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mercoledì 3 aprile 2024

[Recensione] "The Merciless King of Moore High" di Lily Sparks

Torno di nuovo online con una recensione vera e propria - chi l'avrebbe mai detto? 
E solo Lily Sparks poteva compiere questo miracolo. 

 
Grazie a NetGalley e alla Flux per la copia digitale in anteprima.
 
 
Titolo: The Merciless King of Moore High
Autrice: Lily Sparks
Data di uscita: 23 aprile 2024
Pagine: 368 (Kindle Edition)
Editore: Flux
Link Amazon: https://amzn.to/3VAmOdb

Trama [tradotta da me]: Quando gli adulti di Brockton, Connecticut, si trasformarono in giganteschi mostri assetati di sangue nove mesi fa, gli studenti della Jefferson High si barricarono dentro la loro scuola.

Ora la diciottenne Kay Kim è una dei membri del Consiglio Studentesco che cerca di impedire che i suoi compagni di classe muoiano di fame. Kay non è capace di bluffare e non riesce a tenere la bocca chiusa quando sa di avere ragione così, quando viene per caso a conoscenza di un segreto che minaccia il delicato equilibrio di potere alla Jefferson, viene trascinata fuori dalla scuola nel cuore della notte e mollata nel bel mezzo della città in un segreto tentativo di assassinio.

Ma quando una banda di cheerleaders provenienti dalla rivale Moore High dall'altra parte della città arriva in suo soccorso, Kay si ritrova tra spietate e festanti guerriere di strada che hanno adottato le usanze feudali di un popolare videogioco di una volta. La vita alla Moore è violenta e divisa in gruppi, ma tutti prosperano. Tutti, si intende, coloro che sopravvivono alle periodiche cacce al mostro del regno.

Perché l'amato Re della Moore Max pretendo solo assoluta fedeltà e che tutti alla Moore aiutino ad uccidere i "draghi". Se Kay vuole sopravvivere, le deve essere garantito asilo alla Moore–il che significa uccidere draghi, non fare le domande sbagliate e navigare attraverso fazioni rivali, triangoli amorosi e intrighi politici a corte.

Ma quando Kay scopre un letale segreto che porta fino alla Jefferson, la sua incapacità di nascondere la verità potrebbe innescare la rivoluzione che brucerà entrambe le scuole fino alla fondamenta.

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CONTENT WARNING: sangue, morte, gore, body horror, consumo di alcol e droghe.


Oh, mio Dio. 
 
Lily Sparks l'ha fatto di nuovo, ha scritto un libro (primo di una nuova serie, mi auguro!) che mi ha catturata e avvinta tra le sue pagine fin dall'inizio - tanto che l'ho divorato (passatemi il termine che qui assume un'accezione alquanto macabra visti i contenuti) in soli due giorni perché non riuscivo a staccarmi dalla storia e dai personaggi. 

Sono stata attratta da questo libro in primis perché si tratta di Lily Sparks, che ha scritto uno dei miei libri preferiti di sempre (Teen Killers Club) e mi ha regalato uno dei bookish boyfriends più psicopatici e attraenti di sempre (ciao, Erik), ma anche perché l'ambientazione della scuola superiore in cui i ragazzi si barricano dentro per nascondersi da mostri assetati di sangue mi ha ricordato un altro dei miei libri preferiti di sempre scritti da una delle mie autrici preferite di sempre: This Is Not a Test di Courtney Summers. 

Ma qui non ci sono zombie, c'è ben altro - e non sappiamo mai veramente tutto, non sappiamo il perché e non sappiamo come, ma tutti gli adulti si sono trasformati in mostri e non dico altro per non rovinarvi la sorpresa. Kay, la protagonista, ci racconta poco e niente perché è chiaramente traumatizzata, ma vediamo alcune cose del giorno che ha cambiato le vite di tutti per sempre tramite il punto di vista di altri personaggi. 

Dopo una trilogia come quella di Teen Killers Club c'era il rischio che alcuni personaggi finissero per assomigliare ad altri - ma non è così. Kay non è Signal, il Re del titolo non è Erik, nessuno dei personaggi maschili è Javier e nessuna dei personaggi femminili è Jada. Ma quanto sono rimasta coinvolta da tutti loro lo stesso. 


La storia inizia proprio con quello che ci racconta la trama: Kay è fuori dalla scuola, esiliata in un colpo di stato per qualcosa che ha scoperto, nel bel mezzo del nulla e alla mercé dei mostri - dei Growns, come li chiama la Jefferson. Ma un gruppo di ragazze la salva e la porta nell'altra scuola della città, la Moore. Oltre ad essere sorpresa dal fatto che lei e i suoi compagni di classe non sono gli unici sopravvissuti, si meraviglia anche del fatto di come siano in salute e non stiano facendo la fame come loro alla Jefferson. Ma quello che la lascia più sgomenta di tutto è la differenza tra le due scuole: mentre la Jefferson ha adottato una politica di serietà, raziocinio e no non-sense dove tutto viene discusso e approvato o meno dal Consiglio Studentesco durante le assemblee pubbliche, la Moore vive come se fossero ancora nel Medioevo basandosi su un vecchio videogame - il ragazzo che per primo ha ucciso un "drago" è Re, il suo migliore amico Capitano delle Guardie, gli altri amici Cavalieri, la ragazza che si occupa di medicare i feriti si fa chiamare Wizard Merlin e il resto della scuola occupa ognuno una classe formata dal suo clan e tutti formano la corte del Re. 

Re Max non si fida fin da subito di Kay, credendola una spia e la affida per tanto alla custodia del suo migliore amico - e se Kay vuole ottenere fiducia e asilo alla Moore, deve allenarsi e uscire con gli altri alla prossima Espansione per uccidere un drago. Se questo prima non uccide lei. 

E, tra un allenamento e l'altro, una lezione di guida e l'altra, scopre che non tutti sono fedeli al Re e che c'è una fazione che aspetta solo l'occasione giusta per ribellarsi alla tirannia. Ma scopre anche qualcosa che lega entrambe le scuole e lei, che è incapace di mentire, ora deve custodire il segreto più grande di tutti. 


Cosa vi devo dire? Di più non posso. 
Non posso dirvi i nomi gli altri personaggi perché rischio di spoilerare grosse cose e non voglio di certo. 
 
Vi posso dire che storcevo il naso all'idea di un triangolo amoroso, ma in realtà il triangolo non viene mai a formarsi per via dei sentimenti che due delle persone coinvolte provano per altre persone e perché alla fine faceva solo parte di un intrigo politico. 

Vi posso dire che è difficile individuare un vero e proprio cattivo all'interno di queste pagine perché ognuno pensa di agire per il meglio per la sua gente, ma poi si vede come la nuova realtà che sono costretti a vivere abbia portato cambiamenti significativi nelle loro personalità. Quindi sì, forse alla fine qualcuno è veramente un villain. 

Vi posso dire che lo scetticismo provato da Kay nel doversi inchinare davanti al Re quando questo è un ragazzo della sua età - e quando nella sua scuola ogni cosa è decisa insieme dopo essere stata oggetto di discussione - è reale anche per il lettore. Ma poi la storia va avanti e si capisce perché tutti abbiano adottato quello stile di vita - che sia per disperazione, per speranza o perché tutti gli altri l'hanno già fatto, ma il credere in qualcosa, credere nel potere di sconfiggere i draghi, ha dato a tutti loro della Moore uno scopo e la voglia di continuare a vivere.

Vi posso dire che non vi annoierete mai perché ci sono colpi di scena quasi ad ogni pagina, intrighi di corte, trame nell'ombra, cambi di alleanze, duelli e tradimenti - in alcuni momenti vi verrà l'ansia. 

Vi posso dire di non affezionarvi a nessuno perché Lily Sparks - come già sapevo - non ha paura di uccidere i suoi personaggi se serve alla storia. E ancora piango se ripenso ad una certa morte in questo libro. 

Vi posso dire che ho amato Brick - senza dirvi nel dettaglio chi è Brick. 

Vi posso dire che, sebbene la storia abbia una sua conclusione, come era stato per Teen Killers Club c'è ancora tanto spazio, tanto margine, tanto ignoto da esplorare e la storia non può fare altro che crescere - anche questo è pun riferito al contenuto del romanzo. 
 
Vi posso dire che l'epilogo è qualcosa di illegale e che lascia il lettore atterrito perché non coincide con quello che si sapeva prima dei Growns - o draghi, come preferite. Quindi servono altre risposte ad altrettante domande.

Insomma Lily, dacci un seguito! 

lunedì 9 novembre 2020

[Recensione] "Quiet No More" di Nikki Barthelmess

Finalmente ce l'abbiamo fatta, gente! Dopo quasi un mese sono riuscita a finire il libro e non solo bisogna festeggiare per questo, ma anche perché questo libro significa pure il completamento della mia annuale Goodreads Challenge!

Direi che un applauso me lo merito. 

Grazie a NetGalley e alla Flux per la copia digitale (una volta) in anteprima.


Titolo: Quiet No More
Autrice: Nikki Barthelmess
Data di uscita: 13 ottobre 2020
Pagine: 352 (Kindle Edition)
Editore: Flux
Link Amazon: https://amzn.to/3ibBqIJ

Trama [tradotta da me]: Ora al primo anno di college, Victoria Parker sta cercando di andare avanti con la sua vita dopo essere sopravvissuta ad un'aggressione sessuale da parte di suo padre e sei mesi in casa famiglia. Si sta concentrando sulle cose positive--frequentare il college, vivere da sola, riparare delle vecchie amicizie e farsene di nuove, fare parte di un gruppo di attivisti a scuola per il sostegno ai sopravvissuti di abusi. Ma tutto viene buttato all'aria quando una donna sconosciuta si presenta, affermando di essere la zia di Victoria e chiedendole di mentire su quanto è accaduto. Con il padre che dovrà affrontare la sentenza in un paio di mesi, Victoria è nervosa all'idea di dover divulgare la verità di quanto è successo al giudice - non è nemmeno di sicura di avere la forza per andare fino in fondo. Ma quando una sua compagna, membro anche lei del club, comincia a farle pressione perché parli, Victoria deve decidere come condividere la sua storia restando nel frattempo fedele a se stessa.


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TRIGGER WARNING: disturbo da stress post-traumatico, aggressione sessuale (passata), incesto (passato). 


Questo libro è il seguito di The Quiet You Carry, quindi saranno inevitabili riferimenti al libro precedente. 

The Quiet You Carry l'avevo letteralmente divorato in due giorni, invece questo sequel ci ho messi quasi un mese per finirlo perché c'era qualcosa che mi bloccava - e non ho ancora capito esattamente cos'era. 

Troviamo Victoria che cerca di ricostruirsi una vita: dopo aver salvato la sua sorellastra Sarah e aver finalmente denunciato suo padre, ora Victoria è al college. Vive da sola - anche se vede Tiffany e Sarah una volta a settimana per la cena in famiglia - ed è ancora in contatto con Connie, la madre affidataria, con cui, dopo un periodo burrascoso, finalmente è arrivata ad instaurare un rapporto di reciproca comprensione. La sua migliore amica Christina è lontana, al college a Washington, mentre il suo ragazzo Kale è ancora a Silver Valley a finire il liceo. 
Ecco perché Victoria sente il bisogno di farsi nuovi amici e un gruppo che cerca di promuovere il sostegno alle vittime sopravvissute di abuso, cercando di sradicare la rape culture, sembra proprio adatto a lei. 

Qui stringe amicizia in particolare con Jasmine, Lana e Trey, ma anche questo non è in grado di distrarla da ciò che ancora popola la sua mente in ogni istante del giorno e in ogni incubo durante la notte: la sua dichiarazione in quanto vittima su come gli abusi del padre l'hanno cambiata - che dovrebbe consegnare al giudice prima che sia emessa la sentenza. 
Ma ogni volta che Victoria sta per mettersi a scrivere si trova in stallo, divisa tra la rabbia che prova - specialmente quando pensa a Sarah - e l'amore che in fondo prova ancora per suo padre, perché è difficile non ricordare i momenti felici durante la sua crescita. 

A turbare ancora di più di Victoria è la comparsa di una zia che non sapeva di avere e di cui suo padre non le aveva mai parlato - una zia che con il suo arrivo porterà con sé anche un terribile segreto di famiglia. E questo segreto metterà ancora più in difficoltà Victoria, la quale si ritroverà a chiedersi se ciò che ha scoperto possa essere un'attenuante. Ma può chiedere forse compassione per quello che è stato il suo carnefice se questo significa ferire ancora di più Sarah? 
Victoria non sa che fare e sente che Kale non riuscirà mai davvero a capirla - non come fa Trey. La distanza tra lei e Kale non sembra più fatta solo di chilometri, ma sta diventando anche emotiva e sebbene avesse giurato di non mantenere più dei segreti, la cosa si sta rivelando difficile. 
E a far pentire Victoria di essersi confidata con qualcuno è proprio una delle persone di cui pensava di potersi fidare, la quale usa la sua storia personale come esempio di come - secondo lei - i sopravvissuti non dovrebbero reagire. 

Con tante persone che vogliono imporre la loro opinione, è ora il momento che Victoria trovi la sua voce per dire la sua storia a modo suo. 


Non so cosa sia andato storto. 

Con il romanzo precedente era stato facile immergermi nella storia, sentire il dolore di Victoria - qui invece ci sono stati molti momenti in cui mi sono sentita emotivamente distaccata, non coinvolta. 

È qualcosa che per fortuna io non ho mai vissuto e forse per questo - e per la mia tendenza a vedere le cose solo in bianco o nero - è stato difficile leggere di Victoria che per tre quarti del libro pensa a scrivere la sua dichiarazione, comincia e poi la straccia. Ripetutamente, sempre con gli stessi pensieri. 
E mi sento anche male nel dire questo perché per fortuna io non so cosa voglia dire sentirsi spaccata a metà tra l'odio e l'amore allo stesso tempo per un genitore. E Victoria non ha solo quello sulle spalle: oltre a chiedersi quale sia la decisione giusta in merito alla sua dichiarazione, con essa vorrebbe anche non dare un'ulteriore dispiacere a Sarah. Ma fare questo significherebbe dare un dolore alla zia Audrey - e questo conoscendo adesso la storia di famiglia. 
 
Indubbiamente Victoria viene sottoposta a molteplici ricatti morali, anche quando confidandosi con coloro che crede amici si solleva un polverone nel momento in cui loro ritengono che con la sua decisione stia tradendo tutte le vittime e i sopravvissuti di abuso. E non è semplice per Victoria vedersi buttata in pasto ai lupi, con la sua storia pubblicata e usata come esempio di ciò che non si dovrebbe fare quando è ancora confusa a riguardo. Ognuna delle persone della sua vita vorrebbe che si comportasse in un certo modo e si arrabbia quando Victoria non risponde come una marionetta. 
 
Sebbene comprendendo il motivo per cui la sua amica abbia reagito in quel modo, è stata comunque una cosa che mi ha fatta inorridire - totalmente il contrario del mostrare sostegno alle vittime e di lasciare loro la libertà, il tempo e il modo con cui raccontare la loro storia. La loro verità. 
Ho detestato la sua amica per questo, ma nel finale mi è piaciuto ancora meno il modo in cui Victoria ha reagito - e questo perché io sono il tipo da bianco o nero e il perdono difficilmente rientra nelle mie scelte. 

In generale, è stata proprio Victoria a farmi arrabbiare in questo libro - e ribadisco, mi vergogno nel dire questo. 
Ma già nel volume precedente io ero dell'idea che Victoria non avrebbe dovuto mettersi con Kale - era troppo presto e la cosa qui viene ampiamente dimostrata, sebbene questo sia utile per capire che i sopravvissuti hanno bisogno di tempo per guarire e di terapia. E davvero, Victoria avrebbe dovuto andarci molto prima della fine del libro. 
Victoria si comporta davvero male con Kale: lo allontana perché sente che lui non riesce a capirla, ma allo stesso tempo poi si arrabbia con lui quando lui vive la sua vita con i suoi amici a Silver Valley. E non è giusto nei confronti di Kale, che la ama sinceramente, mentre a me è sempre stato chiaro che quello di Victoria in realtà fosse più bisogno di sicurezza e stabilità piuttosto che amore. Per questo ho temuto fin dalla prima volta che ho visto comparire Trey, ma per fortuna non si è ripetuta la stessa dinamica. 

In generale, tante cose qui accadono troppo presto e troppo in fretta perché Victoria sia in grado di affrontarle senza prima aver iniziato almeno un po' a guarire. Anche la sua partecipazione al SASAH (Students Against Sexual Assault and Harassment) è forse precipitosa perché sebbene l'intento sia nobile, questo la distrae dai suoi problemi per focalizzarsi sull'aiutare gli altri, ma è chiaro che alla fine ne sia comunque travolta. 

Ho preferito il primo libro sicuramente - qui, tra le scene un po' ripetitive e il processo mentale di Victoria che non è facile da digerire per chi è sempre netto sulle sue posizioni (e soprattutto per chi non ci è mai passato), c'è qualcosa che si perde in quanto coinvolgimento emotivo e attaccamento alla protagonista, ma sicuramente resta un libro importante per i suoi temi all'interno. 

Perché ogni sopravvissuto ha il diritto di scegliere se raccontare la propria storia o no e soprattutto di reagire come ritiene più opportuno, senza aspettative altrui di comportamento o ricatti emotivi - serve solo qualcuno che ascolti quando si decide di mettersi a nudo. Perché, come capisce Victoria, non sta ai sopravvissuti risolvere i problemi degli altri - non sempre, almeno.


lunedì 26 ottobre 2020

What's on my bedside table? #83 | "Quiet No More" di Nikki Barthelmess

Immagino che per oggi vi foste aspettati un altro tipo di post - una recensione, magari. E invece no, sono ancora preda della reading slump - e di quelle belle potenti, anche.  
Un po' avevo pensato anche io di cambiare genere e passare a qualcosa di un po' più leggero, ma pensavo di farlo una volta portato a termine questo libro. Poi invece, parlando con Federica in chat, lei mi ha dato lo stesso suggerimento e visto che avevo giusto due cosine corte e fuori dal genere attuale nei paraggi, tra sabato e domenica ho letto altro e spero che questo mi dia la spinta per riprendere a leggere come ho sempre fatto. 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Quiet No More" di Nikki Barthelmess
Uno young adult che parla di una sopravvissuta ad abuso psicologico e aggressione sessuale e di cosa accade dopo, seguito di The Quiet You Carry.


SONO A... 
Pagina al 15%. Sto facendo fatica, lo ammetto. Il primo l'avevo divorato nel giro di due giorni da tanto mi aveva presa, questo l'ho iniziato domenica scorsa - non ieri - e non sono neanche ad un quarto del romanzo. Boh, è che c'è stata una cosa che mi ha fatta storcere il naso e che è sempre sulla scia di una cosa che non mi era piaciuta nel romanzo precedente e andando avanti credo mi piacerà sempre meno.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
...il primo romanzo mi era piaciuto tanto e non vedevo l'ora del sequel, ora sarà anche la reading slump ma mi sento una lumaca.

martedì 5 marzo 2019

[Blogtour - Guest Post] Nikki Barthelmess, author of "The Quiet You Carry"

Accadeva lo scorso novembre: NetGalley aveva accettato la mia richiesta e mi aveva mandato l'eARC di The Quiet You Carry, scritto da Nikki Barthelmess. 
In seguito sono stata contattata da Shelley Jones - che ringrazio - che mi ha chiesto se fossi interessata a partecipare al blogtour e siccome fantasia per fare domande intelligenti zero, ho scelto l'alternativa: il guest post. 


Il libro esce oggi quindi, se non avete ancora letto la mia recensione, lo potete fare QUI.  
Sotto troverete il post originale di Nikki - che ringrazio ancora di più - e sotto ancora la mia traduzione per chi non mastica benissimo l'inglese e spero davvero che vi farete conquistare da questa autrice e dal suo libro.  




Five months ago, I've been lucky enough to read an eARC of The Quiet You Carry by Nikki Barthelmess through NetGalley - and I loved it. A month later, Shelley Jones - a publicist for North Star Editions - made contact with me and she asked if I was willing to participate on the blogtour. Since I have zero creativity for smart questions, here we are: Nikki is today a guest on Some Books Are

Today is also the day The Quiet You Carry is released.

So, a heartfelt thanks is due: thanks to NetGalley, for accepting my request; thanks to Shelley Jones, for giving me this opportunity; many, many thanks to Nikki Barthelmess for trusting me with this and for all her sweetness. 

My English review can be read on NetGalley HERE and on Goodreads HERE.
  
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Writing from home

By Nikki Barthelmess

When people say they write from home, often they mean they don’t have to go into an office for work. But they might not exclusively work from where they live. Many writers I know enjoy going to coffee shops or other places where they can be around other people. They also say they’ll go stir-crazy if they don’t leave the house.

Not me. When I say I write from home, I mean it. I’ve tried dragging myself to coffee shops. I take photos for Instagram when I’m doing so, as if to say “Look at me, I’m a writer at a coffee shop. This is what we do, right?”

But inevitably, I go once and then don’t come back, unless it’s for meeting a friend to catch up. I find coffee shops fun but not the best place for me to do my writing. I get too easily distracted, not by being in the space itself, but by the effort it takes me to get there. One of my favorite parts of being a full-time writer is that I don’t have to change out of my pajamas to get work done, and I can stay home and cuddle my Corgi. His name is Corgus and he’s the employee of the month every month. Even though he sometimes noses my laptop off my lap and takes its spot.




I have a home office, a room upstairs that has my desk and some journals and other writerly things. It doesn’t have a door and it overlooks the downstairs. I keep my indoor exercise bike up there, too, and some books. It’s a nice spot. I like it.


But I never write from there.

Because even writing from a home office, it seems, is too much effort for me. For whatever reason, probably part comfort level and part keeping-Corgus-happy, I always end up at my same spot on the couch. My husband laughs because even my couch-sitting doesn’t vary. There’s an indent from where I always sit on the right side! And does it matter, really, so long as I get the work done?

I have learned I’m a creature of habit. So I write from home, on my couch, sometimes with my puppy Corgus on my lap fighting the laptop or whatever book I’m reading for attention. And l like it that way! 


About the author: 

Nikki Barthelmess is a journalist published everywhere from lifestyle blogs to survivalist magazines. She entered foster care in Nevada at twelve and spent the next six years living in six different towns. During this time, Nikki found solace in books, her journal, and the teachers who encouraged her as a writer. A graduate of the University of Nevada, Reno, Nikki lives in Los Angeles with her husband and her pride-and-joy corgi pup. The Quiet You Carry is her debut novel.

You can find Nikki online on Twitter (@nikkigrey_), Instagram (@nikkibarthelmess), and her website, nikkibarthelmess.com.


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Scrivendo da casa

di Nikki Barthelmess

Quando la gente dice che scrive da casa, spesso intende che non deve andare in ufficio per lavorare. Ma non è detto che lavorino per forza dove vivono. A molti scrittori che conosco piace andare nelle caffetterie o dove possono essere circondati da altre persone. Dicono anche che impazzirebbero se non uscissero di casa.

Non io. Quando dico che scrivo da casa, io lo intendo davvero. Ho provato a trascinarmi nelle caffetterie. Faccio le foto per Instagram mentre ci sono, come per dire “Guardatemi, sono una scrittrice in una caffetteria. È questo quello che noi facciamo, vero?”

Ma inevitabilmente ci vado una volta e poi non ci torno più, a meno che non sia per incontrare un'amica e fare due chiacchiere. Ritengo che le caffetterie siano divertenti, ma non il posto migliore per me dove scrivere. Mi distraggo troppo facilmente, non per il posto in sé ma per lo sforzo che mi ci vuole per arrivare lì. Una delle cose che preferisco dell'essere una scrittrice a tempo pieno è che non mi devo togliere il pigiama per lavorare - e posso stare a casa e coccolare il mio Corgi. Lui si chiama Corgus ed è l'impiegato del mese ogni mese. Anche se qualche volta spinge via il computer con il suo naso e prende il suo posto sulle mie gambe.




Ho uno spazio che uso come ufficio a casa, una stanza al piano di sopra con la mia scrivania, qualche blocco per gli appunti e altre cose da scrittori. Non ha una porta e si affaccia sul piano di sotto. Lì tengo anche la mia cyclette e qualche libro. È un bel posto. Mi piace.


Ma non scrivo mai da lì.

Perché anche scrivere da un ufficio di casa, a quanto pare, mi costa troppo sforzo. Per le ragioni che volete, in parte probabilmente per comodità e in parte per fare Corgus felice, finisco sempre nel mio angolo di divano. Mio marito ride perché anche la mia posizione sul divano non cambia. C'è il segno dove mi siedo sempre sulla parte destra! Ma ha qualche importanza alla fine, finché porto a termine il mio lavoro?

Ho imparato che sono una creatura abitudinaria. Così scrivo da casa, sul mio divano, qualche volta con il mio cucciolo Corgus sulle gambe che litiga con il computer o con qualunque libro io stia leggendo per attirare la mia attenzione. E mi piace così! 


L'autrice: 

Nikki Barthelmess è una giornalista pubblicata ovunque, dai blog di lifestyle alle riviste di survivalisti. È entrata in affidamento nel Nevada a dodici anni e ha trascorso i successivi sei vivendo in sei città diverse. Durante questo tempo, Nikki ha trovato conforto nei libri, nel suo diario e negli insegnanti che l'hanno incoraggiata a diventare scrittrice. Laureta all'Università del Nevada a Reno, Nikki vive a Los Angeles con suo marito e il suo cucciolo di corgi che è il suo orgoglio e la sua gioia. The Quiet You Carry è il suo romanzo di debutto.

Potete trovare Nikki online su Twitter (@nikkigrey_), Instagram (@nikkibarthelmess) e sul suo sito web nikkibarthelmess.com.


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I wanna say once again what a pleasure having Nikki here on my blog as a guest has been - I'm honored and I can't seriously wait to read another book from her. 
So, what are you waiting for? The Quiet You Carry is an amazing book and you shouldn't hesitate to pick it up!

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Questo libro è inedito qui da noi e so che ha temi che non siamo abituati a vedere in Italia, ma merita davvero tanto e spero che gli darete una possibilità - se ve la cavate con la lingua o se mai un giorno verrà tradotto qui da noi. 
Spero di avervi incuriositi, quindi commentate e non fatemi fare brutta figura lasciando lo spazio dei commenti sotto vuoto - e possiamo parlare di quanto è adorabile Corgus?

sabato 17 novembre 2018

[Recensione] "The Quiet You Carry" di Nikki Barthelmess

Come ho letto la trama di questo libro su NetGalley - che ringrazio per la copia eARC in super-anteprima dal momento che il libro uscirà a marzo del prossimo anno - ho subito capito che avrebbe fatto un male tremendo. 

E così è stato, perché questo libro è straziante e mi ha portata quasi alle lacrime in più di un'occasione.


Titolo: The Quiet You Carry
Autrice: Nikki Barthelmess
Data di uscita: 5 marzo 2019
Pagine: 272 (Kindle Edition)
Editore: Flux
Link Amazon: n/d

Trama [tradotta da me]: Victoria Parker sapeva che il comportamento di suo padre nei suoi confronti era un po' insolito, ma si era convinta che andasse tutto bene—fino a quando si è ritrovata chiusa fuori di casa alle tre del mattino, circondata dalle luci lampeggianti della polizia.

Ora, mollata in una affollata e caotica casa-famiglia, Victoria deve muoversi in punta di piedi attorno alla sua prepotente madre affidataria, uscire indenne dal suo ultimo anno in una nuova scuola e in qualche modo salvare i suoi sogni per il college . . . tutto questo mantenendo il suo passato nascosto.

Ma alcuni segreti non riescono a restare sepolti—specialmente quando ricordi sgraditi gelano
Victoria sul posto all'improvviso e incubi disturbano il suo sonno. Come se non potesse andare peggio, non riesce a smettere di preoccuparsi per la sua sorellastra Sarah, rimasta con suo padre. Tutto quello che lei vuole è andare avanti, ma come fai a concentrarti sul futuro quando il passato non ne vuole sapere di lasciarti in pace?

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TRIGGER WARNINGS: molestie, tentato stupro di minore, incesto, violenza domestica, autolesionismo, tentato suicidio, disordini alimentari. 

La trama dovrebbe già farvi capire cosa non va nella famiglia Parker, ma nel caso basta anche solo leggere gli avvertimenti - alcuni di quei temi sono solo menzionati, altri sono molto più grafici e dettagliati. 

La storia comincia con Victoria che si trova fuori di casa alle tre di notte, sorvegliata a vista da un agente di polizia che raccoglie la dichiarazione di suo padre e della sua matrigna e con una donna che lavora per i servizi di tutela dei minori che le dice di prendere solo il necessario e nulla di valore perché non può più restare a casa sua. 
Victoria è stordita, confusa, smarrita - ci deve essere stato sicuramente un fraintendimento, non è possibile che suo padre abbia dichiarato che è disturbata e che ha bisogno di aiuto perché lei gli ha fatto delle avances sessuali. 

Ma Victoria passa la notte sul divano dell'ufficio di Fran, prima di venire assegnata ad un'altra assistente sociale al mattino e costretta poi a trasferirsi a Silver Valley perché a Reno nessuna famiglia affidataria era disponibile ad accoglierla - soprattutto viste le accuse di pessimo comportamento sollevate nei suoi confronti. 

Victoria si trova sradicata dalla sua vita, senza la vicinanza delle cose e dei luoghi familiari, senza la sua libertà, senza nemmeno aver potuto salutare la sorellastra Sarah e costretta a vivere da Connie - una donna che la perquisisce ogni volta che entra o esce da casa in cerca di droga e a cui deve chiedere il permesso anche solo per andare in bagno - insieme alla figlia naturale di quest'ultima e ad altre due ragazzine in affido con cui condivide il "dormitorio". 

A nulla valgono le richieste di Victoria alla sua assistente sociale Mindy - così oberata di lavoro da riuscire a stento a non controllare il cellulare ogni minuto - di poter parlare con Sarah: a quanto dice Mindy, la sua matrigna Tiffany crede a suo padre e Sarah dichiara di non sapere a cosa credere. 
Se però lei parlasse, desse la sua versione della storia... ma Victoria non può. 

L'unico obiettivo di Victoria ora è riuscire a tornare a Reno e ad andare al college, anche se dovrà pagarselo in qualche modo tutto da sola perché la sua famiglia l'ha abbandonata a se stessa senza nulla tranne che i vestiti che indossa. 
L'obiettivo è quello di riuscire a sopportare Connie, anche grazie al sostegno delle sorelle in affido Jamie e Lizzie - la prima di dodici anni e la seconda ancora una bambina - sebbene abbiano anche loro i loro problemi. 
L'obiettivo è quello di diplomarsi senza finire nei guai e non far avvicinare nessuno. 

Ma com'è logico, in una cittadina dove si conoscono tutti è inevitabile che una faccia nuova susciti curiosità e Victoria si ritroverà a cercare di evitare domande troppo personali e a mentire sullo stato della sua famiglia e su dove vive di fronte alle domande dell'estroversa e amichevole Christina e del suo amico Kale. 
Ma le bugie possono davvero reggere per sei mesi? Victoria stessa può reggere sei mesi senza andare in pezzi? 


Questo libro fa un male terribile, fa venire un nodo allo stomaco e fa inacidire il sangue. 

I pezzi della vita di Victoria vengono a galla mano a mano che la lettura va avanti. 
Abbiamo stralci di vita di sua madre quando era poco più grande di lei, abbiamo il racconto del loro rapporto stretto e quanto il padre si arrabbiasse quando le vedeva così unite, abbiamo la descrizione di quando Victoria si accorgeva delle liti tra i genitori, vediamo gli ultimi giorni di sua madre e la promessa che ha strappato a Victoria di prendersi sempre cura di suo padre dopo la sua morte. 

In virtù di quella promessa, Victoria si impone di non pensare a quello che è successo quella notte - ma non ce la fa. Spesso si perde nella sua mente, nei ricordi, negli incubi, sempre convinta che sia stata colpa sua. 
Quello di Victoria è un lungo percorso che la porta alla consapevolezza di ciò di cui è stata vittima non solo da parte di suo padre, a come la sua stessa madre e Tiffany siano state e siano vittime tuttora e alla paura di ciò che potrebbe ora succedere a Sarah - forse la stessa cosa che è successa a lei, se non è già cominciata. 


Questo libro ha l'effetto di un calcio nello stomaco. 

The Quiet You Carry affronta il problema dei minori in affido: come alcune famiglie affidatarie lo facciano solo per l'assegno che passa lo Stato, come alcuni adulti decidano di adottare solo i ragazzi più piccoli, come il passato e i crimini dei genitori pesi sui minori adolescenti in caso di possibile adozione perché percepiti essi stessi colpevoli, come il numero ingente di minori non abbia una corrispondenza con un altrettanto numero ingente di assistenti sociali che possano occuparsi di loro a dovere e non con cinque minuti faccia a faccia una volta al mese, come una volta raggiunta la maggiore età i ragazzi spesso sono lasciati allo sbando perché non hanno nessuno della loro famiglia e non sono neanche più un problema e un dovere dello Stato. 

The Quiet You Carry affronta il problema del silenzio, della famiglia che non è tale, delle bugie e delle manipolazioni, del senso di colpa della vittima, delle responsabilità, della violenza domestica e degli abusi e del terrore che tutto questo comporta - perché ci sono cose che sono e resteranno per sempre imperdonabili. 

The Quiet You Carry è la storia di Victoria, che vuole solamente la normalità e un futuro che le possa far dire che questa fase della sua vita è passata. 
È la storia di Victoria che prende coscienza che la madre che amava tanto ha commesso anche lei errori imperdonabili, che prende coscienza di quanto fosse sbagliato quello che le ha fatto suo padre e del fatto che se vuole salvare Sarah deve essere la prima ad ammettere con se stessa e con gli altri quanto accaduto. 

Christina mi è piaciuta davvero tanto: forte, decisa, comprensiva e razionale quando serviva che Victoria non agisse di impulso per non compromettere il suo futuro. 
Anche Kale mi è piaciuto, ma un po' meno. Non dico che quello che c'è tra lui e Victoria mi sia sembrato affrettato perché comunque lei ci va con i piedi di piombo - giustamente - ma quel "I think you're great" poco dopo l'inizio della scuola quando di fatto non si conoscono e non ci hanno mostrato dialoghi a sufficienza in quanto Victoria è decisa a stare da sola, mi è sembrato un po'... campato in aria, per così dire. E poi vabbè, tutti i piani per il futuro al college insieme quando Victoria ha cose più grandi da risolvere al momento e non è sicura di niente. Ma per il resto, anche lui è di enorme supporto per lei. 

E alla fine mi sono pure trovata a rivalutare Connie - per quanto dura e sgradevole in molte cose - e, alla luce di quanto emerso tra le righe, è forse una madre migliore di quanto lo sia stata quella di Victoria. 

The Quiet You Carry è un libro che mi ha fatta arrabbiare, mi ha fatta soffrire e che finirò comunque per comprare cartaceo. 


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