venerdì 19 marzo 2021

[Recensione] "This Is Where It Ends" di Marieke Nijkamp

Concludiamo la settimana con la recensione di un libro che ho rimandato per molto tempo - per la precisione lo acquistai nell'aprile 2018 - perché molte recensioni lo demolivano. 

Nel frattempo dell'autrice ho letto lo scorso settembre Even If We Break e ho scoperto solo adesso che This Is Where It Ends è stato tradotto nel 2017 dalla Newton Compton con il titolo Un giorno tranquillo per uccidere - sempre sul pezzo io, eh.
 
 
Titolo: This Is Where It Ends
Autrice: Marieke Nijkamp
Data di uscita: 5 gennaio 2016
Pagine: 282 (copertina rigida)
Editore: Sourcebooks Fire
Link Amazon: https://amzn.to/3bVEAjY

Trama [tradotta da me]: Tutti hanno un motivo per temere il ragazzo con la pistola…

10.00: La preside di Opportunity, liceo dell'Alabama, finisce il suo discorso dando il benvenuto all'intero corpo studentesco ad un nuovo semestre e incoraggiando i ragazzi ad eccellere e a raggiungere i propri obiettivi.

10.02: Gli studenti si alzato per lasciare l'auditorium e andare in classe per la prossima lezione.

10.03: Le porte dell'auditorium non si aprono.

10.05: Qualcuno inizia a sparare.

In 54 minuti, quattro studenti devono affrontare le loro più grandi speranze e le loro più oscure paure mentre arrivano faccia a faccia con il ragazzo con la pistola. 

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TRIGGER WARNING: sparatoria scolastica, violenza, abuso domestico, stupro (passato e solo fatto intuire).


Non è la prima volta che mi cimento con un libro che parla di sparatorie a scuola - se non ho dimenticato niente, questa è la sesta volta.
Mi rendo anche conto che è un argomento delicato e molto difficile da trattare - soprattutto è difficile trattare una storia quando la si vuole narrare nel qui e ora.

Hate List di Jennifer Brown e Dear Charlie di N.D. Gomes parlano del dopo, pur raccontando o accennando momenti della sparatoria in se stessa. Close Your Eyes di Nicci Cloke e Violent Ends scritto da diciotto autori narrano un prima, un durante e un dopo. 
#NotReadyToDie di Cate Carlyle è stato finora l'unico che ho letto a narrare la storia durante una sparatoria, ma mi ha alquanto delusa. 

Con This Is Where It Ends non è andata poi così male come mi sarei aspettata dopo aver visto tante recensioni ad una sola stella su Goodreads, ma non è andata neanche così bene da dare lo stesso voto che ho dato ai libri letti in precedenza sull'argomento. 

 
Abbiamo quattro punti di vista che si alternano nell'arco dell'ora che serve a chi spara per cambiare per sempre le vite di tutti. 

Abbiamo Claire, che non ha partecipato all'assemblea in auditorium perché impegnata con gli allenamenti di corsa sul campo sportivo. Grande è il suo orrore quando sente gli spari sapendo il fratellino all'assemblea e ancora più grande è l'orrore quando si rende conto chi è colui che sta sparando. 

Abbiamo Autumn e Sylvia, chiuse nell'auditorium insieme agli altri studenti - fidanzate senza che nessuno lo sappia, legate personalmente al ragazzo con la pistola in modi diversi, tormentate da problemi famigliari con qualche segreto anche tra loro che fingono non esista. 

Abbiamo Tomás, fratello di Sylvia, rimasto fuori perché si è messo nei guai per uno scherzo ad un professore che l'ha mandato in presidenza e quale migliore occasione di curiosare nell'ufficio della preside mentre questa è impegnata nell'assemblea? Al rumore di spari lui e l'amico Fareed hanno poi l'occasione di fuggire e uscire dalla scuola, ma Tomás non ne vuole sapere di abbandonare la gemella senza provare a salvare lei e tutti gli altri aprendo le porte dall'esterno. 


Scrivere il romanzo perfetto sull'argomento è difficile, praticamente impossibile. 
E come scriveva Jennifer Brown nella sua nota d'autore, dare il punto di vista - dare una voce - a chi impugna l'arma è molto pericoloso perché suonerebbe quasi come una giustificazione per un atto così orribile. 

Ho amato Hate List in particolare perché attraverso Valerie avevamo anche la voce di Nick, avevamo i suoi pregi e i suoi difetti, e nessuno era un personaggio totalmente bianco o totalmente nero. Erano tutti di svariate sfumature di grigio, scritti in modo tale da portarti a pensare che saresti anche potuto essere tu da un lato o l'altro della barricata. 

This Is Where It Ends è stato comunque in grado di coinvolgermi e mi sono anche commossa alla fine, empatizzando specialmente con il dolore di un personaggio, ma ha anche tanto potenziale sprecato. 

Qui i personaggi sono tutti o bianchi o neri, non ci sono sfumature di grigio in mezzo. 
Claire, Autumn, Sylvia e Tomás risultano i buoni, le vittime - che poi vittime lo sono anche, alcune più di altri sotto diversi aspetti. 
E lo so che è brutto da dire, ma risultano "solo" quello. 
Tyler, il ragazzo che spara, risulta "solo" cattivo - vendicativo, chiaramente felice di fare del male, senza zone grigie che possano anche dare solo una parvenza del perché. 
Che poi è dove anche #NotReadyToDie ha fallito. 

Lo so che è come metterla in termini fin troppo semplicistici, ma di solito chi arriva a compiere un gesto del genere è perché è stato vittima dei bulli, si è sentito ignorato o poco amato e c'è stato qualcosa che poi l'ha fatto scattare. 
Tyler invece è un bullo fatto e finito, che gode nel fare e nel vedere fare del male agli altri, stupratore e probabilmente anche omofobo e razzista. Man mano che la storia va avanti arriviamo a scoprire qualcosa di lui e della sua vita, ed è innegabile che ci siano stati eventi che hanno lasciato un segno, ma non ci viene mai detto o mostrato cosa l'abbia fatto davvero cambiare - e la possibilità c'era perché ognuno dei personaggi è legato a Tyler in un modo o nell'altro. 

Claire è la sua ex-ragazza, che l'ha mollato quando si è accorta del suo comportamento nei confronti di Sylvia e non ha più riconosciuto come il ragazzo dolce di un tempo. 
Autumn è sua sorella e Tyler era l'unico su cui poteva fare affidamento per credere ancora nel suo sogno di ballare dopo che la loro vita è stata distrutta da un incidente e che la proteggeva, mentre ora resta a guardare mentre il padre la picchia. 
Sylvia ha sofferto per mano sua in maniera tale che ha deciso di mantenere il silenzio, sia con la sua ragazza Autumn che con suo fratello Tomás. 
Tomás, che si era accorto che la sorella era terrorizzata dalla sua presenza, aveva cominciato a dargli addosso fino a quando Tyler non ha mollato la scuola. 

Tutti loro avevano l'opportunità di farci conoscere Tyler, dargli un po' di umanità - soprattutto Autumn e Claire - anche mentre assistevano all'orrore e cercavano di salvarsi la vita e invece la maggior parte dei loro punti di vista è legata al racconto di se stessi prima e ora e dei loro legami famigliari. 

So che il male puro e semplice può esistere, che a volte può anche non esistere un briciolo di umanità in qualcuno e sebbene mi abbia coinvolta in diversi punti, in altri non mi sono sentita coinvolta al punto di avere la sensazione di essere lì con loro - di sentire ansia, paura, terrore, speranza e perdita di essa. 
 
Libri su questo argomento sono difficili da scrivere, dare una voce a chi spara è pericoloso, situazioni come queste sono lontane dalla nostra cultura e dal nostro tipo di Stato e scuola. Eppure libri così dovrebbero darti la coscienza e il pensiero - instillare il dubbio - che potrebbe capitare anche a te, che potresti non essere solo la vittima ma eventualmente anche il carnefice. 

In tutti i libri che ho letto c'era sempre l'ambivalenza, c'era sempre la linea che sfumava tra vittima e carnefice perché noi non siamo né tutti bianchi né tutti neri - non siamo né completamente buoni e neanche completamente cattivi. 

Ci si concentra molto su altri aspetti della vita dei ragazzi e spesso questo li allontana dal qui e ora - e noi con loro di conseguenza. Ci viene negata una conoscenza più approfondita di Tyler, che risulta quasi macchiettistico nelle sue azioni e nelle sue frasi - la sparatoria quasi un capriccio quando sappiamo che di solito c'è molto altro dietro. 

Non l'ho trovata una pessima lettura come molti voti su Goodreads sembravano presagire - e nell'epilogo mi sono anche commossa - ma è anche vero che non l'ho apprezzato tanto quanto altri libri sull'argomento che ho letto. 
 

2 commenti:

  1. no vabbeh ma... io l'avevo puntato secoli fa e anch'io non mi sono manco accorta che è stato tradotto! bene ma non benissimo...

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