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sabato 27 ottobre 2018

[Spotlight] "A un passo dalla vita" di Thomas Melis

Prima segnalazione di oggi e in questo pomeriggio di fine ottobre torna sul blog torna un autore, Thomas Melis, che vi avevo già segnalato in precedenza. 

Torna in occasione del quarto anniversario della pubblicazione del suo romanzo d'esordio, che esce ora in una nuova veste - edizione e cover diverse e un testo leggermente modificato. 

"L’opera di Melis è un noir/hard boiled dalle tinte fosche, ricco di colpi di scena, che ambisce a mettere in luce i drammi e le contraddizioni della cosiddetta “generazione perduta” attraverso la storia di un gruppo di giovani, nati negli anni ’80, decisi a scalare le gerarchie del mondo criminale di Firenze.

In una parabola incentrata sul narcotraffico e sul crimine organizzato, il romanzo racconta dei drammi di una generazione in balia delle proprie debolezze e dei propri vizi, imprigionata dentro un sistema socioeconomico che si è ribellato ai propri creatori, illusa dalle bugie attraverso cui una televisione grottesca l'ha cresciuta. Una storia di ingiustizie, tradimenti, amicizie e amori forti ma drammaticamente condannati."


Titolo: A un passo dalla vita
Autore: Thomas Melis
Data di uscita: 24 ottobre 2018
Editore: Lettere Animate

Trama: È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza patinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi al le spalle lo squallore della periferia –gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.


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L'autore: 
Thomas Melis è nato a Tortolì, in Sardegna, nel 1980.
Ha studiato presso le Università di Firenze e Bologna concludendo il suo percorso accademico nell’anno 2008.
Nella vita si è occupato di progettazione su fondi comunitari e consulenza aziendale. Ha scritto per diverse riviste online, dedicandosi ad analisi di politica interna e degli scenari internazionali.
Attualmente gestisce un’attività commerciale, lavora come copywriter, crea contenuti per aziende attive sul web e, dal 2017, collabora con il sito di critica letteraria MilanoNera.
La prima edizione di "A un passo dalla vita”, romanzo d'esordio, è stata pubblicata da Lettere Animate nel 2014, seguita l’anno successivo dallo spin-off "Platino Blindato".
Nell’aprile del 2018 è uscito “Nessuno è intoccabile”, il suo secondo romanzo, e a
ottobrela nuova edizione di “A un passo dalla vita”.

giovedì 15 febbraio 2018

[Recensione] "Acerrimi nemici" di Jack Weiss

Il weekend si avvicina e, un po' più in ritardo di quanto avessi previsto, vi porto la recensione del penultimo libro che ho letto - e per cui devo ringraziare Sonia del blog Il Salotto del Gatto Libraio e altri blogger per il giveaway che mi ha permesso di vincerlo.


Titolo: Acerrimi nemici
Autore: Jack Weiss
Data di uscita: 14 novembre 2017
Pagine: 308 (copertina flessibile)
Editore: Lettere Animate
Link Amazon: http://amzn.to/2nseJpj

Trama: Se ti trovassi in mezzo a una dozzina di cadaveri senza ricordare nulla del tuo passato, se poi ti risvegliassi in ospedale senza un nome e ti dicessero di essere il boss del più grande cartello di droga della città, se ti rivelassero di essere un criminale e un assassino senza scrupoli ricercato dalla polizia di tutto lo Stato e se infine scoprissi di avere un grosso debito con la mafia russa e che la Yakuza ti sta cercando per ucciderti, tu cosa faresti? Braccato dalla polizia e con una taglia sulla sua testa, Antonio La Marca, detto Tony "il Boss", sa che per scoprire la verità c'è soltanto una cosa da fare: scappare.


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La prima cosa ad avermi attirata di questo libro è stata la sua ambientazione: una città che quasi annega nella pioggia che sembra non smettere mai di cadere dal cielo e nel sangue che si riversa nelle strade. 

Damp City è una città i cui angoli sono macchiati di violenza, droga e prostituzione. Una città in cui metà del corpo di polizia è corrotto e l'altra metà resta a guardare oppure non sa cosa fare. Una città occupata e divisa da tre organizzazioni criminali: la mafia russa, la mafia giapponese e Antonio "Tony il Boss" La Marca.
Basta solo il nome per spiegare il potere che esercita Tony su tutta Damp City, un potere così grande e un controllo così ferreo che nemmeno gli altri due boss osano invadere il suo territorio e con cui esiste una sorta di co-esistenza e un patto di non-aggressione. 

Damp City mi ha ricordato la Gotham City della DC, quella protetta da quel pipistrello mascherato che risponde al nome di Batman di cui sono un po' innamorata da quando avevo cinque anni. Ma qui non c'è nessun vigilante a salvare i cittadini di Damp City dai tentacoli di Tony - che sembrano arrivare ovunque senza mai trovare ostacoli. 
E questo romanzo mi ha anche ricordato un po' Blindspot perché il suo protagonista si risveglia senza alcun ricordo di chi è o di che cosa abbia fatto per finire in ospedale con un proiettile in testa. 

La storia di snoda su due linee temporali diverse: abbiamo i capitoli al presente in prima persona in cui il nostro protagonista riprende conoscenza in una stanza piena di uomini morti per poi svenire nuovamente e abbiamo i capitoli al passato, narrati in terza persona e non sempre con protagonista Tony ma anche altri personaggi. 

Scopriamo che Tony è rimasto orfano quando aveva solo tre mesi, che è scappato dall'orfanotrofio a dieci anni e che da allora ha vissuto una vita da criminale - prima con piccoli furti per poi arrivare con un'escalation a omicidi eseguiti a sangue freddo e ad un impero della droga messo su dal nulla. 

Quando si risveglia non ha alcuna memoria di quello che ha fatto e l'ispettore Stagger - che da anni non vede l'ora di sbatterlo in galera una volta per tutte - non crede minimamente alla sua amnesia. Tony non riesce a credere di aver fatto tutte quelle cose di cui è accusato e sebbene possegga ancora un forte istinto di sopravvivenza - specialmente quando i russi e la Yakuza tentano di ucciderlo per vendetta - non sente gli impulsi violenti che si suppone lui debba avere. Può un'amnesia cambiare totalmente l'indole di una persona? Può portare alla redenzione? 

Questa è la domanda che Tony si pone mentre fugge tra le strade e la violenza di Damp City, in cerca di risposte su quanto accaduto il giorno in cui gli hanno sparato e in cerca di se stesso - tentando in tutti i modi di sopravvivere nel frattempo. 


Tony è un narratore inaffidabile - e non solo perché ora ha perso la memoria, ma perché già prima era abituato a manipolare le persone per ottenere quello che voleva e quindi anche le azioni ambientate nel passato hanno sempre un secondo fine.

Lunedì avevo scritto che avevo una teoria, ma che poi si era rivelata sbagliata - e invece il mio sbaglio è stato ritenere proprio di aver sbagliato. Jack Weiss tesse così abilmente la storia che il lettore non solo rimane fregato da Tony, ma anche dallo scrittore stesso. E questo perché Weiss usa un trucco di cui ti accorgi solo alla fine, perché solo alla fine ricordi alcuni dettagli che forse avevi sottovalutato e ricordi di non aver mai notato nulla che davvero identificasse una linea temporale precisa. 

Jack Weiss gioca con il lettore ed è il primo a manipolarlo, portandolo ad empatizzare con questo Tony senza alcuna memoria in cerca del suo passato e mostrando nel frattempo il suo lato più malvagio negli altri capitoli per poi togliergli il tappeto da sotto i piedi. 
Ho capito come stavano le cose a circa 60 pagine dalla fine, solo poco prima che anche Tony le capisse - e questo significa che Weiss ha fatto un ottimo lavoro perché ha creato una storia così convincente che anche se sorgono dei dubbi, il lettore scrolla le spalle e si dice che non è possibile. Come ho fatto io ad un certo punto: avevo un sospetto, ma poi mi sono detta che non era possibile perché i conti non tornavano e quando tutto è venuto fuori alla luce del sole mi sono resa conto che c'erano state cose che invece avrei dovuto notare. 

In soldoni, se fino a metà ero convinta che il mio giudizio sarebbe rimasto sulle tre stelline - e peccato davvero per i diversi refusi che ho trovato, l'ultima parte e il plot-twist hanno decisamente alzato il voto. 
Jack Weiss e Antonio La Marca giocano con il lettore come il gatto con il topo e forse avrei dovuto accorgermi di quello che effettivamente mancava, di quello che non era scritto ma è stato proprio questo mio scrollare le spalle e andare avanti con la lettura che mi ha fatto apprezzare così tanto il romanzo alla fine. 

Una storia di sangue, violenza e vendetta ambientata in una città lasciata a se stessa, umida e criminale che non ha nulla da invidiare alla più famosa Gotham City. 


lunedì 12 febbraio 2018

What's on my bedside table? #42 | "Acerrimi nemici" di Jack Weiss

Posto tardissimo oggi perché, come ho già detto, febbraio mi sta scivolando tra le dita e mi sembra di non avere mai il tempo per leggere - ecco perché ormai è quasi una settimana che sono alle prese con questo libro, ci sono stati giorni che non sono riuscita a leggere nemmeno una riga.
 

What's on my bedside table? è una rubrica ideata da Valy di Sparkle from books, in cui, nel giorno di lunedì, vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C’È...
"Acerrimi nemici" di Jack Weiss
Un thriller di un autore italiano, ma ambientato nella fittizia Damp City in Oregon.


SONO A... 
Pagina 211. Mi mancano poco meno di un cento pagine e ancora tutti i pezzi - un po' nel presente e un po' nel passato - devono incastrarsi e trovare il loro posto. Credevo di avere un'idea, ma poi si è rivelata sbagliata e quindi adesso sono curiosa di scoprire come sia andata davvero.


È SUL MIO COMODINO PERCHÉ... 
... l'ho vinto in un giveaway organizzato da Sonia del blog Il Salotto del Gatto Libraio e mi aveva attirata fin da subito per le somiglianze con Gotham City e Blindspot.

martedì 6 febbraio 2018

Chi ben comincia... #14 | "Acerrimi nemici" di Jack Weiss

In questo freddo e piovoso martedì di febbraio - mentre aspetto che si scaldi l'acqua per il tè - vi porto l'inizio di un libro che ho iniziato a sfogliare ieri e a cui forse nemmeno oggi riuscirò a dedicare tanto tempo. 

Chi ben comincia... è una rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. Ad ogni appuntamento viene presentato l'incipit di un libro - già letto, in lettura o da leggere - in modo da aiutarci a capire se il libro merita la nostra attenzione.

1.Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
2. Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
3. Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
4.Aspettate i commenti



Sangue. Sangue dappertutto. Ero rivolto a faccia in giù su un pavimento di legno, potevo sentirne l'odore. La stanza era ampia, sembrava una sala da ricevimento con un tocco all'inglese. Non sentivo le braccia, provai a smuovere le gambe, ma niente da fare. La testa premeva sulla guancia destra come se una mano invisibile aumentasse il favore della forza di gravità. Le palpebre erano aperte, a fatica, ma erano aperte. Mi cadde l'occhio su un libro: "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafón. Sorrisi all'idea di conoscerne la storia. Allargando l'orizzonte mi resi conto che quel volume faceva parte di un'enorme libreria in mogano. Tracciai con lo sguardo, quasi per gioco, le linee formate dai bordi dei libri appiccicati l'uno all'altro fino ad arrivare in fondo alla libreria. C'era un uomo lì in basso. Aveva gli occhi chiusi e respirava a fatica, anche se non dava l'impressione di esserne preoccupato. Era seduto con la schiena contro gli scaffali e teneva le gambe distese in avanti con le punte leggermente rivolte verso l'esterno. Le braccia cadevano a peso morto lungo i fianchi con i palmi delle mani che guardavano il soffitto. Indossava un abito elegante senza cravatta e dal colletto della camicia spuntava fuori l'estremità di quello che sembrava essere il tatuaggio di un enorme drago. Poteva benissimo sembrare un impiegato di banca che si stava concedendo una pausa all'ombra di un pino, se non fosse che una nuvola rosso magenta sporcava la sua camicia bianca all'altezza dello stomaco.

(Jack Weiss - Acerrimi nemici)