sabato 21 settembre 2019

[Recensione] "We Are the Ants" di Shaun David Hutchinson

Finalmente è arrivato il weekend e anche io posso rilassarmi due secondi - tanto che alla fine mi sono addormentata in poltrona oggi pomeriggio, ma perlomeno sono riuscita a resistere e a restare sveglia fino alla conclusione del libro. 

Libro di cui ora state per leggere la recensione.


Titolo: We Are the Ants
Autore: Shaun David Hutchinson
Data di uscita: 19 gennaio 2016
Pagine: 463 (Storytel Edition)
Editore: Simon Pulse
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Trama [tradotta da me]: Henry Denton ha trascorso anni venendo periodicamente rapito dagli alieni. Alla fine gli alieni gli danno un ultimatum: il mondo finirà tra 144 giorni e tutto quello che Henry deve fare per fermare questa cosa è spingere un grande bottone rosso.

Solo che non è sicuro di volerlo fare.

Dopotutto, la vita non è stata fantastica per Henry. Sua madre è una cameriera affaticata tenuta insieme da un sottile filo di fumo di sigaretta. Suo fratello non ha mai terminato gli studi, è senza un lavoro e ha appena messo incinta una ragazza. Sua nonna sta lentamente perdendo se stessa a causa dell'Alzheimer. E Henry sta ancora facendo i conti con il dolore provocato dal suicidio del suo ragazzo lo scorso anno.

Azzerare tutto gli sembra una buona scelta.

Ma Henry è uno scienziato per prima cosa e, affrontando la questione in maniera approfondita e logica, comincia a cercare i pro e i contro: nel bullo che è la sua continua storia di una notte, nella migliore amica che l'ha tradito, nel brillante e misterioso ragazzo che è entrato nella classe sbagliata. Pesando il dolore e la gioia che lo circondano, Henry si trova a dover compiere la scelta definitiva: spingere il bottone e salvare il pianeta e tutti quelli che lo abitano…oppure lasciare che il mondo—e il suo dolore—vengano distrutti per sempre.


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TRIGGER WARNINGS: suicidio, depressione, violenza, tentato stupro.


Se poteste fermare la fine del mondo premendo un pulsante, lo fareste? 

Questo è il dilemma che Henry Denton si trova ad affrontare a nemmeno un anno dal suicidio del suo ragazzo Jesse e con circa quattro mesi davanti a sé prima della presunta fine del mondo. Ovvero quando gli alieni smettono di studiarlo come una cavia da laboratorio e lo mettono di fronte alla scelta.

Henry però non è certo di voler premere il pulsante perché in fondo non è certo di voler vivere. Ma non è solo un problema suo, è qualcosa di più grande. 
Costantemente rapito dagli alieni e mai creduto, Henry è consapevole - di fronte a tutte le stelle e a tutto ciò al di fuori della Terra che ha visto - che all'universo non importa nulla di noi, che non si ferma per ricordarci anche quando non ci siamo più. La vita per l'universo va avanti e che senso ha vivere se poi non resta nessuno che si ricorda di te? 

Perché noi siamo le formiche dell'universo, così minuscole di fronte alla vastità dello spazio e magari agli occhi di altre forme di vita che ci osservano. 

Henry è messo di fronte ad una scelta che per lui è già scontata in partenza - e con il suo ragazzo che si è suicidato senza lasciare una nota per nessuno e i problemi che lui non sapeva che Jesse avesse, con il ragazzo più sbagliato con cui potesse andare a letto di nascosto per dimenticare Jesse, i bulli che lo tormentano, la sua migliore amica con cui ha troncato i rapporti, una nonna che soffre di Alzheimer, un padre assente, una madre insoddisfatta della propria vita, un fratello mai davvero cresciuto che non perde occasione per prenderlo a botte o combinargliene una e che ora ha mollato il college e messo incinta la propria ragazza... beh, Henry pensa che staccare la spina potrebbe non essere una cattiva idea. 

Ma c'è qualcosa o qualcuno che potrebbe fargli cambiare idea? 


Se vi aspettate un libro allegro... questo non lo è. 
Però ha quella sorta di umorismo nero che a me piace molto perché Henry è cinico, nichilista, sarcastico, divertente e con una voce narrante accattivante. 

Nonostante ci siano tre ragazzi nella vita di Henry - Jesse, il suo ragazzo morto; Marcus, il suo bullo e continua storia di una notte; Diego, il nuovo arrivato - questo non è un romance perché la storia non prende mai davvero quella direzione. 

Henry è un ragazzo intelligente e davvero portato per la scienza, tanto che la narrazione di questo periodo che va dall'inizio di settembre alla fine di gennaio è intervallata da svariati e possibili scenari apocalittici da fine del mondo. 
È un ragazzo che inserisce le sue conoscenze sulle stelle e sullo spazio con naturalezza e le rende interessanti perché immediatamente segue un esempio concreto di vita reale. 

Tutte le sue riflessioni sulla vita - ma soprattutto sull'importanza di vivere - sono cose che fanno fermare il lettore per pensare perché forse all'universo non importerà di noi e ci dimenticherà, ma alcune persone sono importanti per noi e noi siamo importanti per alcune persone e questo è ciò che conta. E finché ci sarà qualcuno a ricordarci, la nostra luce non si spegnerà anche se comunque la vita va avanti. 

“We remember the past, live in the present, and write the future.”

La fitta trama delle relazioni di Henry è qualcosa che viene mostrato poco a poco e sono relazioni - familiari, di amicizia, amorose - così complesse da risultare dolorosamente e straordinariamente reali: la sua famiglia spesso definita complicata e disfunzionale, il divario tra lui e la sua amica Audrey dopo che entrambi hanno perso Jesse, i sentimenti per Diego che credeva di non riuscire più a provare ma che allo stesso tempo lo fanno sentire in colpa nei confronti di Jesse. 
Ognuno dei personaggi presenti ha una parte importante da giocare nella vita di Henry - personaggi che prima ci vengono dipinti con un'unica caratteristica, ma che poi si mostrano per quello che sono perché nessuno di noi può essere definito da un'unica qualità o da un unico difetto. E noi vediamo che non è solo Henry a soffrire per qualcosa, ma che tutti sono in qualche modo "danneggiati" e che ognuno cerca di aggiustare il tiro come può e non sempre ci riesce.

Ammetto che entrare nell'ottica del rapimento degli alieni non è stato semplice per me all'inizio perché non sono abituata a leggere libri con queste peculiarità, ma ben presto sono stata risucchiata nella vita di Henry e non vedevo l'ora di scoprire dove il suo percorso l'avrebbe portato - la scrittura di Hutchinson poi regala frasi indimenticabili e da sottolineare più volte. 

“We may not get to choose how we die, but we can choose how we live.
The universe may forget us, but it doesn't matter. Because we are the ants, and we'll keep marching on.”
 

6 commenti:

  1. Questo mi attira davvero, davvero tanto *^*

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  2. Complimenti per la recensione! :) Il libro non rientra esattamente nella mia comfort zone, ma tu mi hai incuriosita parecchio! Penso che ci farò un pensierino! :)

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    1. Ma grazie! *-*
      E dire che a me sembrava di non aver detto nulla e/o di non essermi spiegata bene! u.u

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