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mercoledì 13 luglio 2016

WWW.. Wednesday! #13

Benritrovati in questo mercoledì caldissimo nel quale nemmeno il ventilatore porta un minimo sollievo perché non smuove altro che aria calda. 
Onestamente: mi metterei pure sdraiata sul pavimento a fissare il soffitto senza fare altro e soffrirei comunque. 

Ma le letture sono andate avanti, quindi - anche se quei grandissimi cambiamenti che uno potrebbe aspettarsi non ci sono stati - pronti a scoprire cosa ho finito, cosa sto leggendo e cosa leggerò? 


WWW Wednesday è una rubrica settimanale ideata da Should be Reading in cui vi mostro le mie letture passate, presenti e future.


What did you just finish reading? (Cos'hai appena finito di leggere?)


Bitten - La notte dei lupi di Kelley Armstrong l'ho letto davvero velocemente perché le pagine sembravano girarsi da sole anche senza il mio aiuto. Mi è piaciuto, anche se avrei preso volentieri a schiaffi e mazzate Elena e Clay a più riprese. 
La mia recensione potete leggerla QUI. 



What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo in questo momento?)


Ieri ho iniziato (dopo cinque puntate di telefilm e proseguito dopo altre quattro e no, non fate domande) Lie4me - Professione bugiarda di Mariachiara Cabrini e finora ho sempre avuto il sorriso stampato in faccia perché al momento è una lettura davvero simpatica. 



What do you think you'll read next? (Che cosa pensi di leggere dopo?)


Come ormai vedete da settimane e scommetto che non ne potete più, in prossima lettura ho Una sfida come te di Katie McGarry e poi a seguire Imprinting Love di Mariachiara Cabrini, che l'autrice mi ha gentilmente inviato insieme a quella attuale. So già anche cosa seguirà questi due, ma non vi voglio annoiare con cover che vedrete per altre settimane e non voglio affollare troppo questo post. 


La vostra settimana com'è andata? 
Scrivetemelo nei commenti oppure lasciatemi il link e io passerò a trovarvi! :)

martedì 12 luglio 2016

[Recensione] "Bitten - La notte dei lupi" di Kelley Armstrong

Salve carissimi ed eccoci di nuovo qui, in un'altra caldissima giornata di luglio e per fortuna che esiste il ventilatore, con la recensione di un libro uscito anni fa e ristampato recentemente nella sua nuova edizione. 

Ma come sempre, prima tocca ai ringraziamenti quindi grazie alle/ai blogger che hanno organizzato il tour e alla LainYA per averne messa una copia a disposizione. 


Titolo: Bitten - La notte dei lupi
Titolo originale: Bitten
Serie: Otherworld #1

Autore: Kelley Armstrong
Data di uscita: 9 giugno 2016
Data di uscita originale: 21 settembre 2001
Pagine: 522 (copertina flessibile)
Editore: Fazi Editore

Collana: LainYA

Trama: Toronto, oggi. Elena Michaels è una giornalista di successo, ha un ragazzo che la vorrebbe sposare e ama correre di notte, veloce come il vento. Non sono certo le strade buie o i tipi loschi a farle paura, perché dalla sua ha qualcosa di straordinario. È l’unica donna licantropo al mondo. Ha abbandonato il suo clan d’appartenenza e i comfort della villa, suo quartier generale, per una vita ordinaria, lasciandosi alle spalle non solo il Branco ma anche Clay, colui che l’ha tradita trasformandola in un licantropo. Saranno l’amore per l’unico uomo che davvero le abbia toccato il cuore e il forte sentimento di appartenenza ai licantropi a ricondurla indietro, quando il Branco avrà bisogno di lei. È giunto per Elena il momento di scegliere tra l’amore per Clay e quello per il ragazzo della porta accanto, tra la sua nuova vita, tessuta su una tela labile e costellata di bugie, e la sua natura che, come la luna chiama le maree, la sta attirando a sé. 



Dunque dunque, se vi dicessi che molto spesso avrei voluto prendere a schiaffoni Elena? 
Santo cielo, questo libro sarà così difficile da giudicare e io pensavo che ne sarebbe venuta fuori una recensione anche abbastanza breve e invece sento che poi partirò per la tangente - chiedo scusa in anticipo. 

La storia comincia con Elena che vive a Toronto e che da più di un anno ha abbandonato il suo Branco - anche se i membri di quest'ultimo si rifiutano di vederla in questo modo e lo considerano solo un allontanamento temporaneo. 
Essere l'unico licantropo donna al mondo non è stata una scelta volontaria o consapevole di Elena, che si sente tradita nel peggiore dei modi da chi più amava anche dopo dieci anni. 
Elena ha perso i suoi genitori quando era molto piccola e la sua vita poi è stata difficile e costellata di episodi sgradevoli che l'hanno resa più forte anche prima che venisse morsa e trasformata. 
Prima di essere morsa, Elena sognava quindi quella carriera che nessuno dei suoi insegnanti o genitori adottivi credevano avrebbe mai potuto raggiungere e soprattutto sognava finalmente una famiglia tutta sua e la stabilità dopo averla persa da bambina. Ecco quindi perché si aggrappa così fortemente alla sua parte umana e si sta costruendo una vita con Philip a Toronto. 
Tutto questo però prima che Jeremy - l'Alfa del Branco - telefoni a casa sua dicendo di avere urgentemente bisogno che Elena torni a Stonehaven e che questo la costringa a partire quando al telefono non risponde più nessuno. 
Elena odia la sola idea di dover tornare a "casa", ma che altro può fare? 

Premettiamo prima un paio di cose. 

Uno - il libro mi è piaciuto. 
Due - sebbene io sia partita dai vampiri all'inizio della mia esperienza di lettrice paranormal, le ultime estati a base di Teen Wolf mi hanno fatto amare di più i lupi mannari. Essendo quindi un'amante di Teen Wolf - e come soffro nel vederlo andare a scatafascio da un paio di stagioni a questa parte, ma non è questo il posto per parlarne altrimenti stiamo qui fino al 2035 - seppure con qualche differenza, non ho fatto fatica a calarmi nella mentalità del Branco. 

Branco composto da Jeremy come Alfa e poi dal suo figlio adottivo Clayton, da Antonio e da suo figlio Nick, da Logan e da Peter e infine da Elena - Elena che per dieci anni ha avuto una storia costellata di infinite liti con Clay.

È difficile giudicare Elena. 
È difficile perché in quanto "morsa", lei non è nata licantropo - lei non ha instillato nel cervello lo stesso senso di obbedienza che hanno gli altri verso gli ordini di Jeremy. E Jeremy non è affatto un cattivo Alfa, ma per lei che prima era umana e non ha scelto questa vita, combattere anche la più piccola inezia è il suo modo di riappropriarsi in parte di quello che ha perso. 

È difficile giudicare Elena perché ha istinti da lupo, ma allo stesso tempo vuole una vita "normale" - una vita umana. 
Ma non è solo per questo che è difficile giudicarla. 

Il mio problema con lei è più legato alla questione del "triangolo". 
Premesso che i triangoli mi fanno sempre un po' storcere il naso a prescindere e che Clay non è esattamente il Principe Azzurro, ma sono proprio le considerazioni di Elena e le sue stesse ammissioni che mi hanno fatto alzare gli occhi al cielo e venire voglia ogni tanto di lanciare il libro fuori dalla finestra. 

Per carità, Elena è una tosta - e lo era anche prima di essere trasformata. 
Non è una piagnucolona, è una che tira calci e morde e non si tira indietro di fronte ad una battaglia e non ha problemi a rispondere in maniera acida persino all'Alfa del Branco. 
Ed è proprio perché Elena è così in realtà che mi è venuto il nervoso quando l'ho sentita rinnegare più di una volta tutto questo.

Ma ovviamente se a dirglielo è Clay, allora non va bene per principio. 

Ci sta che Elena si voglia aggrappare il più possibile alla sua parte umana perché non è la vita che ha scelto di sua iniziativa, ma lei si rende conto di essere se stessa e felice a Stonehaven eppure qualche pagina dopo, per sua stessa ammissione, definisce il suo comportamento quando è con Philip come finto - lei è buona, generosa e premurosa e sta bene attenta a non filtrare nessun lato della sua personalità aggressiva perché chissà allora come la prenderebbe Philip. 

Quando poi Clay le dice di domandarsi perché ha scelto proprio Philip come uomo e che trovando la risposta avrebbe capito perché non avrebbe funzionato in futuro, io l'ho capito subito - Elena ha continuato ad accampare scuse e l'ha capito dopo un mese. 
Beata ignoranza. 

Clay non è uno stinco di santo, sia ben chiaro. 
Anche lui si sarebbe meritato la sua buona dose di mazzate perché, specialmente all'inizio, si comporta come un cavernicolo con un ghigno sempre stampato in faccia e tantissimi problemi di gestione della rabbia - che io al suo confronto sono un agnellino - e si riprende solo verso i tre quarti del libro. 

Ma a parte questa "cecità selettiva" di Elena nei confronti della vera situazione che le stava sotto gli occhi - perché santo cielo, non mi puoi venire a dire che odi stare a Stonehaven dove puoi correre nuda e poi in forma di lupo nella proprietà privata del Branco a caccia di conigli come se davvero ti piacesse trasformarti dietro un cassonetto in un vicolo di Toronto e non mi puoi venire a dire di amare Philip quando ti dimentichi di lui per giorni e sono gli altri a ricordarti di telefonargli perché non si presenti all'improvviso in un mondo che ignora e alla prima occasione torni tra le braccia di Clay e per tua stessa ammissione non ti senti in colpa - il resto è andato bene. 

Il libro si è praticamente letto da solo e le pagine scorrono velocissime, sebbene spesso non ci sia azione e sia tutto un perlustrare e fare piani. 
Ci sono dei momenti in cui stanno tutti a rimuginare sul da farsi perché hanno un serio problema con altri licantropi, ma lo stesso si procede spediti per sapere che succede dopo. 

Non tutti sono approfonditi come Elena, Clay e Jeremy - Elena per forza di cose perché la storia è narrata in prima persona e Clay perché è colui con cui ha il legame più forte e Jeremy perché, a dispetto di quello che dice, è il suo Alfa e quello con cui interagisce di più tra gli altri del Branco. 
Se ogni tanto (spesso!) avrei preso a schiaffi Elena e Clay, Jeremy l'ho proprio adorato - per tutto quello che fa e come continua ad essere amorevole a modo suo nei confronti di Elena anche quando questa ha degli episodi di rabbia e vuole litigare con lui. 

Mi è piaciuto il metodo di narrazione - scopriamo la storia del Branco in generale e quella personale di ognuno dei suoi membri attraverso Elena e i suoi ricordi e mi è piaciuto come ogni tanto Elena si rivolga direttamente al lettore mentre racconta. 
Scopriamo come funziona un Branco di licantropi in questo tipo di mitologia, come tutti i licantropi che non ne fanno parte siano chiamati "bastardi" e come alcuni siano più pericolosi di altri e creino problemi che vanno risolti prima che il loro segreto venga esposto al mondo. 
E in questa particolare mitologia, il gene della licantropia è ereditario solo dalla parte maschile e il fatto che Elena sia sopravvissuta al morso e alla Trasformazione la rende oggetto di chiacchiere e occhiate e anche di parecchi problemi, dalle molestie a quelli che la sottovalutano in quanto femmina perché nel mondo dei licantropi le donne non valgono nulla. 

Ma non nel Branco di Jeremy, dove tutti l'hanno subito accolta e hanno fatto del loro meglio per darle una casa e una famiglia. 
E la "cecità selettiva" di Elena le impedisce proprio di vedere che una famiglia lei ce l'ha già - forse è caotica e aggressiva e iperprotettiva e lunatica e basata su una gerarchia che a volte la sua parte umana rifiuta di riconoscere, ma pur sempre una famiglia. 
Una famiglia che si svincola dai legami di sangue, ma che non per questo è meno forte. 

La serie televisiva non l'ho ancora vista e non mi risulta che l'abbiano già passata in chiaro, ma prima o poi rimedierò. 

Come al solito ho parlato troppo e non sono nemmeno soddisfatta di quello che ho scritto. Quanto è orribile questa recensione da uno a un miliardo? 

"È nella tua natura combattere qualcosa che non hai scelto. Quando prenderai la tua decisione, voglio che sia perché hai trascorso abbastanza tempo là fuori per capire che cosa desideri veramente, e non perché sei testarda e vuoi rivendicare la tua indipendenza qui e ora."

lunedì 4 aprile 2016

House of Cards: Inghilterra vs Stati Uniti d'America

Nel corso degli anni ho avuto la tendenza a leggere per la maggior parte romanzi autoconclusivi perché le saghe avevano preso a stancarmi - la cosa è dovuta anche al fatto che il fantasy e il distopico riesco a digerirli in piccole dosi. 

Una trilogia che ho letto nel corso degli scorsi due anni e che mi ha appassionata è House of Cards di Michael Dobbs. 

In realtà era cominciato tutto assai per caso: una domenica di due anni fa mi trovavo al centro commerciale con i miei genitori e l'ho visto tra i libri usciti di recente. 
Essendo una grandissima appassionata di telefilm, ne sono stata attratta perché avevo già visto girare gli spot della serie con Kevin Spacey che ne era stata tratta e non avendo Sky, ho pensato che intanto mi sarei potuta leggere il libro in attesa che venisse trasmessa in chiaro. 
Mi è stato palese fin da subito che le atmosfere sarebbero state completamente diverse, ma questo non mi ha fermata. 

Titolo: House of Cards
Autore: Michael Dobbs
Data di uscita: 27 marzo 2014
Data di uscita originale: 1 luglio 1989
Pagine: 447 (copertina flessibile)
Editore: Fazi

Trama:  "La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto". Questa è una delle massime di Francis Urquhart, per alcuni semplicemente FU, una specie di patrizio solitario, aristocratico molto vecchio stile, che ha passato l'età della maturità, dopo aver dedicato la propria vita alla politica, all'ombra di Westminster. È arrivato ai vertici del suo partito, pur incarnando un ruolo in apparenza lontano dai riflettori. È il più stretto consigliere del primo ministro e anche il custode dei segreti degli uomini che gli siedono accanto. Segreti molto personali, debolezze, fragilità, vizi: parole che nella carriera di un uomo politico rappresentano pericoli mortali, perché incompatibili con il ruolo di potere che riveste. Ed è questo materiale che Francis decide di sfruttare per raggiungere la sua vetta personale. Da dietro le quinte di una fase politica difficile e incerta, questo regista impeccabile riesce a muovere tutti, pedine di un gioco spietato, dove il ricatto diventa un raffinato intreccio narrativo. Di quale materia siano fatti potere e ambizione, quali siano i legami tra l'informazione e i destini politici di un paese, lo scoprirà Mattie Storin, tagliente cronista politica, decisa a stanare la verità su una crisi di governo in cui nulla sembra accadere per caso.


Ho avuto un rapporto difficile con questo romanzo all'inizio, i primi dieci capitoli non ne volevano sapere di farsi leggere o forse ero io che facevo più fatica del solito ad entrare nella storia e a ricordarmi chi fosse chi e chi facesse cosa in questo gioco contorto che si chiama politica - il fatto che non tutti i ruoli inglesi abbiano un corrispondente italiano non ha aiutato. 
Ma passato l'ostacolo dei primi dieci capitoli, il resto è stato tutto in discesa perché Francis non è un bel personaggio - è calcolatore, spietato, manipolatore eppure non sono riuscita a fare niente di meno che divorare le pagine per scoprire quale prossimo complotto avrebbe organizzato e come sarebbe riuscito ad arrivare in cima. 
Perché se c'è una cosa su cui puoi contare è che Francis Urquhart arrivi in cima. 

"La diffidenza dipende dal cervello, non dalla realtà." - Michael Dobbs
"Politics requires sacrifice. The sacrifice of others, of course."

Non ero sicura di voler continuare, ma arrivata alla fine mi sono accorta che non potevo più farne a meno e il fatto di averci messo così tanto a leggere dieci capitoli mi aveva portata più vicina alla data di pubblicazione del secondo libro. 


Titolo: House of Cards 2 - Scacco al Re
Titolo originale: To Play the King
Autore: Michael Dobbs
Data di uscita: 25 settembre 2014
Data di uscita originale: 1992
Pagine: 380 (copertina flessibile)
Editore: Fazi

Trama: Dopo aver ordito la scalata al potere, il nuovo primo ministro Francis Urquhart, ormai noto come FU, sfida il re in persona e minaccia l'intoccabile ruolo della monarchia inglese. Da poco in carica come lo stesso primo ministro, il giovane sovrano contesta il programma di governo e la divergenza di pensiero presto scivola in ostilità dichiarata. Il terreno di scontro è ampio, e la battaglia si combatte a suon di sondaggi d'opinione truccati, prime pagine di quotidiani manipolate, scandali sessuali e calcolate strategie di rischio: Francis Urquhart ha deciso di distruggere non solo l'immagine della Corona, ma del re in persona. Se per il cinico architetto del potere non è ammissibile l'interferenza della casa reale nell'attività politica, dall'altra parte si disapprovano le scelte nel campo delle politiche sociali, che sembrano aver acuito i problemi di alcune aree metropolitane. Il conflitto presto si alza d'intensità e Urquhart decide di andare a nuove elezioni. Durante l'arena elettorale entra in scena un personaggio chiave: un consigliere politico, impersonato da una bella donna, impeccabile e brillante, Sally Quine, con la quale nascerà una relazione. Con lo scorrere degli eventi le minacce alla casa reale diventano sempre più pericolose e il primo ministro si spinge lungo un crinale vertiginoso, da cui scendere costituisce un'impresa ad altissimo rischio. E dunque esiste là fuori qualcosa o qualcuno che possa sfuggire al controllo di Francis Urquhart?


Se il primo romanzo parlava di politica come se questa accadesse in un qualunque Stato, la realtà dell'ambientazione inglese salta bene fuori in questo secondo libro perché ora Francis ha come avversario proprio il monarca inglese. 
Non solo deve guardarsi le spalle dai suoi detrattori e a volte dai suoi stessi collaboratori, ma chi gli ostacola di più la scalata verso il successo non è altri che il Re in persona. 
E come si fa a sconfiggere un monarca? 

Ad essere sincera, questo secondo volume mi era piaciuto molto meno. 
Francis non è più l'uomo sicuro che ti cattura nel primo romanzo - è un Francis spento e ormai così certo da essere arrivato da credere che niente lo potrà buttare giù. È così accecato dal potere e dalla lussuria che perde totalmente la visione d'insieme del suo piano. È talmente ossessionato dall'idea di battere il Re mossa dopo mossa, in questo estenuante gioco a scacchi e incurante degli effetti collaterali, da non essere più dieci mosse avanti come ci eravamo abituati a vederlo. È un Francis consumato dalla sua pazzia, è un Francis che non sa più vedere i limiti, è un Francis che non sa quando fermarsi perché vuole tutto e lo vuole tutto alla sua maniera. 

E alla fine avrà anche il suo conto da pagare. 



E infine arriviamo al terzo - e conclusivo - romanzo. 



Titolo: House of Cards 3 - Atto Finale
Titolo originale: The Final Cut
Autore: Michael Dobbs
Data di uscita: 5 marzo 2015
Data di uscita originale: 1995
Pagine: 525 (copertina flessibile)
Editore: Fazi

Trama: Sono passati dieci anni da quando, grazie a una lunga serie di sotterfugi e manipolazioni, Francis Urquhart ha raggiunto l'apice della carriera politica. Ora si appresta a diventare il primo ministro più longevo nella storia del paese: lo spettro della vecchiaia incombe, è tempo di bilanci e di pensare a come guadagnarsi un posto nella Storia. Ma nel corso della sua impietosa scalata il nostro protagonista si è fatto molti nemici, e oggi si ritrova con un branco di lupi alle calcagna, pronti ad azzannarlo, mentre i molti scheletri da tempo sepolti nell'armadio minacciano di saltare fuori. E non finisce qui. Se da un lato Urquhart è costretto ad affrontare un'inaspettata crisi di governo, dall'altro in questo terzo capitolo lo vediamo impegnato sullo scacchiere mondiale: viene infatti coinvolto in questioni internazionali, complicate ulteriormente dal ritrovamento di certi giacimenti petroliferi a cui sono in molti ad ambire. Ma il petrolio non è l'unico segreto: Urquhart ha le mani legate da una tragica vicenda personale del suo passato, che tornerà a galla ingrossando la lunga fila dei suoi persecutori. Come prevedibile, l'instancabile FU non è pronto a farsi da parte, né a cedere di fronte a chicchessia. È ancora disposto a tutto e determinato a lasciare il segno. Ci riuscirà?


Siamo alla conclusione, siamo al capitolo finale. 
Capitolo finale che all'inizio mi ha lasciata molto sconcertata: il libro precedente era finito in un certo modo, era finito con un Francis praticamente in ginocchio e in questo terzo volume non ce n'è il minimo accenno - sembra quasi che non sia mai accaduto nulla. Per non parlare del fatto che persino la moglie cambia nome. 
Il punto comunque resta: Francis era in ginocchio alla fine del libro precedente e in questo terzo volume non si parla di come ne sia venuto fuori, solo uno splendido elogio sui suoi gloriosi dieci anni di carriera politica come Primo Ministro. 

Ma se si riesce a "sorvolare" su questi "piccoli dettagli", si può vedere un'evoluzione: prima i membri all'interno del Partito, poi il Re e per finire la politica estera. 
La politica estera e tutti quelli che girano intorno a quello che può diventare un incidente internazionale prendono molto rilievo in questo terzo romanzo, ma Francis torna ad essere l'uomo calcolatore che era nel primo libro e niente e nessun altro - non gli ambasciatori, non i governi stranieri, non i giovani politici pronti a subentrare - potrà decidere come andrà a finire se non lui. 
Se il libro precedente era un gioco di scacchi tra Francis e il Re, questo Atto Finale è un gioco a scacchi tra Francis e il mondo intero - dove neanche la Morte ha il permesso di fare una mossa senza il consenso di Francis.  

"La vita è come prendere il largo su un colabrodo, su un mare in tempesta. I più si ammalano, molti restano annegati."

Da questa trilogia è stata tratta una serie televisiva con protagonisti Kevin Spacey e Robin Wright - iniziata nel 2013 e attualmente alla quarta stagione. 


 Titolo: House of Cards
Genere: Drammatico
Attori: Kevin Spacey, Robin Wright
Durata: 60 minuti (per episodio)
Uscita ITA: 9 aprile 2014

Trama: Dramma a sfondo politico sulla figura di Francis Underwood: dopo aver contribuito a far eleggere il Presidente con la promessa che sarebbe diventato Segretario di Stato, Underwood viene tradito dal nuovo comandante in capo che rifiuta di mantenere la parola data. A questo punto non resta che pianificare una spietata vendetta prendendo di mira proprio la poltrona presidenziale.


Premessa: il mio confronto - che non potrà nemmeno chiamarsi così - si baserà su quel poco che so della serie televisiva perché in chiaro è stata mandata solo la prima stagione un anno fa. E so che era un anno fa perché avevo l'otite e dovevo tenere il televisore a tutto volume per riuscire a sentire e a volte non era neanche sufficiente.

Altra premessa: adoro Kevin Spacey e mi fa una paura del diavolo tanto che cambierei strada se lo incontrassi, ma lo adoro lo stesso. 

Pur avendo di base la stessa tematica e gli stessi argomenti, sono due opere profondamente diverse - e pur essendo tanto diverse, stanno comunque in piedi lo stesso da sole senza dipendere l'una dall'altra. 

La trilogia di Michael Dobbs è ambientata tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 in un'Inghilterra conservatrice dopo il governo di Margaret Thatcher - lo stesso Michael Dobbs aveva fatto parte del suo staff e i romanzi nascono proprio come suo "sfogo" dopo la sua esperienza dietro le quinte del governo.
Francis non solo deve avere a che fare con i nemici all'interno del Partito, ma anche con l'opposizione e con il Re, essendo l'Inghilterra una monarchia parlamentare - dove il gioverno è libero di agire entro certi limiti e il Re non deve intromettersi nelle decisioni del Primo Ministro ma, di fatto, ne deve essere informato. 

La serie televisiva invece è ambientata ai giorni nostri, in una repubblica federale ora in mano ai democratici dove anche il minimo respiro è sottoposto alla lente d'ingrandimento. 
Infatti, ai giorni nostri, un pettegolezzo assume proporzioni di notizia da prima pagina in maniera molto più rapida di quanto potesse fare negli anni '90. 

Dove sta quindi il filo conduttore che lega queste due opere? 

Di fatto sta proprio nell'unico e solo FU. 
Può essere Francis Urquhart in un'Inghilterra conservatrice di fine anni '80 oppure può essere Francis "Frank" Underwood in una Washington democratica dei giorni nostri, ma la mente geniale e diabolica di FU rimane la stessa. 
È sempre FU che ordisce piani e complotti e pensa a come ottenere il potere, è sempre FU che pensa dieci mosse avanti agli altri per essere sempre in una posizione di vantaggio. 

I nomi degli altri personaggi possono cambiare e non tutti hanno un corrispettivo televisivo a quello che era il loro ruolo nel libro, ma la sostanza è la stessa: un thriller/dramma politico che tiene incollati e fa dire "ne voglio ancora".
Perché FU non è un bel personaggio, non è una brava persona ma caspita, quanto adoro la sua mente. 
È la rappresentazione di ogni più bieco difetto, è la rappresentazione di come funziona la politica, è la rappresentazione di quello che comporta il potere - di quello che fai per ottenerlo e di quello che, una volta che lo hai ottenuto, fai per mantenerlo. 

Sono due storie diverse che riescono a stare in piedi da sole, però allo stesso tempo sono tenute insieme da quell'unico uomo le cui iniziali sono uguali in entrambe le opere: FU. 
E FU è proprio quello che promette e mantiene - Fuck yoU.