giovedì 18 giugno 2020

[Recensione] "Meet Me at Midnight" di Jessica Pennington

Oh, lo so - di norma non pubblico recensioni il giovedì, immediatamente dopo un WWW Wednesday. Ma, ormai lo sapete, domani è il venerdì di (più o meno) metà mese ed è risaputo che quel posto è sempre occupato da una certa rubrica. 

Quindi oggi recensione e un grazie va a NetGalley e alla TorTeen per la copia digitale del romanzo che, quando l'ho ricevuta, era in anteprima.


Titolo: Meet Me at Midnight
Autrice: Jessica Pennington
Data di uscita: 7 aprile 2020
Pagine: 336 (copertina rigida) - 11H 0Min (Storytel Edition)
Editore: Tor Teen
Link Amazon: https://amzn.to/3c4Deju

Trama [tradotta da me]: Hanno un rapporto di odio-amore con l'estate.

Sidney e Asher avrebbero dovuto piacersi. Due nuotatori stellari costretti a trascorrere le loro vacanze su un lago insieme suona come la combinazione perfetta. Ma è lo stesso ogni anno—in mezzo a pasti all'aperto e gite in barca e falò imposti dalle famiglie, Sidney e Asher trascorrono i giorni più caldi dell'estate cercando lo scherzo definitivo da fare all'altro. E ora, dopo l'ultimo anno di scuola e il diploma, sono determinati a renderla l'estate più epica di sempre.

Ma i loro piani sono messi improvvisamente a rischio quando la loro faida fa sì che le rispettive famiglie siano cacciate via dalle loro amate case sul lago. Sistemati nei loro nuovi alloggi, Sidney si aspetta che la guerra degli scherzi continui come al solito ma poi riceve un biglietto—Vediamoci a mezzanotte. E Asher ha una proposta per lei: unire le forze per un'ultima estate di scherzi epici, loro due contro un nemico comune—la donna che li ha buttati fuori.

La loro tregua dovrebbe rendere le cose più semplici, ma sei anni passati a tormentarsi l'un l'altra non sono così facili da ignorare. Così come l'innegabile attrazione che sta crescendo tra loro.


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Questo è il secondo romanzo che leggo di Jessica Pennington - l'anno scorso avevo letto When Summer Ends e Meet Me at Midnight è ambientato nello stesso posto, Riverton, ma i due libri non hanno personaggi in comune e possono essere letti tranquillamente in maniera separata come stand alone. 

Ma se When Summers Ends partiva da un certo presupposto - la gente del posto che si vede "invadere" i propri luoghi dai turisti e che per me è assai familiare vivendo io stessa in un luogo turistico - Meet Me at Midnight invece ci offre la visione opposta, con due ragazzi che dovrebbero essere turisti ma che non si considerano tali perché da anni tornano ogni estate nella loro "casa lontana da casa" sul lago - un po' come la mia amica di Milano che non si sente una turista perché la sua famiglia ha la casa al mare qui da una vita e quindi considera uno dei lidi come la sua seconda casa quando è agosto. 


Sidney e Asher sono sempre stati bene o male l'una nella vita dell'altro - questo perché le loro madri erano compagne di stanza al college e i loro genitori sono quindi amici da una vita. La prima estate al lago Sidney l'ha passata solo con la sua famiglia e occasionalmente con Kara, una ragazzina del posto conosciuta in riva al lago. 
L'estate successiva le due famiglie hanno ben pensato di passare le vacanze insieme - e non solo insieme, ma prendendo in affitto due case gemelle una di fianco all'altra. Tutti pensavano che Sidney trovasse Asher antipatico, ma a tredici anni Sidney si era presa una cotta per lui quell'estate e parlargli era un po' difficile - non contando poi anche il fatto che Sidney fa proprio fatica anche adesso con gli estranei. Ma dopo un piccolo sforzo erano diventati amici e hanno trascorso insieme una bella estate... fino a quando qualcosa non ha infranto l'idillio e sono cominciati gli scherzi. 

Da allora è tutto un ciabatte incollate al pavimento, panna acida al posto dello yogurt, confezioni di shampoo sabotate, corse e sgambetti fino all'unica sdraio sul pontile provvista di cuscino - l'unicorno -  e chi più ne ha, più ne metta. 
I loro genitori un po' sanno e un po' fingono di non sapere e le cene trascorse ogni sera ad un'unica tavola sono un po' una guerra fredda in cui Asher si stupisce di come Sidney sembri davvero sempre innocente e gentile con tutti tranne che con lui. 
Uno fa uno scherzo e l'altra risponde e dopo dieci mesi passati lontani a complottare e a cercare di essere più furbi dell'altro, la rivalità quando si rivedono è sempre alle stelle. Ma uno scherzo eseguito sull'emozione del momento e non pianificato nei minimi dettagli come tutti gli altri porta come conseguenza allo sfratto dei Walters e dei Marin dalle loro case sul lago e per Sidney e Asher si prospetta un'estate diversa dalle precedenti: fare fronte comune contro la donna che li ha sbattuti fuori. 

Ma dopo anni di scherzi, umiliazioni, sarcasmo e tiri mancini è un po' difficile fidarsi e credere che la tregua tra loro possa davvero resistere così a lungo - non solo fino alla fine dell'estate, ma anche oltre.


Posso abbracciare questo libro? 
No, perché è davvero un gioiellino di dolcezza - e sì, anche un po' di angst. 
E sì, lo dico: mi sono innamorata di Asher. 
Ciao, mi avete persa. 

Asher è dolce, attento, ogni anno spera che l'estate porti un cambiamento nel suo rapporto con Sidney, ma ormai ha imparato a conoscerla e non gli è difficile prevedere le sue reazioni o quello che le passa per la testa. È sicuramente quello più coraggioso dei due, quello che si espone di più - sia a livello di parole, ma soprattutto di gesti quando ci sono di mezzo i sentimenti. 

Con Sidney mi sono accorta tardi delle somiglianze, ma quando le ho notate poi è stato impossibile non vederle. 
Il pensare troppo, l'analizzare ossessivamente qualcosa in ogni suo dettaglio, l'immaginare i peggiori scenari nella propria mente, le relazioni che finiscono dopo una manciata di giorni e sempre perché è lei a darci un taglio per una ragione o per l'altra, la paura stessa di una relazione, il mettere tutta se stessa in ogni campo tranne quello sentimentale. Sidney è una che si tiene strette le parole, si tiene stretti i sentimenti, non si espone, offre molto meno di se stessa di quanto faccia lui e Asher deve sempre escogitare qualcosa per indurla ad aprirsi con lui e a lasciarsi andare - onestamente, non mi stupisco che alla fine io abbia sbarellato così tanto per questo libro e per Asher. 

Sidney e Asher hanno una chimica pazzesca e sono proprio belli da leggere - dalle battute taglienti e i commenti sarcastici dell'inizio, ai momenti incredibilmente dolci quando le cose iniziano a cambiare tra loro, all'inevitabile angst che ogni young adult richiede quando arriva qualcosa a separarli - e come era stato con il precedente libro dell'autrice, con il doppio punto di vista le parti di Asher spesso sono state le mie preferite e la dimostrazione che anche ai ragazzi si spezza il cuore. 

Certo, ovviamente non è un libro perfetto perché la parte centrale offre un po' meno azione e situazioni che un po' si ripetono quindi avrei preferito che fosse stata aggiunta qualche pagina al finale per vedere un po' più del "dopo", ma mi ha talmente presa a livello emotivo sia per storia che personaggi che non posso fare a meno di dargli il massimo dei voti - soprattutto considerando che a When Summer Ends avevo dato quattro stelle e mezzo e questo mi è piaciuto ancora di più. 
Avendolo anche poi ascoltato in contemporanea su Storytel, la voce dei due narratori era quanto di più perfetto si potesse desiderare per dare vita a Sidney e Asher - hanno fatto un lavoro davvero eccezionale. 

Meet Me at Midnight è davvero una perfetta lettura estiva - anche se a giudicare dalla pioggia mista a grandine che è venuta giù ieri pomeriggio quasi non si direbbe periodo - e vivendo io stessa in un posto turistico forse è per questo che mi fanno sempre effetto. 
Però è la prima volta che mi chiedo così intensamente come sia avere "una casa lontano da casa" - penso alla mia amica di Milano che scende tutte le estati, penso alle stesse facce che rivedevo ogni estate quando lavoravo in un piccolo negozio di alimentari e mi chiedo come dev'essere sapere di avere un altro posto in cui poter tornare. Certo, un posto che forse non ti è familiare come quello di casa tua e in cui vieni sempre visto come turista due mesi all'anno dai locali, ma comunque un posto che senti "tuo" senza che lo sia per la stragrande maggioranza dell'anno.
Io qua ci vivo, per me è la normalità, per me non sono mai esistite le vacanze - d'estate qua si lavora. Quindi, insomma, questi libri mi fanno sempre un po' invidia. 

Insomma, lasciando perdere la parentesi personale qua sopra che forse non vi interessava, se leggete in inglese non lasciatevi scappare questo libro.  
O pregate che qualcuno lo traduca e lo pubblichi qua in Italia.

mercoledì 17 giugno 2020

WWW.. Wednesday! #196

Dopo aver saltato l'appuntamento la settimana scorsa - ripiegando quindi su un No WWW, No Party per mancanza di aggiornamenti/cambiamenti nelle mie letture - torna sul blog la rubrica più amata di metà settimana che ci accomuna un po' tutti
 
Quello che invece mi accomuna meno a voi in questa rubrica è il fatto che solo uno dei cinque libri qui sotto sia in italiano perché tutto il resto è in inglese. 


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)

 
Ci ho messo undici giorni, ma ne è valsa la pena perché La città di ottone di S. A. Chakraborty - uscito giusto ieri per Oscar Vault, sempre sia ringraziata per la copia digitale in anteprima - è proprio un bel mattoncino. Vi ho già detto di prendere appunti perché la storia - a livello temporale nel passato - è ancora lontana dall'essere ben chiara e il mistero continua ad avvolgere un certo personaggio (ma in realtà un po' tutti) perché niente è come sembra, ma io ve lo dico: lasciatevi catturare dalla magia. 
Recensione QUI
Ho poi letto e ascoltato Four Days of You and Me di Miranda Kenneally, uno young adult che ben si presta a questo periodo estivo e che vi farà sentire la nostalgia delle gite scolastiche. Ammetto che non è indimenticabile, ma è molto carino e lo stile narrativo particolare scelto dall'autrice mi ha sempre lasciata curiosa di scoprire come si sarebbe svolta la storia anno dopo anno. Recensione QUI



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

 
OH. MIO. DIO. Per fortuna che ho abbassato di mezzo voto la valutazione del romanzo della Kenneally da quelle che erano le mie intenzioni iniziali perché sono al 65% e mi mancano poco più di tre ore e mezza di ascolto, ma Meet Me at Midnight di Jessica Pennington è proprio tutta un'altra storia - e la sto adorando da morire. 
Avevo già letto un altro romanzo dell'autrice l'anno scorso - When Summers Ends - e se penso che a quello avevo dato quattro stelle e mezza, è assai probabile che questo finirà per beccarsi il punteggio pieno. Sydney e Asher sono adorabili e hanno una chimica pazzesca e i loro narratori sono assolutamente perfetti. Aww, mi vedete indossare gli occhiali con le lenti rosa?



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)

 
Dopo il recuperone di due arretrati che una volta erano anteprime prima che molteplici letture si accavallassero, ci lasciamo alle spalle per il momento gli young adult dolci e coccolosi e ci tuffiamo non solo nell'oscurità con due libri dai temi pesanti, ma anche nei primi due blogtour americani su quattro che ho in programma. 
Il primo è What Unbreakable Looks Like di Kate McLaughlin, uno young adult che parla di traffico di esseri umani specialmente in relazione a giovani ragazze e a tutti gli orrori che ne conseguono - l'avevo richiesto inizialmente io su NetGalley, ma la mia richiesta era stata respinta e infine mi è stato offerto direttamente dalla St. Martin's Press in occasione del blogtour promozionale in quanto esce la settimana prossima. Vi ho detto che ormai che anche oltreoceano sanno che libri leggo, no? 
Il secondo invece è No One Saw di Beverly Long, il secondo nella serie di A.L. McKittridge - il primo, Ten Days Gone, l'ho letto quattro mesi fa. Questo - anche lui mandatomi dalla casa editrice per il blogtour - è un thiller per adulti e se nel primo il caso verteva su donne assassinate con uno schema alla Criminal Minds, questo invece è una corsa contro il tempo per trovare una bambina scomparsa. 

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Eh, lo so - vi avevo abituati bene i mesi scorsi con i libri in italiano e invece adesso il mio blog si è trasformato nella landa dei libri inediti. Ma mi volete bene lo stesso, no? 
Se non siete qui pronti a lanciare pomodori, lo spazio sotto è tutto per voi - per dirmi cosa state leggendo oppure per lasciarmi il link del vostro post. Poi appena possibile passo a ricambiare la visita!

lunedì 15 giugno 2020

[Recensione] "Four Days of You and Me" di Miranda Kenneally

Eh sì, la settimana inizia già con una nuova recensione - questo perché il libro l'ho ascoltato e quindi ci ho messo meno del solito. 

Grazie a NetGalley e alla Sourcebooks Fire per la copia digitale omaggio che sì, era in anteprima quando hanno accettato la mia richiesta, ma che tra un impegno e l'altro sono riuscita a leggere/ascoltare solo adesso.


Titolo: Four Days of You and Me
Autrice: Miranda Kenneally
Data di uscita: 5 maggio 2020
Pagine: 352 (copertina rigida) - 7H 57Min (Storytel Edition)
Editore: Sourcebooks Fire
Link Amazon: https://amzn.to/2ZEwk1T

Trama [tradotta da me]: Ogni 7 maggio, gli studenti della Coffee County High School fanno una gita. E ogni anno, il rapporto di Lulu con Alex Rouvelis diventa un po' più complicato. Il primo anno sono passati da nemici giurati a più che amici dopo un incontro ravvicinato in una escape room. È stato difficile per Lulu smetterla con Alex sin da allora.

Attraverso rotture, riappacificazioni e appuntamenti con altre persone, ogni gita di classe li mette di nuovo insieme e li costringe a confrontarsi sull'innegabile connessione che esiste tra loro. Dal museo di scienze fino al parco divertimenti, da New York a Londra, Lulu impara una cosa per certo: l'amore è il più grande viaggio di tutti.


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Credo che questo libro sia una perfetta lettura estiva - certo, non è privo di difetti e di quelli ve ne parlerò tra poco, ma se siete disposti a passarci sopra Four Days of You and Me è una lettura leggera e spensierata per passare qualche ora in relax. 

Lo stile narrativo di questo romanzo è particolare: il focus principale verte su quattro giorni nello specifico, il 7 maggio di ogni anno scolastico, perché rappresentano il giorno della gita per i nostri personaggi. 
Il resto è tutto un flashback, ma questi flashback non costituiscono l'intero anno appena trascorso - ci narrano invece solo i momenti chiave funzionali alla storia di Lulu e Alex. 

Lulu e Alex partono inizialmente come nemici al primo anno di superiori: provenienti da due scuole medie diverse, Lulu aveva comunque presente Alex perché amico di sua cugina Grace e ora si contendono il posto di rappresentante degli studenti. 
È alla prima gita scolastica che le cose cambiano tra loro quando, dopo una tentennante amicizia e qualche flirt, restano intrappolati nella escape room del museo e diventano qualcosa di più. 

Da lì è un proseguire a saltelli avanti e indietro nella loro relazione - che comunque non è troppo difficile da seguire anche se da come ve lo sto dicendo sembrerebbe di sì. 
Li vediamo stare insieme, lasciarsi, frequentare altre persone, costringersi ad interrogarsi sui propri errori e sulle proprie scelte, finire sempre - per mano loro o di altri - a ruotare l'una nell'orbita dell'altro. 

Normalmente i tira e molla mi danno fastidio in un romanzo e per quello li evito quando ne avverto anche solo vagamente la presenza. Qui invece è stato diverso perché Lulu e Alex partono che hanno 14/15 anni e c'è tutta l'immaturità dell'essere ragazzini alle prese con il primo amore - c'è tutto il desiderio di Lulu di avere Alex solo per sé in ogni momento libero e stare il più possibile con lui e la frustrazione di sentirsi messa all'ultimo posto quando invece Alex ha da fare con gli allenamenti di baseball e l'aiutare la sua famiglia nel ristorante che possiedono e di contro c'è Alex che l'accusa di essere egoista perché Lulu non sembra mai fare uno sforzo per venirgli incontro anche quando lui cerca di dimostrarle come può che a lei ci tiene. 

E non si può negare che Lulu e Alex siano co-dipendenti l'uno dall'altra, che inevitabilmente feriscano altre persone perché a livello emotivo finiscono sempre per "tradirle" pensando continuamente all'altro, ma è qualcosa che mi avrebbe dato più fastidio se si fosse trattato di adulti. 
Invece loro sono ragazzini - sì, anche a diciotto anni e all'ultima gita scolastica li considero ragazzini, sebbene più maturi di quanto fossero all'inizio - e quindi mi è già più facile "condonarli", anche se un cinico direbbe che questo significa creare un precedente pericoloso per la vita adulta. Ma questo è uno young adult e quindi mi va bene così. 

Indubbiamente lo stile narrativo non permette di leggere il naturale e progressivo svilupparsi della loro relazione, è un romanzo che racconta più che mostrare a tutti gli effetti - e lo stesso si può dire dei personaggi perché, a parte qualche caratteristica, non vengono approfonditi tantissimo - ma si può comunque cogliere la loro maturazione, la loro presa di coscienza a livello personale e a livello di relazione sentimentale. 
Ho trovato poco credibile l'amicizia sul finale di Lulu con Marcie e Dana, quando per più di metà libro ci sono sempre state rivalità e gelosia anche a causa di Alex.

Mi sono piaciuti tanto i giorni dedicati alle ultime due gite: New York e Londra sono descritte perfettamente e specialmente con quest'ultima mi è sembrato proprio di esserci tornata a distanza di cinque anni.  
Soprattutto mi hanno fatto sentire nostalgia delle mie gite scolastiche - e rimpiangere anche quelle che non ho fatto per mancanza del numero necessario nella mia classe.

Certo, non è diventato uno dei miei libri indimenticabili, ma è comunque un romanzo carino e assolutamente adatto a questa stagione. 

venerdì 12 giugno 2020

[Recensione] "La città di ottone" di S. A. Chakraborty

Ci ho messo la bellezza di undici giorni per leggerlo - non ricordo l'ultima volta che ci ho messo tanto per leggere un libro. 
Ma è un libro corposo, con un'atmosfera estremamente affascinante e me lo sono voluto gustare - ma mi è servito anche il tempo per incastrare tutti i pezzi e non sono comunque certa di esserci riuscita.

Ma diciamo tutti un bel grazie alla Oscar Vault per la copia digitale e avermi permesso di leggerlo in anteprima - sempre sia lodata la Oscar Vault.


Titolo: La città di ottone
Titolo originale: The City of Brass
Serie: The Daevabad Trilogy #1
Autrice: S. A. Chakraborty
Data di uscita: 16 giugno 2020
Data di uscita originale: 14 novembre 2017
Pagine: 528 (copertina rigida)
Editore: Mondadori Oscar Vault
Link Amazon: https://amzn.to/2TVVzJc

Trama: EGITTO, XVIII SECOLO. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un’abile guaritrice e di saper condurre l’antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori.

Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all’interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L’arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.


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♫  Nelle notti d'Orienteeeeeeeee...  ♫

Se è vero che leggevo più fantasy quando ero piccola e che la maggioranza delle mie letture è sulle problematiche di stampo young adult contemporaneo, è altrettanto vero che comunque nel corso degli anni il fantasy non è mai mancato nelle serie televisive e nei film che ho guardato - da quel lato lì non ho mai smesso. 

Non è la prima volta che la mia strada si incrocia con quella di un jinn (o djinn, a seconda di come volete fare lo spelling) - non letteralmente, per fortuna. 

Se escludiamo il cartone animato della Disney Aladdin (che è il mio secondo preferito perché per me niente batte Mulan), ho incontrato i jinn svariate volte durante la visione di Supernatural - in questi quindici anni di serie televisiva non sono mai comparsi tante volte quanto demoni, angeli, vampiri o mutaforma, ma la loro apparizione "mostruosa" l'hanno fatta in almeno sei stagioni su quindici.
Più recentemente, quello che era chiaramente un ifrit - ovvero un jinn fatto di puro fuoco - l'ho visto in American Gods

E gli ifrit sono sono una delle specie di jinn che compare in questo libro - e sospetto che avranno anche più spazio in futuro. 


La storia si apre con la nostra protagonista Nahri: nessuna famiglia, non sa nemmeno di chi sia figlia e non sa neanche con precisione quanti anni ha, ma vive al Cairo cercando di sopravvivere come può - ovvero truffando gente ricca, predicendo loro il futuro e sfruttando le debolezze che percepisce in loro grazie ad una sorta di "sensibilità" con la quale è nata. Sogna di diventare medico e guarire le persone, ma sa che ci vogliono soldi per quello - per riuscire a corrompere qualcuno e a convincerlo a far studiare una donna che oltretutto non sa né leggere né scrivere. 

E nonostante questa sua "sensibilità" - questi strani poteri nati con lei che le permettono di percepire le malattie - è una ragazza molto pragmatica, per niente incline a credere a tutte le leggende e le superstizioni che mettono in guardia gli egiziani dai jinn e dalla magia in generale che permea certi luoghi e certi rituali. 
Ed è durante uno di questi rituali che Nahri si abbandona ad una lingua sconosciuta che solo lei ha mai parlato e da quel momento si renderà conto che tutte le leggende narrate dal popolo egiziano avevano un fondo di verità. 

Dara - così si presenta a lei questo guerriero che inizialmente non voleva neanche farle sapere il proprio nome - le parla di un luogo lontano, un luogo che lui un tempo chiamava casa, un luogo in cui abitano tanti come lei. 

Un luogo, questa Daevabad, a cui sfuggire da quelli che ora li inseguono - come gli ifrit. 
Un luogo, questa Daevabad, in cui si parla la lingua che conosce da sempre senza che nessuno gliel'abbia mai insegnata. 
Un luogo, questa Daevabad, intriso di magia. 

Un luogo, questa Daevabad, le cui mura possono tenere fuori i pericoli. 
Ma anche un luogo in cui li possono tenere intrappolati dentro. 


La città di ottone è un libro con una narrazione molto scorrevole, ma è anche un libro dai capitoli molto lunghi - cosa di cui io non sono una grande fan perché puntualmente arriva l'interruzione di turno a scocciarti e a farti perdere il ritmo. 

È un libro intriso di magia, i cui paesaggi e profumi e sapori sono così vividi che sembra di esserci dentro - sembra di respirare l'aria del deserto, sembra di sentire il vento caldo sulla pelle, sembra di sentire l'odore dell'acqua del lago che circonda Daevabad o del fiume che Nahri e Dara sono costretti ad attraversare durante il loro viaggio, sembra di sentire il vociare dei jinn nel Gran Bazar. 

La città di ottone è però anche un libro che parla di oppressione, razzismo, schiavitù - che al suo interno contiene anche stupri (non grafici, solo menzionati), traffico di esseri umani e intolleranza religiosa. È per me un libro che costringe il lettore a mettere alla prova il suo senso dell'etica e la sua morale. Questo perché all'interno di Daevabad vivono sei tribù - ma la loro storia e la loro mitologia lascerò che siate voi a scoprirla - con idee molto diverse riguardo alla vita, alla morte e alla religione. 
Questo perché ci sono tribù molto indulgenti nei confronti dei rapporti tra jinn ed esseri umani, dal cui accoppiamento nascono questo persone che vengono chiamate shafit - persone che hanno sangue jinn e umano e a volte anche poteri magici. E poi c'è una tribù che invece sostiene la purezza del sangue a tutti i costi, che mal vede gli shafit, che una volta avrebbe fatto loro cose orribili - e ne sono state fatte in passato.

È una storia di schiavitù, è una storia di oppressione - un'oppressione che ogni parte di Daevabad vive in modo diverso perché chi si è ribellato a coloro che predicavano la purezza del sangue si sentiva oppresso e limitato nelle sue libertà e chi predicava la purezza del sangue si è visto invadere la città e il territorio da quelle tribù che si sono ribellate, sentendosi ora loro oppressi nella loro stessa casa. 

All'arrivo di Nahri e Dara, Deavabad è una città in precario equilibrio. 
È un calderone pronto ad esplodere - e loro sono la miccia. 


Nahri è una ragazza sveglia, pronta a cogliere le occasioni che le potrebbero fruttare un vantaggio, ma anche incapace di essere come la vorrebbero gli altri che la circondano. Spesso manipola gli altri quando li vede come prede, ma finisce per essere manipolata lei stessa in giochi politici più grandi di lei - vorrebbe solo imparare a guarire le persone e non prova alcun attaccamento o astio verso nessuna delle tribù perché la storia di Daevabad non la sente sua: lei è ancora un'egiziana del Cairo. 
Ma allo stesso tempo è venerata da alcuni e temuta e considerata pericolosa da altri e in tanti cercano di strattonarla da una parte o dall'altra - Dara l'ha sempre messa in guardia dai Qathani, coloro che conquistarono Daevabad col sangue e che ancora regnano su di essa e i Qathani cercano di fare il possibile per allontanarla da Dara, raccontandole che razza di mostro assassino sia stato nella loro storia.  

Dara è un guerriero con un passato da schiavo - passato che ancora non è ben chiaro. È un passato di cui chiaramente si vergogna e di cui continua a rimandarne la storia con Nahri, un passato segnato da carneficine eseguite per conto della famiglia che doveva servire e proteggere e altre obbligato ad eseguire contro la sua volontà come schiavo agli ordini di padroni capricciosi. E sì, c'è tanto da biasimare nei suoi trascorsi e anche nel suo presente perché so benissimo che la sua convinzione sulla purezza del sangue e il suo astio per gli shafit è sbagliato - così come il suo voler sballottare Nahri di qua e di là a seconda dei suoi "capricci" senza darle ascolto, volendo imporle la sua visione delle cose - eppure mi sono tanto affezionata a lui. Così come mi sono affezionata alla sua devozione a Nahri, sebbene non sempre "giusta".

Alizayd, l'ultimogenito del re, è inizialmente la "preda" di Nahri - preda che lei vuole sfruttare per le sue conoscenze intellettuali e per imparare quanto più possibile. Ali è stato cresciuto come guerriero per poi essere il comandante delle guardie a difesa di suo fratello quando Muntadhir diventerà re e sebbene venga rispettato da tutti come guerriero, altrettanto non si può dire di lui come persona - troppo religioso, rigido e radicato nelle sue convinzioni. Lui rappresenta quello tollerante, quello che ha a cuore la sorte degli shafit e vorrebbe rendere migliore la loro vita, che non sopporta i cosiddetti "adoratori del fuoco" che inneggiano alla purezza del sangue - eppure spesso l'ho trovato spocchioso e spuntasentenze, così inamovibile nelle posizioni che se una cosa non è scritta in un libro allora non è vera o non è mai accaduta. È tollerante per un verso, ma totalmente intollerante dall'altro - usando persino termini dispregiativi e offensivi per altre tribù.

Tutti i personaggi coinvolti li ho trovati moralmente grigi e complessi, capaci di mettere in discussione la mia etica e la mia morale: Ali è quello dalla parte "giusta" eppure spesso l'avrei preso a schiaffi, Dara è quello con delle visioni della vita oppressive e intolleranti alla diversità perché chiaramente ancorato a convinzioni e fatti storici di una volta eppure l'avrei abbracciato perché è innegabile che sia tormentato da quello che ha fatto e da quello che potrebbe capitare a Nahri se la storia dovesse ripetersi e ogni volta che qualcuno esplicitamente lo odiava io soffrivo - ormai la mia propensione per i personaggi unlikeable dovrebbe esservi nota. 

Vi dico però che è proprio quella storia che continua a restare un po' confusa - quella di Daevabad e di come è caduta, dell'ordine cronologico esatto degli eventi, il passato di Dara stesso. Altre creature - abitanti dell'aria e dell'acqua - sono solo accennate oppure hanno un ruolo minore, ma come nel caso degli ifrit penso che acquisteranno maggiore spazio nei prossimi volumi. 
Ci ho messo tanto a leggerlo perché spesso dovevo tornare indietro per cercare un paragrafo e tentare di incastrare i pezzi insieme - quando lo avrò cartaceo sicuramente mi sarà più facile andare a rileggere parti a cui forse sul momento non avevo dato peso, ma ascoltate il mio consiglio: se lo leggerete cartaceo, assicuratevi di avere tanti foglietti da infilare tra le pagine quando informazioni importanti vengono date; se invece lo leggerete in digitale, prendete appunti. Tanti appunti.

Insomma, come ho detto a Federica in chat (anche se lei lo sta ancora leggendo ma nonostante questo mi ha chiesto un parere conclusivo), il problema è che l'autrice ti butta addosso un sacco di informazioni ma sono troppo sparse qua e là perché il lettore riesca a metterle insieme senza appunti presi durante la lettura. E lo so che è fatto apposta per costruire poi lo scheletro degli intrighi politici, delle alleanze e dei tradimenti - perché ci sono - ma ci sarebbe stata bene un'introduzione in versione jinn del famoso Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana... di Star Wars all'inizio del romanzo. 

Certe parti non presentano molta azione - e lo stesso viaggio di Nahri e Dara per arrivare a Daevabad, pur salvaguardando i momenti chiave funzionali alla storia, viene risolto con un "dopo mesi passati insieme in compagnia" e per questo forse i loro sentimenti e la loro devozione l'uno all'altro all'inizio possono sembrare estranei al lettore - ma quelle parti che invece la contengono di sicuro sanno intrattenere a dovere. 

E l'epilogo, gente - L'EPILOGO. 
Qualcuno - aka santa Oscar Vault - mi dia subito il seguito. 

mercoledì 10 giugno 2020

No WWW, no party #18

Era da ottobre che non mi capitava di saltare il consueto appuntamento del mercoledì con il WWW Wednesday - però lunedì vi avevo avvisato che sarebbe successo.  
 
E questo in parte perché il libro in lettura richiede concentrazione - e certo leggerlo in digitale non aiuta quando devi tornare spesso indietro per recuperare dei pezzi, ma comunque sempre sia ringraziata la Oscar Vault per avermi concesso di leggere il libro in anteprima - e in parte perché ci sono quelle "belle" cose da adulta da fare e che ti portano a stare in fila davanti all'Agenzia delle Entrate la mattina.


WWW Past: The Sky is Mine di Amy Beashel, uno young adult con molti temi difficili al suo interno e che ho amato. Recensione QUI
Bullied Kids Speak Out: We Survived--How You Can Too di Jodee Blanco, un libro non-fiction sul bullismo in cui diciassette ragazzi raccontano le loro esperienze - ve ne ho parlato in un BRT la settimana scorsa QUI.

WWW Present: mi mancano un centinaio di pagine per finire La città di ottone di S. A. Chakraborty - dai che tra oggi e domani ce la faccio e speriamo quindi che io riesca a portarvi la recensione già venerdì. 

WWW Future: sempre Four Days of You and Me di Miranda Kenneally e Meet Me at Midnight di Jessica Pennington che mi aspettano da mesi su NetGalley e mi devo anche dare una mossa perché poi ho quattro libri di prossima pubblicazione negli USA per altrettanti blogtour - e fu così che un mese di Storytel andò a ramengo perché non ho il tempo per fare tutto.

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Non so voi, ma io sono esausta - e a non far niente, uno potrebbe obiettare. 
In realtà è il pessimo tempo che mi influenza l'umore - ma finché non arriva l'umidità soffocante io sono felice anche se questa non sembra estate - e poi ieri mi è presa la smania folle di riordinare tutte le mie librerie. La verità è che, a parte chiedermi poi chi me l'avesse fatto fare perché mica me l'ha ordinato il dottore, se potessi fare come vorrei io - e quindi avere abbastanza spazio e scaffali per fare tutte le divisioni del caso tra autori e soprattutto generi e tematiche - mi ci vorrebbe una casa solo per le librerie. 
E io dovrei stare fuori. 

E niente, io questa settimana non ho novità quindi ora lascio la parola a voi - commento o link, la procedura è la solita e la sapete.

lunedì 8 giugno 2020

What's on my bedside table? #72 | "La città di ottone" di S. A. Chakraborty

Non so da voi, ma qui piove a secchiate un giorno sì e uno no

E, tanto per saltare di palo in frasca, dubito che mercoledì leggerete un nuovo appuntamento del WWW se consideriamo i miei attuali ritmi di lettura.
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"La città di ottone" di S. A. Chakraborty
Fantasy dalle atmosfere orientali - e, diciamocelo, un bel mattoncino di prossima uscita per la Mondadori.


SONO A... 
Pagina 296. Ho passato la metà solo da una trentina di pagine - e sì, è da una settimana che ce l'ho in lettura. Ma un po' me lo voglio gustare e un po' sono dovuta tornare spesso indietro per rileggere alcune cose e cercare di incastrare insieme le informazioni - e questo è il "brutto" dei libri digitali quando con un cartaceo basta metterci un bel foglietto in mezzo alle pagine. Comunque, nonostante i capitoli davvero lunghi, è scorrevole e la storia è bella e interessante. E sono sotto un treno per una ship, ma andrà sicuramente a finire male per i miei sogni romantici.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... sapete che non sono un'avida lettrice di fantasy, ma questo mi ha ispirata sin da quando ne ho sentito parlare - sia per il suo mondo che per la mitologia. E un grazie alla santa Oscar Vault che mi ha concesso di leggerlo in anteprima.

venerdì 5 giugno 2020

BRT: Breve Riassunto della Trama - Special Edition #7: "Bullied Kids Speak Out: We Survived--How You Can Too" di Jodee Blanco

Solita introduzione: se è la prima volta che capitate qui sul mio blog oppure vi siete persi la prima puntata e non avete ancora capito esattamente di che rubrica si tratti, potete leggere il mio monologo su come mi sia venuta l'idea e da dove sia nato il titolo QUI

BRT: Breve Riassunto della Trama è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale, a gruppi di cinque - o quasi, vi offro la mia opinione su quei libri a cui non ho dedicato un post di recensione sul blog.

Bene, bene, bene. Perché special edition
La risposta è presto data.

I protagonisti di questo post si prestano ad una variante di questa rubrica - io e il mio blog alla fine siamo un po' come le scale a Hogwarts, ci piace cambiare.

Ecco quindi la special edition, un qualcosa che va a collocarsi in mezzo tra la sinteticità di BRT: Breve Riassunto della Trama e la (quasi perenne) prolissità delle mie recensioni.

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Dovreste ormai sapere che il bullismo è uno dei temi che di solito cerco nei libri - è uno dei motivi per i quali leggo ancora young adult. Forse potreste pensare che, essendone stata vittima, mi piace - come direbbe mia madre - rimestare nel torbido.

La verità è che in qualche modo lo trovo catartico. 

Certo, spesso mi fa venire un attacco d'ansia a seconda di com'è descritto, ma c'è anche qualcosa di terapeutico: non è successo solo a me e forse c'è qualcuno che se la passa anche peggio di come me la sono passata io. 

In quel caso però è fiction - il libro di oggi invece contiene storie vere. 

Stavo scorrendo per caso il catalogo di Storytel quando ho visto Bullied Kids Speak Out: We Survived--How You Can Too e sono stata attratta, com'è facile indovinare, dal nome. 

Ho scoperto solo in seguito che questo è solamente una sorta di spin-off perché l'autrice aveva già scritto Please Stop Laughing at Me, nel quale raccontava la sua storia. Da allora ha fatto tour in scuole di tutti gli USA tenendo conferenze e cercando di far capire ai ragazzi quanto il bullismo sia sbagliato, quanto a volte sia sottile, quanto a volte sia anche invisibile e quanto gravi e permanenti siano le sue conseguenze anche nella vita adulta - e fidatevi, io ho ancora il terrore alla sola idea di salire su un autobus da quando avevo 14 anni. E oggi ne ho 31, fatevi due conti.

Questo libro contiene diciassette diverse esperienze raccontate dai ragazzi che le hanno vissute - ragazzi vittime, ragazzi carnefici loro malgrado, ragazzi che sono stati entrambi le cose. 

Ci sono storie di ragazzi e ragazze prese di mira per il colore della loro pelle o della loro religione o il loro orientamento sessuale oppure l'aspetto fisico in generale, per il loro essere più tranquilli o per il loro non rientrare nei supposti "canoni" richiesti dal gruppo. Ci sono ragazzi e ragazze che si sono visti gli amici rivoltati contro perché si sono azzardati a difendere chi era più debole, ci sono stati ragazzi e ragazze che sono si sono uniti ai bulli proprio per non finire anche loro nel mirino. Ci sono stati ragazzi e ragazze che sono stati vittime in passato e che ora, loro malgrado oppure anche inconsapevolmente, sono diventati carnefici a loro volta. 

Ci sono state situazioni e conseguenze più o meno gravi. 

Ci sono stati ragazzi vittime di bullismo anche da parte di adulti. Ci sono stati ragazzi le cui figure autoritarie di riferimento quali presidi o insegnanti se ne sono fregati, troppo indifferenti oppure timorosi di perdere il posto per impegnarsi a capire quello che davvero stava succedendo nella loro scuola. Ci sono stati ragazzi e ragazze di medie e superiori per i quali i discorsi di Jodee hanno cambiato la vita. Ci sono stati ragazzi e ragazze - con un po' di aiuto e anche da soli con le proprie forze - hanno deciso di dire basta e hanno trovato il modo di parlare, di ribellarsi e di provare ad educare tutti quelli attorno a loro, che lo volessero sentire o meno. 

Ci sono tante forme di bullismo - non c'è solo quello fisico che prevede botte e spintoni, ma c'è anche quello verbale. E anche l'esclusione, il far sentire invisibile qualcuno - trattarlo come se non fosse nemmeno nella stanza, come se la sua voce non avesse suono. Anche quello è una forma di bullismo. 

Io sono stata dall'altra parte di tutte quelle forme e situazioni. 
Alle medie tutti mi trattavano come se io non ci fossi e c'è stato un racconto in particolare in questo senso che mi ha colpita per le somiglianze con la mia storia: la mancanza di voglia di andare a scuola, la nausea al solo pensiero, il voler restare a casa e non uscire più, la profonda depressione in cui mi aveva gettata. 
Alle superiori poi siamo passati a quello verbale e abbiamo sfiorato anche quello fisico.

Ma ad un certo punto, dopo tanti anni a sopportare, sono stata anche carnefice.

Questa non-fiction è stata per me catartica, il coraggio di questi ragazzi encomiabile. 
Non penso che le loro soluzioni e il modo in cui hanno reagito avrebbe funzionato per me oppure avrebbe fatto presa sulla mia scuola, ma è bene non smettere mai di provarci e di credere che sempre più ragazzi possano imparare e, se hanno commesso degli errori, che possano rimediare. 

È sempre un bene sperare che sempre meno atti di bullismo possano essere commessi se solo si imparasse ad educare ragazzi e anche adulti alla gentilezza e alla comprensione.