lunedì 23 novembre 2020

[Recensione] "This Is Kind of an Epic Love Story" di Kheryn Callender

Sarò anche quasi del tutto fuori dalla reading slump, ma ammetto che l'andamento delle letture in materia di qualità non sta promettendo nulla di buono...
 
 
Titolo: This Is Kind of an Epic Love Story
Autore: Kheryn Callender
Data di uscita: 30 ottobre 2018
Durata: 7H 56Min (Storytel Edition)
Editore: Balzer + Bray
Link Amazon: https://amzn.to/2Udr0yq

Trama [tradotta da me]: Nathan Bird non crede nel lieto fine.

Sebbene sia un esperto di film e un aspirante sceneggiatore, Nate ha visto la fine miserabile di troppe relazioni per credere che il lieto fine esista nella realtà.

Giocare sul sicuro per evitare di avere il cuore spezzato è il suo modus operandi sin da quanto suo padre è morto e lasciato quindi sua madre a pezzi—ma questa strategia non è priva di difetti. La sua migliore amica-diventata ragazza-tornata migliore amica, Florence, è determinata nel far sì che Nate trovi qualcun altro. E in colpo di scena degno delle migliori commedie romantiche, qualcuno arriva davvero: Oliver James Hernández, il suo migliore amico d'infanzia.

Dopo un doloroso fraintendimento quando erano piccoli, Nate finalmente ha l'occasione di dire a Ollie la verità riguardo ai suoi sentimenti. Ma Nate può trovare il coraggio che serve per inseguire il suo personale lieto fine?
 
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Questa storia d'amore per me non ha avuto nulla di epico - e ho anche finito per odiare quasi tutti per il 90% del tempo. 
 

Siamo agli sgoccioli dell'estate prima del penultimo anno di liceo e Nate sta ancora faticando ad accettare di non essere più insieme a Florence - lui ci sta provando ad esserle amico e l'ha perdonata, ma dimenticare il tradimento e soprattutto dimenticare i suoi sentimenti non è facile. 
A contribuire alla confusione arriva Ollie, che torna a Seattle dopo cinque anni e Nate è decisamente intenzionato ad evitarlo perché nei suoi ricordi brucia ancora il momento appena prima della partenza di Ollie per Santa Fe. Peccato che il primo giorno di scuola i suoi amici l'abbiano già accolto a braccia aperte nel loro gruppo e la situazione per Nate si fa ancora più complicata. 


Dunque, di sicuro di questo libro mi è piaciuta la diversità e l'assoluta tranquillità con cui la sessualità dei protagonisti viene accettata - nessuno che dica "ah, ma tu andavi con una ragazza, da quando ti piacciono i maschi?" o viceversa. 
La diversità però è solamente superficiale e a parole: Nate e Florence hanno la pelle nera (e Florence è di origine taiwanese), dal suo cognome si presume che Ollie sia latino ed è anche sordo e comunica sia a parole che con il linguaggio ASL. Il tutto però si ferma qui. 

Dalle recensioni su Goodreads tutti hanno odiato Nate - e sì, anche lui di difetti ne ha parecchi - ma nessuno nomina quanto sia assolutamente insopportabile Florence. 
Santo cielo, l'urto ai nervi che non mi ha provocato per quasi tutto il libro. 
 
Segue RANT con forse qualche spoilerino - ma nulla di grande o chissà che. No, perché io qua devo sfogare il nervoso che mi è venuto durante l'ascolto del libro.
 
Florence era la migliore amica di Nate, poi diventata ragazza per un anno e ora tornata migliore amica. Florence l'ha lasciato perché trovava che Nate fosse troppo appiccicoso, troppo bisognoso di rassicurazioni nel suo non essere ancora pronto a fare sesso per il timore che questo potesse cambiare la loro relazione e in tutto questo l'ha pure tradito con Lydia, una sua collega in fumetteria. 
Non contenta, gli ha chiesto di restare amici, ma gli sta sempre appiccicata come se stessero ancora insieme, flirta con lui e fa la gatta morta, vorrebbe che Nate diventasse amico di Lydia e che loro tre potessero trascorrere del tempo insieme e, sempre per scaricarsi la coscienza dai sensi di colpa, è determinata a trovare qualcun altro a Nate. Con l'arrivo di Ollie però Florence diventa ancora più insopportabile, facendo delle pseudo-scenate a Nate perché non vuole fare il terzo incomodo ed essere rimpiazzata come migliore amica e soprattutto si arrabbia quando Nate le confessa che prova qualcosa per Ollie sin da quando erano bambini e che quindi non ha più occhi solo per lei, quando prima Florence non vedeva l'ora di spingerlo tra le braccia di qualcun altro. 

Non potete capire quanto ho odiato Florence - nell'ultimo 15% un po' migliora, ma giuro che se il libro non fosse stato un audio in riproduzione sul tablet, qualcosa di sicuro sarebbe volato fuori dalla finestra. 

Anche Nate ci mette del suo perché lui tende a non comunicare affatto - quando qualcosa non va si isola, respinge tutti anche in modo brusco ferendo le altre persone, diventa cattivo ed egoista, scappa (anche letteralmente) e mette fine alle cose prima che siano gli altri a farlo con lui. Perché non l'ho odiato quanto gli altri su Goodreads? Perché io sono identica, surprise surprise

Proprio nel momento in cui Ollie stava per trasferirsi con la sua famiglia a Santa Fe, Nate ha cercato - nella confusione dei suoi 11 anni - di dire a Ollie cosa provava per lui, ma Ollie era fuggito e non si era mai più fatto sentire. Ora Ollie è tornato e Nate si rende conto che questi sentimenti non sono mai passati, ma Ollie sta vivendo una relazione a distanza con Aiden - eppure più tempo passano insieme e più quei sentimenti sembrano reciproci. Nate però ha paura, è un pessimista cronico e dà già per scontato che se anche una storia tra lui e Ollie dovesse cominciare, finirebbe inevitabilmente per concludersi con lui con il cuore infranto. Quindi perché correre il rischio? 

Da questo punto di vista, caratterialmente io sono molto simile a Nate: mi isolo, non parlo, non esprimo i miei sentimenti, allontano brutalmente a volte anche a male parole chi tenta di forzarmi la mano. Eppure adesso che sono adulta tendo a controllarmi meglio, ma se ripenso alla me adolescente non posso condannare del tutto Nate. Da adulta però posso farlo e il modo in cui ha trattato sia Ollie (per ben due volte anche) che sua madre è stato riprovevole - e per come va la vita, non si sarebbe meritato il perdono di Ollie tutte le volte. O forse sono io che sono troppo dura e che per esperienza so che, se allontani malamente le persone, queste poi non ritornano. 

Oltre a non aver amato il modo in cui Nate fa il bello e il cattivo tempo con tutti - ben sapendo di essere io uguale, motivo per il quale i personaggi simili a me o li amo o li odio oppure una combinazione di entrambe le cose allo stesso tempo perché quando quei difetti li leggi sugli altri sembrano ancora meno tollerabili - a non piacermi per niente è stato il modo in cui il tradimento viene affrontato in questo libro. 

Di Florence che tradisce Nate e il modo in cui ancora gli sta sempre a braccetto ve l'ho detto, ma ci sono stati tanti altri episodi che mi hanno fatto saltare i nervi perché il tradimento proprio non lo tollero. 
Se posso in qualche modo giustificare Nate che bacia Florence in un momento in cui ancora prova qualcosa per lei e lei gli sta sempre addosso e flirta, di certo non posso giustificare Nate che bacia Ollie pur sapendo che lui sta Aiden e anche la loro amica Ashley che, con Ollie a scuola da neanche un giorno, chiede a Nate di informarsi se a Ollie lei può piacere e se sarebbe interessato ad uscire con lei - e questo sapendo già che è fidanzato. Oh gente, ma che problema avete? Ma il rispetto per le relazioni degli altri? 

Giuro, ho perso il conto di quante volte ho alzato gli occhi al cielo e in generale questo libro mi è passato abbastanza in sordina, anche perché nessuno - a parte i due sopra citati - ha una personalità che si distingue. Nemmeno Ollie. 
Manco ho fatto il tifo per la love story o il lieto fine come avrei fatto di solito - ero più altro in mood "meh" per tutto il tempo.
 
All'inizio ero propensa per le tre stelle, voto che non sta né di qua né di là e giusto perché quando c'è un personaggio in cui mi rivedo questo per me è sempre un aspetto a favore, ma ora che ho scritto la recensione mi rendo conto che proprio non me la sento. Magari arrotonderò a tre su Goodreads, ma qui sono due e mezzo. 

venerdì 20 novembre 2020

[Recensione] "The Music of What Happens" di Bill Konigsberg

Che bella sensazione finire qualcosa che non sia una graphic novel in tempi relativamente brevi! Certo, non sono ancora fuori dalla reading slump e questa non è stata la lettura stellare che mi sarei aspettata, ma comunque mi sembrano bei progressi...


Titolo: The Music of What Happens
Autore: Bill Konigsberg
Data di uscita: 26 febbraio 2019
Durata: 9H 17Min (Storytel Edition)
Editore: Arthur A. Levine Books
Link Amazon: https://amzn.to/3eKYAFH
 
Trama [tradotta da me]: Max: Tranquillo. Sport. Videogiochi. Gay e non un così grande problema - non per lui, non per sua madre, non per i suoi amici. E un segreto: un incontro con un ragazzo più grande che gli rende difficile respirare - qualcosa a cui non vuole più pensare, mai più.

Jordan: l'opposto della tranquillità. Poesia. Le sue "mogli" e il Chandler Mall. Mai stato baciato e alla ricerca di Mr. Quello Giusto, a cui probabilmente non piacerà comunque.
E un segreto: una madre in una spirale discendente fuori controllo e la consapevolezza di essere l'unico che può evitare che la famiglia cada a pezzi.

Buttateci in mezzo un traballante food truck degli anni '80 chiamato Coq Au Vinny. Aggiungete fichi d'india, cloud eggs e un'idea alquanto torbida su cosa significhi "a chilometro zero" e "organico". Collocate il tutto a Mesa, Arizona, in giugno, dove la temperatura raggiunge regolarmente i 45,5°C. Come ciliegina sulla torta un pizzico di innegabile chimica tra due opposti.

Nel corso di un'estate, due ragazzi dovranno affrontare le loro più grandi paure e decidere cosa sono disposti a rischiare per ottenere ciò che vogliono di più.
 
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TRIGGER WARNING: stupro, dipendenza da gioco d'azzardo.


Sebbene frequentino la stessa scuola e condividano anche qualche classe insieme, le vite di Max e Jordan non si sono mai davvero incrociate se non fosse per la parte dove si trovano reciprocamente attraenti. 

Tutto cambia un sabato mattina, quando Max è al mercato con sua madre dopo quella che è stata una delle notti peggiori della sua vita e assiste per caso al crollo emotivo della madre di Jordan. 
È passato un po' di tempo dalla morte del padre di Jordan - evento che ha segnato molto entrambi, tanto che sua madre era persino diventata dipendente dal gioco d'azzardo e ora frequenta i gruppi di sostegno per evitare di ricaderci - e ora i soldi dell'assicurazione non bastano più, tanto che rischiano di perdere la casa. Ecco perché hanno rispolverato il food truck che era del padre di Jordan: cucinando cibo durante i giorni di mercato, le fiere e qualsiasi altro evento in cui la gente vuole mangiare, entrambi sperano di racimolare abbastanza soldi per pagare il mutuo. Peccato che la madre di Jordan non sappia neanche accendere il grill e Jordan si senta smarrito quanto lei. 

Assumere Max è un attimo quando questo si offre volontario - non solo per evitare un altro lavoro estivo che proprio non gli andava, ma anche perché cucinare gli piace davvero. E la madre di Jordan è più che felice di lasciare l'incombenza ai due ragazzi che, in realtà, non sanno neanche da che parte cominciare e soprattutto non sanno come parlarsi nell'imbarazzo generale. 

La loro comunicazione funziona un po' a singhiozzo: si conoscono di vista, ma ognuno dei due ha delle riserve nei confronti dell'altro. Soprattutto Jordan, dall'aspetto emo e mingherlino, timido e tanto insicuro di se stesso - per lui pensare che Max sia il tipico ragazzo sportivo e sbruffone che gli farà passare l'inferno è un attimo. 
Sorprendentemente invece, dopo parecchi tentativi, la loro collaborazione comincia a funzionare e anche i frutti del loro duro lavoro - in un caldo torrido che farebbe impallidire quello dell'inferno - cominciano a vedersi. 

E in quel camioncino non è solo il cibo che comincia a cuocersi a fuoco lento...


Ci sono state cose che mi sono piaciute e cose che mi sono piaciute meno. 

Max è gay e ad esserne a conoscenza sono i suoi genitori e i suoi due migliori amici. I suoi sono separati e suo padre è un aspirante comico che non ha mai preso niente sul serio, inculcando nella mente del figlio fin da piccolo che il dolore è per i deboli e che deve sempre fare l'uomo in ogni situazione - motivo per il quale Max molto spesso pensa a se stesso come ad un supereroe e "piega" la realtà perché sembri meno brutta e dolorosa di quella che è davvero. Ma ad un certo punto non riesce più a farlo, soprattutto non dopo essere stato aggredito - cosa con cui gli è difficile scendere a patti perché come può un ragazzo grande e grosso come lui venire stuprato? Non è spoiler, si legge tra le righe praticamente fin da subito quando il ricordo di Kevin e della notte precedente l'inizio del romanzo fa capolino tra i suoi pensieri già nel primo capitolo. 
Ho detestato suo padre, un uomo a cui va bene che il figlio sia gay purché questa cosa abbia dei limiti - ho odiato il modo in cui ha reagito quando Max ha sentito il bisogno di parlarne chiedendosi se il suo fosse stato davvero uno stupro oppure un caso di dubbio consenso. Sua madre invece l'ho adorata. 
 
Max è un tipo tranquillo che sente sempre il bisogno di aiutare gli altri, Jordan è il suo opposto con la sua totale incapacità di organizzarsi e programmare in anticipo e il suo fare sempre melodrammatico. 
Jordan ama la poesia e diffida di tutto ciò che rappresenta Max, ma una volta che comincia a conoscerlo impara ad apprezzarlo. È praticamente lui quello adulto in famiglia, anche se le sue insicurezze e i suoi dubbi molto spesso gli tarpano le ali e lo portano a cercare sempre rassicurazioni che all'inizio danno sui nervi a Max. 
 
I loro amici per alcuni versi mi sono piaciuti, per altri hanno rappresentato un tipo di amicizia che per me risulta essere tossica. 
 
Betts e Xavier non hanno problemi con la sessualità di Max e non hanno neanche problemi con il contatto fisico tra di loro, evitando quindi quelle dimostrazioni esagerate di machismo di pessimo gusto. Però sono anche estremamente invadenti della vita sessuale di Max, chiedendogli continuamente se l'abbia già fatto e con quanti ragazzi sia stato, chi sia l'attivo e chi il passivo nella coppia e non risparmiano neanche il retaggio messicano di Max dagli sfottò. E Max, a cui è stato insegnato da suo padre a ricevere i colpi (fisici o emotivi che fossero) senza fiatare, non riesce neanche a dire ai suoi migliori amici quanto ciò gli dia fastidio. L'abuso della parola "dude" ha fatto presto a darmi sui nervi, così come la quasi mancanza di momenti di serietà tra loro tre. Davvero gli uomini rifuggono qualsiasi discorso su sentimenti et similia?

Le "mogli" di Jordan non sono da meno - anzi, forse sono peggio. 
Pam e Kayla trattano Jordan come lo stereotipo del "gay best friend" volendolo sottoporre a mille makeover, sono invadenti del suo spazio personale e dei suoi oggetti - addirittura fanno quello che vogliono con il cane di Jordan nonostante le sue proteste - e ignorano proprio cosa sia il consenso quando Jordan dice no, non trattenendosi neanche dallo spiattellare dettagli intimi e privati della sua vita a quelli che sono virtualmente ancora degli sconosciuti. Cioè, sono morta io di imbarazzo per Jordan.

E quanto ho detestato la madre di Jordan - una bambina nel corpo di un'adulta, infantile e melodrammatica, che invece di rimboccarsi la maniche lascia che sia compito del figlio quello di salvare la casa e saldare i debiti per evitare che finiscano come senzatetto, mentre lei passa le giornate davanti alla televisione mangiando dolciumi e schifezze. Per non parlare di quello che fa in seguito che, signore, dammi la forza di non strangolarla. 

In generale è un libro che mi è piaciuto, ma con cui non è scattata la scintilla. 

Lo svilupparsi del rapporto tra Max e Jordan è molto bello, con tutti gli errori di comunicazione che ci sono tra loro e le frasi che anche involontariamente feriscono, ma sempre con la voglia di trovare il modo di aggiustare le cose e farle funzionare. 
Entrambi ne guadagnano dal loro rapporto e crescono - soprattutto Jordan. Max impara a lasciarsi andare un po' di più e a parlare, non tenendo più tutto imbottigliato dentro di sé. Riscopre anche la passione per il disegno, che aveva abbandonato anni prima. Jordan invece acquista più sicurezza in se stesso, non solo per quanto riguarda il suo aspetto fisico ma anche per quanto concerne prendere decisioni da adulto. 

Il problema è che secondo me pecca di quel "troppo raccontato e poco mostrato". 
Tutta la storia di svolge nel giro di un mese e se per tutto ciò che accade nelle loro vite la relazione tra Max e Jordan finisce in un punto in cui risulta ancora come appena sbocciata, per altri versi mi è sembrata un po' affrettata - forse perché per me non sarebbe affatto possibile conoscere e concedere fiducia e confidenza a qualcuno nel giro di così poco tempo nonostante tutte quelle ore passate insieme. Il loro rapporto cresce a piccoli passi, ma forse proprio perché è raccontato e non mostrato ho quindi avvertito la mancanza di quello slow burn che ti fa proprio struggere per l'evolversi della storia. 

È comunque un libro con un bel messaggio e una bella rappresentazione di una storia realistica tra due ragazzi alle prese con le prime esperienze e il primo amore.



mercoledì 18 novembre 2020

WWW.. Wednesday! #216

Potrei aver fatto una cosa
E, tipo, non so se questo equivale a barare? 

Insomma, so che in teoria - in teoria! - l'addetta stampa della Wednesday Books dovrebbe avermi già messa in lista per il blogtour che si terrà l'anno prossimo in occasione dell'uscita del nuovo libro di Courtney Summers il 2 febbraio. 
Ma presumo che questo avverrà a gennaio e insomma, io su Instagram non vedo altro che persone che l'hanno già letto e recensito o che l'hanno appena ricevuto e stanno per leggerlo - e sì, io sospiro sempre sull'ARC cartaceo, ma tanto qui gli ARC made in USA di certo non arrivano. Non arrivano neanche quelli in italiano, figuriamoci. 

E insomma, quando era apparso su NetGalley io avevo fatto comunque richiesta, ma questa era stata rifiutata. E ieri in una storia su Instagram ho visto che l'avevano messo tra i "Read Now" - senza richieste che potessero essere rifiutate né altro. Ma siccome io ero stata rifiutata la prima volta, neanche stavolta per me è stato disponibile. 

E quindi... potrei aver creato un secondo account su NetGalley? Potrei essere riuscita quindi ad acchiapparlo e a farmelo inviare sul Kindle? 

Quanto sono una brutta persona da certo, ti capisco, l'avrei fatto anche io per il mio autore preferito a non hai proprio nessuna vergogna né timor di dio?


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)
 

Ho concluso ieri pomeriggio
The Music of What Happens di Bill Konigsberg, che non è stata una brutta lettura ma non è stato neanche all'altezza delle mie aspettative. Però Storytel era proprio quello che ci voleva per darmi una scossa - qualcuno che leggesse al posto mio - peccato che tra 10 giorni mi scada il periodo gratuito. La recensione arriva venerdì.
 
 
 
What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)
 

Avendo finito l'altro libro ieri
, va da sé che
This Is Kind of an Epic Love Story di Kheryn Callender non l'ho ancora iniziato e, salvo complicazioni, prevedo di cominciare oggi l'ascolto con Storytel. 



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


Ho questo libro da non so neanche quanti anni che aspetta di essere letto. E sì, ce l'ho cartaceo. Ma allora vi chiederete: se hai i giorni contati con Storytel, perché "perdi tempo" con Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe di Benjamin Alire Sáenz se ce l'hai cartaceo? Ha aspettato fino ad adesso, può aspettare ancora. E la risposta è molto semplice: è letto da Lin-Manuel Miranda. Ah, e nel caso ve lo stiate chiedendo: sì, questo è un nuovo episodio di Io e le mie ossessioni
Vorrei poi tornare un attimo su temi più pesanti e ascoltare Rules for Being a Girl di Candace Bushnell & Katie Cotugno.

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Immagino vi starete chiedendo perché, se ho fatto carte false per avere l'eARC di The Project, io non l'abbia già iniziato - un po' perché ho l'ansia dal momento che si tratta della Summers e ogni suo libro mi spaventa sempre prima di cominciarlo (anche perché temo sempre di non amarlo come i precedenti) e un po' perché davvero voglio sfruttare al massimo ciò che resta di Storytel, dal momento che a causa della reading slump ho sprecato un sacco di tempo a vegetare nel mio blocco del lettore. 

Voi che mi dite? Come ve la state cavando a letture? 
Scrivetemi tutto nei commenti oppure lasciatemi il link del vostro post e passerò a rispondere e a ricambiare la visita il prima possibile!

lunedì 16 novembre 2020

What's on my bedside table? #84 | "The Music of What Happens" di Bill Konigsberg

In origine, nei piani, oggi avreste dovuto poter leggere una nuova recensione.  
Ma, come dice mia madre, tu fatti i tuoi conti che poi questi diventano marchesi. 
 
Perciò, ancora indietro sulla presunta tabella di marcia, oggi vedrete invece a che punto sono della lettura attualmente sul mio comodino tablet.

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"The Music of What Happens" di Bill Konigsberg
Uno young adult M/M, il cui titolo mi ha colpita fin da subito.


SONO A... 
Pagina a 4H 29Min. Avrei dovuto cominciarlo mercoledì, ma poi mercoledì a causa di un imprevisto ho passato tutto il pomeriggio fuori - e con imprevisto intendo un colloquio di lavoro che poi si è rivelato essere una truffa - e anche giovedì c'è stato un po' di caos, quindi sono più indietro di quanto avessi preventivato. Il rapporto tra i due protagonisti è un po' difficile, ma si sta sviluppando in un bel crescendo e sono davvero curiosa di andare avanti. 


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
...in un momento di apatia e reading slump come questo, lui è stato uno dei pochi libri che avessi davvero voglia di ascoltare su Storytel.

venerdì 13 novembre 2020

Singing the Book #25

Intanto che io magari recupero il tempo perso tra letture e ascolti - e, si spera, anche recensioni - vediamo un po' di riempire questo fine settimana con il consueto appuntamento musicale di metà mese.
 
Che poi questo è anche l'ultimo che avevo pronto, immagino ora come mi divertirò con i prossimi e il nuovo Blogger - ha ha.  

Singing the Book è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro (e racconto) libri il cui titolo è lo stesso - o con qualche piccola variante - di canzoni che amo oppure ho amato e che potrebbero o non potrebbero c'entrare affatto con la trama.

Siamo al venticinquesimo appuntamento e oggi parliamo come al solito di abbinamenti che mi sono capitati per caso tra le mani.

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Lies di T. M. Logan / Thanks For Coming (I Like You Dead) degli Hopes Die Last

Se questa non è stata LA canzone che mi ha fatto conoscere gli Hopes Die Last - l'unica band romana del mio cuore che non sono mai riuscita a vedere live con mio grande rammarico perché l'unica volta che avrei potuto vederli, poi non ce l'hanno fatta a venire - sicuramente è stata la seconda dopo Call Me Sick Boy. O prima c'era stata Sparkle of Life? Erano gli anni oscuri della mia adolescenza, probabilmente ero alla fine della quarta superiore ed ero sempre in cerca di musica che "urlasse" al posto mio - e accidenti se gli Hopes Die Last urlavano, c'era ancora Nick come screamer. Questa è stata anche la canzone che mi ha fatta innamorare della voce di Becko - in versione acustica poi è un amore. Dov'è l'associazione chiedete voi? Il titolo del libro - un thriller psicologico - è la parola con cui inizia il ritornello della canzone e la canzone, a parte per qualche sfumatura presa molto alla larga, non ci si adatta molto. Per niente.




Hell di Tom Lewis / The Hell Song dei Sum 41

Come nel caso sopra, se questa non è stata la prima canzone che ho sentito dei Sum 41, di sicuro è stata la seconda dopo Still Waiting. Ero in terza media, lo ricordo, in quella strana fase di transizione musicale tra boybands come i Blue, il pop sempre presente di Britney Spears, la presenza nordica e delicata di Lene Marlin e qualcosa di più "pesante" per me all'epoca - e per gli occhi e le orecchie scioccate dei presenti di allora - come In the Shadows dei The Rasmus. Che poi se la me stessa di allora avesse saputo cos'avrei ascoltato in seguito, sarebbe andata a rifugiarsi sotto le coperte tremante - ma quello è un altro discorso. Comunque, dicevo: era la terza media, verso la fine dell'anno scolastico in realtà, perché ricordo che faceva caldino e invece di passare la pausa dopo la mensa arrampicata sul termosifone del bagno delle femmine a spettegolare, eravamo tutti fuori in giardino a goderci il sole prima delle tre ore di lezione pomeridiane. E c'era questo mio compagno di classe che si era portato a scuola il CD originale di Does This Look Infected? dei Sum 41 - e ricordo benissimo che la cover mi aveva fatto senso e temevo che la musica di quel gruppo fosse troppo "rumorosa". Sì, facciamoci tutti delle grasse risate alle spalle della me stessa tredicenne - anzi, sicuramente già quattordicenne in quel periodo. Fu poi la mia ex-migliore amica a convincermi ad ascoltare un paio di canzoni - ed erano proprio The Hell Song e Still Waiting. Fu subito amore e sempre quel mio compagno di classe mi fece scoprire anche i Linkin Park nello stesso periodo perché di quello stesso anno era anche Meteora - e non mi ricordo se era Somewhere I Belong oppure Breaking the Habit in classifica a TRL su MTV all'epoca, ma finirono per piacere pure a mia madre. E niente, il libro è un horror con possessioni demoniache e per quanto riguarda la canzone... beh, se prendiamo per vero l'incipit everybody's got their problems, allora siamo a cavallo: direi che quello della protagonista è un problema. Per il resto invece non c'entra nulla. 




Caught in the Flames di Kacey Shea / Caught in the Storm degli Our Last Night

Eh sì, sulla cover del romanzo abbiamo un bel pompiere mezzo nudo - e va bene che sono fissata con i telefilm sui pompieri e che Taylor Kinney di Chicago Fire e Ryan Guzman (nonostante alcune sue dichiarazioni di qualche mese fa alquanto discutibili) di 9-1-1 di sicuro accendono la temperatura nella stanza, ma giuro che non è per questo che il libro è finito in questa rubrica perché nel momento in cui sto scrivendo questo, manco ho letto la trama. Il suo titolo però mi ha fatto venire in mente una canzone degli Our Last Night - sebbene il libro alluda alle fiamme e invece la canzone ad una tempesta. E questa è una delle canzoni dell'EP Selective Hearing con il quale li ho riscoperti - o meglio, prima li ho riscoperti con le loro cover di canzoni famose (che mi piacciono di più fatte da loro che in originale) dopo che mi ero allontanata dallo screamo intorno ai vent'anni, poi ho sentito qualche canzone dell'album Younger Dreams e infine mi sono lanciata nel recuperare tutta la discografia che avevo perso nel corso del tempo. Libro e canzone non hanno niente in comune perché il primo è - ovviamente - un romance e la seconda - a cui sono particolarmente affezionata - parla di un'amicizia finita. 




Safe and Sound di Fern Michaels / Safe & Sound di Taylor Swift feat. The Civil Wars

Anche Taylor Swift esula dal mio solito genere musicale, eppure ricordo ancora che sentii per caso alla radio Love Story e fu subito amore - ancora di più quando gli Yellowcard ne fecero una cover. Ecco, diciamo che forse ha cominciato a piacermi il country grazie ai suoi primi album e Fearless era un album che avevo amato tantissimo, ma era il periodo in cui erano le canzoni di Speak Now a parlarmi sul serio - e in quell'album c'era anche If This Was a Movie con cui era stato amore immediato e quando scoprii che il suo autore era Martin Johnson molte cose mi furono più chiare, compreso il perché. Quindi ero ancora in questa sorta di mood due anni dopo, quando uscì il film di Hunger Games - di cui non avevo letto i libri (e tuttora è così), ma di cui conoscevo vagamente le storia comunque perché la sorella di una mia amica aveva cominciato a leggere la trilogia. E uscì la notizia che Taylor Swift partecipava alla colonna sonora con due canzoni - una è la protagonista di questo episodio e l'altra, che preferivo nettamente perché sembrava rappresentare la persona che ero in quei momento, è Eyes Open. Il libro è un crime thriller e con la canzone - scritta appositamente per il film - non c'entra molto, a meno che non prendiamo il significato del titolo in senso lato. 




All Because of You di Melissa Hill / Because of You di Kelly Clarkson

Anche Kelly Clarkson appartiene a quel periodo di transizione musicale di inizio adolescenza nel 2004 - abbastanza pop e mainstream da passare in rotazione su MTV ma un po' più "aggressiva" delle stelline del pop, con acuti che io provavo a replicare senza successo mentre chi mi ascoltava si doveva tappare le orecchie. La mia preferita è sempre stata Since U Been Gone, quella con cui l'ho conosciuta, ma di quell'album amavo tantissimo anche Gone. La cosa devo dire che però non è durata molto perché già l'album successivo lo ascoltai pochissimo e solo nel 2011 sentii una sua canzone che finalmente fece presa su di me: (What Doesn't Kill You) Stronger - per il resto avevo già cominciato ad ascoltare la musica che ancora oggi è nella mia vita. Però il titolo di questo romanzo - un contemporary romance - me l'ha fatta tornare in mente, anche se con la canzone non c'entra niente perché in quella la Clarkson parla del rapporto conflittuale con suo padre. 



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Siamo giunti alla fine di un altro appuntamento e come al solito vi rinnovo l'invito a commentare sotto per farmi sapere se conoscete qualcuna di queste canzoni, se vi piacciono oppure se qualcuno dei libri vi incuriosisce!

mercoledì 11 novembre 2020

WWW.. Wednesday! #215

Non credevo che sarebbe mai arrivato il mercoledì in cui la mia attuale lettura sarebbe finalmente cambiata - e invece eccolo qui. 
Già, perché dopo quasi un mese ho concluso il libro - e concludendo il libro ho anche concluso la mia annuale sfida di lettura su Goodreads. 
Fate perciò un applauso al traguardo dei settanta libri - obiettivo raggiunto, ma vediamo dove arriviamo ora di fine dicembre. 

E sì, da che ero in reading slump e ci ho messo quasi un mese a finire un libro, vediamo di non correre troppo.


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)
 

Ho concluso - e finalmente direi -
Quiet No More di Nikki Barthelmess. Se devo essere sincera non mi è piaciuto quanto il primo e ci sono state delle cose che mi hanno fatto storcere il naso - forse un po' per gli elementi in sé e un po' per la reading slump che quindi mi faceva avere ancora meno voglia di proseguire con la lettura. Indubbiamente è un libro che merita di essere letto per i suoi temi e i suoi contenuti e messaggi importanti, ma mi sono davvero sentita poco coinvolta emotivamente - e con questo genere di libro non è una sensazione che dovrebbe provare il lettore. Recensione QUI



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)


Menzogne e falsità perché non sto ancora leggendo The Music of What Happens di Bill Konigsberg - non lo sto neanche ancora ascoltando. In sintesi: manco mi ricordo la trama.



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)



Credo che ascolterò This Is Kind of an Epic Love Story di Kheryn Callender e poi non lo so - davvero, già è stato difficile scegliere quello sopra e questo su Storytel perché sento ancora la reading slump che mi alita sul collo e in realtà non so nemmeno io cosa avrei voglia di leggere. Quindi al momento le eARC vanno in pausa perché voglio sfruttare al massimo quei quindici giorni che mi restano di Storytel. 

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Ditemi un po': quanto è durato il periodo più lungo di una vostra eventuale reading slump? Io non mi sentivo così apatica dai tempi del lavoro estivo e delle sue ore infinite e degli anni di liceo/università. Non riesco ancora a scrollarmela bene di dosso. 
Tiratemi su il morale e raccontatemi delle vostre letture invece - qui sotto nei commenti oppure con il link al vostro post. Poi passo a ricambiare la visita!

lunedì 9 novembre 2020

[Recensione] "Quiet No More" di Nikki Barthelmess

Finalmente ce l'abbiamo fatta, gente! Dopo quasi un mese sono riuscita a finire il libro e non solo bisogna festeggiare per questo, ma anche perché questo libro significa pure il completamento della mia annuale Goodreads Challenge!

Direi che un applauso me lo merito. 

Grazie a NetGalley e alla Flux per la copia digitale (una volta) in anteprima.


Titolo: Quiet No More
Autrice: Nikki Barthelmess
Data di uscita: 13 ottobre 2020
Pagine: 352 (Kindle Edition)
Editore: Flux
Link Amazon: https://amzn.to/3ibBqIJ

Trama [tradotta da me]: Ora al primo anno di college, Victoria Parker sta cercando di andare avanti con la sua vita dopo essere sopravvissuta ad un'aggressione sessuale da parte di suo padre e sei mesi in casa famiglia. Si sta concentrando sulle cose positive--frequentare il college, vivere da sola, riparare delle vecchie amicizie e farsene di nuove, fare parte di un gruppo di attivisti a scuola per il sostegno ai sopravvissuti di abusi. Ma tutto viene buttato all'aria quando una donna sconosciuta si presenta, affermando di essere la zia di Victoria e chiedendole di mentire su quanto è accaduto. Con il padre che dovrà affrontare la sentenza in un paio di mesi, Victoria è nervosa all'idea di dover divulgare la verità di quanto è successo al giudice - non è nemmeno di sicura di avere la forza per andare fino in fondo. Ma quando una sua compagna, membro anche lei del club, comincia a farle pressione perché parli, Victoria deve decidere come condividere la sua storia restando nel frattempo fedele a se stessa.


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TRIGGER WARNING: disturbo da stress post-traumatico, aggressione sessuale (passata), incesto (passato). 


Questo libro è il seguito di The Quiet You Carry, quindi saranno inevitabili riferimenti al libro precedente. 

The Quiet You Carry l'avevo letteralmente divorato in due giorni, invece questo sequel ci ho messi quasi un mese per finirlo perché c'era qualcosa che mi bloccava - e non ho ancora capito esattamente cos'era. 

Troviamo Victoria che cerca di ricostruirsi una vita: dopo aver salvato la sua sorellastra Sarah e aver finalmente denunciato suo padre, ora Victoria è al college. Vive da sola - anche se vede Tiffany e Sarah una volta a settimana per la cena in famiglia - ed è ancora in contatto con Connie, la madre affidataria, con cui, dopo un periodo burrascoso, finalmente è arrivata ad instaurare un rapporto di reciproca comprensione. La sua migliore amica Christina è lontana, al college a Washington, mentre il suo ragazzo Kale è ancora a Silver Valley a finire il liceo. 
Ecco perché Victoria sente il bisogno di farsi nuovi amici e un gruppo che cerca di promuovere il sostegno alle vittime sopravvissute di abuso, cercando di sradicare la rape culture, sembra proprio adatto a lei. 

Qui stringe amicizia in particolare con Jasmine, Lana e Trey, ma anche questo non è in grado di distrarla da ciò che ancora popola la sua mente in ogni istante del giorno e in ogni incubo durante la notte: la sua dichiarazione in quanto vittima su come gli abusi del padre l'hanno cambiata - che dovrebbe consegnare al giudice prima che sia emessa la sentenza. 
Ma ogni volta che Victoria sta per mettersi a scrivere si trova in stallo, divisa tra la rabbia che prova - specialmente quando pensa a Sarah - e l'amore che in fondo prova ancora per suo padre, perché è difficile non ricordare i momenti felici durante la sua crescita. 

A turbare ancora di più di Victoria è la comparsa di una zia che non sapeva di avere e di cui suo padre non le aveva mai parlato - una zia che con il suo arrivo porterà con sé anche un terribile segreto di famiglia. E questo segreto metterà ancora più in difficoltà Victoria, la quale si ritroverà a chiedersi se ciò che ha scoperto possa essere un'attenuante. Ma può chiedere forse compassione per quello che è stato il suo carnefice se questo significa ferire ancora di più Sarah? 
Victoria non sa che fare e sente che Kale non riuscirà mai davvero a capirla - non come fa Trey. La distanza tra lei e Kale non sembra più fatta solo di chilometri, ma sta diventando anche emotiva e sebbene avesse giurato di non mantenere più dei segreti, la cosa si sta rivelando difficile. 
E a far pentire Victoria di essersi confidata con qualcuno è proprio una delle persone di cui pensava di potersi fidare, la quale usa la sua storia personale come esempio di come - secondo lei - i sopravvissuti non dovrebbero reagire. 

Con tante persone che vogliono imporre la loro opinione, è ora il momento che Victoria trovi la sua voce per dire la sua storia a modo suo. 


Non so cosa sia andato storto. 

Con il romanzo precedente era stato facile immergermi nella storia, sentire il dolore di Victoria - qui invece ci sono stati molti momenti in cui mi sono sentita emotivamente distaccata, non coinvolta. 

È qualcosa che per fortuna io non ho mai vissuto e forse per questo - e per la mia tendenza a vedere le cose solo in bianco o nero - è stato difficile leggere di Victoria che per tre quarti del libro pensa a scrivere la sua dichiarazione, comincia e poi la straccia. Ripetutamente, sempre con gli stessi pensieri. 
E mi sento anche male nel dire questo perché per fortuna io non so cosa voglia dire sentirsi spaccata a metà tra l'odio e l'amore allo stesso tempo per un genitore. E Victoria non ha solo quello sulle spalle: oltre a chiedersi quale sia la decisione giusta in merito alla sua dichiarazione, con essa vorrebbe anche non dare un'ulteriore dispiacere a Sarah. Ma fare questo significherebbe dare un dolore alla zia Audrey - e questo conoscendo adesso la storia di famiglia. 
 
Indubbiamente Victoria viene sottoposta a molteplici ricatti morali, anche quando confidandosi con coloro che crede amici si solleva un polverone nel momento in cui loro ritengono che con la sua decisione stia tradendo tutte le vittime e i sopravvissuti di abuso. E non è semplice per Victoria vedersi buttata in pasto ai lupi, con la sua storia pubblicata e usata come esempio di ciò che non si dovrebbe fare quando è ancora confusa a riguardo. Ognuna delle persone della sua vita vorrebbe che si comportasse in un certo modo e si arrabbia quando Victoria non risponde come una marionetta. 
 
Sebbene comprendendo il motivo per cui la sua amica abbia reagito in quel modo, è stata comunque una cosa che mi ha fatta inorridire - totalmente il contrario del mostrare sostegno alle vittime e di lasciare loro la libertà, il tempo e il modo con cui raccontare la loro storia. La loro verità. 
Ho detestato la sua amica per questo, ma nel finale mi è piaciuto ancora meno il modo in cui Victoria ha reagito - e questo perché io sono il tipo da bianco o nero e il perdono difficilmente rientra nelle mie scelte. 

In generale, è stata proprio Victoria a farmi arrabbiare in questo libro - e ribadisco, mi vergogno nel dire questo. 
Ma già nel volume precedente io ero dell'idea che Victoria non avrebbe dovuto mettersi con Kale - era troppo presto e la cosa qui viene ampiamente dimostrata, sebbene questo sia utile per capire che i sopravvissuti hanno bisogno di tempo per guarire e di terapia. E davvero, Victoria avrebbe dovuto andarci molto prima della fine del libro. 
Victoria si comporta davvero male con Kale: lo allontana perché sente che lui non riesce a capirla, ma allo stesso tempo poi si arrabbia con lui quando lui vive la sua vita con i suoi amici a Silver Valley. E non è giusto nei confronti di Kale, che la ama sinceramente, mentre a me è sempre stato chiaro che quello di Victoria in realtà fosse più bisogno di sicurezza e stabilità piuttosto che amore. Per questo ho temuto fin dalla prima volta che ho visto comparire Trey, ma per fortuna non si è ripetuta la stessa dinamica. 

In generale, tante cose qui accadono troppo presto e troppo in fretta perché Victoria sia in grado di affrontarle senza prima aver iniziato almeno un po' a guarire. Anche la sua partecipazione al SASAH (Students Against Sexual Assault and Harassment) è forse precipitosa perché sebbene l'intento sia nobile, questo la distrae dai suoi problemi per focalizzarsi sull'aiutare gli altri, ma è chiaro che alla fine ne sia comunque travolta. 

Ho preferito il primo libro sicuramente - qui, tra le scene un po' ripetitive e il processo mentale di Victoria che non è facile da digerire per chi è sempre netto sulle sue posizioni (e soprattutto per chi non ci è mai passato), c'è qualcosa che si perde in quanto coinvolgimento emotivo e attaccamento alla protagonista, ma sicuramente resta un libro importante per i suoi temi all'interno. 

Perché ogni sopravvissuto ha il diritto di scegliere se raccontare la propria storia o no e soprattutto di reagire come ritiene più opportuno, senza aspettative altrui di comportamento o ricatti emotivi - serve solo qualcuno che ascolti quando si decide di mettersi a nudo. Perché, come capisce Victoria, non sta ai sopravvissuti risolvere i problemi degli altri - non sempre, almeno.