giovedì 11 agosto 2022

[Recensione] "Five Total Strangers" di Natalie D. Richards

Forse ho sbagliato io tempistiche con questo libro...
 
 
Titolo: Five Total Strangers
Autrice: Natalie D. Richards
Data di uscita: 6 ottobre 2020
Durata: 7H 55Min (Storytel Edition)
Editore: Sourcebooks Fire
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Trama [tradotta da me]: Un passaggio a casa in una tempesta di neve prende una piega sinistra quando dei passeggeri in realtà sta pianificando di far finire il viaggio in un disastro.

Quando Mira vola a casa per trascorrere il Natale con sua madre a Pittsburgh, una tempesta di neve da record provoca la cancellazione del volo allo scalo. Nella disperazione di raggiungere sua madre a pezzi dal dolore a causa di una perdita in famiglia, Mira accetta un passaggio in macchina da parte di un gruppo di ragazzi del college molto amichevoli che erano con lei sul primo volo.

Mentre il viaggio procede e le condizioni del meteo si fanno più pericolose, Mira capisce che gli altri quattro passeggeri con cui è bloccata in macchina in realtà non si conoscono.

Presto non avranno solo a che fare con pesanti nevicate e strade scivolose a causa del ghiaccio, ma anche con qualcuno che non si fermerà di fronte a niente pur di assicurarsi che loro viaggio finisca in un mortale disastro.
 
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Avevo alte aspettative per questo libro - aspettative che sono state deluse. 
Comunque ci riproverò con questa autrice perché devo capire se il problema sono io oppure se c'è qualcosa nella sua scrittura o nelle sue trame che proprio non mi trasmette tensione e/o ansia. 


Mira è ansiosa di tornare a casa per Natale. Oltre che per il fatto che è Natale, vuole essere accanto a sua madre perché è l'anniversario della morte di sua zia Phoebe, di cui sua madre era gemella. Ed è stato un anno duro - un anno in cui Mira è stata forte per sua madre anche se a distanza, perché per volere della zia che le aveva pagato la scuola d'arte, a parte alcuni brevi ritorni, il resto dell'anno Mira l'aveva passato a San Diego da suo padre. E anche l'arte di Mira e il suo modo di esprimersi ne hanno risentito. 

Però a causa di una tormenta di neve in arrivo, il volo di scalo che dovrebbe portarla a Pittsburgh è stato cancellato. Come fare allora? 

In aeroporto Mira incontra di nuovo Harper, una ragazza del college di Pomona che era seduta di fianco a lei sull'aereo. Anche lei ha fretta di tornare a casa per questioni famigliari, quindi ha tutte le intenzioni di noleggiare un auto - e perché Mira non si unisce a lei e ad altri tre amici? Dopotutto vanno tutti nella stessa direzione. 

In ansia di tornare a casa per evitare che sua madre vada in pezzi, Mira accetta - in fondo sono solo sei ore di viaggio in condizioni normali, un po' di più con la neve. 

Mira sale così in macchina con Harper, Brecken, Josh e Kayla. 
Brecken non smette di fissarla, Josh sembra un bravo ragazzo ma ha quella spocchia tipica di chi sente più intelligente degli altri e Kayla dorme sempre, anzi sembra proprio stare male: è pallida e suda. Che sia malata? Che sia qualcosa di paggio? 

E qualcosa di peggio comunque arriva quando Mira si rende conto di aver frainteso la situazione: non sono un gruppo di amici, ma un gruppo di totali sconosciuti che per caso erano sullo stesso aereo. E nel frattempo il tempo peggiora, rischiano più volte di venire coinvolti in un incidente o finire in un fosso a causa del ghiaccio e le strade conosciute non sono praticabile. Inoltre qualcuno ha manomesso le catene da neve e alcuni oggetti iniziano a sparire. 

La tensione cresce sempre di più ed è chiaro che qualcuno in macchina non è chi dice di essere e nasconde qualcosa. 


Forse sono io che sono diventata di gusti difficili con i mystery young adult - forse è anche colpa mia che ho letto una storia ambientata a Natale con la neve che ti arriva fino al collo quando in realtà è metà agosto e mi sto sciogliendo solo a respirare. 

Intanto è la premessa iniziale che per me non ha senso - ma forse perché non sono americana e in realtà è fattibile: possibile che da San Diego e quindi dalla costa ovest non ci sia un aereo che fa scalo prima per andare in Pennsylvania? Bisogna per forza che sia un aereo diretto che atterra sulla costa est, New York o Newark non ricordo se venga specificato, per poi tornare indietro verso l'entroterra? Boh. 
 
Un'altra cosa che non ha senso è il tizio con il cappello da baseball giallo, che ritroviamo incidentalmente in ognuno dei posti in cui i ragazzi si trovano a fermarsi per un motivo o per l'altro, anche quando sbagliano strada oppure sono costretti a tornare indietro. Eppure lui c'è - e dire che è un autostoppista e non ha neanche un mezzo proprio per seguirli, per dire - proprio non ha nessuno scopo o incidenza sulla storia, se non come "lezione morale" alla fine.

Non mi sono affezionata a nessuno dei personaggi - anzi, dopo un po' non sopportavo nessuno perché iniziavano a litigare per un nonnulla. Immagino che possa essere normale, che servisse a trasmettere quel tanto di cabin fever chiusi in una macchina senza un posto dove fermarsi e prendere aria, ma tutto questo non mi è arrivato. 

I capitoli vengono interrotti ogni tanto da delle lettere indirizzate a Mira, mai spedite e mai firmate - sono scritte da qualcuno che l'ha tenuta d'occhio per un anno, che è ossessionato da lei e che chiaramente non ha buone intenzioni. Si capisce quindi che c'è uno stalker in macchina e sebbene venga detto, in una conversazione come tante, che tre su cinque amano scrivere lettere con carta e penna vecchio stile e ad un certo punto si voglia spingere l'attenzione su qualcuno in particolare, in realtà è chiaro fin da subito - fin dalle presentazioni e dai primi scambi verbali ad inizio romanzo - chi sia lo stalker. Ma Mira ha i nervi così a fior di pelle ed è così ansiosa di scendere dalla macchina che non riesce ad essere abbastanza lucida da ragionare. 

Ce ne sarebbe da stare in ansia, no? 
Un viaggio in macchina con totali sconosciuti (di cui uno il lettore sa benissimo essere uno stalker con brutte intenzioni), oggetti utili per orientarsi o chiedere aiuti manomessi oppure scomparsi, completamente alla mercé della natura e del tempo. 
Eppure... 

Eppure non mi sono mai sentita in ansia, non mi sono sentita afferrare dalla tensione, non ho mai sentito il pathos del momento - non succede praticamente nulla se non negli ultimi due capitoli, quando arriviamo alla resa dei conti (anche questa un po' raffazzonata e con meno spiegazioni o piani di quanto avrei gradito) e poi avrei voluto vedere un finale più lungo e ampliato di alcune informazioni. 

Insomma, non mi sono mai sentita con l'acqua alla gola per la voglia di finirlo, ma ho arrotondato a tre stelle solo perché la narratrice è stata molto brava.

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