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sabato 17 gennaio 2026

[Recensione] "The Words We Keep" di Erin Stewart

Per fortuna che ho abbassato l'obiettivo annuale della challenge di Goodreads perché sono già indietro con la sfida. 
 
E ho scoperto solo mentre stavo per pubblicare il post che il libro esiste anche in italiano con il titolo Il mio nome è Lily.  
 
 
Titolo: The Words We Keep
Autrice: Erin Stewart
Data di uscita: 15 marzo 
Durata: 9H 25Min (Storytel Edition)
Editore: Delacorte Press
Link Amazon: https://amzn.to/3NrIQNd

Trama [tradotta da me]: Sono passati tre mesi dalla Notte sul Pavimento del Bagno--quando Lily ha trovato la sorella maggiore Alice che si stava facendo del male. Da allora Lily ha cercato disperatamente di tenere tutti i pezzi insieme, per se stessa e la sua famiglia. Ma ora Alice sta tornando a casa dal suo centro di riabilitazione e per Lily sta diventando più difficile ignorare tutti i sentimenti che ha cercato di lasciarsi alle spalle.

E qui compare Micah, un nuovo studente a scuola con dei trascorsi tutti suoi. Era in terapia con Alice e sembra determinato a far affrontare a Lily non solo quello che è successo ad Alice, ma anche quello che sta succedendo dentro di lei. Perché anche Lily ha dei segreti. Compulsioni che non sembra riuscire a frenare e pensieri che non riesce a zittire

Quando Lily e Micah vengono accoppiati per un progetto scolastico d'arte che riguarda il trovare la poesia nei luoghi dove meno te l'aspetti, Lily capisce che quella poesia sono proprio le parole che stava cercando di ingoiare che invece vogliono disperatamente uscire.
 
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TRIGGER WARNING: tentato suicidio, suicidio (antecedente al romanzo e off-page), personaggio bipolare, ansia, autolesionismo, depressione. 
 
 
Questo romanzo è stato difficile per me da affrontare, sotto diversi aspetti - un personaggio con il mio stesso nome associato (non sempre direttamente) a temi come autolesionismo, ansia e tentato suicidio. Quando si dice che tutto hit too close to home.
 
 
Lily è la nostra protagonista che, all'inizio del romanzo trova la sorella Alice in bagno in un lago di sangue dopo un tentativo di suicidio. Qualche mese, un ricovero e una diagnosi di disturbo bipolare dopo, Alice è di nuovo a casa ma Lily non riconosce più in lei la sua sorella maggiore e a questo si aggiungono anche le pressioni di continuare ad essere la brava ragazza di papà, quella che tiene in piedi la famiglia e non crolla, quella che deve vincere le gare di stato di corsa, quella che deve vincere la borsa di studio in poesia per la Berkley. 
 
Ma Lily in realtà sta crollando. 
 
Non dorme, continua a fare liste e piani, ha attacchi di panico, si ferisce anche inconsapevolmente quando sente l'ansia montare e la sua musa ispiratrice sembra essere sparita. 
 
L'incontro con Micah - che sembra già conoscerla perché era a Fairview con Alice - potrebbe essere la scossa che le serve. Lui è un artista e il progetto scolastico che li ha accoppiati e che le permetterebbe di vincere la borsa di studio estiva alla Berkley combina proprio disegni e parole. Ma lei non ha più parole - o meglio, ne ha tante che non riesce e non vuole esprimere, tenendole quindi dentro di sé - e tutti sanno del passato di Mental Micah. Già sua sorella Alice non sta bene, già lei crede di stare diventando pazza con i suoi demoni interiori che non la lasciano in pace - ha davvero quindi bisogno di qualcuno con la reputazione di Micah?
 
 
Questo romanzo è scritto davvero bene, con personaggi con cui è estremamente facile entrare in connessione ed empatia - sono sfaccettati, complessi, reali. Le sensazioni di ansia e di panico, per chi le ha vissute, sono qualcosa di davvero potente ma ancora più potenti sono i pensieri distruttivi di Lily - i demoni e le voci che la buttano giù e al contempo la spingono a dare e a fare sempre di più nel tentativo di raggiungere una perfezione che sarà sempre più lontana ogni volta che ti sembrerà di essertici avvicinata. Aggiungiamoci il rapporto complesso con suo padre e sua sorella, aggiungiamoci la pressione sociale, tutto questo porta ad un mix esplosivo che ad un certo punto non può fare altro che essere una bomba che scoppia e le cui conseguenze possono essere imprevedibili e, a volte, anche fatali. 
 
Mi sono sentita molto vicina a lei - per tutto il suo desiderio di essere la brava ragazza perfetta, le sue parole che continua a tenersi dentro, la sua incapacità di riconoscere di avere bisogno di aiuto e la conseguente incapacità di chiederlo. 
 
Così come sono reali tutte le reazioni e i commenti social che vengono inseriti all'interno del romanzo ogni volta che un'opera anonima di Lily e Micah fa la sua comparsa a scuola - c'è che chi esprime solidarietà perché condivide quelle paure e/o ne ha altre e apprezza il loro coraggio e mettersi a nudo, ma c'è anche chi non fa altro che prenderli in giro e dire che sono malati e pazzi e che andrebbero rinchiusi o che addirittura dovrebbero fare un favore al mondo e levarsi di mezzo. 
 
Questo romanzo non può lasciarvi indifferenti. 
 

mercoledì 24 agosto 2022

[Recensione] "When All the Girls Are Sleeping" di Emily Arsenault

Ormai è chiaro che il mercoledì per me non è più giorno di WWW Wednesday.
 
 
Titolo: When All the Girls Are Sleeping
Autrice: Emily Arsenault
Data di uscita: 13 luglio 2021
Durata: 12H 26Min (Storytel Edition)
Editore: Delacorte Press
Link Amazon: https://amzn.to/3Pw1PkW

Trama [tradotta da me]: La Windham-Farnswood Academy è bellissima, prestigiosa, storica--il posto perfetto per le ragazze per prepararsi al college. Ma ogni studentessa sa che non tutto è come sembra. Ogni gennaio, la Ragazza d'Inverno viene a bussare - lei è lo spirito che infesta il dormitorio delle ragazze all'ultimo anno e anche quest'anno non fa eccezione.

Per Haley, il tempismo non potrebbe essere peggiore di così: questo mese segna il primo anniversario della morte della sua ex-migliore amica, Taylor. Quando un inquietante video di Taylor viene alla luce, nuove domande sulla sua morte vengono a galla e sembra che in realtà Taylor sia stata uccisa.

Ora, mentre Haley scava in quello che è accaduto veramente l'anno scorso, la sua ricerca continua a riportarla alla Ragazza d'Inverno. Haley non vuole credere che i fantasmi siano reali, ma gli indizi--e la misteriosa storia della scuola che comincia a scoprire--dicono altrimenti. Ora tocca a lei risolvere il mistero prima che la storia abbia l'occasione di ripetersi e un'altra vita vada perduta.

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Con il primo libro che avevo letto di questa autrice - All The Pretty Things - non era andata bene, quindi ammetto che ero alquanto riluttante ad iniziare questo.
Ci ho comunque messo una settimana perché sono stata colta forse da una mezza reading slump o forse è la fibromialgia che a periodi mi fa sentire così stanca che mi addormento ovunque nonostante abbia voglia di fare o leggere oppure guardare qualcosa - però con questo libro è andata meglio della prima volta. 


La Windham-Farnswood è una scuola d'élite, ma Haley in qualche modo si è sempre sentita fuori posto - non che anche a casa l'aria fosse più respirabile. 
E ora che è arrivata all'ultimo anno e dorme nell'edificio chiamato Dearborn Hall, le cose non sono sicuramente più facili. 
 
Tutti sanno che quell'edificio è infestato, è la prima cosa che si impara appena arrivati. Ma non è infestato tutto l'anno: la Ragazza d'Inverno appare solo nei mesi di gennaio e febbraio - a volte si fa solo sentire con sussurri e colpi alla porta in piena notte, altre volte decide proprio di perseguitare qualche ragazza e apparirle in camera. 
Tante sono le voci di avvistamenti, di testimonianze, ma Haley rimane comunque abbastanza scettica. 

Se non fosse che adesso che è all'ultimo anno e vive proprio nell'edificio, sullo stesso piano in cui viveva la sua ex-migliore amica Taylor che, l'anno prima, ha incontrato la morte gettandosi fuori dalla finestra della sua stanza al quarto piano. 
Haley è abbastanza scettica riguardo ai fantasmi, ma nemmeno crede che Taylor avesse intenzioni suicide o che fosse troppo intossicata dai brownies alla cannabis per capire quello che stava facendo. 

La verità è che Taylor non è solo la sua ex-migliore amica perché è morta - la verità è che non si parlavano da mesi e avevano troncato i rapporti, ma in pochi lo sapevano. 
La verità è che Taylor non era poi una così brava ragazza e questo tutti lo sapevano. 
Haley compresa. 

Ma un giorno Haley riceve una mail dal fratello di Taylor, con in allegato un video che Haley non aveva mai visto prima: datato qualche giorno prima della sua morte, vede una Taylor terrorizzata mentre si sentono in sottofondi sussurri e si sentono finestre che si aprono e porte che sbattono. 
 
E se il fantasma di Dearborn Hall fosse reale?

Haley inizia così ad indagare, grazie anche all'aiuto della sua compagna di stanza appassionata di storia, e scopre che la leggenda del fantasma è antica quasi quanto la fondazione di Dearborn Hall - il fantasma è in giro da un centinaio di anni. 
Tra foto d'epoca, file di archivio, interrogazione di testimoni più o meno recenti legati a Dearborn Hall e Taylor, lettura e scambi di testimonianze, pian piano Haley arriva a dipanare la matassa che è il fantasma di Dearborn Hall - ma nel farlo attira su di sé attenzioni non volute e il conto alla rovescia si fa sempre più vicino alla data di anniversario della morte di Taylor. 


Ammetto che la prima parte del romanzo è ormai un po' sfumata dalla mia memoria a causa del mio continuo dormire e leggere poco alla volta - ricordo però che una volta ho provato a leggerlo di sera tardi in un momento di insonnia e no, pessima decisione, ho avuto gli incubi per tutto il tempo. 

E non aiuta in fatto che il romanzo stesso sia ambientato in gennaio/febbraio in un collegio e con l'idea fissa nella mente che un fantasma si metta ad osservarti nel buio mentre dormi. Perché lo fa - almeno così dicono alcune testimonianze. 
Haley poi anche lei ha problemi a dormire - fin da piccola soffre di insonnia e, alla fine di ogni giornata da lei trascorsa, abbiamo un capitolo interamente nella sua testa mentre tenta di addormentarsi e intanto pensa e riflette. Seguito poi da un capitolo del fantasma che fa il conto alla rovescia - sì, fa venire i brividi. 

La prima parte è un po' lenta, poi nella seconda si inizia ad ingranare quando le cose si fanno un po' più spaventose e i fili di tutto cominciano a formare finalmente qualcosa. Ci sono stati momenti in cui sono rimasta con il fiato sospeso e altri in cui mi sono arrabbiata davvero tantissimo per certe cose che succedono ad Haley. 

Comunque, quasi più che una storia di fantasmi, è una storia di amicizia tossica - quella tra Haley e Taylor è il perno, ma prima di essa c'è stato comunque altro alla base della storia che poi ha dato vita al fantasma. Sotto questo aspetto è quasi facile immedesimarsi in Haley - vediamo il disprezzo che era arrivata a provare per Taylor e ciò che l'aveva spinta non volerla più nella sua vita, ma non per questo avrebbe voluto vederla morta così ha il rimorso di averla allontanata e lasciata sola quando forse era spaventata e terrorizzata e non aveva nessun altro a cui rivolgersi. 
Questa è una storia che riassume bene la crudeltà femminile adolescenziale, immutata e immutabile nel corso degli anni, dei decenni, dei secoli e dei luoghi. Fidatevi, sono stata in una classe tutta femminile per tutto il liceo, figuratevi un'intera scuola e un intero dormitorio. 

Il finale l'ho trovato veramente soddisfacente, tutto ha avuto una risposta e tutto è arrivato a convergere in modo coerente e logico - mi è mancato solo sapere la fine di una persona in particolare che non è stata nominata insieme alle altre. 

Nel finale sono arrivata pure a commuovermi - un po' come Haley - nel ripensare a Taylor, che aveva comunque una parte buona che mostrava a pochi e che non aveva ancora avuto occasione di crescere e provare a redimersi. Fermo restando che era una bulla e che io sono sempre contro di loro e per delle punizioni esemplari, la sua morte è stata sicuramente qualcosa che nella vita reale non augurerei a nessuno e forse, con Haley che l'aveva mollata, forse stava già iniziando a cambiare - non lo sapremo mai. 

Mi ha fatto anche riflettere su come qualcosa che nasce a fin di bene, tramite passaparola o noncuranza e indifferenza, possa diventare qualcosa che arriva a fare del male e ne distrugge il proposito originario - ci sono state molte persone che ho odiato in questo romanzo e non dico altro per evitare spoiler o influenze di pensiero. 

Dubitavo di questo romanzo e di questa autrice, ma mi sono ricreduta - probabilmente leggerò qualche altro suo libro. 

lunedì 3 maggio 2021

[Recensione] "Little Monsters" di Kara Thomas

Iniziamo la settimana con la recensione di un libro che, per un solo giorno di lettura, non è rientrato tra i libri letti ad aprile. E se l'ho concluso il primo maggio, posso ancora considerarlo come cartaceo letto a maggio?

Di Kara Thomas avevo già letto The Darkest Corners a fine 2017 - non credo che mi fermerò a questi due, ce n'è almeno un altro suo che voglio recuperare.
 
 
Titolo: Little Monsters
Autrice: Kara Thomas
Data di uscita: 25 luglio 2017
Pagine: 324 (copertina rigida)
Editore: Delacorte Press
Link Amazon: https://amzn.to/3dhrSfK

Trama [tradotta da me]: Kacey è la nuova ragazza appena arrivata a Broken Falls. Quando si è trasferita da suo padre, è entrata in una vita nuova di zecca: una vita con un fratellastro, una matrigna e, cosa più strana di tutte, una sorellastra più giovane che la adora.

La nuova vita di Kacey è sinistramente più affascinante, soprattutto se comparata con gli imprevedibili alti e bassi di quella vecchia vissuta con una madre instabile. E tutti sono così carini e gentili a Broken Falls—viene persino accolta in un gruppo ristretto di nuove amiche: Bailey e Jade la invitano a fare qualunque cosa con loro.

Ecco perché è così strano quando cominciano a prendere le distanze. E quando non la invitano alla più grande festa dell'anno non sembra esattamente accidentale.

Ma Kacey non sarà mai in grado di chiedere spiegazioni perché Bailey non torna mai a casa da quella festa. Improvvisamente Broken Falls non sembra più così accogliente dopotutto—specialmente una volta che tutti cominciano a volere risposte dalla ragazza nuova.

Kacey sta per imparare alcune importanti lezioni: qualche volta le apparenze possono ingannare. Qualche volta, quando sei la ragazza nuova, non dovresti fidarti di nessuno.
 
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Kacey viveva a New York con sua madre - una madre dal carattere instabile, dai tanti fidanzati che andavano e venivano dall'appartamento. I litigi con lei erano quasi all'ordine del giorno e arrivavano anche alle mani: non solo era sua madre a mettergliele addosso, ma Kacey rispondeva con la stessa forza e alla fine preferiva vivere per strada che tornare tra quelle mura tanto la convivenza era diventata impossibile. 

Ma i servizi sociali l'hanno trovata e l'hanno mandata a vivere nel Wisconsin con un padre che lei non aveva mai visto prima, una matrigna che l'assume nella tavola calda che gestisce, un fratellastro più o meno della sua età che Ashley ha avuto da una relazione precedente a quella con suo padre Russell e una sorellastra di tredici anni, Lauren, che inizialmente fuggiva dalla stanza non appena Kacey vi entrava e che ora l'adora, vuole passare il tempo con lei e impressionarla. 

Arrivata a metà del penultimo anno, Kacey è stata subito accolta da Bailey e Jade, due ragazze al di fuori di qualsiasi gruppo a scuola. Un'amicizia così è qualcosa che Kacey non aveva mai sperimentato prima, ma si sente come se stesse camminando sempre sulle uova - Bailey e Jade non capiscono come Kacey possa preferire passare le serate in casa con i fratellastri piuttosto che andare alle feste o a fare un giro in macchina con loro. 
La verità è che Kacey ha sempre anelato ad un po' di serenità famigliare e non vuole mettere tutto a rischio: si sente ancora un'intrusa in casa Markham, non vuole scoprano il lato oscuro che vive dentro di lei e che usciva quando viveva con sua madre e, pertanto, farebbe di tutto pur di non essere rispedita a New York. 

Ma l'amicizia con Bailey e Jade è altrettanto importante, quindi per tenerle buone Kacey sgattaiola spesso fuori di casa all'insaputa della famiglia. 
Un venerdì sera però, nonostante abbia detto di no a Bailey e Jade, le due si presentano comunque sotto la sua finestra: obiettivo della serata, fare una seduta spiritica nel capanno abbandonato in cima alla collina una volta di proprietà della famiglia Leeds, morta in un massacro decenni prima - salvo la moglie, il cui spirito si dice infesti quei luoghi di notte e che tutti chiamano The Red Woman. 
Lauren è però in stanza con Kacey e la prega di farla venire con loro e, seppure riluttanti, le tre amiche acconsentono prima di venire beccate dalla vicina di casa. La seduta spiritica non ha vita lunga però: prima sentono dei passi fuori sulla neve e Kacey e Jade, andate a controllare, tornano appena in tempo prima che il tetto crolli sulle teste di Bailey e Lauren - tanto basta però perché Lauren gridi terrorizzata e rischino di essere scoperte. 

Nonostante le rassicurazioni, Kacey sente che qualcosa non va nel rapporto con Bailey e Jade - sicuramente arrabbiate e pronte alla ripicca. Ripicca che arriva quando non passano a prenderla la sera successiva per andare alla festa e la domenica Kacey si sveglia trovando sui social le loro foto a casa di Sully. Già preoccupata per Lauren che non mangia e non dorme da venerdì sera, più tardi quel giorno Kacey riceve una chiamata da Jade: Bailey non è mai tornata a casa dopo aver lasciato la festa prima di lei. 

E più Kacey si preoccupa per la sua amica e cerca di indagare, più le attenzioni delle forze dell'ordine e della cittadina di Broken Falls si concentrano su di lei. 


Beh, che dire - non parlerò delle ultime cinquanta pagine perché, ciò che è contenuto in esse, io proprio non l'avevo visto arrivare e non mi era neanche passato per la mente. 

Il titolo fa riferimento a molte cose: al mostro che Kacey sente di avere dentro di sé e che viene fuori quando si sente all'angolo, alla cattiveria delle ragazze adolescenti, a ciò che poi viene fuori nelle ultime cinquanta pagine. 

È un libro che parte un po' lentamente, ma che poi ingrana e accelera quando la narrazione di Kacey è interrotta dalle pagine di diario di Bailey - e con quelle pagine scopriamo tutto un altro mondo, scopriamo tutto un altro aspetto della ragazza e di chi la circonda. Scopriamo che bene o male tutti hanno mentito su qualcosa - che l'ultimo anno bene o male si è basato interamente su delle menzogne. È una storia di ossessioni, di possessione, di manipolazioni, di pettegolezzi, in cui il cattivo sembra qualcuno salvo poi girare pagina e cambiare idea - non si sa di chi fidarsi o a chi credere e il paesaggio innevato del Wisconsin è un altro protagonista di questo romanzo. 

In alcuni passaggi si ha quasi la sensazione che il romanzo stia davvero per sfociare nel paranormale perché la leggenda locale della Red Woman è qualcosa di molto radicato in Broken Falls e un personaggio ne è davvero ossessionato - la scomparsa di Bailey poi sembra ricalcare proprio alcune di quelle circostanze legate a Josephine Leeds. 

È un romanzo in cui i personaggi femminili sono consci di cosa può capitare alle ragazze: possono scomparire nel nulla, possono fare una brutta fine, credono nelle fiabe a lieto fine ma sanno che per quelle ragazze il lieto fine non esiste. Eppure sono anche ingenue, perché cosa vuoi che capiti nella sonnacchiosa Broken Falls? 
A darmi i brividi è stato proprio quest'aspetto perché pure per me e per me le mie amiche, quando eravamo appena neopatentate, il massimo dell'eccitazione era girare a vuoto in macchina per le strade del paese e dei lidi. 

Le ultime due righe sono un altro shock a parte. 
Non perché siano terrificanti in sé per sé - mi aspettavo forse qualcosa più sulla linea dell'horror paranormale o truculento da come ne avevo sempre sentito parlare - ma perché portano con sé un altro tipo di orrore: ti fanno dubitare che tutto ciò che è successo sia stato in seguito a qualche illusione o convinzione, quanto piuttosto eseguito con una lucidità fin troppo calcolata. E da lì, il senso del titolo è ancora più chiaro. 

Sinceramente, quando leggo questi libri sono ben contenta di non essere più una ragazza adolescente con tutto ciò che ne consegue. In ogni caso, con due su due finora, Kara Thomas per me è una scrittrice di mystery thriller YA che vale davvero la pena seguire - mi è mancata solo aver ben chiara la dinamica del rapporto tra Kacey e i suoi genitori. 

lunedì 15 febbraio 2021

[Recensione] "Burn Our Bodies Down" di Rory Power

Nei miei piani, l'idea era di farvi trovare questa recensione stamattina. 
La verità è che ieri, nonostante i buoni propositi, mi sono impigrita ogni volta che stavo per mettere mano alla bozza. 

Quindi niente, siccome ero comunque categorica nella mia convinzione di farla uscire oggi, dopo pranzo mi sono messa al lavoro ed eccola qui.
 
 
Titolo: Burn Our Bodies Down
Autrice: Rory Power
Data di uscita: 7 luglio 2020
Durata: 10H 9Min (Storytel Edition)
Editore: Delacorte Press
Link Amazon: https://amzn.to/3plYs43

Trama [tradotta da me]: Dall'autrice
del New York Times bestseller Wilder Girls arriva un nuovo thriller pieno di colpi di scena su una ragazza il cui passato è sempre stato un mistero–fino a quando non decide di tornare nella città natale di sua madre . . . dove la storia ha la tendenza a ripetersi.

Sin da quando Margot è nata, sono state sempre solo lei e sua madre. Nessuna risposta alle domande di Margot su quello che c'era stato prima. Nessuna storia a cui aggrapparsi. Nessun parente di cui parlare. Solo loro due, bloccate nel loro appartamento malmesso facendo fatica ad andare d'accordo.

Ma non è abbastanza per Margot - lei vuole una famiglia, vuole un passato. E ha trovato la chiave che le serve per ottenerlo: una fotografia, che la indirizza verso una città chiamata Phalene. Che la indirizza verso casa. Solo che, una volta giunta lì, non è proprio ciò che Margot si aspettava.

La madre di Margot se ne andò per una ragione. Ma era per nascondere il suo passato? O era per proteggere Margot da ciò che è ancora là?

L'unica cosa che Margot sa con sicurezza è che scorre del veleno nel suo albero genealogico e le sue radici scavano così a fondo dentro Phalene che, ora che è lì, potrebbe non scappare mai più.

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Quello che ho trovato all'interno di questo libro... non è stato per niente quello che mi sarei aspettata. 

Avvertenze per violenza, morte e altre cose grafiche e alquanto disgustose che a dirle sarebbe spoiler. 


Definire tossico il rapporto di Margot con sua madre sarebbe un eufemismo. 
Nonostante siano due gocce d'acqua nell'aspetto e da ciò forse ci si potrebbe anche aspettare un'affinità speciale tra madre e figlia, le cose non potrebbero essere più diverse. Margot si è praticamente cresciuta da sola, quasi sempre ignorata da una madre anaffettiva che molto spesso compra da mangiare solo per sé e lascia la figlia a provvedere da sola. 

Sono sempre state Josephine e Margot - nobody but you and me
Solo lei e Josephine: Josephine, che le ha insegnato ad avere sempre un accendino con sé e a tenere sempre un fiamma accesa vicino a sé con il detto che questo le avrebbe salvato la vita; Josephine, che non ha mai voluto parlare del posto in cui è nata e cresciuta - se esiste un padre, se esistono dei nonni, zii, cugini o altri parenti all'infuori di loro due. 

Le liti tra loro sono all'ordine del giorno - a volte esplosive, a volte una guerra fredda. 
Margot vorrebbe soltanto conoscere sua madre, vorrebbe che Jo la lasciasse entrare nella sua vita ed è stanca di camminare sempre sulle uova. 

Desiderosa di scoprire qualcosa di più, Margot si reca nel negozio di pegni dove la madre spesso consegna la sua roba quando i soldi scarseggiano per poi ricomprarla quando può e, con un po' di soldi da parte, Margot spera di portarle a casa qualcosa che le faccia piacere. Ma rovistando nella roba della madre, trova anche cose che non aveva mai visto: quella che era la sua copertina da neonata e una Bibbia. E dentro questa Bibbia una dedica, una foto e un numero di telefono. 

Finalmente Margot ha un vero indizio sulla sua famiglia, qualcosa che la possa condurre a casa - in un posto in cui può sentire di appartenere, da qualcuno che può chiamare come "suo" ed essere a sua volta chiamata "loro". 
Ma Jo si accorge della telefonata e le proibisce di contattare ancora Vera, la matriarca della famiglia Nielsen, e in seguito a questo ennesimo rifiuto di Jo di farla entrare, Margot ne ha abbastanza e il giorno dopo scappa a Phaelene. 

Phaelene non è come se la aspettava e di certo non si aspettava di essere riconosciuta immediatamente con una del clan Nielsen appena messo piede in paese - a quanto pare la somiglianza non ce l'ha solo con sua madre, ma anche con la nonna Vera e le donne Nielsen non sono più ben viste a Phaelene da decenni. 
Margot viene subito avvicinata da Tess, da quella che sembra essere una delle ragazze più in vista di Phaelene - anche lei proveniente da una delle famiglie storiche della cittadina. Ed è con lei e il suo amico Eli quando vengono a sapere di un incendio alla fattoria di Fairhaven, proprietà dei Nielsen da generazioni e Margot sente che deve andare per forza a vedere con i suoi occhi. 

Il fuoco è devastante, stermina i campi di granoturco a velocità impressionante ma Margot non esita a lanciarsi nelle fiamme quando intravede una persona tra le piante che cerca di sfuggire all'incendio. Margot riesce a raggiungerla, ma la ragazza non risponde ed è solo con l'aiuto di Eli che riesce ad uscirne. 
Ma per la ragazza è troppo tardi e più grande dello shock di trovarsi di fronte ad un cadavere, c'è solo lo shock di trovarsi di fronte un cadavere che ha la sua stessa faccia. 

Confusa, intontita, ferita e sotto shock, Margot non capisce perché la polizia le faccia tutte quelle domande e sembri considerarla colpevole - e soprattutto non capisce perché sua nonna, arrivata finalmente a salvarla dall'interrogatorio, menta non solo alla polizia ma anche a lei dicendo di non conoscere la ragazza. 
Ma Margot conosce quel viso: è il suo viso, è quello di sua madre, è quello di sua nonna. Quella ragazza era chiaramente una Nielsen e allora perché sua nonna vive da sola e non esiste nessun altro membro della famiglia? 

Come si suol dire... attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi


Potete fare tutte le ipotesi che volete: non arriverete mai ad indovinare la complessità incredibile - e da fuori di testa, nel senso che i vostri appigli alla logica pian piano mollano gli ormeggi e si dirigono al largo - che sta alla base e alla fine di questa storia. 

Ammetto che dalle premesse mi aspettavo che fosse Phaelene stessa ad essere malvagia, ad impedire la fuga una volta messo piede al suo interno. E invece è una cittadina normale, ma ciò non vuol dire che qualcosa di "marcio" non ci sia comunque. Forse è anche per questo che non gli ho dato un punteggio pieno - perché mi aspettavo un "classico" mystery thriller e questo in un certo senso lo è, ma è anche molto di più. 

Margot è stata un personaggio a cui mi è stato impossibile non affezionarmi - forse perché, sebbene non alla stessa maniera, anche nel mio caso ci sono questioni di famiglia che so non vanno toccate o non vengono mai aperte. 
Ma io almeno una famiglia ce l'ho e potevo capire la frustrazione di Margot nel volere sapere di più, nel volere conoscere il luogo da cui aveva avuto origine - e soprattutto era palpabile la voglia di conoscere sua madre e avere un vero rapporto con lei. 

Rapporto che crede di poter instaurare con Vera, di poter essere chiamata "la sua ragazza Nielsen" - di essere riconosciuta come tale da tutti quanti in paese. 
Ma ben presto Margot si rende conto che Vera è la donna che ha cresciuto sua madre, che l'ha fatta diventare com'è e che anche lei racconta solo bugie. 

Burn Our Bodies Down è un potete romanzo - a tinte horror - che si fonda sulla famiglia, sul limite al quale ti spingeresti pur di proteggerla e metterla al primo posto a discapito di tutto. Spesso sfociando nell'amore tossico, quello che uccide invece di far fiorire e Margot è stanca di quel tipo di amore. 
E per Margot - soprattutto in seguito a quello che scopre - è ancora più importante di prima affermare la propria personalità, la propria volontà di vivere perché a Fairhaven essere un'altra ragazza Nielsen equivale ad una condanna a morte. 

Non c'è molto altro che io possa dirvi perché rischierei di fare spoiler, rischierei di togliere tutto l'orrore psicologico e visivo che Margot deve affrontare se vuole non solo sopravvivere, ma soprattutto vivere

Burn Our Bodies Down è una storia di famiglia, forza, scoperta di se stessi ed è anche una storia dell'orrore - perché diciamocelo, i campi di granoturco sono da sempre un setting perfetto per l'horror.

Venite tutti a Fairhaven... ma non dimenticatevi l'accendino. 

venerdì 24 luglio 2020

[Recensione] "All the Pretty Things" di Emily Arsenault

Avrei dovuto scriverla ieri sera perché andasse online questa mattina, ma ehm... mi sono persa dentro il tunnel della mia ultima ossessione. 

E niente, quindi siamo qui adesso mentre fuori si sta calmando tutta la pioggia che fino a poco si è abbattuta su casa mia e speriamo si plachi del tutto perché indovinate chi dovrebbe uscire per andare a fare apericena con le sue amiche?


Titolo: All the Pretty Things
Autrice: Emily Arsenault
Data di uscita: 17 marzo 2020
Durata: 9H 21Min (Storytel Edition)
Editore: Delacorte Press
Link Amazon: https://amzn.to/3evWtnt

Trama [tradotta da me]: Per i fans di Sadie e The Cheerleaders arriva un nuovo thriller su un ragazzo trovato morto in circostanze sospette e sulla ragazza che potrebbe essere la chiave per risolvere il mistero della sua morte.

Per Ivy, l'estate significa la stagione delle montagne russe e della macchina dello zucchero filato al parco divertimenti Fabuland e trascorrere il tempo con la sua migliore amica, Morgan. Ma quest'estate è diversa.

Una mattina Morgan trova un corpo senza vita. Si tratta del loro ex-compagno di classe e collega Ethan. A peggiorare le cose c'è che Morgan viene portata nell'ala psichiatrica dell'ospedale pochi giorni più tardi e non dice molto--nemmeno ad Ivy.

La polizia afferma che Ethan semplicemente è stato vittima di una brutta caduta, ma Ivy non ne è convinta e capisce che tocca a lei trovare le risposte. Quello che scopre è inquietante--è chiaro che alcune persone non sono oneste a proposito dell'ultima sera di Ethan a Fabuland. Inclusa Morgan. E più segreti Ivy scopre, più si avvicina al portare alla luce oscure verità che cambieranno la sua vita per sempre.



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Io dovrei smetterla di prendere per vera la frase "per i fans di Sadie" - affibbiata ormai ad ogni mystery young adult che esce - perché alla fine si rivela sempre una bufala. 
E Little Monsters ce l'ho in TBR e The Cheerleaders è in wishlist e comunque è passato un bel po' di tempo da quando ho letto The Darkest Corners di Kara Thomas, ma lo ricordo molto più coinvolgente e soprattutto mystery.


Figlia di genitori divorziati, Ivy era in vacanza con sua madre dai suoi nonni in North Carolina quando rimane scioccata nel sentire la sua migliore amica Morgan che le comunica tramite cellulare di aver trovato un corpo sulla strada che normalmente percorre per andare al lavoro. 
Si tratta di Ethan, un ragazzo loro coetaneo con la sindrome di Down, compagno di scuola e collega di lavoro al parco divertimenti Fabuland - di cui il padre di Ivy è proprietario da un paio di anni. Di solito Ethan non girava mai da solo, era sempre accompagnato all'andata o al ritorno da qualcuno dei suoi cugini - anche loro assunti a Fabuland durante la stagione estiva. Perché allora stava girando da solo di notte per tornare a casa? 

Nel tragitto tra l'aeroporto e casa, il padre di Ivy la informa che Morgan è scomparsa e questo non fa che crescere l'ansia in Ivy perché - dopo averle detto di doverle confidarle qualcosa accaduto la notte in cui Ethan è morto - la sua migliore amica aveva smesso di rispondere a chiamate e messaggi già da tre giorni. 

Morgan viene trovata in cima alla ruota panoramica, dopo essercisi arrampicata e averci passato tutta la notte - e in un terribile stato. Alterna sguardo vitreo a urla quando qualcuno si avvicina e solo Ivy - sebbene abbia paura dell'altezza - riesce a convincerla a scendere. Prima che Morgan venga portata via per essere ricoverata nell'ala psichiatrica dell'ospedale per una valutazione, lascia Ivy con una frase criptica e la sensazione che forse quella di Ethan non è stata soltanto una caduta accidentale. 


Personalmente ho trovato la cover molto inquietante fin dall'inizio - e poi insomma, i parchi divertimenti secondo me si prestano benissimo all'horror e la frase che Morgan sussurra ad Ivy prima di farsi convincere a scendere dalla ruota panoramica poteva anche suggerire un twist sovrannaturale alla storia. 

Niente di tutto questo. 

Non c'è nulla di spaventoso in Morgan che viene ricoverata nell'ala psichiatrica dell'ospedale - resta lì per qualche giorno e poi torna a casa, rifiuta di vedere Ivy dopo che questa tramite messaggio le dice che vuole parlare di Ethan e degli ultimi giorni di lavoro di Morgan a Fabuland e per il resto non interagiscono più se non verso la fine. 

Ivy comincia ad indagare perché le frasi di Morgan sembravano suggerire che ci fosse altro dietro la morte di Ethan, ma non riesce a spiegarsi cosa visto che Ethan era amato da tutti - e questo all'autrice devo concederlo perché ha creato un ambiente super-inclusivo in quanto Ethan, anche se affetto dalla sindrome di Down, non veniva mai rifiutato o lasciato in disparte oppure preso di mira. 
Ivy comincia a fare domande in giro, a chiedere a chi lavorava quel giorno a Fabuland e aveva il turno di chiusura, a chiedersi perché così tanti turni venivano cancellati all'improvviso ed effettuate sostituzioni dell'ultimo minuto e si scontra con tanti muri di risposte criptiche e sguardi sospettosi e diffidenti - in parte perché fin da piccola non è mai riuscita a legare con gli altri e in parte perché figlia del capo, un uomo assolutamente insopportabile che ho detestato con tutte le mie forze. 

Ivy fa domande in giro in assoluta tranquillità, senza pensare di mascherare almeno un po' il suo intento nel caso la morte di Ethan non sia stata davvero accidentale - roba che volevo prenderla per le spalle e darle una scossa per rendersi conto di quanto fosse ingenua. E santo cielo, se è ingenua - voglio dire, quasi all'inizio assiste ad una cosa che per me era assolutamente palese, ma che lei proprio non collega.

Il "villain", che si capisce già al terzo capitolo chi sia, non è neanche direttamente collegato alla morte di Ethan perché è qui che il libro va a riprendere i temi dell'abuso sessuale che si trovano in Sadie - davvero, è l'unica cosa che hanno in comune perché Ivy... beh, Sadie se la mangia a colazione. 
E poi il tema non è neanche trattato in maniera soddisfacente per me perché Ivy ne viene a conoscenza, ma poi non si vedono conseguenze per quello - si salta di nuovo al caso di Ethan e sembra che le vittime degli abusi siano quindi condannate a restare in silenzio e che la vita dopo riprenda come al solito senza neanche un'elaborazione del trauma. 

Lo stile è semplice e fin troppo lineare, senza particolari frasi ad effetto - se non quella all'inizio che trae in inganno - o cliffhanger che tengano il lettore in sospeso, che gli facciano avvertire quell'urgenza necessaria ad arrivare fino alla fine senza poter posare il libro per neanche un secondo. 
Devo dire che comunque la narratrice è stata brava, ha adottato un tono e uno stile che hanno reso Ivy più interessante di quanto sia in realtà (anche se tutti quegli "umm" che Ivy pronuncia all'inizio di ogni frase fanno presto a far saltare i nervi) perché credo che se mi fossi limitata a leggerlo l'avrei trovato ancora più piatto.

Insomma, mi aspettavo molto di più - e meglio - da questo libro. 

domenica 14 gennaio 2018

[Recensione] "One of Us Is Lying" di Karen M. McManus

Sono davvero contenta che questo libro verrà pubblicato presto in Italia - probabilmente a marzo - perché a me è piaciuto tanto ed è uno young adult che vale molto di più degli stereotipi che sembra "vendere" (apposta) al suo interno.


Titolo: One of Us Is Lying
Autrice: Karen M. McManus
Data di uscita: 30 maggio 2017
Pagine: 358 (copertina flessibile)
Editore: Delacorte Press
Link Amazon: http://amzn.to/2EaJx5d

Trama [tradotta da me]: Presta molta attenzione e potresti risolvere questo caso.
Un lunedì pomeriggio cinque studenti della Bayview High entrano nell'aula di detenzione.
Bronwyn, la cervellona, è destinata a Yale e non infrange mai una regola.
Addy, la bella, è la rappresentazione perfetta della principessa del ballo di inizio anno.
Nate, il criminale, è già in libertà vigilata per spaccio.
Cooper, l'atleta, è la star della squadra di baseball.
E Simon, l'emarginato, è il creatore della nota app di gossip della Bayview High.
Solo che Simon non uscirà mai da quell'aula. Prima della fine della detenzione Simon è morto. E secondo gli investigatori la sua morte non è stata un incidente. Lui è morto il lunedì. Ma per il martedì aveva programmato delle rivelazioni succose sui suoi quattro compagni di classe ora sotto i riflettori, il che li rende tutti e quattro sospettati di omicidio. Oppure sono i perfetti capri espiatori per un killer ancora in libertà?
Tutti hanno dei segreti, giusto? Quello che importa davvero è fin dove ti spingeresti pur di proteggerli.


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Avrò sempre un debole per i romanzi ambientati in una scuola superiore e con tutti i suoi problemi annessi e connessi. Tanti, ma tanti anni fa ho visto un episodio di CSI: NY - non ricordo la stagione, ma di sicuro nelle prime sei - in cui il personaggio di Melina Kanakaredes diceva una frase che mi è impossibile dimenticare e che recita più o meno così: "puoi togliere una ragazza dal liceo, ma non toglierai mai il liceo da dentro di lei."
Suppongo sia qualcosa in cui non smetterò ma di identificarmi. 

La storia inizia un lunedì di fine settembre con Bronwyn Rojas diretta in aula di detenzione e per niente contenta della cosa. In quel momento avrebbe dovuto essere ad un incontro con il gruppo di matematica, invece si ritrova tallonata in corridoio da Simon Kelleher diretto nella stessa classe. 
Una volta arrivati in aula di detenzione trovano anche Cooper Clay, Addy Prentiss e Nate Macauley e ben presto tutti e cinque realizzano di essere finiti in detenzione per qualcosa che affermano di non aver commesso: a tutti e cinque è stato confiscato un telefono che giurano non essere loro. 
Non appena il professore è costretto ad allontanarsi, gli animi iniziano a scaldarsi ed è lo stesso Simon - probabilmente lo studente più odiato in tutta la Bayview High - a fomentare la discussione, accusando gli altri di essere dei cliché viventi tipici di un teen movie e che è colpa degli studenti se la sua app di gossip esiste: se tutti si comportassero come si deve, lui non avrebbe materiale da pubblicare. 
Ma nel giro di qualche minuto Simon inizia a sentirsi male e vani sono i tentativi dei quattro ragazzi in classe con lui e dei professori accorsi di salvarlo. 

Quello che sembra un incidente ben presto si trasforma in un'indagine per omicidio perché se fino a qual momento Brownyn, Cooper e Addy non erano mai apparsi su About That e Nate invece ci era apparso per qualche botta e via con qualche ragazza e lo spaccio, i file ritrovati sul computer di Simon che avrebbero dovuto essere pubblicati il giorno dopo forniscono immediatamente alla polizia un valido motivo per concentrarsi sui quattro ragazzi, escludendo altri possibili sospettati.
In fondo, c'erano solo quattro in aula in quel momento - chi altro potrebbe essere stato? 
Perché tutti, anche colui o colei che incarna il perfetto cliché, hanno qualcosa da nascondere. E quel qualcosa da nascondere potrebbe essere il movente che ha portato alla morte di Simon.


One of Us Is Lying mi è piaciuto davvero tanto. 
Il ritmo è sempre costante, è ben strutturato senza alti e bassi e mostra tutta una serie di tematiche che per me hanno una grande rilevanza sociale ed emotiva. 
Mi sono piaciuti anche i suoi protagonisti, sebbene uno di loro ci abbia messo un po' per apprezzarlo davvero. Belli anche i personaggi secondari, come Maeve e Ashton - rispettivamente le sorelle di Bronwyn e Addy.

Ognuno dei ragazzi sembra un cliché: la brava ragazza studiosa, l'atleta seguito dai talent scouts, la bella ragazza del ballo, il bad boy, il "perdente" che porta rancore e quindi si vendica pubblicando gossip e umiliando i suoi compagni. 
Non si conoscono bene tutti: Bronwyn e Nate hanno fatto le elementari insieme, ma non si parlano da allora; Cooper e Addy, pur facendo parte dello stesso gruppo di ragazzi popolari, non sono propriamente amici e Nate non conosce neanche il nome di Addy, tanto la ritiene solo una bella ragazza con la testa vuota.
E forse in qualche modo sono dei clichés, ma solo in apparenza perché attraverso i quattro punti di vista dei sospettati scopriamo che c'è molto di più. 
I personaggi sono reali, non sono stereotipati come può sembrare - e il fatto che siano "venduti" così rende la lettura più avvincente man mano che il lettore si immerge nelle loro vite e scopre cosa si nasconde dietro il cliché.

In One of Us Is Lying si parla di dinamiche sociali, di bullismo, gelosia, di tradimento, di invidia, di rancore, di vendetta, della paura del coming out, di omofobia, di errori e conseguenze, di insicurezze e di genitori a cui servirebbe una bella lavata di capo. 
C'è tutta la pressione a cui sono sottoposti i ragazzi: la polizia che sta loro addosso e continua ad interrogarli e perquisire casa loro, i media che si appostano fuori casa e fuori dalla scuola, gli "amici" che si allontanano come i topi che fuggono dalla nave che affonda quando la popolarità scompare oppure quando non si vuole essere associati ad una persona indagata per omicidio, i genitori che stanno in ansia ma si preoccupano anche fin troppo delle apparenze e dei costi degli avvocati. 
C'è tutto quell'uragano di opinioni che cambiano, di amore e supporto che diventano rapidamente derisione e veleno mano a mano che nuove prove vengono fuori - e perché c'è una pagina Tumblr che viene costantemente aggiornata da qualcuno che afferma di essere l'assassino e si vanta di come ha fregato tutti, conoscendo però dettagli che solo chi era in quell'aula può sapere. 
Ci sono le fughe di notizie perché in questo caso niente sembra restare segreto e mi fa sempre impressione vedere come i media riescano ad infuenzare le opinioni delle persone con i loro articoli oppure con i loro servizi televisivi - come un giorno supportino un sospettato affermando la sua innocenza e il giorno dopo lo condannino senza pietà, spacciando quell'opinione come la realtà dei fatti. 

Bronwyn, Addy, Cooper e Nate cercano di aggrapparsi ai loro segreti, di tenerli nascosti mentre tutti li giudicano assassini e pur non fidandosi gli uni degli altri, il loro piccolo "club degli omicidi" è formato dalle uniche persone che potrebbero venire a capo di quello che è successo davvero quel giorno: loro stessi. 
Non possono fidarsi, ma ad un certo punto dovranno creare una sorta di alleanza e di amicizia mentre i segreti che tentavano disperatamente di tenere nascosti vengono a galla uno alla volta.

Le persone sono complicate e ipocrite - su questo non c'è dubbio, ma credo che lo siano specialmente gli adolescenti. 
Ricordo la mia adolescenza, ricordo la mia scuola superiore, ricordo come in quinta liceo siamo state tutte delle ipocrite dimenticandoci tutti gli insulti dei quattro anni precedenti per focalizzarci su un'unica persona. 
Ricordo i segreti che mi tenevo, quelli che non volevo che venissero scoperti e che quasi mi facevano andare nel panico e ricordo anche però come sono stata capace di influenzare una decina di persone nel pensare una determinata cosa: non perché io fossi una leader, ma perché in quel momento hanno visto la mia rabbia come un'occasione - una scusa - per dare sfogo alla cattiveria femminile giustificandola in qualche modo. 

Ho rivisto tantissimo di me in questo libro e anche nei suoi protagonisti e nelle loro relazioni con quelli che li circondano e il mondo esterno. 
Ho rivisto me stessa in Bronwyn, che sente la pressione dei genitori e dell'eredità di Yale pesarle sulle spalle ed era lo stesso peso che sentivo io: quello che mi imponeva di studiare e prendere voti alti per non deludere i miei genitori. 
Cooper mi è piaciuto davvero molto, anche lui sotto le pressioni di un padre che sembra vederlo unicamente come futuro giocatore della Major League e non come un figlio mentre con Addy ho fatto veramente fatica all'inizio, letteralmente sottomessa alle regole imposte dal suo ragazzo e che pian piano si riprende la sua libertà. 
Con i cattivi ragazzi non dovrei avere un buon rapporto - e vi ricordo cosa penso di Hardin Scott di Anna Todd - ma Nate... Nate si è praticamente cresciuto da solo e sotto tutti i suoi meccanismi di difesa l'ho trovato davvero dolce e affascinante. Personalmente sono caduta come una pera cotta - e non solo io - e a mia discolpa la cosa è da imputare in parte al nome: Nate (e le sue varianti Nathan e Nathaniel) è uno dei miei nomi preferiti e con lui descritto come muscoloso, occhi blu e capelli scuri, scusate se me lo sono immaginato come James Lafferty - che tra l'altro interpretava Nathan Scott in One Tree Hill. Lo ammetto senza vergogna, sono di parte. 

Oltre al fatto di scoprire chi ha davvero ucciso Simon - una teoria che in parte ho azzeccato e che in parte mi ha sorpresa per la sua malvagità, ma in realtà gli indizi c'erano tutti - per me la parte più bella è proprio tutto il resto: vedere chi davvero ti resta accanto quando tutto va in pezzi e tutte le dinamiche, scolastiche e non. 
Oltre all'influenza che esercitano i media sulle persone, a farmi impressione è proprio come un fatto del genere immediatamente faccia dimenticare tutto il resto. 
I Bayview Four vengono analizzati al microscopio e accusati di omicidio e improvvisamente sembrano tutti dimenticarsi del male che Simon aveva sparso in giro con la sua app di gossip, a volte rovinando davvero la vita di alcuni suoi compagni di classe - distruggendo una reputazione oppure facendo fare coming out a qualcuno che non era ancora pronto a farlo. Improvvisamente Simon diventa quasi un martire, con tutti che lo piangono e con commemorazioni in suo onore - come se improvvisamente tutti quelli che non erano in quella classe al momento della sua morte non avessero più una ragione per odiarlo tanto quanto gli altri e alcuni non provassero addirittura sollievo. 

E vorrei dire che è un cliché, ma accade più spesso di quanto vogliamo ammettere. 


martedì 2 gennaio 2018

[Recensione] "Tell Me Three Things" di Julie Buxbaum

Se il buon anno si vede dal primo libro letto, allora direi che ho cominciato benissimo questo 2018 perché questa lettura - già tradotta dalla DeAgostini con il titolo Dimmi tre segreti - è stata semplicemente un amore.


Titolo: Tell Me Three Things
Autrice: Julie Buxbaum
Data di uscita: 5 aprile 2016
Pagine: 328 (copertina rigida)
Editore: Delacorte Press
Link Amazon: http://amzn.to/2BA6IoM

Trama [tradotta da me]: Tutto quello che riguarda Jessie è sbagliato. Perlomeno questo è quello che prova durante la sua prima settimana del penultimo anno nella sua nuova e super-intimidatoria scuola privata a Los Angeles. Proprio quando sta pensando di tagliare la corda e tornarsene a Chicago, Jessie riceve una email da una persona che si firma Qualcuno/Nessuno (QN in breve) e che si offre di aiutarla a destreggiarsi nella giungla della Wood Valley High School. Si tratta di uno scherzo? Oppure si può fidare di QN per l'aiuto di cui ha bisogno?
Sono passati appena due anni dalla morte di sua madre e a causa del padre che si è sposato con una donna conosciuta online, Jessie è stata costretta a muoversi dall'altra parte del Paese per vivere con la sua matrigna e il suo presuntuoso figlio adolescente.
In un atto di fede—o di assoluta disperazione—Jessie comincia a contare su QN e QN presto diventa la sua ancora di salvezza e il suo migliore alleato. Jessie non può fare a meno di voler incontrare QN di persona. Ma certi misteri non è meglio lasciarli irrisolti?


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Sono stata immediatamente attratta da questo libro per le sue premesse: anche se forse io non sarei il tipo che prende sul serio una email anonima da parte di qualcuno che si offre di aiutarmi, non nego che questo è un trope letterario/cinematrografico che in realtà amo - dopotutto C'è posta per te è uno dei miei film preferiti. 

Ed è così che inizia la storia, con la sedicenne Jessie che si è appena trasferita in California e si sente totalmente un pesce fuor d'acqua in un ambiente non solo nuovo, ma completamente estraneo a tutto quello che ha sempre conosciuto. 
Con una madre morta da poco più di due anni, il trasferimento da Chicago a Los Angeles a causa del padre che ha sposato un'altra donna e che ora è tutto preso da lei e dalla ricerca di un lavoro, l'allontamento da tutto ciò che le è famigliare e dalla sua migliore amica, una nuova casa che non sente come sua e nella quale si sente un'ospite, Jessie si sente senza alcun punto di riferimento. 

E qui entra in gioco QN, uno sconosciuto che tramite email si offre di aiutarla a cavarsela nella nuova scuola e indicandole quali persone evitare e quali potrebbero essere quelle più simili a lei per fare amicizia. 
Presto la conversazione con QN diventa quotidiana, qualcosa su cui Jessie può contare per sfogarsi sulla propria giornata e per essere la persona brillante e sagace che spesso non riesce ad essere nella realtà. 
Una realtà nella quale il suo fratellastro Theo la ignora completamente a casa e a scuola, tutti sembrano biondissimi e magrissimi e alla moda e in cui Jessie si ritrova a far coppia con Ethan per un progetto scolastico - un ragazzo a volte perso nei suoi pensieri e con sempre un libro dietro e che la intimorisce non poco. 


È incredibile quanto, sebbene io tra tre mesi compia 29 anni, mi sia ritrovata e rivista in una sedicenne - non pensavo che avrei amato così tanto questo libro.
C'è tantissimo di me in Jessie e in questo romanzo. 

Tell Me Three Things è un romanzo che mi ha fatto battere il cuore, che parla di famiglia e lutto ma senza risultare pesante. Parla di crescita e di errori, di immagine di sé e di relazioni e amicizie che cambiano e crescono oppure si trasformano. Parla di incertezze e di smarrimento, parla di cambiamenti e senso di appartenenza - parla di quel senso di "casa", parla di quando si vorrebbe tornare indietro ma poi ci si rende conto che anche se fosse possibile non sarebbe più lo stesso. Parla di essere coraggiosi e di andare avanti con la propria vita al meglio delle proprie possibilità. 

Jessie è una ragazza normale, una sedicenne che non si sente né particolarmente bella e neanche particolarmente spigliata. Una ragazza che preferisce scrivere perché spesso la risposta migliore le viene sempre dopo, analizzando da tutte le angolazioni possibili le conversazioni che ha avuto - perché scrivendo si ha il tempo di pensare e di formulare la risposta perfetta. 

Jessie è una ragazza che conta i giorni da quando ha perso sua madre e per tutte le sue riflessioni sul tempo e sugli addii e sui giorni perfetti, ho rivisto tantissimo di me stessa. 
Io ho ancora entrambi i miei genitori, ma a quattordici anni come lei ho sperimentato il lutto: mio nonno materno, che ha sempre vissuto accanto a me. 
E forse le persone che mi conoscevano non l'hanno mai capito davvero, sminuendo la cosa come un "ma sì, era un nonno, mica un genitore", eppure il sentimento era lo stesso essendoci cresciuta a fianco per quattordici anni. È un mondo che cambia, sono abitudini che vengono stravolte, è una routine giornaliera che non sarà mai più la stessa. 

Ho rivisto tantissimo di me stessa in Jessie anche per quanto riguarda l'ambito scolastico - e sì, il tutto è un po' un cliché con i californiani tutti biondi e magri e perfetti e con la classica mean girl, ma ci si può anche passare sopra per una volta. Ma il bullismo e l'essere catapultata in un ambiente nuovo in cui devi ricominciare da zero lontano dalla propria migliore amica li ho sperimentati anche io, con il fatto che io e lei siamo andate in due scuole diverse in due paesi diversi e che io ero in classe con gente totalmente nuova che si conosceva da anni. 

Ma al di là dei cliché, questa è una storia vera e reale in cui è semplice vedere le vicende che si snodano davanti a noi mentre sfogliamo le pagine. Perché forse non saremo stati "quegli" adolescenti, ma adolescenti lo siamo comunque stati e ho ritrovato in queste pagine tutto quel mix contrastante di sensazioni: ribellione, incertezza, paura, esaltazione, entusiasmo, amicizia, amore.

Non mi sarei mai aspettata che questo romanzo mi colpisse così tanto - soprattutto non mi sarei mai aspettata che a quasi 29 anni mi sarei sentita in simbiosi con una sedicenne. Eppure è successo e questo è un libro che consiglio davvero con tutto il cuore. 

lunedì 1 gennaio 2018

What's on my bedside table? #37 | "Tell Me Three Things" di Julie Buxbaum

Buon anno! 

Vi faccio gli auguri in ritardo e posto a tarda sera perché potete immaginare come sia stata la giornata - mi sono svegliata tardi, me la sono presa comoda e poi ho cenato fuori casa. 

Ma quale modo migliore di iniziare un nuovo anno se non con un libro? 
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Tell Me Three Things" di Julie Buxbaum
Uno YA - già tradotto dalla DeAgostini con il titolo Dimmi tre segreti - che mi sta facendo venire gli occhi a cuoricino da quanto mi sta piacendo.


SONO A... 
Pagina 181. Sono qui che mi sto trattenendo a stento e con tanta fatica dall'andare a leggere la fine e non riesco proprio a metterlo giù perché voglio sapere chi è questo sconosciuto con cui Jessie sta messaggiando.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... le premesse di questo romanzo mi hanno intrigata fin da subito - anche se è alquanto improbabile che io reagisca come ha fatto Jessie nell'eventualità che uno sconosciuto mi scriva una email dal nulla.