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lunedì 11 marzo 2024

[Recensione] "First & Then" di Emma Mills

Avevo già letto un libro di Emma Mill, Lucky Caller, e non era andata benissimo - però su questo, che avevo in casa da una vita e che si presentava come una versione moderna di Orgoglio e Pregiudizio, avevo grandi aspettative.

Devo dire che è andata un pelo meglio che con quell'altro, ma il fatto di averci messo una settimana per leggerlo - quando in realtà avevo preventivato di leggerlo nel primo weekend di marzo data la sua relativa brevità - e il fatto che comunque ci siano state alcune cose che mi hanno fatta un po' storcere il naso, alla fine mi hanno fatta decidere che non è stato il successone che mi immaginavo.


Titolo: First & Then
Autrice: Emma Mills
Data di uscita: 4 ottobre 2016
Data di uscita originale: 13 ottobre 2015
Pagine: 267 (copertina flessibile)
Editore: Square Fish
Link Amazon: https://amzn.to/3V39ldo

Trama [tradotta da me]: Devon Tennyson non cambierebbe assolutamente nulla. Lei è felice di guardare le partite del venerdì sera dalle gradinate, fantasticando in silenzio sul suo migliore amico Cas e ignorando beatamente il futuro dopo il liceo. Ma l'universo ha altri piani e questi prevedono Foster, il cugino di Devon, un'impenitente anomalia sociale con un sorprendente talento per il football e lo sgradevolmente superbo e attraente in maniera esasperante running back Ezra, proprio dove non li vuole - prima nella sua classe di ginnastica e poi in ogni altro aspetto della sua vita.

Orgoglio e Pregiudizio incontra Friday Night Lights in questo romanzo, un romance young adult contemporaneo sull'amore—per il ragazzo più inaspettato, per un nuovo fratello e per te stessa.
 
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Devon Tennyson è una ragazza al suo ultimo anno di scuola superiore - ed è una ragazza come tante, quasi noiosa nella sua abitudinaria e per niente eccitante vita, senza idee su cosa fare nella vita e con il pensiero dell'università ancora molto lontano, sebbene la consulente scolastica stia già facendo pressing per le domande di ammissione e Devon, di conseguenza, ammette che probabilmente andrebbe al college solo per non finire ammazzata dai suoi genitori se decidesse di non andare. 

Devon ama la sua vita così com'è - ama leggere i romanzi di Jane Austen, ama vedere le partite di football di venerdì sera e ama il suo migliore amico Cas, non ricambiata. 

La sua vita prende una nuova piega proprio in quel momento, proprio nell'estate prima del suo ultimo anno, quando il cugino quattordicenne Foster viene a vivere con loro. E Foster è un po' strano, non è come gli altri adolescenti della sua età, non vuole assolutamente parlare dei suoi genitori e del perché è finito a vivere con Devon e la sua famiglia e proprio Devon diventa il suo punto di riferimento - cosa di cui lei non è per niente felice, dal momento che lui la segue ovunque vada oppure la trova ovunque si trovi. 

E insieme a Foster entra nella sua vita anche Ezra, la star della squadra di football - prima come suo partner (in un'esperienza disastrosa) durante le lezioni di ginnastica e poi come mentore di Foster quando viene scoperto il talento (del tutto casuale e naturale) di quest'ultimo nel cacciare un pallone da football. 

E se già prima Devon aveva sempre attorno Foster, ora si ritrova anche Ezra e la cosa non è che le faccia esattamente piacere visto che prima lui finge di non conoscerla in pubblico e poi a malapena le parla... 


Sì, questo romanzo potrebbe essere una sorta di retelling moderno di Orgoglio e Pregiudizio perché le dinamiche tra Devon ed Ezra ricordano parecchio quelle tra Elizabeth e Darcy. Però, più che sull'amore romantico (anche perché effettivamente i momenti di vero contatto tra Devon ed Ezra non sono tantissimi), questo libro si concentra su altro. 

Intanto si concentra su Devon stessa, che si rende conto di quanto sia sempre stata egoista e concentrata solo su se stessa - e su Cas. Ho trovato strano che Devon non avesse altri amici o amiche al di fuori di Cas, che ad un certo punto si renda conto di non avere nessuno da chiamare quando le cose con quest'ultimo si fanno complicate, ma poi ho capito che il problema era mio perché non ho mai avuto un migliore amico maschio. Però ho avuto una migliore amica femmina e, come Devon e Cas, eravamo anche noi nella nostra bolla e non esisteva nessun altro e quando quella bolla è per forza scoppiata, pure io non avevo altre persone da chiamare. Devon quindi compie un percorso e si impegna per essere meno egoista, per essere più attenta nei confronti degli altri e per non giudicare le persone senza prima averle conosciute dall'alto di una presunta superiorità che non aveva nessun diritto di poter reclamare. 

Devon è anche convinta di non aver nessun talento, niente che la distingua dagli altri e crede che avere una vita normale, non straordinaria e priva di eventi o tragedie la renda solo noiosa, ma è solo quando rompe la bolla e parla e si confronta con gli altri, costruisce altre relazioni e sperimenta altre dinamiche che capisce che anche lei ha qualcosa da offrire alle persone e che in fondo non è poi così brutto avere una vita "noiosa".

L'altra parte bella di questo romanzo è il rapporto che si viene a creare e a sviluppare tra Devon e Foster, in cui inizialmente lei a malapena lo tollera e che poi finisce per amare come un fratello. Foster fa tanta tenerezza, è un po' strano forse ma estremamente serio e maturo per la sua età, e l'ammirazione e la devozione che prova per Devon sono qualcosa che fa venire gli occhi lucidi. 

Non ho amato lo slut-shaming di cui si "macchia" Devon per tutto il romanzo, per come giudica sprezzante tutte le ragazzine truccate e quasi svestite del primo anno mettendole a confronto rispetto a com'era lei alla sua età. Non l'ho amato, ma devo anche ammettere che forse è quasi "normale" perché se ripenso al mio di liceo, qualcosa di simile l'abbiamo pensato e detto anche io e le mie compagne di classe di quelle più piccole di noi di qualche anno. Non dovrebbe accadere e non dovrebbe essere "normale", ma succede - e poi Devon, come ho fatto io, alla fine matura. 

Ci sono state altre cose che mi hanno fatta storcere un po' il naso, come un personaggio che ogni tanto appare ma non ci capisce se sia più grande oppure se frequenti anche lui le superiori con Devon e gli altri oppure la mancanza di descrizioni fisiche dei personaggi - personalmente odio quando certe autrici continuano a ribadire quanto sia prestante un fisico oppure quanto sia rimarchevole una certa caratteristica, ma qui non sappiamo nemmeno che aspetto abbiano Devon ed Ezra. Avrei voluto sapere anche di più di un altro personaggio, Jordan, che sembra davvero forte e avrei voluto un po' più di background sul rapporto/amicizia tra lui e Devon e come e perché ha iniziato a chiamarla "champion of my heart" - per Devon esisteva solo Cas, ma è chiaro che in realtà Devon è quasi popolare e in tanti la conoscono e la fermano sempre per parlarle e chiederle come sta. 

Ci sono parecchie cose mancanti in questo libro - e anche Ezra dopo avrebbe meritato un po' più di spazio - ma è stata comunque una lettura piacevole, con quel po' di angst e aww finale che piace a me. Non indimenticabile, ma nemmeno scialbo e anonimo come altri romanzi che mi è capitato di leggere. 
 

lunedì 5 agosto 2019

[Recensione] "The Fall" di James Preller

Che ne dite di cominciare la prima settimana effettiva di agosto con la recensione dell'ultimo libro che ho letto a luglio?


Titolo: The Fall
Autore: James Preller
Data di uscita: 13 settembre 2016
Data di uscita originale: 22 settembre 2015
Pagine: 224 (copertina flessibile)
Editore: Square Fish
Link Amazon: https://amzn.to/2M43wsZ

Trama [tradotta da me]: L'estate prima dell'inizio della scuola, l'amica e compagna di classe di Sam Morgan Mallen si uccide. Morgan era vittima di bullismo. Forse ha baciato il ragazzo sbagliato. Oppure ha detto la cosa sbagliata. E a proposito di quel selfie che ha fatto il giro di tutti i telefoni? Morgan era questo e Morgan era quello. Ma chi sa davvero cosa è successo?

Mentre Sam esamina gli eventi che hanno portato alla tragedia, deve anche affrontare una difficile domanda che potrebbe cambiare la sua vita: perché ha tenuto la sua amicizia con Morgan un segreto? E avrebbe potuto fare qualcosa - qualsiasi cosa - per prevenire il suo suicidio?


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Sono sempre in difficoltà quando si tratta di recensire libri di questo genere - in parte perché temo sempre di svelare troppo di me (cose che comunque non mi sono quasi mai fatta scrupoli a scrivere sul mio blog personale) e in parte perché so che è necessario. 


L'età dei personaggi di questo libro non è specificata, ma credo che si tratti di ragazzi che vanno ancora alle medie. E questo lo rende ancora più importante nell'ottica di educare i giovani. 

Un mese prima di un nuovo anno scolastico, Morgan Mallen si getta dalla torre idrica. Era vittima di bullismo, sia faccia a faccia che online, e ora tutti si mostrano oltraggiati - ma dov'erano prima? 

Sam Proctor rimane scosso dalla notizia e, spinto da un insegnante che gli consiglia di tenere una sorta di diario, comincia a ripensare a ciò che ha portato alla morte di Morgan e al ruolo che lui stesso potrebbe avere avuto. 


The Fall è raccontato sotto forma di diario, ma non di quelli con la data in alto e aggiornati giorno per giorno. Ci sono pagine in cui Sam scrive di più e altre in cui scrive di meno - pagine in cui a volte c'è solo una poesia. 

Non segue un ordine cronologico specifico e vediamo come all'inizio voglia prendere le distanze dalla faccenda descrivendo Morgan proprio come la vedevano tutti gli altri e man mano che scrive, inizia a ricordare la vera Morgan - quella che aveva conosciuto lui, quella con cui aveva costruito una sorta di amicizia incontro dopo incontro quando entrambi portavano a spasso i cani. 
Ma era un'amicizia che non esisteva a scuola, che esisteva solo fuori in luoghi dove nessuno li avrebbe potuti vedere insieme. 

Perché Sam forse non era il bullo di Morgan, ma era comunque un osservatore - ma soprattutto era un partecipante perché quando Athena Luikin ti passava il testimone per scrivere in internet cattiverie su Morgan non ti potevi rifiutare, pena l'essere il nuovo bersaglio oppure un paria a scuola. 

Ma scrivere "cattiverie gentili" equivale ad essere meno colpevoli? 


La mia empatia con questo libro è sempre stata altalenante durante tutta la durata delle sue 195 pagine. Questo perché io sono sempre stata dall'altra parte della barricata - io sono sempre stata la vittima dei bulli e ogni volta che veniva descritto il modo in cui Morgan camminava a testa bassa e spalle curve nei corridoi evitando il contatto visivo mi si stringeva il cuore perché rivedevo me stessa fin troppo chiaramente. 

Con Sam ho avuto un rapporto di alti e bassi, ma mi ha anche fornito molto su cui riflettere. È chiaro che Sam si senta in colpa anche se ora è troppo tardi, ma ad un certo punto si chiede se un solo errore può definirti come persona per tutta la vita. Se uccidi qualcuno o assisti mentre un gruppo di ragazzi si approfitta di una ragazza ubriaca ad una festa, questo sì ti rende una persona orribile - ma partecipare in maniera passiva alla distruzione social e non di una persona ti rende un bullo per sempre? 

Per esperienza direi di sì - per il modo in cui l'ho vissuta dall'altra parte della barricata. Chi mi ha dato addosso da quando avevo tredici anni per me resterà sempre un bullo, ma è anche vero che ci sono facce che ricordo più di altre - ricordo fin troppo bene chi mi apostrofava direttamente, chi mi ha messo le mani addosso, chi mi ha fatto venire gli attacchi di panico e chi aveva un ruolo più marginale l'ho relegato in un angolo in cui l'odio brucia meno intensamente. 

Partecipare in maniera passiva e commettere un errore (o più di uno) ti rende un bullo per sempre? Non lo so, non ho una risposta definitiva a questa domanda. 

Con Sam è stato difficile rapportarsi anche per un altro motivo: i momenti in cui descrive la pressione a cui si sentiva sottoposto, al non voler essere visto e associato a Morgan per evitare di diventare il prossimo bersaglio sono qualcosa che posso capire a livello teorico sempre per il motivo che io ero dall'altra parte della barricata e non sono mai stata abbandonata dalle mie amiche - forse perché io ero un bersaglio troppo divertente e a loro non è mai successo niente. 

Ma ad un certo punto Sam parla di come Athena avesse lasciato a loro le armi e di come fossero stati loro ad usarle, senza che lei si sporcasse le mani e lì ho capito - lì mi sono rivista a quasi diciannove anni dopo aver litigato con una mia ex-amica, al picco massimo della mia rabbia e depressione adolescenziale e in classe (una tutta femminile, vi lascio immaginare) hanno usato il mio malumore e la pressione della maturità imminente per lasciare libero sfogo a tutta la cattiveria scagliandosi contro questa mia ex-amica. Senza che lo volessi, ma lo stesso mi sono ritrovata al punto che bastava una mia occhiata perché un'ondata di prese in giro si scatenasse senza che io aprissi bocca. Ero solo la scusa del momento, ma lo stesso non posso fare a meno di sentirmi una bulla se ripenso agli ultimi quattro mesi di quinta liceo.

E per questo Sam un po' l'ho capito e un po' no e per questo motivo questo libro mi ha messa in difficoltà. 


Essendo scritto in forma di diario non ci fornisce molto background - la stessa nascita e formazione dell'amicizia tra Sam e Morgan resta vaga - ma resta un libro che mi ha colpita e che mi ha spinta a riflettere. 
Sam arriverà ad ammettere la sua parte di colpa, a scoprire cose di Morgan che non sapeva, a voler essere una persona migliore e più coraggiosa senza nascondersi più dietro la codardia e la forza del gruppo e a vedere la falsità nella gente, in tutti quelli che avevano smesso di vedere Morgan come una persona e che ora piangono lacrime di coccodrillo. 

Morgan emerge nel diario di Sam e mi è davvero importato di lei, ma nessuno può davvero sapere cosa succede nella vita e nella mente di una persona - motivo per il quale bisognerebbe sempre essere gentili ed essere educati per non diventare bulli. 

lunedì 29 luglio 2019

Chi ben comincia... #25 | "The Fall" di James Preller

Mi sembra incredibile che questa rubrica manchi da marzo - così come mi sembra incredibile che questa settimana segni la fine di luglio e l'inizio di agosto e che io sia ancora senza computer. 

Ah no, questo mi sembra già meno incredibile.  


Comunque il libro è inedito in Italia e l'incipit è tradotto da me medesima.  

Chi ben comincia... è una rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. Ad ogni appuntamento viene presentato l'incipit di un libro - già letto, in lettura o da leggere - in modo da aiutarci a capire se il libro merita la nostra attenzione.

1.Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
2. Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
3. Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
4.Aspettate i commenti



Due settimane prima che Morgan Mallen si gettasse dalla torre idrica, io potrei aver scritto un messaggio sulla sua pagina sui social media che diceva, "Muori e basta! Muori! Muori! A nessuno frega qualcosa di te in ogni caso!"
   (Sto solo dicendo che potrei essere stato io.)
   E dico "potrei" perché il messaggio era anonimo. Irrintracciabile. Nessuno sa chi ha detto quella cosa orribile. Era questo il bello dell'accordo. Nessuno sapeva esattamente chi avesse detto cosa, ad eccezione di Athena immagino. Il resto di noi inviava messaggi dall'ombra tramite il network e li lasciavamo correre selvaggi come lupi nella foresta. 
   Nessuno era responsabile. 
   Non so per certo chi ha scritto quel messaggio. Le dita di chi hanno premuto i tasti? Chi ha pronunciato tali crudeli e irripetibili parole? Mi chiedo, Potrei essere stato io? 
   No, quello non era proprio da me. 

(James Preller - The Fall)

giovedì 31 maggio 2018

[Recensione] "A Week of Mondays" di Jessica Brody

E alla fine eccomi qua, ieri sono riuscita a finire il libro e quindi vi presento qua sotto l'ultima lettura e l'ultima recensione di questo maggio 2018.


Titolo: A Week of Mondays
Autrice: Jessica Brody
Data di uscita: 8 agosto 2017
Data di uscita originale: 2 agosto 2016
Pagine: 480 (copertina flessibile)
Editore: Square Fish
Link Amazon: https://amzn.to/2HBYamE

Trama [tradotta da me]:  Quando ho espresso il desiderio, volevo soltanto una seconda possibilità. Un'altra occasione per sistemare le cose. Non avrei mai, neanche in un milione di anni, pensato che si potesse sul serio avverare...

La sedicenne Ellison Sparks sta vivendo un serio caso di "mal di lunedì". Prende una multa per essere passata con il rosso, è in grado di farsi fare la peggior foto scolastica del mondo, fa un fiasco clamoroso con il suo discorso per l'elezione di classe e, ciliegina sulla torta, Tristan, il suo bellissimo ragazzo rocker improvvisamente la molla. Per nessuna buona ragione!
Il lunedì va avanti e non potrebbe andare peggio di così. Ed Ellie è convinta del fatto che se potesse rifare tutto daccapo, lo farebbe nella maniera giusta. Così quando si risveglia la mattina dopo e scopre che sta rivivendo esattamente lo stesso giorno, lei sa quello che deve fare: impedire al suo ragazzo di rompere con lei. Ma sembra che non importi quante occasioni ottenga o quanto impegno Ellie ci metta per cercare di riparare la sua relazione, Tristan sembra sempre deciso a finirla. Riuscirà Ellie a capire come aggiustare questo giorno? Oppure sarà bloccata in questo lunedì da incubo per sempre?


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Avete presente quelle giornate in cui va tutto storto? Quelle in cui avreste fatto meglio a non alzarvi proprio dal letto che vi sareste fatti un favore? 
Ecco, Ellison Sparks sta vivendo proprio una di quelle giornate. 

Dopo aver litigato la sera prima con il suo ragazzo Tristan, Ellie si sveglia il lunedì e tutto comincia ad andare storto: rovescia un bicchiere d'acqua sul compito di inglese, riceve il temuto messaggio che recita "dobbiamo parlare" da parte di Tristan, piove e non ha l'ombrello, passa con il semaforo rosso, la foto scolastica è un disastro e il discorso per l'elezione va malissimo, il resto della giornata va sempre peggio e in conclusione, durante l'ultima serata della fiera che avrebbe dovuto essere il coronamento di un romanticissimo appuntamento con Tristan, viene mollata. 

Quante volte non avremmo voluto rivivere una giornata dall'inizio, sapendo quello abbiamo vissuto, per rifare tutto nella maniera giusta?
E il desiderio di Ellie si avvera - con conseguenze prima esilaranti e poi inaspettate. 


Sinceramente pure io, se mi risvegliassi rivivendo lo stesso giorno, penserei di essere pazza oppure di essere la vittima di un enorme scherzo. 
Ecco quindi che Ellie Sparks, sagace e sarcastica e con un tocco da drama queen ereditato dalla madre, prima fa sorridere e al secondo lunedì fa morire dal ridere. 
Dopo aver capito che il suo desiderio si è avverato, Ellie ha come obiettivo arrivare alla fine di lunedì senza farsi mollare - ma non importa quello che fa, i trucchi che adotta, lo stile che cambia, la personalità che improvvisa, Tristan alla fine la molla sempre. 

Cos'è che continua a sbagliare? Oppure, come le fa notare il suo migliore amico Owen, il "problema" da risolvere è un altro?


Per molti versi assomiglia a Prima di Domani di Lauren Oliver, ma senza tutta la nota drammatica. Anche Ellie, come Sam, si ritrova a vivere lo stesso giorno più e più volte, non capendo mai cosa deve cambiare per far sì che la situazione di sblocchi, ma lo fa in maniera molto più leggera. 
Ho poi adorato i titoli dei capitoli, ogni titolo è il titolo di una canzone.

Ellie vive sette lunedì: sette lunedì nei quali il suo cuore viene spezzato, in cui osserva i suoi genitori litigare, in cui presta più attenzione a sua sorella minore, in cui si accorge di come sono cambiati i suoi rapporti con le persone e la percezione di sé da quando sta con Tristan. 

Gli adolescenti di questo libro sono adolescenti normali, sedicenni che si comportano secondo la loro età e non sono rappresentati come troppo maturi oppure troppo infantili, ma con quel tocco melodrammatico che abbiamo avuto tutti a quell'età. 
E sì, ci sono un po' di cliché: dalla rockstar scolastica alla cheerleader antipatica ai genitori quasi sempre assenti - ma i cliché in sé non hanno un ruolo fondamentale.

Ellie mi è stata simpatica con le sue mille playlist che si adattano al suo umore del momento, la passione per la musica anni '60 e l'ossessione per i legal drama - di cui ha adottato il linguaggio e insieme ad Owen è capace di sostenere intere conversazioni come se fossero un dibattimento in un'aula di tribunale. 
Il fatto che anche lei sia rimasta traumatizzata da The Ring le ha fatto guadagnare mille punti, anche se un suo gesto che racconta all'inizio e viene visto nel flashback, pur facendo ridere al momento, pensandoci seriamente è alquanto discutibile. E se fosse stato al contrario - se a farlo fosse stato Tristan - sarebbe stato visto in tutt'altro modo.

Una settimana può cambiare molte cose ed Ellie maturerà quasi senza accorgersene, prima seguendo le regole e poi concedendosi un giorno di ribellione - riscoprendo finalmente la persona che aveva nascosto sotto un'altra personalità, ritrovando se stessa e assecondando le sue passioni. 

Perché a volte tutti cambiamo qualcosa di noi per adeguarci, per farci accettare dagli altri, per la paura di essere rifiutati, ma non possiamo mai negare e soffocare la persona che siamo davvero. 
Siamo molto più di un'etichetta che ci viene affibbiata ed Ellie avrà un'intera settimana per sperimentare e fare tesoro di tutto quello che vive risvegliandosi sempre lo stesso giorno dopo l'ennesimo tentativo. 

A Week of Mondays è una storia divertente, ma anche riflessiva - che ci porta a riflettere su quanto il primo amore ci faccia cambiare e come a volte non ce ne accorgiamo nemmeno, su come l'essere notati ci punti addosso un riflettore che ci fa sentire giudicati da chi ci circonda.

È una storia di cambiamento e maturità, uno young adult che ha un po' di cliché e qualche difettuccio ma che si legge in fretta e adatto per svagarsi un po' senza per forza farne un'analisi critica - per sorridere e ridere e capire che le persone che ci accettano per quelle che siamo sono davvero le uniche che vale la pena tenersi strette. 

A volte mi sento un po' troppo cresciuta per questo genere di letture, ma - come nel caso di Dimmi tre segreti di Julie Buxbaum e Been Here All Along di Sandy Hall - di tanto in tanto mi piace farle perché sono un modo davvero piacevole di passare qualche giorno.


lunedì 28 maggio 2018

What's on my bedside table? #48 | "A Week of Mondays" di Jessica Brody

Sempre senza computer che mi destreggio tra quello dei miei genitori quando posso e lo smatphone, spero che la vostra settimana sia invece sia iniziata nel modo migliore. E che non vi stiate sciogliendo dal caldo come sta succedendo a me.

Ma detto questo, anche se in questi giorni mi sono data parecchio ai telefilm, vediamo cos'è arrivato sul mio comodino.
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"A Week of Mondays" di Jessica Brody
Uno young adult inedito in Italia che promette di essere una lettura leggera e simpatica, con una protagonista che dopo un lunedì disastroso si ritrova a desiderare di poter ricominciare per sistemare le cose. Come dice mia madre: attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi.


SONO A... 
Pagina 91. Sono solo all'inizio di quello che è un bel mattoncino e visto che la storia si dipana in sette lunedì che si ripetono, io ho appena finito il primo lunedì - quello che dà inizio a tutto. E devo dire che Ellie fino a questo momento mi piace davvero molto: è sagace, simpatica e con quel tocco da drama queen che fa ridere.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... l'avevo visto una volta tra i suggerimenti su Goodreads, la cover mi è sempre piaciuta e dalla trama mi è sempre sembrato un libro carino e divertente per svagarsi un po'.

sabato 31 marzo 2018

[Recensione] "I'll Meet You There" di Heather Demetrios

Non ricordo come ho scoperto questo libro, ma è stato un paio di anni fa. 
Non sono neanche il tipo che legge più molti romance ormai, ma c'è stato qualcosa nella trama di questo che mi ha colpita immediatamente. 
E proprio perché non sono più il tipo che legge assiduamente romance, non ho proprio idea di come recensirlo. Ma farò del mio meglio.


Titolo: I'll Meet You There
Autrice: Heather Demetrios
Data di uscita: 28 giugno 2016
Data di uscita originale: 3 febbraio 2015
Pagine: 416 (copertina flessibile)
Editore: Square Fish
Link Amazon: http://amzn.to/2IHFb8g

Trama [tradotta da me]: Se Skylar Evans fosse una tipica ragazza di Creek View, nel suo futuro ci sarebbero una grande roulotte, un bambino e il turno di notte da Taco Bell. Ma dopo il diploma, l'unica cosa a separare la sobria Skylar dalla scuola d'arte sono tre mesi d'estate… fino a quando la madre di Skylar perde il lavoro e Skylar capisce che i suoi sogni potrebbero cominciare ad essere fuori dalla sua portata.
Josh ha avuto una diversa via di fuga: i Marines. Ma dopo aver perso una gamba in Afghanistan è tornato a casa, il guscio del ragazzo sicuro di sé che era prima.
Ciò che unisce Skylar e Josh è il lavoro al Paradise - un bizzarro motel giù dalla California's Highway 99. Nonostante le loro differenze, il loro comune isolamento si trasforma in un'amicizia e presto in qualcosa di più profondo.


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Out beyond ideas of wrongdoing and rightdoing,
there is a field. I'll meet you there.

When the soul lies down in that grass,
the world is too full to talk about.
Ideas, language, even the phrase each other
doesn't make any sense.

—Rumi

Questo è il poema che apre il romanzo e la cui frase dà il titolo al libro. 
Un poema che parla dell'abilità di vedere oltre le barriere, oltre le cose giuste e le cose sbagliate, oltre le "armature" che indossiamo e che ci permette di vedere la verità di ognuno di noi - di capire e di comprendere. 
Un poema che parla di connessione. 

Se ormai un po' mi conoscete, sapete che il romance fine a se stesso non mi piace. Deve esserci qualcosa oltre a quello, qualcosa di più - deve esserci un'anima.
E questo romanzo un'anima ce l'ha. 


Questo romanzo parla di qualcosa di diverso rispetto ad altri che ho letto. 
Non siamo in nessuna grande città e i ragazzi protagonisti non fanno parte della classe medio-alta della società. 
Siamo in una piccola cittadina appena giù dall'autostrada - di quelle così piccole che basta un battito di ciglia e sono già sparite, di quelle così povere che ognuno si arrangia come può con lavori alla stazione di servizio oppure nei fast foods, di quelle così piccole che la "civiltà" è almeno ad un'ora di macchina sull'autostrada 99 che attraversa campi coltivati e frutteti e vigne, di quelle così piccole che chi non può permettersi una casa di mattoni vive nei camper abitabili parcheggiati in luoghi appositi.

Skylar Evans è una di queste ragazze, una trailer park girl
Skylar vive con sua madre in un camper e si è appena diplomata: solo i mesi estivi la separano dalla scuola d'arte a San Francisco, il suo biglietto d'uscita da quel buco che è Creek View.

Josh Mitchell è tornato a casa dopo due anni, dopo l'addestramento a Camp Pendleton e una missione in Afghanistan. 

Il libro si apre con la festa di bentornato a casa di Josh, in cui una Skylar estremamente riluttante si trova insieme al suo amico Chris solo per salutare Josh - perché, per il resto, quello non è proprio il suo ambiente. 
Skylar ricorda Josh come il ragazzo popolare, quello che a volte beveva troppo e combinava delle bravate, quello che aveva sempre successo con le ragazze, quello con cui ha lavorato insieme al Motel Paradise di Marge fin da quando aveva quattordici anni. 
Ma due anni hanno cambiato Josh. La guerra ha cambiato Josh ed è grande lo shock di Skylar quando se lo trova davanti con gli occhi tormentati, un sorriso finto sul viso per i presenti e una protesi al posto della sua gamba sinistra. 

Quelli che Skylar credeva sarebbero stati tre mesi che sarebbero volati in fretta, improvvisamente si complicano quando la madre perde il lavoro da Taco Bell e sprofonda di nuovo nella depressione che non l'ha mai davvero abbandonata da quando il padre di Skylar è morto anni prima. 
Skylar si ritrova a dover tenere su sua madre, a cercarsi un secondo lavoro per mantenere entrambe e con sua madre che ora beve e frequenta un uomo poco raccomandabile, Skylar sta seriamente pensando di rinunciare a San Francisco. 

Non aiuta il fatto che la sua migliore amica Dylan sia presa da suo figlio Sean di neanche un anno e non aiuta il fatto che l'altro suo migliore amico Chris non smetta di fare il conto alla rovescia di quanto manca alla sua partenza per Boston. 
Skylar si sente divisa tra l'egoismo di vivere finalmente la sua vita a San Francisco lasciando Creek View e tutte le sue persone a cui non ha mai sentito di appartenere e il senso di colpa all'idea di lasciare sua madre in quelle condizioni e con il terrore di finire come la sua amica Dylan, come se una volta che Creek View ti stringe nelle sue grinfie allora andarsene diventa impossibile. 

In tutto questo entra Josh, un Josh che un po' è lo stesso ragazzo prima che partisse per la guerra ma che è anche profondamente diverso. 
Un ragazzo che non sopporta che gli altri pretendano che sia quello di prima, che non sopporta la pietà, che non sopporta chi fa finta di niente riguardo alla sua gamba. 
Chi invece non fa finta è Skylar, la ragazza con cui riprende a lavorare al Paradise e che non si trattiene nel trattarlo come vuole essere trattato - la ragazza che gli dice la verità anche quando fa male, la ragazza che ascolta quando lui si decide a condividere qualcosa e che prova a comprendere quando lui resta in silenzio perso negli orrori della sua mente. 

Skylar e Josh si conosceranno in un modo nuovo rispetto a prima, diventeranno l'uno la spalla dell'altro, diventeranno il confidente e il protettore, diventeranno la persona dalla quale non è possibile nascondersi. Diventeranno quello di cui l'altro ha bisogno.
Ma che succederà alla fine dell'estate? Che succederà se le incertezze e le paure prenderanno il sopravvento?


Questo libro mi ha profondamente emozionata e anche commossa in alcuni punti - mi hanno fatto commuovere anche i ringraziamenti dell'autrice. 

Skylar e Josh sono entrambi spezzati a modo loro. 
Skylar deve convivere con la povertà, il cibo che manca perché non ci sono abbastanza soldi e con la paura di lasciare sua madre da sola perché al momento incapace di riprendersi, con il peso sulle spalle di essere l'adulta da quando aveva dodici anni e ha perso suo padre morto in un incidente perché ubriaco al volante e per questo detesta quando sua madre beve troppo e lei stessa ha giurato di non bere mai un goccio d'alcol. Deve convivere con la paura di restare bloccata a Creek View, con la paura di dover rimandare o rinunciare alla scuola d'arte a San Francisco e con la paura di quello che accadrebbe alla sua vita se invece se ne andasse lontana da sua madre e dai suoi amici. 
Josh deve convivere con gli incubi, con le aspettative di chi l'ha visto tornare a casa e vorrebbe il Josh Mitchell che era prima, con il senso di colpa del sopravvissuto, con il dolore fisico dovuto alla perdita della sua gamba e con il dolore emotivo di aver perso il suo migliore amico e altri suoi compagni d'unità. Deve convivere con la difficoltà di essere tornato nel mondo civile quando invece vorrebbe di nuovo essere in missione perché a Creek View sente di essere solo uno spreco di spazio mentre gli altri stanno combattendo. Deve convivere con lo sconforto di aver perso la vita che voleva.

Skylar e Josh sono due personaggi estremamente reali, con due voci che è impossibile non ascoltare e che sembra di avere davanti in carne e ossa. 
La maggior parte dei capitoli è narrata dal punto di vista di Skylar, ma ogni tanto sono inframmezzati da quelli con la voce di Josh: sono capitoli brevi, secchi, a volte senza punteggiatura in un flusso di coscienza che esprime tutto il dolore, la paura, la rabbia, l'apatia, la confusione di Josh nel ricordare l'Afghanistan e nell'affrontare la vita al rientro dalla guerra - Heather Demetrios ci porta così a fondo nella mente di questo Marine, appena diciannovenne ma che ha visto tante cose, che vengono i brividi. 

Attraverso le parole di Skylar, Creek View trasmette quasi un senso di claustrofobia ma che poi si allarga fino a comprendere anche la bellezza dei suoi luoghi, le persone che in realtà sono felici di viverci così come sono e i colori del suo cielo al tramonto.
E sempre attraverso Skylar, Heather Demetrios affronta e critica il razzismo, l'omofobia e lo slut-shaming di cui molti dei personaggi ad un certo punto peccano.

È un libro sulla perdita, sulla sopravvivenza, sulla guarigione, sull'amore, sul sostegno e sulla comprensione, sulla capacità di adattamento, sulla connessione con un altro essere umano che ci vede per quello che siamo qui e ora, sul senso di "casa" perché anche quando detesti un posto a cui senti di non appartenere basta guardarlo con occhi un po' diversi per capire che comunque farà parte di te ovunque andrai. 

Questo libro è molto più di un romance - per quanto Skylar e Josh siano bellissimi insieme, non mancano e non mancheranno comunque le difficoltà perché comunicare non è sempre semplice. E ammetto che mi sono pure innamorata un po' di Josh, per quel suo essere fragile ma anche forte allo stesso tempo e per quel suo essere così protettivo e tenero nei confronti di Skylar in molteplici occasioni. 

Scritto benissimo e in maniera scorrevole, ho adorato anche i personaggi secondari: Marge, la proprietaria del Paradise che fa da seconda madre sia a Skylar che a Josh; Dylan, che sa essere feroce con chi ferisce Skylar come solo le migliori amiche sanno essere; Chris, la spalla su cui Skylar può sempre contare; Blake, il fratello di Josh, che è un po' piacione ma che tiene ad entrambi. Denise, la madre di Skylar, ha forse diverse colpe, ma anche lei sta cercando di trovare la sua strada.

I'll Meet You There è più del romance contenuto nella trama perché possiede una profondità e una sensibilità che ha dell'incredibile e che consiglio veramente a tutti. 


martedì 27 marzo 2018

Chi ben comincia... #16 | "I'll Meet You There" di Heather Demetrios

Oggi vi presento l'incipit del libro in inglese che ho cominciato ieri - ed essendo inedito, va da sé che è tradotto da me medesima.  

Chi ben comincia... è una rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. Ad ogni appuntamento viene presentato l'incipit di un libro - già letto, in lettura o da leggere - in modo da aiutarci a capire se il libro merita la nostra attenzione.

1.Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
2. Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
3. Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
4.Aspettate i commenti



Il giardino sul retro dei Mitchell era affollato, pieno dei più e meno recenti diplomati in vari stadi di decadimento durante il corso della festa. Le ragazze si appoggiavano le une alle altre come fiori avvizziti e si guardavano attorno mentre i ragazzi diventavano più rumorosi e più sudati. 
Girai il collo e scrutai la folla in cerca di Chris, ma il mio accompagnatore era scomparso. 
"Merda," mormorai.
Come se avessi avuto bisogno di un'altra conferma del mio status di solitaria. Mi mossi con decisione attraverso la folla, in missione. L'ultima cosa che volevo era che qualche tipo ubriaco mi vedesse da sola e tentasse di provarci con me.
Una ragazza sulla mia destra inciampò, versandomi la sua birra sulle mie All Stars. Dovetti raddrizzarla con un braccio prima che potesse pugnalarmi un alluce con i suoi tacchi a spillo. Sospirai e scossi il piede.
"Grazie!" mi disse, più all'aria circostante che a me, mentre si girava di nuovo verso il gruppetto di ragazze vicino a lei. 
"Skylar!"
Mi girai - Chris era vicino al fusto di birra. Quando alzai le braccia come a dire e che diavolo, lui capovolse il suo bicchiere vuoto, fece una faccia triste e indicò la fila di ragazzi dalla faccia rossa di fronte a lui. Ovviamente non mi aveva presa molto sul serio quando avevo detto Andiamocene via da qui il più presto possibile.

(Heather Demetrios - I'll Meet You There)

venerdì 24 giugno 2016

[Recensione] "The Truth About Alice" di Jennifer Mathieu

Non ricordo se questo libro l'ho visto prima in lingua su Goodreads o se l'ho visto in italiano su qualche blog e, una volta letta la trama, ho deciso di comprarlo in inglese. 

Magari un giorno scriverò anche un post in cui spiegherò cosa mi spinge a comprare un libro in lingua piuttosto che in italiano. 

In ogni caso, ecco la recensione a caldo di questo libro che ho appena finito - letteralmente a caldo visto che sto praticamente soffocando a causa della calura. 
Cioè, fino a due giorni fa pioveva e avevo il plaid a letto e ora non si respira. 


Titolo: The Truth About Alice
Autrice: Jennifer Mathieu
Data di uscita: 2 giugno 2015 (prima pubblicazione: 3 giugno 2014)
Pagine: 224 (copertina flessibile)
Editore: Square Fish

Trama: Everyone knows Alice slept with two guys at one party. When Healy High star quarterback Brandon Fitzsimmons dies in a car crash, it was because he was sexting with Alice. Ask anybody. Rumor has it Alice Franklin is a slut. It's written all over the "slut stall" in the girls' bathroom: "Alice had sex in exchange for math test answers" and "Alice got an abortion last semester." After Brandon dies, the rumors start to spiral out of control. In this remarkable debut novel, four Healy High students tell all they "know" about Alice-and in doing so reveal their own secrets and motivations, painting a raw look at the realities of teen life. But in this novel from Jennifer Mathieu, exactly what is the truth about Alice? In the end there's only one person to ask: Alice herself.



Questo libro è già stato tradotto e pubblicato dalla Newton Compton all'inizio di quest'anno - copertina identica e titolo fedele: Tutta la verità su Alice
Per la trama in italiano, vi rimando QUI.


La copertina della mia edizione in lingua presenta anche una tag-line che corre lungo tutta la figura della ragazza in copertina e recita: 

The rumors about Alice Franklin are getting out of hand in small-town Healy, Texas... and no one seems to be doing anything about it. 

Questo libro è molto simile ad uno che ho già letto per argomento, ma allo stesso tempo è molto diverso nel modo in cui affronta la storia. 

Associarlo a Some Girls Are di Courtney Summers è fin troppo facile: entrambi parlano di una ragazza accusata di essere una poco di buono dopo aver presenziato ad una festa e come questo e i pettegolezzi che ne scaturiscono cambino immediatamente - e irreparabilmente - la loro vita
È però il modo in cui viene narrata la storia a essere diverso

Some Girls Are di Courtney Summers è stato il terzo libro che ho letto in questo 2016 dopo essermelo fatto regalare a Natale dalle mie amiche e il primo di cui ho parlato quando ho aperto il blog - blog che deve il suo nome proprio a quel libro. QUI potete leggere la mia recensione di Some Girls Are sul blog e QUI quella in inglese su Goodreads. 

Tutto questo preambolo per dire come quella storia abbia avuto un impatto su di me perché sebbene io abbia 27 anni, a volte ho la sensazione di non aver mai lasciato il liceo e le storie di bullismo sono ancora quelle che più colpiscono qualcosa dentro di me. 

E mi serve parlare di Some Girls Are per poter parlare di The Truth About Alice

Nella mia recensione di Some Girls Are avevo scritto come i personaggi fossero reali, specialmente la protagonista Regina - e qui sta la bravura della Summers perché inizialmente è difficile empatizzare con Regina, ex-ragazza popolare che ora si trova dall'altra parte della barricata a subire quello stesso bullismo che lei aveva messo in pratica prima. 

In The Truth About Alice i personaggi sono ancora più reali di come sono in Some Girls Are, forse perché i punti di vista qui sono molteplici e nessuno è il tipico "bullo" che si può riscontrare in altre storie. 

Per quanto all'inizio sia difficile avere simpatia per Regina, specialmente se si è stati vittima di bullismo, le cose poi cambiano lentamente quando Regina inizia a reagire alle offese e a rendersi conto di quello che aveva fatto come ragazza popolare. Le cose poi in questo romanzo sono più crude perché ci sono scene di violenza fisica e botte e sì, per quanto i personaggi siano reali, di fatto Anna - l'antagonista - viene percepita come il cliché della tipica mean girl

The Truth About Alice è diverso in questo. 

Dicono che Alice abbia fatto sesso con due ragazzi a casa di Elaine O'Dea la notte del suo party. 
Dicono che Brandon Fitzsimmons, uno dei ragazzi con cui Alice è andata a letto e star della squadra di football, sia morto in un incidente perché Alice continuava a distrarlo dalla guida mandandogli messaggi spinti sul cellulare.  

Intanto noi non viviamo la storia dal punto di vista di Alice se non alla fine, quando ormai è passato un anno dall'evento che ha messo in moto tutto. 
E se c'è stata violenza fisica oltre agli insulti che ricoprono il muro del bagno, quello non ci è dato saperlo. 

Il bello di questo libro è che nessuno risulta un cliché perché, bene o male, ti ritrovi ad empatizzare anche con i "cattivi" della situazione. 
Perlomeno a me è successo. 

Come Kurt Morelli, sono stata un'emarginata dopo aver passato un'infanzia a giocare insieme a quelli che erano considerati amici e all'improvviso è cambiato tutto
Come Josh Waverly, forse a volte ho taciuto per paura di prendermi la responsabili.
Come Kelsie Sanders, ho voluto la popolarità e ho cercato la compagnia di quelle ragazze che la avevano - a volte forse a discapito di altre amiche, seppure inconsciamente
Come Elaine O'Dea, ad un certo punto in quinta superiore mi sono trovata a tenere in mano il pensiero che avevo di una compagna di classe che mi aveva ferita e tutte le altre mi hanno seguita - come se fossi stata io quella popolare che dettava legge. Come dice la stessa Elaine, dopo che la morte di Brandon aveva unito tutti come una sola persona, anche quando le cose sono tornate alla normalità avevano bisogno di quella sensazione di "unione" ed ecco che prendersela con Alice è stata la cosa più semplice. Per noi è stata la stessa cosa: prendercela con una sola persona, essere tutte contro una, ha aiutato noi a superare lo stress del quinto anno di liceo e soprattutto ha aiutato me a prendermi una rivincita dopo due anni passati all'inferno. 

Come Alice Franklin, anche io sono stata oggetto di insulti - lei aveva un muro del bagno ricoperto di scritte indelebili, io avevo un file su un computer in aula di informatica che poteva essere riempito ogni volta di tutto quello che gli altri volevano. Potevi cancellarlo, ma tanto ne sarebbe stato creato un altro. 

Tutti sanno la verità su Alice Franklin, su quello che ha fatto quella notte con Brandon Fitzsimmons e Tommy Cray e tutti sanno che è Alice Franklin il motivo per il quale Brandon è morto. 

Tutti sanno la verità su Alice Franklin, tutti sanno la loro verità. 
E quel loro va ad assumere anche un'altra connotazione: non solo veniamo informati su quello che loro pensano e sanno di Alice Franklin, ma veniamo informati soprattutto sulle loro verità personali - le cose che tacciono, le cose su cui mentono, le cose che non diranno mai ad anima viva. 
Raccontare di Alice Franklin e vedere attraverso i loro occhi come Alice cambi e venga percepita dal resto della cittadina, fornisce loro la scusa di confessarsi
E forse Alice Franklin ha o non ha dormito con due ragazzi la stessa sera al party di Elaine O'Dea e forse Alice Franklin ha o non ha causato la morte della star della squadra di football e forse le cose stanno sfuggendo di mano e nessuno si aspettava una reazione così esagerata, ma di fatto nessuno fa niente. 
Ognuno di loro ammette quietamente le proprie colpe - che forse esistono o forse no - e ognuno di loro (o quasi) si dice che Alice se lo è meritato, andando a tirare fuori eventi o comportamenti che risalgono ancora alle scuole medie per giustificarsi. 

Alice Franklin compare solo alla fine, quando è ormai sopravvissuta al terzo anno di superiori ed è cambiata - non tanto da essere irriconoscibile, ma certamente tanto da non essere più la stessa. 

Regina Afton e Alice Franklin sono entrambe due ragazze popolari che si ritrovano ad essere prese di mira dagli altri a causa di una diceria
Sono simili, ma allo stesso tempo sono diverse: sappiamo che Regina era una mean girl prima di finire sulla lista nera di Anna, mentre Alice - a dispetto di tutto quello che viene detto di lei - viene descritta come amichevole e gentile

Some Girls Are di Courtney Summers colpisce per la sua crudezza, per il modo in cui la cattiveria femminile in particolare ma umana in generale, viene rappresentata e per il modo in cui il bullismo arriva a raggiungere picchi davvero pericolosi - se anche a volte Anna sembra troppo un cliché nella sua cattiveria, la cronaca di quello che accade nelle scuole statunitensi ma anche in quelle italiane ci informa che sì, si può arrivare a picchiare un'altra persona a causa di un pettegolezzo senza prima accertarci della sua fondatezza. 
Some Girls Are esplora la storia dal punto esclusivo dell'oggetto del pettegolezzo e dell'impatto che questo ha sulla sua vita.  

The Truth About Alice di Jennifer Mathieu colpisce per il fatto che i "cattivi" non risultano poi così cattivi, non sono dei clichés - fa quasi paura leggere e rendersi conto che, ad un certo punto della nostra vita, siamo stati qualcuno o addirittura tutti loro durante la nostra adolescenza. 
The Truth About Alice esplora la storia dal punto di vista di quelli che creano il pettegolezzo e lo alimentano, mostrando come cambi la percezione di una persona in una piccola cittadina dove si conoscono tutti. 

Some Girls Are e The Truth About Alice, pur presentando delle differenze, sono di fatto la stessa storia - due facce della stessa medaglia che danno alla fine vita ad un ritratto esaustivo della complessità umana. 

E come Some Girls Are, anche The Truth About Alice mi è piaciuto davvero tanto. 


"How much did it hurt? It was like a million paper cuts in my heart. Because it was slow and not all at once. It wasn't a complete flip-flop of everything overnight. It was more gradual than that. Which was actually worse, to be honest with you. At first, it was so subtle I thought maybe I was imagining it. [..] Obviously, I wasn't imagining it. But it had to be gradual. So people would get used to it. So it would become easy for them to treat me like shit. [..] ..but I do want to say that there is one thing I've learned about people: they don't get that mean and nasty overnight. It's not human nature. But if you give people enough time, eventually they'll do the most heartbreaking stuff in the world."