venerdì 17 gennaio 2020

Singing the Book #15

Il mese scorso l'appuntamento di questa rubrica era caduto di venerdì 13 e oggi invece è venerdì 17, ma noi la sfortuna non la temiamo. Forse. 
Però forse dovremmo, visto che questo appuntamento con tutta probabilità sarà il penultimo dal momento che sto finendo gli abbinamenti. 

Singing the Book è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro (e racconto) libri il cui titolo è lo stesso - o con qualche piccola variante - di canzoni che amo oppure ho amato e che potrebbero o non potrebbero c'entrare affatto con la trama.

Siamo al quindicesimo appuntamento e oggi sono libri di cui ho scoperto l'esistenza tramite la solita newsletter quotidiana di BookBub.

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Closer di Aria Hawthorne / Closer dei The Chainsmokers feat. Halsey

Non ricordo neanche in che occasione o quando ho sentito la canzone per la prima volta - probabilmente mi era comparso il video sulla home di YouTube, ne sono rimasta incuriosita e ho cliccato. Non ricordo nemmeno se la voce di Halsey l'ho sentita qui per la prima volta oppure se conoscevo già Colors - grazie a Teen Wolf perché il suo attore protagonista compare nel video - ma ora non ho voglia di andare a controllare le date. Dopo Closer non sono diventata fan dei Chainsmokers, ma Paris e alcune delle loro collaborazioni mi piacciono molto - in particolare quella con i One Republic (How to Love) e quella con i Coldplay (Something Just Like This) e quest'ultima è quella che mi stupisce di più, considerando che della band di Chris Martin mi sono piaciute sempre e solo due canzoni - ancora di più se nelle versioni cover cantate dai miei cantanti preferiti. Closer però resta la mia preferita - anche se i Boyce Avenue ne hanno fatto una cover che gradisco molto - e c'è stato un periodo in cui non ascoltavo veramente altro. Non ho neanche bisogno di andare a rispolverare il testo per dirvi che libro e canzone non hanno niente in comune. 




Daughters and Sons di Tom Fowler / Sons & Daughters di Allman Brown feat. Liz Lawrence

Titoli simili, solo leggermente invertiti - ma agli opposti in quanto a temi: il libro è un crime, la canzone parla di amore e famiglia. Canzone che ho sentito in parecchi telefilm che ho seguito/seguo: Beauty and the Beast, The Night Shift, The Good Doctor... ma, se mi baso sugli anni in cui questa canzone ha fatto parte di un episodio di suddette serie, è più probabile che io l'abbia sentita per la prima volta nel 2014 guardando la prima stagione di Reign. Non è una canzone che ascolto spesso e sinceramente adesso non ricordo se fa ancora parte della mia playlist in macchina oppure se l'ho tolta per fare spazio ad altro, però mi piace - anche se in realtà, appena ci penso, non dico che mi capita di confonderla non con un'altra canzone esattamente ma più che altro con un gruppo. Questo perché per prima mi suona sempre in testa Medicine dei Daughter, canzone che per me è indossolubilmente legata a Person of Interest - una serie televisiva che mi è entrata nel cuore, che all'inizio mi piaceva molto ma che poi ho iniziato ad amare nel momento esatto in cui ho sentito il testo perfetto di Medicine in uno degli ultimi episodi della terza stagione. Ma ora sto divagando. 




The Way She Lied di Marla Madison / Love The Way You Lie di Eminem feat. Rihanna

Ora, di questa canzone non venitemi a chiedere da chi, come, quando, dove e perché ne sono venuta a conoscenza perché stiamo parlando di una canzone del 2010 - a momenti manco ricordo cos'ho fatto l'altro giorno, figuriamoci questo. Non vi so dire se la prima volta che l'ho sentita è stata perché me l'ha fatta ascoltare la mia amica di Milano giù in vacanza, se esistevano ancora i canali musicali in televisione come il compianto MTV e io avevo visto il video, se era stata una delle mie migliori amiche a parlarmene perché alle medie ascoltava Eminem e Rihanna è il suo idolo. Non lo so. Qualunque sia stata la spinta iniziale, questa canzone - sebbene non la ascolti da anni - ancora mi piace: per un periodo alle medie ho ascoltato anche io Eminem e mi piacevano/piacciono ancora adesso alcune canzoni di Rihanna. Lo so, cozza tanto con il mio tanto proclamato amore per il punk/rock/emo e qualsiasi altra commistione di genere vogliate buttarci dentro, ma che volete farci. E alla fine di questo monologo credo che libro e canzone abbiano ben poco in comune. 




The Rich and Famous Romance Series di Michelle Pennington / Lifestyles of the Rich & Famous dei Good Charlotte

Sfido chiunque, ma chiunque, a non mettersi a cantare la canzone dei Good Charlotte vedendo un titolo di serie così - neanche se ascoltavate un altro genere, neanche se avete vissuto degli anni adolescenziali di musica che non siano stati favolosi, neanche se vivevate sotto una roccia o in una caverna, neanche se eravate su un altro pianeta perché è impossibile che non abbiate mai sentito almeno una volta questa canzone. Oddio, dove si firma per tornare a quegli anni? Musicalmente parlando, eh. I Good Charlotte non sono mai diventati una delle mie band preferite - lo dimostra il fatto che siano una di quelle band da cui poi mi sono allontanata negli anni successivi - ma i loro primi album mi piacciono ancora tantissimo e quando sento che è uscito qualcosa di nuovo, anche se in ritardo e non più "sul pezzo" come una volta, non manco mai di ascoltarlo. E visto che la serie ha per protagonisti una star del rock, una star del cinema, un miliardario e un principe... che dite? Gliela dedichiamo questa canzone?




Pretty Reckless di Jane Anthony / Just Tonight dei The Pretty Reckless

Stavolta non siamo qui per la canzone, ma siamo qui proprio il nome della band e questo perché, quando ho visto il titolo del libro, ho avuto un flash improvviso dell'attrice Taylor Momsen - che in Gossip Girl interpretava Jenny Humphrey - quando se ne è uscita con un look e un trucco che aveva scioccato tutti, abituati com'erano (e mi ci metto in mezzo anche io) a vederla vestita con l'uniforme scolastica dello show e a considerarla solo la sorellina di Dan Humphrey. Ma sebbene in linea con i miei gusti - e trucco, anche se ancora di poco - dell'epoca, la canzone citata sopra è l'unica che abbia mai ascoltato della sua band. E di tutti gli abbinamenti che vi ho presentato oggi, questo potrebbe essere l'unico caso in cui c'è qualcosa in comune a tutti e due. 



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Dunque, non vi chiederò se conoscete i libri perché non li conosco neppure io. 
Ma le canzoni? Ho per caso risvegliato qualche parte della vostra adolescenza che avevate dimenticato con alcune di queste? 
Scrivetemi tutto nei commenti e con questa rubrica ci vediamo il mese prossimo!

giovedì 16 gennaio 2020

[English Spotlight] "Cub" by Cynthia L. Copeland

Vi avevo già anticipato, quando l'avevo recensito, che avrei partecipato al blogtour in occasione della sua pubblicazione - e il giorno è arrivato. 

Grazie a Kristen della Algonquin Books e NetGalley per l'eARC in anteprima. 


First of all, thanks to Kristen from Algonquin Books for sending me an eARC - I'm thankful for being a part of this blogtour. 
Today I'm gonna introduce you to the book, but you can already read my English review on Goodreads and NetGalley
So, without further ado, let's begin! 

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Twelve-year-old Cindy has just dipped a toe into seventh-grade drama—with its complicated friendships, bullies, and cute boys—when she earns an internship as a cub reporter at a local newspaper in the early 1970s. A (rare) young female reporter takes Cindy under her wing, and Cindy soon learns not only how to write a lede, but also how to respectfully question authority, how to assert herself in a world run by men, and—as the Watergate scandal unfolds—how brave reporting and writing can topple a corrupt world leader. Searching for her own scoops, Cindy doesn’t always get it right, on paper or in real life. But whether she’s writing features about ghost hunters, falling off her bicycle and into her first crush, or navigating shifting friendships, Cindy grows wiser and more confident through every awkward and hilarious mistake.

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Praise for CUB:

"Copeland's first graphic novel for kids successfully integrates the right balance of coming-of-age issues into those arising from her early-'70s setting; many of the latter are eerily similar to those that the country is still experiencing . . . This tale of middle-grade angst and self-consciousness is laced with humor and nostalgia."
Kirkus Reviews, starred review

“Deftly juggling Cindy’s school days, internship, and home life, Copeland crafts a multilayered, year-in-the-life story within a complex historical context.”
Publishers Weekly, starred review

“Raina Telgemeier fans will lap this up, particularly though who need a shot of courage or reassurance heading into the maelstrom of middle school.”
Bulletin of the Center for Children's Books


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Cynthia L. Copeland is the New York Times bestselling author of more than 25 books, including Really Important Stuff My Dog Has Taught Me and The Diaper Diaries. Her books have sold more than a million copies in eight languages, and have been featured on Good Morning America, selected for Oprah’s “O List” in O Magazine, and recommended by Ann Landers. Ms. Copeland lives in New Hampshire with her family.

mercoledì 15 gennaio 2020

WWW.. Wednesday! #175

Ho sonno e fa freddo. Fa freddo e ho sonno. E potrei continuare così all'infinito. 

Vorrei avere un sacco di novità da raccontarvi, ma... fondamentalmente no, non ne ho. 
Però ho una domanda per voi. 

Che rapporto avete con le doppie copie di libri? Ne acquistate se si tratta di edizioni particolari di libri che avete amato? 

Io ce l'ho in wishlist già da mesi - sin da quando ne ha dato l'annuncio - ma il mese prossimo uscirà una nuova edizione di Cracked Up to Be con una nuova veste grafica simile a quella di Sadie e ieri ho visto la copia in anteprima sul profilo IG di Courtney Summers - e niente, è bellissima. 
Inoltre avrà un'introduzione scritta da lei (dove parlerà di cosa significava questa storia dodici anni fa quando l'ha pubblicata e di cosa significa pubblicarla di nuovo ora), il testo rivisitato e un nuovo design anche all'interno - inutile dire che sarà mia. 

Sento la povertà che si avvicina, ma ci interessa se si tratta della Summers?
SPOILER: NO. 


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
I libri finiti in questi ultimi sette giorni sono stati due. 
Il primo è stato una cocente delusione, scritto con una superficialità ai limiti del ridicolo: sto parlando di #NotReadyToDie di Cate Carlyle, che tratta davvero male un argomento serio come una sparatoria a scuola. Recensione QUI.
È andata invece meglio con il secondo, Jane Anonymous di Laurie Faria Stolarz - un thriller psicologico davvero intrigante che si focalizza forse più sul trauma che sul "chi", ma che coinvolge il lettore ugualmente. Recensione QUI.



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
Sono solo al 10% di Tweet Cute di Emma Lord perché a gennaio ricomincia sempre il mondo in quanto a serie televisive e ieri la giornata è stata divisa tra veramente troppi episodi da recuperare e pure un sonnellino in poltrona. Ovviamente è troppo presto per potervi dire qualcosa, ma le premesse mi piacciono tanto - sarà l'atmosfera alla C'è Posta per Te. Lo so, ho un problema di dipendenza da quel film. 



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)

 
Sebbene le eARC su NetGalley siano sempre numerose e ancora in doppia cifra - ma di pochissimo - vorrei prendermi un attimo una pausa e dedicarmi a due piccoli cartacei da poco entrati nella mia libreria: il primo è State of the Union di Nick Hornby (e chissenefrega se a molti non è piaciuto, sempre di Nick Hornby si tratta) e Christmas in July di Jay Asher. Sono entrambi molto brevi, quindi non so ancora se farò una recensione vera e propria oppure se ve ne parlerò in un BRT - ditemi voi cosa preferite. 

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E anche questa settimana leggiamo in italiano la prossima - e credo che sentirete questa frase ancora per parecchio, quindi so che le mie letture sono sconosciute ai più. Però ehi, quello di Nick Hornby esiste in italiano con il titolo Lo stato dell'unione - ma è edito Guanda (leggi: costa un rene e un polmone dal momento che il cartaceo di 145 pagine ha un prezzo di copertina di 16,00€). Quindi inglese always and forever - e poi non ho mai letto Hornby in altra lingua che non fosse quella originale. 
La parola a voi adesso: come procedono le letture ora che siamo già a metà del primo mese dell'anno nuovo? Avete ingranato il ritmo o state ancora faticando? 
Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post e passerò appena possibile a ricambiare la visita!

lunedì 13 gennaio 2020

[Recensione] "Jane Anonymous" di Laurie Faria Stolarz

Buon inizio settimana, lettori! 

Oggi dovrebbe finalmente arrivare la copia sostitutiva di A Prom to Remember di Sandy Hall - perché, se avete letto il post in cui vi mostravo i miei regali ricevuti per l'Epifania, sapete che il libro mi era arrivato in condizioni pietose. 


Venendo al libro di oggi, vi avevo chiesto nell'ultimo WWW Wednesday se volevate la trama più esplicita o meno - nessuno di voi si era espresso, quindi ho scelto la trama meno rivelatoria.

Grazie alla St. Martin's Press per la copia digitale in anteprima - anche se io arrivo solo adesso. Courtney Summers ha caldamente consigliato questo libro e grazie a Beatrice della CE che mi ha contattata proprio lei per prima, proponendomelo perché ho amato Sadie - ormai la mia devozione per la Summers è nota anche oltreoceano.


Titolo: Jane Anonymous
Autrice: Laurie Faria Stolarz
Data di uscita: 7 gennaio 2020
Pagine: 320 (Kindle Edition)
Editore: Wednesday Books
Link Amazon: https://amzn.to/2FxBKQQ

Trama [tradotta da me]: Prima “Jane” era la tipica diciassettenne in una tipica periferia del New England che si preparava per il suo ultimo anno di superiori. Aveva una lavoro part-time che le piaceva, una fantastica migliore amica, genitori un po' troppo autoritari ma amorevoli e una cotta per un ragazzo che l'avrebbe portata al concerto della sua band preferita. Non avrebbe mai immaginato che, nella sua cittadina dove non accade mai nulla, una serie di piccole coincidenze avrebbe portato ad uno svolgersi di eventi che avrebbe per sempre cambiato la sua vita.

Ora sono passati tre mesi da quando “Jane” è scappata dalla prigionia ed è tornata a casa. Tre mesi in cui è stata la ragazza che è stata rapita, la ragazza tenuta segregata da un “mostro”. Tre mesi in cui ha scritto tutto quello che ricordava di quei sette mesi rinchiusa in quella stanza completamente bianca. 


Ma se tutto quello che pensavi di sapere―tutto quello che pensavi di aver sperimentato―si rivelasse essere una bugia?

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TRIGGER WARNING: rapimento, prigionia, sindrome da stress post-traumatico, manipolazione emotiva e psicologica, morte di un animale (passata).


Jane Anonymous - questo il nome che la protagonista si è scelta per non farsi riconoscere da chi leggerà la sua storia che sta mettendo per iscritto - è una ragazza che nell'estate prima del suo ultimo anno di superiori viene rapita e tenuta in ostaggio per sette mesi, prima di essere in grado di scappare.

Jane è a casa da tre mesi, ma lei non sa più cosa voglia dire avere una vita normale - ed è quello che tutti, dai suoi genitori alla sua migliore amica a chi semplicemente sa chi è, si aspettano. Jane è in mille pezzi dopo un'esperienza del genere, ci sono abitudini che ha assunto durante la prigionia che non riesce ad evitare nemmeno ora che è a casa. Si isola e sceglie di rinchiudersi nella sua camera - tra le lacrime di frustrazione di sua madre e il silenzio comprensivo di suo padre, tra la paziente attesa della sua migliore amica Shelley e l'empatia non opprimente di quello che stava per diventare qualcosa di più di un amico Jack - perché certi odori, certi rumori e persino certi colori possono far scattare un attacco di panico anche nei momenti più inaspettati.

Così Jane scrive e ci narra la sua storia, ci racconta di quella serie di circostanze o fatali coincidenze che hanno portato al suo rapimento, di come forse sarebbe stato evitabile se solo... e procede poi, tra il terrore e la confusione e la rabbia e lo sgomento, a descriverci il suo periodo di prigionia: un rapitore che poi non ha più visto, pareti e mobilio di un bianco accecante, regole di buon comportamento da seguire per guadagnare stelle e per ricevere al raggiungimento dell'obiettivo un "premio", l'inquietudine provocata da ciò che trova nei cassetti del suo alloggio e che dimostra che lei non è una vittima casuale, le urla di altre ragazze fuori dalla porta, la presenza consolante di Mason - un altro prigioniero che è riuscito a trovare una via nei condotti di aerazione e che attraverso il muro le permette di non perdere la sanità mentale.

Quando però ha l'occasione di fuggire, Jane è costretta a lasciarlo - ma nessuno dopo crede alla sua esistenza, nemmeno quando lei ha quasi un collasso nervoso perché nessuno si decide ad andare a salvarlo. Mason esiste davvero? Oppure è stato frutto della sua immaginazione per non impazzire?


Jane Anonymous è stato un romanzo che mi ha tenuta incollata alle pagine. 

Si alterna tra passato e presente ed è estremamente claustrofobico - prima perché aspetti con il fiato sospeso il momento in cui Jane sarà rapita, poi durante tutto il periodo di prigionia non sai cosa aspettarti e anche una volta che Jane è libera sei lì, come lei, che ti guardi alle spalle e sobbalzi ad ogni rumore.

Essendo narrato dal punto di vista di Jane è più intimo, più personale ma anche più inaffidabile perché le percezioni sono facilmente manipolabili dalle circostanze e/o da fattori esterni. La stessa mente di Jane diventa un campo minato di ricordi che forse non sono esatti, di ricordi e scene di vita che non sa come mettere insieme perché in fondo non è pronta a farlo, di incubi che di notte le fanno dubitare di tutto - frasi che le sussurrano cose che potrebbero essere accadute e di cui ha paura, scene di conforto che assumono aspetti inquietanti.

Il trauma di Jane è grande, ma così grande che certe abitudini della prigionia se le è portate dietro - perché non sa più cosa significhi essere intera, perché una parte di lei è ancora là e sente la mancanza del conforto di Mason, l'unico che spezzava il silenzio.

E proprio perché il romanzo si concentra più sul trauma che su altri aspetti - e sebbene per più di metà romanzo io abbia evitato di fare teorie - alla fine ho capito come erano andate le cose, ma ciò non le ha rese meno inquietanti.

Jane Anonymous è un romanzo psicologico che affronta il trauma dell'essere rapiti e tenuti in ostaggio per motivazioni che vanno ben oltre il riscatto - che affronta il trauma del doversi riguadagnare quella libertà che diamo sempre per scontata ma che, anche una volta riguadagnata, è macchiata da quello che abbiamo subito. Affronta il trauma di dover tornare ad una normalità che non sentiamo più nostra, una normalità che gli altri si aspettano e la loro frustrazione e il loro disappunto quando non l'abbracciamo come si aspetterebbero. Affronta l'importanza della terapia, ma soprattutto l'importanza di trovare il terapista giusto che sappia ascoltare quando siamo pronti a parlare e che non ci forzi la mano quando non lo siamo.

Jane Anonymous è un romanzo che, una volta iniziato, non riuscirete più a posare fino a quando non sarete arrivati alla fine. 


sabato 11 gennaio 2020

[Recensione] "#NotReadyToDie" di Cate Carlyle

Ne avevo già avuto il sentore leggendo qualche recensione in qua e in là su Goodreads, ma devo dare ragione a chi ha bocciato questo libro e unirmi al loro coro - ecco quindi la prima recensione negativa dell'anno. 

Un grazie a NetGalley e alla Common Deer Press per la copia digitale (ormai non più in anteprima vista la data) in cambio della mia onesta opinione. 


Titolo: #NotReadyToDie
Autrice: Cate Carlyle
Data di uscita: 7 ottobre 2019
Pagine: 200 (Kindle Edition)
Editore: Common Deer Press
Link Amazon: https://amzn.to/2sAGpyN

Trama [tradotta da me]: La vita di Ginny subisce una battuta di arresto improvviso un fatidico lunedì quando qualcuno armato si presenta alla Southwestern High School durante la prima ora. In isolamento con la supplente e la sua cotta segreta Owen entrambi gravemente feriti, Ginny deve fare squadra con Kayla - una delle "barbie". Insieme devono provare a tenere i loro compagni di classe vivi in mezzo al terrore e al dolore. Mentre il caos continua ad infuriare, Ginny è assillata dalle domande: ha giudicato Kayla troppo duramente? Avrà mai l'occasione di invitare Owen al ballo? Il litigio che ha avuto sua madre prima di scuola sarà la loro ultima conversazione? Con l'incertezza di tutti quanti di uscirne vivi che cresce ad ogni minuto, c'è solo una cosa che Ginny sa per certo: nessuno ne uscirà immutato. 



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TRIGGER WARNING: sparatoria scolastica, autolesionismo. 


Sapete che questo argomento si presenta spesso nei libri che leggo, ma forse non sapete che la prima volta che mi ci sono imbattuta è stata quando ero un'adolescente e guardavo One Tree Hill su Rai 2. One Tree Hill è una serie che amo ancora oggi per svariati motivi, ma quell'episodio della terza stagione me lo ricordo ancora adesso tredici anni dopo. 

Se volete un libro che racconti bene di una sparatoria scolastica, questo è il libro sbagliato - quindi e v i t a t e l o

È un libro breve, quello che dovete sapete è tutto nella trama ed è stato scritto in maniera tremendamente superficiale. 

Ora, io non ho mai vissuto questo genere di situazione o qualcosa di simile che significasse un pericolo immediato per la mia vita e spero di non viverla mai, ma ci sono cose che sono veramente poco realistiche. 

La storia inizia già con Ginny e i suoi compagni di classe nascosti sotto i banchi dopo che Owen - il ragazzo per cui ha una cotta - è riuscito ad entrare a malapena nell'aula prima che la supplente Miss Jones riuscisse a chiudere a chiave la porta. Entrambi sono gravemente feriti perché sono stati colpiti e hanno bisogno di assistenza medica e solo Kayla - che Ginny continua a chiamare Barbie solo perché è una cheerleader - è in grado di praticare le prime manovre di pronto soccorso per cercare di guadagnare tempo. 

Ora, di norma saremmo tutti terrorizzati, no? 
Ci sta che ci sia chi si mette a piangere, chi va nel panico, chi cerca di isolarsi - anche chi cerca di distrarsi pensando o bisbigliando di cose futili come meccanismo di sopravvivenza per non cedere il controllo all'angoscia. 

Non esiste che qualcuno si metta a fare un sonnellino sotto il banco. NON ESISTE. 
Non esiste che Ginny sia lì a preoccuparsi di non poter invitare Owen al ballo, che si dica che non permetterà a chi c'è armato là fuori di rovinarle i piani, che sia lì a pensare che Kayla voglia rubarle il suo Owen mentre si prende cura delle sue ferite. 

Non esiste un ritmo che ci dica quanto tempo passi a meno che non siamo noi a focalizzarci sull'orario dei tweet di aggiornamento dai telefoni dei ragazzi e di chi sta all'esterno tra genitori impauriti e media arrivati a coprire la notizia.
Il fatto che sia narrato al passato e non al presente gli toglie anche quel senso di ansia che si dovrebbe provare di fronte ad una storia con una tematica del genere. 

Ginny ci parla della sua vita, di quando era piccola e di adesso, e non capisco se è stata scritta apposta così insopportabile e stupida - perché fa dei ragionamenti che sono da ragazzina pre-adolescente e non da una che è quasi all'ultimo anno di superiori. 

Se volete lo spoiler, evidenziate la parte sotto. 

Praticamente ad un certo punto scopre che il suo Owen è gay e sta con un loro compagno di classe. Prima di capirlo, si rende ridicola dicendo che quando Owen riprenderà conoscenza sicuramente lei sarà la prima persona che lui vorrà vedere e poi, quando finalmente glielo dicono in faccia, allora decide di stargli alla larga e di ignorarlo - certo, il tuo migliore amico e interesse amoroso si sta solo dissanguando sul pavimento, ma ignoralo pure perché sei stata friendzonata e perché i tuoi sentimenti sono più importanti rispetto a quello che sta succedendo - per poi, in un grande gesto di magnanimità, decidere che allora Max è un buon "secondo posto" per il suo Owen. 

Mi sono quasi usciti gli occhi fuori dalla testa a forza di alzarli al cielo, non ricordo l'ultima volta che ho sclerato così male per un libro perché è vero che a me piacciono le protagoniste unlikeable, ma c'è unlikeable e unlikeable

In generale è un libro pieno di clichés - i nerd, gli sportivi, le mean girls - e, anche in un contesto del genere come quello di una sparatoria, Ginny si arrocca sulle sue posizioni e non fa altro che giudicare a prima vista invece di darsi una mossa. 
Ma no, sta a lì a lamentarsi che il suo nome, Ginevra, deriva da quello di Ginny Weasley perché i suoi genitori amano Harry Potter. Cioè, ma ce la fai? E poi, che diamine, esistono nomi peggiori di Ginevra!
E pensare che poi alla fine le danno anche un riconoscimento per il coraggio dimostrato durante la crisi, madre del cielo. 

Non parliamo poi del fatto che continua a chiamare Kayla "Barbie" e che ha degli scatti infantili durante tutte le loro interazioni: la sminuisce, le dice che non la credeva così intelligente e capace, ma poi si inalbera e si "ingelosisce" se Kayla le dice di piantarla con i pregiudizi e di aprire un po' la mente o si occupa degli altri compagni di classe. E poi, improvvisamente, sono migliori amiche e mentre fuori c'è uno armato, si confidano tutto perché hanno la massima fiducia l'una nell'altra. Che va bene che certe situazioni anomale ti portano a stringere un legame anche con l'ultima persona che ti saresti aspettato e che si rivela essere migliore di quanto credessi, ma qua stiamo un po' esagerando.

Il finale non è neanche classificabile - nessuna spiegazione su chi ci fosse dietro agli spari, non più di una parola sulle conseguenze fisiche e non più di mezza su quelle mentali ed emotive perché sappiamo tutti qual è la parte importante: il ballo.

Ha due stelle di valutazione invece di una solamente perché, sebbene ci sia qualcosa in Ginny e nella sua vita che per me è un trigger - che non mi aspettavo di trovare quando ho iniziato il libro quindi mi ha fatto lo sgambetto - e che spesso mi ha costretta a fare un respiro profondo prima di essere in grado di continuare, il modo in cui ne parla e in cui si relaziona ad esso è qualcosa che posso capire ed è l'unica parte che ho sottolineato della storia. È anche l'unica realistica. 

giovedì 9 gennaio 2020

[Recensione] "Love, Heather" di Laurie Petrou

La cosa che mi aveva spinta a richiedere questo romanzo in anteprima su NetGalley - anche se nel frattempo, causa caos lavorativo e di vita, sono passati mesi - è stata che qualcuno l'aveva consigliato a chi avesse amato i romanzi di Courtney Summers. 

E poi insomma, sapete che se mi offrite su un piatto d'argento un libro che parla di bullismo e amicizie finite, io non posso rifiutare. 

E avevano anche ragione: mi è venuta una voglia incredibile di rileggere Some Girls Are.


Titolo: Love, Heather
Autrice: Laurie Petrou
Data di uscita: 8 ottobre 2019
Pagine: 280 (Kindle Edition)
Editore: Crooked Lane Books
Link Amazon: https://amzn.to/2tj9oXQ

Trama [tradotta da me]: Quello che vedi non è sempre quello che percepisci.

Stevie non avrebbe mai voluto che le cose arrivassero fino a questo punto. Quando lei e Dee - la ribelle, sfrontata, indistruttibile Dee - cominciarono tutto questo, c'era uno scopo dietro i loro atti di vendetta: rimettere i bulli della Woepine High School al loro posto. E tre mesi fa Stevie credeva che se lo meritassero, quando la sua migliore amica le si è rivoltata contro e il resto della scuola l'ha seguita - e Stevie si è ritrovata da sola e senza protezione con un bersaglio disegnato sulla schiena. Online la situazione era anche peggiore.

Fu di Dee l'idea di ripagarli con la stessa moneta tramite qualche scherzo ben studiato, firmando ognuno di essi con Love, Heather - un omaggio al suo film preferito degli anni '80 sulla vendetta. Suo malgrado, Stevie non può evitare di venire coinvolta nella rivalsa, godendosi ogni minuto di sofferenza e per un po' funziona: sembra che la scuola sia in mano agli studenti tranquilli e che non hanno mai cercato lo scontro.

Ma quando studenti anonimi cominciano a partecipare, punendo offese percepite con una violenza feroce che cresce in maniera esponenziale, la linea che separa il malvagio dal vigilante comincia a sfumare. Mentre gli amici si rivoltano l'uno contro l'altro e l'amministrazione arranca cercando di riprendere il controllo, diventa tutto chiaro: qualunque cosa Dee e Stevie hanno cominciato ha sviluppato una mente - e dei denti - tutti suoi. E quando finalmente li inghiotte tutti quanti, uno solo di loro riemergerà totalmente cambiato e con un piano per un ultimo, terrificante atto di vendetta.


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TRIGGER WARNING: bullismo faccia a faccia e online, slut-shaming, molestie, amicizie femminili tossiche, linguaggio transfobico.


Credo che questa recensione sarà alquanto breve perché tentare di sviscerare la trama anche solo un po' sarebbe già fin troppo rivelatorio.
La trama stessa è fuorviante - pensavo di aver travisato io qualcosa nella traduzione della stessa e invece è scritta proprio per far credere al lettore una cosa e per poi sorprenderlo fin dall'inizio con premesse che non emergevano affatto da quelle poche righe.

Quella di Stevie è una vita solitaria sotto molti aspetti: il padre si è rifatto una vita altrove con una ragazza più giovane, la madre pensa solo ai suoi appuntamenti nel tentativo di rifarsi anche lei una vita e non ha più tempo per le maratone di film che era solita farsi con la figlia e da un po' di tempo la scuola e il web sono diventati un campo minato di atti di bullismo, con studenti e persone sconosciute che la insultano e prendono in giro mentre quelli che le erano amici stanno a guardare oppure partecipano.

L'idea di ripagarli con la stessa moneta è di Dee, anche lei appassionata di film come Stevie - in particolare di quelli con ragazze adolescenti protagoniste che si vendicano dei torti subiti. Heathers diventa il film di riferimento, l'ispirazione, la firma dietro ogni atto di rivalsa. E per un po' va tutto bene, va tutto come dovrebbe andare.
Per un po' i bulli stanno calmi, per un po' non alzano la testa - anzi, hanno il coraggio e la faccia tosta di lamentarsi che non si sentono sicuri a scuola.

Ma Stevie e Dee, con Heather, hanno innescato una scintilla che presto diventa un fuoco che divampa senza controllo: non solo solo i deboli, gli emarginati e i presi di mira che si vendicano di coloro che li hanno sempre tormentati, ma ora ogni occhiata data di traverso è motivo di rivalsa - il tutto sotto gli occhi indifferenti di insegnanti e amministrazione scolastica che guarda con gli occhi mezzi chiusi senza indagare a fondo e limitandosi a dire di smetterla perché in vigore a scuola c'è una tolleranza zero verso il bullismo. Sì, certo, come no - si è visto infatti come sono corsi in aiuto di Stevie quando ne aveva bisogno.

Stevie spesso si chiede se la cosa non stia andando troppo oltre, se lei e Dee non hanno perso il controllo su quella che era nata come giustizia sociale contro chi fa il bullo, contro chi promuove la rape culture, contro chi assume atteggiamenti razzisti e transfobici nei confronti di chi li circonda.
Dee però è come un fuoco che arde, la fiamma della vendetta e della rivalsa che anima coloro che sono attratti dalla sua personalità e che anche quando Stevie vorrebbe fare un passo indietro, la spinge sempre in avanti ricordandole perché lo stanno facendo.

Stevie e Dee diventano le promotrici di un movimento di vigilanti - un movimento che ben presto assume una vita e un cervello tutti suoi.

Ma è davvero possibile riparare ad un torto con un altro torto? Possono due torti fare una ragione? Esiste davvero un punto in cui ci si può definire pari e voltare pagina? 

È davvero questo il modo migliore - il modo giusto - per insegnare ai bulli che esistono conseguenze per le loro azioni?


È un libro che ho divorato, in cui mi sono sentita coinvolta fin dall'inizio e quello che mi ha colpita di più è che mi aspettavo di trovarmi una storia ambientata all'ultimo anno di superiori quando invece Stevie ha solo quattordici anni.
Per me è stato inevitabile entrare in connessione con lei: parte di quella solitudine, di quella disperazione, di quella depressione, di quell'angoscia appena sveglia all'idea di andare a scuola le ho provate anche io - in parte alle medie per quanto riguarda lo stare classe, mentre per quanto riguarda le superiori quello è stato un altro paio di maniche perché lì riguardava i corridoi nei quali incontravo quelli degli altri indirizzi scolastici e l'autobus per tornare a casa.

La differenza tra me e Stevie è stata che alle superiori avevo comunque qualcuno dalla mia parte, qualcuno pronto a difendermi - Stevie no, ecco quindi che tutta la sua rabbia si è sedimentata ed è cresciuta incontrollata e l'incontro con Dee è stato l'incontro con qualcuno che l'avrebbe aiutata a sfogarsi.

Non nego che pure io sono stata un'adolescente depressa e rabbiosa - lo sono ancora sotto molti aspetti. Non nego che spesso ho bruciato di rabbia in molte occasioni, che ho pensato tante volte a come avrei voluto vendicarmi e che ancora oggi, vedendo uno di quelli che mi ha fatto venire un attacco di panico a quattordici anni sull'autobus, digrigno i denti e penso sempre se andasse a fuoco e io avessi un bicchiere d'acqua, me lo berrei lentamente e con gusto mentre resto a guardare.
Ma io non avevo i mezzi e forse non avrei neanche adesso il carattere per vendicarmi.

Quella di Stevie è una storia di vendetta - ma alla fine la vendetta ci aiuta davvero a stare meglio? Fa davvero sparire il dolore, lenisce davvero le ferite? Insegna davvero qualcosa a quelli con cui ce la prendiamo? E che dire di noi? Cosa resta di noi dopo?

Attraverso Stevie, l'autrice ci fa racconta una storia che fa male e che fa riflettere - che fa riflettere sul peso delle parole che pronunciamo e sul peso delle azioni che commettiamo.
Mette in luce quanto siamo dipendenti dai social media, quanto della nostra vita mettiamo o viene messa in mostra - a libera disposizione di chiunque voglia mordere e strapparci un pezzo di essa.
Ci mostra come avere qualcuno nel nostro angolo ci dia la forza di andare avanti, quanto essere soli ad affrontare il bullismo scavi una fossa da cui è difficile uscirne indenni o uguali a prima.
Ci dice quanto gli insegnanti credano di sapere sempre tutto quello che succede nelle loro classi e tra i loro studenti, ma sono sempre distratti da altro oppure indifferenti.
Ci porta a riflettere su dove sia l'asticella che stabilisce quando tutto è troppo - quando gli adulti chiedono sorpresi ai figli quando ne vengono a conoscenza se davvero è brutto come lo raccontano. Chi stabilisce quando è davvero brutto e quando invece è solo una "ragazzata"? Chi ha il potere di giudicare oggettivamente cose totalmente soggettive come percezioni e sentimenti?

L'autrice tratta tanti temi importanti: razzismo, transfobia, parità di genere, consenso, mascolinità tossica e femminismo, salute mentale. Ci sarebbe anche un altro argomento che non menzionato né qui sopra e neanche nei trigger warning ad inizio post perché sarebbe uno spoiler - è però facilmente intuibile, secondo me, dall'ultima frase della trama e dal genere di libri che normalmente leggo.


Ci plot-twist che non mi aspettavo, frasi che - arrivata alla fine - ho riconosciuto come indicative di quello che stava davvero accadendo ma che non potevo sapere e che, rileggendole alla luce di quanto scoperto, assumono tutto un altro significato. 

Stevie è un'eroina ed è lei stessa una bulla. Stevie ha provato a migliorare le cose, Stevie le ha peggiorate oppure non ha cambiato nulla. Steve era depressa e aveva bisogno di aiuto, Stevie era solo una montata che si credeva migliore di tutti e che cercava solo di attirare l'attenzione. 
Tutti hanno la loro opinione su Stevie - tutti hanno ragione, tutti hanno torto.

Love, Heather è un libro importante - è un libro che fa male, ma è anche un libro così perfettamente inserito nella realtà di oggi che dà una bella scossa. 

Non ha il punteggio pieno perché il finale è un po' frettoloso e avrei voluto più pagine sulle conseguenze dopo il climax della storia non solo per Stevie, ma anche per tutti i personaggi coinvolti - detto questo, resta comunque un gran libro.


Mi dicono che, dalle premesse, questa recensione doveva essere breve. 
Ceeeeeeeeeerto

mercoledì 8 gennaio 2020

WWW.. Wednesday! #174

Non so voi, ma io ancora fatico a ricordarmi che giorno della settimana è con tutte queste feste che ci sono state - ma ora è proprio il momento di tornare alla normalità. 

Normalità che per me significa cercare un nuovo lavoro e, se dovesse andare bene ma risultare caotico come l'anno scorso, cercare di infilare quante più letture possibili nel mio cachet adesso che me lo posso permettere.


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Le prime due cover che vedete sono state letture impreviste perché il primo dell'anno mi era venuta l'ispirazione per leggere M/M e avevo a disposizione queste due novelle, Te Quiero di Suki Fleet e Yours For The Holiday di D.J. Jamison. Non ho scritto recensioni a riguardo, la seconda - nonostante la cover alquanto discutibile - mi è piaciuta più della prima, ma fatemi sapere se magari volete due righe in proposito che faccio un BRT. 
Le mie letture sono poi proseguite come da programma con Cub di Cynthia L. Copeland, graphic novel middle grade ed è stato come tornare in seconda media non solo a causa della storia, ma anche dei fortissimi déjà-vu - le uniche differenze sono che io a dodici anni non ho fatto esperienze di giornalismo e che le medie non le ho fatte negli anni '70. Recensione QUI
Sono riuscita anche a leggere Love, Heather di Laurie Petrou, un libro che fa veramente male in quanto a bullismo (anche se forse me lo aspettavo un po' più "grafico", ma rende comunque perfettamente l'idea) - e se con la graphic novel sono tornata ad avere dodici anni, qui sono tornata ad averne quattordici. La recensione arriva domani. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
Ieri è stata una giornata caotica tra i mille giri che ho dovuto fare e quindi sono arrivata solamente al 23% di #NotReadyToDie di Cate Carlyle - ma è molto breve e conto di finirlo nel giro di pochissimo. Peccato che la protagonista mi abbia già fatto alzare gli occhi al cielo - e non una sola volta. 
 
 
 
What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)
 
 
Sempre grazie a NetGalley e alla St. Martin's Press - il primo perché mi è stato proposto direttamente dal loro ufficio stampa e il secondo perché hanno "esaudito il mio desiderio" anche se non accettavano richieste per il libro - leggerò Jane Anonymous di Laurie Faria Stolarz e poi Tweet Cute di Emma Lord. Il primo me l'hanno proposto perché ho letto e amato Sadie di Courtney Summers e suona proprio nelle mie corde - quindi capite bene che restiamo sul "pesante" - e con il secondo ci prendiamo un momento di leggerezza e romanticismo. Prima di chiudere però vi chiedo: Jane Anonymous ha due versioni della trama, una più "blanda" e una più esplicita e rivelatoria - quale volete leggere?

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Si conclude qui questo corposo WWW Wednesday. 
Le vostre letture di inizio anno come stanno andando? Procedono oppure la challenge di Goodreads sta già avendo la meglio? E che obiettivo vi siete dati? Io sono rimasta a 70 invece di aumentare di cinque libri ad ogni nuova sfida come ho fatto negli ultimi anni perché l'anno scorso è stata veramente dura. 
Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post - passerò da voi a ricambiare la visita appena possibile!

martedì 7 gennaio 2020

Some (New) Books Are (Here) - Speciale Befana

Le festività natalizie sono alle nostre spalle e oggi pomeriggio mi dedicherò a disfare l'albero in salotto e quello piccino che ho in camera mia perché la vita torna alla normalità. Torniamo ai nostri doveri e alla nostra routine - e mentre voi mi state leggendo, io sono in giro a fare domanda di disoccupazione e in cerca di un nuovo lavoro perché non si campa di aria o di amore o di quello che vi pare, ma ci vogliono i cash.

Magari il 2020 è l'anno in cui divento un'adulta funzionale? Non ci conterei troppo.

Però prima di salutare definitivamente le festività fino alla prossima volta, devo proprio farvi vedere cosa mi ha portato ieri la Befana - aka i miei genitori.  

Some (New) Books Are (Here) è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro le mie nuove entrate in materia librosa, perché sono arrivate in casa mia e via di questo passo.

Ero rimasta, esattamente come voi quando ve l'ho detto nello speciale dei regali di Natale, che sotto l'albero mi restavano solo due pacchetti da aprire - che corrispondevano a due libri. Invece venerdì è arrivato il corriere a consegnare un altro pacchetto perché, a quanto pare, mio padre ha voluto fare un'aggiunta dell'ultimo minuto. 


 
Gli "originali" - ovvero quelli che erano sotto l'albero già da prima di Natale - sono Christmas in July di Jay Asher e That's Not What Happened di Kody Keplinger
Il primo è dell'autore di Tredici e L'istante perfetto e, a parte che sono innamorata della cover, mi ha ispirata perché è scritto sotto forma di sceneggiatura - da lì la sua brevità. Ed è una novella più che un romanzo.
Il secondo è invece dell'autrice di The Duff ed è stato difficile scegliere tra le due cover del libro perché mi piacevano entrambe, ma questa edizione è totalmente in linea - aka ha la stessa altezza - con quelli che già possiedo dell'autrice e parla di una sparatoria a scuola. 

Nel secondo pacco ho trovato - che poi, "trovato"... la lista l'avevo fatta io, ma vi ho già detto che mi ero dimenticata cosa avevo inserito - Letters to the Lost di Brigid Kemmerer perché ormai sapete che adoro le storie in cui i due protagonisti si scrivono senza sapere chi sia in realtà l'altro e nella vita reale poi è complicato e Holding Up the Universe di Jennifer Niven, tradotto in italiano come L'universo nei tuoi occhi

Nel secondo pacco però c'era anche un terzo libro...


 
... ma se anche A Prom to Remember di Sandy Hall era nel secondo pacco perché non è insieme agli altri nella foto? Presto detto. 
Quando l'ho preso in mano mi sono accorta subito che qualcosa non andava - dalla foto non si vede, ma in basso a destra le pagine sono tutte deformate e ancora morbide di qualche liquido che ha lasciato le pagine ingiallite e alonate. La cover dietro poi ha anche una crepa dovuta ad una brutta piega e allora io mi chiedo come sia possibile mettere coscientemente in un pacco un libro in quelle condizioni. Gli altri due libri sono a posto e il pacco non aveva nulla di anomalo - non aveva macchie di umidità come se fosse stato bagnato - quindi è proprio il libro che era già difettato da prima che mi venisse spedito. Motivo per cui non ho voluto metterlo a contatto con gli altri libri più di quanto non lo fosse già stato nel tragitto e in questi ultimi giorni e dopo pranzo ho fatto immediatamente la richiesta ad Amazon di reso e sostituzione - sperando che la nuova copia sia degna di essere chiamata tale e che non sembri ripescata da un canale. 

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Questi i miei libri che chiudono le festività natalizie. Vi ispira qualcosa? Vi sono mai arrivati libri in condizioni a dir poco pietose alla faccia del loro essere libri nuovi - che a momenti ci sono libri usati messi meglio? 
Scrivetemi tutto nei commenti e intanto sappiate che mia madre ha cominciato Il Priorato dell'Albero della Arance di Samantha Shannon la sera del 25 dicembre e l'ha finito la sera del 5 gennaio. Solo lei, lo giuro. Ed è anche andata lentamente.