venerdì 10 giugno 2022

BRT: Breve Riassunto della Trama #15

Quindicesimo appuntamento con questa rubrica inventata da me e se siete nuovi di queste parti oppure vi siete sempre persi questa rubrica perché a prima vista la credevate una carrellata delle nuove uscite, potete leggere la divertente(?) origine del suo titolo QUI.

BRT: Breve Riassunto della Trama è una rubrica inventata da me a cadenza assolutamente casuale nella quale, a gruppi di tre o cinque, vi offro la mia opinione su quei libri a cui non ho dedicato un post di recensione sul blog.

Ricatti di Brigitte Peskine
 
Letto a febbraio. 
 
Da adolescente forse avrei amato questo libro - o comunque mi sarei immedesimata molto di più nella storia e nella protagonista. Tania ha una sorella maggiore che cerca sempre attenzioni, molto melodrammatica che vuole l'affetto e gli sguardi tutti su di sé - quella che per Tania è solamente l'ultima sceneggiata, ovvero l'anoressia, farà precipitare la famiglia in un ambiente ancora più tossico di quanto non fosse già. La madre e la sorella si nutrono a vicenda delle nevrosi dell'altra, le alimentano e non riescono a spezzare un circolo tossico che Tania sente farà impazzire anche lei e la trascinerà giù con loro. Questa è la storia di due sorelle che non si sono mai capite e che finiscono per allontanarsi quasi completamente - questo perché Tania già a tredici anni sceglie consapevolmente se stessa e decide di mettersi al primo posto. Molti aspetti della sua personalità li ho compresi e l'odio/amore per la sorella sono uno dei cardini di questa storia, ma leggere questa storia da adulta fa sicuramente un altro effetto - intanto la storia non è recente (è stata pubblicata in Italia nel 1994) e alcune cose non sono invecchiate bene, poi la percezione dell'anoressia come disturbo mentale non era ancora così spiccata come oggi e il risentimento che Tania prova verso una persona adulta che entra nella sua vita e che è riuscita a guarire risulta, da persona adulta e non più ragazzina e fortunatamente priva dell'esperienza diretta o indiretta con casi simili, quasi del tutto ingiustificato. Si tratta di una storia che ha appena 150 pagine, quindi non tutti gli aspetti vengono sviluppati a dovere - da ragazzina forse mi sarei rivista davvero in Tania e l'ho fatto quando riflette (e la fanno riflettere) sulla sua visione dell'amicizia, ma da adulta oggi mi ha lasciata piuttosto indifferente.


Fiabe di Jacob e Wilhelm Grimm

Letto tra febbraio e marzo. 
 
Da piccola ricordo che amavo le fiabe e, in particolar modo, ricordo che chiedevo sempre a mia madre di raccontarmi quella di Cappuccetto Rosso. Ovviamente, tra la sua e quelle dei cartoni animati Disney, si trattava sempre di versioni edulcorate - ricordo ancora lo shock quando in prima superiore, durante la lezione di italiano, scoprii cosa davvero fecero le sorellastre di Cenerentola pur di entrare nella scarpetta. Questa versione deluxe della BUR ha un'introduzione che verte un po' troppo sul filosofico - e quando è così io faccio presto ad annoiarmi. Ma quello che si evince dall'introduzione è che, secondo il parere di chi l'ha scritta, i bambini capiscono e imparano molto di più del mondo e della vita da queste fiabe di quanto possano fare gli adulti. Sarà vero? Mah. Alcune mi hanno lasciata alquanto scettica in quanto sembrano non avere senso oppure un capo o una coda o addirittura una morale - anche se sappiamo che quella è prerogativa della favole. Fin troppe hanno troppi elementi in comune e finiscono con il sembrare praticamente identiche e c'è un limite alla quantità di boschi oscuri e bambini e animali bistrattati e torturati dai loro genitori e padroni che un lettore può sopportare. Alcune cose sono invecchiate proprio male: il caro stereotipo del "bello quindi buono" e "brutto quindi cattivo" e l'apoteosi dell'instalove dove convolano a nozze dopo dieci minuti che si conoscono - o magari non si sono neanche parlati, ma già si amano. In sostanza è stata una lettura piacevole e forse lo dico perché sono adulta - o forse perché è la verità - ma non credo che da piccola ne avrei ricavato qualche lezione di vita che mi avrebbe preparata ad affrontare il mondo e le persone che lo abitano. 


Shout di Laurie Halse Anderson

Letto a maggio.

Sebbene conosca la Anderson per il suo romanzo più famoso, Speak, senza averlo ancora letto e neanche aver visto il film, questa è di fatto la prima volta che mi approccio ad una sua opera. Shout è scritto in versi ed è diviso in parti - si tratta di versi molto personali nella prima parte e altrettanto personali ma condivisibili e collettivi nella seconda. Se avete anche solo sentito nominare Speak, sapete che il romanzo parla di violenza sessuale - la stessa Anderson è stata vittima di stupro quando era a malapena una ragazzina e questo ha condizionato tantissimo la sua vita famigliare, sociale e generale. Nella prima parte la Anderson ci racconta la sua vita con la sua famiglia un po' problematica sotto certi aspetti, i continui trasferimenti, i problemi di alcol e di rabbia dei suoi genitori, lo stupro, l'isolamento dai compagni, le compagnie sbagliate, i voti che colano a picco e l'esperienza di più di un anno all'estero in Danimarca che le ha di fatto salvato la vita perché ha contribuito a guarirla nel corpo e nello spirito. Ci narra anche la nascita di Melinda e di Speak, che sarà un po' protagonista della seconda parte - con il suo successo, i tour promozionali, i discorsi nella scuole e con questo non solo il bello, ma anche il brutto. La prima parte è difficile perché ambientata negli anni '70/'80 dove di certe cose proprio non si parlava, la seconda altrettanto difficile perché ancora agli inizi degli anni 2000 - come ancora adesso, se vogliamo essere sinceri - la Anderson veniva quasi ostracizzata nelle scuole in cui veniva ospitata oppure i suoi discorsi interrotti e annullati: non si poteva parlare di educazione sessuale e consenso, le molestie e le violenze sessuali non sono un argomento che i ragazzini dovrebbero ascoltare e di certo in quella rispettabilissima scuola con il/la preside dal polso di ferro certe cose non accadevano. La seconda parte è collettiva in quanto parla sempre sì della Anderson e della sua esperienza, ma si rivolge anche a chi ha subito le stesse cose oppure una versione di esse - molti di quei versi in realtà sono testimonianze che la Anderson stessa ha raccolto durante i suoi tour: confessioni, condivisioni, testimonianze di dolore, rabbia, impotenza, rivincita, giustizia e rinascita. In alcuni punti è davvero toccante, ma comunque non gli ho dato più di tre stelle perché il formato dei versi e delle poesie proprio non è nelle mie corde.

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