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mercoledì 31 luglio 2024

[Recensione] "Cherry" di Lindsey Rosin

Amazon mi informa che ho acquistato questo libro il 31 luglio 2018 - mh, quindi appena tornata a casa fresca di intervento chirurgico esattamente sei anni fa - e che costava poco più di cinque euro, ma che grazie ad un buono avevo pagato appena 54 centesimi. 

Che dire, con molta calma.
 
 
 
 
Titolo: Cherry
Autrice: Lindsey Rosin
Data di uscita: 16 agosto 2016
Pagine: 390 (copertina rigida)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/46aMCjp

Trama [dell'edizione Piemme]: Quattro amiche decidono di perdere la verginità prima della fine del liceo. A lanciare l'idea è Layla, per la quale il sesso è solo l'ennesimo punto da aggiungere alla lista "cose-da-fare-prima-della-maturità". Sulle prime le amiche sono perplesse, ma alla fine tutte ammettono che è anche il loro desiderio e che realizzarlo insieme potrebbe essere divertente... Un romanzo che parla di prime volte, ultime possibilità e di quel tipo di amicizia che trasforma ogni giorno della vita in una storia da raccontare.

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Nella sua serietà di argomenti, questo libro è anche capace di non prendersi troppo sul serio - è una lettura leggera e spensierata, ma allo stesso tempo capace di far riflettere. 

In questo libro si parla sì di sesso e masturbazione e orgasmi, ma lo si fa attraverso quattro ragazze legate da un rapporto decennale di amicizia assolutamente invidiabile - sono capaci di parlarsi senza filtri, di supportarsi a prescindere, di accettare i pregi e le stranezze le une delle altre e andare a braccetto di conseguenza. Hanno il loro rituale dello frozen yogurt la domenica pomeriggio e si parlano, si confidano, si ascoltano. 

L'idea del patto nasce un po' per caso dal proposito di Layla di perdere la verginità con il suo ragazzo Logan prima del diploma - lei è l'unica con una relazione stabile mentre Zoe è timidissima e si imbarazza fin troppo facilmente, Emma ha i brividi solo a pensare alla parola "diploma" ed è sempre confusa su tutto e Alex invece si annoia presto con qualsiasi ragazzo inizi a vedersi. Che anche le altre possano perdere la verginità in circostanze simili a quelle di Layal è alquanto improbabile, ma viene deciso che faranno un patto e che, per quanto possibile, proveranno ad uscire dalla loro comfort zone e faranno questa cosa insieme prima della fine del liceo. 

Ho sinceramente invidiato la loro amicizia e anche il loro parlarsi così liberamente di tutto - anche il rapporto con le amiche è alquanto stretto e dura da ormai vent'anni, ma forse per pudore o altro siamo capaci di parlare di tutto però il sesso non è un argomento che viene affrontato. C'è anche quel retrogusto nostalgico nella loro amicizia, quella sensazione che vivi solo quando sei all'ultimo anno di liceo e stai per prendere il diploma e davanti a te hai mille strade - ma sai anche che niente sarà più lo stesso e che la vita "adulta" e le diverse scelte ti porteranno a non vedere più le tue amiche tutti i giorni come eri abituata a fare. 

Questo libro contiene forse TMI (Too Much Information), ma lo fa senza essere volgare e in maniera diretta e sincera - perché il sesso andrebbe affrontato in questo modo. E non solo si parla dei aspetti più "tecnici" e fisici, ma anche delle emozioni e delle sensazioni che ci stanno dietro e delle diverse aspettative che maschi e femmine hanno della prima volta e di quelle anche successive - come per i maschi sia un traguardo, mentre per le femmine a volte viene vissuto in maniera diversa e con più ansia e timore. 

Layla, Zoe, Alex e Emma sono quattro ragazze diverse, ognuna con la propria personalità che emerge dalle pagine attraverso il proprio punto di vista e ognuna con quattro esperienze diverse in materia di masturbazione, orgasmi e sesso - e sono anche quanto di più realistico potreste mai trovare in un libro. 

lunedì 25 ottobre 2021

[Recensione] "Prom Theory" di Ann LaBar

Non pensavo neanche l'avrei finito in tempo per oggi - questo perché quelli precedenti sono stati giorni orribili e di fatto non ho avuto la voglia o l'umore per leggere niente. L'ho quindi cominciato venerdì sera ascoltando solo una mezz'oretta e poi me lo sono sciroppato tutto sabato e domenica. 

"Sciroppato" vi sembra un brutto termine che fa presagire il peggio? 
Beh, non ci siete andati lontano perché ci sono stati diversi momenti chi mi hanno annoiata a morte e che mi hanno quasi fatto mollare il libro. 

Il perché poi ero di cattivo umore? 
Mercoledì all'ora di pranzo ho scoperto che mi avevano rubato i soldi dalla PostePay e me l'avevano svuotata - e a quanto pare sta accadendo a tante persone. Quindi telefona al numero verde, blocca la carta, vai in posta a fartene fare un'altra e a farti dare il modulo di contestazione, vai dai carabinieri a fare la denuncia, vai a casa a compilare il modulo e poi torna in posta perché faxino il tutto. E speriamo mi restituiscano i soldi.

Tutto questo con anche la macchina che ha una ruota che tende a sgonfiarsi perché forse ho preso un chiodo o una vite, la spia della pressione degli pneumatici quindi che minaccia di accendersi in ogni momento, il serbatoio a metà e la benzina che costa un rene e tutti gli altri casini vari ed eventuali a casa. 

Capirete che questa lettura non l'ho affrontata nella predisposizione migliore e non è neanche riuscita a migliorarmi l'umore alla fine.
 
 
Titolo: Prom Theory
Autrice: Ann LaBar
Data di uscita: 30 marzo 2021
Durata: 10H 17Min (Storytel Edition)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/3va4Jn8

Trama [tradotta da me]: In questa argua interpretazione di The Rosie Project in chiave YA che vi scalderà il cuore, una ragazza adolescente è determinata a dimostrare che l'amore, come tutte le cose, dovrebbe essere scientificamente quantificato…giusto?

Iris Oxtabee ha imparato a navigare l'insidioso mondo delle interazioni sociali implicite leggendo qualunque cosa, dalle riviste di neuroscienza agli articoli di Wikipedia. La scienza l'ha aiutata a riempire i buchi e ad avere un'immagine completa, perciò è sicura che non ci sia niente che la scienza non può spiegare. L'amore, per esempio, è solo chimica.

Il suo migliore amico Seth, dall'altra parte, crede che l'amore sia uno dei più belli e caotici misteri della vita senza alcun bisogno di una spiegazione. Iris non è una che si tira indietro di fronte ad una sfida; è quindi determinata a provare che l'amore non è altro che ormoni e stimoli esterni. Dopotutto, la scienza ha aiutato l'umanità a comprendere misteri molto più complessi di quello e Iris eccelle nella scienza.

Il modo perfetto di testare la sua teoria? Fare in modo che il popolare e da poco di nuovo single Theo Grant, che non sa nemmeno che Iris esiste, la inviti al ballo. Con il ballo a sole due settimane di distanza, Iris non ha tempo da perdere, così rivolge tutti i suoi talenti empirici e la sua attenzione nel dimostrare la sua teoria.

Ma dimostrare di avere ragione porterà la sua amicizia con Seth—e l'allettante possibilità di qualcosa di più—ad essere l'esperimento fallito?
 
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Dunque, probabilmente sto raggiungendo il mio limite di young adult romance con balli di fine anno e per fortuna che ora cambio genere - almeno per un po' - perché cominciano a sembrarmi tutti uguali. O forse il meglio del meglio per il momento l'ho già letto e dopo titoli come Today Tonight Tomorrow, Better than the Movies e As If On Cue, il resto non mi sembra nulla di originale e diverso.
 
 
Iris Oxtabee è una ragazza al penultimo anno di liceo - anno che sta per finire e con il ballo a solo una ventina di giorni di distanza. Iris è neuro-atipica - diagnosticata con NVLD (Non-Verbal Learning Disorder), Iris è bravissima con i fatti scientifici, ma per niente con le persone tanto che non è in grado di capire il linguaggio del corpo, le regole sociali e non è interpretare le sfumature di tono di voce o le espressioni facciali di chi la circonda. 
 
A farle da filtro con il mondo ci sono i suoi migliori amici Esther e Seth, gli unici che è in grado di tollerare per diverso tempo senza che le venga un attacco di panico. Ed è proprio discutendo con loro che Iris, forte dei suoi studi su risonanze magnetiche al cervello e biologia, afferma che anche l'amore si può provare e dimostrare scientificamente e che è tutta questione di chimica. Nonostante Esther e Seth glielo sconsiglino vivamente, Iris è pronta a mettere in atto il suo esperimento e ad usare Theo Grant come cavia da laboratorio per provare a tutti quanti che, dati i giusti stimoli e le giuste circostanze, Theo reagirà come un qualsiasi maschio e la inviterà al ballo - che l'amore non è niente di astratto o imprevedibile. In fondo, cosa può andare storto? 
 
 
Allora, come spiegare perché non ho amato questo libro senza sembrare la classica persona neuro-tipica che quindi non può capire chi invece è neuro-atipico? 
 
Il NVLD, il modo di ragionare e il comportamento di Iris sono spiegati in maniera eccellente - e non lo dico perché io ne abbia una qualsiasi esperienza diretta o indiretta, ma perché nelle note alla fine del libro l'autrice ha scritto lei stessa che il più grande dei suoi figli è stato diagnosticato con il NVLD. Ad Iris non piacciono i cambiamenti, non le piace chi le sta troppo vicino o chi la tocca, ha difficoltà con i luoghi affollati di persone e suddette persone non le sa leggere. È molto logica, si basa su fatti scientifici, può sciorinare tutto ciò che dice una pagina di Wikipedia, ma tutto ciò che riguarda emozioni o cose astratte per lei è difficile da comprendere. 
 
Il problema con Iris è che risulta pesante e insopportabile la maggior parte delle volte. Si lancia sempre in spiegoni chilometrici con tantissimi termini scientifici che non si può fare a meno di annoiarsi - e con l'ascolto dell'audiolibro, sarà stata anche la voce della narratrice che non mi faceva impazzire, mi sono ritrovata a disconnettere il cervello per un po' e a riprendere l'ascolto quando Wiki-Iris aveva finito di parlare. 
 
Ora, è chiaro che io come persona neuro-tipica non posso capire, ma è possibile che in sedici o diciassette anni Iris non abbia ancora imparato almeno un po' che anche le persone hanno sentimenti e non sono robot privi di umanità? Ci sono tante scene in cui Iris semplicemente tratta tutti come cavie da laboratorio e, proprio per questo, finisce per ferire anche le persone che la amano di più. 
 
Esther credo sia stata il personaggio migliore, un'amica di quelle così preziose che se le trovi devi fare di tutto per non lasciarle andare. Esther è paziente, conosce i limiti di Iris e li rispetta cercando allo stesso modo di convincerla a provare cose nuove o ad uscire dai suoi paletti - è anche chiaramente divisa tra la lealtà ad Iris e la lealtà a Seth perché è chiaro a tutti cosa Seth provi per Iris, tranne che ad Iris stessa. Esther asseconda Iris, ma prova sempre a portarla in un'altra direzione cercando di non essere lei a svelare il segreto di Seth - peccato che non funzioni e che Iris debba sbatterci il muso prima di capire. 
 
Ho mal sopportato anche l'uso dei soprannomi per tutto il libro: Taylor, membro delle cheerleader e bisognosa di ripetizioni di fisica da parte di Seth, viene continuamente chiamata "Princess Pom Pom" a causa della gelosia di Iris; lo stesso Seth viene chiamato per TUTTO il libro "Squeak" perché evidentemente da piccolo aveva una voce che squittiva e lo so che questo è solo a riprova di come funziona il cervello di Iris e che proprio perché rifiuta i cambiamenti rifiuta anche di vedere il quasi uomo che Seth è diventato, ma ragazzi... quel "Squeak" mi ha scartavetrato il sistema nervoso. 
 
Inoltre, la maggior parte della dinamica dell'invito al ballo e del ballo stesso mi ha ricordato quella di Better than the Movies - qua condita però di bullismo, crudeltà e quello che temevo potesse sfociare in ben di peggio.
 
Non è un brutto libro, per carità - Seth è veramente dolcissimo e protettivo (ma quel "Squeak" non ha contribuito a farlo salire di livello come Fidanzato di Carta), anche se di fatto non lo si conosce più di tanto perché tutto è narrato da dentro la testa di Iris e Seth non è affatto presente nel libro quanto quanto ci si aspetterebbe. Però è stato interessante avere una protagonista neuro-atipica che lotta contro cose che per noi invece sono la normalità - è solo che la quantità abnorme di momenti Wiki-Iris e la loro relativa durata, iper-condita di spiegoni e termini scientifici, mi hanno sinceramente fatta alienare e sperare che il libro finisse in fretta perché non ne potevo più. 

Peccato, avevo altre aspettative e credevo che anche questo sarebbe diventato uno dei miei libri preferiti - invece così non è stato. 

venerdì 5 marzo 2021

[Recensione] "Today Tonight Tomorrow" di Rachel Lynn Solomon

Questo libro è finito tra quelli che volevo leggere non solo per la cover e la trama che sembrava promettere alcune delle cose che amo di più quando si tratta di libri - il trope enemies to lovers e una vaga somiglianza con Tutto accadde in una notte di David Levithan e Rachel Cohn - ma anche perché sapevo, sebbene fossi certa di non aver mai letto nulla di suo, che il nome dell'autrice mi era in qualche modo familiare. 

E lo era perché era già apparsa su questo blog: era apparsa nel Singing the Book #6 quando avevo associato il titolo del suo romanzo di debutto, You'll Miss Me When I'm Gone, con il titolo di una canzone dei Simple Plan. Ho poi scoperto che la protagonista di quel libro, Adina, fa qui un'apparizione e che la protagonista del suo secondo romanzo, Sophie di Our Year of Maybe, è la cugina della Rowan qui sotto. 

Io adoro quando gli autori si autocitano in piccole apparizioni e menzioni senza che diventino veri e propri spin-off o cose del genere - un po' come fanno proprio David Levithan e Rachel Cohn che citano Nick e Norah e qualcosa della loro storia in ogni libro che ha seguito Tutto accadde in una notte.
 
 
Titolo: Today Tonight Tomorrow
Autrice: Rachel Lynn Solomon
Data di uscita: 14 luglio 2020
Durata: 9H 15Min (Storytel Edition)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/3pLRR21

Trama [tradotta da me]: Ti odio, anzi no, ti amo! incontra
Tutto accadde in una notte in stile Morgan Matson in questa indimenticabile commedia romantica su due ambiziosi rivali il cui rapporto si trasforma completamente nel corso di ventiquattrore.

Oggi, lei lo odia.

È l'ultimo giorno dell'ultimo anno di scuola. Rowan Roth e Neil McNair sono stati acerrimi nemici per tutto il liceo, scontrandosi sui risultati delle verifiche, le elezioni del consiglio studentesco e persino sulle trazioni alla sbarra in educazione fisica. Sebbene Rowan, che segretamente vuole scrivere romanzi d'amore, sia ansiosa riguardo al futuro, adorerebbe battere la sua irritante nemesi un'ultima volta.

Stanotte, lei farà il possibile per tollerarlo e collaborare con lui.

Quando Neil viene designato come lo studente più meritevole di fare il discorso di commiato alla cerimonia del diploma, Rowan ha un'unica e ultima occasione di vittoria: ovvero Howl, un gioco per i ragazzi dell'ultimo anno che li porta a girare tutta Seattle, un tour di arrivederci alla città che ama. Ma dopo aver scoperto che un gruppo di studenti è intenzionato a prendersi la rivincita per quattro anni passati nella loro ombra, lei e Neil decidono in maniera alquanto riluttante di fare squadra fino a quando saranno gli ultimi giocatori rimasti in gara—poi penseranno a distruggersi tra loro.

Mentre Rowan trascorre più tempo con Neil, capisce che lui è molto di più dell'impacciato nerd linguista con cui si è scontrata nei quattro anni passati. E, forse, questo ragazzo che lei dichiara di disprezzare potrebbe in realtà essere il ragazzo dei suoi sogni.

Domani…forse si sarà già innamorata di lui.

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Aww, che dolcezza di gioiellino è stato questo libro! 
Lo prenderò cartaceo? Certo che sì. 

Today Tonight Tomorrow, come ho detto, unisce due delle cose che amo di più: l'enemies to lovers e la notte trascorsa fuori alla scoperta di una città in compagnia di qualcuno di inaspettato che poi si rivela essere proprio ciò di cui avevi bisogno. 

Se devo essere sincera, mi preoccupava l'aspetto del paragone con Ti odio, anzi no, ti amo! di Sally Thorne: praticamente tutti hanno amato quel libro - so anche di persone che l'anno scorso se lo sono riletto quattro o cinque volte - ma io gli avevo dato appena tre stelle perché la parte centrale del romanzo, quella che continuava a sprecarsi sugli addominali di Joshua, mi era venuta rapidamente a noia e non mi aveva impressionata. 
Today Tonight Tomorrow invece ne prende gli aspetti migliori - la rivalità, i soprannomi, il continuo voler superare ed essere meglio dell'altro - e lo combina con l'aspetto young adult che molto spesso preferisco al (new) adult. E, come se non bastasse, lo mette in un contesto alla Nick & Norah e io non posso non amare questa cosa. 


Rowan Roth ha grandi piani per il suo ultimo giorno di scuola, ma presto comincia ad andare tutto a scatafascio fin dalle prime luci dell'alba - e come può non farlo quando la tua nemesi è sempre pronta a darti il "buongiorno" esattamente un minuto prima che suoni la sveglia da quattro anni a questa parte? 
Dopo battaglie vinte e battaglie perse - battaglie che vanno avanti dal primo anno, quando Neil McNair ha vinto un concorso letterario e lei è arrivata seconda - questa è l'ultima occasione per Rowan di prendersi la rivincita finale. 

È anche un modo per non mettere davvero fine al liceo: quelli di Rowan sono stati begli anni, trascorsi con le sue migliori amiche Kirby e Mara e qualche relazione con qualche ragazzo che non si è rivelato quello giusto - l'unico ragazzo costante nella sua vita è sempre stato McNightmare (come lo chiama lei), amante dei classici con protagonisti uomini bianchi e da cui ha sempre dovuto difendersi per il suo amore verso i romance. 

Howl, la caccia al tesoro per tutta Seattle che funge da commiato per gli studenti dell'ultimo anno, si rivela l'ultima occasione per Rowan di fare tante cose - e fare squadra con Neil, soprattutto dopo essersi resa conto di non essere sempre stata un'amica presente e di non aver raggiunto nessuno degli obiettivi che si era prefissata a quattordici anni prima di iniziare il liceo, è davvero l'ultima cosa che si sarebbe aspettata. 
O forse l'ultima cosa che si sarebbe aspettata era quella di divertirsi in compagnia di Neil. 


Ho adorato questo libro - è stato tanto carino, dolce e divertente. 

Questo libro è una lettera d'amore al romance e ai romanzi del genere attraverso Rowan, ma più di tutto è una lettera d'amore a Seattle - ho trovato toccante la nota dell'autrice riguardo al suo rapporto personale di una vita con la città e ho quasi urlato quando nel romanzo è stato nominato il film 10 Things I Hate About You, perché alcune scene sono state girate a Seattle, tra cui quella famosa del paintball tra Kat e Patrick. 

Ho adorato visitare Seattle di giorno e di notte con Rowan e Neil, dai luoghi più famosi per i turisti a quelli conosciuti solo dai locali - è stato un po' come vivere New York con Nick e Norah. Finora Seattle per me, in pratica, era solo Grey's Anatomy  e Station 19 e tutto è descritto così bene che sembra di essere lì con loro. È una Seattle viva, dinamica, piena di angoli da scoprire che nemmeno la tipica pioggia non può rovinare.

Rowan è una protagonista che mi è piaciuta - io non amo il romance quanto lei, ma ho trovato nei suoi discorsi tanti punti condivisibili. Lei è figlia di scrittori di libri per bambini, ma tutti nella sua vita - a partire dai suoi stessi genitori, dalle sue migliori amiche, da Neil - ritengono il romance trash, qualcosa che vale meno del resto della letteratura e Rowan ci soffre, perché nessuno si prende il disturbo di conoscere davvero ciò che in realtà stanno demolendo senza averlo prima sperimentato. Ci sono tanti punti condivisibili nei suoi discorsi, a partire da come vengono rappresentate e giudicate le donne che amano il romance - come prive di profondità e superficiali - e a come poi vengano prese in giro. 
Rowan mi è piaciuta perché ha una visione femminista su molte cose - compreso il sesso e su come vengono giudicate le ragazze a seconda che lo facciano o meno - ma mi è scaduta una volta quando si è permessa di criticare le cose che scriveva una sua compagna di classe. Tutta sta manfrina sul fatto che odi vergognarti di amare il romance e che tutti dovrebbero essere liberi di amare ciò che li fa stare bene e poi proprio tu mi cadi nell'errore di criticare i gusti altrui? È stato un lapsus momentaneo, dai.

Neil è stato assolutamente adorabile, si è dimostrato molto di più del ragazzo rigido e quasi snob che sembra all'inizio. Lui e Rowan si scontrano praticamente su qualsiasi cosa e non c'è fiducia tra loro all'inizio del gioco - e anche quando le cose iniziano a farsi più profonde, anni di competizione e voglia di primeggiare arrivano sempre ad interferire nella loro comunicazione. Ma, come Nick all'epoca, anche Neil si rivela presto un perfetto Fidanzato di Carta - quel mix di soft e deciso, calmo ma pronto a lasciarsi andare.

Mi aspettavo forse più enemies to lovers, ma questo libro si svolge in sole ventiquattrore e sebbene abbiamo dei piccoli momenti che intervallano i capitoli in cui vediamo vecchi scontri tra Neil e Rowan, il resto è passato a costruire lo sviluppo del loro rapporto - che avviene comunque in maniera lenta e credibile, a dimostrazione che a volte basta poco tempo per rendersi conto di quello che avevi sempre avuto sotto il naso. 
E tra battute, nomignoli, frecciatine e sarcasmo ci sono comunque momenti molto seri che fanno scoprire ad entrambi aspetti dell'altro che avevano sempre ignorato: la storia famigliare di Neil e la maschera che si è costruito per difendersi, l'antisemitismo a volte involontario di cui Rowan è vittima, la paura del futuro, le aspettative contro la realtà. 

Una parte di me, che non ha mai smesso di avere diciassette anni, si è sentita molto vicina a Rowan nei suoi sentimenti verso il lasciarsi alle spalle il liceo e Seattle. Il liceo per me è stato tutt'altro che idilliaco, ma ero con lei quando pensava alle aspettative che si era creata a quattordici anni e alla realtà di fronte a sé compiuti i diciotto anni - e la sensazione di aver fallito in tutti gli aspetti in cui si voleva invece avere successo. 
Ho adorato tutta l'atmosfera dell'ultimo giorno di scuola, dell'arrivederci a quei compagni che lo saranno soltanto per qualche altra ora prima di prendere tutti strade diverse. Mi sono sentita estremamente coinvolta dal gioco di Howl come un'ultima occasione per stare tutti insieme e ho ripensato al concerto di fine anno che veniva organizzato ogni ultimo giorno di scuola nel mio liceo e la malinconia del mio ultimo giorno. 

Today Tonight Tomorrow è stato un libro che ho sentito vicino a me per molti aspetti: non solo per l'atmosfera alla Tutto accadde in una notte (uscito in Italia proprio in quel 2006 nel quale avevo diciassette anni) che mi ha portato ad amare Rowan, Neil e Seattle quasi quanto ho amato Norah, Nick e New York all'epoca, ma perché ho sottolineato tante cose al suo interno - cose che forse a quasi 32 anni non avrei motivo di sottolineare, ma che invece sento ancora come mie e parte viva di me. 

E non avrò avuto un Nick o un Neil all'epoca, non avrò avuto una caccia al tesoro nei luoghi conosciuti e amati da e per tutta la vita, ma questi libri riescono sempre a restituirmi un po' di quell'adolescenza che sognavo di avere. 

venerdì 29 gennaio 2021

[Recensione] "Chasing Lucky" di Jenn Bennett

Eccoci qui con l'ultima recensione del mese - anche perché dubito di essere in grado di finire il libro che ho attualmente in lettura entro domenica.


Titolo: Chasing Lucky
Autrice: Jenn Bennett
Data di uscita: 11 giugno 2020
Durata: 10H 29Min (Storytel Edition)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/3ixtanZ

Trama [tradotta da me]: La fotografa in erba Josie Saint-Martin ha trascorso metà della sua vita con la madre single, trasferendosi di città in città. Quando ritornano nella loro storica casa nel New England anni dopo per gestire la libreria di famiglia, Josie sa che non sarà per sempre: i suoi sogni si trovano sulla costa opposta e ha un piano per raggiungere il suo obiettivo.

Quello che non ha pianificato è uno scontro con il cattivo ragazzo della città, Lucky Karras. Outsider, ribelle…e suo migliore amico durante l'infanzia. Lucky mette in chiaro che non vuole avere niente a che fare con l'appena tornata in città Josie, ma tutti cambia dopo una disastrosa festa in piscina e un tentativo di vendetta male eseguito mette Josie in grossi guai—con Lucky che inaspettatamente si assume la colpa.

Determinata a capire perché Lucky sia stato così veloce a coprirla, Josie scopre che entrambi sono cambiati e che il bravo ragazzo che una volta conosceva ora ha un senso dell'umorismo nero e un sorriso che le fa galoppare il cuore. E forse, solo forse, non è il ragazzo musone e cattivo che tutti pensano…

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Josie Saint-Martin si sente molto propensa a credere che la sua famiglia sia effettivamente maledetta - soprattutto adesso che sta per tornare a Beauty dopo cinque anni che lei e sua madre Winona l'hanno lasciata.
Cinque anni e sette traslochi dopo stanno per tornare nella loro città di origine, dove sua madre prenderà le redini del negozio di libri di famiglia - e solo perché la matriarca della famiglia è andata in Nepal ad insegnare inglese.

Josie sa che pure questo trasloco è temporaneo: anche se non ci fosse una bomba metaforica che ticchetta in attesa di esplodere al ritorno di sua nonna - i cui rapporti tesi con la madre di Josie sfociarono nel litigio che fece fare loro i bagagli in una notte - Josie intende comunque trovare una stabilità e andare a Los Angeles dopo il diploma, dove suo padre (che è in realtà è quasi un estraneo) è un famoso fotografo di moda e Josie, che ha ereditato la passione per la fotografia, ha tutte le intenzioni di avere finalmente una famiglia e imparare tutto quello che può da lui.

Beauty però è un posto difficile in cui vivere, un posto rimasto ancorato alla sua storia di perbenismo e bigottismo risalente alla guerra di indipendenza - una cittadina piccola in cui tutti mormorano e spettegolano e la famiglia Saint-Martin è sempre stata "famosa" suo malgrado. Secondo Winona è stata addirittura costruita sulla bocca dell'inferno.

Per Josie è strano ritrovarsi a Beauty ed è ancora più strano ritrovarsi di fronte Lucky Karras, quello che è stato il suo migliore amico fino ai dodici anni - fino al momento in cui sua madre l'ha portata via da Beauty proprio nel momento in cui Lucky soffriva di più in seguito ad un incendio nel quale era rimasto coinvolto e di cui porta tuttora le cicatrici. A nulla erano serviti i tentativi di Josie di contattarlo - Lucky non aveva mai risposto.

E ora eccolo qui e quasi non sembra più lui: più scontroso, più taciturno, più sarcastico,  più... duro. E sembra non voler aver niente a che fare con Josie, ma quando lei si mette nei guai è inspiegabilmente lui che si assume la colpa - e Josie vuole sapere perché.

Così, mentre l'estate avanza e la stagione turistica di Beauty entra nel vivo, Josie è determinata a ritrovare l'amico di un tempo e a scoprire chi è oggi. Ma non ci sono solo i segreti di Lucky da scoprire - pure la sua famiglia ne custodisce qualcuno dietro un muro invisibile fatto di silenzio e di discorsi seri evitati e scansati come la peste.


La vera maledizione della famiglia Saint-Martin non sono le storie d'amore destinate a finire, ma la non-comunicazione tra le parti - e tanti fraintendimenti e dolori si sarebbero potuti evitare se Winona fosse stata più sincera con la figlia riguardo a certi aspetti della loro famiglia. È comprensibile che Winona volesse proteggerla, ma con il suo silenzio e i suoi segreti Josie si è dovuta molto spesso sobbarcare l'onere di essere l'adulta tra loro.

Beauty poi è un covo di vipere che spettegolano (
ma anche descritta così bene, così vividamente, con i suoi moli e il suo porto che viene voglia di viverci) e la reputazione giovanile di Winona sembra ancora marchiare il resto della famiglia. Ed è proprio per proteggere la famiglia che Josie si mette nei guai, perché sebbene sia stanca di fare la girovaga e di seguire sua madre ogni volta che questa decide di sradicarle da un luogo, lei è comunque la persona più importante della sua vita - anche se le verrebbe un colpo nell'apprendere che Josie intende lasciarla per andare in California dal padre.

L'altro motivo per cui Josie si mette nei guai ha a che fare proprio con i suoi piani andati in fumo per dimostrare al padre quanto vale come fotografa e che dovrebbe per questo prenderla come apprendista, ma niente va come previsto e l'estate di Josie trascorre cercando di aggiustare quello che ha rotto e ripagare in qualche modo Lucky.

Lucky mi è piaciuto tanto - "ruvido" all'esterno, ma tanto dolce e protettivo con chi ama. È molto legato alla sua numerosa famiglia, ma è sempre stato solo - specialmente dopo la partenza di Josie. Gli sta bene passare per il cattivo ragazzo perché sente di meritarselo e anche per questo non vuole che Josie dica la verità su cosa è successo davvero quella notte dopo la festa in piscina.

Il loro rapporto si sviluppa in modo davvero naturale, dove però la fiducia fatica a crescere - lui teme di essere nuovamente abbandonato, lei ha sentito troppi pettegolezzi e sente che le nasconde qualcosa.

Josie è un po' troppo concentrata su se stessa, così presa dalla sua idea di mostrare a suo padre quanto vale come fotografa che spesso fallisce nel restare vicina alla cugina Evie alle prese con una relazione tossica - e proprio Adrian è una delle ragioni dietro le maldicenze sulla famiglia Saint-Martin. E accusa sua madre di essere sempre pronta a cercare qualcosa di nuovo, ma anche lei - nonostante il desiderio di stabilità - parla e si comporta come se avesse già un piede fuori dalla porta.

È un contemporary romance molto dolce che però parla anche di problemi di comunicazione, relazioni tossiche, uomini che si approfittano delle donne e della loro innocenza e fiducia, donne che fanno presto a giudicare altre donne ma che spesso purtroppo tendono a dare il beneficio del dubbio a certi uomini solo perché hanno un buon nome e sono visti come pilastri della comunità oppure intoccabili.

Mi è piaciuto come libro, ma ammetto di aver preferito Alex, Approximately - mi aveva coinvolta di più a livello emotivo e romantico e, verso il finale, la scena che avrebbe dovuto dare angst alla storia non mi ha fatta impazzire. Lucky aveva già dimostrato più e più volte di che pasta fosse fatto, quanto fosse affidabile e quanto tenesse a Josie, eppure lei - sebbene comprensibilmente scossa dalla bomba piombatele addosso riguardo la sua famiglia - lo tratta malissimo.

Tecnicamente il voto sarebbe un 3.75, ma non mancherò comunque di leggere anche gli altri libri di questa autrice.

giovedì 17 settembre 2020

[Recensione] "Girl, Unframed" di Deb Caletti

Deb Caletti è un'autrice che mi aveva sempre incuriosita, sin da quando sono approdata su Goodreads nel 2013 - sua una citazione che mi aveva colpita, anche quella di un libro con un tema alquanto pesante e delicato come le relazioni tossiche e abusive. 

Non avevo mai letto niente di suo però, ma ho deciso di farlo quando ho visto questo libro nel catalogo di Storytel e ho visto anche il paragone con Sadie di Courtney Summers - tutto quel rosso sulla cover, poi... il rosso è il mio colore preferito.


Titolo: Girl, Unframed
Autrice: Deb Caletti
Data di uscita: 23 giugno 2020
Durata: 8H 31Min (Storytel Edition)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/3iokyiw

Trama [tradotta da me]: L'estate di una ragazza adolescente insieme a sua madre assume una piega sinistra in questo thriller avvincente sui pericoli insidiosi delle attenzioni non richieste, scritto dalla vincitrice della medaglia Printz Honor e dalla finalista del National Book Award Deb Caletti—perfetto per i fans di
Sadie di Courtney Summers.

Sydney Reilly ha un brutto presentimento riguardo al tornare a casa a San Francisco prima ancora di salire sull'aereo. Come potrebbe essere altrimenti? Sua madre è Lila Shore—quella Lila Shore—una stella dei film che mette la sua bellezza e le attenzioni maschili al di sopra di tutto…certamente al di sopra di sua figlia.

Ma le preoccupazioni di Sydney si moltiplicano quando scopre che Lila è impegnata sentimentalmente con Jake, un mercante d'arte con losche conoscenze. Jake ama tutti i bellissimi oggetti e Sydney può sentire i suoi occhi addosso ogni volta che lui è nei paraggi. E lui non è l'unico. Sydney sta cominciando ad attirare l'attenzione su di sé—buona e cattiva—ovunque vada: dal dolce e bellissimo Nicco Ricci, dall'inquietante costruttore edile della porta accanto e addirittura da Lila. Comportamenti che una volta sembravano equivoci, ora cominciano a sembrare minacce mentre l'estate diventa sempre più lunga e più calda.

È inquietante come la bellezza sia complicata e gli oggetti abbiano una storia e tu puoi essere guardata senza essere davvero mai vista. Ma il vero pericolo, i crimini passionali, quel tipo di cose dove qualcuno viene ucciso—quello capita nella maggior parte dei casi solo nei film, Sydney ne è sicura. Questo fino alla notte in cui qualcosa capace di cambiare la vita di una persona accade sulla scalinata che porta alla spiaggia. Una notte elettrizzante che improvvisamente va molto male, in cui la lealtà viene messa in discussione e durante la quale Sydney impara una terribile verità: anche gli oggetti bellissimi si possono rompere.



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TRIGGER WARNING: molestie, cat-calling, abuso domestico (fisico e psicologico).


Fin dall'inizio si capisce che questa storia ci viene raccontata dalla protagonista dopo che i fatti sono già accaduti - se già non fosse per il fatto che ogni capitolo inizia con la lista delle prove portate al processo che fanno capire al lettore che un crimine verrà commesso, sicuramente è anche per le frasi pronunciate da Sydney chiaramente con il senno del poi che lasciano un senso di inquietudine alla fine di ogni capitolo. 

Sydney ha quindici anni, anzi sedici - li compie praticamente all'inizio del romanzo. 
Per la maggior parte dell'anno vive a Seattle e studia in collegio, non troppo lontano dalla nonna Edwina che vede nei weekend. Ha degli amici, si dedica allo sport e non ha proprio voglia di lasciare queste cose per passare l'estate a San Francisco con sua madre Lila Shore - un'attrice un po' in decadenza che Sydney non chiama mai mamma. 
Oltretutto, a quanto pare, Lila ha un nuovo fidanzato che si è anche già praticamente trasferito a vivere in casa loro. 

Sydney non vuole partire - sente che quest'estate è L'ESTATE, quella in cui potrebbero accadere tante cose e si potrebbero incontrare tante persone. La tipica estate in cui le tipiche quindicenni sentono di avere il mondo ai loro piedi e non è solo per questo che Sydney non vuole partire, ma anche perché ha una brutta sensazione da settimane. 

Eppure sua nonna non vuole sentire ragioni e all'aeroporto, invece di Lila, c'è solo Jake ad attenderla. Jake, un uomo che non ha mai visto e che guida una Lamborghini troppo veloce e che, alla notizia che l'indomani avrebbe compiuto sedici anni, comincia a fare apprezzamenti su quanto il suo corpo invece ne dimostri di più. 

E improvvisamente non è solo Jake a notare il suo corpo e a metterla a disagio ogni volta che è in casa, ma c'è anche uno dei muratori che sta lavorando alla casa a fianco che non le risparmia fischi e gesti volgari ogni volta che esce dalla porta. Pure Lila si comporta in modo strano - le dice di provare ad essere più sexy, ma la rimprovera quando la vede indossare i vestiti che lei stessa le ha comprato e la umilia ogni volta che l'attenzione maschile, di un uomo o di un ragazzo che sia, è su Sydney invece che su di lei. 

L'estate dovrebbe essere fatta per passare del tempo con sua madre, ma Lila è troppo impegnata con il suo sonno di bellezza e con i suoi appuntamenti con lo shopping, gli amici o i registi - per Lila tutto viene prima di sua figlia. E Sydney si ritrova sempre troppo spesso sola, in una casa troppo grande e troppo vuota con la sola compagnia di Max - il cane di Jake, di cui lui manco si occupa - e fin troppi quadri nelle loro casse di imballaggio nella stanza per gli ospiti che rappresentano donne e ragazze dipinte da uomini nel corso del tempo. Donne e ragazze che non hanno una bocca per parlare, donne che sono meramente oggetti da guardare senza essere visti davvero. 

Ed è così che si sente anche Sydney, mentre il suo corpo viene sempre più spesso guardato e trattato come un oggetto - come una proprietà, qualcosa da possedere. 

Il mio corpo era un cartellone pubblicitario da commentare. Il mio corpo era l'intrattenimento di qualcun altro, una storia che non aveva nulla a che fare con me. Ero un quadro. Ragazza, olio su tela.

Nicco però, conosciuto sulla spiaggia, sembra l'unico a vederla davvero e la chimica tra loro sfrigola anche quando non si toccano - e in questo caso sì che Sydney vuole essere toccata perché è una sua decisione. Ma non è solo il classico "che si fa con un ragazzo?" dettato dalla quasi inesperienza a frenarla, no - c'è anche quell'insegnamento tramandato di donna in donna, quello che dice che non puoi mostrare il tuo desiderio e che devi essere una brava ragazza, che altrimenti diventi una puttana e non sei più "pura". E lo dicono anche i romanzi horror del suo scrittore preferito: le ragazze che cedono al desiderio e fanno sesso finiscono sempre per fare una brutta fine, quelle con la camicia abbottonata fino al colletto sopravvivono invece. 

L'estate sembra infinita, ma non in senso buono - non quando Jake e Lila gridano, non quando Jake diventa improvvisamente possessivo, non quando Sydney si accorge che vengono tenuti d'occhio, non quando Lila non risponde al telefono, non quando i fantasmi continuano a gridare avvertimenti, non quando la casa mette angoscia e terrore, non quando Sydney si sente un oggetto sia dentro che fuori casa, non quando l'orologio ticchetta e non è solo la rabbia di Sydney sul punto di esplodere. 

E questo perché il grande avvenimento che senti nell'aria estiva e che aspetti con trepidazione che accada non è detto che sia positivo, ma di sicuro - nel bene o nel male - ti cambierà la vita.


C'è da dire innanzitutto che la parte thriller è "venduta" in una proporzione sbagliata - il libro sembra spingere tanto in quella direzione ma, sebbene accada un crimine e ci sia un processo, in realtà è più che altro una storia di formazione. E sì, ha delle cose in comune con Sadie - non tante quante mi sarei aspettata, ma di sicuro molte di più di quelle presenti in altri libri a cui veniva comparato nel gioco del "se ti è piaciuto questo...". 

Sydney è una ragazza che nonostante la madre famosa vuole essere normale, ma poi neanche tanto a volte - ha sempre creduto di vivere due vite separate, ma durante l'estate si rende conto che in realtà quelle due persone diverse che credeva di essere (la studentessa e la figlia di Lila Shore) sono più intrecciate di quanto avesse creduto.

Il suo rapporto con Lila è qualcosa di tossico, completamente sbilanciato - è Lila quella che sembra una bambina, quella fragile che deve essere sempre consolata, quella che è passata per mille relazioni finendo per essere sempre la parte sottomessa e finendo sempre per ripetere la storia di famiglia, quella che vede le donne abbandonate o abusate dai loro mariti e compagni. Sydney è quella che deve consolarla, quella che deve dosare le parole, quella che deve essere cauta e prendersi cura di Lila - Lila, che è ancora così bella ma anche tanto fragile, quella che prende come un complimento che la figlia le somigli salvo poi umiliarla pubblicamente a causa di una storia vecchia come il mondo: lei sta invecchiando e ora il momento della figlia di risplendere. 
Qualcosa che è inaccettabile per Lila, che ho detestato in tantissimi momenti per non essere mai stata accanto a Sydney, per non aver mai ascoltato le sue paure, per ogni volta che con la vocina stucchevole (l'audiolibro aiuta un sacco in questo caso) la chiamava "baby" e "Syd-Syd". Ma Lila però è una donna che in parte mi ha fatto anche pena perché, cresciuta povera con la madre Edwina, è entrata nell'industria cinematografica quando era addirittura più giovane di Sydney - e se il #metoo ci ha insegnato qualcosa è che spesso accadono cose orribili alle ragazze quando entrano in quel mondo. Da questo punto di vista Edwina è una nonna migliore per Sydney di quanto non sia mai stata come madre per Lila, avendola spinta in quel mondo perché sapeva che la bellezza di Lila le avrebbe aiutate a risollevarsi economicamente e non avendola mai protetta. 

La parte thriller assume meno rilevanza man mano che si va avanti perché questa diventa la storia di come Sydney vive le relazioni, di come vede se stessa e le altre donne trattate dagli uomini - in casa, per strada, nei quadri, nei film, nei romanzi. 
Di come la misoginia sia imperante e di come gli uomini trattino le donne come oggetti, non considerandole persone e non vedendole davvero e usandole solo quando fa comodo, meglio ancora se nel frattempo stanno zitte - e di come questa misoginia sia spesso interiorizzata anche nelle donne. 

Sydney prova tanta rabbia - non solo per i gesti volgari ed esibizionisti, non solo per il cat-calling e per la supposizione implicita degli uomini secondo la quale dobbiamo considerarlo un complimento quando invece si tratta di una molestia, non solo per il dover essere sempre lei (o una donna in generale) quella che si deve allontanare impedendosi di godersi il momento o la giornata perché un uomo decide di non farla sentire al sicuro, ma anche perché si rende conto di quanto spesso le donne siano impotenti di fronte a uomini a cui basterebbe una spinta per fare loro del male. Quanto le donne siano sempre costrette ad essere educate, cortesi e a sorridere perché reagire a quel tipo di comportamento potrebbe causare qualcosa di ancora peggiore e di come gli uomini non siano (quasi) mai nella posizione di provare quella stessa paura - di certo non nei confronti di una donna se i ruoli venissero invertiti.

Sydney deve anche lottare contro i sentimenti contrastanti verso il suo corpo - perché devi essere sexy, ma non troppo sexy e devi far capire di volere e desiderare un ragazzo, ma lo devi anche nascondere agli occhi del mondo e agli occhi del ragazzo stesso. Sydney capirà anche che "volere" e "desiderare" una persona spesso non sono la stessa cosa e, ancora più spesso, non sempre vanno di pari passo. 

È un libro con un messaggio importantissimo e un ritratto fin troppo accurato di ciò di cui le ragazze e le donne sono vittime fin troppo spesso, con tante frasi che avrei voluto sottolineare se avessi avuto il libro digitale o cartaceo - ancora una volta mi sono resa conto di quanto forte mi colpiscano alcune frasi di questa autrice. 

Detto questo però, da che all'inizio credevo avrei finito per prenderlo cartaceo, passata la metà ho cambiato idea - lo spazio in libreria sta finendo e sto cercando di comprare solo quei libri che mi coinvolgano appieno emotivamente. 

Il libro mi è piaciuto e anche tanto - ho anche ricordato la me stessa quindicenne, quella che sentiva di avere il mondo ai suoi piedi prima che la sua vita implodesse. Ho ricordato quell'estate passata con la mia ex-migliore amica, quell'estate in cui tutto sembrava potesse accadere, quella in cui ho cominciato a mettere le maglie un po' più scollate e volevo essere guardata ma allo stesso tempo ne avevo anche timore. 
Per Sydney in questo libro è stata la medesima cosa: quel desiderio contrastante di essere guardata e desiderata finché quelle occhiate e quel desiderio non sfociano in qualcosa di più brutto che "sporca" quella sensazione che inizialmente ci faceva sentire bene e sicure di noi stesse e del nostro corpo. 

Come ho detto il libro mi è piaciuto, però... non è neanche la mancanza - o il poco peso - della parte thriller, perché il messaggio del libro vuole essere un altro e per me, a differenza di altri lettori, non è stato un problema. 
È che si sente la distanza quasi impersonale, un muro tra Sydney e il lettore - e non credo sia perché lei sta raccontando fatti già avvenuti e il "distacco", per quanto se ne possa avere con temi del genere, è insito in simili circostanze. 
Credo sia perché ci sono effettivamente poche scene tra Sydney e Jake - o almeno, io leggendo la trama me ne ero aspettate molte di più e molto più cariche di ansia e creepiness. Idem per quando Sydney è fuori casa da sola - e ora non voglio dire che il mondo deve essere per forza pieno di squali ad ogni angolo che giri (anche se un po' lo è), ma dato l'argomento mi aspettavo più episodi spiacevoli in quel senso. Non sono una che vuole la violenza e la bruttura gratuita, ma spesso quel senso di ansia e angoscia e rabbia che Sydney avrebbe dovuto provare in certe situazioni e con certe persone non mi arrivava in quanto lettrice - come in un classico caso di troppo detto e poco mostrato. 

E il finale, per quanto non metta un punto fermo, l'ho trovato coerente e realistico - ho detestato con tutte le fibre del mio essere una decisione di Sydney e avrei voluto prenderla per le spalle e scrollarla, ma era fin troppo coerente con quanto visto della sua personalità fino a quel momento e non poteva essere diversamente. 

Detto questo, è comunque un libro che merita davvero di essere letto e che con Sadie ha di sicuro in comune il tema delle ragazze e di come queste vengano viste e trattate dal mondo maschile. Le quattro stelle non sono forse pienissime proprio perché a volte i sentimenti di Sydney non mi arrivavano e mi è mancato il pieno coinvolgimento emotivo che ho avuto con altri libri, ma dargli di meno sarebbe stato come fargli un torto. 

lunedì 14 settembre 2020

What's on my bedside table? #80 | "Girl, Unframed" di Deb Caletti

Penso sempre che nel weekend leggerò/ascolterò tanto e invece non capita mai - e io speravo di essere più avanti con la lettura di quanto non sia e invece no.  
Ma l'importante è che comunque proceda - anche se questa settimana ho parecchie cose all'orizzonte che mi terranno fuori casa. 

E avete presente quando continuate a procrastinare una cosa e non dovreste perché non è che le cose magicamente si risolvono da sole?
Ecco, avete davanti una procrastinatrice seriale che spera sempre nel miracolo dell'ultimo minuto - aka dovrei schiodarmi dal letto dove mi metto sempre per leggere e fare più movimento visto che ho sempre la schiena rigida e i muscoli contratti e il medico mi ha detto di fare ginnastica.
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Girl, Unframed" di Deb Caletti
Uno young adult dai temi molto pesanti, per il quale credo che stavolta il paragone con Sadie di Courtney Summers non sia poi così sbagliato.


SONO A... 
Pagina 1 ora di ascolto. Mi sta intrigando tanto e mi sta anche mettendo tanta ansia - come un libro del genere dovrebbe fare. Ogni capitolo si apre con la descrizione delle "prove" come quando si indaga o si va a processo e la storia è raccontata dalla protagonista chiaramente con il senno del poi, il che - con certe frasi - rende la fine dei capitoli ancora più inquietante.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
...Deb Caletti è un'autrice che mi ha sempre incuriosita e al paragone con Sadie proprio non ho saputo resistere.

sabato 21 settembre 2019

[Recensione] "We Are the Ants" di Shaun David Hutchinson

Finalmente è arrivato il weekend e anche io posso rilassarmi due secondi - tanto che alla fine mi sono addormentata in poltrona oggi pomeriggio, ma perlomeno sono riuscita a resistere e a restare sveglia fino alla conclusione del libro. 

Libro di cui ora state per leggere la recensione.


Titolo: We Are the Ants
Autore: Shaun David Hutchinson
Data di uscita: 19 gennaio 2016
Pagine: 463 (Storytel Edition)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/2LkWJck

Trama [tradotta da me]: Henry Denton ha trascorso anni venendo periodicamente rapito dagli alieni. Alla fine gli alieni gli danno un ultimatum: il mondo finirà tra 144 giorni e tutto quello che Henry deve fare per fermare questa cosa è spingere un grande bottone rosso.

Solo che non è sicuro di volerlo fare.

Dopotutto, la vita non è stata fantastica per Henry. Sua madre è una cameriera affaticata tenuta insieme da un sottile filo di fumo di sigaretta. Suo fratello non ha mai terminato gli studi, è senza un lavoro e ha appena messo incinta una ragazza. Sua nonna sta lentamente perdendo se stessa a causa dell'Alzheimer. E Henry sta ancora facendo i conti con il dolore provocato dal suicidio del suo ragazzo lo scorso anno.

Azzerare tutto gli sembra una buona scelta.

Ma Henry è uno scienziato per prima cosa e, affrontando la questione in maniera approfondita e logica, comincia a cercare i pro e i contro: nel bullo che è la sua continua storia di una notte, nella migliore amica che l'ha tradito, nel brillante e misterioso ragazzo che è entrato nella classe sbagliata. Pesando il dolore e la gioia che lo circondano, Henry si trova a dover compiere la scelta definitiva: spingere il bottone e salvare il pianeta e tutti quelli che lo abitano…oppure lasciare che il mondo—e il suo dolore—vengano distrutti per sempre.


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TRIGGER WARNINGS: suicidio, depressione, violenza, tentato stupro.


Se poteste fermare la fine del mondo premendo un pulsante, lo fareste? 

Questo è il dilemma che Henry Denton si trova ad affrontare a nemmeno un anno dal suicidio del suo ragazzo Jesse e con circa quattro mesi davanti a sé prima della presunta fine del mondo. Ovvero quando gli alieni smettono di studiarlo come una cavia da laboratorio e lo mettono di fronte alla scelta.

Henry però non è certo di voler premere il pulsante perché in fondo non è certo di voler vivere. Ma non è solo un problema suo, è qualcosa di più grande. 
Costantemente rapito dagli alieni e mai creduto, Henry è consapevole - di fronte a tutte le stelle e a tutto ciò al di fuori della Terra che ha visto - che all'universo non importa nulla di noi, che non si ferma per ricordarci anche quando non ci siamo più. La vita per l'universo va avanti e che senso ha vivere se poi non resta nessuno che si ricorda di te? 

Perché noi siamo le formiche dell'universo, così minuscole di fronte alla vastità dello spazio e magari agli occhi di altre forme di vita che ci osservano. 

Henry è messo di fronte ad una scelta che per lui è già scontata in partenza - e con il suo ragazzo che si è suicidato senza lasciare una nota per nessuno e i problemi che lui non sapeva che Jesse avesse, con il ragazzo più sbagliato con cui potesse andare a letto di nascosto per dimenticare Jesse, i bulli che lo tormentano, la sua migliore amica con cui ha troncato i rapporti, una nonna che soffre di Alzheimer, un padre assente, una madre insoddisfatta della propria vita, un fratello mai davvero cresciuto che non perde occasione per prenderlo a botte o combinargliene una e che ora ha mollato il college e messo incinta la propria ragazza... beh, Henry pensa che staccare la spina potrebbe non essere una cattiva idea. 

Ma c'è qualcosa o qualcuno che potrebbe fargli cambiare idea? 


Se vi aspettate un libro allegro... questo non lo è. 
Però ha quella sorta di umorismo nero che a me piace molto perché Henry è cinico, nichilista, sarcastico, divertente e con una voce narrante accattivante. 

Nonostante ci siano tre ragazzi nella vita di Henry - Jesse, il suo ragazzo morto; Marcus, il suo bullo e continua storia di una notte; Diego, il nuovo arrivato - questo non è un romance perché la storia non prende mai davvero quella direzione. 

Henry è un ragazzo intelligente e davvero portato per la scienza, tanto che la narrazione di questo periodo che va dall'inizio di settembre alla fine di gennaio è intervallata da svariati e possibili scenari apocalittici da fine del mondo. 
È un ragazzo che inserisce le sue conoscenze sulle stelle e sullo spazio con naturalezza e le rende interessanti perché immediatamente segue un esempio concreto di vita reale. 

Tutte le sue riflessioni sulla vita - ma soprattutto sull'importanza di vivere - sono cose che fanno fermare il lettore per pensare perché forse all'universo non importerà di noi e ci dimenticherà, ma alcune persone sono importanti per noi e noi siamo importanti per alcune persone e questo è ciò che conta. E finché ci sarà qualcuno a ricordarci, la nostra luce non si spegnerà anche se comunque la vita va avanti. 

“We remember the past, live in the present, and write the future.”

La fitta trama delle relazioni di Henry è qualcosa che viene mostrato poco a poco e sono relazioni - familiari, di amicizia, amorose - così complesse da risultare dolorosamente e straordinariamente reali: la sua famiglia spesso definita complicata e disfunzionale, il divario tra lui e la sua amica Audrey dopo che entrambi hanno perso Jesse, i sentimenti per Diego che credeva di non riuscire più a provare ma che allo stesso tempo lo fanno sentire in colpa nei confronti di Jesse. 
Ognuno dei personaggi presenti ha una parte importante da giocare nella vita di Henry - personaggi che prima ci vengono dipinti con un'unica caratteristica, ma che poi si mostrano per quello che sono perché nessuno di noi può essere definito da un'unica qualità o da un unico difetto. E noi vediamo che non è solo Henry a soffrire per qualcosa, ma che tutti sono in qualche modo "danneggiati" e che ognuno cerca di aggiustare il tiro come può e non sempre ci riesce.

Ammetto che entrare nell'ottica del rapimento degli alieni non è stato semplice per me all'inizio perché non sono abituata a leggere libri con queste peculiarità, ma ben presto sono stata risucchiata nella vita di Henry e non vedevo l'ora di scoprire dove il suo percorso l'avrebbe portato - la scrittura di Hutchinson poi regala frasi indimenticabili e da sottolineare più volte. 

“We may not get to choose how we die, but we can choose how we live.
The universe may forget us, but it doesn't matter. Because we are the ants, and we'll keep marching on.”
 

venerdì 25 maggio 2018

[Recensione] "Violent Ends" di Shaun David Hutchinson

Questo libro tratta di un argomento che purtroppo ogni tanto torna alla ribalta - anche se fortunatamente non riguarda il nostro paese. 
È tornato alla ribalta la settimana scorsa ed è tornato alla ribalta anche oggi, dal momento che ho appena letto la notizia di una nuova sparatoria in una scuola.


Titolo: Violent Ends
Autori: Shaun David Hutchinson (e vari)
Data di uscita: 13 dicembre 2016
Data di uscita originale: 1 settembre 2015
Pagine: 338 (copertina flessibile)
Editore: Simon Pulse
Link Amazon: https://amzn.to/2GTbCD8

Trama [tradotta da me]: Ha impiegato solo ventidue minuti Kirby Matheson per uscire dalla sua auto, marciare sulla scuola, entrare nella palestra e aprire il fuoco, uccidendo sei ragazzi e ferendone altri cinque.

Ma questa non è una storia sulla sparatoria in sé. Qui non si tratta di raccontare quel giorno impossibile da indimenticabile.
Questa è la storia di un ragazzo—un ragazzo che aveva amici, a cui piaceva leggere, che suonava il sassofono nella banda e che non era mai stato nei guai prima di allora—diventato un mostro capace di entrare nella sua scuola con una pistola carica e di sparare proiettili ai suoi compagni di classe.

Ogni capitolo è raccontato dal punto di vista di una vittima diversa, fornendo l'introspettiva su chi era Kirby e su chi era diventato. Alcuni sono dolci, altri oscuri; altri sembrano non essere correlati, riguardanti liti o primi baci oppure feste a tarda notte. Questo libro è narrato da molteplici prospettive—con un personaggio e un evento che li accomuna tutti—scritto da alcuni dei nomi più riconoscibili della letteratura YA.


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Gli autori che hanno partecipato a questo libro sono tanti: 


Shaun David Hutchinson | Neal Shusterman e Brendan Shusterman | Beth Revis | Cynthia Leitich Smith | Courtney Summers | Kendare Blake | Delilah S. Dawson | Steve Brezenoff | Tom Leveen | Hannah Moskowitz | Blythe Woolston | Trish Doller | Mindi Scott | Margie Gelbwasser | Christine Johnson | E.M. Kokie | Elisa Nader

Ognuno di questi autori offre un punto di vista diverso. Ma non lo offre sulla sparatoria in sé, bensì sull'unico elemento in comune: Kirby Matheson. 

Come Hate List di Jennifer Brown, questa non è una cronaca di quella giornata ma non è neanche il racconto delle conseguenze - o meglio, lo è in parte. 
Quello in cui si differenzia Violent Ends è il punto di vista di ognuna delle persone la cui vita si è incrociata con quella di Kirby in diversi periodi della propria esistenza. 

Non mancano i punti di vista da parte di alcune delle vittime, sia di quelle che non ce l'hanno fatta che di quelle che sono sopravvissute, ma ci sono anche punti di vista di chi conosceva Kirby solo superficialmente o di chi non parlava con lui da anni. 

Pur essendo scritto da diciotto autori - ma i capitoli sono diciassette perché uno è scritto a quattro mani - si ha comunque un senso di continuità durante la lettura perché si inizia con la voce di una bambina che incontra un Kirby ancora alle medie e si prosegue, attraverso gli occhi altrui, osservando Kirby prima della sparatoria e poi il giorno della sparatoria, concludendo infine con quello che resta nei giorni seguenti. 

Questo non vuole neanche essere un ritratto di Kirby perché nessuna delle persone più o meno coinvolte nella sua vita può davvero fornire delle risposte esaurienti, ma vuole semplicemente mostrare cosa ha rappresentato Kirby per tutti coloro che hanno voce in questo libro. 

Per alcuni è stato un salvatore, un amico, qualcuno su cui contare. 
Per altri è stato una cotta, un'ossessione, qualcuno di affascinante da osservare. 
Per altri ancora è stato qualcuno da tormentare, da prendere in giro oppure da ignorare. 
Per alcuni è un ricordo d'infanzia, per altri una ferita che con la sua assenza non si rimarginerà mai. 
Per altri è stato un bullo, una nemesi, qualcuno da cui stare alla larga. 

In Hate List avevamo solo Valerie a fornirci un ritratto di Nick - e parzialmente nella novella Say Something anche David ha fornito il suo contributo.
Eppure lo stesso non sappiamo cosa sia successo nella testa e nell'animo di Nick quel giorno di maggio.

Accade la stessa cosa qui con Kirby. 
Tante voci diverse forniscono tanti pezzi di un puzzle che comunque non risulta completo, un ritratto ancora più confuso di quello che invece si aveva di Nick. 
Tante cose restano sconosciute - e va bene così, perché nessuno di loro ha le risposte. 
Così come non sappiamo cosa sia accaduto nella mente di Nick Levil, così non sappiamo cosa sia accaduto nella mente di Kirby Matheson. 

La differenza è che le vittime di Nick avevano forse più "senso" sulla base della Hate List, quelle di Kirby invece restano senza spiegazioni perché non tutti quelli che sono finiti dalla parte del proiettile avevano una ragione per esserci - anzi, forse in spirito di crudeltà Kirby ha lasciato vivi proprio coloro che gli avevano fatto male punendoli con la morte di chi amavano. 
Ma non si sa davvero, non c'è nulla di certo. 

Queste storie sono più degli attimi precedenti e successivi alla sparatoria perché tirano in mezzo anche il bullismo e un altro fenomeno purtroppo in voga: il femminicidio. 
Sì, perché uno dei capitoli parla di una ragazza che ha detto no e forse per questo è finita nel mirino di Kirby. 

Va bene non avere tutte le risposte perché questo genere di violenza e di morte è così: senza senso. 
Non esisteranno mai risposte che possano essere esaurienti oppure consolatorie. 

E mi ritrovo d'accordo con Jennifer Brown, con quello che aveva detto in un'intervista - parlando del suo rifiuto di scrivere un giorno il punto di vista di Nick. 
Perché scrivere dal punto di vista di Nick - così come avere il punto di vista di Kirby in questo libro - sarebbe quasi come giustificare un atto di violenza senza senso. 
Nessuno può sapere cosa passa per la mente di una persona mentre fa una strage a scuola, cosa l'abbia portato a quel punto e perché. Pertanto scrivere e guardare la scena attraverso i suoi occhi sarebbe una giustificazione che non merita di esistere.

Alcuni punti di vista sono più "distaccati" di altri, di persone che hanno conosciuto Kirby quando erano ancora piccoli e non avevano più contatti con loro. 
Alcuni mi hanno stretto lo stomaco e altri mi hanno dato da pensare: perché quelli che parlavano provavano fastidio nell'essere associati a Kirby, perché la loro vita non era più la stessa dopo quel giorno di gennaio. Perché c'è chi dice che l'aveva capito sin da quando Kirby era piccolo, chi invece viene bombardato di domande e afferma che davvero non aveva mai notato niente di strano - che quella era solo rabbia adolescenziale, che non era niente di più oscuro, che davvero mai avrebbe pensato che Kirby potesse commettere un'azione del genere. 
Perché il male non sempre ha segni caratteristici, non sempre è evidente, non sempre è facilmente riconoscibile, non sempre fa spiccare una persona su altri - e questo diffonde la paura a scuola che anche qualcun altro possa ripetere quanto fatto da Kirby.

Alcuni punti di vista mi hanno messo i brividi e altri mi hanno rapita in maniera profonda e disturbante: Survival Instinct e The Perfect Shot sono stati i miei capitoli preferiti e History Lessons di Courtney Summers mi ha lasciato - come solo lei sa fare con il suo modo di scrivere - una sensazione di disagio addosso. 
Ho specialmente apprezzato quegli autori che hanno scritto dal punto di vista femminile e quelle autrici (come la Summers) che hanno scritto dal punto di vista maschile. 
Ma non aspettatevi grandi approfondimenti o racconti di vita: sono solo diciassette voci in un determinato momento della loro esistenza. Si ha solo un'infarinatura di fatti pregressi, ciò che è sufficiente a dare loro spazio per metterli in relazione con Kirby.

Violent Ends non vuole essere il resoconto di una sparatoria e non vuole neanche fornire un ritratto esaustivo di Kirby Matheson, ma come Hate List fornisce luci e ombre di una persona - luci e ombre in quello che è stato e ha fatto nella vita, luci e ombre in coloro che non ci sono più e luci e ombre in coloro che sono rimasti.
Perché non tutti i punti di vista sono quelli delle vittime, perché non tutti i punti di vista sono obiettivi, perché tutti i punti di vista possono permettersi di giudicare - che la loro vita sia stata toccata più o meno in maniera profonda da Kirby e da quello che fatto.