggire quella notte. 

Resta però un libro dall'atmosfera magica, ipnotica e un po' oscura che ti resta nelle ossa anche dopo che l'hai concluso. 

venerdì 20 marzo 2020

[Recensione] "Don't Check Out This Book!" di Kate Klise

Ve l'ho presentato martedì in occasione della mia tappa spotlight per il blogtour, ma ora è giunto il momento di parlarne in maniera più ampia.

Grazie mille a Kristen della Algonquin Books per avermi coinvolta e per la copia digitale. 


Titolo: Don't Check Out This Book!
Autrice: Kate Klise, M. Sarah Klise (ill.)
Data di uscita: 10 marzo 2020
Pagine: 160 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Books
Link Amazon: https://amzn.to/3cJOgfP

Trama [tradotta da me]: La dolce città di Appleton è abbastanza matura per affrontare uno scandalo? *

Considerate i fatti:

La Appleton Elementary School ha una nuova bibliotecaria di nome Rita B. Danjerous. (Ditelo in fretta.)
Il preside Noah Memree a malapena ricorda di averla assunta.
Il decenne Reid Durr sta decisamente troppo sveglio fino a tarda notte per leggere un libro della controversa collezione del "bollino verde" di Ms. Danjerous.
La nuova presidente del consiglio scolastico ha ordinato un codice di abbigliamento per gli studenti che include guanti bianchi e cravattini che si trovano solo nel suo negozio.

Vi suona strano? Non agitatevi. Gli investigatori del quinto anno della Appleton stanno seguendo i soldi, "abbracciando" i giochi di parole e sono determinati ad arrivare in fondo al più divertente e marcio nocciolo dello scandalo più succoso della loro città.



* Se vi suona strana come frase, beh... mi rendo conto che un po' lo è, ma tradurre un gioco di parole non è per niente facile. Insomma, visto che la città si chiama Appleton e quindi abbiamo una mela di mezzo, nella trama era presente il termine ripe che fa riferimento alla maturità di un frutto e lo so anche io che una città non è matura o meno, ma insomma.. deal with it.

--- ---

Ma quanto è stata bella questa graphic novel!

Raccontata sotto forma di email, articoli di giornale, lettere e memo, Don't Check Out This Book! è la storia della cittadina di Appleton, Illinois. Una cittadina che negli anni ha perso abitanti e studenti, ritrovandosi con una popolazione di appena 83 anime - una cittadina la cui vita verte sulle mele tra frutteti e vie che hanno a che fare con dolci con le mele oppure mele in generale. 

Ad Appleton arriva una nuova bibliotecaria, Rita B. Danjerous e grazie a sua figlia May B come ventesima studentessa, la scuola evita di chiudere. Ma non ci sono soldi, Rita deve accontentarsi di uno stanzino delle scope come biblioteca, il preside neanche si ricorda di averla assunta e, a dirla tutta, è la sua segretaria Gladys Friday (anche questo leggetelo bene come nome) che manda avanti la scuola. 
Oltretutto la nuova presidente del consiglio Ivana Beprawpa - nonché l'unica che si era candidata - è sul piede di guerra perché May B non vuole comprare i guanti venduti nel suo negozio e che pretende facciano parte della divisa scolastica, ma soprattutto con sua madre Rita: cosa sono questi libri contrassegnati da un bollino verde che tengono svegli gli studenti oltre le nove di sera? Tutto ciò rappresenta chiaramente un'infrazione delle regole. 

Ma le studentesse di quinta elementare May B e Sarah Bellum sanno che c'è differenza tra seguire le regole e rispettarle e metterle in discussione quando queste non sono appropriate. 
Con l'aiuto di una giornalista, un po' di astuzia e la classica "pista dei soldi", Appleton verrà presto scossa da una scandalo così succoso che nessuno avrebbe mai immaginato quanto fosse marcio il nocciolo di tutta la vicenda. 

Ho già detto che questa graphic novel è piena, ma piena di giochi di parole?


Non posso scendere nei dettagli perché altrimenti rivelerei troppo - e già la graphic novel è breve di suo. 

Tuttavia vi posso dire che è una bella storia - una storia che insegna che i libri aprono la mente e stimolano la curiosità (come se noi bibliofili non lo sapessimo già!), che le regole vanno bene ma non quando sono tiranniche e minacciano la democrazia. 

Uno dei punti principali della storia sono i libri contrassegnati dal bollino verde: libri che gli studenti possono semplicemente prendere in prestito mettendoli nello zaino e restituirli quando hanno finito, senza che per forza li registrino sulla tessera della biblioteca. Questo perché sono libri che trattano argomenti che magari non sono ancora pronti ad affrontare con genitori e adulti in generale, argomenti che li mettono in imbarazzo e che prima vogliono esplorare da sé. 

È una storia che affronta il tema della censura, rappresentata in questo caso dall'irritante Ivana Beprawpa - che vuole cacciare ed eliminare da Appleton tutto ciò che non rispetta i suoi standard dittatoriali e tutto ciò che secondo lei manca di buon gusto, eleganza e buone maniere. 

È una storia che lotta contro il bullismo e che lotta contro gli stereotipi di genere e la mascolinità tossica - perché non è mai troppo presto per imparare queste cose. Perché Rita B. Danjerous è una bibliotecaria che promuove l'apertura mentale, la curiosità, l'intraprendenza, la libertà per femmine e maschi di avere una voce e di essere chi si vuole. 

La sua unica pecca è che avrei voluto sentire di più la voce e i pensieri degli studenti e un po' meno quella dell'irritante Ivana, ma ehi... c'è uno scopo per quello, me ne rendo conto. 

Sarà anche una graphic novel rivolta principalmente ai ragazzini, ma credo che anche gli adulti possano riscoprire la magia della prima volta che hanno messo piede in biblioteca e sono rimasti incantati dalla quantità di mondi a loro disposizione. 

mercoledì 18 marzo 2020

WWW.. Wednesday! #184

Bella gente, benvenuti ad un nuovo appuntamento del WWW Wednesday - che per fortuna ci aiuta a scandire i giorni che ormai sembrano tutti uguali e ci ricorda che oggi, come dice il suo nome, beh... è mercoledì. 

Come procede la quarantena? 
Io per fortuna ho il giardino e abito in campagna, quindi non corro il rischio di incontrare nugoli di gente, ma giuro che sono ad un passo dall'andare in garage e sedermi in macchina per quindici minuti - così, giusto per avere l'impressione di stare andando da qualche parte anche se la macchina è ferma e spenta. 
Che voglio dire, avevo la macchina nuova da neanche un mese quando è scattata la quarantena e l'avrò guidata cinque volte in tutto. Che va bene che con quello che è costata la vernice non voglio che accada qualcosa alla mia bambina, manco che qualcuno la guardi con la coda dell'occhio, ma insomma! 

E niente, a quanto parte non è mercoledì se non mi lancio in una filippica. 
Passiamo ai libri?


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Ho concluso Loki - Il giovane Dio dell'inganno di Mackenzi Lee, che era in lettura settimana scorsa - e ringrazio ancora la Oscar Vault per l'ARC cartaceo. È la storia di un Loki più giovane rispetto a quello che inizialmente abbiamo conosciuto nei film dell'Universo Marvel, ancora inesperto e acerbo riguardo ai suoi poteri e alla sua magia - e che fa anche tanta tenerezza - ma già si intravedono le sfumature del Loki che sarà. Recensione QUI
Ho poi letto Don't Check Out This Book! di Kate Klise, una graphic novel destinata a lettori piuttosto giovani che però piacerà tantissimo anche agli adulti - a me di sicuro è piaciuta tanto. In fondo a nessuno piace qualcuno che provi ad impedirci di leggere ciò che vogliamo, no? Ieri ve l'ho presentata, venerdì arriva la recensione. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)


Ho iniziato ieri - leggendo circa una cinquantina di pagine - Tigers, Not Daughters di Samantha Mabry, in uscita la settimana prossima per la Algonquin Books. L'inizio mi ha ricordato tantissimo Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides perché un collettivo di ragazzini osserva le quattro sorelle Torres nella casa di fronte (ma le Lisbon erano cinque) e poi una di loro muore (qui la più grande, là la più piccola), ma poi la narrazione cambia tono e la voce viene data alle tre sorelle rimaste. Non so ancora cosa aspettarmi - ci dovrebbe essere la componente del realismo magico, dovrebbe essere una storia femminista e sento che c'è qualcosa di oscuro che striscia (vedremo poi se ho ragione su quello penso) perché una serie di frasi che ho letto mi ha fatto suonare i campanellini d'allarme in testa. E poi a Courtney Summers è piaciuto, quindi... 



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


Sempre inedito, sempre per un blogtour ma stavolta per la Inkyard Press (sottodivisione della HarperCollins), leggerò poi We Didn't Ask for This di Adi Alsaid - uno YA contemporaneo ambientato durante un'occupazione a scuola. Dell'autore avevo già visto altro su Goodreads nel corso degli anni, ma è la prima volta che leggo qualcosa di suo. 
Poi, sfruttando il periodo su Kindle Unlimited grazie alla Vodafone, leggerò Top Secret di Sarina Bowen e Elle Kennedy che ho scoperto grazie a Jess di The Ink Spell

---

E anche per questo mercoledì il mio dovere l'ho fatto. 
Le vostre letture come procedono? State leggendo di più "grazie" alla quarantena? Io sto vedendo anche molti più film rispetto ai miei soliti standard mensili tra Amazon Prime Video - che comunque ho tutto l'anno - e grazie anche ai mesi gratis su Infinity e NowTV regalati dalla Vodafone. Voi che mi dite invece?
Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post - ora di certo il tempo non mi manca per essere più veloce a rispondere e a passare a ricambiare la visita. Virtuale, eh - sapete che bisogna restare a casa.

martedì 17 marzo 2020

[English Spotlight] "Don't Check Out This Book!" by Kate Klise

Dopo la recensione di ieri di un libro italiano - Loki - Il giovane Dio dell'inganno di Mackenzi Lee - è il momento di tornare alla lingua inglese perché oggi è il mio turno in occasione del blogtour di mostrarvi una graphic novel carinissima che ho letto tutta d'un fiato e la cui recensione andrà online venerdì. 


First of all, thanks to Kristen from Algonquin Books for sending me an eARC - I'm thankful for being a part of this blogtour.
Today I'm gonna introduce you to the book, but you can already read my English review on Goodreads and NetGalley.
So, without further ado, let's begin!
 


--- --- ---

Get to the Bottom of Appleton's Juiciest Scandal.


In Don’t Check Out This Book!, Appleton Elementary School has a new librarian, Rita B. Danjerous. Not everyone in Appleton likes her unconventional methods or her infamous Green Dot Collection, which allows students to borrow books discreetly, without actually checking them out. Under Rita’s influence, students like Reid Durr and Ben Thinken, and even the absent-minded principal, Noah Memree, are staying up way too late reading. While Rita inspires the students and faculty alike, the new school board president and impeccably mannered shop owner Ivana Beprawpa is busy working to shut down the library and force students into uniforms available only at Beprawpa Attire. But what’s behind Ivana’s school uniform policy? A team of fifth-grade sleuths is determined to get to the bottom of Appleton’s juiciest scandal ever.


--- --- ---


Author Kate Klise’s books are “fresh, funny, and a delight to read” (School Library Journal). Here she uses her skill and wit to introduce kids to serious topics, such as censorship and abuse of power. “I was really motivated to cook up a book-banning character who could embody all the pettiness and corruption we see in the world today,” Klise says. “I also wanted to create some book-loving characters who could prevail in the end.”

Beneath Appleton’s mystery, there is a pure, unabashed celebration of words, and the rights of all readers to choose their own books. Hilarious, empowering, and exciting, Don’t Check Out This Book! is filled with clever winks to the audience, as if to say “You’re a reader. You get it.” And by the end, we do.



--- --- ---


Kate Klise is the award-winning author of more than 30 books for young readers, many of which are illustrated by her sister, M. Sarah Klise. On her way to becoming an author, Kate Klise worked as a babysitter, waitress, ice-skating instructor, and rosebush pruner. She was also a journalist and spent 15 years reporting for People magazine. When she’s not working on a new book, she enjoys traveling around the country, sharing her best writing tips and tricks with aspiring authors of all ages.






M. Sarah Klise has always had a fondness for creating colorful book reports, which began in elementary school with yarn-bound volumes on states and countries. In college, she enjoyed writing heavily illustrated letters home to her mother. Years later, she still does variations of all that when she illustrates books for young readers. She also teaches art classes in Berkley, CA.

lunedì 16 marzo 2020

[Recensione] "Loki - Il giovane Dio dell'inganno" di Mackenzi Lee

Mackenzi Lee è nella mia wishlist di Amazon sin dalla pubblicazione di The Gentleman's Guide to Vice and Virtue - Amazon mi dice che è nella mia wishlist dal 28 giugno 2018, ma quella è la data in cui ho fatto lo switch dalla copertina rigida a quella flessibile, quindi la data originale risale ad ancora prima. 

Ma compleanni e Natali e lune sono passate da quel giorno e mai nessuno (aka parenti e amiche) che me l'abbia regalato ogni qualvolta che lo mettevo nella lista dei desideri. Poi la Oscar Vault ne ha annunciato la pubblicazione - non solo di quello, ma anche degli altri della serie - e quindi per una volta ho deciso di aspettare l'edizione italiana invece di buttarmi sulla lingua inglese. 

Nel frattempo Mackenzi Lee ha scritto un libro su Loki e, da amante della Marvel, poteva non finire in wishlist anche lui? 
Anche se, lo sapete voi come lo so io, aspetto il giorno in cui qualcuno ne scriverà uno su Bucky Barnes aka The Winter Soldier.

Detto questo, un enorme grazie alla Mondadori Oscar Vault per l'ARC cartaceo. 


Titolo: Loki - Il giovane Dio dell'inganno
Titolo originale: Loki: Where Mischief Lies
Autrice: Mackenzi Lee
Data di uscita: 3 marzo 2020
Data di uscita originale: 3 settembre 2019
Pagine: 396 (copertina rigida)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/2wHdhrj

Trama: Non è ancora giunto il momento di misurarsi con gli Avengers: per ora il giovane Loki è impegnato al massimo delle sue forze per dimostrarsi eroico, mentre tutti intorno a lui lo ritengono inadeguato. Tutti tranne Amora, l'apprendista maga, che sente Loki come uno spirito affine e riesce a vedere la sua parte migliore. È l'unica che apprezzi la magia e la conoscenza. Un giorno però Loki e Amora causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti conservati ad Asgard e lei viene esiliata su un pianeta dove i suoi poteri svaniscono. Privato dell'unica persona che abbia visto la sua magia come un dono piuttosto che una minaccia, Loki scivola sempre più nell'ombra di suo fratello Thor. Ma quando tracce di magia vengono ritrovate sulla Terra e messe in relazione con alcuni omicidi, Odino manderà proprio Loki a scoprire cos'è successo. Mentre si infiltra nella Londra del diciannovesimo secolo, la città di Jack lo Squartatore, Loki intraprenderà una ricerca che va oltre la caccia a un assassino. E finirà per scoprire la fonte del proprio potere e quale sarà il suo destino.


--- ---

Credo sia ormai noto a tutti che il mio personaggio preferito della Marvel sia Bucky Barnes e che in Civil War io sono sempre stata Team Cap. 
Ma io ho anche un debole per i personaggi un po' sassy, un po' drama queen - quelli che sono un po' villain-wannabe, ma che in realtà ricadono un po' nella sfumatura grigia della moralità. 

Loki è un personaggio che non ho mai visto davvero come un villain vero e proprio e che ho imparato ad apprezzare e amare sempre di più nel corso degli anni - e nei film Tom Hiddleston lo interpreta in maniera magistrale, non potrei vedere nessun altro nei suoi panni e sono davvero felice della serie che arriverà probabilmente l'anno prossimo (viste le circostanze) su Disney+. Soprattutto perché dopo l'ultimo momento felice in Thor: Ragnarok è arrivato Avengers: Infinity War e sappiamo tutti com'è andata a finire. E se non lo sapete, fino a questo momento avete vissuto in una caverna.

Ma il libro narra di un Loki più giovane, prima ancora che facesse il suo esordio nell'MCU nel primo film dedicato a Thor - e badate bene che il libro della Lee si basa proprio sul Loki della Marvel inteso come MCU e fumetti e non quello vero e proprio della mitologia norrena. 


Loki è uno dei principi di Asgard, figlio del re Odino. A differenza di suo fratello Thor che è biondo e muscoloso e con un temperamento irruente, Loki invece ha i capelli neri ed è più esile, più riflessivo e calcolatore, addestrato comunque all'arte del combattimento ma non bravo tanto quanto il fratello - Loki vorrebbe studiare la magia, avere più padronanza su quella che già possiede, essere visto alla pari e amato non solo dal padre, ma anche dal popolo di Asgard tanto quanto Thor. 

L'unica che lo capisce è Amora, l'apprendista della maga di corte Karnilla. Sono simili loro, ma anche diversi: dove Loki è dubbioso ed incerto, Amora non ha remore, limiti e paure. Loki è affascinato da lei, ma anche intimidito. 
Un giorno però combinano un guaio, qualcosa di così grave che finisce con Amora che decide di prendersi la colpa per proteggere Loki e finisce per questo esiliata su un pianeta senza magia. 

Gli anni passano, Loki studia la magia con sua madre Frigga e la competizione con suo fratello Thor per aspirare al trono è sempre lì che ribolle sotto la superficie, con Loki che aspetta soltanto l'occasione giusta per dimostrare ad Odino di avere le stesse qualità e chances di Thor per diventare re. 

All'ennesima delusione agli occhi di Odino, Loki per punizione viene mandato sulla Terra ad indagare su una serie di omicidi che sembrano avere una firma magica - una serie di morti che però sembrano essere ancora vivi, solo addormentati. Venuto in contatto con la SHARP Society, un Loki dapprima riluttante e desideroso solamente di tornare ad Asgard finirà poi per sentirsi coinvolto nella vicenda - e da degli umani, per giunta. 

Loki può davvero cambiare il suo destino? Può essere finalmente l'eroe della storia oppure è destinato ad essere il cattivo che tutti i libri di mitologia dipingono come tale? L'ingannatore? Il padre di tutte le bugie? Il dio del caos? 


Loki è chiaramente il personaggio più sviluppato e sviscerato in questo libro.
Loki è ancora abbastanza giovane, ma si rende benissimo conto della disparità di trattamento da parte di suo padre nei confronti suoi e di Thor - due pesi e due misure, proprio. Loki si rende conto che tutti lo guardano con sospetto e con paura a causa della sua magia, sa della visione che suo padre ha avuto su di lui ma Loki non riesce a credere che arriverà il giorno in cui commetterà proprio quelle azioni. E cercando di evitarle oppure andando avanti con la sua vita come sempre finirà comunque per far avverare quel destino, indipendentemente da cosa sceglierà di fare? 
Loki non è cattivo, ma tutti l'hanno già bollato come tale per qualcosa che potrà fare in futuro. Hai forse scelta quando ti hanno già assegnato la parte del cattivo? 

In missione sulla Terra, Loki incontra i membri della SHARP Society capeggiati dalla signora S., ma è con uno dei suoi membri, Theo - un ragazzo che come lui è emarginato perché "diverso" - che, pur non volendo, stringe un rapporto più stretto. 
In una Londra grigia, sporca e fumosa del diciannovesimo secolo, Theo è affascinato da Loki non solo perché si trova al cospetto di un dio, ma perché Loki rappresenta tutto quello che la sua epoca non comprende e non accetta: Loki è genderfluid, non ha problemi a sentirsi a volte uomo e a volte donna, non ha problemi ad avere le unghie dipinte di nero e indossare stivali con il tacco purché sia sempre elegante, non vede dove sia il problema nell'amare qualcuno del suo stesso sesso - semplicemente, agli occhi di Theo, Loki può essere chi vuole. Ma non è così semplice invece per Loki.

Loki fa tanta tenerezza perché anche quando vuole fare la cosa giusta, anche quando - nonostante qualche inganno e bugia - si giustifica dicendo di farlo per una nobile causa, anche quando vuole essere l'eroe, finisce sempre per essere visto solamente per le sue mancanze in una battaglia che non può vincere.
E Loki vorrebbe solo essere amato e avere le stesse possibilità degli altri per poterci riuscire. Vorrebbe essere accettato - Loki è un dio straordinariamente umano quando ha a che fare con le proprie emozioni.

I dialoghi con Thor sembrano presi direttamente da un film dell'MCU e sì, probabilmente Thor ci fa un po' la figura dello scemotto tutto muscoli in questo libro, ma l'ho trovato molto simile al Thor del primo film - prima di tutta la consapevolezza dei modi di suo fratello acquisita negli anni successivi e con gli scontri seguenti. 

Gli ho dato quattro stelle perché mi è piaciuto e mi ha intrattenuta, ma non sono esattamente piene perché gli altri personaggi - compreso Odino - non sono molto sfaccettati e la scrittura della Lee è molto semplice e scorrevole, ma fatta soprattutto di dialoghi - la Londra del diciannovesimo secolo si riesce a "vedere" bene, ma avrei gradito molte più scene di vita e descrizioni di Asgard nella prima metà del romanzo. 
Ed è vero che Loki è ancora abbastanza giovane in questo libro, ma non è più un ragazzino - se vogliamo usare termini umani - e mi aspettavo che fosse già più consapevole e padrone della sua magia e delle sue abilità, invece è ancora molto incerto e acerbo. 

Sono belli però i rimandi ad altri elementi della Marvel: il Prisma di luce blu (indovinate un po' cos'è...), le prime industrie Stark, il nome che potrebbe assumere la SHARP Society dovesse eventualmente cambiarlo (inizia sempre per S...).

Quello della Lee è un libro che porta Loki su un percorso di autodeterminazione e consapevolezza di sé, che porta anche il lettore a chiedersi se il destino sia davvero già scritto oppure se ce lo creiamo noi - se le aspettative e le paure che abbiamo nei confronti degli altri e di noi stessi finiscono poi per essere profezie che si autoavverano. 

venerdì 13 marzo 2020

Singing the Book #17

Sorpresa! 

Non ve l'aspettavate, eh? Nemmeno io, però a quanto pare le muse dell'ispirazione sono venute in mio soccorso. E il venerdì 13 non ci fa paura neanche stavolta.

Singing the Book è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro (e racconto) libri il cui titolo è lo stesso - o con qualche piccola variante - di canzoni che amo oppure ho amato e che potrebbero o non potrebbero c'entrare affatto con la trama.

Siamo al diciassettesimo appuntamento e oggi parliamo di abbinamenti con qualcosa di un po'... vintage, per così dire.

--- --- ---

Misery di Stephen King / Misery dei Blink-182

Non ho veramente idea del perché il collegamento non mi sia venuto in mente prima e abbia aspettato fino al diciassettesimo appuntamento prima di palesarsi. Ammetto che è mia madre la lettrice di Stephen King, quella che ha letto la maggior parte dei suoi libri. Ammetto quindi anche che questo titolo in particolare non l'ho letto, ma ho visto il film con Kathy Bates quando forse ero ancora alle medie - e accidenti se non ricordo tuttora lo sguardo di Kathy Bates e alcune delle scene più memorabili del film. La canzone dei Blink-182 è una di quelle che ho sentito più spesso nell'estate del 2017 perché avevo la radio in macchina sintonizzata su Virgin Radio e passava spessissimo in rotazione negli orari in cui andavo al lavoro - e paradossalmente, in maniera quasi perversa, mi verrebbe quasi da dire che trama del libro e canzone si sposano benissimo. Tanto per restare in tema vintage però, vi propongo anche Misery dei Good Charlotte dall'album Good Morning Revival del 2007 e, fun fact, la frase "misery loves company" non solo è citata in entrambe le canzoni ma anche in When I'm Gone dei Simple Plan - insomma, ho solo l'imbarazzo della scelta su cosa mettermi a cantare. 




At Last di John W. Mefford / At Last di Etta James

Non ricordo quando e dove ho sentito per la prima volta la canzone di Etta James - probabilmente nel mio periodo adolescenziale super-romantico da coma diabetico durante il quale non mi perdevo neanche un film sentimentale che passasse la sera su Canale 5 in estate. Per intenderci, quelli che avevano come sigla della serata When You Don't Say Nothing At All di Ronan Keating - canzone che mi emoziona ancora adesso, se vogliamo essere onesti. Insomma, non ricordo la prima volta, ma ricordo un momento preciso nel quale l'ho sentita e perché mi è rimasta impressa - ovvero durante la visione del film (500) giorni insieme. La mia cotta per Joseph Gordon-Levitt risale al 1999 con 10 cose che odio di te e insomma, tendo a guardare quasi ogni film in cui lui è presente. E (500) giorni insieme è forse uno di quei film che le persone che necessitano dell'happily ever after a tutti i costi forse non apprezzeranno, ma rimane uno dei miei film preferiti (visto non so quante volte e anche trattato in un esame all'università) per quanto è sincero fino alla fine - e la canzone è presente in uno dei momenti chiave di quel film. Il libro non lo conosco perché l'ho notato per caso nella newsletter di BookBub ed oltrettutto è il sesto volume di una serie thriller - quindi con la canzone non c'entra nulla. 




I Know Your Every Move di Diane Ezzard / Every Breathe You Take dei The Police

Anche in questo caso non ricordo la prima volta in cui ho sentito questa canzone - probabilmente è stato a causa dei miei genitori e di una vecchia musicassetta di mio padre quando ero piccola. Ovviamente all'epoca non conoscevo l'inglese, ma ho sempre amato la melodia di questa canzone - in generale, questa canzone mi piace ancora. Però potete provare ad immaginare quando ho cominciato a masticare l'inglese e non solo cercavo di capire le parole, ma anche di capire il senso di ciò che stavo leggendo/traducendo - insomma, non ci sono rimasta esattamente benissimo quando mi sono resa conto che questa canzone è alquanto... stalker-ish. E neanche poco. Che vi devo dire, però - a livello musicale/melodico mi piace ancora tantissimo. Per il libro la situazione è la medesima di quanto sopra, ma stavolta - trattandosi sempre di un thriller e con un ex-ragazzo violento di mezzo - libro e canzone potrebbero andare d'accordo.



---

Quanto siete contenti di rivedere questa rubrica? Quanto siete contenti di sapere che ho almeno altri due appuntamenti pronti? 
Oggi abbiamo fatto un tuffo nel passato con un libro e due canzoni, quindi presumo che tutti - bene o male - conosciate questi titoli, ma ditemi comunque che ne pensate nei commenti sotto e con questa rubrica ci vediamo il mese prossimo!