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venerdì 5 giugno 2026

[Recensione] "Wrecked" di Maria Padian

Ci abbiamo messo solo tutto aprile e tutto maggio, ma alla fine siamo qui e ce l'abbiamo fatta (semi citazione).
 
 
Titolo: Wrecked
Autrice: Maria Padian
Data di uscita: 5 settembre 2017
Data di uscita originale: 4 ottobre 2016
Pagine: 357 (copertina flessibile)
Editore: Algonquin Books
Link Amazon: https://amzn.to/4tkC9w0

Trama [tradotta da me]: Cos'è 
successo davvero alla festa quella sera?

Haley ha visto Jenny tornare al dormitorio, traumatizzata e in stato di shock.

Richard ha sentito Jordan vantarsi della bella ragazza al primo anno con cui è andato a letto.

Quando Jenny accusa Jordan, Jordan afferma che lei stia mentendo. Haley e Richard, che hanno appena iniziato ad uscire insieme, sono spinti ai due lati opposti delle indagini della scuola. La verità verrà alla luce? Reputazioni, relazioni e intere vite dipendono da questo.
 
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CONTENT WARNING: stupro, cyberbullismo, descrizione di vomito, abuso di alcol, slut-shaming.
 
 
Questa recensione sarà tutt'altro che sensata perché, avendoci messo due mesi per leggere il libro, potete immaginare quanto i miei stessi pensieri siano sconclusionati. 

Questo è il problema di quando vado in reading slump - anche se il libro tratta temi importanti che andrebbero trattati con parole curate e analisi approfondite, poi va a finire che mi sento distaccata emotivamente anche quando non dovrei e recensione e giudizio del libro ne risentono. 

La trama è leggermente fuorviante perché ricordo che, appena letta anni fa, mi aveva dato l'impressione che Haley e Richard fossero già una coppia e che due loro cari amici fossero al centro della questione del libro. 

In realtà non è così.

All'inizio della storia Haley e Richard non si conoscono neanche, se non di vista perché Haley va a studiare nello stesso posto in cui Richard dà ripetizione di matematica ma non sanno neanche come si chiamano e neanche si sono mai salutati. 
Anzi, Richard sta con un'altra ragazza - anche se dire che sta insieme a Carrie è un eufemismo perché diventa palese fin da subito che, sebbene lui abbia fantasie romantiche di una relazione, lei la veda solo come una storia di sesso e lo molla subito quando lui si fa un'idea sbagliata e usa un linguaggio che lei non ritiene politicamente corretto per descrivere una situazione simile a quella che viene affrontata nel libro.

La questione nasce quando Jenny accusa Jordan di stupro dopo una festa - Jenny è la compagna di stanza di Haley e Jordan è uno dei coinquilini di Richard, ma passa del tempo prima che entrambi colleghino le cose e inizialmente Richard avvicina Haley perché la vede parlare con Carrie. 

Da qui le cose si complicheranno ulteriormente e Haley e Richard si ritroveranno loro malgrado coinvolti nel tornado scatenato da Jenny e Jordan, ognuno di loro sentendo solo la campana del proprio coinquilino dopo essere stati scelti come advisor nell'indagine del college e non sapendo come sono andate davvero le cose. 


Haley e Richard non possono sapere come sono andate davvero le cose perché non ne sono stati testimoni - a dire il vero, non sono stati testimoni di niente: Haley era a giocare una partita di calcio e Richard era con Carrie alla Out House la notte della festa alla Conundrum House. 
Ma si ritrovano coinvolti perché Haley viene svegliata da una Jenny sconvolta che afferma di essere stata stuprata e Jordan racconta a Richard di aver avuto una botta e via con una del primo anno. 

Wrecked, la parola che dà il titolo al libro, viene usata molto spesso per descrivere svariate cose: lo stato delle case dopo le feste, lo stato d'animo delle persone, lo stato psicofisico alterato dall'eccesso di alcol, la vita dopo un trauma. 

Noi vediamo come è andata veramente perché i capitoli dai punti di vista di Haley e Richard sono alternati da flahsback di quella sera che narrano gli eventi dal punto di vista oggettivo. 
I nostri protagonisti però non lo sanno e questo sarà causa di frizione non solo tra loro, ma tra tutti i personaggi coinvolti. 

Si parla molto di consenso, ma si parla anche di punti di vista. 
Ci sono molti passaggi che portano il lettore a riflettere e Richard a volte può non piacere per il suo modo di esprimersi, ma è innegabile che spesso sollevi dei punti molto validi. 

Premesso che chiaramente se una persona è svenuta non può dare il consenso e quello è senza ombra di dubbio stupro, ma Richiard affronta anche la spinosa questione del rimpianto della mattina dopo - di come persone che normalmente non andrebbero a letto insieme, sotto la spinta dell'alcol invece lo fanno e la mattina dopo da sobri se ne pentono. 
Quello però non può essere stupro perché in quel momento il consenso c'era, vero? E allora quando una persona è abbastanza ubriaca da lasciarsi andare e quando invece è troppo ubriaca per dare consapevolmente il consenso? 
Chi stabilisce la soglia? Chi decide qual è il limite? Dove una persona smette di essere una brava persona e diventa uno stupratore? 

Sono tutte domande che il lettore è portato a farsi perché noi sappiamo che Jenny è stata stuprata, ma per Jordan è stato un incontro di sesso "normale" in quanto lei aveva comunque ricambiato i suoi baci e l'aveva assecondato. 
Alla fine Jordan ha mentito a Richard oppure ha mentito a se stesso e sapeva benissimo che quello che stava facendo era sbagliato? 

Haley e Richard devono costruire la loro relazione e gestire la bomba che si sono ritrovati tra le mani solo con le poche informazioni che hanno a loro disposizione. 

Non aspettatevi una giustizia eclatante perché, come accade spesso nella realtà, a volte bisogna accontentarsi delle piccole briciole di una vittoria rosicata che non sembra nemmeno tale. 
 

venerdì 21 agosto 2020

[Recensione] "Body Talk: 37 Voices Explore Our Radical Anatomy" di Kelly Jensen

Sono ancora qui, sempre esausta e pronta a collassare non appena rientro tra le mura domestiche e non vedo l'ora che tutti i turisti se ne vadano a casa perché io sono qui che mando giù antidolorifici come se fossero caramelle - e purtroppo non lo sono. 

Quindi, dopo la recensione inglese di martedì, ora è il momento di quella italiana. 


Grazie ad Amanda della Algonquin Books per la copia digitale in anteprima.


Titolo: Body Talk: 37 Voices Explore Our Radical Anatomy
Autrice: Kelly Jensen
Data di uscita: 18 agosto 2020
Pagine: 256 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Books
Link Amazon: https://amzn.to/3gvwtuf

Trama [tradotta da me]: È ora di mettere tutto a nudo riguardo i corpi!

Noi tutti esploriamo il mondo in un corpo, ma di solito non ci prendiamo il tempo di esplorare cosa significa davvero averne uno e viverci dentro. Così come ogni persona ha una personalità unica, così ogni persona ha un corpo unico e ogni corpo racconta la propria storia.

In Body Talk, trentasette tra scrittori, modelle, attori, musicisti e artisti, condividono temi, liste, fumetti e illustrazioni—riguardo a tutto, dalla gravità e forma della scoliosi, dai disordini alimentari al cancro, dalla sessualità all'identità di genere all'uso del make-up come armatura. Insieme, tutti loro apportano una grande varietà di prospettive su cosa significa vivere nei loro corpi in particolare—e come i loro corpi li hanno aiutati a capire chi sono e a come muoversi nel mondo.

Quindi forza, sfogliate le pagine e e unitevi nella celebrazione dei nostri corpi diversi, miracolosi e bellissimi!



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Questa è un'antologia che mi piace molto - molto colorata e soprattutto molto curata.

Dopo il volume sul femminismo e quello sulla salute mentale, ora è la volta del corpo umano - in tutte le sue forme, in tutte le accezioni della sessualità, in tutte le identità di genere, in tutte le malattie e i problemi che si vedono e anche quelli che invece sono interni e quindi nascosti, ma non per questo meno importanti.

Ci sono molte esperienze di scoliosi, di come questo abbia impattato la vita dell'autore - di come a volte si sia dovuto ricorrere alla chirurgia e di come portare il busto per molto tempo abbia anche cambiato modo di vedere le cose e abbia aumentato l'autostima.
Si parla di nanismo, di come il concetto di "normalità" spesso porti certe persone a chiedere troppo al proprio corpo - salvo poi rendersi conto che il concetto di normalità è relativo.
Si parla di disabilità in generale, delle barriere che queste persone a volte si trovano di fronte e che sono dei veri e propri ostacoli.
Si parla di sordità e malattie neuro-degenerative, di come spesso la gente sia maleducata e si chieda come sia possibile per queste persone avere una vita "normale".
Si parla di cure dentali e di come queste non siano accessibili per tutti - soprattutto se immigrati.
Si parla di peli facciali, endometriosi, ovaio policistico, utero con una diversa forma, cancro ai testicoli, ciclo mestruale.
Si parla di dolore cronico che a volte non viene preso sul serio, si parla di malattie invisibili e la persona che ne soffre viene accusata di fingere perché non ha l'aspetto di qualcuno che sta male.
Si parla di corpi magri, di corpi grassi, di corpi trans, di identità di genere, di fat-shaming e di come lo stesso concetto di body positivity abbia dei limiti e non sia in grado in includere tutti.
Si parla di come anche il colore della pelle sia un fattore discriminante, di come sia il corpo bianco e magro cis-gender ad essere considerato la "normalità" - al quale si rivolge il marketing, al quale si fa sempre riferimento, il quale viene considerato un obiettivo per il quale molto spesso in tanti si rovinano pur di cercare di raggiungerlo.
Si parla di come il concetto di magrezza cambi da una cultura all'altra, di asessualità e relazioni, di make-up usato come armatura.

Si parla di disprezzo verso il proprio corpo, di accettazione e anche amore per esso.


È un peccato che io l'abbia letto in un periodo in cui lavoro anche dieci ore e mezza sempre in piedi e quindi una volta a casa ho solo voglia di dormire perché altrimenti mi sarei soffermata molto di più - e invece la data stabilita per la recensione incombeva.

Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo - non lo amo, anzi... lo detesto cordialmente.
Tutte queste testimonianze spesso sono state non solo sagaci e a volte divertenti, ma soprattutto sentite e commoventi - catartiche.

È vero che ogni corpo è diverso e ognuno di esso ha la propria storia, ma mi sono ritrovata in chi ha scritto di come indossava sempre abiti destinati a coprire sempre più pelle e forme e di come il trucco possa essere indossato come un'armatura per acquisire più fiducia in se stessi.
Ed è proprio la fiducia in se stessi che traspare da tutte queste testimonianze - ottenuta nonostante il dolore, l'insicurezza e le difficoltà - perché ognuno di questi corpi ha lottato per ottenere il proprio posto nel mondo e far sentire la propria voce.
E chissà, forse dopo averlo letto, imparerò a fare come questi autori e volermi un po' più bene.

Questo terzo volume dell'antologia, attraverso queste 37 voci, non parla solo del corpo umano - visibile e non - ma riprende anche i temi di femminismo e salute mentale affrontati nei due precedenti.
Questo perché il corpo femminile è sempre più soggetto a critiche rispetto a quello maschile e perché stare male nel proprio corpo - oppure avere qualcuno che ce lo sussurra sempre all'orecchio - porta all'ansia e alla depressione.

È un antologia che davvero merita di essere letta, dove i suoi autori si mettono a nudo attraverso piccoli temi, poesie, fumetti, consigli, FAQ, interviste con esperti del settore, uso e significato della specifica terminologia, liste di cose da dire e non dire quando si ha a che fare con qualcuno diverso da noi.

La consiglio? Ovviamente sì.


martedì 18 agosto 2020

[English Review] "Body Talk: 37 Voices Explore Our Radical Anatomy" by Kelly Jensen | Blogtour

Io lo so che normalmente arrivano prima le recensioni in italiano e poi quelle in inglese quando partecipo ad un blogtour, ma stavolta proprio non ce l'ho fatta. 

La verità è che sono esausta e ci ho messo più tempo di quanto avrei voluto per concludere la lettura - non avevo proprio energia e voglia, tanto che l'ho scritta al volo ieri in pausa pranzo anche se avrei voluto tanto dormire almeno mezz'ora considerando che sto letteralmente in piedi dieci ore e mezza al lavoro. 

Quindi oggi va così: ora esce quella inglese, quella in italiano arriva venerdì.


First of all, thanks to NetGalley and Amanda from Algonquin Books for sending me an eARC in exchange for a honest review. You can also find it on Goodreads and NetGalley - the Italian one is here.
You have to know English isn’t my first language, so feel free to correct me if I make some mistakes while writing this review.


Title: Body Talk: 37 Voices Explore Our Radical Anatomy
Author: Kelly Jensen
Publication Date: August 18th 2020
Pages: 256 (Kindle Edition)
Publisher: Algonquin Books
Amazon
Link: https://amzn.to/3gvwtuf

Plot: It’s time to bare it all about bodies!

We all experience the world in a body, but we don’t usually take the time to explore what it really means to have and live within one. Just as every person has a unique personality, every person has a unique body, and every body tells its own story.

In Body Talk, thirty-seven writers, models, actors, musicians, and artists share essays, lists, comics, and illustrations—about everything from size and shape to scoliosis, from eating disorders to cancer, from sexuality and gender identity to the use of makeup as armor. Together, they contribute a broad variety of perspectives on what it’s like to live in their particular bodies—and how their bodies have helped to inform who they are and how they move through the world.

Come on in, turn the pages, and join the celebration of our diverse, miraculous, beautiful bodies!



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This is an anthology series that I really like - very colorful and above all very curated in all the details.

After the volume on feminism and the one on mental health, now it's the turn of the human body - in all its forms, in all the meanings of sexuality, in all gender identities, in all diseases and problems that are seen and also those that are internal and therefore hidden, but no less important.

There are many experiences of scoliosis, how this impacted the author's life - how surgery sometimes had to be done and how long wearing the back brace has also changed their way of seeing things and increased their self esteem.
We read about dwarfism, about how the concept of "normality" often leads some people to ask too much from their body - only to realize that the concept of normality is relative.
We
read about disability in general, about the barriers that these people sometimes face and that are real obstacles in their every day life.We read deafness and neuro-degenerative diseases, of how often people are rude and wonder how it's possible for these people to have a "normal" life.We read about dental care and how it's not accessible to everyone - especially immigrants.
We read about facial hair, endometriosis, poly-cystic ovary, a misshapen uterus, testicular cancer, menstrual cycle.
We read about chronic pain which is sometimes not taken seriously even by doctors, we read about invisible diseases and how the person who suffers from it is accused of pretending because he/she/they doesn't/don't look like someone who is sick.We read about lean bodies, fat bodies, trans bodies, gender identity, fat-shaming and how the very concept of "body positivity" has limits and is not able to include everyone.We read about how even the color of the skin is a discriminating factor, of how it's the white and thin cis-gender body that is considered the "normality" - to which marketing is aimed, to which reference is always made, which is considered a goal so people often ruin themselves in order to try to reach it.We read about how the concept of thinness and fatness changes from one culture to another, of asexuality and relationships, of make-up used as armor.

We read about contempt for our own body, acceptance and even love for it.


It's a pity that I read it at a time when I work up to ten and a half hours always standing on my feet and therefore once at home I just want to sleep, because otherwise I would have spent much more time on it in order to absorb every single detail - instead the date set for the review loomed.

I've never had a good relationship with my body - I don't love it, in fact ... I hate it cordially.
All of these testimonies have often been not only sharp and sometimes funny, but above all heartfelt and moving - cathartic, in fact.

It's true that every body is different and each one of it has its own story, but I found myself in those who wrote about how they always wore clothes designed to cover more skin and their own shapes and how makeup can be worn as an armor for gain more self-confidence in themselves and out in the world.
And it's precisely the self-confidence that shines through all these testimonies - obtained despite the pain, insecurity and difficulties - because each one of these bodies has struggled to get to own their place in the world and make their voice heard.
And who knows, maybe after reading it, I will learn how to do like these authors in order to love myself a little more.

This third volume of the anthology, through these 37 entries, not only speaks of the human body - visible and invisible - but also takes up the themes of feminism and mental health addressed in the two previous ones.
This is because the female body is increasingly more subjected to criticism than the male one and because feeling bad in our own body - or having someone who always whispers it in our ear - leads to anxiety and depression.

It's an anthology that really deserves to be read, where its authors lay bare through essays, poems, comics, tips, FAQs, interviews, use and meaning of specific terminology, lists of things to say and not to say when dealing with someone different than us with their own story and experiences.

Do I recommend it? Yes, obviously I do.


lunedì 10 agosto 2020

What's on my bedside table? #78 | "Body Talk: 37 Voices Explore Our Radical Anatomy" di Kelly Jensen

Questo consueto appuntamento del lunedì arriva piuttosto tardi rispetto al solito perché se vi devo dire cos'ho fatto sabato e domenica, ho il vuoto cosmico in testa. 

Il libro quindi l'ho iniziato solamente oggi e speravo stasera di potervi presentare un numero consistente di pagine, ma poi nel pomeriggio ho dormito due ore perché di notte dormo malissimo e di giorno sono uno zombie e verso sera mi ha telefonato mia zia che ha bisogno che le dia una mano in negozio per due settimane. 

Tutto questo per dire che probabilmente mi vedrete meno presente del solito perché, COVID-19 fermo restando, noi qui siamo sempre una zona turistica e in stagione si lavora come bestie - motivo per il quale avrò decisamente meno tempo da dedicare alla lettura fino ad inizio settembre ed è anche probabile che salti qualche WWW Wednesday. 
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
Terzo libro di un'antologia non-fiction che presenta sempre argomenti di importante valore: prima il femminismo, poi la salute mentale e ora il corpo umano in tutte le sue accezioni.


SONO A... 
Pagina 63. Sono davvero solo all'inizio - e mi mancano 200 pagine. Finora ho letto tre interventi - in alcuni casi corredati da disegni - e spesso i capitoli sono intervallati da FAQ che aiutano il lettore a comprendere meglio alcuni termini.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... ho il primo volume dell'antologia - ed è molto bello - e quando dalla Algonquin mi hanno proposto il blogtour ho accettato subito.

martedì 7 luglio 2020

[English Spotlight] "In the Neighborhood of True" by Susan Kaplan Carlton | Blogtour

Ah, lo so - vi chiederete se non ho per caso duplicato per errore il post perché effettivamente ne avete già visto uno simile. 
L'anno scorso, quando ho letto il libro. 

Ma oggi lo rivedete perché viene pubblicato nuovamente, ma stavolta in flessibile. E siccome è un libro che insegna che la tolleranza religiosa e razziale sono importanti, credo che non esista un periodo migliore di questo per dargli ancora una volta un po' di luce. 




First of all, thanks to Kelly from Algonquin Books for inviting me to be a part of this blogtour. 

 In the Neighborhood of True was published last year, but today you get to see it again as a paperback. And since it's a book about how much religious and racial tolerance are important, I believe that there's no better time than this to give it some light once again. 

Today I'm gonna introduce you to the book, but you can already read my English review on Goodreads and NetGalley

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IN THE NEIGHBORHOOD OF TRUE

by SUSAN KAPLAN CARLTON










After her father’s death, Ruth Robb and her family transplant themselves in the summer of 1958 from New York City to Atlanta—the land of debutantes, sweet tea, and the Ku Klux Klan. In her new hometown, Ruth quickly figures out she can be Jewish or she can be popular, but she can’t be both. Eager to fit in with the blond girls in the “pastel posse,” Ruth decides to hide her religion. Before she knows it, she is falling for the handsome and charming Davis and sipping Cokes with him and his friends at the all-white, all-Christian Club. Does it matter that Ruth’s mother makes her attend services at the local synagogue every week? Not as long as nobody outside her family knows the truth. At temple, Ruth meets Max, who is serious and intense about the fight for social justice, and now she is caught between two worlds, two religions, and two boys. But when a violent hate crime brings the different parts of Ruth’s life into sharp conflict, she will have to choose between all she’s come to love about her new life and standing up for what she believes. 


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SUSAN KAPLAN CARLTON currently teaches writing at Boston University. She is the author of the YA novels Love & Haight and Lobsterland. Her writing has also appeared in Self, Elle, Mademoiselle, and Seventeen. She lived for a time with her family in Atlanta, where her daughters learned the finer points of etiquette from a little pink book and the power of social justice from their synagogue.







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Recensione italiana QUI.

venerdì 27 marzo 2020

[English Review] "Tigers, Not Daughters" di Samantha Mabry

Dopo la recensione in italiano pubblicata all'inizio di questa settimana, ora è il turno di quella inglese perché si tratta della mia tappa per il blogtour - e ringrazio Stephanie della Algonquin Books per avermi coinvolta.


First of all, thanks to NetGalley and Stephanie from Algonquin Books for sending me an eARC in exchange for a honest review. You can also find it on Goodreads and NetGalley - the Italian one is here.
You have to know English isn’t my first language, so feel free to correct me if I make some mistakes while writing this review.


Title: Tigers, Not Daughters
Series: Tigers, Not Daughters #1
Author: Samantha Mabry
Publication Date: March 24th 2020
Pages:
288 (Kindle Edition)
Publisher: Algonquin Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2QjN8Wq

Plot: The Torres sisters dream of escape. Escape from their needy and despotic widowed father, and from their San Antonio neighborhood, full of old San Antonio families and all the traditions and expectations that go along with them. In the summer after her senior year of high school, Ana, the oldest sister, falls to her death from her bedroom window. A year later, her three younger sisters, Jessica, Iridian, and Rosa, are still consumed by grief and haunted by their sister’s memory. Their dream of leaving Southtown now seems out of reach. But then strange things start happening around the house: mysterious laughter, mysterious shadows, mysterious writing on the walls. The sisters begin to wonder if Ana really is haunting them, trying to send them a message—and what exactly she’s trying to say.


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TRIGGER WARNING: abusive relationship, bullying, domestic violence.


The last time I wrote about this book was about how much its beginning reminded me of Jeffrey Eugenides' The Virgin Suicides. That's because it starts with a plural first-person narrative, where a group of kids have been watching the Torres sisters for years from the window of the house across the street - the same happened in the Eugenides' book, where this group of kids watched the Lisbon sisters.

But where are the differences?

The Lisbon sisters were five, the Torres sisters are four.
The youngest Lisbon was the one to commit suicide, here it's the eldest Torres who dies and it's a tragic fatality.
The Eugenides' boys just looked at the Lisbon sisters in a voyeuristic manner with almost sexual implications, the observation of the Mabry's boys instead has has a more like infantile aspect of infatuation and they occasionally interact with the Torres sisters - and it's precisely due to their intervention that the sisters' escape is discovered and interrupted. And maybe, if the boys with their desire to help the Torres hadn't led to the discovery of the attempted escape, some time later Ana would not have died.

There are also those who have compared this book to a dark, horror and tint of magical realism of Little Women - which, I must admit, I have never read in my life.


The story begins on the night of the Torres sisters' interrupted escape, in which the boys of the house across the street watch the sisters come out one by one from the window of Ana's room - careful not to wake up the father who sleeps downstairs, ready to leave Southtown, San Antonio, their Latin neighborhood with all its traditions and the families that live there behind. But, as I have written above, the intervention of the boys causes their father Rafe Torres to catch them and bring them back. And, some time later, Ana dies.

If the Eugenides' book was entirely told by the boys, here the remaining Torres sisters find their voices and the story is told from their points of view.

The eldest now is Jessica, who works in a pharmacy and is the only one still willing to help her father when he is in a crisis - that is, when he drinks too much or needs money. Jessica has reacted to her sister's death by trying to become Ana: she has taken her room, her clothes, her make-up and she tries to occupy even her vacant place in the lives of others - but she is always, always angry.

Iridian follows, who no longer leaves the house due to an episode that we will later discover. Guilt overwhelms her, she has made Ana's books her own and fills notebooks after notebooks trying to write her own story and all those other stories Ana left incomplete along with her books hidden in the closet.

Rosa is the youngest - the gentle one with a pure heart, the spiritual one who always goes to church and who is said to be able to communicate with creatures, sensitive to everyone's lives.

One year after Ana's death, the life of the Torres sisters is shaken when each of them comes into contact with what appears to be Ana's ghost: the imprint of a hand on the shower curtain, phrases written on the walls, the sound of laughter and the smell of oranges in the house. Furthermore, on the anniversary day, a hyena ran away from the zoo to wander around their neighborhood and Rosa doesn't believe it to be a coincidence. Is it really Ana? And what does she want? Does she want to send a message? Does she want to keep the sisters together or terrorize them to the point of running them out of the house? Does she want to save them or does she want revenge?


Tigers, Not Daughters is a chilling story - especially if you read certain paragraphs late at night. Trust me, don't do it - or at least keep your lights on. It's a story about mourning, about the loss of one's identity - all the sisters have lost Ana, to whom they were tied in a different way and Jessica has above all lost herself trying to become her sister.

During that year, the sisters grew apart from each other, too caught up in their own grief and trying to reconstruct a semblance of life. All of them have a complicated relationship with neighbors because sometimes they are too nosy but they are also the only ones the sisters can ask for help since their father has never been able to be a support in any way - neither physical nor emotional - and they can only count on each other to help when things get ugly.

We know about the sisters' life at the moment because they tell us about it, we know excerpts from their past life when the boys take the stage in telling us about events they have been witnesses to or when the narration remains simply impersonal, as if it were a news story.

Its style involves the reader - also due to the short chapters - with a poetic sound, just like that oranges smelling wind that Iridian felt on her face and that envelops the reader. The parts involving Ana - or rather, her ghost - literally brought goosebumps on my arms and a shiver down my spine on more than one occasion and we get to see how much her presence upsets the girls' life even if, at the same time, they aren't even that much surprised by her appearance and they accept it because they know so much has remained unfinished.

However, it's a pity we have no stories about the Torres family's past life with their father: we know he drinks, he always asks Jessica for money, he insults Iridian, he seems to have an obsession with Ana so much that he always wore an old bracelet on the wrist that belonged to his eldest daughter - I will never get an answer to the doubt that had arisen in me after reading about this detail and after a phrase spoke by Iridian had made all those alarm bells ring in my head. It's understood Rafe Torres was never a good father, but we never find out about what made Ana always look out the window with her eyes turned to the sky and a look that screamed how much she wanted to fly away from there - about what pushed the Torres sisters to try to escape that night.

However, it remains a book with a magical, hypnotic and a little dark atmosphere that remains in your bones even after you have finished it.


lunedì 23 marzo 2020

[Recensione] "Tigers, Not Daughters" di Samantha Mabry

Buon pomeriggio, lettori! 

Spero che la quarantena la stiate passando relativamente tranquilli - perché spensierati di sicuro non lo si può essere - e che i nervi ancora vi reggano, anche se qui da me nei giorni scorsi ci siamo un po'... scaldati, ecco.

Come lunedì scorso, anche oggi la recensione arriva nel primo pomeriggio e grazie a Stephanie della Algonquin Books e NetGalley per la copia digitale del libro e per avermi coinvolta nel blogtour.


Titolo: Tigers, Not Daughters
Serie: Tigers, Not Daughters #1
Autrice: Samantha Mabry
Data di uscita: 24 marzo 2020
Pagine: 288 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2QjN8Wq

Trama [tradotta da me]: Le sorelle Torres sognano di scappare. Di scappare dal loro padre vedovo dispotico e bisognoso e dal loro quartiere di San Antonio, pieno delle antiche famiglie di San Antonio  e di tutte le tradizione e aspettative che esse comportano. Nell'estate dopo il diploma, Ana, la sorella più grande, cade dalla finestra della sua camera e muore. Un anno più tardi, le sue tre sorelle più giovani, Jessica, Iridian e Rosa sono ancora consumate dal dolore e tormentate dal ricordo della sorella. Il loro sogno di lasciare Southtown ora sembra fuori dalla loro portata. Ma poi strane cose cominciano ad accadere in casa: risate misteriose, ombre misteriose, misteriose scritte sui muri. Le sorelle cominciano a chiedersi se Ana le stia davvero perseguitando, cercando di mandare loro un messaggio—e cosa esattamente stia cercando di dire.

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TRIGGER WARNING: relazione abusiva, bullismo, violenza domestica. 


L'ultima volta che vi ho parlato di questo libro è stato per dirvi quanto l'inizio mi ricordasse Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides. Questo perché inizia con una narrazione in prima persona plurale, dove un gruppo di ragazzini osserva da anni le sorelle Torres dalla finestra della casa di fronte - un po' come succedeva nel libro di Eugenides, dove questo gruppo di ragazzi osservava le sorelle Lisbon.

Ma dove stanno le differenze? 

Le sorelle Lisbon erano cinque, le sorelle Torres sono quattro. 
A suicidarsi è la più piccola delle Lisbon, qui a morire è la più grande delle Torres ed è una tragica fatalità. 
I ragazzi di Eugenides si limitavano a guardare le sorelle Lisbon in una maniera voyeuristica dai risvolti quasi sessuali, l'osservazione dei ragazzi della Mabry invece ha più il risvolto infantile dell'infatuazione e ogni tanto interagiscono con le sorelle Torres - ed è proprio a causa del loro intervento che la loro fuga viene scoperta e interrotta. E magari, se i ragazzi con la loro voglia di aiutare le Torres non avessero portato alla scoperta della tentata fuga, qualche tempo dopo Ana non sarebbe morta. 

C'è anche chi ha paragonato questo libro ad una versione dark, horror e tinta di realismo magico di Piccole Donne - che, qui lo dico, io non ho mai letto in vita mia.


La storia si apre la notte della fuga interrotta delle sorelle Torres, in cui i ragazzi della casa di fronte osservano le sorelle uscire una ad una dalla finestra della camera di Ana - attente a non svegliare il padre che dorme al piano di sotto, pronte a lasciarsi alle spalle Southtown, San Antonio, il loro quartiere latino con tutte le sue tradizioni e le famiglie che lo abitano. Ma, come scritto sopra, l'intervento dei ragazzi fa sì che poi il padre Rafe Torres le raggiunga e le porti indietro. E qualche tempo dopo, Ana muore. 

Se il libro di Eugenides era interamente raccontato dai ragazzi, qui le restanti sorelle Torres trovano la loro voce e la storia viene narrata dai loro punti di vista. 

La più grande ora è Jessica, che lavora in una farmacia ed è l'unica ancora disposta ad aiutare il padre quando è in crisi - ovvero quando beve troppo oppure ha bisogno di soldi. Jessica ha reagito alla morte della sorella cercando di diventare Ana: ha preso la sua camera, i suoi vestiti, i suoi trucchi e cerca do occupare anche il suo posto vacante nelle vite degli altri - ma è sempre, sempre arrabbiata. 

A seguire Iridian, che non esce più di casa in seguito ad un episodio che scopriremo poi. Il senso di colpa la schiaccia, ha fatto suoi i libri di Ana e riempie blocnotes su blocnotes cercando di scrivere una propria storia e tutte quelle che Ana ha lasciato incomplete con i suoi libri nascosti nell'armadio. 

A chiudere la fila Rosa, la più piccola - quella gentile, con il cuore puro, quella spirituale che va sempre in chiesa e che si dice sia in grado di comunicare con le creature, sensibile alle vite di tutti. 

Ad un anno dalla morte di Ana, la vita delle sorelle Torres viene scossa quando ognuna di loro entra in contatto con quello che sembra essere il fantasma di Ana: l'impronta di una mano sulla tenda della doccia, scritte sui muri, il suono di risate e l'odore di arance. Oltretutto, il giorno dell'anniversario, una iena è scappata dallo zoo per aggirarsi nel loro quartiere e Rosa non crede sia una coincidenza. È davvero Ana? E che cosa vuole? Vuole mandare un messaggio? Vuole tenere unite le sorelle oppure terrorizzarle al punto di mandarle fuori di casa? Vuole salvarle oppure vuole vendetta? 


Tigers, Not Daughters è una storia che mette i brividi - soprattutto se alcuni momenti sono letti al buio a tarda notte. Fidatevi, non fatelo. È una storia che affronta il lutto, la perdita della propria identità - tutte le sorelle hanno perso Ana, alla quale erano legate in maniera diversa e Jessica ha soprattutto perso se stessa cercando di diventare sua sorella. 

Le sorelle durante quell'anno si sono allontanate le une dalle altre, troppo prese dal proprio dolore cercando di ricostruire una parvenza di vita. Tutte loro hanno un complicato rapporto con i vicini di quartiere, a volte troppo ficcanaso ma gli unici a cui chiedere aiuto perché il padre non è mai stato in grado di essere un sostegno in alcun modo - né fisico, né emotivo - e sono proprio le sorelle Torres ad aiutarsi quando le cose si fanno brutte. 

Conosciamo le vite presenti delle sorelle quando sono loro a raccontarcele, conosciamo stralci della vita passata quando la narrazione passa ai ragazzi con eventi dei quali sono stati testimoni oppure quando la narrazione rimane semplicemente impersonale, come se fosse un fatto di cronaca. 

Ha uno stile che coinvolge - complici anche i capitoli brevi - e dal suono poetico, proprio come quel vento che profuma di arance che sentiva Iridian e che avvolge il lettore. Le parti che coinvolgono Ana - o meglio, il suo fantasma - mi hanno fatto venire letteralmente la pelle d'oca e un brivido lungo la schiena in più di un'occasione e vediamo quanto la sua presenza sconvolga la vita delle ragazze, che però allo stesso tempo non sono neanche più di tanto sorprese dalla sua apparizione e la accettano perché sanno che molto è rimasto in sospeso. 

La sua pecca però è che non abbiamo storie riguardo alla vita passata famigliare delle Torres con il padre: sappiamo che beve, che chiede sempre soldi a Jessica, che insulta Iridian, che sembra avere un'ossessione per Ana tanto che porta sempre un suo vecchio braccialetto al polso - non avrò mai risposta al dubbio che mi era sorto dopo aver letto di questo dettaglio e dopo che una frase di Iridian mi aveva fatto suonare i campanelli d'allarme in testa. Si capisce che Rafe Torres non sia mai stato un buon padre, ma non scopriamo mai cosa facesse sempre guardare Ana fuori dalla finestra con gli occhi rivolti al cielo e uno sguardo che gridava quanto volesse volare via da lì - cosa avesse spinto le sorelle Torres a provare a fuggire quella notte. 

Resta però un libro dall'atmosfera magica, ipnotica e un po' oscura che ti resta nelle ossa anche dopo che l'hai concluso. 

venerdì 20 marzo 2020

[Recensione] "Don't Check Out This Book!" di Kate Klise

Ve l'ho presentato martedì in occasione della mia tappa spotlight per il blogtour, ma ora è giunto il momento di parlarne in maniera più ampia.

Grazie mille a Kristen della Algonquin Books per avermi coinvolta e per la copia digitale. 


Titolo: Don't Check Out This Book!
Autrice: Kate Klise, M. Sarah Klise (ill.)
Data di uscita: 10 marzo 2020
Pagine: 160 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Books
Link Amazon: https://amzn.to/3cJOgfP

Trama [tradotta da me]: La dolce città di Appleton è abbastanza matura per affrontare uno scandalo? *

Considerate i fatti:

La Appleton Elementary School ha una nuova bibliotecaria di nome Rita B. Danjerous. (Ditelo in fretta.)
Il preside Noah Memree a malapena ricorda di averla assunta.
Il decenne Reid Durr sta decisamente troppo sveglio fino a tarda notte per leggere un libro della controversa collezione del "bollino verde" di Ms. Danjerous.
La nuova presidente del consiglio scolastico ha ordinato un codice di abbigliamento per gli studenti che include guanti bianchi e cravattini che si trovano solo nel suo negozio.

Vi suona strano? Non agitatevi. Gli investigatori del quinto anno della Appleton stanno seguendo i soldi, "abbracciando" i giochi di parole e sono determinati ad arrivare in fondo al più divertente e marcio nocciolo dello scandalo più succoso della loro città.



* Se vi suona strana come frase, beh... mi rendo conto che un po' lo è, ma tradurre un gioco di parole non è per niente facile. Insomma, visto che la città si chiama Appleton e quindi abbiamo una mela di mezzo, nella trama era presente il termine ripe che fa riferimento alla maturità di un frutto e lo so anche io che una città non è matura o meno, ma insomma.. deal with it.

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Ma quanto è stata bella questa graphic novel!

Raccontata sotto forma di email, articoli di giornale, lettere e memo, Don't Check Out This Book! è la storia della cittadina di Appleton, Illinois. Una cittadina che negli anni ha perso abitanti e studenti, ritrovandosi con una popolazione di appena 83 anime - una cittadina la cui vita verte sulle mele tra frutteti e vie che hanno a che fare con dolci con le mele oppure mele in generale. 

Ad Appleton arriva una nuova bibliotecaria, Rita B. Danjerous e grazie a sua figlia May B come ventesima studentessa, la scuola evita di chiudere. Ma non ci sono soldi, Rita deve accontentarsi di uno stanzino delle scope come biblioteca, il preside neanche si ricorda di averla assunta e, a dirla tutta, è la sua segretaria Gladys Friday (anche questo leggetelo bene come nome) che manda avanti la scuola. 
Oltretutto la nuova presidente del consiglio Ivana Beprawpa - nonché l'unica che si era candidata - è sul piede di guerra perché May B non vuole comprare i guanti venduti nel suo negozio e che pretende facciano parte della divisa scolastica, ma soprattutto con sua madre Rita: cosa sono questi libri contrassegnati da un bollino verde che tengono svegli gli studenti oltre le nove di sera? Tutto ciò rappresenta chiaramente un'infrazione delle regole. 

Ma le studentesse di quinta elementare May B e Sarah Bellum sanno che c'è differenza tra seguire le regole e rispettarle e metterle in discussione quando queste non sono appropriate. 
Con l'aiuto di una giornalista, un po' di astuzia e la classica "pista dei soldi", Appleton verrà presto scossa da una scandalo così succoso che nessuno avrebbe mai immaginato quanto fosse marcio il nocciolo di tutta la vicenda. 

Ho già detto che questa graphic novel è piena, ma piena di giochi di parole?


Non posso scendere nei dettagli perché altrimenti rivelerei troppo - e già la graphic novel è breve di suo. 

Tuttavia vi posso dire che è una bella storia - una storia che insegna che i libri aprono la mente e stimolano la curiosità (come se noi bibliofili non lo sapessimo già!), che le regole vanno bene ma non quando sono tiranniche e minacciano la democrazia. 

Uno dei punti principali della storia sono i libri contrassegnati dal bollino verde: libri che gli studenti possono semplicemente prendere in prestito mettendoli nello zaino e restituirli quando hanno finito, senza che per forza li registrino sulla tessera della biblioteca. Questo perché sono libri che trattano argomenti che magari non sono ancora pronti ad affrontare con genitori e adulti in generale, argomenti che li mettono in imbarazzo e che prima vogliono esplorare da sé. 

È una storia che affronta il tema della censura, rappresentata in questo caso dall'irritante Ivana Beprawpa - che vuole cacciare ed eliminare da Appleton tutto ciò che non rispetta i suoi standard dittatoriali e tutto ciò che secondo lei manca di buon gusto, eleganza e buone maniere. 

È una storia che lotta contro il bullismo e che lotta contro gli stereotipi di genere e la mascolinità tossica - perché non è mai troppo presto per imparare queste cose. Perché Rita B. Danjerous è una bibliotecaria che promuove l'apertura mentale, la curiosità, l'intraprendenza, la libertà per femmine e maschi di avere una voce e di essere chi si vuole. 

La sua unica pecca è che avrei voluto sentire di più la voce e i pensieri degli studenti e un po' meno quella dell'irritante Ivana, ma ehi... c'è uno scopo per quello, me ne rendo conto. 

Sarà anche una graphic novel rivolta principalmente ai ragazzini, ma credo che anche gli adulti possano riscoprire la magia della prima volta che hanno messo piede in biblioteca e sono rimasti incantati dalla quantità di mondi a loro disposizione. 

martedì 17 marzo 2020

[English Spotlight] "Don't Check Out This Book!" by Kate Klise

Dopo la recensione di ieri di un libro italiano - Loki - Il giovane Dio dell'inganno di Mackenzi Lee - è il momento di tornare alla lingua inglese perché oggi è il mio turno in occasione del blogtour di mostrarvi una graphic novel carinissima che ho letto tutta d'un fiato e la cui recensione andrà online venerdì. 


First of all, thanks to Kristen from Algonquin Books for sending me an eARC - I'm thankful for being a part of this blogtour.
Today I'm gonna introduce you to the book, but you can already read my English review on Goodreads and NetGalley.
So, without further ado, let's begin!
 


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Get to the Bottom of Appleton's Juiciest Scandal.


In Don’t Check Out This Book!, Appleton Elementary School has a new librarian, Rita B. Danjerous. Not everyone in Appleton likes her unconventional methods or her infamous Green Dot Collection, which allows students to borrow books discreetly, without actually checking them out. Under Rita’s influence, students like Reid Durr and Ben Thinken, and even the absent-minded principal, Noah Memree, are staying up way too late reading. While Rita inspires the students and faculty alike, the new school board president and impeccably mannered shop owner Ivana Beprawpa is busy working to shut down the library and force students into uniforms available only at Beprawpa Attire. But what’s behind Ivana’s school uniform policy? A team of fifth-grade sleuths is determined to get to the bottom of Appleton’s juiciest scandal ever.


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Author Kate Klise’s books are “fresh, funny, and a delight to read” (School Library Journal). Here she uses her skill and wit to introduce kids to serious topics, such as censorship and abuse of power. “I was really motivated to cook up a book-banning character who could embody all the pettiness and corruption we see in the world today,” Klise says. “I also wanted to create some book-loving characters who could prevail in the end.”

Beneath Appleton’s mystery, there is a pure, unabashed celebration of words, and the rights of all readers to choose their own books. Hilarious, empowering, and exciting, Don’t Check Out This Book! is filled with clever winks to the audience, as if to say “You’re a reader. You get it.” And by the end, we do.



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Kate Klise is the award-winning author of more than 30 books for young readers, many of which are illustrated by her sister, M. Sarah Klise. On her way to becoming an author, Kate Klise worked as a babysitter, waitress, ice-skating instructor, and rosebush pruner. She was also a journalist and spent 15 years reporting for People magazine. When she’s not working on a new book, she enjoys traveling around the country, sharing her best writing tips and tricks with aspiring authors of all ages.






M. Sarah Klise has always had a fondness for creating colorful book reports, which began in elementary school with yarn-bound volumes on states and countries. In college, she enjoyed writing heavily illustrated letters home to her mother. Years later, she still does variations of all that when she illustrates books for young readers. She also teaches art classes in Berkley, CA.

lunedì 6 gennaio 2020

[Recensione] "Cub" di Cynthia L. Copeland

Buona Epifania - anche se questo significa aprire gli ultimi regali e la fine ufficiale di tutte le festività, quindi domani toccherà smontare tutti gli alberi di Natale. 

Ma prima di occuparci di quello, lasciate che vi intrattenga un po' con la recensione di una graphic novel - per la quale ringrazio molto la Algonquin Books per la copia digitale in anteprima, dal momento che esce domani.


Titolo: Cub
Autrice: Cynthia L. Copeland
Data di uscita: 7 gennaio 2020
Pagine: 240 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/35WXd1l

Trama [tradotta da me]: La dodicenne Cindy ha appena avuto un assaggio dei drammi da seconda media—con le sue amicizie complicate, i bulli e i ragazzi carini—quando ottiene un tirocinio come reporter in erba presso il giornale locale nei primi anni '70. Una (rara) giovane reporter prende Cindy sotto la sua ala protettrice e Cindy presto impara non solo come scrivere l'intestazione di un articolo, ma anche come mettere rispettosamente in discussione l'autorità, come farsi valere in un mondo condotto da uomini e—mentre lo scandalo del Watergate fa rumore—come una scrittura e una cronaca coraggiose possono far cadere in disgrazia un leader mondiale corrotto. Alla ricerca dei propri scoop, Cindy non sempre ci azzecca - sulla carta o nella vita reale. Ma che scriva di cacciatori di fantasmi, di cadute dalla propria bicicletta e della sua prima cotta o del destreggiarsi tra amicizie che cambiano come la marea, Cindy diventa più saggia e più sicura di sé ad ogni esilarante e imbarazzante errore.

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Non penso che qui da noi ci siano opportunità a dodici anni da fare esperienza come giornalista - di sicuro non dove sono cresciuta io - ma con i suoi problemi da scuola media, accidenti se Cindy non mi ha fatta tornare ad avere dodici anni. 

E che sia nei primi anni '70 del 1900 oppure nei primi anni '00 del ventunesimo secolo - per me era l'anno a cavallo tra il 2001 e il 2002 - è un po' triste e un po' confortante vedere come certe cose non cambiano mai. 

Cindy è una brava studentessa, non si veste alla moda e ha una vera e sola amica. Vede la scuola per quello che è: una giungla piena di prede e predatori. E purtroppo per lei, lei fa parte delle prede e ha tutte le sue strategie per sperare di passare inosservata e non essere presa di mira. Indovinate? Non sempre funziona. Già, perché il malefico trio composto da Evie, Tammy e Leah sembra sempre sapere dove trovarla. 

Davvero, non avete idea di che razza di déjà-vu ho avuto. 

Che succede quando la sua amica viene invitata al tavolo delle popolari in mensa?
Che succede quando Cindy ottiene l'occasione di cimentarsi in qualcosa in cui è brava ma in cui, con esperienza e tempo, potrebbe eccellere? 

Siamo a cavallo tra il 1972 e il 1973: Nixon è presidente, ma il Washington Post sta portando alla luce lo scandalo Watergate. Mai come in questo periodo il lavoro del giornalista è stato sotto la luce dei riflettori, ma le donne reporter sono ancora poche - e se ci sono, si occupano di notizie di minore importanza. 

È un mondo mandato avanti dagli uomini su tutti i livelli, sia globale che domestico - lo stesso padre di Cindy tende a dare più consigli e suggerimenti per un futuro di successo ai suoi due figli maschi piuttosto che a Cindy. 

Cindy però ha un grande esempio nella sua insegnante di inglese e un esempio ancora più grande in Leslie, la reporter che le sta insegnando il mestiere - e che proprio dietro suggerimento della stessa Cindy troverà il coraggio di chiedere al proprio editore che le vengano assegnate storie più importanti. 

Sotto Leslie, Cindy non solo impara a scrivere e a dire le cose importanti, vere e oggettive ma scopre che il mondo è grande - che esistono altre realtà più complesse dei problemi di scuola media: la corruzione nella politica, la guerra in Vietnam, la salvaguardia dell'ambiente che parte dai piccoli gesti che ognuno di noi può compiere, la parità tra uomini e donne che sembrava data come scontata ma che faceva parte di una legge che faticava ad ottenere l'approvazione in tutti gli Stati federali per poi arrivare al Senato. 

Quelli della Cindy adolescente sono anni di attivismo, di persone che trovano la propria voce - esattamente come farà Cindy alla fine dell'anno scolastico, decidendo che solo lei può affibbiarsi delle "etichette" se proprio deve e non saranno gli altri a farlo. 

Cub è una graphic novel di formazione che non riuscirete a posare a causa di tutti i drammi scolastici - a dispetto della vostra storia personale sarà impossibile che non vi ritroviate in qualche aspetto di essi - e che ci ricorda che per i propri sogni bisogna lottare e far sentire la propria voce, nonostante coloro che ci vogliono intimidire e buttare giù. 

lunedì 14 ottobre 2019

[Recensione] "The Dark Lord Clementine" di Sarah Jean Horwitz

Questa mattina è andata la recensione in lingua inglese per la mia tappa del blogtour, ma se non l'avete letta perché l'inglese non è il vostro forte, niente paura - eccola in italiano. 

Sempre grazie a Kristen della Algonquin Books per avermi coinvolta.


Titolo: The Dark Lord Clementine
Autrice: Sarah Jean Horwitz
Data di uscita: 1 ottobre 2019
Pagine: 336 (Kindle Edition)
Editore: Algonquin Young Readers
Link Amazon: https://amzn.to/2n1vlHT

Trama [tradotta da me]: La nuova faccia della grande malvagità è un po'... piccola.

Atti meschini non sono esattamente la prima cosa che viene in mente quando uno sente il nome “Clementine,” ma in quanto unica erede del famigerato Signore Oscuro Elithor, la dodicenne Clementine Morcerous è stata preparata e istruita per essere la migliore (peggiore?) Padrona Oscura possibile. Ma tutto cambia il giorno in cui il Signore Oscuro Elithor viene maledetto da un misterioso rivale.

Ora Clementine non solo deve cercare un modo per spezzare la maledizione, ma deve anche assumersi tutte le responsabilità del Signore Oscuro. Mentre Clementine forma le sue prime amicizie, scopre di più sulla sua magia di quanto abbia mai osato sperimentare prima e si trova a dover scegliere se infrangere il codice di suo padre sul bene e sul male o meno, comincia anche a chiedersi quale sia la vita per la quale sta combattendo. E se la Signora Oscura Clementine non volesse essere oscura alla fine?


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Ci ho messo parecchio a finirlo a causa della reading slump, ma non perché il libro non mi stesse piacendo, ma perché è proprio il periodo che mi sta stressando a livelli mai visti. 

Perché questo middle grade? È davvero, ma davvero carino. 


Clementine Morcerous ha dodici anni ed è la figlia del Dark Lord Elithor Morcerous e discendente di molteplici Dark Lords Morcerous che da anni regnano sulle terre delle Seven Sisters dall'alto di Castle Brack, il loro castello arroccato sulla Fourth Sister. 

Clementine sa che un giorno dovrà prendere il posto di suo padre, quindi le sue giornate sono dedite all'imparare l'arte di essere minacciosi, terrorizzare gli abitanti del villaggio, preparare pozioni e padroneggiare gli incantesimi, coltivare mele avvelenate e prendersi cura dei nightmares - cavalli neri e scheletrici la cui specialità è incutere paura. 
La fattoria della famiglia Morcerous è sempre silenziosa per merito di un incantesimo di suo padre che mal sopporta i rumori e non sia mai, altre persone e il suono di una risata - e Clementine ne sa qualcosa. 

Clementine sa che un giorno sarà la prossima Dark Lord - perché anche se lei è una Lady, il titolo comunque resta al maschile - eppure spesso si trova ad osservare i ragazzini del villaggio a scuola o mentre giocano e trova conforto nel suo giardino segreto, dove comunque si sente in colpa per essere in grado di far nascere e crescere fiori bellissimi. Insomma, questo non è proprio da Signore Oscuro. 

Un giorno però suo padre viene colpito da una maledizione scagliata da una strega di cui nessuno sa molto e Elithor si rinchiude nella sua torre alla ricerca di una cura. E questa maledizione non solo mette a repentaglio la sua vita, ma anche tutti i suoi incantesimi iniziano a perdere efficacia.
Tocca quindi a Clementine prendersi cura della fattoria, del castello e di tutte le incombenze che toccano a un Dark Lord - già, perché c'è anche un circolo di Supremi Signori Oscuri che pretende un tot di atti malvagi al mese perché venga garantito lo status di Dark Lord. 
E Clementine che si sta ancora allenando, ce la può fare? E sopratutto può rispettare la promessa fatta a suo padre e non andare in cerca della Whittle Witch?


Tutto questo libro è infuso di un umorismo che ho adorato - non parliamo poi dei titoli dei capitoli che hanno un sottotitolo che spiega in maniera ironica cosa stiamo per leggere.

Clementine ha un percorso di crescita fantastico: passa da timida "cattiva" che cerca di seguire le orme di suo padre e che si sente in colpa per avere un po' di magia di luce invece che solo oscura a ragazzina che diventa sempre più sicura di sé, senza doversi precludere nessuna possibilità. 

Dopo un'infanzia passata nel silenzio e sotto lo sguardo severo del padre, la vita di Clementine si fa improvvisamente più rumorosa quando si trova affiancata dalla pecora nera della fattoria che ora parla ed è amante dei libri e dal Gricken, il grimorio di famiglia che da piccola lei ha inavvertitamente trasformato in una gallina e che, con il cambio di potere da suo padre a lei, le fornisce gli incantesimi quando lui ritiene che Clementine sia pronta. Sul serio, leggere Clementine che prega il Gricken di deporre un uovo è una delle cose più divertenti che io abbia mai letto. 
E nonostante voglia cavarsela da sola, la sua strada finirà per incrociarsi con quella di Sebastien, un ragazzino che aspira a diventare un cavaliere per compiere imprese eroiche e coraggiose e salvare dame in difficoltà, e con quella di Darka, una donna che si definisce una cacciatrice e con uno scopo preciso nato nel suo oscuro passato. 

Sebbene le circostanze non le permettano mai di dimenticarsi del padre e il dolore e il tradimento siano sempre dietro l'angolo, Clementine sperimenta così anche l'amicizia, l'affetto, la fiducia in qualcun altro per la prima volta nella vita - tutte cose che il grigio Castle Brack non le ha mai offerto durante la sua infanzia. Clementine scoprirà che il destino non è scritto e che può essere lei a decidere chi essere e come essere davvero senza per forza adeguarsi alla discendenza di famiglia. 

Sarà pure un middle grade, ma anche avendo trent'anni me lo sono proprio letto con piacere perché - oltre ad essere infuso del tipo di umorismo sottile e ironico che amo - è anche pieno di riferimenti ad altre opere che ho amato. 

C'è un momento in cui Clementine (non) ricorda un periodo della sua infanzia perché l'ha passato addormentata a causa di un maleficio e suo padre poi l'ha avvisata di non toccare mai più cose che pungono non importa quanto luccichino - e ciao Bella Addormentata. 

Coltivano mele avvelenate: perfette, rosse, polpose - e ciao Biancaneve. 

C'è la Dama del Lago Vivienne che emerge lanciando spade a chi si trova sulla riva - e ciao King Arthur. 
E poi, veramente, Vivienne è un proprio un personaggio. Non come il Gricken, ma anche lei ha i suoi momenti. 

E poi... la chicca. 

A parte il fatto che c'è anche un unicorno in questo mondo magico costruito in maniera deliziosa dall'autrice, ma ditemi se questa frase non vi fa pensare alla stessa cosa che ho pensato io. 

"The first Dark Lord Morcerous [...] she knew he was destined for great things - terrible, perhaps, but great."

Non è quasi la stessa frase con cui viene descritto Voldemort in Harry Potter? Quando Harry è da Olivander e quest'ultimo, dopo che la bacchetta ha scelto Harry dice: Dopotutto, colui-che-non-deve-essere-nominato, ha fatto grandi cose... Terribili, certo, ma grandi!? E niente, ho fangirlato. 

Quindi se volete una lettura bella, divertente, con citazioni e riferimenti ancora più belli, personaggi a cui affezionarsi e per cui fare il tifo, The Dark Lord Clementine è proprio il libro che fa per voi.