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giovedì 5 gennaio 2017

Throwback Thursday: "Boy21" di Matthew Quick

Sono stata molto indecisa sul libro da inserire nell'appuntamento di oggi del Throwback Thursday perché scorrendo la mia cronologia di Goodreads mi rendo conto che ci sono tanti libri di cui potrei parlare, ma le recensioni che ho scritto a riguardo sono molto corte ed è passato anche molto tempo per riuscire a ricordarli bene. 

Però l'autore che ha scritto questo libro è uno dei miei preferiti, è lo stesso autore che ha scritto The Silver Linings Play Book - meglio conosciuto come Il Lato Positivo. 
E so che non riuscirò mai e poi mai a parlarvi di Forgive Me, Leonard Peacock - tradotto anch'esso in italiano, con il titolo fedele Perdonami, Leonard Peacock - a causa di quello che significa per me, a causa di quello che mi ha trasmesso, a causa della marea di lacrime che mi ha fatto versare. 

Però posso parlarvi degli altri due libri di Matthew Quick che ho letto - e finora tutti hanno preso cinque stelle.

Throwback Thursday è ideata da The Housework Can Wait e Never Too Fond of Books.
Rubrica del giovedì in cui parlo di libri che ho recensito solo su Goodreads o altrove, in quanto ancora non avevo un blog in cui parlarne.


Titolo: Boy21
Autore: Matthew Quick 
Data di uscita: 18 giugno 2013
Pagine: 272 (copertina flessibile)
Editore: Little, Brown Books for Young Readers

Trama [tradotta da me]: Il basket è sempre stato una via di fuga per Finley. Vive in una città dove regnano la mafia irlandese, le droghe, la violenza e la rivalità razziale. A scuola viene chiamato "White Rabbit" perché è l'unico ragazzo bianco nella squadra di basket. Ma quando il fenomeno adolescente del basket Russ arriva a scuola dopo una tragedia famigliare e risponde solo al nome di Boy21, a Finley viene assegnato il compito di aiutarlo ad ambientarsi nella sua nuova vita - anche se questo significa cedergli il suo posto in squadra. La misteriosa ossessione di Russ per lo spazio lo rende diverso da tutti quelli che Finley ha conosciuto - ma mentre l'ultimo anno di scuola passa, potrebbe saltar fuori che "Boy21" è la risposta di cui entrambi hanno bisogno. 



È un libro sull'amicizia, sul difficile mondo della mafia e sulla paura che questa instilla nelle persone, sul migliorare se stessi per allontanarsi dagli errori del passato.

Finley ha smesso di parlare e ha iniziato a giocare a basket per impedire a se stesso di pensare a quello che è successo a sua madre e a suo nonno. A quello che è successo a lui. Ha quello che resta della sua famiglia, ha la sua ragazza Erin e ha il basket.
Non è il giocatore migliore in squadra, ma continua ad allenarsi perché suo padre gli dice sempre che l'impegno può superare il talento e il basket è l'unica cosa che lo aiuta a sopportare Bellmont e quelli che ci abitano.

E poi un giorno il suo allenatore gli chiede di aiutare Russ, una star del basket i cui genitori sono stati uccisi e che ora finge di venire dallo spazio e pretende di essere chiamato "Boy21".
Finley non è sicuro del perché l'allenatore ha scelto lui e va bene, hanno molto in comune, ma Finley non parla tanto quindi come può aiutare Russ a tornare quello che era in modo che ricominci a giocare a basket?
Finley si trova in conflitto: aiutare Russ a stare meglio e così facendo perdere il suo posto di titolare oppure essere egoista perché si è allenato tutta l'estate per essere pronto per la stagione di basket dell'ultimo anno?

Finley e Russ si capiscono attraverso il silenzio, Finley lascia che Russ sia quello che ha bisogno di essere in quel momento e alla fine incoraggia Russ a riprendere a giocare perché lo aiuterà a guarire.
Poi succede qualcosa a Erin e il basket non è più la priorità di Finley.
E se "Boy21" era la maschera che Russ usava per affrontare un giorno dopo l'altro, Finley capisce che era lo stesso per lui con il basket: era qualcosa che lo aiutava a non pensare a quanto accaduto alla sua famiglia. Il basket era il suo modo di seppellire tutto nei recessi della sua mente.

All'inizio è Finley ad aiutare Russ, ma poi Russ ricambia il favore quando Finley comincia ad arrendersi e rischia di mettersi nei guai. È un'amicizia nata dalle rispettive tragedie, ma è quello che li aiuta a superare il loro passato.

Sono rimasta molto delusa dal comportamento dell'allenatore, ma davvero tanto. Secondo me, non gliene importava assolutamente nulla di Finley e invece Finley si fidava di lui per ogni cosa. La priorità dell'allenatore era riportare Russ in campo perché era una star e i suoi genitori erano amici suoi e forse ha visto delle similitudini tra Finley e Russ - ecco perché ha scelto Finley tra tutti gli altri - ma alla fine ha ignorato del tutto Finley quando il ragazzo aveva bisogno di aiuto per capire cosa fosse successo ad Erin. Aiutare Russ, essere suo amico e avergli ceduto il suo posto da titolare non erano stati sufficienti?
Sono rimasta molto delusa perché capisco aver paura della mafia irlandese, ma non si è mai fermato nemmeno una volta a casa di Finley per sapere come stesse dopo che aveva lasciato la squadra.
Che bel gesto da parte di uno che fa tanti discorsi sull'unità, sull'essere una squadra e sull'aiutare i tuoi compagni. 


Ho provato tanta pena il padre e il nonno di Finley, ancora tenuti d'occhio dalla mafia mentre cercano di vivere sempre con la testa bassa perché hanno pagato caro in passato e sanno di essere comunque stati graziati perché poteva - e può ancora - andare peggio. 

Mi sono affezionata a Finley sin dalla seconda pagina quando dice "You can lose yourself in repetition - quiet your thoughts; I learned the value of this at a very young age" perché è qualcosa che ho imparato anche io. Avevo una rigida routine alla quale mi attenevo per evitare di cadere a pezzi quando avevo diciotto anni. Fare le stesse cose nello stesso ordine tutti i giorni mi aiutava a calmare la mente e a non scivolare in brutti pensieri.
Il capitolo 36 è stato come un pugno nello stomaco perché ogni cosa che Finley provava in quel momento, l'ho provata anche io nella mia adolescenza.

Terrò sempre nel mio cuore Finley e i suoi silenzi perché ho visto una parte di me in lui - una parte di me stessa che esiste ancora da qualche parte dentro di me. 


"And so I don't say anything in response.
Silence has always been my default mode - my best defense against the rest of the world."

giovedì 8 dicembre 2016

Throwback Thursday: "IT Can Be Dangerous" di Ita Ryan

Oggi è un giorno di festa e non so quanti di voi esattamente saranno al computer, ma ehi - lo leggerete (se vi va!) quando avrete tempo! :)

Oggi si parla di un altro libro che ho nominato nel famoso booktag di fine ottobre insieme a An Abundance of Katherines di John Green - a cui ho già dedicato un appuntamento di questa rubrica. 

Il libro protagonista è inedito in Italia - e da quando Chiara di Strawberries & Books l'ha visto nel mio booktag, l'ha messo subito nella sua wishlist. 

L'avevo vinto ad un giveaway su Goodreads ed era stato l'ultimo libro che avevo letto a marzo dell'anno scorso prima di partire per Londra quatto giorni con le amiche.  

Throwback Thursday è ideata da The Housework Can Wait e Never Too Fond of Books.
Rubrica del giovedì in cui parlo di libri che ho recensito solo su Goodreads o altrove, in quanto ancora non avevo un blog in cui parlarne.


Titolo: IT Can Be Dangerous
Autrice: Ita Ryan
Data di uscita: 16 dicembre 2013
Data di uscita originale: 28 agosto 2013
Pagine: 275 (copertina flessibile)
Editore: PPP Publishing

Trama [tradotta da me]: Cynthia ha avuto una brutta giornata. 

E ora ha trovato il cadavere di Nathan.
Questo potrebbe avere un impatto negativo sulla sua valutazione lavorativa. Per non parlare del fatto che la polizia è incline a sospettare di lei, visto che non ha un alibi e che stava digitando stringhe di codici giusto fuori dall'ufficio nel quale il suo capo è stato assassinato. Spiegare che i tecnici raramente interagiscono con i manager abbastanza a lungo da ucciderli non servirà a risolvere il problema. C'è solo una cosa da fare prima di venire arrestata - trovare il killer da sola. Quanto mai potrà essere difficile? Ha la via spianata con il bellissimo figlio di Nathan, amici pieni di entusiasmo e l'esperienza di una vita nell'investigazione da poltrona.
I tentativi di Cynthia raggiungono presto le orecchie dell'enigmatico Sovrintendente a capo delle indagini. Ce la può fare a gestirlo, ma poi attrae l'attenzione dell'assassino...



Innanzitutto, quando l'ho visto per la prima volta nella sezione dei giveaways di Goodreads, mi aveva subito attirata per il doppio significato che leggevo nel titolo: quello generale "può essere pericoloso" a quello specifico inerente alla trama di "il reparto informatico può essere pericoloso". 

Sono stata immediatamente catturata dalla trama.
E una delle ragioni è che il libro inizia con questa arguta e intelligente donna irlandese, impiegata nella City di Londra, che scopre il cadavere del suo irritante capo un lunedì sera mentre è occupata a fare gli straordinari.
Chi ha ucciso Nathan Boyle e perché? Come può non essersi accorta di nulla? E adesso è in pericolo?

Cynthia sa di essere la prima sospettata per l'omicidio, così decide di iniziare le sue indagini e nessuno può essere al di sopra di ogni sospetto - nemmeno i suoi più cari amici al lavoro e l'uomo che le interessa.
Cynthia cerca di incanalare la sua Agatha Christie interiore per raccogliere indizi, moventi e una lista di sospettati, ma il suo è un gioco pericoloso e c'è un assassino in libertà.

Quando l'ho ricevuto avevo appena iniziato un nuovo lavoro e dovevo ancora trovare un equilibrio e un ritmo alle mie giornate. Avevo cercato di leggere comunque qualche pagina ogni giorno ed ero arrivata ad un punto nel quale non potevo proprio più mettere giù il libro - dovevo sapere chi fosse l'assassino.

Ho riso tantissimo leggendo lo scambio di email tra James e Cynthia riguardo agli errori di ortografia di Vicky - l'assistente di Nathan - perché conosco un paio di ragazze che fanno lo stesso e lo so, non è una cosa carina e non mi fa onore, ma queste ragazze ci stanno antipatiche e quando capita ci facciamo sempre una risata.
Lo so, mi dovrei vergognare, ma non si può a quasi trent'anni ancora non sapere quando vanno le H o gli apostrofi o scrivere con le K. 

Quindi davvero, fidatevi, quelle email sono da piangere dal ridere.

L'ho trovato molto realistico perché persone come Nathan esistono davvero - arroganti, prepotenti e difficili - e ho conosciuto la mia buona dose di personaggi simili quando ero adolescente. Mi sono sentita così in empatia con Liz quando lui la stava denigrando alla festa davanti a tutti gli altri impiegati.

Forse Cynthia è stata un po' troppo coraggiosa, più di quanto sembrerebbe realistico - o forse io mi limiterei a restare rannicchiata in un angolo tremante e terrorizzata.
Forse la possibilità di essere arrestata per omicidio ti fa ricorrere a misure straordinarie e ti porta a fare cose che normalmente non faresti per provare la tua innocenza.
Sicuramente spero di non doverlo mai scoprire. 


"He missed that, too, and it hadn't even happened. He missed his imagined future. You can love someone so much, he thought, but you can never love people as much as you can miss them."

giovedì 17 novembre 2016

Throwback Thursday: "An Abundance of Katherines" di John Green

Buongiorno a voi, popolazione di Blogger che è qui a leggermi! 

Il libro protagonista di oggi lo conoscerete quasi sicuramente tutti - tradotto in italiano per la Rizzoli con il titolo Teorema Catherine, è stato l'ultimo di John Green che ho letto e quello che mi è piaciuto di meno. 

Perché quindi, se è quello che mi è piaciuto meno, è il primo di cui vi parlo sul blog? 
Semplicemente perché l'ho usato in un tag a fine ottobre e da allora mi è venuta voglia di tradurre la recensione che avevo scritto su Goodreads. 

L'ho letto in inglese nel mese di giugno dell'anno scorso. 

Throwback Thursday è ideata da The Housework Can Wait e Never Too Fond of Books.
Rubrica del giovedì in cui parlo di libri che ho recensito solo su Goodreads o altrove, in quanto ancora non avevo un blog in cui parlarne.


Titolo: An Abundance of Katherines
Autore: John Green
Data di uscita: 10 maggio 2012
Data di uscita originale: 2006
Pagine: 213 (copertina flessibile)
Editore: Penguin Books Ltd

Trama [tradotta da me]: Quando si tratta di relazioni, il tipo di ragazze di Colin Singleton si chiama Katherine. E quando si tratta di ragazze chiamate Katherine, Colin viene sempre mollato. Diciannove volte, per essere esatti. 

In un viaggio che lo porta miglia lontano da casa, questo ex-ragazzo prodigio senza futuro e fissato con gli anagrammi ha diecimila dollari in tasca, un cinghiale assetato di sangue sulle sue tracce e un adorabile migliore amico in sovrappeso sempre pronto a giudicare seduto nel posto del passeggero - ma nessuna Katherine. Colin è in missione per provare il Teorema della Prevedibilità Sottintesa delle Katherine, con il quale spera di predire il futuro di qualsiasi relazione, vendicare i Mollati di ogni luogo e finalmente vincere la ragazza. 


Capisci di aver trovato il protagonista irritante quando ti piace di più il suo migliore amico rispetto a lui.

Mi aspettavo di trovare in Colin... una sorta di anima gemella, ma con piccole differenze: per esempio, io sono una ragazza e anche se non ho una serie di "non-facciamo-nomi", ho avuto un'ossessione per un ragazzo che è durata un decennio.
Imbarazzante, lo so.
Ma comunque avevo la mia Katherine, solo con un nome
(e genere) diverso.

Ho trovato Colin un po' troppo lagnoso, ma mi sono sentita esattamente come lui quando Hassan ha fatto il suo discorso su come Colin sia la persona più egocentrica del mondo - mi sono vergognata di me stessa perché molto spesso sono alquanto egoista.

Hassan è stato definitivamente il mio personaggio preferito, con i suoi commenti sarcastici su ogni cosa e anche se qualche volta Colin non mi è piaciuto - ma comunque lo capivo con la sua ossessione e il suo bisogno di compiacere in campo scolastico i suoi genitori - sono rimasta affascinata dalla loro amicizia, dal loro modo di capirsi con soltanto un'occhiata.
Se si trova un amico del genere si è davvero fortunati.

Ammetto che mi sono un po' persa quando si è trattato delle parti matematiche.
Ho afferrato i concetti base, ma poi è diventato troppo difficile - diciamo che ero d'accordo con le perplessità di Lindsey in questo.

Mi è piaciuta la morale di questo libro, la morale che dovresti trovare in ogni buona storia nella quale incappi.
Il futuro è imprevedibile e niente è scritto nella pietra, proprio come quello che ricordi non è esattamente quello che è successo.
È per questo motivo che ritengo che questo libro "parli" a tutti, non solo agli adolescenti. 


"He missed that, too, and it hadn't even happened. He missed his imagined future. You can love someone so much, he thought, but you can never love people as much as you can miss them."

Che poi non ho capito... perché diamine Katherine nella traduzione italiana è stato trasformato in Catherine? Cos'aveva la K che non andava? Mah. 

giovedì 3 novembre 2016

Throwback Thursday: "High Fidelity" di Nick Hornby

Ed è giunto il momento - il momento di parlare del primo romanzo di Nick Hornby, il primo romanzo suo che ho letto e di cui sono sempre riluttante a parlare. 
E non sarà affatto facile perché questo è uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, uno di quelli che ti entrano dentro e non se ne vanno più. 
E io lo amo, nonostante abbia letto che in tanti detestano Rob, il protagonista. 

Con Nick Hornby è iniziata per caso. 
Facevo il tirocinio universitario in biblioteca - da inizio novembre 2011 a inizio febbraio 2012 - e tra i libri ne ho visto uno che portava il suo nome. 
Non ricordo se era in forma di sceneggiatura o se era sotto forma di romanzo, ma comunque si trattava di An Education - nato come film con Carey Mulligan (Kitty Bennett in Orgoglio e Pregiudizio) e di cui Nick Hornby era screenwriter. 
Conoscevo di fama il suo nome - probabilmente a causa del film con Hugh Grant, quello tratto da About A Boy. 

Comunque a maggio del 2014 ero nella libreria vicino a casa e stavo guardando i romanzi in lingua quando l'ho visto: High Fidelity. 
A dire il vero era insieme agli altri due piccoli Penguin che poi mi sarei portata a casa un'altra volta: About A Boy e Slam. 
Ma quella sera - sì, sera, perché abitando in un posto turistico la stagione era già iniziata e la libreria stava già aperta fino a tardi - la mia attenzione è stata attirata da High Fidelity, vuoi il nome che ha attirato il mio occhio o vuoi il colore rosso della cover che è il mio preferito. 
Sapevo ad un certo livello inconscio che Nick Hornby era uno scrittore famoso e mi sono detta che mi andava di leggere qualcosa di suo tanto per vedere e poi ho letto la trama e niente, il gioco era fatto e il libro è venuto a casa con me. 

L'avrei letto poco più di sei mesi dopo - e considerando da quanto tempo alcuni libri sono in TBR, direi che l'ho letto nel giro di pochissimo. 
Ed è diventato il libro più sottolineato in assoluto.  

Ah, e se non fosse chiaro, sarà una recensione moooolto personale.  

Throwback Thursday è ideata da The Housework Can Wait e Never Too Fond of Books.
Rubrica del giovedì in cui parlo di libri che ho recensito solo su Goodreads o altrove, in quanto ancora non avevo un blog in cui parlarne.


Titolo: High Fidelity
Autore: Nick Hornby
Data di uscita: 2010
Data di uscita originale: 1995
Pagine: 245 (copertina flessibile)
Editore: Penguin Books

Trama [tradotta da me]: Sapete la vostra top-five di tutti i tempi, quella da isola deserta, delle rotture più memorabili? Rob sì, la sa. Tiene una lista, ad essere sinceri. Ma Laura non è su quella lista - sebbene sia diventata la sua ultima ex. Ha di nuovo la sua vita, capite. Può fare quello che vuole quando lo vuole: come ascoltare qualsiasi musica gli piaccia, cercare le ragazze che sono sulla sua lista e in generale comportarsi come se Laura non fosse mai stata importante. Ma Rob scopre di non riuscire a voltare pagina. È bloccato - e questo blocco si chiama Laura. Ben presto inizia ad interrogarsi su alcune grandi domande: sull'amore, sulla vita e sul perché scegliamo di condividere la nostra con gli altri. 



Riuscire a parlare di questo libro sarà quasi impossibile, sarà un copia-incolla di quanto scritto su Goodreads e soprattutto di tutti i post disseminati nel mio blog personale da due anni a questa parte. 

Per riuscire a parlare - o se perlomeno voglio provarci - di High Fidelity devo prima citare un passaggio di The Fault In Our Stars che, sebbene non sia il mio preferito di John Green, ha comunque espresso esattamente quello che io provo verso il libro di Nick Hornby e un'altra manciata di romanzi. 

My favorite book, by a wide margin, was An Imperial Affliction, but I didn't like to tell people about it. Sometimes, you read a book and it fills you with this weird evangelical zeal, and you become convinced that the shattered world will never be put back together unless and until all living humans read the book. And then there are books like An Imperial Affliction, which you can't tell people about, books so special and rare and yours that advertising your affection feels like a betrayal.
It wasn't even that the book was so good or anything; it was just that the author, Peter Van Houten, seemed to understand me in weird and impossible ways.
An Imperial Affliction was my book, in the way my body was my body and my thoughts were my thoughts.

Ecco, questo è esattamente quello che penso quando penso ad High Fidelity. Si tratta di uno di quei libri così miei che persino io che me la cavo con le parole non sarei in grado di spiegare a dovere. Sarebbe un tradimento e oltretutto non gli farei nemmeno giustizia.

High Fidelity è stato un colpo al cuore per molti motivi. 


Rob Fleming fondamentalmente è un bastardo narcisista e la sua visione del mondo ruota attorno alla musica e a se stesso. Come poi viene accusato in seguito, il suo ego è così grande che è convinto di essere al centro del mondo - il suo e quello degli altri.
Rob è convinto che ogni decisione che gli altri prendono sia in relazione a lui.

Rob è un insicuro, paranoico e complessato bastardo.

Il romanzo inizia con Laura, la ragazza con cui conviveva da anni, che lo lascia.
E Rob la prende apparentemente bene, compila subito una lista - un'abitudine che ha preso da Barry, uno dei suoi dipendenti al negozio di dischi - delle cinque rotture che più lo hanno segnato in ordine cronologico e Laura non c'è sulla lista.
Ci sono Alison, Penny, Jackie, Charlie e Sarah - tutte ragazze che in un modo o nell'altro gli hanno spezzato il cuore e infranto le illusioni di una vita e secondo la sua logica niente di quello che ha fatto Laura è qualcosa che lui non abbia già passato.

Laura lo lascia e lui la prende "bene": pulisce l'appartamento, sistema la sua collezione di dischi e si piazza davanti al televisore con una bottiglia per vedere tutto quello che aveva registrato fino a quel momento e che non aveva ancora avuto occasione di vedere. E pensa a come sarà la sua prossima ragazza e a come sarebbe bello se fosse una musicista e lui fosse citato nei credits dell'album e la sua faccia fosse in copertina per averla ispirata a comporre quelle canzoni. L'ho detto che ha un ego grande come gli Stati Uniti, vero?

Ma poi il giorno dopo va al lavoro e una battuta di troppo da parte di Barry lo fa scattare ed è costretto ad ammettere a Dick - l'altro ragazzo che lavora lì al Championship Vinyl - che Laura se n'è andata. E si rende conto che sente la sua mancanza e che anche la minima cosa gliela ricorda e tutto va in pezzi quando viene a sapere per errore che Laura sta con un altro e si interroga su chi diavolo sia questo Ian, finché giunge all'orrenda conclusione che si tratta del precedente inquilino del piano di sopra.
 


Rob pensa molto e pensa al suo negozio di dischi sempre sull'orlo del fallimento, pensa al sesso, pensa alle relazioni e pensa all'amore. Si interroga e mette in discussione ogni scelta che abbia mai fatto e pensa al perché quelle cinque ragazze l'hanno lasciato e cosa c'era che non andava e dove aveva sbagliato. 

Rob è un ragazzo immaturo che non si decide a crescere, sempre dubbioso in ogni decisione, che prova risentimento quando Laura decide di cambiare lavoro e diventa un'adulta e poi si ritrova ad invidiare tutti quelli che hanno un lavoro stabile e di successo e che hanno una famiglia da cui tornare. Rob non vuole crescere e ammetto che ero arrabbiata con lui ad un certo punto perché sa essere davvero un bastardo.

Lui è ancora aggrappato all'idea che l'amore debba essere travolgente e che quando l'onda d'urto è passata, tu riesca a guardarti intorno e capire se è ancora lo stesso sentimento ma più calmo e tranquillo oppure se non è rimasto niente. E capisce che comunque ama ancora Laura e che una vita senza di lei sarebbe miserabile. 

Ecco perché deciderà di ricontattare le cinque ragazze della lista per scoprire cosa è andato storto. 

Questo è uno dei libri della mia vita - di quelli che mettono radici nella tua anima e che nemmeno l'oscurità e l'assenza di ossigeno possono uccidere. 

Sarò sincera, avevo paura perché io e Rob eravamo - siamo, in realtà - davvero simili. È stato come se in qualche modo Nick Hornby avesse spiato la mia vita e l'avesse messa nero su bianco - sentimenti, percezioni, pensieri sulla vita e sull'amore, esperienze - tranne per il fatto che avevo solo sei anni quando ha scritto High Fidelity. 
Ma in fondo sono capitate cose ben più strane.
 

Rob ha la sua idea di amore: un'idea che inevitabilmente è destinata a scontrarsi con l'amore che esiste nella realtà. Un'idea di amore e relazioni così intrecciata con i suoi gusti musicali che è incapace di separarli e di non etichettare le persone come perdenti o meno - a seconda di quello che ascoltano.

Ma anche Laura hai suoi difetti. Nessuno qui è perfetto: non lo è Rob, non lo è Laura, non lo è Barry e neanche Dick, non lo è nessuno di quelli che li circonda - compresi parenti, amici e genitori. 


"I'd like to do a top five records that make you feel nothing.
[..] They belong to me, not to me and Laura,
or me and Charlie, or me and Alison Ashworth,
and though they'll make me feel something,
they won't make me feel anything bad."

L'ho letto e mi sono resa conto che sono esattamente come Rob.

Ci sono tutti questi discorsi sulla musica come quello che ho quotato e che mi fanno pensare con una lucidità che forse prima non avevo mai avuto e che mi fanno davvero rendere conto del perché non io ascolti più certi gruppi, sebbene li amassi.
 

E mi rendo anche conto del perché io forse ascolti sempre e solo gli stessi artisti e del perché io li ami come li amo: perché se anche c'è qualche canzone loro che mi ricorda determinate cose o persone, il resto invece è solo mio.
 

Loro sono miei.
 

Loro sono miei e non li condividerò mai con nessuno e non permetterò mai a qualcuno di portarmeli via e di privarli del significato e dell'importanza che hanno per me. 

"I never really got over Charlie. That was when the important stuff, the stuff that defines me, went on. [..] ...some of these songs I have listened to around once a week, on average (three hundred times in the first month, every now and again thereafter), since I was sixteen or nineteen or twenty-one. How can that not leave you bruised somewhere? How can that not turn you into the sort of person liable to break into little bits when your first love goes all wrong? What came first? The music or the misery? Did I listen to music because I was miserable? Or was I miserable because I listened to music? Do all those records turn you into a melancholy person?"

C'è musica, ci sono cuori spezzati, ci sono pensieri filosofici sull'amore e sulle relazioni, c'è Rob che si mostra forte dicendo che la fine della sua storia con Laura non porta niente di nuovo che le cinque rotture della sua top five non abbiano già causato ma alla minima cosa si trova a sentire terribilmente la sua mancanza, c'è ancora Rob che inganna se stesso e il tempo organizzando in maniera ogni volta diversa i dischi della sua collezione e si sente orgoglioso quando solo lui capisce il suo sistema, c'è sempre Rob che "I was kidding myself that there was something I could go on to, an easy, seamless transition to be made. I can see that now. I can see everything once it's already happened - I'm very good at the past. It's the present I can't understand." 

Come dicevo, questo romanzo è stato un colpo al cuore per molti motivi e per la prima metà del libro sono stata in adorazione (Oh, Rob! Mio gemello perduto! Mia anima gemella! Mia versione al maschile!), poi ho passato la parte successiva con la voglia di prenderlo a schiaffi chiedendogli che diavolo stesse facendo e infine ho fatto pace con lui.

Ho lo stesso rapporto conflittuale con me stessa.

L'avevo scritto in precedenza: sono molto simile a Rob.
Sono egoista, egocentrica, insicura, paranoica, ho paura dell'impegno, penso troppo al passato e non so vivere nel presente, i miei artisti preferiti non vanno toccati e se non apprezzate i miei gusti musicali allora abbiamo un problema.
Abbiamo parecchi aspetti in cui siamo diversi, però mi trova con lui il fatto di andarsene quando le cose iniziano a farsi difficili.

Ho adorato High Fidelity, non solo perché è stato come vedersi allo specchio per come sono realmente anche nei pezzi più scomodi, ma anche perché è reale.
Qui niente è rose e fiori ed è questa la sua perfezione, proprio perché presenta una relazione imperfetta costituita da persone imperfette.

È come la vita.

Io sono come Rob e il modo in cui ogni tanto considerava e parlava di Charlie mi ha ricordato come io ho sempre considerato e parlato di.. qualcuno.
Per poi arrivare a questo quando parla dei suoi difetti nel momento in cui la incontra a distanza di anni, quando ora li vede finalmente per come sono: 



How had I managed to edit all this out in the intervening years? How had I managed to turn her into the answer to all the world's problem?

Forse odierete Rob e vi capirei - dico sul serio. 
Ma questo libro due anni fa - e forse ancora adesso in alcuni aspetti - mi rispecchiava in quasi ogni cosa e io e Rob abbiamo creato un legame indissolubile. E mi scuso per la recensione/revival così personale e lunga, ma sapevo che parlare di questo libro in maniera oggettiva sarebbe stato impossibile - credevo addirittura che non sarei riuscita a buttare giù nemmeno una riga, ma per fortuna a questo ci ha pensato la me stessa di due anni fa e io ho solo dovuto andare a recuperare tutto, tagliando le cose troppo personali e fuori luogo e scrivendo quell'amore che è cresciuto nel lasso di tempo che è passato.

High Fidelity è un manuale di vita - è un libro sull'amore, sulle relazioni, sulla musica, sull'amicizia, sulle scelte, sulla crescita personale, sulla vita.
È un libro sui difetti che abbiamo e che riconosciamo negli altri.


E che dire della fine? Mi è piaciuta: non è sdolcinata, bensì è vera e realistica. 
Per molte cose non è perfetta, esattamente come lo è la vita vera.




In italiano lo trovate come Alta Fedeltà - sempre edito dalla Guanda - e da questo libro è anche stato tratto il film omonimo con John Cusack.