martedì 16 maggio 2017

[Recensione] "Dreamwalker: la ragazza che camminava nei sogni" di Mariachiara Cabrini

Alla fine ho fatto una super-maratona notturna e l'ho finito - in fondo le mie occhiaie violacee non sono storia nuova per nessuno e io dovevo sapere
Questo post è programmato perché in questo momento io sono fuori casa e rientrerò soltanto stasera, ma sentitevi pure liberi di leggere questa recensione e scorazzare a vostro piacimento per il blog!


Titolo: Dreamwalker: la ragazza che camminava nei sogni
Autrice: Mariachiara Cabrini
Data di uscita: 27 aprile 2017
Pagine: 306 (Kindle edition)
Editore: PubMe

Trama: Diana ha perso cinque anni della sua vita. Vorrebbe che non fosse accaduto, ma non può cambiare il passato, né cancellare le cicatrici che le ha lasciato. Può solo ricominciare da capo. Costruirsi una nuova identità, trovare nuovi amici, un nuovo scopo, e nascondere a tutti il suo segreto. Nessuno potrebbe mai immaginare che dietro i suoi abiti sempre coordinati, la sua quieta determinazione nello studio e l’abilità di creare dolci squisiti, si celi una paura che stenta a tenere a bada. Nemmeno Sebastiano, l’assistente del corso di giapponese che Diana ha iniziato da poco a seguire. Quando la guarda, lui vede solo una ragazza attraente, con gli occhi grigi più belli che abbia mai visto, ma quando lei lo guarda vede ciò che sta cercando disperatamente di lasciarsi alle spalle. Vede un incubo che le impedisce di dormire, un dolore che l’ha cambiata per sempre e che non vuole mai più provare. Amare è un rischio che non vuole correre di nuovo, ma la scelta non è unicamente nelle sue mani, e osare potrebbe permetterle di raggiungere un traguardo che non aveva mai neppure osato sognare.

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Avevo già letto due opere di Mariachiara e mi erano piaciute, quindi non ho esitato ad accettare quando mi ha proposto la lettura del suo ultimo lavoro e la ringrazio per la copia digitale. 

Mi sto chiedendo come fare a parlarvene senza fare spoiler. 

Il romance con un pizzico di paranormal non è un genere che leggo spesso - perlomeno non lo leggo assiduamente da diversi anni. C'era qualcosa però nella trama di Dreamwalker che ha stuzzicato la mia curiosità. 

Conosciamo Diana in un brutto periodo della sua vita, quello in cui ha veramente toccato il fondo. Ha fatto molti sbagli, ha commesso molte azioni deprecabili e tutte per sopravvivere e per punirsi e per anestetizzare i sensi di colpa che la tormentano. 
Sono la somma di cinque anni che vuole cancellare, ma ancora così tangibili da portarne addosso le cicatrici e le sofferenze. 

Diana è tornata a Verona cinque anni dopo che l'ha lasciata e sta cercando di tornare a vivere, tentando di trovare qualcosa il più simile possibile alla normalità che non avrà mai più. Rincorre il sogno che aveva da adolescente, quello di studiare lingue straniere e diventare traduttrice ed ecco che si iscrive all'Università - facendo un po' da mamma chioccia/sorella maggiore alla sua coinquilina Elisa e ai suoi vicini Roberto e Cristiano più giovani di lei di qualche anno e viziandoli con il suo talento nascosto per i dolci. 
E quando lo studio si fa troppo intenso, in alternativa alla cucina per rilassarsi va a correre e in palestra. 

E poi un giorno incrocia due occhi che le sono fin troppo famigliari e quelle poche certezze che aveva guadagnato crollano. 
Sebastiano assomiglia incredibilmente al suo primo amore, ma Diana sa che è impossibile - sa che non può essere lui. Razionalmente lo sa. 
E se le similitudini sono tante, altrettante lo sono le differenze e Diana non potrà impedirsi di lasciarsi catturare da quel sentimento che sta nascendo anche contro la sua volontà. 

Quest'opera di Mariachiara è diversa dalle altre e anche se manca quell'ironia che permetteva di ridere insieme alle sue protagoniste, lo stile adottato in questo romanzo fa entrare davvero in empatia con Diana - con la sua incertezza, con la sua confusione, con la sua tristezza, con il suo dolore. 
Anche se le pagine del mio Kindle erano scritte in modo fitto, mi sono ritrovata a leggere le parole tutte d'un fiato tanto scorrevano fluide nonostante qualche piccolo refuso. 

Questa è una storia di rinascita, coraggio, paura, sfida e speranza. 
È una storia in bilico tra sogno e realtà, tra quello che le distingue e quello a cui ci aggrappiamo quando è il momento di scegliere. 
È una storia di accettazione: di noi stessi, del nostro passato e dei nostri errori. Ma anche delle scelte degli altri e di quello che queste comportano. 
È una storia che parla di ciò a cui ci appoggiamo quando ne abbiamo bisogno e di ciò in cui scegliamo di credere - perché alla fine quella scelta è solo nostra. 

La ricerca che Mariachiara ha fatto per questo libro si vede perché ho riconosciuto molte cose - temi, situazioni e problemi - della serie televisiva Perception, che parla proprio di uno degli argomenti affrontati dalla protagonista. 

Diana è una ragazza forte, tenace ma anche consapevole dei propri limiti - anche se a volte tenta comunque di superarli perché non è mai stata capace di arrendersi. 
Anche i personaggi secondari sono degni apprezzamento: Marzio, oltre che ad essere un personal trainer che ti spreme fino al midollo, è anche un buonissimo amico e non potrete restare indifferenti a Federico, il suo fratello minore. 

È una storia che porta il lettore a chiedersi quale sia il sogno e quale sia la realtà insieme a Diana, a stare in ansia per il suo destino e a fare il tifo per lei - fino alla fine. Perché la speranza e la felicità esistono sempre, anche negli angoli più bui nei quali sono nascoste. 

lunedì 15 maggio 2017

What's on my bedside table? #18 | "Dreamwalker" di Mariachiara Cabrini

Avete presente quell'incredibile sfortuna che mi aveva colpita a marzo? 
Bene, oggi si è ripresentata. Avevo ben pensato di concludere il libro oggi ma ehi, si è rotta la stampante e sono corsa in paese - conciata come la peggiore barbona mai vista - a stampare in edicola quello che mi serviva, poi sono stata al telefono con il supporto tecnico - inutile come pochi - e poi con il tecnico che mi aveva aggiustato il cellulare, il quale poi mi ha indirizzata da un altro. E anche lì è stata un corsa per portargli la stampante prima che chiudesse e adesso recitate tutti una preghiera insieme a me. 
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Dreamwalker" di Mariachiara Cabrini
Il paranormal romance non è un genere che leggo abitualmente, ma questo mi ha intrigata sin dall'inizio


SONO A... 
Pagina al 61%. Giuro che pensavo di finirlo oggi e se non fosse insorta tutta la sfortuna contro di me, l'avrei anche concluso - a quest'ora però non ne sono più sicura e domattina mi devo svegliare anche alle 6:30. Comunque mi sta piacendo molto, uno stile semplice ma estremamente delicato e poetico e che fa davvero entrare in empatia con la sua protagonista. 


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... perché la sua autrice è stata così gentile da mandarmene una copia in digitale e avevo già apprezzato due suoi precedenti lavori.

venerdì 12 maggio 2017

[Recensione] "The List" di Siobhan Vivian

Di questa autrice voi starete leggendo Noi, gli unici al mondo - che però a me non ispira. Mi ispirava invece questo suo romanzo precedente, che risale al 2012 e che è ancora inedito in Italia. 

Come fare a parlarvene senza scendere forse un po' nel personale è qualcosa che ormai ho smesso di chiedermi. E se la cosa vi dà fastidio, allora vi consiglio di saltare la prima parte di recensione dopo la trama.


Titolo: The List
Autrice: Siobhan Vivian
Data di uscita: 7 aprile 2016
Data di uscita originale: 1 aprile 2012
Pagine: 384 (copertina flessibile)
Editore: Mira Ink

Trama [tradotta da me]: Succede ogni settembre - LA LISTA viene distribuita in tutta la scuola. 

Due ragazze sono scelte da ogni anno. 

UNA RAGAZZA VIENE NOMINATA LA PIÙ BELLA. 
UNA LA PIÙ BRUTTA. 

Le ragazze che non sono scelte vengono dimenticate in fretta. 
Le ragazze che invece lo sono diventano il centro dell'attenzione e ognuna di loro reagisce in modo diverso all'esperienza. 

Quando scoprono di essere le vittime di quest'anno, Danielle, Abby, Candance, Lauren, Sarah, Bridget, Jennifer e Margo lottano contro i giudizi dei loro compagni. Dopotutto, più bella o più brutta, una volta che sei sulla lista non sarai mai più la stessa. 

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Presumo che ogni scuola superiore abbia le sue tradizioni. 
Presumo che per quanto si possano invidiare le scuole superiori americane che si vedono nei (tele)film, bisogna ammettere che anche le nostre non mancano di alcune loro caratteristiche e forse dovremmo essere grati di non averne altre. 

Non so come funzioni per chi vive in città, se le cose siano uguali o più facili oppure più difficili. Quella che vi posso offrire io è la mia esperienza e dalla mia prima liceo sono passati quattordici anni - anche se a volte sembra ieri. 
Quella che vi posso offrire io è la vita quattordici anni fa di una scuola superiore di paese: un polo scolastico con quattro indirizzi di studio diversi e circa 600 studenti provenienti dal paese stesso della scuola e da quelli limitrofi. 

Il punto è questo: se le medie sono state un inferno e speri di cambiare vita una volta al liceo, dovresti metterti in testa che se finisci nello stesso istituto (anche se in indirizzi diversi) con quelli che erano i tuoi compagni di classe, le cose di fatto non cambiano. Un po' perché le voci corrono e un po' perché nei tre mesi estivi tu non hai fatto tutto questo gran cambiamento radicale. 

Ma per tornare in tema di tradizioni, anche la mia le aveva: avevamo il concerto di Natale in aula magna, avevamo il Palio per Carnevale con tutti e quattro gli indirizzi che sceglievano un tema ed inevitabilmente vinceva sempre il liceo scientifico, avevamo la festa di fine anno in cui si poteva girare liberamente per la scuola nell'aria di festa ed estate che finalmente si respirava - e con qualche alcolico fatto entrare di straforo, ma questo non ditelo in giro. 

Ma per chi non era del paese e quindi non andava a scuola a piedi oppure in bicicletta, c'era un'altra tradizione - una tradizione temuta da tutti quelli del primo anno che andavano a scuola in treno oppure in pullman come la sottoscritta e tramandata di passaparola in passaparola da fratelli e sorelle più grandi. 
Noi la chiamavamo "fare il primino" e durava circa il primo mese di scuola, al massimo un mese e mezzo. In pratica consisteva in questo: i ragazzi di quinta prelevavano i "primini" e li portavano in fondo al pullman e magari li facevano cantare, scrivevano con il pennarello sulle loro braccia e qualche volta in faccia, ogni tanto li facevano "ballare" aggrappati al palo del pullman. Insomma, il "gioco" era quello di strapazzarli un po' e metterli in imbarazzo. 
C'era anche chi si offriva volontario perché prima ti sottoponevi al "primino" e prima ti liberavi dell'incombenza - difficilmente ti avrebbero scelto una seconda volta, ma capitava e non importava l'affermazione di averlo già fatto: se ti chiamavano, dovevi andare comunque. 
Io, per un miracolo che mi sto ancora a chiedere da dove sia venuto, l'ho scampata - c'è anche da dire che una volta sono scivolata così tanto sul sedile nella speranza di non fami vedere che ero praticamente seduta per terra. 
Forse ero ancora invisibile, forse ancora nessuno sapeva chi ero, forse non ero abbastanza interessante, forse non avevano ancora completamente realizzato il potenziale di divertimento che ci avrebbero ricavato a seguire nei mesi e negli anni successivi: non lo so. 


E proprio di tradizioni scolastiche si parla in questo libro, di una tradizione che non si ricorda nemmeno quando sia cominciata ma che viene aspettata - tra eccitazione oppure sconforto - ogni ultimo lunedì di settembre puntuale come un orologio svizzero: La Lista.
Non si sa chi sia a scriverla, se un comitato di soli ragazzi o di sole ragazze oppure misto, se invece magari a scriverla è una sola persona che si elegge a giudice incontestabile. E proprio per assicurare la "legittimità" della Lista, nell'angolo in basso viene apposto il timbro della scuola rubato anni fa da un cassetto in presidenza. 

Oltre ai vari "figo/a" e "sfigato/a" che stavano ad indicare la bellezza e la popolarità o meno di uno studente, avevamo anche noi il vizio di fare di tutta l'erba un fascio e incasellare tutti a seconda dell'indirizzo che frequentavano. 

Alla Mount Washington High tutte le categorie - atleti, sfigati, vergini, poco di buono, drogati, secchioni, eccentrici e qualunque altra categoria vi venga in mente - vengono annullate tranne due: la più bella e la più brutta di ogni grado scolastico. 

La lista che gli studenti trovano il lunedì mattina recita questo verdetto:
- per i freshmen la più brutta è Danielle DeMarco, paragonata ad un ragazzo in quanto a corporatura e la più bella è Abby Warner perché la genetica è stata più generosa con lei rispetto a sua sorella;
- per i sophomores la più brutta è Candace Kincaid perché non importa quanto sia bella la tua pelle, se sei brutta dentro si vede comunque e la più bella è Lauren Finn perché ha il fascino della nuova arrivata;
- per gli juniors la più brutta è Sarah Singer perché sembra stia cercando di essere il più brutta possibile e la più bella è Bridget Honeycutt perché guarda un po' che differenza ha fatto l'estate;
- per i seniors la più brutta è Jennifer Briggis e complimenti Jennifer, sei l'unica ragazza in tutta la storia della Mount Washington High ad essere comparsa sulla lista in questa categoria per quattro anni di fila e la più bella è Margo Gable, il che le garantisce già la vittoria come regina del ballo di inizio anno. 

Questo è un libro che affronta un tema per me spinoso: quello della bellezza e il modo in cui noi stessi ci vediamo, ma anche come veniamo giudicati dagli altri. 

Dimenticatevi i clichés perché se anche ci sono, sono talmente sfumati che è impossibile puntare il dito ed individuarne uno con precisione. 
Perché la mean girl non è esattamente una mean girl e quella che sembra una vittima finisce per essere la vera cattiva. 

Il punto è che, belle o brutte, la Lista crea il caos nella vita di ognuna di queste ragazze e se otto punti di vista vi possono sembrare eccessivi, lo sono solo perché coprendo un'unica settimana - quella dalla pubblicazione della Lista il lunedì al ballo del sabato sera - non abbiamo poi modo di sapere come si risolveranno le varie situazioni alla fine dell'anno. Questo è soltanto uno spaccato di vita, lo tsunami con solo una parte del disastro che si lascia alle spalle. 
Sono forse eccessivi perché in così poco tempo non sappiamo tanto del background delle ragazze, ma una volta letto il loro primo punto di vista poi è facile riconoscere le loro voci e riconoscere chi è in quale grado e in quale categoria - non ho nemmeno avuto bisogno di andare a vedere la Lista all'inizio del libro. 

Questa è una storia di bullismo, fondamentalmente. 
E lo è perché qualcuno si elegge a giudice supremo, valorizzando o sminuendo alcune ragazze in particolare per ragioni che non sono per niente obiettive e stabilite sulla base del perché è così - e sì, poi si scopre chi è che ha scritto la Lista. 
Si tratta di bullismo perché questa presunta obiettività con "ragioni del tutto valide" è cieca rispetto ai problemi pre-esistenti e a quelli che contribuirà a far nascere. 

La Lista mette i riflettori addosso ad Abby, una quattordicenne che improvvisamente viene notata da tutti i ragazzi più grandi e invitata alle feste, convinta che sia solo questo a distinguerla e che non importa lo studio - tanto tutta l'intelligenza ce l'ha sua sorella Fern. 
Danielle ha le spalle larghe perché è una nuotatrice che sta cercando di entrare nella squadra della scuola, ma da quando chi ha scritto la Lista ha puntato i riflettori sulla sua corporatura muscolosa tutti la chiamano con epiteti e aggettivi maschili e il suo ragazzo ha cominciato ad evitarla, senza neanche difenderla. 
Candace è bella e sa di esserlo, ma protesta vivacemente quando viene scelta come la ragazza più brutta dei sophomores. Ma lei è una vera mean girl e le sue amiche colgono l'occasione per piantarla in asso perché la Lista ha finalmente mostrato a tutti la vera natura di Candace. E ora tutte ruotano attorno a Lauren, che fino a quel momento era stata istruita a casa da sua madre e per lei è un mondo tutto nuovo e ha la tipica innocenza e curiosità dei bambini a scuola per la prima volta - ma se non fosse stato per la Lista forse nessuno si sarebbe accorto di lei. E Lauren è bella senza nemmeno provarci, ma avrei voluto davvero sapere di più del rapporto tra lei e sua madre perché è chiaro che c'è qualcosa che non va. 
Sarah è una ribelle, che fa la dura e odia tutti, ma non vuole ammettere che non ha mai superato il fatto che alle medie l'abbiano esclusa nonostante lei le abbia provate tutte per integrarsi. E come atto di protesta, dato che la Lista afferma che sta cercando di essere il più brutta possibile, si scrive "UGLY" in fronte e decide di non lavarsi per una settimana e di indossare gli stessi abiti, in modo da rovinare il ballo a tutti con la sua puzza e la sua ugliness
Bridget aveva iniziato ad avere problemi con il cibo all'inizio dell'estate quando le sembrava che il bikini la segnasse troppo, ma con il suo nome nella Lista come la più bella degli juniors cade dritta nell'anoressia, convinta che dopo il ballo riuscirà a riprendere a mangiare senza più la pressione dei giudizi.
Jennifer, al suo primo anno da ugliest girl, aveva fatto una scenata epocale che le aveva alienato tutti e da allora è quasi un obbligo metterla in Lista per vedere come reagirà. 
Margo... beh, è Margo. Era già stata la più bella al primo anno, l'anno scorso sua sorella era stata regina del ballo ed era naturale che toccasse a lei quest'anno. 

L'ho letto velocemente, per la voglia di sapere la prossima reazione di ognuna della ragazze e perché la struttura narrativa fa nascere nel lettore la curiosità. Ma se devo essere sincera, di alcune ragazze mi è importato più che di altre. 

Abby e Candace sono quelle che mi hanno dato più sui nervi. 

Abby per la sua ingenuità alla scoperta che lei sì, era stata nominata la più bella ma che sulla Lista ci fossero nominate anche delle ragazze brutte. 


"Ovviamente le dispiace che Danielle sia stata nominata la più brutta della loro classe, ma Danielle sembra tosta abbastanza da sopportarlo. E, spera, Danielle capirà che ci sono anche altre ragazze che avrebbero potuto essere nominate le più brutte. Come nel caso di Abby. È solo la fortuna del sorteggio."

Ma certo, Abby. Intanto tu sei stata nominata la più bella, che ne sai di cosa vuol dire essere additata da tutti come la più brutta? 
E Danielle potrà sembrare tosta, ma rischia di perdere il posto in squadra perché non riesce a concentrarsi e soffre per il comportamento del suo ragazzo. 

Candace è stata anche peggio perché secondo lei l'aspetto è quello che conta e che importa se sei brutta dentro come persona?


"«Non ha senso che io sia stata scelta come la ragazza più brutta del secondo anno.» [...] Candace vede, nello spazio di qualche secondo, almeno dieci ragazze che avrebbero dovuto essere scelte. Ragazze brutte che se lo meritano."

Il punto è che nessuno dovrebbe meritarselo. 

A qualcuno poi vengono i sensi di colpa per Jennifer e si cerca di promuovere questa campagna per farla diventare regina del ballo, ma non tutti la prendono bene. In quale mondo la ragazza più brutta può essere regina del ballo e spodestare la bella? 

Ho sofferto per Danielle, sono stata male per Bridget e ho sentito un'affinità con Sarah perché ho avuto anche io la mia fase ribelle da "odio tutti" - io però non avevo smesso di lavarmi. Capivo fin troppo bene l'essere stata esclusa alle medie e il voler poi diventare qualcuno che si discostasse completamente da tutte le altre pur continuando a provare una sorta di invidia. 

Quelle che mi hanno creato più conflitto interiore sono state Jennifer e Margo.
Margo e Jennifer erano migliori amiche prima delle superiori e il mio conflitto è nato nel momento in cui ho capito di essere stata entrambe. 
Avevo la mentalità di Margo nel momento in cui ha smesso di essere amica di Jennifer - quando questa la buttava giù con commenti apparentementi innocui che però ferivano Margo, quando Jennifer la soffocava e pretendeva di partecipare ad ogni uscita che Margo faceva con altri amici. Io avevo un'ex-amica così e capivo i sensi di colpa di Margo, ma anche il suo sollievo nel momento in cui la loro amicizia è finita. 
Ma sono (stata) anche Jennifer e se avessimo avuto anche noi una lista, niente mi avrebbe impedito di finirci sopra. E capivo il suo bisogno di avere qualcuno che la riconoscesse come bella per una volta. 

Non c'è giusto o sbagliato e si fa tanto presto a dire che la bellezza estetica non conta, ma sappiamo tutti che sono menzogne e che invece importa - importa tanto. 
Recentemente ho letto una recensione all'ultimo libro di Becky Albertalli (ancora inedito in Italia) in cui una blogger che seguo ha scritto che la protagonista non le è piaciuta perché cercava rassicurazioni negli altri sul fatto di essere bella, che l'autostima non poteva nascere nel momento in cui un ragazzo la trovava attraente. 
Credo che però questo grado di "validazione" cambi davvero da persona a persona. 
Oh, li conosco tutti i modi di dire - del tipo "nel momento in cui sei la prima a piacerti, poi anche gli altri lo noteranno". Credo però che quando passi l'adolescenza a sentirti dire che sei brutta, anche solo una persona che ti dica il contrario possa davvero fare la differenza nell'autostima - anche se magari non ci credi. Ma è già qualcosa. 

Questo libro parla di "bellezza", ma secondo me la questione è anche più complessa. 
Credo anche che il vissuto personale faccia davvero la differenza nel modo in cui alla fine viene percepito - e con questo non voglio dire che le ragazze belle che lo leggono lo percepiscano in modo diverso perché sono superficiali, proprio il contrario. Questo libro dimostra che anche essere etichettate come "belle" porta con sé dei problemi, più o meno grandi. 

Questo libro parla di "etichette" e conseguenze, di come quest'etichetta che ci viene appiccicata addosso da qualcun altro e che indica il nostro grado di bellezza alla fine non parla di tutto il resto - come se fossimo un oggetto e quell'etichetta ci indentifichi solo in base a quella caratteristica e non ci sia altro oltre a quello. 
In questo libro ci sono ragazze che non sanno di essere belle e vivono bene per questo oppure si distruggono mentre cercano di raggiungere un obiettivo impossibile e altre che lo sanno e ne fanno l'unica cosa sui cui puntare a dispetto di tutto il resto, ignorando chi è bella ma si sente uno schifo e chi è brutta e vorrebbe soltanto qualcuno che per una volta non glielo facesse notare. 

Questo libro parla di bellezza, ma in realtà si tratta solo di percezioni. 
Si tratta di persone che ti vedono in quel modo e altre che invece pensano il contrario e sta a te trovare quelle persone che vedono quella bellezza che è solo tua. 
Come Sarah nota ad un certo punto, non importa quello che fai - non importa se cambi modo di vestire o di acconciare i capelli o se perdi peso: quel gruppo di persone ha già scelto come vederti e niente farà cambiare loro idea. E questa è una cosa che ho provato sulla mia pelle perché nonostante i miei 28 anni ci sono persone che, quando le incontro, mi guardano e ancora vedono l'adolescente che sono stata. 

Ho scritto tantissimo e, più che una recensione, in realtà questa sembra una pagina di diario. Questo libro però ha smosso qualcosa dentro di me. 
Credo che sia un libro che smuova qualcosa dentro ognuno, che sia rabbia o tristezza o indignazione o sensi di colpa. Che da adolescenti siate state le belle ragazze popolari oppure quelle prese in giro, credo sia impossibile restare indifferenti di fronte a queste otto ragazze - l'unica pecca è non sapere come finiranno le loro storie e se risolveranno i loro problemi, lasciandosi poi alle spalle la Lista. 

giovedì 11 maggio 2017

Some (New) Books Are (Here) #12

Come forse avrete letto nel WWW di ieri, nel pomeriggio di martedì ho accompagnato una mia amica dal dentista.  
E lo so che avevo detto di darmi un freno e che dopo le nuove entrate del mio compleanno mi sarei data una calmata per smaltire un po' di libri, ma eravamo in città e quando poi abbiamo fatto un giro in centro non ho resistito alla tentazione di fare un giro da Libraccio. Giuro che cercavo solo un libro - un libro di Robert Frost che contiene una poesia che a me e mia madre piace tantissimo - ma non l'ho trovato e, ahem, sono uscita con altri tre libri.  

Some (New) Books Are (Here) è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale vi mostro le mie nuove entrate in materia librosa, perché sono arrivate in casa mia e via di questo passo.


Il primo che ho reclamato come mio è stato Un passato imperfetto di Julian Fellowes, che nelle mie tre precedenti incursioni non avevo mai trovato. Usato, ma comunque in buone condizioni - solo che non capisco perché le spine dei Neri Pozza si deformino così tanto dopo la lettura, anche la mia copia usata di Snob ha lo stesso "problema". 
Il secondo - e quasi non credevo ai miei occhi quando me lo sono trovato praticamente davanti - è Brooklyn di Colm Tóibín. Anche lui cercato per lungo tempo e come quello di Fellowes, se non li avessi mai trovati in città li avrei presi online dopo l'estate. Onestamente non ricordo come ho scoperto questo libro - forse ho sentito parlare del film la cui sceneggiatura è stata firmata da Nick Hornby (AMOH!) e allora ho deciso di informarmi meglio. Comunque io amo le storie dal sapore un po' "vintage" e Brooklyn è ambientato negli anni '50. 
Infine l'ultimo libro a finire nelle mie mani è stato Jane Eyre di Charlotte Brontë, che bramavo da un bel po' - ed era anche ora che mi decidessi a recuperare - e che ho finalmente trovato sullo scaffale di Libraccio. Avrei preferito un'edizione Feltrinelli come quella di Cime Tempestose di sua sorella Emily, ma alla fine anche questa della Oscar Mondadori non mi dispiace - in questa edizione ho anche Persuasione di Jane Austen. 

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Siamo alla fine di questo appuntamento, ma considerando che devo andare ancora in città nel corso del mese non assicuro di non mostrarvi altri nuovi libri prima della fine del mese. Per queste cose, io e l'autocontrollo non siamo parenti. >.<

mercoledì 10 maggio 2017

WWW.. Wednesday! #52

E buongiorno a voi che passate di qua in questa mattina di maggio! 
Come andiamo? Io personalmente sto morendo di sonno e mi devo anche in parte riprendere dalla mia ultima lettura - so che è brutto a dirsi, ma è stato molto difficile portare a termine il libro. 

Vediamo se è cambiato qualcosa rispetto alla settimana scorsa?    


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.



What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Ho finito lunedì sera, tra sospiri di sollievo e imprecazioni, Malaparte. Morte come me di Rita Monaldi & Francesco Sorti. Non è stata una lettura facile, proprio per niente - è stata un'agonia per tutta una serie di motivi, ma la recensione andrà online solo il 1 giugno all'interno di un progetto tra blogger ideato da Annamaria del blog La contessa rampante di cui avrete presto notizie. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)

Nel post di ieri vi avevo detto che probabilmente non sarei riuscita ad iniziare The List di Siobhan Vivian. Alla fine però una quindicina di pagine sono comunque riuscita a leggerle mentre attendevo una mia amica nella sala d'attesa del dentista. Ovviamente è troppo presto per parlarne, ma mi sa che dovrò prendere appunti durante la lettura fino a quando non avrò imparato a distinguere bene le otto ragazze protagoniste. 



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


Piccola variazione sulla mia TBR e questa variazione consiste nella lettura di Dreamwalker: la ragazza che camminava nei sogni di Mariachiara Cabrini, che mi è stato gentilmente mandato dall'autrice in digitale. Il paranormal romance non è uno dei miei generi abituali, ma avevo già letto due opere di Mariachiara e mi erano piaciute, quindi non ho esitato ad accettare di leggerlo. 
Rimane poi invariato Sweethearts di Sara Zarr.

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Fine di questo secondo appuntamento di maggio - ma quanto vola il tempo? 
Nel frattempo raccontatemi un po' com'è andata la vostra settimana di letture oppure lasciatemi il link che, appena ho un minuto, passo da voi! 
Cheers! :)

martedì 9 maggio 2017

Chi ben comincia... #4 | "The List" di Siobhan Vivian

Oggi sul blog leggerete l'inizio - in inglese, in quanto si tratta di un inedito - del libro che dovrei iniziare a leggere. Già, dovrei, perché in realtà non sono davvero sicura di cominciarlo oggi visto che sto per uscire di casa e non so se poi stasera avrò abbastanza tempo o se crollerò esausta a letto. 

In ogni caso... 

Chi ben comincia... è una rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. Ad ogni appuntamento viene presentato l'incipit di un libro - già letto, in lettura o da leggere - in modo da aiutarci a capire se il libro merita la nostra attenzione.

1.Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
2. Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
3. Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
4.Aspettate i commenti



For as long as anyone can remember, the students of Mount Washington High have arrived at school on the last Monday in September to find a list naming the prettiest and the ugliest girl in each grade
   This year will be non different. 
   Roughly four hundred copies of the list currently hang in locations of varying conspicuousness. One is taped above the urinal in the first-floor boys' bathroom, one covers the just-announced cast for the fall drama production of Pennies from Heaven, one is tucked between pamphlets for dating violence and depression in the nurse's office. The list is affixed to locker doors, slipped inside classroom desks, stapled to bullettin boards. 
   The bottom right corner of each copy has been dimpled by an embossing stamp, leaving behind the scar of Mount Washington High rendered as a line drawing - before the indoor pool, the new gymnasium, and a wing of high-tech science labs were added. This stamp had certified every graduation diploma before it was stolen from the principal's desk drawer decades ago. It is now a piece of mythic contraband used to discorauge copycats or competitors. 
   No one knows for sure who authors the list each year, or how the responsability is passsed along, but secrecy has not impeded tradition. If anything, the guaranteed anonymity makes the judgments of the list appear more absolute, impartial, unbiased. 
   And so, with every new list, the labels that normally slice and dice the girls of Mount Washington High into a billion different distinctions - poseurs, populars, users, losers, social climbers, athletes, airheads, good girls, bad girls, girlie girls, guy's girls, sluts, closet sluts, born-again virgins, prudes, over-achievers, slackers, stoners, outcasts, originals, geeks, and freaks, to name just a few - will melt away. The list is refreshing in that sense. It can reduce an entire female population down to three clear-cut groups. 
   Prettiest. 
   Ugliest. 
   And everyone else. 
   This morning, before the first homeroom bell, every girl at Mount Washington High will learn if her name is on the list or not. 
   The ones who aren't will wonder what the experience, good or bad, might have been like. 
   The eight girls who are won't have a choice.

(Siobahn Vivian - The List)

lunedì 8 maggio 2017

What's on my bedside table? #17 | "Malaparte. Morte come me" di Rita Monaldi & Francesco Sorti

Buon inizio di settimana, lettori! 
La mia non è iniziata nel migliore dei modi e sta continuando anche peggio, ma cerchiamo di rallegrarci con un post sul blog dopo qualche giorno di latitanza. 
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Malaparte. Morte come me" di Rita Monaldi & Francesco Sorti
Si tratta di un libro fuori dalla mia solita comfort-zone e sebbene avrei potuto aspettare ancora un po' a leggerlo, ho approfittato del fatto che fosse subito disponibile al prestito digitale


SONO A... 
Pagina 309. Mi manca poco più di un centinaio di pagine e spero di finirlo in fretta perché onestamente? Si sta rivelando un'agonia delle più tremende


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... perché sto partecipando ad un progetto tra blogger di cui presto saprete di più, ma la mia recensione la vedrete solo il 1 giugno.