martedì 29 marzo 2016

From Book to Movie #1: Il Lato Positivo

Da brava ragazza la cui tesi è stata sul rapporto tra romanzo e trasposizione cinematrografica della sua opera preferita, sono sempre molto critica quando traggono un film da un libro che ho amato particolarmente - anche se so benissimo che niente potrà mai essere uguale in tutto per tutto. 

Oggi inauguro una nuova rubrica su questo blog che vedrà proprio come la storia viene cambiata quando passa da un media all'altro. 

Sarebbe stato fin troppo semplice oppure ovvio cominciare con Orgoglio e Pregiudizio, ma ci ho scritto una tesi di laurea e non mi sembrava il caso di tediarvi così tanto. 
Partiamo quindi da un altro libro che ho amato e che è stato trasformato in un film - e mai "trasformato" fu parola più azzeccata. 

Oggi si parla di.. Il Lato Positivo


Titolo: Il lato positivo
Titolo originale: The Silver Linings Playbook
Autore: Matthew Quick
Data di uscita: 21 febbraio 2013
Data di uscita originale: 2 settembre 2008
Pagine: 290 (copertina flessibile)
Editore: Salani

Trama: Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L'inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel 'postaccio', la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo... Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov'è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l'ultima volta che l'ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo o quella di un adorabile ex-depresso affetto da amnesie, ma colmo di coraggiosa positività?


Quella che vedete sopra è in realtà la copertina della mia edizione in lingua originale. 
Già, perché questo è stato uno dei primi libri che sono riuscita a leggere in lingua originale per intero senza dover ricorrere al dizionario ogni volta che incontravo una parola sconosciuta, uno dei primi libri che mi hanno fatto comprendere la storia dal contesto anche se non conoscevo il significato di alcuni termini. 

Ho letto The Silver Linings Playbook nel mese di maggio del 2013 e, come potete vedere dai dati sopra, il libro tradotto in italiano era già uscito e la sua copertina portava già i volti degli attori che avrebbero interpretato i protagonisti. 
Ma perché, se il libro esisteva in italiano, ho deciso di comprarlo e leggerlo in originale? 

Perché avevo capito subito - dalla sua atmosfera, dalla trama, da quello che si intravedeva dal trailer - che questo sarebbe stato uno di quei libri che mi avrebbe segnata profondamente e non potevo accettare di leggerlo in una lingua che non fosse quella in cui era stato scritto - avevo bisogno di coglierne la sua vera essenza

E forse dall'immagine non si riesce a capire, ma come potevo resistere ad un libro che sotto il titolo riporta una frase così: What if your life was a movie but, somewhere along the line, you lost the plot? 
E se la tua vita fosse un film ma, da qualche parte lungo le battute, tu avessi perso la trama? 

Inutile dire che ho amato questo libro, che ho amato la profonda complessità di Pat e le sue difficoltà ad avere a che fare con la realtà e con le altre persone. 
È tutto vissuto dal suo punto di vista - ogni attacco di rabbia, ogni momento di confusione, ogni perplessità, ogni nostalgia, ogni necessità di capire, ogni bisogno di sapere perché la sua vita non può tornare quella di prima. 
È un libro che fa male, è un libro che fa sperare, è un libro che un po' aiuta a guarire e un po' insegna ad accettare che non tutto può essere aggiustato. 

E adesso veniamo al film che ne è stato tratto, uscito il mese dopo la pubblicazione italiana del romanzo ma che io, a dispetto della "fretta" che avevo di conoscere la storia, avrei visto solamente a gennaio dell'anno dopo. 


Titolo: Il lato positivo - Silver Linings Playbook
Genere: Commedia
Regista: David O. Russell
Attori: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro
Durata: 117 minuti
Uscita ITA: 7 marzo 2013

Trama: Pat Solitano (Bradley Cooper) è un uomo che soffre di un disturbo bipolare mai diagnosticato che esplode quando scopre che la moglie lo tradisce: l'amante scoperto finisce in ospedale, gravemente malmenato da Pat, mentre lui viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Dimesso anzitempo grazie a un intervento della madre, torna a vivere con i genitori e cerca di praticare il pensiero positivo per cambiare stesso e recuperare la moglie, che non può vedere per ordine del giudice. Le buone intenzioni però non danno i risultati sperati, almeno fino a quando non incontra Tiffany (Jennifer Lawrence), una bellissima ragazza in stato di sofferenza psichica a causa della morte del marito. Tiffany gli propone il suo aiuto ma Pat dovrà fare qualcosa in cambio per lei. Improvvisamente, le loro disastrate esistenze si trovano a una svolta e i due, non cambiando nulla di quello che sono, si ritrovano coinvolti in un rapporto che va al di là della semplice amicizia.


Non nego che alla fine dei conti il film mi sia piaciuto - e credo sia complice il fatto che adoro Bradley Cooper da anni. 
In ogni caso mi sento di dire che il film è solo "ispirato" al libro perché, benché la trama di fondo sia la medesima, siamo molto lontani dalle atmosfere del libro. 

Il libro è molto più "serio" e invece si vede che il film l'hanno buttato molto sul lato della commedia - con parentesi che fanno ridere ma che, di fatto, non sono presenti nel romanzo. 

Uno dei punti fondamentali che è stato cambiato - a parte il cognome - è il rapporto di Pat con suo padre e come questo sia stato stravolto
Nel libro, suo padre non gli parla - a dire il vero, non lo guarda nemmeno in faccia. Pat è tornato a casa, ma per suo padre è come se non ci fosse. Ambientato a Philadelphia, come quindi è giusto che si rispetti, la squadra degli Eagles ha un peso notevole nella storia e suo padre gli permette svogliatamente di guardare la partita insieme a lui e gli rivolge la parola solo se la squadra vince. 
Nel film è l'opposto e probabilmente adesso capisco anche perché - non puoi prendere un attore del calibro di Robert De Niro e metterlo in scena solo per mugugnare e dire tre battute in croce. Il padre interpretato da Robert De Niro è un vulcano, è iperattivo, è lui che trascina Pat in salotto e lo costringe a guardare le partite con lui dicendogli che è il suo portafortuna. 

L'altro aspetto ad essere stato stravolto è la consapevolezza che ha Pat di quello che ha fatto prima di essere chiuso nella clinica psichiatrica. 
Nel libro lui si pone tutti questi obiettivi per diventare una persona migliore e chiedendosi quando potrà rivedere Nikki, considerando questo "tempo separati" come una punizione e come un'occasione per imparare tutto quello che prima ignorava. Lui non sa, rifiuta inconsciamente di ricordare cosa è successo e cosa lo ha fatto finire nell'istituto di igiene mentale perché non lo vuole accettare. Pat diventerà consapevole delle sue azioni solo verso la fine del romanzo e finalmente imparerà - o almeno ci proverà - ad andare avanti con la sua vita. 
Nel film invece Pat è consapevole fin dall'inizio di cosa lo ha fatto finire nell'istituto e sebbene anche qui lui tenti di migliorare se stesso per tornare con Nikki, il loro rapporto alla fine è dipinto in maniera molto diversa. 

Altre cose sono diverse, come ad esempio la quantità di tempo trascorso da Pat nell'istituto di igiene mentale e il rapporto tra i suoi genitori e la rappresentazione del suo amico Danny. 

Il finale non fa eccezione
Se nel libro è molto aperto e abbiamo due persone spezzate che tentano di trovare un equilibrio insieme all'altro e un "ho bisogno di te" che è più forte di un qualsiasi "ti amo", nel film è tutto molto hollywoodiano con il classico lampo di intuizione che ti fa capire chi c'è davvero dietro alle lettere che Pat riceve e con tanto di corsa a perdifiato per dire all'altra persona di amarla. 

I due Pat sono molto diversi tra loro - quello di carta è molto più crudo e quello della pellicola è molto più gioviale, forse anche troppo. 
Ma entrambi comunque portano una rappresentazione complessa di una persona affetta da disturbo bipolare e forse il film lo si può considerare come un'opera a sé viste le differenze con il libro, ma è comunque meritevole di essere visto. 

Anche se mentre lo guardavo, io avevo questo split-screen nella mia testa nel quale da una parte scorrevo le pagine del libro e dall'altra vedevo il film. 

Sebbene io non condanni il film, alla fine è uno di quei classici casi in cui si dice che "è meglio il libro" - e a mio parere lo è perché più vicino alla realtà di quanto lo sia il film.

2 commenti:

  1. Riposto qua... avevo sbagliato post! :-)
    Buongiorno!
    Felice di averti scoperto con questa recensione di un libro che anch'io ho amato molto!
    Ho letto quasi tutte le recensioni che hai pubblicato qui sul tuo angolo libroso (vedo che è proprio nuovo nuovo) e devo dire che mi piace molto come le scrivi, sono profonde e appassionate!
    A presto!

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    Risposte
    1. Ti ringrazio Eva, gentilissima! =]

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