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martedì 7 marzo 2023

[Recensione] "A occhi chiusi" di Paula Hawkins

Mentre io continuo a tossire come una tisica nel momento in cui scrivo questo post - ovvero sabato 4 marzo di sera, oggi invece è il compleanno di mio padre e io spero di non rovinare la festa a tutti quanti con la mia (povera) salute.
 
 
Titolo: A occhi chiusi
Titolo originale: Blind Spot
Autrice: Paula Hawkins
Data di uscita: 7 febbraio 2023
Data di uscita originale:
14 aprile 2022
Durata: 2H 30Min (Audible Edition)
Editore: Piemme
Link Amazon: https://amzn.to/3YmIabu

Trama: Come ho potuto essere così cieca?

Dalla casa sulla scogliera dove Edie e Jake si sono trasferiti, si vede solo una cosa: il mare. Mare grigio che si fonde col cielo, con onde altissime che s'infrangono sulla roccia.
Per Edie, la differenza con Londra è schiacciante: tanto più che non può usare l'auto per via di un disturbo agli occhi che le provoca momenti di blackout visivo.
Se non altro, però, lungo quel tratto selvaggio di costa vive anche Ryan. Il terzo componente di un trio indivisibile: amici fin dal liceo, Edie, Jake e Ryan erano il terzetto più enigmatico della scuola. Certo, nel frattempo la vita si è messa in mezzo, e piccole invidie e rancori hanno scavato qualche solco tra Jake e Ryan... Fino alla mattina in cui Edie viene raggiunta dalla notizia più impensabile: Jake è stato trovato morto, in una pozza di sangue. E a dare l'allarme è stato proprio Ryan.
Un tremendo sospetto e mille domande si affacciano alla mente senza pace di Edie...
Fidarsi di qualcuno è ormai impossibile per lei. Sola nell'oscurità, non può fare altro che chiedersi che cos'è che non riesce a vedere.

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Non spenderò moltissime parole in questa recensione perché già la storia in sé è alquanto breve, se poi mi ci metto anche io a sproloquiare allora stiamo freschi. 


Amici fin da quando Edie aveva quattordici anni e ha conosciuto i già due migliori amici Jake e Ryan, i tre sono sempre stati inseparabili e hanno sempre condiviso qualsiasi cosa. Magari qualche screzio non è mancato nel corso degli anni, ma Edie si è sempre sentita protetta in compagnia di Jake e Ryan e la lealtà e la devozione tra loro non è mai stata messa in discussione. 

Questo fino ad ora. 

Ora Edie - andatasene da casa da due settimane a causa di un brutto litigio - ha ricevuto la notizia che Jake è stato ucciso e che a trovarlo e a dare l'allarme è stato Ryan, individuato ora come principale sospettato. 
 
Davvero un'amicizia come la loro può finire così nel sangue? Davvero l'amore che li ha sempre legati può aver portato a tutto questo? Conosceva davvero suo marito e il suo migliore amico oppure c'era qualcosa che lei ha proprio mancato di vedere? 

I mesi passano, l'inverno avanza e la luce naturale del giorno si affievolisce per dare spazio all'oscurità della notte, ma non è solo di quel buio che Edie dovrebbe avere timore. 


Ambientato in una Scozia piovosa e fredda, in una casa su una scogliera battuta e bistrattata dalle intemperie, il titolo originale Blind Spot è perfetto per descrivere le ambivalenze che si trovano in questa storia - a partire dalla malattia agli occhi di Edie che, in caso di poca luce, le provoca punti ciechi alla vista fino a quegli stessi occhi chiusi che, volontariamente o meno, decidiamo di usare quando si tratta di qualcuno che amiamo e delle sue mancanze. 

Si comincia la storia convinti di sapere chi e cosa ci si trova di fronte, ma poi cominciano le ambivalenze, le contraddizioni e le ambiguità - è una storia in cui vittime e carnefici continuano a scambiarsi i ruoli fino a che non sai più per chi sia giusto "tifare". 

Personalmente ho capito alquanto presto chi ci fosse dietro l'omicidio di Jake - credo mi mancasse ancora un'ora e mezza alla fine quando ho spiegato la mia teoria a mia madre, che la storia l'aveva già ascoltata - anche se i dettagli non mi erano del tutto chiarissimi, ma a capire il perché ci sono arrivata poco dopo e la mia teoria ha assunto finalmente la forma corretta. Ciò non toglie che comunque  abbia ascoltato con piacere quanto seguiva, il confronto finale e davvero, l'epilogo forse dividerà buona parte dei lettori a seconda di chi riteniate sia davvero la vittima e chi davvero il carnefice - la linea sfuma continuamente senza sosta. 

Personalmente? Io sono rimasta soddisfatta. 

venerdì 27 maggio 2022

[Recensione] "Dentro l'acqua" di Paula Hawkins

Per fortuna che anche questa settimana è finita, ma se da una parte spererei di lavorare tutto giugno per guadagnare soldi e non farmi poi anche la stagione al mare a luglio e agosto, dall'altra quasi spero che dopo venerdì prossimo - ultimo giorno di scuola - non mi rinnovino il contratto.
 
 
Titolo: Dentro l'acqua
Titolo originale: Into the Water
Autrice: Paula Hawkins
Data di uscita: 2 maggio 2017
Durata: 11H 7Min (Audible Edition)
Editore: Piemme
Link Amazon: https://amzn.to/3lvkDnU

Trama: Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell'Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l'hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n'è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine - donne "scomode", difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l'ha trascinata con sé dentro l'acqua? E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l'acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.
 
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Il fiume a Beckford ha sempre avuto una pessima reputazione, specialmente un punto particolare di esso che viene chiamato "lo stagno delle annegate" - leggenda vuole che in tempi oscuri molte donne ritenute streghe siano state annegate lì per vedere se "galleggiavano" e altre donne, in tempi più recenti, hanno trovato sempre lì la loro fine tramite suicidio. Erano tutte donne scomode, difficili, che in qualche modo mal si adattavano alla tranquillità e al bigottismo di Beckford. 

Julia ha sempre odiato quel fiume, ha sempre odiato il vecchio mulino in risiedevano e passavano le vacanze - odiava come sembrava tutto muoversi e ondeggiare al ritmo del fiume sottostante. Sua sorella Nel invece, di quattro anni più grande, l'aveva sempre trovato affascinante: era affascinata dall'acqua, dalle sue profondità, dalle leggende che lo circondavano - era soprattutto ossessionata dalle donne che avevano trovato la loro morte in quel freddo buio. 
 
Julia aveva anche un altro motivo per odiare Beckford e il suo fiume, qualcosa accaduto quando era solo una ragazzina e che aveva segnato una profonda spaccatura tra lei e sua sorella Nel - tanto che avevano smesso di parlarsi da anni. O meglio, Nel ci provava anche a chiamarla, ma Julia non rispondeva mai al telefono - ciò non toglie che, dopo lo shock della notizia della sua morte, la sua convinzione che Nel non si sarebbe mai buttata non ha mai vacillato. 

Julia deve quindi fare ritorno a Beckford per occuparsi di Lena, la sua nipote adolescente, già provata dal suicidio della sua migliore amica avvenuto solo pochi mesi prima in quello stesso fiume. 

Sono tanti i segreti a Beckford, tanti i segreti mormorati dalle persone e custoditi dalle acque del suo fiume... segreti che qualcuno vorrebbe restassero tali. 


Sebbene io ormai conosca La ragazza del treno perché ne ho visto il film, questo è di fatto il primo libro della Hawkins che leggo. E non è andata male, ma forse ci sono troppe persone a cui dare retta perché è narrato da una coralità di voci veramente ampia - fin troppe e sono quasi tutte persone che disprezzerete per un motivo o per un altro, ad un certo punto. 

Abbiamo Julia, che si muove in maniera pacata tra passato e presente e non smette mai di rivolgersi direttamente a Nel nella sua testa e abbiamo Lena, divorata da rabbia e sensi di colpa, restia a confidarsi con una zia sconosciuta che non ha mai voluto ascoltare sua madre. Abbiamo l'ispettore Sean Townsend, suo padre Patrick, anche loro toccati da una tragedia anni prima quando la madre di Sean ha trovato la sua fine nel fiume; abbiamo Helen, la moglie di Sean e preside del liceo frequentato da Lena e Mark Henderson, uno dei suoi professori. Abbiamo Erin Morgan, sergente spedita a Beckford per "punizione" e infine Nickie Sage, la sensitiva che tutti in paese considerano una truffatrice ma che invece forse dovrebbero ascoltare con più attenzione. 

È un po' caotico all'inizio riuscire a distinguere tutte le voci, ma poi ci si abitua. Tutti i personaggi nascondono qualcosa, tutti sono colpevoli di qualcosa e tutti sono collegati gli uni agli altri in qualche modo. 
Non è uno di quei thriller mozzafiato, uno di quelli per cui perderci il sonno - non si arriva mai ad un tale livello di tensione - però si è sempre curiosi di andare alla prossima pagina per scoprire un altro segreto. Non ci sono grossi plot-twist e alcune cose sono prevedibili, forse proprio per come sono descritti certi personaggi e per alcuni atteggiamenti che l'autrice decide di fare avere loro - attenzione però che c'è una scena forte che mi ha fatta molto soffrire e che mi ha portata a detestare un personaggio con tutte le mie forze. 

Inoltre secondo me non tutte le sottotrame aperte vengono chiuse, in particolare quella della sorella di Nickie e un'altra legata a Lena - ci sono anche alcune scene/esperienze vissute da Julia che a volte non si se siano accadute davvero o meno, se fossero frutto della sua immaginazione oppure se fossero reali. 

È stata una lettura che mi ha piacevolmente intrattenuta, ma non uno di quei thriller che ricordi con il fiato mozzo anche mesi o anni dopo - la Hawkins scivola piano, come la corrente del fiume, nell'intimità famigliare fatta di incomprensioni, chiarimenti, ferite e affetto nonostante tutto. 
 

sabato 13 marzo 2021

[Recensione] "Le belve" di Manlio Castagna e Guido Sgardoli

Questo libro ricordo di averlo visto l'anno scorso su vari blog all'epoca della sua uscita. Ovviamente uno penserebbe che dato il gatto in copertina mi ci sarei fiondata subito sopra, ma sappiamo tutti che tendo a leggere più in inglese che in italiano - e forse è anche un mio limite sotto certi aspetti. 

Il punto è che di questo libro non avevo neanche letto la trama fino a quando non mi è capitato sott'occhio sul catalogo di Storytel tra le storie (abbastanza) brevi; incuriosita, ho letto la trama e un dettaglio mi ha convinta a metterlo in lista. 

Il dettaglio? 

La storia di svolge a Tresigallo, provincia di Ferrara - ovvero a circa una trentina di chilometri da dove vivo io.
 
 
Titolo: Le belve
Autori: Manlio Castagna e Guido Sgardoli
Data di uscita: 12 maggio 2020
Durata: 5H 48Min (Storytel Edition)
Editore: Piemme
Link Amazon: https://amzn.to/303ybwc

Trama: Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto...
In una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro. Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male. Di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato. Dell'ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure. Di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male. Di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all'apparenza pacifica. Di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.

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CONTENT WARNING: horror, sovrannaturale, sangue, altre cose di natura impressionante se siete deboli di stomaco. 


Credo che questa sarà una recensione un po' anticonvenzionale e vi chiedo anche già scusa in anticipo per la sua lunghezza e il (semi) trattato finale. 

 
La storia ha inizio nel 1976, quando assistiamo a qualcosa che non siamo certi sia allucinazione oppure realtà.
Ma la vera storia ha inizio ai giorni nostri, in quel 2020 che - se vogliamo - è stato un po' maledetto sotto tutti i punti di vista. 

Una classe di liceali di Ferrara si sposta dalla città verso la campagna in una nebbiosa mattinata. Meta, l'ex-sanatorio Boeri a Tresigallo. 
Quella che doveva essere una noiosa gita scolastica prende presto una brutta piega, sin dal momento in cui Giulia - la nostra protagonista - scende dal pullman e avverte una brutta sensazione. E non è solo il posto in sé a dare i brividi, ma soprattutto ciò che si nasconde al suo interno annidato nel buio - fisico e non tanto fisico, ma comunque vivo. 
Presi in ostaggio da tre malviventi reduci da una rapina finita male, le cose si complicano quando sembra non esserci una via d'uscita non solo dal Boeri, ma anche da ciò che Giulia avverte chiaramente hanno disturbato con la loro presenza e che ora si sta risvegliando nell'oscurità: una crudeltà tanto malvagia capace di trasformare le creature in belve. 


Dunque, premesso che io sono del luogo - sono nata a Ferrara, ma vivo al mare in provincia - mi sento di poter entrare più nel personale su certi aspetti rispetto a tutti quelli che l'hanno recensito su Goodreads e sui blog. 

Innanzitutto i miei complimenti a questi due autori: nessuno di loro è originario di qui, ma hanno azzeccato bene Via del Mare - che è quella che collega tutti i paesini da qui a Ferrara se uno non vuole prendere la superstrada - e molti cognomi che si sentono da queste parti, oltre ad alcune parole in dialetto e ad una particolare espressione del nostro parlato che affronterò dopo più sotto. 
Gli perdoniamo la licenza poetica del Liceo Galilei che non esiste - ma apprezziamo il riferimento a Parco Massari - e il fatto che nessuno in quinta superiore da queste parti fa gite "locali": finite le medie si va fuori regione e dal triennio in poi all'estero e per noi che stiamo nella "bassa", il massimo della gita locale consiste nell'andare in città a Palazzo dei Diamanti a vedere una mostra d'arte. 
 
Quindi chi è che andrebbe mai in gita in un ex-sanatorio?
Nessuno, però qui si fa - e si va - perché è in funzione della storia che vogliono narrare.

Ma ehi, questo non ha influito sul mio giudizio - la parte relativa all'audiolibro sì, ma la "località" è stata per me un punto a favore. Non ve l'aspettavate, eh? 

Il problema è stato che, secondo me, c'è un gran crescendo - fomentato soprattutto da Giulia che, con le sue capacità extrasensoriali ci annuncia sempre questa grande oscurità che si muove e si avvicina - che però non si rivela lo tsunami che mi sarei aspettata, ma al massimo un'onda un po' più forte del normale. 

È vero che i ragazzi vedono e affrontano cose terribili e spaventose - e anche un po' schifose - ma gente, vengo da quindici anni di Supernatural dove ne ho viste di ogni e ammetto che forse questa è la prima volta in cui mi avrebbe fatto più effetto leggere il libro invece di ascoltarlo. 
Ho ascoltato libri che non avevano molto di originale e in cui avevo già capito chi c'era dietro - un esempio è Even If We Break - ma che erano narrati in maniera così dinamica e coinvolgente che ci stavo annegando dentro. Qui?
Qui ne accadono di cose spaventose - gente, da un ex-sanatorio non mi aspetterei niente di meno, per non parlare di quello che viene dopo - ma la verità? Ad un certo punto mi stavo quasi annoiando perché sembrava di non andare da nessuna parte. Ve l'ho detto: un gran crescendo che per me, almeno ascoltandolo, sfuma nel nulla per tre quarti del libro. 
Mi ha fatto molto più effetto l'ultima parte, ma resto convinta che mi avrebbe spaventata di più se l'avessi letto invece che ascoltato - e di solito è il contrario, i narratori che sussurrano al mio orecchio riescono a farmi accapponare la pelle come era stato il caso con la bravissima Lauren Ezzo in This Is Not a Ghost Story.

Non mi sono affezionata a nessuno dei personaggi - in parte perché è abbastanza breve e in parte perché la protagonista di base è Giulia. A lei un po' mi sono affezionata e l'ho davvero apprezzata nel finale per la sua scelta, ma il capo dei banditi mi ha irritata oltre ogni misura tanto che speravo sempre si sparasse accidentalmente - il classico cattivo che urla e strepita sempre in preda alla rabbia facendosi venire una crisi isterica. 

Di base è una storia piacevole che intrattiene e comunque coinvolge grazie alla curiosità che suscita di scoprire il passato e le leggende maledette di questi luoghi, forse più adatta ad un pubblico abbastanza giovane - ed è in questi momenti che mi sento pesantemente fuori target - e che sono convinta avrei apprezzato di più se l'avessi letta con i miei occhi, ansiosa di girare la pagina per scoprire cosa sarebbe successo. 

Quindi i miei complimenti a questi due autori che, seppure non del luogo, hanno portato in scena alla perfezione tanti elementi ferraresi - peccato per la storia che non mi ha spaventata quanto avrei voluto (ma gente, ve l'ho detto, dopo quindici anni di Supernatural sono avvezza a certe cose) e per il fatto che si perde un po' nei dettagli che non vengono spiegati, come ad esempio una parte della storia del luogo sul quale è stato costruito sopra il Boeri e come tutti i pezzi poi vadano ad incastrarsi. 

Il problema fondamentale per me è stato l'audiolibro e soprattutto il suo narratore, di cui è - ahimè - arrivato il momento di parlare.

 
Premesso che Filippo Nigro non mi dispiace né come attore e neanche come voce narrante, qui purtroppo è entrato in gioco un po' di campanilismo ad influenzare il mio giudizio - perché forse non sempre saremo fieri di essere italiani, ma di certo siamo orgogliosi dei nostri modi di dire e dialetti di origine. 

Innanzitutto mi sembrava di ascoltare SKAM Italia, specialmente quando Filippo Nigro dava voce ai ragazzi - l'inflessione romana era qualcosa che non riusciva a venire mascherata. Inoltre, l'insegnante dei ragazzi ci viene presentato come siciliano e se inizialmente Filippo Nigro riesce a dargli accento e cadenza, questo dura solo nelle prime due battute e poi torniamo alla sua voce normale. 
In generale, a dispetto di quello che ho letto in una recensione su Goodreads, ho trovato la narrazione monocorde e tutti i personaggi - che fossero maschi o femmine, giovani o più vecchi - con la stessa voce, senza alcuna differenza che non fosse a volte una sfumatura particolare per indicarne l'umore corrente.

Ma la cosa che per me è stata un tasto dolente è stata una in particolare - alcune parole in dialetto suonavano precise, ma noi ferraresi abbiamo una parola che è iconica: maial. 
Che non va inteso come "maiale" nel senso letterale di animale, eh - quello si dice in un altro modo. Maial è il nostro intercalare, maial è la prima cosa che ti esce di bocca quando ti dicono qualcosa che ti fa restare scioccato o ti lascia incredulo, maial è il commento comune a quasi qualsiasi cosa. E se abbiamo le S e le Z sibilanti, noi abbiamo anche la L che è impossibile non sentire da quanto la calchiamo. Maial è qualcosa che dici con enfasi, qualcosa che è infuso di sentimento. 

Il modo in cui Filippo Nigro lo pronuncia manca di tutto questo - anzi, la prima volta che glielo si sente pronunciare sembra quasi che stia in realtà chiamando qualcuno per nome. Non so, mi sono immaginata questa persona che si sbraccia per richiamare l'attenzione di un'altra e, invece di chiamare il suo nome, chiama "maial" - l'inflessione di Nigro è quella.
La seconda volta va un po' meglio, ma manca sempre dell'enfasi necessaria - specialmente considerato che viene pronunciato davanti ad uno che è appena andato morto ammazzato. 

Con tutto il rispetto per Filippo Nigro, ma a leggere questo libro ci sarebbe voluto qualcuno di emiliano - un po' come Malvaldi è letto da un toscano. Ci sono cose tipicamente ferraresi in questo libro - pur non essendo stato scritto da autori di queste parti - che solo qualcuno che ha ben familiarità con gli usi e costumi del "maial" (tanto per fare un esempio) può capire tanto da rendergli giustizia. 

Maial non è qualcosa che pronunci sommessamente, non è qualcosa che pronunci come se stessi per chiamare qualcuno - maial è una parola che ha carattere, enfasi, sentimento, che esprime da sola in cinque lettere tutto ciò che stai provando in quel momento: dalla rabbia alla frustrazione, dall'incredulità allo shock, dalla noia all'esasperazione. 
 
Esempi vari di cose che capita di dire nella (quasi) quotidianità - almeno a me? 
 
Maial, ac do bal / ac du panit! - che due palle! (frustrazione, rabbia o noia)
Maial, non puoi capire il nervoso!
Maial, sa son stufa. - quanto sono stanca.
Maial, quant temp ag vol? - quanto tempo ci vuole?
Maial, cosa iet dre far? - ma che diamine stai facendo?
Maial, ag fadiga. - che fatica. 
Maial, ac furtuna / ac sfiga! - che fortuna / che sfortuna!
Persona A: Sai, ho visto C insieme a D...  Persona B: Maial, ma stai scherzando?!
Persona A: Che storia. Persona B: Maial, davvero.
 
Ovviamente non viene detto sempre, ma essendo ingranato nel modo di parlare è più facile dirlo senza neanche rendersene conto.

Siccome ho scritto un mezzo trattato, altri approfondimenti li trovate sulla pagina Wikipedia dedicata al dialetto ferrarese, in un articolo su Cosmopolitan - Cosmopolitan! - dove il primo punto è proprio dedicato alla parola in questione, altri fatti e curiosità ed esempi di dialetto quotidiano sulla pagina Facebook "Al Maial ad Frara" e, se mi perdonate la parodia del Signore degli Anelli e il tipico modo in cui aggiriamo la bestemmia vera e propria, al minuto corrente potete sentire una perfetta pronuncia di "maial" - aww, sentite la pura poesia di quella L finale! 

Insomma, un po' come dice questa immagine, il "maial" per un ferrarese è uno stile di vita e un modo di essere - lo dovete sentire pronunciato da uno del posto per capire.
 
 
 
E voi? Avete qualche modo di dire dei vostri luoghi o dei vostri dialetti di cui andate particolarmente "fieri" e che vi irriterebbe sentire storpiati da qualcuno che non sa pronunciarli correttamente o non li capisce appieno?

giovedì 20 ottobre 2016

Throwback Thursday: "Fangirl" di Rainbow Rowell

Perché, se Fangirl di Rainbow Rowell è uscito due giorni fa per la Piemme, lo trovate nella rubrica "Throwback Thursday" del mio blog e non sotto forma di recensione? 
La risposta è semplice: questo libro l'ho letto ad inizio giugno dell'anno scorso in lingua originale ed è stato il primo libro della Rowell che ho avuto tra le mani.
La mia cover è rossa con la scritta verde e satinata e la ADORO, anche se è stato un caso che mi sia arrivata così quando ho acquistato il libro online e non nego che all'inizio ci sono anche rimasta male perché la volevo con i colori originali. 

Comunque, essendo che io l'ho letto in lingua, i dati che trovete sotto saranno quelli della mia edizione - così come la traduzione della trama. 

Throwback Thursday è ideata da The Housework Can Wait e Never Too Fond of Books.
Rubrica del giovedì in cui parlo di libri che ho recensito solo su Goodreads o altrove, in quanto ancora non avevo un blog in cui parlarne.

Titolo: Fangirl
Autrice: Rainbow Rowell
Data di uscita: 30 gennaio 2014
Data di uscita originale: 10 settembre 2013
Pagine: 461 (copertina flessibile)
Editore: Pan Macmillan

Trama [tradotta da me]: Cath e Wren sono due gemelle identiche e fino a questo momento hanno sempre fatto tutto insieme. Ora sono partite per l'università e Wren ha deciso che non vuole più essere la metà di una coppia - vuole andare a ballare, incontrare nuovi ragazzi, andare alle feste e lasciarsi andare. Non è così semplice per Cath. Cath è terribilmente timida e si è sempre nascosta nella fan fiction che scrive, dove sa sempre esattamente cosa dire e come scrivere una storia d'amore molto più intensa di qualsiasi altra cosa abbia sperimentato nella realtà. Ora Cath deve decidere se è pronta ad aprire il suo cuore a nuove persone e a nuove esperienze e si sta anche rendendo conto che c'è più da imparare sull'amore di quanto credesse possibile... Una storia di fan fiction, famiglia e primo amore. 



Da dove cominciare? 
Intanto dico che mi è piaciuto, ma non ai livelli che mi aspettavo oppure ai livelli di tutti quelli che l'hanno adorato. 
È stata comunque una lettura piacevole ed estremamente scorrevole perché il linguaggio della Rowell ti porta a girare le pagine velocemente e in un attimo sei già a metà libro senza neanche accorgertene. 

In questo libro è nominata - e presente così tanto da essere un'altra protagonista - una saga di libri che possiamo paragonare alla reale saga di Harry Potter di J.K. Rowling. È una sua rivisitazione, possiamo dire che è una fan fiction dentro una fan fiction.
Nella saga citata in Fangirl e creata da Gemma T. Leslie invece che Harry Potter, il protagonista si chiama Simon Snow e la missione di Cath è quella di finire di scrivere la sua fan fiction amata e commentata in tutto il web prima che l'autrice faccia uscire l'ultimo libro della saga - le cui vicende diventeranno quindi canon. 
La missione di Cath è rendere canon la sua fan fiction prima che la serie possa concludersi ufficialmente. 

Ora, se avete praticità con saghe e serie televisive, saprete sicuramente la differenza tra "canon" e "fanon", ma se invece la ignorate è presto detta: "canon" è tutto ciò deciso e scritto e pubblicato e filmato da chi ha creato la saga/serie, mentre "fanon" è tutto ciò che i fans decidono essere vero oppure accaduto e come la storia deve/dovrebbe proseguire o la strada che avrebbe dovuto prendere ad un certo punto. 

Comunque, abituata a condividere ogni cosa e soprattutto la sua fan fiction con Wren, Cath si ritrova improvvisamente spaesata quando questa le spiattella in faccia senza mezzi termini di aver fatto richiesta per una compagna di stanza diversa da Cath. 
Cath si sente dire da Wren che ha bisogno di spazio e che ormai è ora di crescere, che Simon Snow sarà sempre parte della sua infanzia ma ora vuole fare nuove esperienze. 

Così Cath, già socialmente ansiosa e preoccupata per la salute del padre che tende a non prendersi affatto cura di sé quando si immerge in un progetto lavorativo e con una madre che le ha abbandonate da un giorno all'altro quando erano piccole, si ritrova senza l'appoggio della gemella e totalmente confusa quando fuori dalla porta della sua stanza trova seduto un ragazzo. 
E la povera Cath va nel panico all'idea che possa essere il suo coinquilino, ma ben presto scoprirà che la sua compagna di stanza è una ragazza di nome Reagan e che il ragazzo - che si chiama Levi - è un suo amico. 

Cath ce la mette tutta per uscire il meno possibile dalla sua stanza, facendolo solo quando si tratta di lezioni e sopravvivendo con le barrette energetiche che si è portata da casa perché persino l'idea di andare in caffetteria la atterrisce e all'inizio non importa che Reagan e Levi tentino di trascinarla fuori - Cath non ne vuole sapere, ha altro da fare. L'unica cosa che vuole fare è seguire il corso di scrittura creativa e scrivere la sua fan fiction - che però la sua professoressa disapprova in toto e reputa come un plagio di qualcosa creato da un altro scrittore. 

Cath piano piano riuscirà ad uscire dal suo guscio e non certo grazie alla sorella Wren, che è veramente una persona tremenda e che molto spesso non risponde nemmeno alle telefonate - troppo impegnata ad andare alle feste e ad ubriacarsi. 
Ma grazie all'assoluta mancanza di delicatezza di Reagan - che adoro, alla dolcezza di Levi che la prende sempre alla sprovvista perché non c'è mai stato nella sua vita un ragazzo che si interessasse a lei e al suo mondo e alla creazione a quattro mani di una storia nuova e originale insieme ad un compagno di corso, Cath imparerà che nella vita c'è molto più di una fan fiction su cui focalizzarsi.  

Credo di potermi definire una fangirl - credo. 
Ma allora perché non ho amato questo libro come hanno fatto tanti altri essendo Cath anche lei una fangirl? 
Forse perché Cath è una fangirl "atipica" che porta tutto all'estremo o forse sono io a non rientrare nei canoni di una tipica fangirl. 
È vero che quando entro nel tunnel di qualcosa poi mi ossessiono fino a saperne ogni minimo dettaglio, ma non sono mai stata una di quelle che vanno "fuori di testa" alla minima occasione. Credo. Poi se state a sentire i miei genitori, non ho una vita e sono "fissata", ma quella è un'altra storia.

Quindi credo di potermi definire una "fangirl", ma non sempre riuscivo a relazionarmi con Cath e il suo comportamento.
Non sono una fangirl nello stesso modo in cui lo è lei e forse sbaglio io, forse sono io che non la vivo nello stesso modo di Cath e quindi non posso definirmi una vera fangirl.

Diciamo che sono una fangirl moderata allora, va'.

Però riuscivo a relazionarmi con Cath quando si trattava di ansia sociale, misantropia e carattere introverso.
Non ho intenzione di scendere nel personale, ma chiunque mi conosca - o forse no, perché credo di nasconderlo bene - sa che sono affetta da tutto quello elencato sopra e che ho problemi a relazionarmi con le persone: a volte preferisco stare nella mia stanza a leggere piuttosto che uscire di casa e socializzare con la gente. 

Ogni volta mi viene da pensare "devo proprio?"
E non fatemi parlare dell'argomento ragazzi, davvero - mi sembrava di guardarmi allo specchio quando leggevo alcuni pensieri di Cath.


Mi aspettavo qualcosa di più da questo libro e sì, Cath mi è piaciuta sotto alcuni aspetti ma qualche volta proprio non riuscivo a sopportare tutti i suoi pianti. 

Ragazza, seriamente, sii un po' più tosta! Fatti crescere un po' di scorza dura! 
Pure io sono un disastro, ma non piango nemmeno la metà di quanto piangi tu!
C'è da dire che pure io mi paralizzo dall'ansia a volte - solo l'idea di parlare al telefono con qualcuno mi fa venire l'angoscia - ma di sicuro non sono una che si mette a piangere nella quantità di Cath e per motivi che in certe occasioni... boh.

Mi sarebbe piaciuto sapere di più sulla loro madre e ad un certo punto accade qualcosa che riporta le gemelle a riallacciare i rapporti, ma non ci viene spiegato cosa fosse successo nella vita di Wren per portarla a quel punto - tanto che, se non ricordo male, per una volta era stata Wren a cercare la sorella quando ormai Cath ha imparato a vivere la sua vita senza dipendere totalmente da lei.

Ma è passato più di un anno, quindi potrei aver dimenticato l'intera sequenza degli eventi oppure la loro dinamica.

La storia di Cath è inframmezzata da stralci dei libri di Gemma T. Leslie, ma soprattutto da frammenti delle fan fiction passate di Cath o da quella che sta scrivendo adesso - in sostanza ho avuto la sensazione che il libro fosse più focalizzato sulla fan fiction di Cath piuttosto che su Cath stessa.
E va bene, capisco che quella fan fiction fosse il porto sicuro di Cath e una sorta di scudo per difendersi dalla realtà e dalla vita stessa, ma mi è sembrato di conoscere Simon e Baz (la controparte di Harry Potter e Draco Malfoy in versione Gemma T. Leslie) meglio di quanto abbia conosciuto Cath se non fosse stato per il fatto che sono molto simile a lei sotto certi aspetti. 

Tutto qua. 

È comunque una lettura davvero piacevole - è una lettura sulla crescita personale, sull'accettazione di sé, sulla presa di coscienza che non è necessario avere qualcuno in simbiosi con te perché ti apprezzi e ti voglia bene per quella che sei. Perché il fandom sa essere un posto splendido e speciale, ma anche il mondo reale è in grado di regalare momenti altrettanto meravigliosi.

"It had taken years to put themselves back together, and so what if some things didn't get put together in the right place? At least they could hold themselves up.
Most of the time."

Nel caso non lo sapeste, Rainbow Rowell ha scritto e pubblicato anche Carry On - così si chiama (in parte) la fan fiction di Cath. 
Non l'ho ancora letto - a dire il vero non me lo sono ancora procurata - ma a quanto ho capito non dovrebbe essere la fan fiction di Cath portata in forma di libro, ma un misto di tutto quanto visto in Fangirl. 
Avevo visto la video-recensione de laSvamps di .Ho fatto dell'ansia uno stile di vita su YouTube del libro e, se non ricordo male, ha detto che si tratta di pezzi della fan fiction di Cath e di stralci dei libri di Gemma T. Leslie e materiale originale della Rowell che vanno a comporre una nuova storia. 
Prima o poi leggerò anche lui. 

giovedì 31 marzo 2016

TBR List #1

In realtà ho così tanti libri in coda che potrei addirittura farci un minimo di dieci liste "to be read" e lo stesso me ne avanzerebbero un sacco. 

Faccio un post intermedio perché la mia lettura corrente sta andando molto a rilento a causa della mia salute che non dà segni di miglioramento e a causa del fatto che ieri ho avuto la febbre quasi a trentotto e ho passato la maggior parte del tempo a dormire - in compenso sono riuscita comunque a leggere lo stesso un po' nella mattinata mentre ero in fila dal dottore. 

E siccome sto leggendo il secondo libro di James Bowen, Il mondo secondo Bob e sequel di A spasso con Bob che avevo adorato, ho pensato bene di fare una lista dei libri a tema "felino" che ho in programma di leggere in un futuro ancora non ben identificato. 


Dall'alto verso il basso ci sono: 
  • Il mondo secondo Bob di James Bowen
  • Angeli sfrattati di Stefania Mascarello
  • Marian di Eva Polanski
  • Chopin di Eva Polanski
  • Il gatto che aggiustava i cuori di Rachel Wells

Il primo in cima è quello che sto attualmente leggendo adesso e che mi sono auto-regalata il mese scorso. 
In realtà mi sono anche auto-regalata il secondo. 
Marian è un regalo di Natale da parte delle mie amiche, chiesto dopo che avevo già puntato Chopin e Il gatto che aggiustava i cuori e che mi sono fatta regalare - sempre per Natale - dai miei genitori. 

E voi? 
Vi piacciono i libri con protagonisti gli animali oppure tendete ad evitarli per paura che non finiscano bene? 
Io personalmente li leggo solo se alla fine del libro il gatto è ancora felice e in salute e mia madre è uguale, le ho dovuto assicurare che A spasso con Bob finisce bene prima che lei si convincesse a leggerlo. 
Lo stesso però piango fiumi di lacrime perché ho letto solo degli stralci di Chopin e ho singhiozzato come una disperata - che volete farci, adoro i gatti e sono estremamente sensibile quando si tratta di loro.