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venerdì 2 marzo 2018

[Recensione] "Le cose che credevamo di sapere" di Mahsuda Snaith

Avevo visto la segnalazione di questo libro su un blog al tempo della sua uscita. 
La trama mi aveva convinta fin dall'inizio, ma la verità è che prima ancora della trama a convincermi è stata la tagline - e quando si parla di amicizia, io non so mai resistere.


Titolo: Le cose che credevamo di sapere
Titolo originale: The Things We Thought We Knew
Autrice: Mahsuda Snaith
Data di uscita: 1 giugno 2017
Data di uscita originale: 15 giugno 2017
Pagine: 306 (copertina rigida)
Editore: Corbaccio

Collana: Narratori Corbaccio
Link Amazon: http://amzn.to/2o2Kfua

Trama: Ravine Roy ha diciott’anni e festeggia il suo compleanno a letto, dove si trova ormai da dieci anni. E non ha in programma di alzarsi nel futuro immediato. D’altronde non ha alcun desiderio di affrontare il Grande Mondo di Fuori. «Non vorresti almeno provarci?» domanda sua madre. Ma Ravine non vuole. Non può. Soffre di una sindrome che le causa dei dolori cronici che le impediscono di muoversi. Da un giorno di dieci anni fa. Il giorno in cui tutto è cambiato. Il giorno in cui è scomparsa la sua amica del cuore.
La mamma, originaria del Bangladesh, cerca in tutti modi di aiutarla a guarire e le regala un diario per raccontare la sua vita nella speranza che riesaminare gli eventi la aiuti a reagire. Chi era Marianne, com’è diventata amica di Ravine, che cosa è successo veramente, perché è scomparsa? Ripercorrere gli anni dell’infanzia ‒ quando, con Marianne e il fratello di lei Jonathan, Ravine trascorreva giornate serene, fatte di giochi, avventure e confidenze ‒ e confrontarli con il doloroso presente è difficile, ma Ravine, nutrita dai piatti profumati e speziati della madre e dalla sua incrollabile e allegra fiducia, troverà la forza di non mollare e riaffacciarsi alla vita. Costi quel che costi. 


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Ho cercato di liberarmi di te, Marianne. Ho nascosto tutti i nostri giochi sotto il mio letto e ho tolto tutte le foto dalle cornici, eppure, anche quando provo a dimenticare, tu sei ancora lì.

Da dieci anni, Ravine è confinata a letto da dolori cronici in tutto il corpo - specialmente nella parte sinistra, a partire dalla cicatrice di una grave ustione sul polpaccio. 
Molti hanno un letto di morte, lei invece ha un letto di vita.

A farle compagnia la madre, che non si stanca mai di incoraggiarla a provare qualche movimento oppure ad uscire dal letto - una madre desiderosa di vedere la figlia ormai adulta farsi finalmente strada nel mondo.
Ma Ravine non riesce, non può e i suoi diciotto anni vengono festeggiati in camera sua - con la madre che ha invitato i vicini di casa nonostante Ravine gliel'avesse espressamente vietato. Tra i regali c'è un diario, quello che sua madre chiama Diario della sofferenza e che spera aiuti la figlia ad alleviare il dolore che sente.


A dispetto dell'iniziale riluttanza, Ravine inizia a scrivere e rivolgendosi direttamente a lei, racconta/ricorda a Marianne la loro vita insieme e le avventure di loro due e Jonathan prima che Marianne sparisse. 

Passando fluidamente tra il presente del 2010 e il passato del 1999 all'interno di uno stesso capitolo, Ravine racconta l'origine della sua sofferenza e la notte che ha cambiato per sempre le loro vite in un percorso doloroso e sofferto che forse l'aiuterà a guarire - o perlomeno a stare un po' meglio. 


È difficile parlare di questo libro - ma sappiate che mi è piaciuto tantissimo e che ho versato una valle di lacrime. 

Ravine Roy, di origini bengalesi e con un padre mai conosciuto, vive con la madre Rekha nel quartiere di Westhill - fatto di case popolari - a Leicester. 
Marianne Dickerson, per un quarto portoghese e un fratello - Jonathan - più grande di due anni, con una madre egocentrica e troppo dedita all'alcol che un giorno sparisce senza lasciare una riga fino a quando lo zio Walter non arriva ad occuparsi di loro. 
Sono diventate amiche per caso, vicine di casa e con una parete in comune a dividere le loro camere da letto - tanto che Ravine non riesce più ad addomentarsi senza le chiacchiere di Marianne, la sua amica così brillante e coraggiosa. 
Anni di partite a scacchi senza saper davvero giocare, anni di corse di velocità delle lumache nel bosco, anni con quel brontolone di Jonathan sempre appresso, anni di un'amicizia che avrebbe dovuto durare per sempre - ma Marianne sparisce. 

Non è un thriller, badate bene. 
È un romanzo introspettivo, un romanzo in cui Ravine si rivolge direttamente a Marianne - in cui le ricorda cosa disse o cosa fece in un determinato momento. 
Ravine scrive e si rivolge direttamente a Marianne nei suoi ricordi e nel modo in cui affronta ancora adesso la sua vita, ma alla fine è come se si rivolgesse direttamente a noi quando usa la seconda persona singolare - come se fossimo noi Marianne. 
Personalmente è uno stile di narrazione che mi piace tantissimo. 

Ravine non è quello che definirei un personaggio piacevole, ma a me le protagoniste femminili un po' unlikeable piacciono - vi avevo parlato di quel genere di protagoniste quando avevo recensito questo libro.
È un po' bugiarda ed è un po' vigliacca e con la madre che ora vuole spingerla ad uscire di casa ha paura che anche l'unica persona che le sta vicino possa andarsene. La sua stanza e il suo letto sono il suo rifugio e la sola idea di mettere il naso fuori dalla porta di casa - sempre ammesso che il dolore glielo permetta - le provoca un attacco di panico. 

Ma le cose iniziano a cambiare quando comincia a scrivere, quando il dolore assume una consistenza visiva. E quando dall'altra parte del muro, nonostante l'appartamento sia vuoto perché i vicini hanno traslocato, Ravine comincia a sentire una voce appartenente al passato - e per quanto lei provi ad ignorarla, la sua resistenza ha un limite. 

È un romanzo introspettivo, di crescita, di ferite fisiche e psicologiche, di dolore e sensi di colpa e rimpianto, di famiglie disfunzionali e di paure infantili che condizionano l'età adulta. È un romanzo di sofferenza, è un romanzo di scelte, è un romanzo di vita - di quella vita che a volte si ferma, si blocca mentre il resto del mondo va avanti e che, in alcuni casi, solo molto lentamente riprende a scorrere. 

Ho pianto parecchio e ho trovato più somiglianze con Ravine di quante me ne aspettassi - i difetti, le paure, le incertezze, il panico, le bugie, la vigliaccheria. 
Quasi non volevo farlo leggere a mia madre per paura che mi riconoscesse in Ravine. 

È la storia di un'amicizia finita troppo presto, è la storia di due anime così intrecciate che quando una è sparita anche l'altra ha smesso di vivere. 
È un romanzo particolare, è un romanzo non facile, è un romanzo che mi ha emozionata tantissimo e per il quale non ho abbastanza parole adatte da usare per descriverlo. 
E non voglio neanche dire troppo per paura di togliergli tutta la delicatezza e di rivelare i segreti che nasconde.

Scritto con uno stile fantastico che scivola via senza che nemmeno tu te accorga, di sicuro la storia di Ravine e Marianne - in una cascata di tessere del domino messa in moto molto prima della loro nascita - non la dimenticherò mai. 

Le cose che credevamo di sapere - quelle che quando si è bambini si è convinti di conoscere, ma che una volta adulti capiamo di non aver mai saputo davvero. 


martedì 27 febbraio 2018

Teaser Tuesday #17 | "Le cose che credevamo di sapere" di Mahsuda Snaith

Questo è l'ultimo martedì di febbraio - un febbraio che è volato via così velocemente che non so nemmeno dove sia andato - e solo ora riesco a rimettermi in carreggiata con la lettura. Che però a causa di un impegno che ho preso, chissà che la settimana prossima non subisca nuovamente una battuta d'arresto. 
Ma non preoccupiamocene adesso e rispolveriamo una rubrica che non vede la luce da novembre con un libro che ho iniziato a leggere ieri. 

Teaser Tuesday è una rubrica del martedì ideata dal blog Should be Reading con lo scopo di condividere con voi lettori uno spezzone di un libro che abbiamo attualmente in lettura.

1. Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso
2. Condividi un breve estratto da quella pagina
3. Attenzione a non fare spoiler!
4. Riporta anche il titolo e l'autore del libro così che i lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto.


anima
Ci tenni il dito sopra, incerta se continuare a leggere.
anima, s.f., parte spirituale e immateriale dell'uomo; principio vitale, origine e centro del pensiero, del sentimento, della volontà e dell'azione.
Pensiero. Sentimento. Volontà. Azione.
Lessi e rilessi la definizione. Se tutto ciò veniva risucchiato dagli occhi malvagi del bevitore di anime, che altro restava? Trovai la risposta più avanti. « Senz'anima », mancante di sensibilità o di qualità nobili, monotono, inespressivo, privo d'interesse.
Non so cosa mi spaventasse di più; se la perdita di tutto ciò che mi rendeva umana o il pensiero di essere priva d'interesse. 
È facile dimenticare i nostri ricordi fino a quando uno di essi non torna a galla. Allora gli altri seguono a ruota, come le tessere del domino, una spinge l'altra finché cadono tutte. Il bosco, la storia, la speranza di essere rassicurata mentre cercavo il significato della parola sul dizionario tascabile. Ripensandoci oggi, l'ironia della situazione mi amareggia. Avevo così paura di quella parola, e ora mi descrive perfettamente. 
Mi chiamo Ravine Roy. Ho diciotto anni. Sono una ragazza senz'anima.

(Mahsuda Snaith - Le cose che credevamo di sapere)