mercoledì 20 febbraio 2019

WWW.. Wednesday! #133

Il WWW Wednesday della settimana scorsa era alquanto corposo, ma questa settimana torniamo invece ai soliti ritmi. 
 
Certo, se escludiamo il fatto che ieri sera mi sono state approvate altre due eARC da NetGalley... e questa volta è tutta colpa mia perché i libri li ho richiesti io, ma almeno non hanno una "data di scadenza".  
 
Oddio, perché mi faccio sempre incantare dalle trame che promettono angst come se non ci fosse un domani? Che poi non ho abbastanza tempo? Che poi i libri cartacei stanno a fare la polvere sul comodino? Che poi non riesco a sfruttare a dovere i tre mesi di Kindle Unlimited che la Vodafone mi ha regalato? 

Vabbè, con calma, un libro alla volta.


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
Ho finito di leggere A Monster Calls di Patrick Ness, da noi conosciuto come Sette minuti dopo la mezzanotte. E niente, che dire se non che ho pianto una valle di lacrime e che ho ritrovato una parte della mia vita tra le sue pagine? Recensione QUI



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
Sto leggendo con Federica American Gods di Neil Gaiman. Non sono nemmeno a metà perché è un bel mattoncino di 519 pagine scritto fitto fitto, ma sono comunque arrivata alla fine della prima parte. L'inizio mi era già familiare perché la prima stagione l'ha ripreso molto fedelmente e poi mi sono lasciata trasportare da quello che non conoscevo - ma che dal trailer ho intuito sarà nella seconda stagione. È molto onirico quindi dovrete avere la mente aperta e credere - e a tratti è anche creepy, come ha detto Federica - e non vedo l'ora di proseguire per vedere dove la storia porterà Shadow. 
Ovviamente per la consulenza sui miti nordici e per le lacune colmate riguardo la mia ignoranza in materia si ringrazia Federica.



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)

 
Ho sempre in programma - secondo l'hashtag #percolpadiFederica che, sono sicura, diventerà una moda - L'amore non ha ragione di Angela Iezzi, anche questo da leggere insieme. E poi chi lo sa. 

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Lo so, lo so - un WWW alquanto scarso. 
La vostra settimana invece com'è andata? Più ricca della mia?  
Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link dei vostri post e verrò a ricambiare la visita appena mi sarà possibile! 
Cheers! :)

martedì 19 febbraio 2019

Teaser Tuesday #25 | "American Gods" di Neil Gaiman

Doveva essere un pomeriggio dedicato alla lettura questo - e invece poi è saltato fuori un imprevisto che mi ha ridotta a scrivere e pubblicare il teaser di oggi solamente adesso.  
Ma ora mi do una mossa e continuo a leggere anche perché sto rimanendo tremendamente indietro rispetto a Federica, dal momento che anche questa lettura la stiamo facendo insieme. 

Teaser Tuesday è una rubrica del martedì ideata dal blog Should be Reading con lo scopo di condividere con voi lettori uno spezzone di un libro che abbiamo attualmente in lettura.

1. Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso
2. Condividi un breve estratto da quella pagina
3. Attenzione a non fare spoiler!
4. Riporta anche il titolo e l'autore del libro così che i lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto.


«Ehi, amico, hai da accendere?» disse una voce che suonava quasi familiare. Shadow si girò per scusarsi e dire che no, non aveva da accendere, ma quando la canna della pistola lo colpì sopra l'occhio sinistro cominciò a barcollare. Tese un braccio in cerca di appoggio, ma qualcuno gli infilò in bocca qualcosa di soffice per impedirgli di gridare, e gli sigillò le labbra con il nastro adesivo: gesti sciolti, esperti, come quelli di un macellaio che sventra un pollo. 
Cercò di gridare, di dare l'allarme a Wednesday, di mettere in guardia tutti, ma dalla bocca gli uscì soltanto un suono soffocato. 
«La selvaggina è in trappola» disse la voce quasi familiare. «Pronti?» Da una radio arrivò una risposta fioca e gracchiante. «Circondiamoli.»
«Dell'omone che ne facciamo?» disse un'altra voce. 
«Impacchettalo e portalo via» rispose la prima voce. 
Lo incappucciarono, gli legarono polsi e caviglie con altro nastro adesivo e dopo averlo infilato nel furgone partirono.

(Neil Gaiman - American Gods)

lunedì 18 febbraio 2019

[Recensione] "A Monster Calls" di Patrick Ness

Cominciamo la settimana con una recensione, parlando di A Monster Calls di Patrick Ness, tradotto in italiano con il titolo Sette minuti dopo la mezzanotte

Vi avviso che questa sarà una recensione "di pancia", forse poco oggettiva per via della tempesta emotiva con la quale mi ha investito. 
Sarà forse una recensione in cui finirò per parlare poco del libro e troppo di me stessa.


Titolo: A Monster Calls
Autore: Patrick Ness
Data di uscita: 2 febbraio 2012
Data di uscita originale: 5 maggio 2011
Pagine: 215 (copertina flessibile)
Editore: Walker Books Ltd
Link Amazon: https://amzn.to/2UXA7Sy

Trama [della Mondadori]: Il mostro si presenta a Conor sette minuti dopo la mezzanotte. Puntuale. Ma non è il mostro che Conor si aspettava, l'orribile incubo fatto di vortici e urla che lo tormenta ogni notte da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Questo mostro è diverso. È un albero. Antico come una storia perduta. Selvaggio come una storia indomabile. E vuole da Conor la cosa più pericolosa di tutte. La verità.


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Sapevo a cosa andavo incontro fin dall'inizio - con libri che trattano un certo argomento mi preparo psicologicamente prima. Ma anche tutta la preparazione psicologica del mondo non serve ad evitare che arrivata a fine lettura, per quanto io la trovi catartica, inevitabilmente io scoppi a piangere. 

Ce ne sono state altre di letture sull'argomento nella mia vita, ma quella che più si avvicina a questa è stata Fai buon viaggio, Rabbit Hayes di Anna McPartlin - perché non è dal punto di vista di adolescenti in cui romance e amicizia sono una componente con un certo peso, perché invece parla di una famiglia. 

È vero che anche a dicembre ho singhiozzato con Voglio vivere prima di morire di Jenny Downham, ma solo il libro della McPartlin si era preso il punteggio pieno prima di oggi - perché è vero che i sintomi di Tessa mi avevano riportata indietro di quindici anni, ma è proprio la componente famigliare della McPartlin che invece aveva fatto presa su di me. Perché, se disgraziatamente succede, è qualcosa che vivi come famiglia. 


Conor ha tredici anni, una mamma che sta male, un padre che vive in America con la sua nuova famiglia, una nonna con cui non va d'accordo. E ha un incubo ricorrente: sempre lo stesso, ogni notte, che lo fa svegliare urlando. 
È abituato a farsi da mangiare da solo nei periodi in cui la mamma sta troppo male - e ultimamente sta accadendo un po' troppo spesso. A scuola non ha davvero amici e l'unica che aveva, Lily, è anche quella che ha detto a tutta la scuola della malattia di sua madre. Ora tutti lo evitano come un appestato, tranne il bulletto che sembra sempre passarla liscia sotto gli occhi di insegnanti occupati a guardare da un'altra parte oppure accecati dai suoi voti e i suoi due tirapiedi. 

E poi una notte, fuori dalla sua finestra, si presenta un mostro. 
Ma non è il mostro che immaginava, non è il mostro dei suoi incubi e quindi non ha paura. Quello fuori dalla sua finestra è solo un grosso albero, vecchio come il mondo, che sostiene che sia stato Conor a svegliarlo e a chiamarlo a sé. E ora questo mostro si presenta sempre puntuale sette minuti dopo la mezzanotte e vuole raccontargli tre storie, chiedendo in cambio che Conor gli racconti la sua di storia. E vuole la verità, quella verità che Conor nega a se stesso che esista. 

E così passano i giorni e le notti, tra storie di cui Conor non capisce il senso e attese piene di rabbia e angoscia che il resto del mondo non può capire. 


Sarà personale questa recensione? Sì, forse anche più delle solite. 
Perché c'è un motivo se il libro della McPartlin aveva preso il punteggio pieno, se era stato catartico come nessun altro, se mi aveva fornito una chiusura che non avevo avuto. Perché anche là c'era una ragazzina, Juliet, in cui mi ero rivista ma quello era un romanzo corale mentre qui siamo nella testa, nell'anima e nel cuore di Conor. 

Ho detto più volte di aver perso mio nonno quando avevo 14 anni. 
Ho detto più volte - anche recensendo il romanzo della McPartlin - che sono conscia di come sia diverso perdere un nonno rispetto ad una madre, ma sempre di una perdita si tratta e forse fa anche più male di quanto uno possa immaginare se ci hai vissuto accanto per tutti i tuoi primi quattordici anni di vita. Cosa che nessuno di quelli accanto a me all'epoca sembrava capire perché non avevano quel rapporto con i loro nonni che avevo io con il mio nonno materno. 

C'è tantissimo di quella me stessa quattordicenne in Conor O'Malley. 
Ci sono i giri senza meta in ospedale, ci sono le attese, c'è la rabbia, c'è il senso di colpa, ci sono pensieri che sono l'esatta copia di quelli che avevo io - quei pensieri che senti come sbagliati, ma che non puoi evitare. 
Ci sono quelle verità negate - forse perché te le nascondono senza parlare chiaro, forse perché sei tu in primis che non vuoi vedere la tempesta all'orizzonte. 

Conor non capisce perché il mostro si sia presentato e perché gli racconti quelle storie: storie che non hanno un lieto fine oppure se ce l'hanno è relativo, storie che ti ingannano oppure sei tu che ti inganni e non presti attenzione, storie che sembrano lontanissime dalla sua vita. E non capisce cosa voglia da lui alla fine - o forse lo sa, ma ne ha paura.
Eppure è proprio con il mostro durante le sue visite che Conor esterna quello che ha dentro e quello che non vuole mai mostrare a nessuno: quella verità fatta di sentimenti ingombranti e scomodi, ma non per questo privi di valore e serietà e necessità di esistere.

Ho visto in Conor il mio egoismo, la mia confusione, la mia frustrazione per una vita che sentivo mi stava venendo strappata via da cose che erano davvero più importanti, ma che io non percepivo come tali - quelle cose più importanti che gli adulti continuavano a volermi fare entrare in testa e che io, a 14 anni, ero stupida per capirne le conseguenze. 
Ho visto Conor affrontare il percorso di accettazione: accettazione dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti, accettazione degli eventi imminenti ed inevitabili. 

E ho pianto, ho pianto tantissimo nel finale. 
Ho pianto perché l'atteggiamento di Conor - per alcuni aspetti - è quello che avrei dovuto avere io, quello per cui mi sono punita nei dieci anni successivi. 
Ho pianto perché è stato catartico, perché Patrick Ness con le sue parole e con il suo mostro ha assolto tutto quello di cui mi incolpavo e mi ha detto che era normale provare quei sentimenti quando ero una ragazzina.
Ho pianto perché, stando nella testa e nella vita di Conor, sono tornata ad essere quella quattordicenne e ho avuto l'occasione di fare le cose per bene. 
Ho pianto perché è stata la chiusura e l'assoluzione di cui non sapevo di avere bisogno anche dopo quindici anni. 

So di non aver detto praticamente niente del libro e di aver parlato solo di me, ma A Monster Calls è qualcosa che dovete vivere sulla vostra pelle e per quanto io sia egocentrica, è stato difficile parlare della mia vita senza scendere in dettagli e dire esattamente quali parti del libro hanno causato queste reazioni e perché. 

A Monster Calls è una storia che parla di dolore, sofferenza, accettazione, famiglia, amore, bugie e verità, forza e debolezza, aiuto, rabbia, confusione, senso di colpa.
Fatevi accompagnare dalla magnifica scrittura di Patrick Ness in questo libro di poco più di 200 pagine attraverso metafore, simboli, sogni e incubi, parole così potenti da creare immagini nitide nella vostra testa e affrontate i vostri demoni. 


venerdì 15 febbraio 2019

Singing the Book #4

Non sono più molti i libri che inserisco nella lista "want to read" di Goodreads perché va a finire che me ne dimentico sempre - per preferenza personale preferisco visualizzare quelli che ho letto. 

Ma fino a non molto tempo fa ce n'erano davvero parecchi, risalenti ancora ai tempi in cui la sezione "giveaway" era ancora attiva e così ho deciso di fare pulizia. 
E nel fare pulizia di quei titoli che non mi interessavano più, mi sono poi accorta che molti titoli di libri mi ricordavano altrettanti titoli di canzoni.

Singing the Book è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro (e racconto) libri il cui titolo è lo stesso - o con qualche piccola variante - di canzoni che amo oppure ho amato e che potrebbero o non potrebbero c'entrare affatto con la trama.

Questo è il quarto appuntamento del Singing the Book e, siccome si tratta di libri presenti solo in una lista virtuale, proprio non so quanto avranno attinenza con le canzoni omonime - soprattutto alcuni devo ancora decidere se alla fine li leggerò in un futuro più o meno lontano oppure se li eliminerò

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Run di Kody Keplinger / Run di George Strait

Kody Kemplinger è l'autrice di The DUFF (in italiano Quanto ti ho odiato) che vorrei rileggere perché l'ho letto tre anni prima di aprire il blog e Lying Out Loud (in italiano TVB. Ti voglio bene) che devo ancora leggere. Sono piuttosto sicura quindi di leggere anche Run. La canzone di George Strait credo che sia la prima canzone country che io abbia mai ascoltato - e risaliamo al 2012. Non avevo ancora iniziato a leggere libri in inglese perché non ero ancora a quel livello, ma ero infognatissima con le fanfiction e l'inglese lo stavo imparando grazie a loro - e poi è arrivata questa fanfiction che forse aveva anche lo stesso titolo della canzone, ma erano comunque citate le strofe all'interno della storia. Il testo mi aveva conquistata, il resto - una volta ascoltata - mi ha completamente rapita. Libro e canzone sono agli opposti: dalla trama ho capito che queste due amiche fuggono via insieme, la canzone invece parla di un uomo che prega la sua amata di correre a casa da lui. 




Lessons in Falling di Diana Gallagher / Learning To Fall dei Boys Like Girls

In una lista di canzoni poteva forse mancare la voce del mio amato Martin Johnson con una canzone contenuta nel primo album dei Boys Like Girls? So che i titoli non combaciano alla perfezione e vi direi che comunque il libro me la ricorda perché quella è una delle mie canzoni preferite dei BLG, ma il problema è che tutte le canzoni dei BLG sono le mie preferite. Già, perché anche se ora Martin è impegnato con il suo progetto The Night Game, io sono qui che aspetto un nuovo album ancora dal 2012. COMUNQUE. Sebbene il romance sembra presente, dalla trama credo che il libro si concentri di più sull'aspetto dello sport e delle amicizie tossiche - e questo devo ancora decidere se tenerlo in lista oppure no, ma visto che le amicizie tossiche sono il mio pane è alquanto probabile che rimarrà. La canzone dei BLG invece parla di una relazione finita in cui lui vede lei con un altro. 




Since You've Been Gone di Lisa Dyer / Since U Been Gone di Kelly Clarkson

Era il 2004 e stavo decisamente uscendo dalla fase musicale pop della mia vita, ma lo stile aggressivo di questa canzone di Kelly Clarkson ancora mi piaceva - e come adoravo "massacrarla" quando provavo a cantarla, dal momento che certe tonalità non riesco a raggiungerle neanche se mi metto a piangere. Libro e canzone sembrano avere qualcosa in comune: entrambi parlano di una relazione finita. Ma se il libro sembra virare sull'aspetto "second chance", la canzone della Clarkson invece esprime tutto il sollievo per la fine - o magari, visto che il libro sembra raccontato dalla prospettiva maschile, prima della famosa "second chance" la trama rispecchierà il mood della canzone almeno un po'. Chi lo sa, questo non credo lo leggerò. BONUS: ehi, ma poi sapete che gli A Day To Remember ne hanno fatto una cover? Fatemi poi sapere quale versione preferite! 




London Calling di Chelsea Bee / London Calling dei The Clash

A parte che amo la cover, dalla trama potrebbe sembrare uno di quei libri nelle mie corde: abusi, disordini alimentari e relazioni tossiche. E la ragazza in questione decide di trasferirsi a Londra per ricominciare, ma le cose non andranno bene come aveva previsto - mistero, neanche un indizio. Sinceramente non so se tenerlo in lista o meno perché ci sono solo cinque recensioni, di cui: una è dell'autrice a cinque stelle e quindi non conta, un'altra è da cinque stelle ma è di una riga, seguono una da quattro stelline, una da tre stelline e infine abbiamo pure la singola stellina - aka come farsi un'idea precisa di come sia questo libro perché nessuna recensione è veramente esaustiva, il che mi porta ad eliminare il libro. La canzone, manco a dirlo, è praticamente un pezzo di storia ma, pure non avendo capito di che parla il libro, mi sento di dire abbastanza in sicurezza che non hanno nulla in comune. 




Bad Girls di Aurora Yeo / Bad Girls Don't Cry dei The Night Game

Seconda apparizione oggi per Martin Johnson - e se conoscete la mia ossessione per la sua voce, immaginerete anche che non sarà l'ultima volta che comparirà in questa rubrica. Secondo la trama del libro, questa è la versione della storia raccontata dalla cheerleader che si è vista soffiare sotto il naso il fidanzato dalla santarellina di turno e che per questo diventa una "villain" - devo avere un altro libro simile in wishlist su Amazon, un retelling di Cenerentola raccontato da una sorellastra. Non so, potrei anche tenerlo come guilty pleasure. Per quanto riguarda la canzone... beh, non avendo letto il libro non posso sbilanciarmi e dalle premesse del romanzo il messaggio è che c'è di più sotto l'abito della "villain". Poi ho letto la storia d'origine della canzone quando Martin ha presentato l'album e questa Bad Girls Don't Cry è nata sotto tutte altre circostanze. Però fatevi un favore e ascoltatevi anche la versione live




Ten di Gretchen McNeil / Ten degli Yellowcard

Potevo forse non concludere con uno dei miei più grandi amori, cioè una canzone cantata da Ryan Key quando ancora esistevano gli Yellowcard? Vi dico subito che libro e canzone non hanno nulla, ma proprio nulla in comune - e questo ve lo so dire anche se il romanzo è per ora solo una voce in una lista. Questo perché il libro è un mystery YA retelling di Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie - e la successiva associazione di idee per tematica è la serie televisiva Harper's Island - mentre la canzone è una delle più tristi che abbia mai sentito in vita mia in quanto parla della perdita di un figlio. Quindi nope, proprio nulla in comune. Su Goodreads ci sono delle recensioni veramente, ma veramente pessime e sapete quando la voce razionale nella vostra testa vi dice di dare retta a chi ci è già passato, ma la vostra vocina trash insiste e vi tenta? Ecco, perché complice quella cover che mi incanta, credo proprio che terrò il libro in lista. Perché mi voglio fare del male?




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Questa volta sono stati sei libri e sei canzoni - uno in più per parte invece dei soliti cinque perché volevo rispettare la "categoria" con cui ero partita, ovvero quella dei libri nella sezione "want to read" di Goodreads. Voi la usate, la intasate di libri che vi interessano e la tenete puntualmente aggiornata oppure vi dimenticate di quello che avete segnato perché i libri poi li segnate su fogli volanti e/o Amazon?
Alcuni di questi libri me li ero totalmente dimenticati e, tirando le somme di questa sorta di "pulizia" che involontariamente ho fatto, su sei libri: due sono sicura di tenerli, due li ho eliminati, due sono in forse ma propendo per il sì. 
Voi che ne dite? Vi ispirano? Conoscevate qualcuna di queste canzoni? Anche qui, ennesima domanda stupida da parte mia perché i The Clash sono un'icona e Boys Like Girls, The Night Game, Yellowcard e A Day To Remember li ho spammati ovunque e se eravate adolescenti (ma anche no) nei primi anni duemila, è impossibile che non abbiate mai sentito la canzone di Kelly Clarkson. 
E scommetto che quella country manco ve l'aspettavate. 

Dopo questo ennesimo papiro, vi aspetto giù con i commenti e noi ci rivediamo al prossimo appuntamento!

giovedì 14 febbraio 2019

[Recensione] "The Princess of Baker Street" di Mia Kerick

Siccome gli auguri di San Valentino non sono graditi a tutti - i single o se ne fregano oppure se ne hanno a male se non sono single per scelta - non li farò. 
Qualche anno fa, proprio in questo giorno, mandavo giù antibiotici come fossero stati cioccolatini per un'otite come mai avute nella mia vita - letteralmente, neanche da piccola, la prima otite l'ho avuta a quasi 26 anni, così, puf!, dal nulla - e quindi insomma, oggi non ho antibiotici e neanche cioccolatini e quindi vi regalo una recensione. 

Ma ehi, domani vi regalo un nuovo Singing the Book!


Titolo: The Princess of Baker Street
Autrice: Mia Kerick
Data di uscita: 22 gennaio 2019
Pagine: 180 (Kindle Edition)
Editore: Harmony Ink Press
Link Amazon: https://amzn.to/2Sevvui

Trama [tradotta da me]: Quando era una bambina, Joey Kinkaid, certificata come maschio alla nascita—indossando un prendisole viola di sua mamma come una corona immagnaria—regnava sul quartiere di Baker Street con uno stile e un'immaginazione che lasciavano gli altri bambini ammaliati. Giorno dopo giorno, lei li conduceva in fantastiche avventure dopo la scuola, ma ora quegli innocenti giorni d'infanzia sono finiti e la magia è scomparsa. La principessa è sola.


Anche Eric Sinclair, il Principe Eric della Principessa Ariel di Joey, ha voltato le spalle alla sua amica di un tempo, guardando in silenzio mentre Joey viene tormentata a scuola. Eric non ne è orgoglioso, ma la loro magica fanciullezza è finita e sono stati spinti in un mondo in cui vige la legge del più forte, dove chi si uniforma alla massa sopravvive e chi non lo fa… beh, non ce la fa. Eric ha abbastanza cose a cui pensare a casa, dove sua madre l'ha abbandonato a vivere in isolamento e povertà.

Ma Eric non può restare in disparte per sempre. Quando Joey finalmente accetta la sua identità di genere femminile e arriva a scuola indossando lucidalabbra, leggings e una sciarpa di seta rosa, i bulli non perdono tempo ad approfittare dell'opportunità offerta loro su un piatto d'argento, portando Joey a tentare il suicidio e lasciando Eric ad un bivio—uno che influenzerà entrambe le loro vite non solo nel presente, ma anche nel futuro.


Esiste una possibilità che i due adolescenti possano tornare ad essere amici e magari qualcosa di più?

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Sono stata vittima dei bulli per tutti gli anni scolastici - e anche dopo. 
Le scuole superiori sono state un calvario che mi hanno anche provocato un paio di attacchi di panico e un terrore degli autobus che neanche vi sto a dire, ma le scuole medie sono ancora quelle che mi perseguitano la notte nei miei incubi ricorrenti - anche adesso a quasi trent'anni.
Quelle sono state un vero e proprio inferno. 

E se sono state un inferno per me, immaginatevi essere nati con un certo genere sessuale ma sentire che invece vi appartiene quello opposto. 


Joey Kinkaid era la Principessa di Baker Street. 
Quando erano piccoli a nessuno importava che Joey indossasse i vestiti di sua madre per uscire a giocare - la gang della via composta da Eric, Emily, Lily e Travis era talmente affascinata dalla sua fantasia e dalle avventure che riusciva a creare che la seguivano ovunque andasse e dovunque li portasse. 
E nessuno la seguiva quanto Eric Sinclair - lui, che era il Principe Eric della sua Principessa Ariel. Lui, che era il suo cavaliere dall'armatura scintillante. 

Ma poi sono cresciuti e nessun adulto ha più visto di buon occhio che Joey fingesse di essere una femmina. Perché per loro era questo, fingere. 
Poi sono arrivate le scuole medie e con loro tutto ciò che essere adolescenti comporta: un'immagine da mantenere, un gruppo di cui far parte, la forza dell'essere in un branco - non c'è più spazio per i giochi dell'infanzia. 

Eppure Joey non si adatta, ancora si veste da femmina e Travis si è trasfomato nel suo peggiore aguzzino, quello che istiga sempre gli altri - soprattutto a mensa. E davvero, non fatemi parlare delle scene ambientate nella mensa scolastica.
Eric, pur sentendosi in colpa, resta a guardare: vorrebbe intervenire, ma allo stesso tempo non ha né la forza e neanche il coraggio perché non vuole finire lui sotto i riflettori e avere tutta la scuola contro. Perché Eric ha anche altri problemi: fa fatica a scuola con alcune materie e la sua fin troppo giovane madre lo lascia a casa da solo per periodi più o meno lunghi per correre dietro ai suoi fidanzati. Ed Eric non può permettersi di attirare l'attenzione su di sé, altrimenti tutti scoprirebbero la sua situazione e finirebbe in una casa famiglia lontano da tutti. 

Però i ricordi d'infanzia si affacciano spesso alla sua mente e Joey continua ad essere la Principessa più bella che lui abbia mai visto. 
Quando poi vengono accoppiati per un progetto scolastico, Eric pensa che un'amicizia segreta sia meglio di niente - che un giorno, più grandi e lontani da Baker Street, saranno in grado di essere amici alla luce del sole. 

Però il bullismo ai danni di Joey non fa che peggiorare ed Eric dovrà scegliere se restare a guardare oppure intervenire prendendo una posizione chiara a tutti. 


Non potete immaginare quanto sia realistico questo libro a livello di personaggi e situazioni - per molti versi mi è sembrato di rivivere gli anni delle medie. 

Eric non è un cattivo ragazzo - ha solo paura. 
Ricordo bene il desiderio di far parte di un gruppo, il terrore di restare sola e sapere che non hai nessuno a guardarti le spalle. Tanto più che poi Eric deve badare a se stesso e nessuno a quell'età dovrebbe farlo. 
Tiene davvero a Joey e sebbene una parte della sua mente continui a pensare e sappia che Joey dentro di sé è una ragazza, l'altra parte continua a chiedersi perché Joey si ostini a vestirsi in maniera femminile - non capisce che questo non fa altro che attirare l'attenzione di Travis e degli altri su di sé? 
Il senso di colpa che si porta dentro è così forte che, unito allo stress per l'immaturità di sua madre e le sue condizioni di vita, si trasforma in un vero e proprio disturbo e malessere psicosomatico. 
Ed è ammirabile come passi dall'usare sempre il pronome maschile riferito a Joey a quello femminile - prima sporadicamente, poi con sempre più naturalezza. 

Joey si merita tutti gli abbracci di questo mondo. 
Forte e coraggiosa, lei ci ha provato ad essere quello che gli altri volevano che fosse - un ragazzo di nome Joseph.
Ma ormai dovremmo sapere come queste forzature e negazioni della propria identità non facciano altro che portare a depressione e suicidio nelle persone il cui genere sessuale con cui si identificano non corrisponde a quello che invece il mondo vede. 
E dopo il male che si è fatta cercando di essere un ragazzo, anche se ora i bulli la tormentano Joey vuole vivere la sua vita da ragazza quale sente di essere.


The Princess of Baker Street è un libro che educa i suoi lettori: è un monito contro il bullismo, parla di rispetto e accettazione - anche di quella che non sempre arriva dalla propria famiglia e qui non mi riferisco solo al caso di Joey. 
Parla di amicizia e amore in tutte le sue forme, parla della differenza tra sessualità e identità di genere e del fatto che, se ti piace un ragazzo che invece si sente e si vede come una ragazza, questo non ti rende automaticamente gay. 
Parla di una vita che vuole essere vissuta al massimo. 

Mia Kerick ci fa spiare nelle case di Joey e di Eric, ma anche in quelle dei ragazzi che li circondano e ci mostra come nessuna famiglia - dietro porte e finestre - sia davvero perfetta. Come ognuno di loro lotti contro qualcosa per adattarsi.

L'inglese è molto semplice, i capitoli brevi e scorre bene - avrei solo voluto che fosse passato un po' più di tempo tra la fine della seconda parte e dell'epilogo per dare l'impressione che le cose fossero maturate nei giusti tempi perché c'è un rapporto che forse è stato ricostruito un po' velocemente rispetto ad altri. 
Ma comunque lo consiglio caldamente. 

mercoledì 13 febbraio 2019

WWW.. Wednesday! #132

Quello di oggi sarà un WWW alquanto ricco tra letture concluse e letture future. 

Se poi vogliamo aggiungerci il fatto che ieri sera mi è piovuta dal cielo un'altra eARC... a mia discolpa questa volta non me la sono andata a cercare. Tra le opzioni di post durante il blogtour avevo scelto la segnalazione in modo da avere un po' di respiro perché in quel periodo praticamente stavo leggendo solo eARCs e mi mancava leggere i miei libri sul comodino, ma la PR è stata così gentile da allegarmi anche una copia digitale del libro nella email di conferma della data. 

Ma il libro - insieme ad un'altra eARC che mi è stata approvata la settimana scorsa - verrà pubblicato ad aprile, quindi ci penso il mese prossimo. 

Nel frattempo vediamo che succede questa settimana. 


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
Il primo libro che ho finito è stato Our Souls at Night di Kent Haruf - tradotto in italiano per la NN Editore con il titolo Le nostre anime di notte. Durante la lettura il mio voto propendeva per le tre stelline, ma le ultime pagine mi hanno fatto alzare il voto perché sono state quelle che mi hanno colpita emotivamente come forse la parte precedente non era riuscita a fare. Recensione QUI.
Ho poi letto Un maledetto lieto fine di Bianca Marconero insieme a Federica - e noi siamo di quelle che il finale l'hanno amato esattamente così com'è. Recensione (lunghissima e con tanto di playlist messa insieme a quattro mani) QUI
Infine ho letto l'inedito The Princess of Baker Street di Mia Kerick - libro a tema LGBTQ+. L'ho letto in due giorni e l'ho trovato toccante, realistico ed estremamente importante per i messaggi che vuole trasmettere. La recensione l'ho scritta ieri sera e andrà online domani mattina, ma vi posso già dire che il voto è di 4,5 stelline. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
Lo metto qui, ma di fatto non lo sto leggendo perché ho terminato ieri la mia ultima lettura e perché non sono sicura di avere il tempo oggi - commissioni da fare, poi nel tardo pomeriggio mi vedo con le mie amiche e dovremmo anche cenare fuori. 
Ma intanto che io e Federica ci organizziamo per la prossima lettura in comune leggerò A Monster Calls di Patrick Ness, da noi conosciuto come Sette minuti dopo la mezzanotte.



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)

 
Federica sa, i miei piani inizialmente erano altri. Ma poi ieri mi ha spoilerato il suo WWW e io le avevo proposto di leggere insieme American Gods di Neil Gaiman da quando l'aveva nominato tra le future letture nel suo recap di gennaio - e il libro l'ho preso una vita fa con l'idea di leggerlo prima vedere la serie e, ahem, alla fine ho visto prima la serie. 
E poi lo so che vi state chiedendo il perché di questa improvvisa esplosione di zucchero nel mio blog, ma sempre #percolpadiFederica che l'ha messo nella sua TBR, la trama di L'amore non ha ragione di Angela Iezzi ha fatto uscire la fangirl che è in me dal momento che il protagonista maschile si chiama Killian - e potevo io non pensare a Killian Jones aka Capitan Uncino di Once Upon a Time? Suvvia! Quindi, dal momento che la Vodafone con l'Happy Friday mi ha regalato tre mesi gratis di Kindle Unlimited e questo è uno dei titoli disponibili, non so ancora quando perché ci dobbiamo ancora organizzare ma preparatevi a vedere altre due letture condivise! 

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Benissimo, siamo giunti alla fine di questo corposo WWW Wednesday. 
Le vostre letture come sono andate? Sono state tante? Sono state poche? Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post e appena sarò a casa per rispondere, passerò a ricambiare la visita! 
Nel frattempo non dimenticate la recensione online domani e un nuovo appuntamento del Singing the Book già programmato per venerdì! 
Cheers! :)