giovedì 1 giugno 2017

Nel nome della Strega: "Malaparte. Morte come me" di Rita Monaldi & Francesco Sorti

Con questo romanzo sono uscita dalla mia comfort-zone perché non è un genere che leggo abitualmente. Ma quando Annamaria del blog La contessa rampante mi ha contattata ancora a fine aprile per chiedermi se mi andava di partecipare all'evento, ho accettato la sfida e la sorte mi ha affidato la lettura e la recensione di questo libro. 



Come saprete già dalle tappe precedenti - visto che io non sono la prima - l'evento creato da Annamaria ha lo scopo di presentare i romanzi candidati al Premio Strega di quest'anno e di fornire il nostro umile parere prima dell'annuncio della cinquina finale - a cui manca poco più di una settimana.
Vi ricordo anche io, come hanno fatto prima di me, che Annamaria metterà in palio uno dei 12 libri finalisti a chi avrà partecipato con più costanza a questo evento.


Titolo: Malaparte. Morte come me
Autori: Rita Monaldi & Francesco Sorti
Data di uscita: 1 luglio 2016
Pagine: 422 (ebook)
Editore: Baldini&Castoldi

Trama: Isola di Capri, agosto 1939. L’Italia è nella morsa del fascismo, la Seconda guerra mondiale è alle porte. Durante uno scintillante party sotto le stelle, zeppo di aristocratici, ufficiali nazisti e miliardari americani, il celebre scrittore Curzio Malaparte, gran rubacuori ed enfant terrible del fascismo, viene accostato dalla polizia segreta di Mussolini: qualcuno lo accusa dell’omicidio di una giovane poetessa inglese, misteriosamente precipitata da un dirupo quattro anni prima – un evento realmente accaduto.
Malaparte decide di darsi alla macchia: con l’aiuto di pochi amici fidati (un principe scialacquatore, un camorrista, uno strambo pittore e l’inseparabile cane Febo) condurrà in clandestinità una difficilissima inchiesta. Chi sta cercando di incastrarlo? Forse quell’ufficiale delle SS sempre in compagnia del suo sanguinario dobermann? E che ruolo ha nel complotto il terribile (e vero) segreto nascosto nel passato di Adolf Hitler? Per sfuggire all’incubo, lo scrittore dovrà fare appello a tutte le sue doti, a un’incantevole fanciulla dai talenti insospettabili e a un geniale deus ex machina: un giornalista americano, squisito gentleman e futuro capo dello spionaggio militare USA in Europa.
Da scenario fanno il paesaggio di Capri e la villa che Malaparte si sta costruendo su una delle scogliere più spettacolari dell’isola, mentre fra champagne e orchestrine la high society europea attende rassegnata la sua ultima ora. Malaparte invece non ci sta: è ben deciso a salvare la pelle e ha ancora fresche nell’animo le ferite riportate da eroe nella Prima guerra mondiale.
Ma non è tutto. Ben presto il lettore scoprirà che la vicenda è molto più di una finzione letteraria: la storia che Malaparte narra, ripercorrendo tutto il suo passato, non è semplicemente un romanzo, ma la prova più importante della sua vita. E solo all’ultima pagina scopriremo se l’avrà superata.


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Sarò sincera: è stata un vera agonia. 
La trama vi dice già tutto quello che dovete sapere, quindi non mi dilungherò più di tanto in quel senso. 

Il libro salta avanti e indietro tra gli eventi principali sull'isola di Capri nell'estate del 1939 e i ricordi della guerra 1914-18 vissuti dal protagonista. 
Ma da dove ha origine tutto questo? 
L'origine ha luogo nel 1957, con Curzio Malaparte sul letto di morte. E proprio la Morte con le sembianze di Mona Williams - donna elegante, bellissima e famosa per i suoi numerosi mariti - offre a Malaparte l'occasione di riscattare la sua anima, in bilico tra cielo e terra. Solo l'ammissione dei suoi peccati deciderà il suo destino dopo l'ultimo respiro. Malaparte decide quindi di usare i mezzi di cui è più esperto e questo romanzo - con le (dis)avventure del 1939 - ne è il risultato. 

Onestamente? La metà delle pagine sarebbero bastate per raccontare la storia, secondo me. Ma poi nelle note degli autori ho letto che il romanzo è stato scritto intenzionalmente così, che è stato scritto volutamente in questo modo per riprendere lo stile di Malaparte con tutto il suo "gusto musicale per le ripetizioni" - a mio parere disgraziato perché proprio non è nelle mie corde. 
Non sono contraria alle ripetizioni, sia chiaro. Pure a me è capitato, in alcuni post - sia di recensioni che del mio blog personale - di ripetere una determinata frase per dare un certa ritmica e una certa cadenza al tutto. 
Ma quando si esagera, si esagera davvero. 

Lo ripeto: la metà delle pagine sarebbero bastate. 
Questo romanzo è troppo, troppo ma veramente troppo descrittivo, con periodi a volte anche lunghi che fanno veramente passare la voglia di leggere. E per fortuna che l'ho preso a prestito digitale e che quindi si trovava sul mio computer, altrimenti niente mi avrebbe impedito di lanciare il libro fuori dalla finestra. 
Ci sono troppo descrizioni, troppi dettagli che appesantiscono - tanto che anche la Morte interrompe Malaparte e gli chiede quale sia il punto. Perché non ci puoi mettere cinque pagine prima di arrivare al beneamato punto e soprattutto non mi interessa sapere chi ha appoggiato le sue nobili terga sul cuscino rivestito di raso rosa della sedia del Settecento inglese. Io capisco il voler trasmettere il senso e l'immagine del lusso nel quale vivevano l'aristocrazia italiana e i ricchi inglesi e americani presenti a Capri, ma non mi interessa conoscere la storia di ogni singolo pezzo di arredamento e l'aspetto delle venature del legno dei mobili. 

Ho fatto alcuni screen per farvi capire di cosa sto parlando e perché ad un certo punto mi stava per partire un embolo. 

Nella scena che segue, come da trama, Malaparte è in fuga ed è la sua prima notte di latitanza. È stanco, ferito e ha la febbre. Comincia a delirare e a sognare. E santo cielo, qualcuno mi spiega che aspetto ha una pecora del Montenegro? 


Malaparte stesso non è un personaggio che ho apprezzato. 
Non sto a sindacare le sue scelte politiche (prima fascista e poi apertamente ironico nei confronti di Mussolini e Hitler) o quello che ha scelto di fare per il regime (come aiutare ad insabbiare l'omicidio Matteotti) perché il periodo era quello che era e non posso discutere su quello perché c'era chi obbediva perché ci credeva fermamente o per opportunismo - quello è un conto che Malaparte ha in sospeso con la sua coscienza. 
Quello che mi ha dato sui nervi sono state la sua boria e il suo egocentrismo, quella sciocca vanità e idiozia (per sua stessa ammissione) di fronte anche a quello che era palese - e che io sospettavo. 
I suoi "amici" continuano a mentirgli e a raccontargli fandonie ma no, "Capri è un'isola meravigliosa, piena di persone che mi vogliono bene". Questo ad ogni tre per due e sempre a seguito di una frottola. E tanto per restare in tema di ripetizioni che mi hanno urtata come non mai, ad un certo punto Malaparte si reca da questo suo "amico" per sapere la verità e ci mette un po' di... persuasione
Quello che mi ha dato sui nervi è stata la ripetizione del nome del vino: vi prego, contate sotto quante volte viene nominato lo Chateau Clos Labarde Ducasse. In neanche tre pagine. Ma scrivere "vino" ad un certo punto, no? 
Mi sono persino messa ad urlare contro lo schermo del computer che io odio il vino rosso e preferisco quello bianco, ditemi se è normale. 


Saranno forse cose sciocche e la media su Goodreads è di 4.75, con due recensioni a 4 e 5 stelle - una delle quali di una lettrice che afferma di volerlo rileggere immediatamente. Spiacente, ma per me questo stile proprio non funziona. 
Non sono contro una descrizione anche particolareggiata se mi fa capire bene l'ambiente nel quale si svolge l'azione, ma non ho bisogno di sapere tutto. Quando deve raccontare qualcosa, Malaparte la va a prendere lontano - troppo lontano e se ci vogliono cinque pagine per arrivare al beneamato punto, io poi mi stanco. 
Persino la Morte si è stancata ad un certo punto. 


Ci sono poi parti più dinamiche, in particolare quelle in cui si scopre qualche nuovo tassello del puzzle su chi possa voler incastrare Malaparte per la morte di Pam, ma sono nettamente inferiori a quelle infarcite di parole.


E dopo questo sfogo, passiamo a quello che ho apprezzato - perché sì, qualcosa che ho apprezzato c'è stato. 

Il periodo della Seconda Guerra Mondiale mi è sempre piaciuto, ma a scuola non me l'hanno mai insegnato bene - più che altro perché ci si mettava sempre secoli ad arrivarci e improvvisamente eravamo alla fine dell'anno scolastico e non c'era più tempo. 
Una cosa davvero bella di questo romanzo è la ricostruzione storica, così dettagliata e piena di personaggi e celebrità davvero esistite e di cui ignoravo alcuni aspetti fondamentali o addirittura l'esistenza. 
Perlomeno a me è sempre stata insegnata la storia tedesca di Hitler e ovviamente quella di Mussolini, ma nei miei libri di storia non si è mai scesi nei dettagli riguardo alle altre personalità di rilievo in Italia. Ad esempio non sapevo che Mafalda di Savoia era sposata con Philipp von Hessen, un aristocratico tedesco, e che poi è stata rapita e assassinata nel campo di concentramento di Buchenwald. 
Da questo punto di vista il romanzo mi è piaciuto tanto perché ricostruzione storica e finzione narrativa sono così intrecciate tra loro che è impossibile distinguerle. 

A dispetto delle mie lamentele sopra riguardo a Malaparte, uno stile che amo particolarmente quando lo trovo in un libro è quello del narratore onnisciente - mi piace quando il narratore parla al lettore.
Malaparte, come già detto, scrive nel 1957 e quando racconta dell'estate del 1939 e delle persone con cui parla è solito dire che Tizio "non sapeva che da lì a sei anni sarebbe stato giustiziato" o che Tizia "ignorava che da lì a sei mesi avrebbe perso tutti i soldi e sarebbe morta suicida". Questo del narratore onnisciente è un espediente stilistico che mi piace parecchio e in questo caso aiuta anche il lettore a tenere distinti tutti - e sono tanti - i personaggi che si incontrano. 
Ma in caso di confusione vengono in aiuto anche le note finali dei due autori, le quali ripercorrono il destino vero e reale dei personaggi citati. 


Avrei voluto che mi piacesse di più ed è vero che è stata una lettura al di fuori della mia comfort-zone anche se l'argomento mi piace, ma mi aspettavo più dinamismo.
Per me è stata una lettura molto pesante e che mi sono trascinata per una settimana in piena agonia - e non ripeterò cos'ha commentato mia madre quando le ho letto a voce alta il contenuto del primo screen. 
Dalla parte storica è ineccepibile, è un lavoro davvero accurato - non ho nulla da dire su questo. Ma se i romanzi troppo descrittivi e prolissi e pieni di ripetizioni - per quanto mirino ad un linguaggio alto e poetico e musicale, alla fine sempre troppe ripetizioni ravvicinate sono - non fanno per voi, allora lasciate stare. 


e ½


Nel caso vi siate persi qualche tappa, eccole qui elencate:

La spacciatrice di libri - Le otto montagne di Paolo Cognetti
I miei magici mondi - La più amata di Teresa Ciabatti

Non perdete domani l'appuntamento su Gente di Taccuino con È giusto obbedire alla notte di Matteo Nucci!

2 commenti:

  1. Ok, io amo questa recensione. Giuro! Ho riso tantissimo, ho ripetuto " quanto ha ragione", mentre leggevo il tuo rifiuto verso queste descrizioni davvero prolisse ed ho apprezzato tantissimo che tu abbia inserito nella parte finale, ciò che invece hai "salvato" di questo romanzo, perché lo faccio sempre anche io dopo ogni recensione negativa. Mi dispiace molto che ti sia capitato un romanzo non nelle tue corde e soprattutto che non ti sia piaciuto, ma ogni tanto può capitare, no?
    Nonostante ciò sono felicissima che tu abbia accettato di partecipare a questa iniziativa e soa riuscita a portare a termine questo romanzo per poterne parlare a noi. Ti mando un grande abbraccio e spero in una prossima collaborazione al più presto :)

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    1. Grazie a te Annamaria per avermi coinvolta! :)
      Un abbraccio!

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