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lunedì 26 aprile 2021

[Recensione] "Il Rintocco" di Neal Shusterman

In questo lunedì piovoso - che spero non duri fino a mercoledì perché finalmente vedrò le mie amiche per un apericena e festeggiare (in ritardo) il mio compleanno - vi porto la recensione del libro conclusivo di una trilogia.
 
Grazie alla Oscar Vault, che è sempre generosa con le sue ARC digitali.
 
 
Titolo: Il Rintocco
Titolo originale: The Toll
Serie: Arc of a Scythe #3
Autore: Neal Shusterman
Data di uscita: 30 marzo 2021
Data di uscita originale: 5 novembre 2019
Pagine: 492 (Kindle Edition)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/3wh4zdH

Trama: Da tre anni Citra e Rowan sono scomparsi: da quando cioè la falce Goddard ha assunto il potere e il Thunderhead si è chiuso in un silenzio che solo Greyson Tolliver riesce a infrangere. La città-isola di Endura, il "cuore pulsante" della Compagnia delle falci, è perduta, affondata per sempre nelle acque dell'oceano, e con lei le Grandi Falci. Davvero sembra che ormai nulla possa impedire il dominio assoluto di Goddard, nominato Suprema Roncola della MidMerica. E, mentre gli echi della Grande Risonanza scuotono ancora il cuore della Terra, la domanda è una sola: c'è ancora qualcuno in grado di fermare il tiranno? Gli unici a saperlo sono la Tonalità, il Rintocco e il Tuono.

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TRIGGER WARNING: violenza, morte, spigolature di massa, pregiudizi, razzismo, intolleranza religiosa, atti di terrorismo, rappresaglie, genocidi. 

Valgono le stesse avvertenze dell'altra volta: se non avete letto i volumi precedenti, tornate indietro o chiudete la pagine - anche se, in realtà, già aver letto la trama sopra con solo Falce alle spalle vi ha fatto spoiler. 


Il finale di Thunderhead ha letteralmente cambiato il mondo: Endura è affondata e con essa sono affondati anche Citra e Rowan. Con l'affondamento dell'isola si sono perse tante vite i cui corpi non è più possibile rianimare, si è persa la verità sul risultato dell'inchiesta chiesta da Citra e per il mondo intero, sotto la spinta di Goddard, la colpa di tutto questo è di Maestro Lucifero. 

Ma c'è qualcosa sul fondale dell'oceano che tutti vogliono e per il quale sono disposti ad oltrepassare il "perimetro di rispetto" imposto da Goddard attorno a dove una volta c'era Endura: i diamanti delle falci. La camera blindata che si trovava su Endura ne era piena e chi ha i diamanti di base governa le falci - cosa più importante che mai ora che le Compagnie delle varie regioni del mondo sono allo sbando, alleate con Goddard nel nuovo ordine oppure sue nemiche. Più importante che mai ora sarebbe stata una mappa di questo mondo per capire meglio le suddivisioni regionali con le varie alleanze e non.

Nel frattempo i tonisti - professanti di una religione sempre mal vista da tutti e soprattutto dalle falci - hanno preso sempre più piede grazie al Rintocco, il loro profeta e l'unica persona al mondo con cui il Thunderhead parla ancora dopo essersi chiuso nel silenzio e aver declassato tutta l'umanità allo status di losca per quanto accaduto su Endura. 

Dovranno passare tre anni e mezzo prima che le cose comincino a cambiare sul serio: tre anni e mezzo prima che la camera blindata e il suo contenuto vengano portati in superficie; tre anni e mezzo prima che Goddard cominci a sentire il trono scricchiolare sotto di sé; tre anni e mezzo prima che, chi aveva cominciato la sua ricerca volta a trovare il modo ideato dai padri fondatori di fermare una Compagnia corrotta, trovi la motivazione per riprendere a farlo; tre anni e mezzo prima che i progetti ideati dal Thunderhead raggiungano finalmente il completamento. 


Di base Il Rintocco mi è piaciuto, anche se non è stato all'altezza di Thunderhead - che per me resta il migliore della serie. 

Ho sentito molto la mancanza di Citra e Rowan: se erano partiti come protagonisti in Falce e in Thunderhead erano comprimari dei personaggi nuovi introdotti, qui hanno molto meno spazio - addirittura Rowan compare pochissimo, salvo in alcune scene chiave. 
Li ho comunque amati: Citra è una vera leader, che suscita ammirazione e rispetto in coloro che incontra e Rowan ha avuto una sorta di percorso di maturazione che l'ha portato ad allontanarsi dalla figura di Maestro Lucifero che si era cucito addosso - peccato che di questo percorso si veda poco e niente e che, invece di essere sempre sarcastico e arrogante, avrebbe anche potuto impegnarsi un po' di più nel difendersi dalle accuse invece di montarle come la panna. 

Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che Neal Shusterman ha un vocabolario ricchissimo per descrivere il mondo in cui ha ambientato la storia, ma lascia sempre i suoi personaggi in ombra - quindi, anche se trovo carinissimi Citra e Rowan, già nel primo libro (per come erano descritti) potevano passare anche per solo amici perché, a ripensarci adesso, non ricordo quale sia stata la scintilla che ha portato alla loro relazione nel finale. 

E a proposito di lasciare i personaggi in ombra, non sono solo Citra e Rowan ad uscirne caratterizzati all'osso. In questo volume viene introdotto un personaggio che si identifica come "fluido" - ora, lungi da me provare anche solo a parlarne perché io mi sono sempre identificata nel mio genere e non sono una persona non-binaria, quindi non posso permettermi di mettere bocca sulla questione e stare a sindacare se la rappresentazione sia corretta o meno, ma mi sarei comunque aspettata che in un mondo come quello in cui vivono i nostri personaggi (un mondo in cui si è immortali, in cui si viene rianimati, in cui il corpo può venire modificato a proprio piacimento) non ci sia bisogno di spiegare ogni due per tre cosa sia la fluidità di genere di fronte alla non comprensione di chi invece è binario. Anzi, dovrebbe essere una cosa considerata normale, alla stregua di qualcosa che vedi tutti i giorni.

Venendo al nostro cattivo della situazione, che si macchia di crimini ancora peggiori rispetto a tutto ciò che ha già fatto di male in precedenza, Goddard risulta quasi un cattivo da cartone animato - tutto urla, strepiti, scenate e attacchi di rabbia. C'era la possibilità di ricostruire bene la sua storia, dargli il background che meritava e che è rimasto incompleto - bastava tagliare un po' di pagine ed elementi superflui per lasciare che Citra ricostruisse per bene le dinamiche che hanno portato al disastro sulla Luna, su Marte e sulla colonia di Nuova Speranza. 

È il problema di parecchi libri che concludono una trilogia: si è messa tanta carne al fuoco prima e dopo si ha fretta di concludere, ma alla fine il risultato è un po' affrettato e mancante di alcune risposte. Anche in questo caso, si potevano tagliare alcune parti che hanno reso l'inizio un po' lento e macchinoso - dovuto anche al fatto che la storia parte su due timeline diverse che, senza i nomi di Citra e Rowan ad identificare quando siamo, rendono difficile capire esattamente in che momento si sta svolgendo una scena e che poi arrivano a diventare una cosa sola nell'ultimo quarto del libro - e tenersi più pagine per espandere il finale. 

Avevo indovinato in parte quale fosse il piano di emergenza dei padri fondatori, anche se non avevo immaginato le conseguenze della sua messa in atto. Mi è piaciuta la piega sci-fi che ha preso la storia e non nego che avrei voluto vedere molto più spargimento di sangue quando è arrivata la fine di un certo personaggio. Mi è comunque scesa una lacrimuccia in due scene nelle ultime pagine.

Il Rintocco lascia anche parecchio su cui riflettere: l'influenza della religione, il suo ostracismo e la sua intolleranza ma anche la fede che suscita; la speranza anche di fronte alla dittatura e agli atti estremisti e terroristici; la possibilità di ricominciare da capo sperando di poter fare meglio.

Arrivando al sodo, è una buonissima conclusione di trilogia che però non è esente da difetti e avrebbe potuto essere gestita ed eseguita meglio. Nonostante la poca caratterizzazione, mi sono comunque affezionata a Citra e Rowan e ai loro mentori e, pur mancando i plot-twist mozzafiato di Thunderhead, mi dispiace lasciare questo mondo che, proprio perché è in mano agli umani, nonostante il progresso tecnologico e l'intelligenza artificiale benevola del Thunderhead, risulta comunque imperfetto. 

lunedì 19 aprile 2021

[Recensione] "Thunderhead" di Neal Shusterman

Ogni tanto - anzi, spesso - mi sento in colpa per essere in ritardo con tutte le eARC perché poi, quando vado a leggerle, non sono più in anteprima e il libro è già uscito. A volte anche da parecchio. 

Oggi però è una di quelle occasioni in cui non mi sento in colpa: visto il finale di Thunderhead, se l'avessi letto al tempo della sua uscita probabilmente mi sarei mangiata le mani non avendo subito il terzo a portata di mano.
 
Grazie alla Oscar Vault, che è sempre generosa con le sue ARC digitali - anche se nel frattempo mi sono comprata e letta la copia cartacea.


Titolo: Thunderhead
Titolo originale: Thunderhead
Serie: Arc of a Scythe #2
Autore: Neal Shusterman
Data di uscita: 13 ottobre 2020
Data di uscita originale: 9 gennaio 2018
Pagine: 396 (copertina rigida)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/31ig8mq

Trama: In un mondo che ha sconfitto fame, guerre e malattie, le falci decidono chi deve morire. Tutto il resto è gestito dal Thunderhead, una potentissima intelligenza artificiale che controlla ogni aspetto della vita e della società. Tranne, appunto, la Compagnia delle falci.

Dopo il loro comune apprendistato, Citra Terranova e Rowan Damisch si sono fatti idee opposte sulla Compagnia e hanno intrapreso strade divergenti.

Da ormai un anno Rowan si è ribellato ed è fuggito, diventando una vera leggenda: Maestro Lucifero, un vigilante che mette fine alle esistenze delle falci corrotte, indegne di occupare la loro posizione di privilegio. Di lui si sussurra in tutto il continente.

Ormai divenuta Madame Anastasia, Citra è una falce anomala, le sue spigolature sono sempre guidate dalla compassione e il suo operato sfida apertamente il nuovo ordine. Ma quando i suoi metodi vengono messi in discussione e la sua stessa vita minacciata, appare evidente che non tutti sono pronti al cambiamento.

Il Thunderhead osserva tutto, e non gli piace ciò che vede. Cosa farà? Interverrà? O starà semplicemente a guardare mentre il suo mondo perfetto si disgrega?
 
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TRIGGER WARNING: mica è necessario che vi dica che la gente muore ammazzata spigolata in questo libro, vero?

La storia riprende un anno dopo l'epilogo di Falce - perciò, se non lo avete letto, sappiate che potreste farvi spoiler di parecchie cose. 

Citra Terranova si è quasi ormai calata completamente nei panni di Madame Anastasia e vive ancora con la sua mentore Madame Curie. Citra si è fatta un nome non solo perché spigola con la Signora della Morte, ma perché le sue spigolature sono fatte con estrema compassione e incarnano gli ideali più puri dei padri fondatori della Compagnia delle Falci all'alba dell'era post-mortale: lei dà un mese di preavviso a chi decide di spigolare per mettere in ordine le proprie cose, salutare chi ama e decidere come morire. 
 
L'operato di Madame Anastasia è malvisto dalle falci del nuovo ordine, ormai sempre più numerose e seguaci di una filosofia di pensiero che vede al centro la gioia di mettere fine ad una vita, senza alcun rispetto o remora verso di essa. E sono proprio quelle falci che Rowan Damisch, ora conosciuto come Maestro Lucifero, è determinato ad eliminare. Falci corrotte, avide, bramose di potere e sprezzanti della vita umana altrui e convinte di essere al di sopra di ogni cosa. E questo rende Rowan il nemico numero uno della Compagnia. 

Ma ci sono forze oscure all'opera, piani in atto e in movimento, e nemmeno il Thunderhead - che tutto vigila e controlla - può fare niente a riguardo, vista la separazione tra lui e le falci che impedisce qualsiasi interferenza o contatto. 
 
Come si possono aggirare le regole? Come si possono allargare le falle - se ci sono - e riuscire a fare quello che non dovrebbe essere possibile?


Wow, che lettura e che avventura è stata questa. 

Falce era servito come introduzione in questo mondo in cui gli esseri umani non possono morire e a controllare e a vigilare su tutto c'è il Thunderhead, questa intelligenza artificiale buona e disponibile. Ma la questione della morte è sempre stata materia di competenza degli umani e quindi delle falci - pertanto il Thunderhead non può interferire. 

Citra e Rowan hanno uno spazio minore rispetto al primo libro - specialmente il secondo. Se in Falce i capitoli erano inframmezzati dalle pagine di diario di alcune falci, qui invece conosciamo il Thunderhead: conosciamo la sua intelligenza, la sua bontà, il suo avere a cuore l'umanità e i suoi bisogni, quello che alla fine è comunque "affetto" verso alcuni esseri umani in particolare - specialmente se sa che sono destinati a cambiare il mondo. 

E proprio perché Citra è una di queste persone, il Thunderhead può solo assistere impotente di fronte a certi eventi e preoccuparsi perché, essendo Citra una falce, lui non può comunicare con lei. Però il Thunderhead è astuto, non può violare le sue stesse leggi, ma forse può in qualche modo aggirarle riuscendo a far andare gli eventi in una certa direzione - o sperare che lo facciano, almeno. 
Ed ecco che Greyson Tolliver, un nuovo personaggio introdotto in questo secondo volume, diventa un elemento chiave di questa storia - e probabilmente anche della prossima. 

Ho trovato questo secondo volume ancora più scorrevole e avvincente del primo. 
Thunderhead è pieno di colpi scena che proprio non avevo visto arrivare, attentanti, alleanze e tradimenti, sacrifici e il finale sarà qualcosa che vi farà urlare - qualcosa che proprio sconvolge e cambierà il mondo così come lo si era conosciuto. 
Alla fine si incastra tutto a dovere, ho amato chi dovevo amare e ho odiato chi dovevo odiare, mi sono sorpresa nello scoprire alcuni lati inediti di alcuni personaggi e adoro questo mondo che Shusterman ha creato - certo, viverci sarebbe un altro paio di maniche.

Non mi sono mai annoiata dall'inizio alla fine, ma specialmente le ultime 100 pagine sono qualcosa che, una volta iniziate, non riuscirete a mettere giù il libro finché non sarete arrivati alla conclusione - e che conclusione. 

Per fortuna che ho già il terzo e ultimo libro con cui andare avanti. 

lunedì 29 marzo 2021

[Recensione] "Il Regno di Rame" di S. A. Chakraborty

Nuova settimana, nuova recensione - e ammetto che per un attimo me la sono vista brutta e pensavo che non sarei riuscita a postare. Perché il libro sarà anche scorrevole - anche di più del precedente - ma sono comunque 650 pagine, gente.
 
Grazie alla Oscar Vault, che è sempre generosa con le sue ARC digitali.
 
 
Titolo: Il Regno di Rame
Titolo originale: The Kingdom of Copper
Serie: The Daevabad Trilogy #2
Autrice: S. A. Chakraborty
Data di uscita: 2 marzo 2021
Data di uscita originale: 22 gennaio 2019
Pagine: 650 pagine (Kindle Edition)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/3lv6Lt1

Trama: La vita di Nahri è cambiata per sempre nel momento in cui ha accidentalmente evocato Dara, un misterioso jinn. Fuggita dalla sua casa al Cairo, si è ritrovata nell'abbagliante corte reale di Daevabad, immersa nelle cupe conseguenze di una battaglia devastante, e lì ha scoperto di aver bisogno di tutto il suo istinto truffaldino per sopravvivere.

Anche se accetta il suo ruolo ereditario, sa di essere intrappolata in una gabbia dorata, controllata da un sovrano che governa dal trono che una volta apparteneva alla sua famiglia: basterà un passo falso per far condannare la sua tribù.

Nel frattempo, Ali è stato esiliato per aver osato sfidare suo padre. Braccato dagli assassini, è costretto a fare affidamento sui poteri spaventosi che gli hanno donato i marid. Così facendo, però, minaccia di portare alla luce un terribile segreto che la sua famiglia ha tenuto nascosto a lungo.

Intanto, nel desolato nord, si sta sviluppando una minaccia invisibile. È una forza capace di portare una tempesta di fuoco proprio alle porte della città. Un potere che richiede l'intervento di un guerriero combattuto tra un feroce dovere a cui non potrà mai sottrarsi e una pace che teme di non meritare mai.
 
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Cercherò di essere breve, sia per non spoilerare questo libro che per non spoilerare chi invece non ha nemmeno ancora letto La Città di Ottone

Il primo libro era finito con un cliffhanger nell'epilogo che poneva più domande di quante se ne avevano prima e teorie in attesa di essere verificate - ehi, che poi alla fine una cosa l'ho proprio teorizzata correttamente. 

Il Regno di Rame inizia poco dopo il momento in cui ci siamo lasciati con la fine della Città di Ottone, ma poi salta di cinque anni in avanti e vediamo come in questi cinque anni alcune cose siano cambiate e altre siano rimaste le stesse, come certe ferite di guerra siano guarite e altre siano ancora aperte - sanguinanti e mai cicatrizzate.

Nahri riversa tutta se stessa nel suo ruolo di guaritrice, cercando di assimilare quanto più possibile dalla sua mentore e divisa tra i doveri che le sono stati imposti per mantenere la pace tra la varie tribù e il desiderio di libertà per i suoi daeva, consapevole di non essere in grado di proteggerli senza pesanti conseguenze per tutti quanti. 

Daevabad è una polveriera pronta ad esplodere con tutti i suoi problemi politici, di disuguaglianza tra purosangue e sanguemisti e l'evidente disparità di ricchezza non solo tra le due categorie sopra citate, ma anche tra le diverse tribù - e pur essendo ambientata nell'Ottocento, tutto questo è decisamente attuale e applicabile ai giorni nostri. 
Tirannia, oppressione, sacrificio, privilegi - ognuno dice la sua sull'argomento, portando inevitabilmente a scontri tra le parti che potrebbero anche risultare fatali quando vengono a contrapporsi famiglia, lealtà, valori e ciò che è giusto fare.
Bei discorsi sull'unione del popolo che invece portano soltanto a divisioni più profonde.

Per tutto il libro l'autrice crea una tensione di intrighi politici, di corte e anche nelle strade di Daevabad che cresce e cresce fino ad arrivare all'azione finale in cui tutto esplode. Personalmente adoro i libri con gli intrighi politici, con l'arte del compromesso che inevitabilmente va a scontrarsi con l'impulsività di chi non riesce a stare zitto e fermo. 

Quello di Daevabad è un mondo complesso, in cui ogni personaggio che narra ha le sue ragioni e i suoi torti - in alcuni casi è difficile individuare chi sia il cattivo della situazione (a parte i malvagi assoluti e anche lì la cosa è comunque grigia) perché ognuno di loro offre un punto di vista peculiare a seconda della sua vita, dei suoi valori e delle sue credenze. 
Si resta comunque incantati di fronte alla sua magia, ai suoi usi e costumi, al cibo e ai suoi sapori, ai profumi e ai colori di ogni cosa, ai vestiti e alle tradizioni - e i riferimenti ai metalli della città non sono mai stati tanto importanti come in questo libro. 

I personaggi sono incredibilmente maturati - nel primo mal sopportavo Ali per quella sua rigidità sebbene avesse il cuore al posto giusto, mentre in questo mi sono ritrovata ad amarlo e a preoccuparmi per lui in ogni occasione. E l'altro personaggio che nel primo volume gli preferivo continua ad avere il mio cuoricino, ma accidenti se non prende una cantonata dietro l'altra in questo secondo libro - anche lui convinto di fare la cosa giusta, spezzato nell'anima e convinto di non essere nulla più di ciò che l'hanno fatto diventare. 
Nahri invece è diventata una giovane donna che ha dovuto imparare l'arte del compromesso, a chiedere cose piccole facendo un passo alla volta con la speranza di arrivare a qualcosa di più grande un giorno - nonostante questo, Nahri è comunque frustrata e stanca, intrappolata in quello che una volta era il palazzo della sua famiglia e ora costretta a chinare la testa di fronte ai Qathani, sempre più spesso nostalgica dell'Egitto e del Cairo che ancora identifica come la sua vera casa.

In questo secondo libro i personaggi secondari assumono più peso e ci sono anche delle new entries a cui è impossibile non affezionarsi. Ad alcuni ho voluto bene fin da subito, con altri ho avuto un rapporto altalenante per tutto il romanzo ma pure con loro, quando arriva il momento #mainagioia (e ce ne sono di momenti #mainagioia in questo libro), finisci inevitabilmente per restarci malissimo. 

Così come si rimane a bocca aperta per alcuni segreti di famiglia che vengono alla luce, per legami famigliari che prima erano ignorati o sconosciuti, per vendette che stanno aspettando da anni di essere compiute, per alcuni sprazzi di storia antica che finalmente emergono e per altri elementi che è ancora difficile incastrare insieme - come il coinvolgimento dei Marid in primis, all'alba dei tempi, e di come potrebbero essere stati coinvolti anche in tempi più recenti. No, perché intanto io mi sono fatta un'altra teoria.

Ovviamente l'epilogo è un'altra mazzata sui denti che ti lascia con più domande che risposte e non vedo l'ora di avere tra le mani il terzo volume conclusivo. 

lunedì 22 marzo 2021

What's on my bedside table? #89 | "Il Regno di Rame" di S.A. Chakraborty

Gente, io davvero non credevo, ma questi nuovi miorilassanti mi mettono KO nel giro di un'ora - roba che davvero la narcolessia è roba da ridere al confronto. 
 
In ogni caso, è iniziata una nuova settimana e vediamo di fare il punto della situazione. 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Il Regno di Rame" di S.A. Chakraborty
Secondo libro di una trilogia fantasy.


SONO A... 
Pagina 107. E considerando che il libro ne ha 650... non so, mi sento alquanto intimorita dalla mole. In ogni caso procede bene: i capitoli sono sempre lunghi una vita e mezzo - fate conto che, se non ricordo male perché non ho il tablet alla mano, dovrei aver appena finito il quarto capitolo - ma scorrono anche meglio che nel volume precedente. Ovviamente io sempre #TeamDara e soffro come i cani perché temo il peggio, però devo anche ammettere che Alizayd comincia a starmi più simpatico - vedremo, oltretutto il prossimo punto di vista è il suo.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
...è il sequel de La Città di Ottone, che mi era piaciuto tanto.

lunedì 2 novembre 2020

[Recensione] "Heartstopper – Volume 2" di Alice Oseman

Per fortuna ci sono le graphic novel a salvarmi la lettura perché io, con l'altro romanzo che ho in "currently reading" da ormai un mese, sono ancora bloccata a quel famoso 27% che avete visto mercoledì scorso. *face palm*

Per fortuna esiste anche Santa Oscar Vault, che ringrazio per la copia digitale.
 
 
Titolo: Heartstopper Volume 2
Titolo originale: Heartstopper: Volume Two
Serie: Heartstopper #2
Autrice: Alice Oseman
Data di uscita: 6 ottobre 2020
Data di uscita originale: 11 luglio 2019
Pagine: 324 (copertina flessibile)
Editore: Mondadori Oscar Ink
Link Amazon: https://amzn.to/374e5GM

Trama: Nick e Charlie sono grandi amici.
Nick sa che Charlie è gay, e Charlie è sicuro che Nick non lo sia.
Ma l'amore percorre strade inaspettate, e Nick scoprirà parecchie cose sui suoi amici, sulla sua famiglia e su se stesso.
 
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Il primo volume ci aveva lasciati con un finale che ci aveva fatto bramare intensamente questo secondo volume per scoprire come sarebbe proseguita la storia. 

Stavolta ci concentriamo più su Nick mentre cerca di capire i suoi sentimenti per Charlie e soprattutto cerca di capire la sua sessualità - e se un'etichetta è davvero necessaria. 
Il suo rapporto con Charlie si sviluppa sempre con molta naturalezza e sono davvero dolcissimi da vedere - forse anche troppo per il cuoricino nero, che spesso mi ricorda che la realtà raramente va in questo modo. 
 
Non mancano le apparizioni della sorella di Charlie e conosciamo anche i suoi amici, che ancora non sanno la vera natura del suo rapporto con Nick e temono che possa restare deluso e che loro dovranno poi raccogliere i pezzi nel momento in cui Nick si rivelerà essere il "solito etero". Ah, non vedo l'ora di scoprire le loro espressioni quando sapranno la verità! 

Gli amici di Nick nel frattempo avrebbero bisogno anche di un po' di sale in zucca - e le apparizioni improvvise dell'insegnante di ginnastica per metterli a tacere sono sempre le mie preferite - e Nick non solo deve capire se stesso, ma deve anche capire se i suoi amici sono davvero le persone giuste da avere al proprio fianco se e quando decidi di fare un passo grande come il coming out. 

Tra queste pagine troverete tanta dolcezza, ma anche messaggi e insegnamenti espressi con una profonda delicatezza e io non vedo l'ora di avere tra le mani il terzo volume. 

lunedì 5 ottobre 2020

[Recensione] "Guida ai Vizi e alle Virtù per Giovani Gentiluomini" di Mackenzi Lee

In ritardo come sempre, ma abbiate pietà - sono giorni difficili e complicati, pieni di impegni e infatti anche mercoledì pomeriggio dovrò andare in città. 

Un enorme grazie alla Oscar Vault per la copia digitale omaggio.


Titolo: Guida ai Vizi e alle Virtù per Giovani Gentiluomini
Titolo originale: The Gentleman's Guide to Vice and Virtue
Serie: Montague Siblings #1
Autrice: Mackenzi Lee
Data di uscita: 29 settembre 2020
Data di uscita originale: 27 giugno 2017
Pagine: 424 (Kindle Edition)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/3003SqN

Trama: Henry "Monty" Montague è nato per essere un gentiluomo, ma né i collegi più esclusivi d'Inghilterra né la disapprovazione del padre sono riusciti a imbrigliare le sue passioni: il gioco, il buon vino, e l'amore di una donna. O di un uomo. Monty si è infatti innamorato perdutamente del suo migliore amico, Percy, con il quale parte per il Grand Tour: un ultimo anno di fuga e di follie edonistiche prima di assumersi le sue responsabilità di lord. Ma un'incauta decisione trasformerà quel viaggio in una caccia all'uomo attraverso l'Europa, mettendo in discussione tutto il mondo di Monty.



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Forse non vi stupirà sapere che ho avuto questo libro in wishlist sin dalla sua uscita nel 2017 - e che alla fine non ho mai letto per tutta una serie di cose: magari lo mettevo in qualche lista di regali per il compleanno e Natale e non veniva mai scelto oppure negli acquisti finivo sempre per dare la precedenza a qualcos'altro. 
Poi la Oscar Vault ne ha annunciato la traduzione e pubblicazione italiana, quindi mi sono ancora di più adagiata sul fantomatico divano ad aspettare. 

Ne è valsa la pena? È stato all'altezza delle mie aspettative? 


Henry "Monty" Montague è un rampollo figlio di un conte inglese in un punto imprecisato del '700. Da un paio di anni si è reso conto di essere innamorato del suo migliore amico Percy e non vede l'ora di cominciare il Grand Tour dell'Europa insieme a lui - dove potranno essere soli e godersi la vita tra alcol, gioco d'azzardo e tante persone da incontrare ad altrettante feste a cui intendono partecipare. 
I suoi piani però sono rovinati dal padre, con cui i rapporti sono sempre stati tesi: quel Tour che doveva essere la sua ultima occasione di svago prima di dover prendere in mano le redini della tenuta - e prima che Percy venga spedito in Olanda per diventare avvocato, diventa ancora più pesante con sua sorella minore Felicity appresso in viaggio insieme a loro per raggiungere la scuola di buona educazione per donzelle a Marsiglia e di fronte alla notizia che gli verrà assegnato un tutore che lo tenga sotto controllo e freni i suoi vizi

Si sa però che i piani ben congegnati non vanno sempre come previsto - o, come ama dire mia madre, tu fatti i tuoi conti che questi poi diventano marchesi. 
Monty non diventa un marchese, ma di sicuro non si avvicina nemmeno all'idea di conte che tutti credono debba diventare. 
Ecco che quindi il Tour prende una piega inaspettata quando Monty ne combina una delle sue e improvvisamente si ritrovano fuori rotta a scappare per l'Europa. 


Monty è un'adorabile canaglia, un po' egocentrico e vanesio, a cui piace bere e giocare d'azzardo e amante della bellezza femminile e maschile - anche se il suo preferito resta sempre Percy. Un po' lo vorresti prendere a schiaffi e un po' lo vorresti abbracciare - specialmente quando più avanti vengono fuori le sue fragilità - e mi ha fatto anche tanto ridere perché è un po' una drama queen. Insomma, tutte le sue uscite - tra pensieri e battute - sono degni della migliore regina del melodramma. 

Percy è stato assolutamente adorabile, il suo essere un giovane uomo di razza mista - e quindi di colore - in un'epoca storica in cui la schiavitù era ancora più che diffusa, conscio di non avere gli stessi privilegi di Monty e non di poter fare tutto quello che fa lui e cavarsela sempre, di non poter esibire il suo orientamento sessuale e costretto anche a nascondere i suoi problemi di salute perché ritenuti qualcosa da esorcizzare. 
La sua pazienza con Monty - e in generale con tutto il mondo, specialmente con quelli che lo considerano sempre il servitore di Monty ovunque vadano insieme - è qualcosa di incredibile e gli ho voluto tanto bene.

Felicity alla fine è la più intraprendente dei tre, ce l'ha sempre con il fratello per i privilegi che a lei in quanto donna non sono concessi e che lui non è capace di sfruttare - non rendendosi nemmeno conto di come il suo essere maschio bianco lo privilegi rispetto a lei e a Percy. Felicity vuole diventare un medico ed è oltremodo irritata che ora che finalmente ha convinto i genitori a mandarla a scuola, questa sia solo una scuola di buone maniere per giovani donne - lei e Monty avranno spesso da litigare su questo, sui concetti di privilegio e diritti e doveri tra maschi e femmine, ma scopriranno anche di volersi bene e di tenere all'altro più di quanto credessero all'inizio. 

Lo stile della Lee è sempre veloce e semplice, le descrizioni mai troppo pesanti e le pagine scorrono davvero in fretta. Non mancano alcune cose un po' inverosimili e tutta la storyline dell'alchimia non mi ha catturata come avrebbe dovuto, ma è un romanzo che coniuga romance e avventura in un modo che mi ha divertita - e Monty e Percy sono la ship della vita sin dalla prima pagina.  

Ho apprezzato le note finali dell'autrice in cui spiega la storia del Grand Tour, la situazione politica e queer dell'Europa nel '700 - ho apprezzato molto la rappresentazione dei protagonisti tra bisessualità, omosessualità e anche un accenno di asessualità. Ho apprezzato la descrizione delle difficoltà di Percy in una società che non lo voleva accettare - di sicuro non come suo pari - e la maturazione di Monty nel comprendere vite diverse dalla sua senza i privilegi da maschio bianco che lui ha sempre dato per scontati. Ho apprezzato anche il rapporto quasi paterno che viene a crearsi con Scipio, il capitano dei pirati - ho letto un certo affetto da parte sua nei confronti di Monty. 
E ora non vedo l'ora di leggere la storia di Felicity, che di certo non vuole conformarsi a quanto i suoi genitori e la società pretendono da lei.

Guida ai Vizi e alle Virtù per Giovani Gentiluomini è stato un romanzo leggero che mi ha divertita, che forse non brilla per verosimiglianza ad ogni pagina, ma non è stato difficile per me immaginarmi questi tre ragazzi in giro per l'Europa - soprattutto non mi è stato difficile immaginare i loro abiti data anche la mia ossessione per il musical Hamilton, ambientato anche lui nello stesso secolo. 
Lo stesso Alexander Hamilton viene citato dalla Lee nelle note finali in quanto uomo di razza mista - cosa che spesso viene scordata. 

Insomma, se volete una lettura che vi distragga dallo stress quotidiano, questa potrebbe essere ciò che fa al caso vostro - ma non aspettatevi che sia più storica che altro perché qui a fare da padrone ci sono le paturnie amorose di Monty, le sue schermaglie con Felicity e la sua innata capacità di cacciarsi nei guai non tenendo mai la sua boccaccia chiusa.

lunedì 28 settembre 2020

What's on my bedside table? #81 | "Guida ai Vizi e alle Virtù per Giovani Gentiluomini" di Mackenzi Lee

Ma che freddo fa? Non so da voi, ma da me si è passati dalla canottiera al maglione. 
E per carità, io sono una di quelle che detesta il caldo - specialmente quando è umido, afoso e appiccicoso - quindi non vedevo l'ora che si tornasse a temperature più miti, ma non volevo neanche subito l'inverno! 

Insomma, non sono psicologicamente pronta ad affrontare queste temperature. 
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
Uno young adult leggero e divertente, che unisce al romanticismo un pizzico di avventura e di pirateria nel 1700 e qualcosa.


SONO A... 
Pagina 145. Sono più indietro di quanto avessi previsto perché il weekend è sempre un pochino complicato - oltre che davvero, non ho proprio memoria del tempo che non ho impiegato sabato nel leggere a quale altra attività sia stato dedicato. Ha dalla sua comunque che scorre davvero veloce perché lo stile della Lee è veramente semplice - e Monty è un po' una spina nel fianco, da un lato ti fa una tenerezza incredibile e dall'altra vorresti prenderlo a ceffoni per quanto è scemo, ma mi fa anche tanto ridere. 


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
...ce l'avevo in wishlist solo dal 2017 - anno della sua uscita - ma c'è voluta la traduzione della Santa Oscar Vault (che ringrazio per la copia digitale in anteprima) perché mi decidessi finalmente a scrollarmi di dosso la pigrizia e a leggerlo.

venerdì 12 giugno 2020

[Recensione] "La città di ottone" di S. A. Chakraborty

Ci ho messo la bellezza di undici giorni per leggerlo - non ricordo l'ultima volta che ci ho messo tanto per leggere un libro. 
Ma è un libro corposo, con un'atmosfera estremamente affascinante e me lo sono voluto gustare - ma mi è servito anche il tempo per incastrare tutti i pezzi e non sono comunque certa di esserci riuscita.

Ma diciamo tutti un bel grazie alla Oscar Vault per la copia digitale e avermi permesso di leggerlo in anteprima - sempre sia lodata la Oscar Vault.


Titolo: La città di ottone
Titolo originale: The City of Brass
Serie: The Daevabad Trilogy #1
Autrice: S. A. Chakraborty
Data di uscita: 16 giugno 2020
Data di uscita originale: 14 novembre 2017
Pagine: 528 (copertina rigida)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/2TVVzJc

Trama: EGITTO, XVIII SECOLO. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un’abile guaritrice e di saper condurre l’antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori.

Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all’interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L’arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.


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♫  Nelle notti d'Orienteeeeeeeee...  ♫

Se è vero che leggevo più fantasy quando ero piccola e che la maggioranza delle mie letture è sulle problematiche di stampo young adult contemporaneo, è altrettanto vero che comunque nel corso degli anni il fantasy non è mai mancato nelle serie televisive e nei film che ho guardato - da quel lato lì non ho mai smesso. 

Non è la prima volta che la mia strada si incrocia con quella di un jinn (o djinn, a seconda di come volete fare lo spelling) - non letteralmente, per fortuna. 

Se escludiamo il cartone animato della Disney Aladdin (che è il mio secondo preferito perché per me niente batte Mulan), ho incontrato i jinn svariate volte durante la visione di Supernatural - in questi quindici anni di serie televisiva non sono mai comparsi tante volte quanto demoni, angeli, vampiri o mutaforma, ma la loro apparizione "mostruosa" l'hanno fatta in almeno sei stagioni su quindici.
Più recentemente, quello che era chiaramente un ifrit - ovvero un jinn fatto di puro fuoco - l'ho visto in American Gods

E gli ifrit sono sono una delle specie di jinn che compare in questo libro - e sospetto che avranno anche più spazio in futuro. 


La storia si apre con la nostra protagonista Nahri: nessuna famiglia, non sa nemmeno di chi sia figlia e non sa neanche con precisione quanti anni ha, ma vive al Cairo cercando di sopravvivere come può - ovvero truffando gente ricca, predicendo loro il futuro e sfruttando le debolezze che percepisce in loro grazie ad una sorta di "sensibilità" con la quale è nata. Sogna di diventare medico e guarire le persone, ma sa che ci vogliono soldi per quello - per riuscire a corrompere qualcuno e a convincerlo a far studiare una donna che oltretutto non sa né leggere né scrivere. 

E nonostante questa sua "sensibilità" - questi strani poteri nati con lei che le permettono di percepire le malattie - è una ragazza molto pragmatica, per niente incline a credere a tutte le leggende e le superstizioni che mettono in guardia gli egiziani dai jinn e dalla magia in generale che permea certi luoghi e certi rituali. 
Ed è durante uno di questi rituali che Nahri si abbandona ad una lingua sconosciuta che solo lei ha mai parlato e da quel momento si renderà conto che tutte le leggende narrate dal popolo egiziano avevano un fondo di verità. 

Dara - così si presenta a lei questo guerriero che inizialmente non voleva neanche farle sapere il proprio nome - le parla di un luogo lontano, un luogo che lui un tempo chiamava casa, un luogo in cui abitano tanti come lei. 

Un luogo, questa Daevabad, a cui sfuggire da quelli che ora li inseguono - come gli ifrit. 
Un luogo, questa Daevabad, in cui si parla la lingua che conosce da sempre senza che nessuno gliel'abbia mai insegnata. 
Un luogo, questa Daevabad, intriso di magia. 

Un luogo, questa Daevabad, le cui mura possono tenere fuori i pericoli. 
Ma anche un luogo in cui li possono tenere intrappolati dentro. 


La città di ottone è un libro con una narrazione molto scorrevole, ma è anche un libro dai capitoli molto lunghi - cosa di cui io non sono una grande fan perché puntualmente arriva l'interruzione di turno a scocciarti e a farti perdere il ritmo. 

È un libro intriso di magia, i cui paesaggi e profumi e sapori sono così vividi che sembra di esserci dentro - sembra di respirare l'aria del deserto, sembra di sentire il vento caldo sulla pelle, sembra di sentire l'odore dell'acqua del lago che circonda Daevabad o del fiume che Nahri e Dara sono costretti ad attraversare durante il loro viaggio, sembra di sentire il vociare dei jinn nel Gran Bazar. 

La città di ottone è però anche un libro che parla di oppressione, razzismo, schiavitù - che al suo interno contiene anche stupri (non grafici, solo menzionati), traffico di esseri umani e intolleranza religiosa. È per me un libro che costringe il lettore a mettere alla prova il suo senso dell'etica e la sua morale. Questo perché all'interno di Daevabad vivono sei tribù - ma la loro storia e la loro mitologia lascerò che siate voi a scoprirla - con idee molto diverse riguardo alla vita, alla morte e alla religione. 
Questo perché ci sono tribù molto indulgenti nei confronti dei rapporti tra jinn ed esseri umani, dal cui accoppiamento nascono questo persone che vengono chiamate shafit - persone che hanno sangue jinn e umano e a volte anche poteri magici. E poi c'è una tribù che invece sostiene la purezza del sangue a tutti i costi, che mal vede gli shafit, che una volta avrebbe fatto loro cose orribili - e ne sono state fatte in passato.

È una storia di schiavitù, è una storia di oppressione - un'oppressione che ogni parte di Daevabad vive in modo diverso perché chi si è ribellato a coloro che predicavano la purezza del sangue si sentiva oppresso e limitato nelle sue libertà e chi predicava la purezza del sangue si è visto invadere la città e il territorio da quelle tribù che si sono ribellate, sentendosi ora loro oppressi nella loro stessa casa. 

All'arrivo di Nahri e Dara, Deavabad è una città in precario equilibrio. 
È un calderone pronto ad esplodere - e loro sono la miccia. 


Nahri è una ragazza sveglia, pronta a cogliere le occasioni che le potrebbero fruttare un vantaggio, ma anche incapace di essere come la vorrebbero gli altri che la circondano. Spesso manipola gli altri quando li vede come prede, ma finisce per essere manipolata lei stessa in giochi politici più grandi di lei - vorrebbe solo imparare a guarire le persone e non prova alcun attaccamento o astio verso nessuna delle tribù perché la storia di Daevabad non la sente sua: lei è ancora un'egiziana del Cairo. 
Ma allo stesso tempo è venerata da alcuni e temuta e considerata pericolosa da altri e in tanti cercano di strattonarla da una parte o dall'altra - Dara l'ha sempre messa in guardia dai Qathani, coloro che conquistarono Daevabad col sangue e che ancora regnano su di essa e i Qathani cercano di fare il possibile per allontanarla da Dara, raccontandole che razza di mostro assassino sia stato nella loro storia.  

Dara è un guerriero con un passato da schiavo - passato che ancora non è ben chiaro. È un passato di cui chiaramente si vergogna e di cui continua a rimandarne la storia con Nahri, un passato segnato da carneficine eseguite per conto della famiglia che doveva servire e proteggere e altre obbligato ad eseguire contro la sua volontà come schiavo agli ordini di padroni capricciosi. E sì, c'è tanto da biasimare nei suoi trascorsi e anche nel suo presente perché so benissimo che la sua convinzione sulla purezza del sangue e il suo astio per gli shafit è sbagliato - così come il suo voler sballottare Nahri di qua e di là a seconda dei suoi "capricci" senza darle ascolto, volendo imporle la sua visione delle cose - eppure mi sono tanto affezionata a lui. Così come mi sono affezionata alla sua devozione a Nahri, sebbene non sempre "giusta".

Alizayd, l'ultimogenito del re, è inizialmente la "preda" di Nahri - preda che lei vuole sfruttare per le sue conoscenze intellettuali e per imparare quanto più possibile. Ali è stato cresciuto come guerriero per poi essere il comandante delle guardie a difesa di suo fratello quando Muntadhir diventerà re e sebbene venga rispettato da tutti come guerriero, altrettanto non si può dire di lui come persona - troppo religioso, rigido e radicato nelle sue convinzioni. Lui rappresenta quello tollerante, quello che ha a cuore la sorte degli shafit e vorrebbe rendere migliore la loro vita, che non sopporta i cosiddetti "adoratori del fuoco" che inneggiano alla purezza del sangue - eppure spesso l'ho trovato spocchioso e spuntasentenze, così inamovibile nelle posizioni che se una cosa non è scritta in un libro allora non è vera o non è mai accaduta. È tollerante per un verso, ma totalmente intollerante dall'altro - usando persino termini dispregiativi e offensivi per altre tribù.

Tutti i personaggi coinvolti li ho trovati moralmente grigi e complessi, capaci di mettere in discussione la mia etica e la mia morale: Ali è quello dalla parte "giusta" eppure spesso l'avrei preso a schiaffi, Dara è quello con delle visioni della vita oppressive e intolleranti alla diversità perché chiaramente ancorato a convinzioni e fatti storici di una volta eppure l'avrei abbracciato perché è innegabile che sia tormentato da quello che ha fatto e da quello che potrebbe capitare a Nahri se la storia dovesse ripetersi e ogni volta che qualcuno esplicitamente lo odiava io soffrivo - ormai la mia propensione per i personaggi unlikeable dovrebbe esservi nota. 

Vi dico però che è proprio quella storia che continua a restare un po' confusa - quella di Daevabad e di come è caduta, dell'ordine cronologico esatto degli eventi, il passato di Dara stesso. Altre creature - abitanti dell'aria e dell'acqua - sono solo accennate oppure hanno un ruolo minore, ma come nel caso degli ifrit penso che acquisteranno maggiore spazio nei prossimi volumi. 
Ci ho messo tanto a leggerlo perché spesso dovevo tornare indietro per cercare un paragrafo e tentare di incastrare i pezzi insieme - quando lo avrò cartaceo sicuramente mi sarà più facile andare a rileggere parti a cui forse sul momento non avevo dato peso, ma ascoltate il mio consiglio: se lo leggerete cartaceo, assicuratevi di avere tanti foglietti da infilare tra le pagine quando informazioni importanti vengono date; se invece lo leggerete in digitale, prendete appunti. Tanti appunti.

Insomma, come ho detto a Federica in chat (anche se lei lo sta ancora leggendo ma nonostante questo mi ha chiesto un parere conclusivo), il problema è che l'autrice ti butta addosso un sacco di informazioni ma sono troppo sparse qua e là perché il lettore riesca a metterle insieme senza appunti presi durante la lettura. E lo so che è fatto apposta per costruire poi lo scheletro degli intrighi politici, delle alleanze e dei tradimenti - perché ci sono - ma ci sarebbe stata bene un'introduzione in versione jinn del famoso Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana... di Star Wars all'inizio del romanzo. 

Certe parti non presentano molta azione - e lo stesso viaggio di Nahri e Dara per arrivare a Daevabad, pur salvaguardando i momenti chiave funzionali alla storia, viene risolto con un "dopo mesi passati insieme in compagnia" e per questo forse i loro sentimenti e la loro devozione l'uno all'altro all'inizio possono sembrare estranei al lettore - ma quelle parti che invece la contengono di sicuro sanno intrattenere a dovere. 

E l'epilogo, gente - L'EPILOGO. 
Qualcuno - aka santa Oscar Vault - mi dia subito il seguito. 

lunedì 8 giugno 2020

What's on my bedside table? #72 | "La città di ottone" di S. A. Chakraborty

Non so da voi, ma qui piove a secchiate un giorno sì e uno no

E, tanto per saltare di palo in frasca, dubito che mercoledì leggerete un nuovo appuntamento del WWW se consideriamo i miei attuali ritmi di lettura.
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"La città di ottone" di S. A. Chakraborty
Fantasy dalle atmosfere orientali - e, diciamocelo, un bel mattoncino di prossima uscita per la Mondadori.


SONO A... 
Pagina 296. Ho passato la metà solo da una trentina di pagine - e sì, è da una settimana che ce l'ho in lettura. Ma un po' me lo voglio gustare e un po' sono dovuta tornare spesso indietro per rileggere alcune cose e cercare di incastrare insieme le informazioni - e questo è il "brutto" dei libri digitali quando con un cartaceo basta metterci un bel foglietto in mezzo alle pagine. Comunque, nonostante i capitoli davvero lunghi, è scorrevole e la storia è bella e interessante. E sono sotto un treno per una ship, ma andrà sicuramente a finire male per i miei sogni romantici.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... sapete che non sono un'avida lettrice di fantasy, ma questo mi ha ispirata sin da quando ne ho sentito parlare - sia per il suo mondo che per la mitologia. E un grazie alla santa Oscar Vault che mi ha concesso di leggerlo in anteprima.

martedì 19 maggio 2020

[Recensione] "Falce" di Neal Shusterman

Oh, lo so - ho ancora Dry (che Shusterman ha scritto con uno dei suoi figli, Jarrod) che mi osserva e mi giudica dall'alto dello scaffale su cui è riposto. 

Ma sebbene io non l'abbia ancora letto, questa non è la prima volta che ho a che fare con qualcosa scritto da questo autore - questo perché ci eravamo già "incontrati" proprio due anni fa durante la lettura di Violent Ends. Sapete che io non sono sconosciuta alla lettura di libri che parlano di sparatorie scolastiche e Violent Ends ne faceva parte, scritto con 17 punti di vista diversi e quello di Shusterman e di suo figlio Brendan era davvero il più... particolare tra tutti quanti. Non vi dirò perché, però.

Quindi, un po' questo e un po' il fatto che Federica quando l'ha letto (Falce e Dry ancora prima) mi ha raccontato le sue impressioni, avevo una vaga idea di ciò a cui stavo andando incontro - questo però non l'ha esentata dal ricevere tutti i miei commenti scritti e vocali in chat, anzi. 

Ma un enorme e immenso grazie va alla Oscar Vault per la copia digitale in anteprima


Titolo: Falce
Titolo originale: Scythe
Serie: Arc of a Scythe #1
Autore: Neal Shusterman
Data di uscita: 19 maggio 2020
Data di uscita originale: 22 novembre 2016
Pagine: 360 (copertina rigida)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/3cE3Itv

Trama: Un mondo senza fame, senza guerre, senza povertà, senza malattie. Un mondo senza morte. Un mondo in cui l’umanità è riuscita a sconfiggere i suoi incubi peggiori.

A occuparsi di tutte le necessità della razza umana è il Thunderhead, un’immensa, onnisciente e onnipotente intelligenza artificiale. Il Thunderhead non sbaglia mai, e soprattutto non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti.

Quello in cui vivono i due adolescenti Citra Terranova e Rowan Damisch è davvero un mondo perfetto. O così appare.

Se nessuno muore più, infatti, tenere la pressione demografica sotto controllo diventa un vincolo ineluttabile. Anche l’efficienza del Thunderhead ha dei limiti e non può provvedere alle esigenze di una popolazione in continua crescita. Per questo ogni anno un certo numero di persone deve essere “spigolato”. In termini meno poetici: ucciso.

Il delicato quanto cruciale incarico è affidato alle cosiddette falci, le uniche a poter decidere quali vite devono finire. Quando la Compagnia delle falci decide di reclutare nuovi membri, il Venerando Maestro Faraday sceglie come apprendisti proprio Citra e Rowan. Schietti, coraggiosi, onesti, i due ragazzi non ne vogliono sapere di diventare degli assassini. E questo fa di loro delle falci potenzialmente perfette.


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Volete la verità? Vi dirò la verità. 

La prima cosa ad attirarmi di questo libro - ancora prima che ne venisse annunciata la traduzione italiana - è stata il fatto che, praticamente, si parlasse di "mietitori". 
Ora, se mi seguite da un po', saprete che la serie di Red Rising di Pierce Brown con protagonista Darrow "Il Mietitore" è una delle mie preferite - psssst, ehi Mondadori! Io e Federica stiamo aspettando con grande impazienza il quinto volume della serie, Dark Age. Così eh, per dire. 

Qui le cose però sono un tantino diverse. 


Siamo in un mondo che potrebbe essere il nostro, in futuro. Non c'è una solida presenza di sci-fi come nella serie di Brown, ma quello immaginato da Shusterman è un mondo in cui la rete informatica è diventata così potente da poter immagazzinare tutta la conoscenza umana e anche di più. Quello immaginato da Shusterman è un mondo in cui la conoscenza umana è arrivata al punto tale da aver trovato il modo di poter sconfiggere la malattia e la morte, riuscendo a fare in modo che tutti possano - potenzialmente - vivere in eterno. 

In questa apparente utopia nella quale il Thunderhead - la rete informatica e contenitrice di tutta la conoscenza che ha addirittura sviluppato una coscienza - si prende cura di tutti e si assicura che siano in salute e con una quasi uguaglianza di salari e possibilità, dopo un po' però sorge il problema del sovrappopolamento che mette a rischio la quantità di risorse della Terra. 
Nasce per questo la Compagnia della falci, un'organizzazione formata dagli unici membri "autorizzati" a togliere la vita alle persone e rendere la morte definitiva in un mondo in cui puoi sempre essere rianimato. 

Ma tutti possono diventare falci? La risposta è... sì e no. 
Gli unici che dovrebbero diventarlo sono quelli che proprio non lo vogliono essere, quelli che non vogliono saperne di uccidere - di spigolare - altri esseri umani. Questo perché sarebbero gli unici in grado di dimostrare la compassione che serve. Però noi sappiamo che l'essere umano è fallibile, che la mela marcia è ovunque - perché il mondo ora sarà anche perfetto, ma l'animo umano no.

E i governi saranno stati anche cancellati così come le varie divinità a cui ci si rivolgeva con una preghiera, ma non si può negare che la Compagnia delle falci sia ciò che più assomiglia ad un ordine religioso. E si sa che se ci sono sempre quelli buoni e compassionevoli, altresì esistono coloro che in virtù della loro "licenza di uccidere" si considerano al pari di una divinità che non deve rispondere a nessuno - e per una volta non è l'intelligenza artificiale il nemico, ma abbiamo l'ennesima dimostrazione che l'uomo è e rimane sempre il proprio peggior nemico. 


Ieri vi ho detto che questo non è un libro che piacerà a tutti - resto ancora della mia idea. 
È un libro lento, non così pieno di azione come vi potreste immaginare - anche se da metà in poi le cose accelerano e i colpi di scena sapranno sorprendervi. 

Non è neanche del tutto incentrato sui personaggi protagonisti - Citra e Rowan sono decisamente importanti, ma non vengono sviscerati più di tanto nelle loro emozioni e nell'approfondimento psicologico in quanto esistono più che altro in funzione della storia e di questo mondo apparentemente perfetto che in realtà nasconde marciume e corruzione sotto la sua patina di glorificazione. 
Anche i cattivi - per quanto suscitino odio e rabbia - non sono molto sfaccettati, se vogliamo dirla tutta. C'è una netta distinzione tra bianco e nero, tra buoni e cattivi - solo qualcuno mostra una personalità un po' grigia. 

Il mondo presentato da Shusterman è estremamente interessante, anche se difficile da comprendere all'inizio in alcune sfumature - tanto che spesso ho chiesto delucidazioni/scambiato opinioni con Federica che l'aveva già letto. 
Il perché sono le morti date dalle falci ad essere permanenti quando comunque la gente può essere rianimata è qualcosa di confuso all'inizio, ma che viene compreso poi man mano che si procede con la lettura. Altre cose invece restano poco chiare o date per scontate, ma si arriva comunque ad averne una sorta di comprensione - o comunque spero che verranno approfondite nei prossimi volumi. 

È un mondo interessante perché evidenzia quanto la paura della morte che noi tutti i giorni proviamo ci porti a vivere ogni secondo in funzione degli obiettivi che vogliamo raggiungere - e questo perché noi sappiamo di essere temporanei. L'arte e la vita del nostro mondo sono piene di passione proprio per questo motivo, ma se puoi vivere in eterno puoi rimandare e puoi procrastinare perché sai che avrai tutto il tempo del mondo - ed è qualcosa che poi Citra e Rowan imparano: riconoscono la noia in un mondo apparentemente perfetto che può offrire sì, una vita piacevole ma forse non vissuta appieno con ardore perché priva di una vera scadenza.

Dico che non è un libro che piacerà a tutti perché solleva tantissime questioni di carattere etico e morale. Le falci devono evitare di essere discriminatorie nei confronti di chi spigolano ed è giusto osservare certi parametri, gli stessi che avrebbero ucciso le persone nell'Era Mortale? È meglio dare una morte rapida, indolore e compassionevole oppure renderla a volte un evento, replicando le circostanze a volte cruenti in cui la gente era solita morire quando ancora si poteva? È giusto che chi governa - anche se non si può proprio dire che il Thunderhead governi in senso classico - non si intrometta nelle questioni delle falci e lasci a loro la decisione di chi e quanti spigolarne all'anno? È giusto lasciare qualcosa come la morte - non più naturale perché ora è la natura ad essere assoggettata all'uomo - in mano alla volubilità dell'essere umano?

Citra e Rowan affronteranno un anno di apprendistato che metterà in discussione questo e tanto altro. Scopriranno che non c'è un unico modo di essere falce. Impareranno ad uccidere, conosceranno la compassione ma anche l'oscurità celata nell'animo umano - quella "fame" che nel nostro mondo viene considerata un crimine e punita. Saranno messi costantemente alla prova - dagli altri e dal loro stesso cuore.

Il contenuto del libro metterà in discussione la vostra morale, la vostra etica e la vostra visione del mondo e lo stile di Shusterman vi porterà a leggere capitolo dopo capitolo, fino al finale che vi lascerà con una nota di tremenda curiosità per il secondo volume.