mercoledì 29 maggio 2019

WWW.. Wednesday! #146

Indovinate chi è ancora senza il suo computer e senza alcuna notizia a riguardo? 
Indovinate chi odia quello che fa durante il giorno e per cui alzarsi ogni mattina richiede uno sforzo non indifferente? 
Indovinate a chi hanno diagnosticato un problema dermatologico genetico e cronico dopo dieci anni di visite da dottori? 
 
Sempre e solo io - quando io vi chiedo se conoscete un esorcista o qualcuno che compie miracoli, non lo dico mica tanto per dire. 


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
Non fatevi ingannare dai tre titoli - sono state letture brevi, particolarmente le ultime due. Per primo ho concluso The Lover's Dictionary di David Levithan che mi ha emozionata tantissimo e che non posso fare a meno di consigliarvi se leggete in lingua. Si tratta di una storia d'amore raccontata in modo un po' atipico - non in ordine cronologico e partendo da alcun parole prese alla lettera oppure come concetto più ampio. Recensione QUI
Ho poi letto Felinia. Non tutte vogliono essere Marilyn e Felinia. Bulle e Pupi di Sketch & Breakfast - avevo proprio bisogno di farmi due risate e Felinia fa sempre centro. Mi sono piaciuti entrambi, sono autoconclusivi anche se comunque si colgono citazioni nel secondo a proposito del primo e ve ne parlerò prossimamente in un BRT. 
 
 
 
What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)
 
 
Siccome a causa di questi ultimi orribili mesi sono rimasta indietro con la challenge di Goodreads, proseguirò con un'altra lettura abbastanza breve ovvero Two Boys Kissing di David Levithan. Non vi so ancora dire nulla perché lo inizio oggi. 



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)

 
Proseguirò con una eARC che NetGalley mi ha approvato, (Not Quite) The Same Old Song di Lindsey Ouimet - uno YA inedito da noi e uscito ad inizio aprile negli USA. 
Poi, sempre grazie alla cortesia di NetGalley, leggerò un altro inedito che uscirà martedì prossimo: When the Light Went Out di Bridget Morrissey.

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Sono arrivata alla fine di questo ultimo appuntamento del WWW Wednesday di maggio - e intanto sono qui che penso al recap mensile e spero di riuscire a farlo senza perdere pezzi per strada visto che il file dove tengo annotato tutto... beh, si trova sul mio computer. Piango disperata. 
Raccontatemi un po' le vostre letture scrivendomele nei commenti oppure lasciandomi il link - quando avrò accesso ad un laptop passerò a rispondere e a ricambiare la visita.

lunedì 27 maggio 2019

[Recensione] "The Lover's Dictionary" di David Levithan

In questo lunedì che segna l'inizio di una nuova parte del mio tirocinio in cui l'ansia regna come sempre sovrana e in cui mi sembra di essermi dimenticata tutto quello che ho imparato finora - e visto che manco mi piace quello che faccio ci sta pure che nemmeno le nozioni base mi entrino in testa - scrivo sempre dal computer dei miei genitori perché il mio è ancora e sempre dal dottore, il quale deve ancora chiedergli quali siano i sintomi e dove gli fa male. 

Proseguiamo quindi con una recensione che è meglio, va'. 


Titolo: The Lover's Dictionary
Autore: David Levithan
Data di uscita: 17 gennaio 2012

Data di uscita originale: 4 gennaio 2011
Pagine: 211 (copertina flessibile)
Editore: Picador
Link Amazon: https://amzn.to/2VVIvCT

Trama [tradotta da me]: Come fa qualcuno a parlare dell'amore? È anche solo possibile descrivere qualcosa che è allo stesso tempo totalmente quotidiano ma interamente trascendentale, che ha il potere di consumare le nostre vite completamente facendoci sentire parte di qualcosa infinitamente molto più grande di noi stessi? Assumendo un approccio unico nei confronti di questo problema vecchio come il mondo, il narratore di The Lover's Dictionary
di David Levithan costruisce la storia di una relazione come un dizionario. Attraverso queste voci taglienti ci fornisce una visione intima sui grandi eventi e sulle inezie quotidiane della vita di coppia, dandoci un ritratto indelebile e profondamente emozionante dell'amore nel nostro tempo.

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Prima ancora che lo prendessi in mano, non pensavo che ci avrei scritto una recensione - pensavo che al massimo ne avrei parlato nel BRT. 
E invece... 

E invece ho sottolineato il mondo.  
Non sto scherzando, ho sottolineato intere pagine. 

Se alla parola "dizionario" avete storto il naso, potete anche raddrizzarvelo perché questa non è affatto una lettura noiosa. 
È vero sì che è strutturato come un dizionario, ma quello che racchiude al suo interno non sono solo voci in cima ad una pagina e definizioni di parole. 

Questa è una storia d'amore - raccontata non in ordine cronologico e attraverso parole e concetti. Ogni pagina è dedicata ad un aggettivo, ad un sostantivo, ad un verbo in ordine alfabetico che può adattarsi più o meno al pezzo di vita di cui stiamo per leggere e il nostro narratore senza nome utilizza proprio quella parola oppure il suo concetto più grande e generale per raccontarci un breve stralcio della sua storia di coppia. 

Leggiamo dei primi appuntamenti, del momento in cui si devono conoscere gli amici e la famiglia dell'altro, l'andare a vivere insieme, ma anche di cose "banali"  come la colazione la mattina, il vedere un film insieme sul divano, correre sotto la pioggia. 
Non mancano anche le cose più brutte come i litigi, i problemi più o meno gravi che nascono anche dopo anni.
Ci sono voci che occupano anche solo cinque righe, altre invece che richiedono una pagina intera - in rari casi una pagina e mezza. 

E sì, è scritto in prosa ma David Levithan l'ha ideato e strutturato così bene che tante, tantissime voci di questo dizionario sembrano quasi poesie - sono aforismi di vita. 

Come ho detto, ho sottolineato il mondo in queste 200 pagine. 
Questo perché mi sono davvero emozionata leggendolo, questo perché anche se non sto vivendo una relazione mi ha permesso comunque di immedesimarmi, questo perché il narratore senza nome descrive pensieri e situazioni che ho pensato anche io ad un certo punto oppure che possono adattarsi anche ad altri contesti. 

Personalmente ve lo consiglio caldamente - l'inglese di Levithan è sempre semplice, ma devo dire che nonostante siano almeno sei anni che leggo in lingua tante voci di questo dizionario mi erano sconosciute in quanto parole poco usate nel linguaggio quotidiano oppure sinonimi di parole più conosciute. Niente che comunque WordReference non possa tradurvi in caso di necessità. 

Ma davvero, sia che stiate vivendo una relazione o meno, questo libro non potrà non emozionarvi e spingervi a sottolineare il suo contenuto. 

stanchion, n.

I don't want to be the strong one, but I don't want to be the weak one, either. Why does it feel like it's always one or the other? When we embrace, one of us is always holding the other a little tighter.

venerdì 24 maggio 2019

[Excerpt] "Bright Burning Stars" by A.K. Small

Torno oggi sul blog con la mia partecipazione al blogtour americano in occasione dell'uscita all'inizio di questa settimana di Bright Burning Stars by A.K. Small - di cui avete letto la recensione ieri. 

E niente, questo è sempre scritto al computer dei miei genitori - piango. 


First of all, thanks to Brittani from Algonquin Books for sending me an eARC - I'm thankful for being a part of this blogtour. 
Today I'm gonna share with you the first chapter, but you can already read my English review on Goodreads and NetGalley
So, without further ado, let's begin! 

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1.
Marine

We stood outside the circular studio in the apex of the dance annex. Some of us obsessively rose up and down in first position to break the soles of our shoes, while others, like the boys, tucked their t-shirts into their tights and cracked their necks for luck. I didn’t do anything but clutch Kate’s hand. Kate and I always held hands before the weekly générales. But before I could ask her what she thought the new ratings would be, who would outshine whom on The Boards after only a week and four days of ballet classes and rehearsals in our final year at Nanterre, my name was called first. A bad omen: in six years of dancing here, the faculty had never switched us out of alphabetical order before. Isabelle The Brooder always started. I danced third.
    “Break a leg,” Kate said in English before I stepped into the studio, which made me smile because saying things in her mother tongue was Kate’s way of showing love.
    Inside the vast round room, three judges—judging deities really—sat erect behind a long folding table. Valentine Louvet, the director, was on the left, her dark hair twisted into a loose knot and rings adorning her fingers. She would sometimes look up at the giant skylight and I would swear that her lips moved, that she discussed students with Nijinsky’s ghost through the thick glass. Francis Chevalier, the ballet master, an older man with sweat stains radiating from under his arms, was on the right. While you danced, he rhythmically jabbed the tip of his cane into the floor. In the middle sat The Witch, aka Madame Brunelle, in glasses and a tight bun. When she disliked a student’s movement, which was almost always, we all whispered that worm-like silver smoke seeped from her nostrils and her ears. 
    I didn’t look them in the eyes for fear of turning to salt. Instead, I hurried to the yellow X that demarked center, taking note of all the mirrors that wrapped around me like gauze. I tried not to criticize my reflection, how I was one kilogram fatter than when I’d last performed in May. I’d found out earlier this morning, courtesy of Mademoiselle Fabienne, the school nutritionist. Weigh-ins here were like random drug tests. You were called and asked to step onto the beastly scale whenever faculty felt like it. Now, all I could do was suck my stomach in and pray it didn’t affect my score. I placed my right foot on the tape, my left in tendu behind, then waited for the pianist’s introduction.
    As I offered the judges my most heartfelt port de bras, I concentrated on the ivory of my leotard, an atrocious color on me, yet a coveted symbol of my new elite rank. Seven other sixteen year-old rat-girls and I had risen to First Division. The variation we were to perform today was obscure, from The Three Musketeers, but I didn’t mind. Actually, I preferred low profile dances. The pressure somehow felt less. I also liked the three-count waltz, the way the notes filled up inside me, the rush of the C major melody, all making me zigzag across the studio. Music was why I kept going, my ticking heart. As the piano filled the air, my arms felt fluid, my balances sharp, and my leaps explosive. Even my hunger diminished. I steered myself from left to right then from front to back. My spirits lifted and my nerves calmed. Vas-y. I can do this, I thought. And then I remembered to give the judges my stage smile. Maybe I’ll rise from Number 3 to Number 2. During a slow triple pirouette, I held my foot above my knee, balanced, and stuck my landing in perfect fourth position, the number 2 floating like an angel’s halo above my head.
    But then I forgot to anticipate the piano’s shift in keys, the sudden acceleration. Realizing I was an eighth of a note off, I skipped a glissade to catch up to my saut de chat. Ne t’en fais pas, I told myself. Adjust. Yet, at once, The Witch stood up and snapped her fingers, silencing the music.
    “I thought you were here because of your auditory gift, Duval,” Madame Brunelle said. “Don’t students call you The Pulse?”
    I looked down at my feet. I hadn’t gone through three fourths of the variation.
    “They must be wrong. Would you like to have someone else come in and demonstrate? Teach you whole notes from half notes?”
    “No,” I whispered.
    “Miss Sanders,” Madame Brunelle yelled.
    Kate poked her head inside the studio. A joke, I thought. Kate was a dynamic ballet dancer but well known for her lack of rhythm.
    “Mademoiselle Duval needs help with her waltz tempo. Would you run the variation through for her?”
    What?
    Kate nodded. She tiptoed into the studio, setting herself on the X the way I had done earlier.
    “Shadow her, Duval,” Madame Brunelle ordered.
    She snapped her fingers and the pianist began again.
    I danced behind Kate. We moved in unison, gliding into long pas de basques, arms extended. Kate seemed weightless, her heels barely touching the ground. A genuine smile fluttered on her lips. Her ivory leotard fitted her long narrow frame like skin. Blue crystal teardrops dangled from her ears as she spun. They glittered like fireflies. All of Kate glittered. The afternoon sun poured in from the skylight, lighting her up like a flame. The variation lasted a million years. At every step, my face grew hotter. The studio door had been left wide open, so I saw in the mirror’s reflection that other First Division dancers were peering inside and watching our odd duo. A wave of humiliation nearly toppled me. Madame Brunelle did not stop the music this time. She waited for Kate and me to finish with our révérence, then she dismissed us with a flick of the finger.
    I ducked out of the studio into the stairwell and didn’t wait for Kate. I could have sought refuge in the First Division dressing rooms but that was too obvious a hiding place so I rushed down three flights of stairs and into the courtyard. A mild September breeze blew. I fought back tears. It would have been easier, I thought, if The Witch had picked someone else. Anyone else. But Kate? Pitting me against my best friend? I wished I could keep walking past the trees, alongside the fence, out of the gates, down L’Allée de La Danse, to the metro, all the way home to the center of Paris and my mother’s boulangerie. There, inside with the warmth and the sugary smells, I would find a tight hug, an, “It’s okay, Chérie. You don’t have to do this unless you want to.” But I knew I wouldn’t. I’d have to go back to the dorms to change into street clothes or at least take off my pointe shoes and then I’d see Oli’s battered demi pointes on my bed. Plus, I’d come this far. Hadn’t I? Only 274 days until the final Grand Défilé. Judgment Day: when everyone, except for two strikingly gifted students—one female, one male—got fired in the top division. I plopped down into the middle of the courtyard and found the sky. How could I have messed up on tempo? I closed my eyes and inhaled.
    “Hey!” Kate yelled a minute later.
    I started.
     She stood at the entrance of the courtyard, breathing hard. “Do you think you could have gone a little faster?” she said, crossing her arms. She was still in her leotard, tights, and pointe shoes. Her neck flushed bright red from running. Wisps of blond hair framed her face. “You hurtled down the stairs like a bat out of hell, M. I thought you were going to tumble and fall.”
    Bat out of hell? I nearly corrected her and said that here we used comme un bolide—like a rocket—but instead I replied, voice sharp, “Too bad I didn’t.”    
    “You don’t mean it,” she said. “Mistakes happen. You’re only human.”
    Kate sat down beside me. She smelled woodsy, even after she danced. We watched as pigeons flittered around the bright white buildings. On our left were the dorms with their common rooms at the bottom. In front, the dance annex loomed. It was known for its grand staircase, bay windows, cafeteria, and Board Room where all big decisions were made. On the right was the academic wing with classrooms and faculty offices. Little pathways led from one building to the others with awnings in case of rain. If I turned around, I could peek at the high concrete wall hidden between oak trees. Sometimes I wondered if the barrier was there to keep rats from fleeing or strangers from trespassing.
     Kate squeezed my ankle then flashed me her best smile. “The Witch is an asshole. Seriously. Don’t sweat it.”
    At her touch, my eyes filled. The tempo mix up hadn’t been Kate’s fault. Only mine. I quickly wiped the tears with the back of my hand.
    “Have I told you that I dig wearing ivory?” Kate said. “Last night, I called my dad and tried to explain it to him. How good it felt to parade around in this sublime color. I said it was like receiving the freaking Medal of Honor but he didn’t get it.”
    “Of course not.” I shook my head.
    And just like that, the weird moment between us, the resentment I’d felt at having to dance behind her, passed.
    I was about to tell her that after what had happened in the circular studio I would probably never wear ivory again, when younger rats came out into the courtyard, disturbing our privacy. Everyone always whispered about everyone else while waiting for ratings. Within the hour, the Board Room would open. Rankings would be posted on the wall. Rats who were rated below fifth place might be sent home. Now and again, I’d see a parent waiting by the school entrance and the wretched sight would make me flinch. But Kate, who was always at my side, would loop an arm around me and say, “Face it, M. Not everyone is cut out for this.” Her thick skin soothed me today.
    “God, I can’t stand the sitting around,” Kate said. “Let’s play Would You.”
    “I thought you and I banned that game,” I replied.
    Kate laughed. “Things don’t go away just because you want them to, Miss Goody Two-Shoes. Or because the stupid rules say so.”
    I slapped her shoulder.
    “Ouch. Loosen up. I go first,” she said. “Would you die for The Prize?”
    The Prize. What every rat girl and boy was after: the large envelope with a red wax stamp on the back, a single invitation to become part of the Paris Opera’s corps de ballet. The thought of seeing that envelope made me dizzy with possibility. I almost said yes but she cut me off.
    “If I close my eyes,” Kate said. “I feel the envelope’s weight in my hands, the warm wax beneath my thumbs. It’s damn near euphoric.”
    I looked away. Kate’s hunger for success, for being the Chosen One was sometimes so acute that it frightened me. “Are you asking because of Yaëlle?”
    The Number 3 rat from last year, a sweet girl from Brittany, once our roommate, had been found in her tiny single, lying atop her twin bed, in her ballet clothes, bones protruding at strange angles, eyes sunk deep in their sockets, dead a few days before Le Grand Défilé last May. She’d starved herself in the name of The Prize. Ever since, we’d all been on edge. Summer hadn’t changed the mood. If anything, getting back together after a few months away had heightened the sense of dread.
    “You’re not answering my question.”
    “No,” I decided. “I wouldn’t die for The Prize. Would you?”
    “Yes,” Kate said. “Absolutely.”
    There was no hesitation in her voice.
    “I’ve got another,” she said. “Would you hurt The Ruler for The Prize?”
    Gia Delmar, the Ruler. Always Number 1 on the boards, she was our biggest rival but this wasn’t the time to think about her. Not before rankings. “I wouldn’t hurt anyone,” I said, then I added, “Would you rehearse night and day?”
    “Yes. But would you do drugs?”
    “Would you?”
    “Rehearse night and day, sure. Drugs? Maybe.”
    “Kate!” I said.
    “Would you try to suck up to Monsieur Chevalier?”
    “No. But maybe Louvet.”
    Kate laughed. “I know. Would you sleep with The Demigod?”
    The Demigod? I shivered. Like The Ruler, The Demigod was off limits. As a rare conservatory transfer, he’d magically appeared in Second Division one sunny day last February and had outdone everyone. I didn’t want to think about the leaders, the rats most likely to succeed, even if they were supremely sexy. “No,” I answered. “Of course not. Would you?”
    “Maybe.”
    “That’s sick,” I said. “Sleeping with someone to climb the ladder?”
    Kate lowered her voice. “The Demigod is different, M. You know. Everybody knows. Even faculty. Look how they gawk at him. His talent is greater than the sun and the stars combined. Proximity to him is—” she paused, searching for her words. “The key to everything. Think of it as Lee Krasner, Jackson Pollock’s lover, collaborating with him on a canvas. Except that our canvas is four dimensional, made up of flesh, of bodies. Lee’s paint strokes had to intensify, right? The Demigod’s balletic gift, his glow, rubs off like glitter on his partners. Haven’t you noticed? Anyone who spends time with him in and out of the studio shoots up on The Boards. M, he is The King. You know what dance is? The art of the sensual. Electricity, entanglement, ease. You partner with him and you will blow the roof off this effing place. Plus,” she sucked in her breath, kept me in suspense. “He’s got the hottest quads in the universe.”
    I imagined Cyrille flying into splits, his thighs stiffening under silver tights, what his hands might feel like clasping mine if I was ever asked to partner with him. My whole body warmed. Kate was right. The Demigod was like food, like one of my mother’s pastries. You knew that eating it was bad for you, but you just couldn’t help yourself. I was about to warn Kate that the Greek demigods, as attractive as they were, ate their young and their lovers when Monsieur Arnaud, the groundkeeper, walked over to the old fashioned bell and rang it. The wooden doors creaked open and all the dancers scurried inside the Board Room. I still sat outside, frozen. What if I was ranked fifth or lower and got sent home? I thought of Oli. My promise to dance for him no matter what. Failing was not an option. Kate snagged my hand and pulled me up.
    “Come on, sweetie,” she said.
    I reluctantly followed her in.

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A.K. SMALL was born in Paris. At five years old, she began studying classical dance with the legendary Max Bozzoni, then later with Daniel Franck and Monique Arabian at the famous Académie Chaptal. At thirteen, she moved to the United States where she danced with the Pacific Northwest Ballet for one summer in Seattle and with the Richmond Ballet Student Company for several years. She’s a graduate of the College of William and Mary and has an MFA in fiction from Vermont College of Fine Arts. When she’s not writing, she spends time with her husband, her puppy, and her three daughters, and practices yoga. Bright Burning Stars is her first novel.

Web: aksmallwords.com
Twitter: @aksmallwords
Instagram: @aksmallwords

giovedì 23 maggio 2019

[Recensione] "Bright Burning Stars" di A.K. Small

Ci ho messo due settimane per leggerlo, ma finalmente ho finito il libro e la recensione è qui - scritta al computer dei miei perché il mio ha dei problemi. 

Ho già detto che detesto maggio? 

Comunque si ringrazia tanto Brittani della Algonquin Books per la copia eARC - e non perdetevi domani l'appuntamento sul mio blog con il primo capitolo in occasione della mia partecipazione al blogtour.


Titolo: Bright Burning Stars
Autrice: A.K. Small
Data di uscita: 21 maggio 2019
Pagine: 304 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2voX9GR

Trama [tradotta da me]: Le migliori amiche Marine Duval e Kate Sanders si sono allenate alla Paris Opera Ballet School sin dall'infanzia, dove hanno formato un legame inseparabile in seguito alle tragedie avvenute nelle rispettive famiglie e all'amore per la danza. Quando il corpo di una studentessa viene trovato nei dormitori proprio prima dell'inizio del loro ultimo anno, Marine e Kate cominciano a chiedersi cosa farebbero pur di vincere il massimo premio: essere la ragazza selezionata per unirsi al prestigioso corpo di ballo dell'Opera. Morirebbero? Imbroglierebbero? Sedurrebbero il ragazzo più talentuoso della scuola, soprannominato il Semidio, sperando che la sua magia faccia brillare anche loro? Nessuna delle due ragazze ne è sicura.

Ma poi Kate si avvicina al Semidio, anche se pure Marine ha cominciato a catturare il suo cuore. E mentre il giorno della selezione si fa sempre più vicino, la competizione—per il premio, per
il Semidio—diventa più agguerrita e Marine e Kate capiscono che hanno tutto da perdere, incluse l'un l'altra. 

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Dunque, la trama è un po' fuorviante - sebbene abbia delle vibes alla Cigno Nero, non c'è nessuno che sta facendo fuori i rats della scuola di Nanterre per eliminare la competizione. Ma è proprio la competizione che porta una ragazza di nome Yaelle a morire letteralmente di fame pur di essere leggera abbastanza per volare e sfidare la forza di gravità nella danza. 

Ed è in seguito a questo - e al primo posto della classifica settimanale pererennemente occupato da Gia "The Ruler" Delmar - che Marine e Kate cominciano a chiedersi cosa farebbero pur di vincere. 

La scuola di Nanterre ha tante regole: ragazzi e ragazzi entrano quando sono ancora piccoli, poco più di dieci anni, e studiano e si allenano senza sosta perché non ci si può mai rilassare un attimo - se si è bravi abbastanza ogni anno si arriva alla Divisione successiva, ogni settimana si deve ballare per mostrare i progressi e il proprio talento e se non ci si piazza abbastanza in alto si fanno le valigie e si torna a casa. 

Marine e Kate sono amiche da quando avevano undici anni, da quando la loro compagna di stanza era stata mandata a casa e nella notte si sono confidate i propri dolori familiari: Marine balla per il suo fratello gemello Oli che non c'è più e il cui sogno era studiare a Nanterre, Kate è stata abbandonata dalla madre quando aveva sei anni e da allora ha sempre momenti in cui il vuoto dentro di sé minaccia di soffocarla. 
Hanno stretto un patto con la luna testimone: sono diventate sorelle, si confidano tutto e nella danza sono l'una la più grande alleata dell'altra quando si tratta di provare e di correggere gli errori. 

Ma sono anche molto diverse: Marine ha un senso del ritmo che tutti le invidiano, ma Kate brilla di luce propria come una stella. 
Oli continua ad essere l'unica cosa importante per Marine e tutto è fatto in funzione della sua memoria senza una particolare ambizione personale, Kate invece ha la tendenza a perdersi dietro ai ragazzi e il suo atteggiamento nei confronti delle "relazioni" non è per niente sano ma danzare è quello che ha sempre voluto per restare ancorata alla realtà. 

E anche in questo caso la trama è fuorviante: non aspettatevi un triangolo amoroso. 
Perché sì, Cyrille il Semidio arriverà a creare problemi tra Marine e Kate, ma non nel modo in cui pensate voi. E personalmente io non l'ho nemmeno trovato tutto questo granché.


Fin dall'inizio ho sempre avuto una certa preferenza per Marine perché certi atteggiamenti - specialmente quelli manipolatori - di Kate non mi piacevano, ma successivamente sono arrivata a comprendere anche lei. 

Bright Burning Stars è un romanzo che indaga l'amicizia femminile quando viene messa a dura prova e sotto pressione, quando anche anni di solida unione scricchiolano sotto il peso della realtà. 
Perché il primo posto è uno solo, perché le chiacchiere diminuiscono e i silenzi aumentano, perché i segreti taciuti vengono poi scoperti nel peggiore dei modi, perché anche la frase più innocente viene udita con la peggiore sfumatura possibile. 

Il fatto che sia narrato dal doppio punto di vista aiuta a comprendere entrambe le parti, a vedere come quando una di loro cerca di tendere la mano per ristabilire quella connessione che le ha sempre unite poi il gesto viene frainteso oppure ignorato. 
Seguiamo Marine e Kate in un percorso che le separa, che le porta a soffrire da sole per poi rialzarsi sempre da sole per scoprire chi sono davvero Marine e Kate senza l'altra.
Perché l'anno a Nanterre sta per finire: forse non vincerà nessuna delle due, forse una invece si aggiudicherà il primo posto a discapito dell'altra, ma in ogni caso il momento di separarsi è all'orizzonte e forse per entrambe è giunto il momento di scoprire perché danzano e cosa significa davvero per loro. 


Ci ho messo tanto tempo a leggerlo perché il lavoro mi sta sfiancando e se anche riesco a staccare il cervello una volta che arrivo a casa, poi finisco per addormentarmi quasi immediatamente. Tuttavia mi è piaciuto e si vede che l'autrice è stata lei stessa una ballerina perché Bright Burning Stars presenta tantissimi temini specifici della danza. Poi a me piacciono i romanzi che parlano di amicizie femminili che vanno in crisi e questo ne è davvero un ottimo esempio.

Non mancano gli argomenti "scottanti": si parla di suicidio, abuso di droghe, relazioni tossiche, aborto e anoressia - ma non sempre sono stati trattati nel migliore dei modi. 
Gli adulti sembrano ciechi anche di fronte all'evidenza e sottovalutano i problemi e non mi è piaciuto come il riprendersi dall'anoressia sia stato romanticizzato, come la guarigione o la ricaduta dipendano da quanto ti ritiene bella o ti ignora un ragazzo. Forse l'autrice avrebbe dovuto prendersi un po' più di tempo per esplorare questi traumi e le loro conseguenze, ma riesce comunque a dare un'idea della gravità di questi problemi. 

mercoledì 22 maggio 2019

WWW.. Wednesday! #145

Ditemi un po', vi ho mai detto quanto detesto maggio?
Al lavoro va uno schifo e ieri sera volevo rilassarmi un po' e volevo mettermi al computer per scrivere la recensione - sia italiana che inglese - di Bright Burning Stars, ma indovinate un po'? Il computer non ne voleva sapere di accendersi.  

Quindi questo post e la recensione li ho scritti con il computer dei miei genitori e nel frattempo il mio stomaco è divorato da un attacco d'ansia - tanto per cambiare. 


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Lunedì notte ho finito di leggere Bright Burning Stars di A.K. Small - uscito ieri negli USA. Di base mi è piaciuto perché mi piacciono i romanzi che parlano di amicizie che vanno in frantumi, ma ci sono stati anche argomenti seri che potevano essere affrontati in modo migliore. La recensione arriva domani. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)


Comincio stasera The Lover's Dictionary di David Levithan - e spero veramente di non metterci due settimane, anche se non credo sarà il caso.



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


Qui c'è veramente bisogno di farsi due risate, quindi mantengo in programma Felinia. Non tutte vogliono essere Marilyn di Sketch & Breakfast e poi vediamo. 

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WWW Wednesday brevissimo e anche alquanto ripetitivo come negli episodi precedenti, ma ehi - almeno l'ho aggiornato! 
Raccontatemi delle vostre letture nei commenti oppure lasciatemi il link - e intanto pregate che io possa passare da voi con il mio computer che ha deciso di riprendere a vivere senza bisogno (dei tempi biblici) del tecnico invece che con quello dei miei genitori.

venerdì 17 maggio 2019

Singing the Book #7

So che oggi è venerdì 17 ma, per quanto mi riguarda, i due giorni precedenti hanno ampiamente compensato per schifo quindi oggi non può che andare meglio - no? 
O magari no, visto che dicono che non c'è due senza tre e già oggi è cominciato con un bel prelievo di sangue che non mi ha privata solamente di globuli rossi, bianchi e piastrine ma anche di un bel po' di soldi in ticket.

Sono sempre ferma a metà di Bright Burning Stars di A.K. Small perché il sonno scorre potente dentro di me (semi cit.) e quindi vediamo di consolarci con un po' con di musica.

Singing the Book è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro (e racconto) libri il cui titolo è lo stesso - o con qualche piccola variante - di canzoni che amo oppure ho amato e che potrebbero o non potrebbero c'entrare affatto con la trama.

Questo è il settimo appuntamento del Singing the Book e oggi parliamo di libri di cui non so assolutamente nulla perché sono semplicemente apparsi mentre cercavo altro ma il cui titolo mi ha immediamente fatta iniziare a cantare

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The One That Got Away di Melissa Pimentel / The One That Got Away di Katy Perry

Non ricordo se ero su Goodreads per recensire un libro e lui era tra i suggerimenti per similitudine oppure se ero semplicemente entrata nella home e a fianco mi sono trovata i suggerimenti generali, ma ho notato subito il titolo e subito ho pensato alla canzone omonima di Katy Perry. Non sono una fan della Perry perché il mio genere è un altro, ma alcune delle sue prime canzoni mi piacevano e mi restavano in testa per giorni e di quel suo terzo album questa era una di quelle che mi piacevano di più - le altre sapete che le amo in versioni diverse, ET fatta dagli Yellowcard e Firework fatta dagli Hopes Die Last. Comunque, tornando a noi, il libro è un chick-lit e di norma non sarei propensa a leggerlo, ma dalle premesse sembra una rivisitazione moderna di Persuasione di Jane Austen - che è il mio secondo preferito dopo Orgoglio e Pregiudizio - e quindi potrei anche farci un pensierino su. Il testo della canzone della Perry si adatta perfettamente ma, essendo il libro un chick-lit, questo avrà sicuramente il lieto fine mentre la canzone va in un'altra direzione. 




Call It What You Want di Brigid Kemmerer / Call It What You Want di Taylor Swift

Questo libro invece l'ho scoperto su NetGalley mentre ero alla ricerca di nuovi titoli e per spulciare gli ultimi aggiunti - infatti uscirà il 25 giugno per Bloomsbury. Ho letto il titolo e ho subito cominciato a cantare la canzone della Swift - è stato più forte di me. Ora, ormai è noto al mondo intero che io ascolto prevalentemente rock con varie mescolanze e influenze, ma la Swift degli esordi - quella country - mi piaceva tanto e l'album Fearless del 2008 l'ho amato dalla prima all'ultima traccia. Nel corso degli anni non l'ho seguita più così assiduamente, ma ci sono sempre state nei suoi album canzoni che mi piacevano particolarmente - a volte molto più di altre e altre con cover molto riuscite (Look What You Made Me Do fatta dagli Our Last Night). L'ultimo album - Reputation - non l'ho molto ascoltato e non sono molte le canzoni che hanno richiesto un ascolto ossessivo e ripetuto perché mi avevano colpita più di altre, ma Call It What You Want è una di quelle di quelle. Il libro è uno YA che, devo dire, mi ispira anche alquanto ma, non andando la mia conoscenza oltre la trama, non so dire se la canzone si adatti o meno - a sensazione, per quanto riguarda le strofe più che il ritornello, direi di sì. 




I Wanna Be Where You Are di Kristina Forest / Straight to My Head degli You me At Six

Anche questo libro l'ho scoperto su NetGalley mentre ero in esplorazione - e anche questo esce a giugno. Con un titolo del genere ed essendo gli You Me At Six una delle mie band preferite, era inevitabile mettermi a cantare una delle mie canzoni preferite dell'album uscito alla fine dell'anno scorso - e vi starete chiedendo dove sta la connessione, ma I Wanna Be Where You Are è proprio la frase/verso che dà inizio al ritornello della canzone. Il libro è uno YA e dalla premesse mi ricorda vagamente il film Nata per Vincere con Hilary Duff, con le differenze che nel film si tratta del canto e della protagonista che proprio frequenta la scuola di nascosto dalla famiglia mentre nel libro l'arte in questione è la danza e Chloe vuole andare di nascosto a fare l'audizione per entrare nella scuola, con l'aggiunta del ragazzo vicino di casa che vuole assolutamente andare con lei altrimenti spiffererà tutto a sua madre - potrei anche leggerlo, si sa che amo gli YA e il trope frenemies. La canzone però non credo che si adatti, ma è sempre bello sentirla - anche live



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Eccomi giunta alla fine dell'appuntamento di maggio - tranquilli, ho ancora canzoni e libri per almeno altri due episodi. E fatemi un applauso perché non mi sono addormentata con la faccia sulla tastiera mentre scrivevo tutto questo. 
Nel frattempo ditemi se le canzoni le conoscevate oppure se i libri vi ispirano e noi ci sentiamo prestissimo (spero)!

mercoledì 15 maggio 2019

No WWW, no party #13

Vorrei dire che il tempo vola e che, wow, è di nuovo già mercoledì e sarebbe ora di un nuovo WWW Wednesday, ma: 
 
1. come avrete notato dal titolo, oggi non c'è un nuovo WWW Wednesday e
2. com'è che il tempo vola solo quando puoi fare le cose che ti piacciono?
 
Detto questo, sono perennemente stanca - roba che quasi mi addormento con la faccia nel piatto a cena e ci rendiamo conto che mi addormento sul serio mentre sto guardando un episodio di una serie televisiva o poco dopo che ho iniziato a leggere? 
 
Io oooodio! (cit.)

Quindi, senza ulteriori indugi, vediamo a che punto sono (ferma).


WWW Past: P.S. I Like You di Kasie West, di cui potete leggere la mia recensione QUI se ancora non l'avete fatto. Si può tornare al liceo in queste circostanze?

WWW Present: addormentandomi nel frattempo un paio di volte, ieri sera sono riuscita ad andare avanti di un 15% con Bright Burning Stars di A.K. Small - il che mi ha portata a metà e alla fine della prima parte.

WWW Future: ho ancora in programma The Lover's Dictionary di David Levithan e Felinia. Non tutte vogliono essere Marilyn di Sketch & Breakfast.

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Il mio brevissimo post si chiude qui e spero che voi, con i vostri commenti e con i link dei vostri post, passerete ad allietare il mio misero mercoledì. Poi, tra un sonnellino e l'altro passo a ricambiare la visita, giuro!
Cheers. :)

lunedì 13 maggio 2019

What's on my bedside table? #61 | "Bright Burning Stars" di A.K. Small

Buon inizio di settimana a tutti voi - e si spera anche a me.  

Di norma nel weekend sarebbe arrivata una recensione, ma sono ancora molto indietro con la lettura e per fortuna mi sono ricordata che potevo programmare un appuntamento di questa rubrica in modo da non lasciare il blog troppo vuoto - e dubito persino che mercoledì avrò un nuovo appuntamento del WWW Wednesday da proporvi.
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Bright Burning Stars" di A.K. Small
Un inedito che uscirà la settimana prossima negli USA.


SONO A... 
Pagina al 35%. Ieri sono riuscita ad andare un bel po' avanti dopo non essere riuscita a prenderlo in mano da martedì e devo dire che mi sta piacendo e prendendo molto. La vena mystery promessa dalla trama deve ancora arrivare, ma la sfumatura thriller è presente e la storia ha quelle vibes da Cigno Nero - la competizione, le calorie ingerite, la ricerca della perfezione nello stile e nel ritmo, l'amicizia più solida che vacilla quando si tratta di arrivare in cima e raccontando la storia da entrambi i punti di vista di Kate e Marine si ha il quadro di come le cose non siano affatto equilibrate. 


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... è un'eARC che mi ha mandato la Algonquin Books.